MILANO DODICI FELTRE - CIMIANO LAMBRATE ORTICA
ANNO Il - N. 20-21 MARZO/APRILE 1979
ESCE A FINE MESE
L. 300
MENSILE DI CULTURA POLITICA E ATTUALITA'
DI NUOVO ALLE URNE Per la terza volta in dieci anni il Parlamento è stato sciolto prima della sua normale scadenza e si va a elezioni politiche anticipate. Si torna alle urne con la sensazione diffusa che non serva a niente: un 2 o 3% in più o in meno a questo o a quel partito non cambierà certo in modo decisivo l'equilibrio delle forze nel Parlamento. Tantomeno cambieranno i problemi gravi con cui occorre confrontarsi: la disoccupazione giovanile, il Mezzogiorno, gli aumenti dei costi dell'energia, e tutti gli altri. Quali maggioranze saranno possibili dopo queste elezioni? Le stesse che sono possibili oggi: o una maggioranza di "unità nazionale" (DC, PCI, PSI, PSDI, PRI) o una maggioranza di centro-sinistra (DC, PSI, PSDI, PRI, con i comunisti all'opposizione). Chi vorrebbe un ritorno al centrosinistra dovrebbe spiegare perché questa formula è già fallita negli anni '60, e quali garanzie dà di potersi misurare con i problemi molto più acuti di questa fine degli anni '70. Molti democristiani puntano apertamente a un ritorno al centro-sinistra. I socialisti, da parte loro, hanno ripetutamente rifiutato questa propsota. Ripeto: questa formula era possibile anche nel Parlamento appena sciolto. Se i socialisti sono disponibili al centro-sinistra allora si poteva arrivarci senza le elezioni; se non sono disponibili allora una maggioranza di questo tipo non sarà possibile nemmeno dopo il 3 giugno. Lo stesso discorso vale per la formula dell'unità nazionale. Durante tre mesi di crisi di governo tutti i maggiori partiti hanno riaffermato la validità di una tale maggioranza. Ma può resistere una maggioranza composta da cinque partiti se uno solo di questi compone il governo? Un anno di esperienza ha dimostrato che questo non è possibile; o perlomeno che non lo è se il partito che da solo compone il governo è la Democrazia Cristiana. Mesi di inadempienze, di mancata realizzazione degli accordi hanno verificato ciò che già il buon senso suggeriva: tutti i partiti che costituiscono la maggioranza devono essere presenti nel governo. Questo fatto che poteva essere risolto vantaggiosamen-
te già a gennaio si ripresenterà nel Parlamento post-elettorale. E si torna alle urne. Significa qualcosa che da dieci anni non si sia avuto un governo stabile? Non significa forse che, nell'Italia del dopo '68, senza i comunisti non si fanno governi che governino? Ecco dove cercare la causa di questa continua instabilità governativa, di queste continue elezioni anticipate: nel veto (democristiano, americano) alla partecipazione dei comunisti al governo. E infatti, anche durante la crisi di governo, la DC e gli altri partiti hanno ripetutamente affermato la necessità che il PCI continuasse a far parte della maggioranza. Della maggioranza, ma non del governo: così ha sostenuto la Democrazia Cristiana. E contro questo veto non hanno preso posizione gli altri partiti. Ecco l'assurdità che impedisce la formazione di un governo stabile, di un governo che governi: si riconosce la necessità dei comunisti nella maggioranza, ma non si riconosce il loro diritto a far parte del governo. Perché? Perché a quel punto gli accordi di maggioranza verrebbero attuati. E potenti interessi verrebbero intaccati. per difendere questi interessi che viene preferita l'instabilità politica alla partecipazione al governo di un partito che rappresenta oltre trenta italiani su cento, che rappresenta in particolare una larghissima parte del movimento operaio. Basta pensare a quante cose sono già cambiate a partire dalle elezioni del 15 e del 20 giugno. In tante città, conquistate per la prima volta dalle sinistre è iniziato un nuovo modo di governare. Leone si è infine dovuto dimettere e alla Presidenza della Repubblica è stato eletto il compagno Sandro Pertini. Gli "intoccabili" hanno cominciato a non essere più tali: per la prima volta un ex-ministro, colpevole, Tanassi, è stato incarcerato. Certo: c'è un senso di fastidio in questo ripetersi di scadenze elettorali. Ma in questi fatti c'è la dimostrazione che cambiare è possibile. Anche questa volta il voto deve servire a cambiare. PIERFRANCO RAVOTM
MENTRE STIAMO STAMPANDO CI GIUNGE NOTIZIA CHE
IL COMUNE HA PRESO POSSESSO DELLA PALAZZINA DI VIA SACCARDO 40-42 Il Comitato di lotta ha impegnato formalmente il Consiglio di Zona 12, che si è reso subito disponibile, ad attuare tutte le possibili iniziative per rendere immediatamente agibile la palazzina ai cittadini per attività socio-culturali e a quei servizi che vi possono essere subito inseriti.
IL 26 MARZO ALLE ORE 18,30 IL COMITATO DI LOTTA PER IL CENTRO CIVICO ZONA 12 HA OCCUPATO LA PALAZZINA DI VIA SACCARDO 40
CENTRO CIVICO
Questi, in estrema sintesi, i fatti. Ma per comprendere fino in fondo questi fatti, per capire cioè che significato ha questa occupazione, che cos'è il Centro Civico, che cos'è il Comitato di Lotta, sarà opportuno fare un po' di storia. Cos'è il Centro Civico Se si considerano le zone di decentramento comunale (e quindi anche la zona 12) come piccole municipalità, come cioè piccoli comuni, il Centro Civico rappresenta, in primo luogo, il municipio di questo piccolo comune e quindi sede del Consiglio Comunale (il Consiglio di Zona) con il suo sindaco(il Presidente del Consiglio di Zona). Questo modo di concepire il decentramento è una forzatura soltanto relativa: infatti le delibere quadro del Comune di Milano, di recente emanazione, assegnano ai Consigli di Zona responsabilità e poteri che, in linea di tendenza, configurano appunto la piccola municipalità, pur conservando all'Amministrazione Comunale centrale, per evidenti esigenze funzionali, compiti di programmazione, controllo e coordinamento degli interventi sull'area comunale complessiva. Tale visione del decentramento è, in primo luogo, una conquista democratica: si accorciano le distanze, fisiche e ideali, tra amministratori ed amministrati, tra istituzione e cittadino; e questo non è certo un dato irrilevante, né in termini generali né in termini di analisi della vicenda del Centro Civico. Ma il Centro Civico ha altre e importanti funzioni: sede di uffici anagrafici decentrati, della vigilanza urbana di zona, di servizi socio-sanitario-assistenziali quali Consultorio, Biblioteca, Sala riunioni, Servizio anziani. Questi ultimi potranno essere, nel nostro caso, collocati in via provvisoria nella sede del Centro Civico in attesa
di sistemazione più adeguata, o addirittura in via definitiva. Sono scelte sulle quali il dibattito è ancora aperto. Perché via Saccardo 40-42 In via Saccardo 40, nel cuore della vecchia Lambrate, c'è, per chi ancora non lo sapesse, una palazzina gentilizia di epoca medioevale (1400); il nucleo primitivo dell'edifico risale addirittura all'anno 1000 (la "torretta"). Possiede un bellissimo giardino interno, prospiciente ad un portico, con il suo colonnato. Ha pregevoli soffitti di legno a cassettoni e persino un affresco dell'epoca, di soggetto religioso. Per tutti questi motivi è gravata di vincolo conservativo da parte delle Belle Arti; costituisce, in una parola, un edificio di notevole valore storicoambientale. In una politica complessiva di salvaguardia e valorizzazione di questo patrimonio, la scelta di destinare ad uso pubblico la palazzina è stata ed è assolutamente corretta ed oculata. Il fatto poi che tutto attorno all'edificio ci sia un'ampia area nuda, che consente di costruire un complesso per servizi pubblici collegabile in modo armonico all'esistente, conferma la validità di questo indirizzo. Diciamo ancora che, rispetto alla zona 12, la palazzina si trova in posizione abbastanza centrale, come giustamente dev'essere un complesso di servizi. Per tutti i motivi elencati, il Consiglio di Zona 12, già in fase di elaborazione di Piano Regolatore Generale (1976) indica lo stabile di via Saccardo 40-42 e l'area circostante come servizio per la popolazione, con carattere di priorità viste le carenze della zona. Il C.d.Z. riconferma e sottolinea concretamente questa scelta, nel frattempo fatta propria anche dall'Amministrazione Comunale, in vari altri momenti compreso quello, assai
significativo, di una destinazione cospicua di fondi del bilancio zonale per l'adattamento della palazzina e la costruzione delle nuove strutture che debbono complessivamente divenire il Centro Civico. Cos'è il Comitato di Lotta per il Centro Civico zona 12 Verso la metà di febbraio, su iniziativa del Partito Comunista Italiano di zona, si è andato aggregando attorno all'obiettivo del Centro Civico un ampio schieramento di forze politiche e sociali organizzate di zona. Assieme ai partiti (PCI, PSI, DC, Movimento Lavoratori per il Socialismo) contribuivano a dar vita al Comitato di Lotta, il sindacato nelle sue varie strutture unitarie e di categoria, i Consigli di Fabbrica, l'ANPI, l'UDI, il SSN A, il SICET, le ACLI. Un primo momento di partecipazione e di lotta, coinvolgente in misura ampia la cittadinanza, è stato quello della manifestazione del 3 marzo; parallelamente alle iniziative pubbliche in zona, il Comitato portava avanti una serie di contatti con l'Amministrazione Comunale, per seguire ed affrettare le pratiche giuridico-burocratiche di acquisizione della palazzina. L'occupazione non era comunque nei programmi di questo ampio ed unitario movimento. Si è giunti, alla fine, a questa scelta sulla base di numerose e continue segnalazioni, da parte di cittadini preoccupati, che denunciavano come prossima la vendita o l'affittanza degli appartamenti. E in effetti erano già pronti ben quattro contratti di affitto, al momento dell'occupazione che, in questo senso si è rivelata assai tempestiva. All'atto dell'occupazione, il Comitato di Lotta ha emesso il comunicato, riassuntivo delle motivazioni e degli obiettivi dell'occupazione. E adesso? La battaglia istituzionale è, a tutt'ogContinuazione a pag. 3