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Affori Boviscasca 10(1)

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FFORI - BOVISASCA RUZZANO OMASINA L. 300

mensile di politica,cultura,attualita'

ANNO 1 - N. 8 - OTTOBRE 1978

Finalmente una realtà Violenza e CONSIDERAZIONI

terrorismo Verso la metà di agosto viene ucciso in un agguato, in Sardegna, Giovanni Pittalis, comunista, segretario della Camera del Lavoro di Orune; dopo poco più di un mese - sempre in Sardegna - un altro comunista è assassinato: Angelo Mulas, segretario della sezione del PCI di Loculi. Negli stessi giorni a Roma il giovane Paolo Lanari, comunista, viene ferito a colpi di pistola mentre si trovava davanti a una sezione del PCI; il 25 settembre a Milano Pietro Ferrari Bravo - studente universitario— è picchiato da tre squadristi (tra cui un agente di P.S. in borgese) perchè aveva in mano una copia de "l'Unità". Sempre a Milano il 28 settembre attentati a una linea filoviaria e alla metropolitana. Nello stesso giorno a Roma l'uccisione di Ivo Zini, 24 anni mentre stava leggendo "l'Unità" dalla bacheca di una sezione del PCI - rivendicata da un gruppo neofascista; e a Torino assassinio di Pietro Coggiola capo officina della Lancia, rivendicato dalle BR. E poi di nuovo a Milano il ferimento - sempre da parte delle BR - di Ippolito Bestonso dirigente dell'Alta Romeo di Arese; e a Napoli, I'l ottobre, il ferimento gravissimo con spranghe di ferro di Claudio Miccoli morto dopo 5 giorni di coma, da parte di fascisti - colpevole di essere in compagnia di un giovane che leggeva "lotta continua". Ecco, come ad un macabro appuntamento, il terrorismo, il neosquadrismo, l'eversione si sono dati la mano per impaurire, per lacerare, per fiaccare la volontà di lotte e di rinnovamento delle forze del progresso. A questo punto che significato può avere soffermarsi a disquisire se chi colpisce, uccide, attenta è nero o si dipinge di rosso, quando l'obiettivo di convergenza è unico? E quel dipingersi di rosso non stimola forse un risorgere di quella trista teoria degli "opposti estremismi", le cui conseguenze una decina di anni fa pagarono soprattutto i militanti di tutto lo schieramento di sinistra? I nemici della democrazia - comunque colorati - hanno di nuovo dichiarato guerra; e per l'ennesima volta l'attacco è sferrato quando il paese è ad appuntamenti politici importanti - la riapertura dei contratti, la riforma della scuola - e il nuovo quadro politico incomincia a non "piacere più" a quelle forze che vorrebbero un ritorno al passato, con "assi preferenziali" e la "ghettizzazione" all'opposizione del partito più rappresentativo della classe operaia. Oramai come forze progressiste e del rinnovamento dobbiamo (segue a pag. 2)

Scuola: realtà e problemi a pag. 3

Come usufruire di un nuovo servizio sociale In zona 8, dal giorno 18.9.78, è entrato in funzione il Consultorio al quale, come si è ripetutamente ribadito, si può accedere gratuitamente. Cosa significa per la nostra zona un servizio di questo genere; come e da chi viene gestito e quali sbocchi può avere soprattutto in futuro? Un servizio come questo in una zona piena di problemi come la nostra (basterà citare quello della droga che riguarda drammaticamente da vicino ognuno di noi, o quello degli anziani che nel quartiere Comasina, non soggetto a rinnovamento, và sempre più aumentando) per capire che può significare molto, e qui subito si sente la necessità che ogni cittadino consapevole e civile, voglia sentire propria la costruzione e le scelte di intervento che nell'ambito del consultorio si faranno. Quindi non solo diventare utenti, cioè accorgersi dell'esistenza di un servizio soltanto quando personalmente se ne ha bisogno, ma partecipare alla formazione di esso con idee e suggerimenti propri. A questo proposito è bene sottolineare che le sedute del Comitato di Gestione del Consultorio sono pubbliche (sarebbe bello vedere le seggiole a disposizione del pubblico finalmente occupate) e che il Comitato è formato da: - Forze politiche in rappresentanza del Consiglio di Zona Rappresentanti dei movimenti femminili Rappresentanti di organizzazioni sociali e sindacali - Rappr. dei Consigli di Fabbrica Rappr. del Distretto scolastico e delle scuole materne - Rappr. degli operatori del servizio. Restano ancora da assegnare i posti riservati agli utenti in quanto ci pare giusto che questi ultimi siano realmente assegnati a chi del consultorio ha usufruito e che quindi più degli altri può essere venuto a contatto con carenze o difficoltà e che voglia quindi contribuire ad eliminarle. Per quanto riguarda la proiezione nel futuro di questo servizio, si è visto che potrebbe essere utilizzato in modo vastissimo, ma naturalmente bisogna fare i conti con le forze delle quali si dispone e quindi per non rischiare di intervenire in modo disordinato su tutto (con l'unico risultato di incidere su niente) si è pensato di formulare delle priorità di intervento su settori specifici. Di queste scelte si sta discutendo: c'è chi parla di collabora(segue a pag. 2)

Mediolanum storia di Milano

apag. 3

La festa d'Affori

Domenica 24 settembre c'è stata la 'festa d'Affori" che ha visto protagoniste tutte le forze sociali del quartiere che si sono impegnate nelle iniziative ormai tradizionali.

Una nostra indagine a Bruzzano

Poca partecipazione Siamo scesi in piazza. Si, con un registratore e il nostro bravo fotografo volevamo fare una cronaca viva, aperta. Discutere con i cittadini, raccogliere opinioni, critiche per riportarle su ABC; creare insomma un momento di incontro ove ognuno potesse esprimere il proprio pensiero circa i problemi che affliggono la nostra zona. Pieni di entusiasmo, dicevo, siamo scesi e... ci siamo scontrati con la più sconfortante delle verità. Abbiamo trovato il muro del disinteresse, dell"'ognuno pensi per sè". Troppi i "non so", "non mi interessa", "tanto non cambia nulla", troppi i rifiuti alle nostre domande che vertevano principalmente sulla conoscenza del consiglio di zona, sul suo lavoro, e sui problemi che anco-

Gli ultimi "figli dei fiori"

a pag. 3

ra ci sono nei quartieri. E sono tanti! Nessuno, o quasi, conosce il consiglio di zona. Eppure è una struttura creata dopo anni di lotta contro chi aveva tutto l'interesse affinchè il governo della città restasse in mano a pochi, contro chi desiderava che la maggioranza della popolazione restasse nel totale buio rispetto alle decisioni da prendere. Pochi hanno riscontrato progressi in questi ultimi anni. Eppure molto è stato fatto: per le case, per la scuola, per la vita culturale, per i mezzi di trasporto, per il verde, per i giovani, le donne, gli anziani. Certo, molto c'è ancora da fare. Ma da solo, nessuno è mai riuscito a creare qualcosa. Quando ci si sente rispondere da giovani mogli, che "non han-

Lista d'attesa per guarire

no problemi: non escono mai dal quartiere. I bambini? Loro li tengono in casa, sono ancora così piccoli! La scuola? Ma quando sarà il momento altri avranno già pensato a renderla migliore!" Quando i giovani (davanti ai bar, a capannelli) rispondono che "non gli interessa che esistano o meno strutture adatte a loro. Perchè mai? A casa, loro, ci vengono solo per dormire. Gli svaghi li trovano altrove. Dove? Ma nelle discoteche, perbacco! (Ad alienarsi al suono assordate della disco-music, e a rifare il verso a quell'essere spocchioso, tipicamente americano, addormenta - cervelli che risponde al nome di John Travolta e non travolge un bel niente n.d.r.), o (segue a pag. 6)

GRATIS

a pag. 4

IN QUESTO GIORNALE 1 taglio-piega capelli VIP (vedi a pag. 8)


Ottobre 1978

pagina 2 dalla prima pagina * dalla prima pagina * dalla prima pagina

Violenza e terrorismo essere consapevoli che la guerra dichiarataci non sarà nè incruenta nè di breve durata; questo non vuoi però significare che dobbiamo assuefarci alla violenza politica come ad un dato inevitabile, insito nella nostra società capitalistica in profonda crisi strutturale. Non può significare che ci si rassegni al "destino" e all'impotenza, all'immanenza di tale stato di guerra permanente: e che così è lo sta dimostrando da dieci anni la parte sana del paese, lo hanno dimostrato per l'assassinio di Ivo Zini grandi masse di popolo, di lavoratori, di giovani. La coscienza che siamo di fronte ad una svolta storica si sta sempre più diffondendo tra le masse, e che per imprimere tale svolta occorra la salvaguardia e l'allargamento della democrazia è opinione altrettanto diffusa. La saldezza, la mobilitazione tempestiva, l'unità nelle risposte al terrorismo e alla violenza, ai nemici di classe, sono strumento ineliminabile per isolare politicamente e nell'animo di milioni di cittadini gli assassini e i violenti, ed è questo un dato che ha retto alla prova dei fatti da Piazza Fontana ad oggi: guai se queste risposte non ci fossero state! Ma tutti sentiamo che questo soltanto ora non basta più, che è necessario chiedere il conto di quello che si è fatto o non si è fatto per la difesa della democrazia, per la salvaguardia della vita dei comuni cittadini. È solo un caso o un fatto procedurale che il processo di Catanzaro si sia impantanato? Che le inchieste sulle trame eversive siano svanite come fantasmi? Che sulla strage di Brescia si sappia poco e su quella dell'Italicus ancora non si sappia nulla? E questo per citare solo pochi dei numerodi eventi delittuosi del recente passato rimasti ancora senza soddisfacente soluzione. Si rendono conto i nostri Governanti i responsabili dell'ordine pubblico, certi uomini politici, che il loro modo di agire è stato - ed è - proprio l'opposto di quanto occorre per dare fiducia alle istituzioni democratiche? O c'è chi gioca furbescamente per trarre vantaggi di parte da un ulteriore deterioramento della situazione? Non ci si rende conto che il non assicurare rapidamente alla giustizia i colpevoli di misfatti - e condannarli - alimenta negli assassini e negli eversori la quasi certezza dell'impunità per i delitti, e li stimola a commetterne di sempre più gravi perchè si sentono sicuri e protetti? Il paese vuole sapere se si vogliono rompere questi "legami pericolosi" con l'inerzia che a tratti sfiora la complicità o se si vuole continuare come si è fatto finora, Con qualche lodevole azione preventiva e repressiva - certo -, ma ancora insufficiente a spezzare del tutto le trame pericolose tessute fino ad oggi. Neppure la tragedia Moro sembra sia servita a dare una sferzata di energia per colpire e mettere in condizione di non più nuocere i nemici della democrazia: anzi è proprio di questi ultimi tempi la indegna farsa - di mezze notizie, di mezze smentite, di atteggiamenti reticenti da parte di governanti e uomini politici, magari così spigliati e loquaci per difendere libertà e democrazia nei paesi dell'Est europeo, ma così riservati e balbuzienti quando si tratta di aiutare a difendere la nostra, di democrazia! E come ultima beffa la fuga del neonazista Franco Freda, principale indk2lato per la strage di piazza Fontana, che ora è libero di dare una mano a quanti - fascisti o brigatisti - vogliano giocare la loro sangunaria partita: ora incomin-

nuova, che veramente si voglia la salvaguardia della libertà, della convivenza civile, della dialettica democratica: sappiano i reticenti, i passivi e i titubanti che nel paese ci sono larghe masse che hanno la coscienza e la forza per potere e dovere esigere radicali cambiamenti.

cerà la pioggia di giustificazionedi scarico di responsabilità, di "non so, non c'ero, se c'ero dormivo", mentre il neonazista è libero di tramare contro le nostre istituzioni. Il paese è stanco di parole e promesse non mantenute, vuole fatti significativi che diano la certezza che si è imboccata una strada

Finalmente una realtà

Un ginecologo del consultorio dr. Spreatico, l'assistente sociale Cuccarullo e l'assistente sanitaria Santi a colloquio con gli utenti del centro. zione con lo SMAL (con il quale c'è stato un incontro il 12.10) chi di intervento nella scuola (dove c'è la popolazione più giovane e quindi più bisognosa di essere correttamente formata) chi vorrebbe trovare il sistema di uscire sul territorio cercando di sollecitare la popolazione a parlare dei propri problemi per tentarne la soluzione. È evidente che di fronte a uno qualunque di questi propositi, salta all'occhio l'esiguità degli operatori e delle ore a disposizione, utilizzabili soltanto per un normale lavoro di routine, che non lascia certo spazio ad una visuale più ampia e a diversi

progetti di lavoro. A questo punto due sono gli atteggiamenti che i cittadini e il Comitato di Gestione, possono assumere o rassegnarsi ad avere in Zona un "finto" servizio, o lottare con precise richieste, perchè questo diventi veramente di utilità sociale. Per fare questo occorre come sempre partecipare, dare le nostre idee per avere in cambio qualcosa che ci somigli, che sia come noi l'abbiamo richiesto, qualcosa insomma che rispecchi le necessità precise della zona e quindi dei suoi abitanti. Biondi Denise

Equipe: Assistente Sociale - Ginecologo - Psicologo - Assistente Sanitaria Prestazioni: Contraccezione - Certificazione per interruzione volontaria della gravidanza - Sterilità - Assistenza della gravidanza fino al momento del parto - Problematica della coppia Modi per accedere: Telefonando alla segreteria dalle 8,30 12,30 — 13,30 - 17 Via Val di Bondo, 11 Telefono 6453084

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TRIBUNA APERTA Queste colonne sono a disposkione di tutte le forze politiche e sociali. Non necessariamente l'impostnione e il contenuto degli articoli rispecchiano l'opinione della RedaVone.

Nuovi rapporti in C.d.Z. ba un mese il nuovo Consiglio di Zona vede la gran parte dei partiti che vi sono rappresentati lavorare sulla base di linee programmatiche unitarie, approvate nella seduta del 27 settembre, in cui si riconoscono più o meno tutti: dai comunisti, ai socialisti, ai democratici cristiani. Lo sforzo di mediazione che la compagna Adamo, rieletta in luglio per la seconda volta alla presidenza del Consiglio, ha compiuto tra le varie posizioni espresse dalle forze politiche, è stato premiato nel modo migliore. E pur constatando con soddisfazione che nel consiglio della nostra zona, presieduto da una comunista, tutte le forze politiche si ritrovano unite attorno ad un programma, crediamo sia giusto rilevare come una volta tanto, di fronte ai problemi concreti dei cittadini, la volontà di lavoro comune abbia prevalso sulle differenziazioni ideologiche. Era veramente ora, e noi comunisti possiamo ben dirlo! Per quasi un anno, infatti, proprio sui comunisti è ricaduta una parte notevole del funzionamento del Consiglio, e soprattutto sul presidente, a causa del vuoto prodotto dalle continue dimissioni di consiglieri degli altri partiti, dell'abbandono conseguente del coordinamento di diverse commissioni, ed :n particolare a seguito di un rifiuto pregiudiziale - del precedente gruppo della D.C. a lavorare attivamente in consiglio di zona. La situazione ora è cambiata. Nei partiti della zona si è fatta strada una consapevolezza nuova: ora chi ha idee e volontà di impegno non ha che da mettersi all'opera. Finalmente i cittadini potranno giudicare i gruppi presenti in Consiglio non più solo per il brillare della loro assenza o per la loro assurda e pregiudiziale estraniazione, ma anche per quanto dimostreranno di saper fare. I problemi aperti sono grossi e riguardano tutti i settori di intervento definiti dal nuovo regolamento per il Decentramento. Casa, urbanistica, scuola, servizi socio - sanitari, ecc.: per ognuno di questi settori è richiesto uno sforzo notevole a ciascun partito come a tutti insieme. Ma è necessaria anche una crescita della vita politica nella zona, attraverso un più aperto ed esteso confronto dentro e fuori dal Consiglio: nei quartieri, con le diverse associazioni dei cittadini, con le organizzazioni dei lavoratori. Un numero più grande di cittadini deve sentirsi partecipe delle scelte: la necessaria "qualità" della partecipazione imposta dai compiti di governo a cui i consigli sono chiamati, deve unirsi alla "quantità" della partecipazione, esprimendo più compiutamente un nuovo modo di governare non solo ia zona; ma la stessa città. È con questa visione che noi comunisti crediamo

in una impostazione di lavoro in grado di confrontarsi con tutte le organizzazioni sociali, culturali, sportive presenti nei quartieri, cioè con tutti i momenti di vita associata. È necessario però che ogni partito contribuisca al superamento di atteggiamenti corporativivi che a volte sono presenti tra gruppi di cittadini, affermando una concezione d'insieme dei problemi della zona nel quadro più generale della realtà cittadina. Esasperare la frantumazione della società in gruppi contrapposti, corporativamente chiusi a difesa dei propri interessi, significherebbe alimentare quei processi di disgregazione sociale già fin troppo pronunciati. E in questo senso i partiti, come tali, hanno delle grosse responsabilità. Un punto di partenza per tutti, crediamo, deve essere la presa d'atto del ruolo insostituibile a cui assolvono i partiti come momento fondamentale della vita democratica, a cominciare dalla zona 8. E ricordiamo questo in particolare ai rappresentanti di D.P. e del P.R.I. che, spesso, per le posizioni che assumono sembrano scordarsi che loro stessi siedono nel consiglio della Zona 8 perchè un partito, il loro, li ha nominati. Ma destano preoccupazione anche certi atteggiamenti che la D.C., in alcune occasioni, ha manifestato rispetto al ruolo dei partiti, visti più come antagonisti dei cittadini e delle organizzazioni sociali, che non come realtà concreta e vitale per la zona e per lo stesso Consiglio. Infine, da parte dei compagni socialisti, ai quali siamo uniti da una lunga esperienza di lavoro unitario (e non solo da questo), mi pare che andrebbe considerata più attentamente l'importanza di una maggiore disponibilità al confronto con le altre forze politiche, soprattutto sul terreno dei problemi concreti. Vedere sempre tutto attraverso l'ottica della maggioranza opposizione può a volte far perdere quella visione pluralistica della vita politica e civile che invece impone il confronto, il dialogo, la ricerca comune delle soluzioni. Ricercare e promuovere il confronto, d'altra parte, non significa certo confondersi con gli altri e sminuire la propria identità. Anzi, credo che mai come in questa occasione si offra a ciascun partito la possibilità al tempo stesso di svolgere un lavoro unitario e l'occasione per esprimere appieno le proprie capacità di idee e di lavoro. Quella che stiamo vivendo è una fase del Decentramento che vede delle importanti novità sia sul piano dell'impegno dei gruppi politici che dei rapporti tra loro, e questo mi pare iFmodo migliore per avviarsi alle elezioni dirette del 1980. Eugenio Bivio Responsabile PCI Zona 8

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Commissione Urbanistica: Bianchi - PSDI Commissione Scuola: Marrone - PSI Commissione Igiene e Sanità: Peviani - PCI Commissione Lavori Pubblici e Demanio: lasoni - PCI Commissione Cultura: De Lunes - DC Commissione Sport: Bellomo - PSI Commissione Bilancio: Colli - DC Commissione Lavoro e carovita: Carvelli - PCI Commissione Decentramento e Personale: coordinata ad "interimi" dal Presidente.


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Una veduta di Bruzzano ai giorni nostri

Mediolanum Storia di Milano Lo giuro. Ho fatto il possibile. mi sono trasformata in topo di biblioteca, mi sono impolverata, graffiata, ho rischiato di rimanere sepolta sotto tomi da 2.000 pagine cadauno, ho scalato scaffali alla ricerca di.... Bruzzano. Ed help! Pare che la storia di Milano e dintorni scritta da eminenti scrittori non comprenda il quartiere. E allora? Allora non posso raccontarvi vita. storia e miracoli, bensì quelle notizie che sono riuscita a ramazzare in solai, cantine, ecc. Dunque: C'era una volta nei dintorni di Milano, a nord. tanta, tanta campagna verde, bella, piena di alberi, cespugli, fiori e in questo luogo beato un comandante romano pose a difesa un gruppo di soldati a contrastare l'invasione dei Longobardi. Dalla tendopoli, i romani passarono a costruire, tra una battaglia e l'altra, case in muratura. Nacque così il primissimo nucleo di quella che in seguito sarebbe divenuta Bruzzano. Allora si chiamava Brutianum e Blassius, dal nome dei fondatori. I Longobardi vinsero (una cudivenuto invece un quartiere negli anni addietro, purtroppo riosità: da una tomba scoperta dormitorio. Voluto così, e ci tenresta. Il compito che spetta al recentemente in quel di Trezzo go a dirlo, da chi nei decenni comune di Milano oggi è verad'Adda, risulta che lo scheletro passati ha fatto una politica di mente difficile. dell'occupante. Longobardo, speculazione su questi territori. Il prossimo numero spero di appunto, supera i due metri Ora si tenta di riportare Bruzzapotervi parlare della Comasina. d'altezza). no. e gli altri quartieri periferici, Ohimè! Mi si rizzano i capelli in teIl piccolo nucleo, lasciato liad una dimensione umana, sta! In quale buco troverò le notibero dai romani, divenne dimocreando strutture più agili. Ma zie relative? ra dei contadini della zona che vi quello che di male è stato fatto Maura Ceccaroli si insediarono ed iniziarono a coltivare quei terreni, che attraversati dal torrente Seveso - ogUn'analisi di attualità gi coperto in questo tratto - erano molto fertili e producevano granoturco. frumento, segale, vino, patate, legumi ecc. Passarono gli anni e nulla turbò, in particolare, la pace del sobborgo che divenne poco a poco un piccolo comune autonomo. disgiunto e insieme legato alle alterne vicende di Milano. Gli abitanti vivevano in cascine e baracche sparse nella zona. Due erano le cascine più le di cambiare. Si sfoga in rabLo sfasciamento politico dei grandi dette "Del Sasso" e "Delbia "verbale" contro la società, gruppi della nuova sinistra ha l'Isola" e da queste due cascine contro la sinistra storica e poi portato notevoli ripercussioni il piccolo comune prese anche magari in manifestazione si urla anche sul piano umano. Dalla l'appellativo di Due Borghi. "Curcio libero!". loro fase di riflusso sta prendenComunque, ben presto si do sempre più piede una certa Cos'è la loro vita se non un forma di neo - movimento hipadeguò ai ritmi della nascente vagare continuo alla ricerca di pie, in termini caserecci, il fricciviltà industriale. Infatti già nel un "personale" che poi si perde chettonaggio. Il fricchettonaggio secolo scorso contava diverse per strada, tra avventure e conè l'ultima arma che si è trovato filande e filatoi, che occupavano tinue fumate? La realtà non c'è in mano il sistema o comunque, principalmente le donne, e riforpiù perchè tendono a scadere a che non ha interesse che l'Italia niva di materiale umano, cioè fenomeno folkloristico ed è quecambi. È un'arma involontaria muratori e falegnami, i comuni sto il danno peggiore che essi ma non per questo meno perivicini e Milano (cominciarono da fanno, a loro stessi e ai giovani colosa e manca anche del retroallora, gli abitanti, a fare i penche, perlomeno, si impegnano terra culturale che almeno avedolari). in una qualche maniera. Sono va il movimento degli anni 60 folkloristici perchè ormai si veBruzzano dei Due Borghi pernegli U.S.A., che dei fini (tipo la de: vestiti come capita, e questo se definitivamente la sua autochiusúra dell'impegno nel Vietè giustissimo, ma con attaccata nomia nel 1868, quando passò nam) perlomeno ne aveva. un'eterna aria sbattuta. Parlano al comune di Affori, anch'esso È tutta gente, i freaks, che noe più che chiederti: "Scusa ce autonomo. Nel 1923 vennero minalmente anche sinceramenl'hai del fumo?" non fanno. ambedue aggregati al comune te stanno da sinistra, come didi Milano. Della vecchia BruzzaI discorsi sulla realtà suonano venta allora un'arma per il sisteno rimane ben poco ormai. Spaall'incirca: "No .. ma cazzo vedi ma il loro stile di vita? rita la campagna, che gli aveva com'è cioè ... non farti di queste Non penso di raccontare ecparanoie .... cioè vedi cazzo c'ho assicurato l'autonomia per luncezionali novità se dico che si un casino di menate ... cioè non ghi secoli, poche le vecchie cachiudono in loro stessi e nel loro è regolare". Chiaramente quescine, che finiranno per sparire. ambiente creando tanti piccoli sto non può che fare il gioco di Non più le vecchie ville Macchi e microcosmi che con la realtà vechi non vuole alcun rinnovaMangili (dal nome di due nobili ra non ha più nulla a che fare. mento, perchè il rinnovamento famiglie milanesi) sedi di granpassa dai giovani e queste perCosa c'è? Il fumo, lo sbattersi e diosi parchi. Ora su quell'area sone possono sempre dire: "Ma quattro risate sul "Male". Sotto sorgono gli immobili di Donna che rinnovamento volete che ci sotto? Nulla, il vuoto, tali e quali Gemma. sia con simili elementi?". Insomai qualunquisti che vanno nelle Sparita anche una piccolissima è un fenomeno molto diffuso discoteche o sono pienamente ma chiesetta, quella di S. Claro, e pericoloso perchè investe soasserviti ai moduli consumistici che si trovava in via Sant'Arnalprattutto il proletariato giovanile della società. Il fricchettonaggio do e conteneva un cofanetto con e disoccupato lasciato ai margiè qualunquismo visto da sinile reliquie del Santo e alcune teni dalla società. Sono un po' pestra. le, una delle quali raffigurante S. sante, lo ammetto, ma parlo con Chiusi, come sono in loro Maria nascente. una certa cognizione di causa stessi perdono, come già detto, Sparito anche il ricordo di un perchè anch'io ho passato simili la visione vera delle cose, sono figlio di Bruzzano, il capitano periodi di sbattimento e mi carichi di ribellismo (ma chi, in guardo attornb, ma ora non biPanera, che catturò Enzo il figlio fondo al cuore, non è ribellista? sogna considerare che io veda i naturale di Federico II (l'invasoSolo che c'è modo e modo). Il fricchettoni come della gente da re). Sparito tutto, soffocato dal loro ribellismo è fine a se stesso emarginare ancora di più e da cemento. E quello che doveva in quanto non ha sbocco nelle condannare. Il discorso è più lotte sociali o in un tentativo reaessere un quartiere modello è

Distretto 31: realtà e problemi È iniziato un nuovo anno scolastico. Com'è naturale, tutti coloro che si sentono impegnati sul problema della scuola si immergono nel presente ("carosello" degli insegnanti, doposcuola, refezione ecc.) o si proiettano nel futuro (programmazione educativa, iniziative didattico - culturali ecc.). Tuttavia, secondo me, è necessario guardare anche indietro, esaminare dati, situazioni, atteggiamenti che fanno parte del nostro (in questo caso recente) passato scolastico, in quanto ci possono aiutare ad andare avanti con maggiore consapevolezza dei compiti che ci aspettano e dei problemi che

Gli ultimi

"figli dei fiori" ampio e investe la crisi dei valori sessantotteschi. Siamo in pieno riflusso, siamo i figli della strategia della tensione che ci ha tolto la serenità a livello inconscio e ci ha fatto carichi di tanti problemi. C'è chi reagisce al vuoto morale del crollo dei valori che parevano dovessero essere residenti nel 68 tuffandosi nel deleterio qualunquismo da discoteca e c'è chi, sommando il crollo di questi valori allo sfascio del Movimento, si dà al fricchettonaggio. Da qui esce la voglia di autodistruzione che c'è nell'eroina, da qui si diventa "flippati" a furia di fumare la roba leggera fino a pensare solo a fare la colletta per prendersi un'altra "caccola," da qui i più incazzati ingrossano l'autonomia. In ogni caso le vie che si aprono sono chiuse al reale conflitto di questa nostra vita, cioè quella contro uno stile di vita insufficientemente umano e falso. È bene meditare su un simile problema, perchè per me stà appena un gradino più in sotto di quello, annoso, dell'eroina e cercare di non fare cadere nel qualunquismo di sinistra masse sempre più grandi di giovani. La speranza mia e spero di altri, è che le forze che operano nel campo della sinistra ancora valide, sappiano porsi a un livello il più umano possibile con chiunque viene emarginato o che tende ad autoemarginarsi e riuscire a fare capire che se gli errori nella politica ci sono, e tanti, almeno a livello di quartiere o di zona, c'è il modo di far qualcosa perchè domani qualcosa possa cambiare. Daini Fiorenzo

dobbiamo cercare di risolvere. Il distretto Il distretto, per esempio: penso che per tutti coloro che partecipano assiduamente alle sue sedute sia chiara l'importanza che questo organismo può avere, sia per la visione territoriale dei problemi scolastici, sia per l'avvio - finalmente - di una reale programmazione educativa. E tuttavia alcuni elementi di riflessione sui suoi primi mesi di attività mi pare che vadano dati. Partecipazione dei membri eletti e designati Dei 38 componenti il CSD 31 (corrispondente alla zona 8). molti sono quelli che hanno partecipato con continuità alle riunioni, anche se in un caso si è dovuta rinviare la convocazione perchè mancava il numero legate. Alcune componenti sono però state particolarmente assenti (naturalmente con le dovute eccezioni) o, per lo meno, si è sentita la loro mancanza: quella degli studenti e quella dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Considerata l'importanza dell'iniziativa per la riforma della media superiore, del collegamento fra scuola e sbocchi professionali, fra scuola e mondo del lavoro, queste "defezioni" non sono prive di significato e di riflessi pratici. Vale quindi la pena pensarci sopra. Mi sembra anche che vi sia stato uno squilibrio fra chi si impegnava nelle riunioni distrettuali e chi partecipAa al lavoro concreto delle commissioni. In parte questo fatto può essere dovuto alla concomitanza di altri impegni scolastici (la maggior parte dei membri sono membri anche di altri organismi), in parte però l'articolazione del lavoro non dava ancora spazio alle capacità o alla disponibilità dei singoli. Ecco quindi che un maggiore coinvolgimento dell'insieme dei membri del CSD si configura come un obiettivo da raggiungere, per evitare sovraccarichi di lavoro su pochi e per poter operare con maggior efficacia su un più ampio arco di problemi. L'istituzione di commissioni di lavoro permanenti, deciso nella prima riunione del CSD del nuovo anno scolastico, va proprio in questa direzione. Partecipazione del pubblico alle sedute È stata sempre molto scarsa, ad eccezione di un caso in cui si trattava di uno specifico problema riguardante una scuola. È anche questo un elemento su cui riflettere. Rapporto fra le diverse componenti e i diversi membri del CSD Se da un lato mi pare che non si siano avute tendenze a chiudersi nel proprio specifico ruolo (il genitore che parla nell'interesse dei soli genitori, l'insegnante in quello dei soli inse-


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rimiadimia

La festa

DA PA G. 3

Distretto 31: realtà e problemi

Lista d'attesa per guarire In qualche resoconto di stampa degli ultimi giorni abbiamo letto che moltissime persone attendono di essere ricoverate nelle cliniche psichiatriche private. Si tratta probabilmente di gente che devono risolvere un problema di malattia sarà costretta a pagare, pur avendo diritto ad una assistenza gratuita da parte delle strutture pubbliche. Molti di questi riusciranno a curarsi e guarire, moltissimi anni saranno condannati al suicidio o al ricovero nei manicomi giudiziari. dopo qualche delitto, altri alla emarginazione o alla segregazione a "cielo aperto". I due suicidi nella clinica privata psichiatrica di Villa Turro e l'omicidio dell'ex ricoverato del P. Pini — episodi di questi ultimissimi giorni — sono la testimonianza di una tragica realtà davanti a cui molti chiudono gli occhi. Questa realtà è rappresentata dalle migliaia di ammalati usciti in questi ultimi anni dagli ospedali psichiatrici con le "dimissioni selvagge" e che dovevano trovare assistenza e cura e solidarietà nel territorio e che hanno trovato soltanto solitudine. abbandono. disinteresse e tante promesse pér la salvezza della loro mente nell'avvenire. Siamo anche questa volta alle solite ."riforme di carta". alle "rivoluzioni verbali". alle "esaltazioni legislative". La riforma tributaria non combatte l'evasione, la riforma urbanistica non produce abitazioni, la riforma ospedaliera non produce i servizi necessari. Un problema difficile nel progetto riformatore del nostro paese è quello di riuscire a colmare quelvpoto profondo che si crea fra/l'elaborazione della soluzione di un problema e la fase di realizzazione, la necessità di raccordare il dire e il

rare, il progetto e la realizzazione. Questo vizio "mediterraneo" si ripete anche nel caso della legge di riforma della psichiatria: "una legge giusta che rischia di naufragare". Dopo un lungo e difficile dibattito culturale e una dura lotta politica che ha visto impegnato le forze più vive del Paese è stato acquisito la necessità di operare per altre vie nella cura della malattia mentale superando conseguentemente la struttura manicomiale; si è ritenuto che momento terapeutico fondamentale di ogni intervento fosse la conservazione del collegamento con la comunità e l'intervento prevenzionale.

Tutto questo è conseguenza' di una legge che è stata varata in fretta per evitare il referendum abrogativo dei 'manicomi'. Se a questo aggiungiamo rattuale incertezza nel processo di decentramento dei poteri del governo centrale, il progetto di nuova organizzazione comprensoriale, con il superamento delle Province, le scarse disponibilità economiche dei Comuni, tutti organi cui è demandata la realizzazione degli adempimenti della L. 180, possiamo ragionevolmente temere che ci possano essere gravi rischi di fallimento di questa importante riforma.

Per l'efficacia di questa normativa e per la realizzazione degli obiettivi della riforma era pregiudiziale una tempestiva organizzazione di quei servizi che dovevano operare sul territorio per assicurare una sicura e seria assistenza esterna al dimesso e al nuovo malato con interventi curativi, preventivi, riabilitivi, assistenziali tutto questo non si è fatto e quanto è in elaborazione a livello locale probabilmente è inadeguato a fronteggiare le effettive esigenze.

La istituzione dei presidi sanitari da parte della Regione Lombardia, l'organizzazione dipartimentale dell'intervento degli operatori, rappresenta "un primo passo" per la riorganizzazione del servizio. Si è parlato già di insufficienza di questo progetto, soprattutto quantitativamente. Probabilmente sarà così; tuttavia la risposta dovrà venire dalla verifica. Anche per questo è necessario che si passi a far funzionare al più preso questi strumenti. Sappiamo che dei 1000 pazienti attualmente ricoverati negli ospedali P. Pini, Cerletti e Antonini oltre 900 dovranno essere dimessi per essere curati nel territorio. Senza una immediata messa in funzione delle nuove strutture, anche questi ultimi seguiranno il destino dell'abbandono e la condanna della lista di attesa per qualche clinica privata.

C'è in atto uno strano e pericoloso atteggiamento da parte di alcune forze politiche: quello di minimizzare l'intervento pubblico e di operare sulla formulazione delle strutture più che sulla operatività delle stesse.

Se è urgente cominciare a generalizzare l'intervento delle equipe dipartimentali sul territorio è altrettanto importante il consenso che a questo intervento deve venire da tutte le parti interessate: cittadini, utenti,

La Legge 180 entrata in vigore il 19.5.78 ha fissato questi principi prevedendo la riorganizzazione del servizio e la istituzione di nuove strutture e interventi sostituitivi delle organizzazioni degli ospedali psichiatrici.

Cos'è rimasto del 68? 38 parte

Con le ultime risposte pervenuteci concludiamo l'inchiesta sul '68. Risponde Andrea Colombo, della redazione di ABC. 1) Perchè, secondo te, il '68 e come lo hai vissuto? Già nell'introduzione a questa inchiesta (vedi n. 6 di ABC) avevo tentato di inquadrare a grandi linee una serie di eventi, interni ed internazionali, che hanno contribuito a far maturare le condizioni da cui presero l'avvio le lotte del '68 - '70.

Quando si parla di eventi di portata storica — e a suo modo, per me, anche quel periodo lo fu — è evidente che le cause ed i processi che le accompagnano sono molteplici e complessi, e con una schematizzazione si corre il rischio di offrire un quadro semplicistico e politicamente riduttivo soprattutto a chi quei momenti non ha vissuto e partecipato. D'altra parte non è questa la sede per affrontare in profondità i termini della questione, dovendo

operatori; è in particolare dagli operatori che ci si attende una risposta di grande impegno e responsabilità: una riforma che va realizzata con la valorizzazione e utilizzazione delle risorse e capacità umane e professionale richiede l'impegno delle forze politiche a creare un clima di leale collaborazione con queste forze. Una società civile si caratterizza per la capacità di tutela dei deboli, malati. anziani, handicappati che siano. Il nostro impegno è per la massima estensione dell'intervento pubblico per assicurare un effettivo diritto alla tutela della salute. Denunciamo perciò ritardi, incertezze, insufficienze sicuri che un continuo controllo democratico può contribuire a una migliore soluzione dei problemi.

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L'incontro di lotta a Villa Litta i

I cileni alla festa de l'Unità

Dopo avere richiesto agli altri: governo centrale, governi locali, forze politiche e sindacali, di intervenire, organizzare, operare è necessario che anche tutta la collettività nelle sue articolazioni: individuo. famiglia, comunità, faccia la sua parte cominciando dal nuovo modo di porsi di fronte alla malattia mentale: aiutare non condannare. Ad un giornalista che lo intervistava un malato disse: "a dotto' possono fa ttutte e leggi che vonno è la gente che nun ce sopporta nun ce rispetta ... scrivete scrivete fategli cambia la testa fateli diventa tutti matti ... poi ce capiranno ..." Certo superare secoli di paure. di intolleranza. di repressione sarà un cammino lungo e difficile. ma non vi sono alternative nè scorciatoie.

soprattutto fornire testimonianze ed "impressioni". Comunque mi sembra di poter di nuovo ribadire che il terreno dove per primo compare "il '68" fu quello studentesco. Già negli anni precedenti qualcosa di nuovo andava maturando tra gli studenti. anche se affiorava in modo discontinuo e apparrentemente disorganico. Basti pensare al famoso caso del liceo Parini dove gli studenti pubblicarono sul loro giornalino scolastico, "La zanzara". una inchiesta sulla sessualità: una cosa che ora può anche far sorridere ma che nel '66 sconvolse il grigio conformismo e la quotidiana routine dei benpensanti (ma non solo di essi!) milanesi. con l'avvio di una inchiesta giudiziaria e l'allontanamento del preside prof. Mattalia che aveva permesso tale - sconcio". Ma il grosso del "movimento" giunse a maturazione l'anno successivo, e nelle Università. L'occasione: la presentazione di un progetto di riforma universitaria, la legge 2314, da parte del ministro della P.I. Luigi Crui (quello coinvolto nell'affare Lockheed). Per contestare quel progetto inizia una nuova forma di protesta studentesca; l'occupazione, che dà modo agli studenti di trovarsi, discutere e confrontarsi su problemi che direttamente li coinvolgono. Ben presto però il discorso di critica all'Università, alle sue storture, ai suoi anacronismi didattici e culturali, si amplia fino ad investire l'intero assetto istituzionale della società borghese. Le occupazioni diventano più intense e diffuse a partire dall'autunno '67: inizia Trento con il suo progetto di "Università negativa"

Walter Casale del direttivo di zona P.S.I.

ad avviare una intensa attività di riunioni. seminari, gruppi di studio riguardanti sia la natura e le funzioni dell'Università sia i problemi del momento, soprattutto a livello internazionale. Ricordiamo che il '67 fu l'anno del violento attacco USA al Vietnam, della controffensiva vietnamita, delle rivolte nei ghetti negri in USA. dell'assassinio del "Che": tutto ciò provocò grosse manifestazioni pacifiste in tutto il mondo ed il risveglio e la crescita di una forte coscienza antiimperialistica. soprattutto tra i giovani. Ed è sull'onda di questi fatti che la critica e la messa in discussione si rivolse all'intera società capitalistica, di cui l'Università non era che un aspetto. Nel '68 le lotte si accentuano, il movimento cresce; il maggio francese alimenta nei giovani nuove speranze di trasformazione della società in senso socialista; con l'autunno partono anche le lotte degli studenti medi. Per quel che mi riguarda posso dire che il '68 universitario l'ho vissuto un po' da "spettatore"; già lavoravo ed avevo desiderio di concludere più in fretta che potessi l'Università. A ciò si aggiunge il fatto che ero completamente digiuno di politica, per cui se riuscivo a capire la giustezza di certe rivendicazioni "interne" all'Università (gruppi di studio, seminari ecc.) per discorsi politici più generali mi mancavano gli strumenti per comprendere e intervenire. Anche per me, come per molti, fu quello l'iniziazione alla lettura di alcune opere dei classici del marxismo, di saggi politici ed economici (naturalmente trai più semplici) con l'impellente esigenza di sapere "tutto e in fretta", perché volevo evitare di sprecare

L'Oli. Aldo Aniasi alla festa dell'Avanti

altro tempo prezioso. Accanto ai libri leggevo anche settimanali politici, riviste di sinistra e progressiste senza una pianificazione e un metodo; ma non leggevo quotidiani! Visceralmente mi affiancai alle posizioni che criticavano da sinistra il PCI e per dare il mio contributo "rivoluzionario" alle elezioni votai per il PSUP. Al di là ai questa rievocazione personale anche per me il '68 ha segnato una svolta: nell'affrontare i problemi. nelle scelte fatte, in quel poco di attività politica espletata nell'ambito scolastico, soprattutto dove insegnavo. Una presa di coscienza, una "maturazione" che forse non ci sarebbe stata senza quegli avvenimenti. 2) Che cosa ha cambiato e che cosa ha portato di nuovo quell'anno e quelli immediatamente successivi ('69 - '70) nel nostro Paese? Sinteticamente. In campo scolastico la conquista di spazi democratici (assemblee, collettivi ecc.), il tentativo (poi naufragato) di razionalizzare l'assetto interno della scuola (programmi, didattica ecc.); e, più importante, la presa di coscienza - diffusa - dell'esigenza di un cambiamento e delle scuola e della società anche se, di fatto, tale presa di coscienza poi non ha saputo tradursi in prassi concreta. In campo extrascolastico il salutare sviluppo dei momenti di democrazia decentrata e partecipata e nelle fabbriche (consigli di fabbrica) e nel sociale (CUZ, consiglio di zona, circoli politici e culturali ecc.). Questo intenso sviluppo della partecipazione ad ogni livello ha ricomposto e rinsaldato un tessuto sociale "sano" che si è poi di-

L'albero della cuccagna organizzato, dal PCI

mostrato essenziale per resistere prima alle repressioni del sistema (cariche della forza pubblica contro le manifestazioni, arresti di studenti e sindacalisti ecc.), poi alla strategia della tensione che prenderà avvio in forma massiccia nel '69. l'anno in cui la classe operaia — in vista dei rinnovi contrattuali — farà sentire tutto il suo peso di nuova classe dirigente, potenzialmente capace di aggregare altri strati sociali in un progetto di trasformazione della società. Ma questo è un discorso ancora aperto: dal '68 molte cose sono cambiate. a tutti i livelli (politici, economico e sociale); analisi e soluzioni valide allora vano riviste, "revisionate", per adeguarle alle condizioni attuali, anche se rimane ovviamente valido l'obiettivo di fondo di trasformazione della società. Sia la classe operaia, sia le forze che ne sono espressione debbono continuare la ricerca per rispondere alle seguenti domande: quale tipo di società, come raggiungerla, con quali forze e con quali strumenti; certo, domande non da poco, ma sempre più pressanti per la salvezza e il rinnovamento del nostro paese. 3-4) Col "senno di poi" quali gli errori commessi? Che cosa è rimasto di positivo di quei momenti che possa essere ulteriormente sviluppato, e da quali errori occorre ci si guardi oggi? Ora, a distanza di 10 anni è piuttosto facile vedere gli "errori" commessi e, quindi, cercare di non ripeterli; naturalmente quando si parla di errori occorre scegliere il "campo d'osservazione" e non parlare in astratto; cioè quali errori sono stati commessi sulla via del raggiungimento di un

obiettivo determinato. Ed accanto agli errori. è necessario aggiungere le carenze. i ritardi — inevitabili per mancanza di preparazione, di analisi ecc. — che ricorrono ogni qualvolta intervengano grossi cambiamenti. lo credo che se l'obiettivo di allora — come quello di oggi — fosse appunto l'avvio di una trasformazione della nostra società grossi errori furono fatti. soprattutto da parte del movimento degli studenti che nei primi tempi ha costituito l'asse portante delle lotte anche se, ovviamente, non meno dannosi per un ulteriore sviluppo delle lotte furono i ritardi e le titubanze con cui partiti della sinistra e sindacati affrontarono la nuova situazione creatasi nel paese. Innanzitutto l'aver assunto una posizione di negazione assoluta nei confronti delle forze della sinistra storica, e in particolare del PCI accusato di colpe che altri avevano commesso; cioè il non aver saputo individuare — al di là di facili schematismi sullo "stato borghese" — cc)? esattezza, di volta in volta, il nemico da battere, come batterlo e su quale terreno. Questa visione offuscata, mor tanto della struttura di classe della nostra società quanto degli strumenti reali della sua espressione — cioè i partiti — ha contribuito ad un distacco tra larghe masse di giovani e partito comunista, allora impreparato al nuovo che stare avanzando. Puntualizziamo: non è che il PCI allora non esistesse o fosse "integrato" — come era uso corrente ritenere — ; solo che volgeva la sua forza politica e la sua attività verso altri campi che non fossero l'Università e la scuola, trovandosi così spiazzato di fronte alle lotte e agli obiettivi che il mo-

La mostra fotografica organizzata dalla parrocchia

vimento degli studenti si era dati. Questo mancato intervento di direzione politica ha fatto si che molte forze e molte potenzialità di cambiamento andassero perdute in mille rivoli — i vari gruppi allora extraparlamentari — . si isterilissero nelle teorizzazioni assolute ed astratte, slegate da verifiche pratiche. per ridursi alla fine a non incidere più concretamente nella realtà. E questa "assenza" del PCI da Università e scuola ha prodotto effett che ancor oggi si sentono e rendono più difficile l'emergere e l'avanzare del nuovo. Altro errore notevole a mio avviso commesso, fu un certo diffuso "meccanicismo politico"; cioè l'aver assunto esperienze di trasformazione socialista di altri paesi — chi non ricorda proprio in quell'epoca l'enorme sviluppo e diffusione di opere sulla Cina, di scritti di Mao Tse Tung? — come modelli da applicare anche da noi prescindendo dalle condizioni reali e dall'evoluzione storica della nostra società. E ovviamente scontrandosi continuamente col reale. L'aver avuto della classe operaia una visione mitica, cioè aver creduto che in quanto classe essa avesse complessivamente maturato una "coscienza politica", e non che questa maturazione fosse un processo da costruire giorno per giorno nei rapporti tra classe operaia e tutti gli altri strati sociali, cui anche il movimento studentesco avrebbe potuto dare il proprio contributo. La mitizzazione ha invece fatto si che emergessero posizioni "operaiste" o di "codismo" operaio entrambe estranee o subalterne al reale scontro di classe che in quegli anni stava avvenendo; di qui la mancata unità reale operai - studenti, due mondi

ognuno dei quali andava per la propria strada. Infine una buona dose di presunzione; cioè l'aver creduto che per cambiare la società bastava aver letto Marx. Lenin e Mao Tse Tung (magari solo qualche scritto. e neppure ben digerito!) e con questo aver capito perfettamente come si fa la risoluzione, si abbatte lo stato borghese e si instaura il socialismo: salvo poi a dover fuggire (e giustamente) di fronte alla repressione del sistema (cariche poliziesche). Aver pensato cioè che la "rivoluzione" fosse dietro l'angolo, senza porsi il problema — questo sì reale e contingente — della transizione ad una società socialista, essendo inattuabile una via rivoluzionaria così come veniva assunta ad esempio da altre esperienze storiche (Cuba, Cina ecc.). Di qui a mio parere la frantumazione del movimento del '68, lacerato da scontri tra chi riteneva di possedere il "dogma" vero e unico di come far la rivoluzione ed edificare il socialismo; ma solo a livello intellettivo e verbale, e non verificato nella prassi. È chiaro che da questi errori, dai ritardi, dalle incertezze, — memori di quanto è avvenuto — occorre che anche oggi si guardi chi fa politica, in primo luogo la classe operaia, le sue organizzazioni, i suoi partiti; purtroppo non so a qual "movimento studentesco" di oggi rivolgermi in quanto, se formalmente ancora esiste — anzi ne esistono diversi —, politicamente — cioè come forza incisiva. che conta — esso conta meno del due di briscola, nello stesso ambito scolastico: da 6 - 7 anni esso si è limitato infatti a gestire — e spesso anche male — gli spazi democratici conquistati. con le lotte, dure.

gnanti, il direttore didattico in quello dei soli direttori didattici ecc.) dall'altro si sono però registrate notevoli - e spesso. a mio giudizio, ingiustificate - tensioni. Alla volontà dichiarata da tutti di voler lavorare insieme. di confrontarsi sui problemi. ecc., non sempre ha fatto riscontro la disponibilità reale ad ascoltarsi reciprocamente senza preventive diffidenze. Per esemplificare, a me sembra che dato che tutti sosteniamo di voler lavorare per una scuola migliore, più attenta ai bisogni dei bambini, dei ragazzi, delle famiglie e della società, si pretenda di dare a queste affermazioni un significato universale e quindi si pretendano dagli altri interpretazioni e comportamenti simili ai nostri. E, alla prima parola che non fa parte del "nostro vocabolario" (ci sono modi diversi per dire le stesse cose, ma ci sono anche modi simili per dire cose diverse). Ecco che si chiude l'ascolto. ci si distrae, si dà per scontato tutto ciò che l'oratore dirà dopo. Il confronto costruttivo deve invece partire dalla precisa e decisa coscienza della diversità di ciascuno di noi (diversità umana, politica, culturale, di tradizioni, di esperienze. di linguaggio): solo così si potranno accettare senza intemperanze rilievi. appunti. correzioni di parole o di virgole che, poco importanti per noi. lo sono molto per altri. E viceversa. Laura Sapienza

degli studenti di dieci anni fa, e basta. Un movimento degli studenti, che sia cioè rappresentativo di larghe masse. ne interpreti le esigenze e sappia trovare le intese e gli strumenti per soddisfarle è tutto da costruire: è questo il compito cui dovrebbero accingersi le varie organizzazioni giovanili, e non solo esse. Il positivo di allora, che è cresciuto, si è consolidato è la pratica diffusa dell'esercizio democratico in tutti i campi, dalla fabbrica, alla scuola, alla società in generale: è l'unità della classe operaia e l'allargamento del consenso nei suoi confronti verso altri strati sociali: è la ricostruzione di un forte tessuto sociale. indispensabile per la democrazia. Tutto ciò va innanzitutto difeso, giorno per giorno, dagli attacchi, provenienti da vari fronti ma tutti tesi a lacerare, a dividere. a far arretrare la società, ad isolare le sue punte più avanzate; quelle conquiste vanno senz'altro allargate, vanno cercati nuovi spazi di articolazione democratica. Solo per questa via, con una notevole espansione dell'esercizio democratico in ogni campo, credo sia meno difficoltoso — non certo facile, però — intraprendere e proseguire la via della trasformazione della nostra società; poisi cioè concretamente nella fase di transizione al socialismo. Hanno risposto alle domande: Michele Casiraghi Stefano Brambilla Guido Paracchini Michele Cagiono Andrea Colombo cui la redazione porge i ringraziamenti per la collaborazione fornita.


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Ottobre 1978

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L'inchiesta a Bruzzano

È morto Luigi Tavacca

Poca partecipazione dalla prima pagina

L'ultima medaglia a Luigi Tavacca: 25 Aprile 1978 a Villa Litta medaglia d'oro dell'ANPI

Addio Lui i! Colpito da una malattia incurabile è morto mercoledì 4 ottobre all'età di 77 anni Luigi Tavacca. Con la sua scomparsa la nostra Zona perde una delle figure più prestigiose della lotta contro il fascismo. Sin dalla giovane età, siamo nel 1918 al 1992, entra a far parte di un gruppo anarchico del mantovano, sua terra d'origine. Per quella attività di lotta contro il nascente fascismo, sconta i primi mesi di carcere. Trasferitori a Milano aderisce nel 1937 all'organizzazione clandestina Brigate di Spagna, strettamente legate al partito comunista d'Italia, al quale vi si iscrive nel 1942; nello stesso anno viene di nuovo incarcerato fino all'agosto del 1943. Subisce arresti e torture da parte delle squadracce fasciste Muti. Dopo la liberazione, il suo impegno politico lo svolge con costanza. passione, ed intelligenza. sia all'interno del partito, (ricoprendo per il primo periodo la carica di segretario, della sezione Paternoster di Affor e poi via, via nelle varie Commissioni di lavoro) che nelle varie istituzioni democratiche, sindacato, Cooperative, ed infine, nel sindacato pensionati. Ancora pochi mesi prima che l'aggravarsi del male lo costringesse a letto, il suo attivismo di grande combattente era d'esempio ai giovani compagni del partito. Ci commuove qui ricordare, ora che lui non è più, l'ultimo incontro che ebbe con gli alunni delle !elementari di Affori, ai quali insegnò le esperienze e i valori della Resistenza. Il 25 aprile di quest'anno la sez. AMPI della zona gli conferì la medaglia d'oro al merito. Che Luigi Tavacca godesse della stima, del rispetto, e dell'affetto dei suoi concittadini, se ne è avuta la conferma, nella grande e commossa partecipazione ai suoi funerali. Moltissima gente, composta di donne, uomini giovani del suo partito e non lo hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio, al quale ha reso l'estremo saluto il compagno di prigionia Tarquinio Veronesi (Marco). M. M. Caro Compagno Luigi, siamo qui per ringraziarti degli insegnamenti che ci hai lasciato. - Dopo innumerevoli anni di lotte condotte e combattute al tuo fianco, il più delle volte nelle più sfavorevoli condizioni. - Sempre fosti in prima fila, infondendoci Fede, Entusiasmo, Fiducia negli ideali del Socialismo, ME soprattutto Fiducia nell'Uomo.

Ci hai insegnato la Tenacia, il Coraggio ma anche la Bontà. Ci hai insegnato la Comprensione e la Tolleranza. "L'uomo può sbagliare — dicevi — è umano, dobbiamo aiutarlo a correggersi a ritrovare la sua vera Dimensione" Mai accusasti sfiducia o stanchezza. Sempre disponibile in tutto e per tutti. Ricordo l'episodio del maggio '43 quando fummo arrestati e portati a S. Vittore dove tu eri già rinchiuso da parecchi mesi. Appena lo venisti a sapere e sfidando l'ira degli aguzzini, attraverso la finestra, ci gridasti a squarciagola il tuo incitamento: "In alto i cuori compagni" Dopo la Liberazione il tuo esempio nelle molteplici tue attività svolte nel Partito, nelle Associazioni Democratiche, sempre significarono incitamento, per noi e per i giovani ai quali sempre ti rivolgevi. - E anche avanti negli anni mai ti risparmiasti anche quando la salute ti consigliava prudenza, ed anche per questo ti ringraziamo. Caro compagno Luigi, ti siamo soprattutto grati per l'esempio di grande dignità umana e di coraggio Offertoci in questi tuoi ultimi giorni di vita. - Il tuo sorriso, i tuoi occhi pieni di amore e di affetto atti a rassicurarci. Raccoglievi con sforzo il braccio. con il pugno chiuso a significarci la tua immensa Fede e l'incitamento a proseguire per Te: Avanti Sempre. - Il Partito con te è cresciuto, ha progredito, si è fatto forte. E anche per questo te ne siamo grati. Siamo qui con i tuoi famigliari, con i compagni, con gli amici. A porgerti l'ultimo nostro commosso saluto. Cogliamo il messaggio del Tuo patrimonio Ideale e ti promettiamo di portarlo sempre Avanti. (l'amico e compagno Tarquinio Veronesi) La redazione di A.B.C., aveva in programma una intervista a Luigi Tavacca, ma con l'aggravarsi della malattia la stessa non fu più realizzata. Intendendo pubblicare una biografia più completa, preghiamo la famiglia (alla quale rinnoviamo la nostra commossa partecipazione al lutto) agli amici ai compagni che fossero in grado di aiutarci a raccogliere documenti, lettere, foto di farcele pervenire, presso la redazione. Materiale che ci impegnano a restituire.

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nei fumetti rosa"; così si può ignorare la realtà che ci circonda, rinchiudersi in un proprio mondo fasullo che niente ha della vita vera. O nella droga. Certo! I nostri figli, sono intelligenti, forti, bravi e belli, Non cadranno mai nella droga. Salvo poi ' accorgersene quando è troppo tardi. Quando gli anziani dicono: "ormai abbiamo fatto troppo," o peggio quando qualche cittadino risponde: "il problema degli anziani? Via! chi ha vissuto la propria vita deve fare spazio agli altri." Loro, non ci pensano non diventeranno mai anziani! Chissà, forse non ci arriveranno, visto le condizioni sul lavoro che persistono ancora, e di cui non s'interessano. O quando tutti dicono concordamente: "sì, i problemi ci sono, ma altri penseranno a risolverli." Allora viene veramente da chiedersi quanto carente sia l'informazione, o, piuttosto quanto grande sia il qualunquismo di quelle stesse persone che però sono sempre pronte a criticare senza cognizione di causa, a sputare sentenze senza riconoscere nè gli sforzi fatti nè quelli che seguiranno, senza capire che i problemi, i disagi li deve combattere chi li vive. Oggi, non ci si può più trincerare dietro il comodo paravento del "non sono capace", dell'ignoranza, non più perchè a differenza di ieri chi ci amministra è teso nello sforzo di far capire ai cittadini che c'è bisogno di tutti per rendere le cose migliori, perchè ora esistono istanze dove incontrarsi a discutere a decidere insieme: il consiglio di zona, il consultorio, la scuola con le riunioni tra genitori e insegnanti, gli asili, il luogo di lavoro, e... perchè no? ABC che attende da tempo la partecipazione viva di chi, volente o nolente, abita in questa zona. La colpa quindi è solo di chi non vuoi vedere; troppe persone non vogliono lottare, preferendo rinchiudersi nelle loro casette confortevoli, chiudere gli occhi. Non vogliamo fare accuse, nè vogliamo metterci in cattedra (non ne saremmo capaci) è solo una constatazione di fatto. Esiste, il menefreghismo e ciò fa comodo, ricordiamocene, ad una sola categoria di persone. "Bisogna smetterla - e lo dicia-

Sarebbe ora! Sono anni che nella nostra zona si parla della necessità di istituire una nuova linea di trasporto che colleghi la zona di Niguarda a quella di Quarto Oggiaro, passando per i nostri tre quartieri. L'utilità che avrebbe questa linea è fin troppo evidente a tutti i cittadini. Oggi, infatti, chi da Affori o da Bruzzano deve recarsi a Niguarda (o viceversa), non ha che tre possibilità: andare a piedi passando per i campi (e disponendo di tempo potrebbe essere una buona soluzione); usare un mezzo proprio; oppure prendere la 70 o la 52, arrivare fino in Carlo Farini all'incrocio con v.le Stelvio e tornare indietro con un altro mezzo. Se poi si vuole andare a Quarto Oggiaro, la questione diventa ancora più complessa. Eppure si tratta di tre zone

Alcuni abitanti di Bruzzano intervistati da ABC mo con le parole di una cittadina - di delegare altri, bisogna svegliarsi, unire gli sforzi di tutti. perchè i problemi di uno, sono collettivi. Farsi, insomma partecipi del nostro vivere quotidia-

no". O, è meglio dire, per metterci la coscienza in pace: tanto non serve a niente?

confinanti tra loro.

tempo proposto: e cioè effettuare il collegamento fino a Niguarda senza escludere, diciamo noi, l'ipotesi di arrivare fino alla stazione centrale. In ogni caso, dopo tante proposte, richieste, sollecitazioni, crediamo che almeno una sperimentazione della nuova linea possa essere intrapresa da parte dell'ATM. E sarebbe ora!

Dopo anni di richieste, lo scorso anno l'Amministrazione comunale decise il collegamento tra Quarto Oggiaro e Comasina, con la linea 40. Se pure questo è stato un primo positivo risultato, oggi è necessario andare oltre, sulla base di quanto lo stesso Consiglio di Zona 8 ha da

a cura di Maura Ceccaroli

Il personale della linea "52", conscio del grave disservizio provocato dalla mancata effettuazione del capolinea notturno al Quartiere Comasina informa che da lunedì 19.9.1978 lo stesso è stato ripristinato. Pertanto, a partire da tale data, le vetture sosteranno normalmente secondo gli orari previsti dalla tabella di marcia. Rimane tuttavia inteso che se il personale verrà molestato come in passato, lo stesso, in accordo con le Organizzazioni Sindacali, adotterà quei provvedimenti atti a difendere l'icolumità personale degli autisti, non ultima la eventuale sospensione del servizio notturno all'interno del quartiere. Distinti saluti II personale della linea "52"


Ottobre 1978

Sport Nasce il centro sportivo Bovisasca Su questo tema l'Unione sportiva Bovisasca ha indetto sabato 7 ottobre una assemblea pubblica nella scuola elementare di via Gabbro che ha visto la partecipazione, oltre che di rappresentanti della società sportiva, del Presidente del Consiglio di Zona, Marilena Adamo e del coordinatore della Commissione Sport, signor Bellomo e di molti cittadini dei quartieri interessati, soprattutto giovani. Come forse i lettori ricorderanno, le "vicende" del campo sportivo della Bovisasca risalgono all'autunno dello scorso anno, quando per l'urbanizzazione del lotto di edilizia popolare 51, fu abbattuto il vecchio campo sportivo, costruito con il lavoro volontario dei soci dell'U.S. e dei cittadini del quartiere sul quale da dieci anni circa giocavano i ragazzi, e i meno ragazzi, del Bovisasca, del Montecatini e del Litta Modignani e che rappresentava per molti, oltre che un luogo per praticare dello sport, un centro di aggregazione sociale e ricreativa. Nel corso dell'assemblea si è ricordato come, in quell'occasione, Comune di Milano e Consiglio di Zona si assunsero l'impegno di individuare un'area di proprietà pubblica nel quartiere, su cui si potesse ricostruire il campo nel giro di un anno. Quest'impegno, anche se un po' tardivamente è stato mantenuto dal Consiglio di Zona che ha deliberato di assegnare all'U.S. Bovisasca parte dell'area conosciuta come l'ex pioppeto tra via Assietta e via Litta Modignani di proprietà della Provincia. Dopo alcune trattative "sollecitate" anche da un'occupazione simbolica dello scorso giugno, la Provincia ha deliberato di assegnare 25.000 mq. dell'area in questione al Consiglio di zona per soddisfare i bisogni del quartiere. Si tratta quindi ora di concretizzare una convenzione tra Provincia, Comune di Milano e Società sportiva che assuma le caratteristiche del contratto fissando i reciproci impegni. Su questi argomenti si, è dibattuto, anche con toni piuttosto vivaci, durante l'assemblea. Da parte della società sportiva e dei cittadini del Bovisasca si ribadiva infatti la necessità di serie garanzie rispetto all'uso del campo, garanzie che giustifichino lo sforzo comune del quartiere per la sua costruzione. Da parte dei rappresentanti del Consiglio per contro si ribadiva la necessità che il campo, pur assegnato all'US Bovisasca, sia aperto ad un uso più allargato a tutte le società sportive della zona Prive di campo attraverso forme da concordarsi. Chiarire le diverse posizioni ed esigenze non è stato facile. "Noi non vogliamo leniorare e spendere i soldi dei ragazzi e dei genitori del quartiere, perchè poi alla fine, quando c'è da tagliare il nastro vengano le altre società!" ha detto un partecipante all'assemblea. "La 'fame' di aree per lo sport è di tutta la Zona e noi non possiamo favorire una Società e un quartiere senza garanzie che ne tragga un beneficio l'intera zona!" hanno ribadito i rappresentanti del Consiglio. ll dibattito, arricchito da numerosi interventi, ha permesso fortunatamente di giungere ad un chiarimento sulla base del comune obiettivo: dare al quartiere e alla Zona un nuovo centro per attività sportive non "speculative", gestito democraticamente, aperto soprattutto ai giovani e alle scuole in particolare. L'U.S. Bovisasca ha presentato ai cittadini un progetto per la realizzazione del centro, che prevede oltre al campo da pallone, una pista per atletica, un campo da bocce, da pallavolo, da basket e da tennis. Un progetto ambizioso, soprattutto se si pensa che la società attualmente non ha una lira: c'è però l'ottimismo di chi ha voglia di fare. Nell'aprire una sottoscrizione pubblica, è stato detto: "Possiamo realizzare II centro in due anni o in dieci, a secondo di come la gente risponderà, ma lo costruiremo: abbiamo le braccia ela volontà".

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Un film che vi consigliamo

LE NOTIZIE UTILI DI ZONA

L'albero degli zoccoli Attori impersonati da contadini della campagna bergamasca Regia: ERMANNO OLMI Giudizio: ottimo

Chiamate d'emergenza

Chi da tempo ha lasciato il cinema per la più comoda e meno culturale poltrona televisiva, ha l'opportunità di riaccostarsi ad un'espressione artistica figurativa che non ha uguali. Olmi è un poeta puro. Per realizzare "L'albero degli zoccoli" (vincitore del Festival di Cannes nel maggio scorso) si è completamente affidato ai contadini bergamaschi di oggi per la ricostruzione di scene quotidiane tra l'autunno del 1897 e la primavera del 1898, come avrebbero potuto viverle i loro vecchi, nello stesso alone ambientale intriso di sentimenti semplici ed antichi. Immagini vibranti ci riportano il profumo della primavera, la fatica giornaliera degli umili, i loro sentimenti religiosi che sconfinano nella superstizione; l'armonia di un mondo ormai scomparso, affogato dalla frenesia del ritmo e del consumismo. Certo non tutto è da salvare di quel mondo, ma resta il rimpianto di quanto si è distrutto nel nome di falsi valori fatui che non riempiono la nostra solitudine. L'incanto delle voci sull'aia, i tocchi delle campane, il timbro dialettale dei contadini ci rinnovano ricordi d'infanzia, racconti di nonni. La musica di Bach è essenziale per sottolineare la dolcezza e la severità composta di certe immagini. Se volete gustarvi il film nella sua pienezza, andate a vederlo in edizione integrale in dialetto bergamasco, perchè era l'unica lingua parlata dai contadini quindi indissolubile dai personaggi. Con quest'opera Ermanno Olmi entra tra i grandi del cinema di ogni tempo. A differenza di Bertolucci in "Novecento" Olmi non ha voluto fare un film politico, limitandosi a lasciare la parola al vari personaggi, intrecciando così la storia di varie colorazioni politiche, ma in schemi ben precisi ed indicativi (vedi la proterva sospettosità del padrone e l'umiliazione alla quale sono sottoposti I Batisti). Comunque, tra II lirismo delle scene di campagna, Il magico fascino della cascina e la commozione della semplicità dei contadini affiorano quelle che saranno le prime lotte di classe. I giochi del bambini, fatti di niente, si intrecciano alle tribolazioni dei grandi, ma tutto acquista una dimensione ben precisa ed è la dimensione della campagna, con la sua storia millenaria, con i gesti che si ripetono come un rito, ora festoso ora drammatico. Per questo io chiamo Ermanno Olmi il poeta della semplicità.

Mario Longagnanl

quesito scacchi

7733 Autoambulanze, servizio di Pronto Soccorso. 3883 Servizio medico urgente 680029/602874 Croce Viola Dergano 192 Servizio guardia farmaceutica 723291/593341 Guardia ostetrica permanente 113 Polizia 6220 Carabinieri, pronto intervento 34999 Vigili del fuoco 7727 Comando centrale vigili urbani 314080 Guasti acquedotto 8830 Guasti gas 117 Taxi

Servizio pubblici e sociali comunali Consiglio di Zona n. 8 - V.ie Affori 21 Comitato Sanitario di Zona n. 8 - V.le Affori 2t 6464762 Servizio anagrafe - V.le Affori 21 Certificato a domicilio Ufficio informazioni e reclami Vigilanza urbana di zona - V.le Affori 21 Biblioteca comunale "Villa Litta" - V.le Affori 21 Centro di prestito - Via del Tamigi Ufficio d'Igiene - V.le Affori 21 - Medico dirigente - Vaccinazioni obbligatorie - Condotta medica, Dispensario farmaceutico e Centro per la diagnosi precoce dei tumori dell'utero Centro S.M.A.L. - Servizio Medicina preventiva Ambienti di Lavoro - V.le Attori 21 E.C.A. - Ente Comunale di Assistenza, Centro Sociale - V.le Affori 21 Ricovero sfrattati - Via Novara 19 Centro pre-addestramento al lavoro - V.le Affori 21 Servizio sociale comunale - V.le Affori 21 Centro sociale - Via del Tamigi 7 Centro sociale - Via Spadini 15 Consultorio F - Via Val di Bondo Centro Sportivo "Ripamontl" - Via Iseo, 4 Piscina - Via V. da Seregno-Fermi Centro Soc. - V. Val. di .Bondo 13 Vendite controllate SO.VE.CO Lunedì pomeriggio: Via Assietta angolo Via Gabbro Martedì pomeriggio: Via Fabriano angolo via Chlanciano Via Val di Bondo Venerdì pomeriggio: V.le Affori angolo via Faccio Via Val di Bondo Sabato pomeriggio: P.za Bruzzano

n. telef. 6464762 6454710 8598 870545 6454709 6450897 6454712 6459538 6456693 6450171 6468831 6468831 6458340 6464127 6459351 6453084 6459253 648804 6463580

VARIE Soluzione del quesito precedente

Mercati rionali settimanli: mercoledì mat. Via Gaeta/Sand sabato mat. Via Ciccotti Taxi: V.le Affori - 6456713 P.za Gasparri - 6462380 Carabinieri, Stazione di Affori: Via Claldini 131 - 6450041 Commissariato P.S. "Cenisio": Via Chianciano 6 - 6453014 C.U.Z. - Consiglio Unitazione di Zona sindacale, zone 7-8: Via Mercantini 15 - 3760566

Cf5+!!, C:f5; 2. Ce7!! ed ora, se il nero prende il Cavallo causa lo stallo, mentre la risposta a , Ce3; è 3. Cf5+! e quindi stallo o pareggio di materiale e della situazione.

Il tratto è al nero, la soluzione brillante, un punto micidiale e il La soluzione nel prossimo numero. bianco abbandona.

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100 e più sostanze nutritive nel latte fresco Tante sono le sostanze età quale importante intenutritive contenute nel latte gratore della dieta giornaliera. Il consumo del latte fresco, anche se il più delle fresco, però, deve essere acvolte vengono elencate solo le più importanti per quanti- compagnato da piccoli ma precisi accorgimenti. tà e valore nutritivo. Innanzitutto il latte va Che il latte sia "il re degli alimenti" non deve me- tenuto in frigorifero (chiuso ravigliare, se si pensa che è nella sua confezione, una l'unica sostanza nata come volta aperto, e mai travasato alimento per la continuazio- in un recipiente che non sia ne della vita e che non ha sterilizzato): solo così può altra ragione di essere nel- mantenere inalterate le sue preziose caratteristiche orgal'economia della natura. Ma, questo primo ed nolettiche. C'è poi un'operazione, importantissimo elemento della vita, l'unico vero ali- tanto diffusa e radicata, da mento completo, è troppo evitare: la bollitura. Questa spesso considerato sempli- operazione risulta inutile, cemente "un liquido bianco", poichè la pastorizzazione cui ideale solo per bambini e è stato sottoposto il latte lo malati. Contenendo tutti i rende già sicuro. Dunque il latte chiede principi nutritivi fondamentali (proteine, zuccheri, gras- pochi ma precisi accorgisi, sali minerali e vitamine) menti e in cambio dà molto. Un litro di latte conin giusta proporzione, il latte fresco è indicato per tutte le tiene un valore proteico pari

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a: 190 g di carne di manzo, 6 uova di gallina, 180 g di prosciutto crudo, 350 g di pesce (sarde), 120 g di parmigiano, ma costa molto meno. Detto questo, va ricordato che il latte fresco, oltre che particolarmente indicato per la prima colazione, costituisce un'ottima bibita dissetante che può essere bevuta anche sotto forma di frappè o di frullati. "Chi beve mezzo litro di latte fresco al giorno, ha bevuto metà della sua salute" affermano alcuni scienziati: non resta che seguire questo suggerimento.

A cura dell'Ufficio Pubbliche Relazioni della Centrale del Latte di Milano.

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