Giornale sindacale del C. d. F. F.L.M. degli stabilimenti Borletti
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Per Natale, in arrivo fra pochi giorni, la nostra fabbrica effettuerà una chiusura da lunedì 24/12 a lunedì 31/12. Questa chiusura è stata concordata dopo una serie di incontri con l'azienda che, iniziati il 28 settembre, si sono conclusi con l'accordo del 18 ottobre u.s.
In queste riunioni non si è parlato solo di questa chiusura ma soprattutto della situazione aziendale attuale e delle sue prospettive future.
Non ci addentriamo in quest'ultime, riteniamo che le as-
semblee effettuate subito dopo l'ipotesi di accordo abbiano chiarito a tutti i temi trattati ed inoltre, in altre pagine di questo giornale verranno meglio esposti gli sviluppi pratici di queste discussioni. Quello che ci prefiggiamo di fare è di portare a conoscenza di tutti i lavoratori sia il testo integrale dell'accordo e le sue note allegate sia alcuni commenti che semplifichino la sua lettura, consci che il linguaggio tecnico utilizzato per tutti gli accordi si presta sovente ad interpretazioni contrastanti.
Addì, 18 ottobre 1979, tra la Direzione della S.p.A. Fratelli BORLETTI e le R.S.A. si concorda quanto segue':
-visto le richieste poste dalle R.S.A. per conto dei dipendenti;
rimane convenuto che l'attività produttiva degli stabilimenti verrà sospesa come segue:
— giorno 2 novembre 1979 - venerdì; —dal giorno di lunedì 24.12.1979 al giorno di lunedì 31.12.1979.
I giorni di sospensione dell'attività lavorativa di cui sopra saranno compensati con le seguenti festività:
—6 gennaio 1979, Epifania - 19 marzo 1979, S. Giuseppe 24 maggio 1979, Ascensione - 14 giugno 1979, Corpus Domini - 29 giugno 1979. abolite dalla legge 54/1977.
I giorni di sospensione di attività saranno retribuiti come di seguito indicato:
Dipendenti inquadrati nella disciplina speciale - parte prima del C.C.N.L.
tre festività soppresse e sopraccitate: con ore 7,84 per ogni festività;
due festività soppresse e sopraccitate: con ore 8,00 per ogni festività a norma del C.C.N.L. vigente in quanto considerate in conto delle due giornate previste come gruppi di 8 ore di permesso retribuito;
Le festività soppresse di cui sopra saranno retribuite solo agli aventi diritto in relazione alla data di assunzione.
Dipendenti inquadrati nella disciplina speciale - parte seconda e terza del C.C.N.L.
— sarà loro riconosciuta la normale retribuzione contrattuale.
Nel caso in cui il numero delle festività soppresse maturate nell'anno 1979 fosse inferiore alle giornate di sospensione dell'attività verrà offerta agli interessati la possibilità di lavorare durante il periodo della sospensione in relazione alle giornate maturate.
Le parti convengono che in occasione della liquidazione della retribuzione del mese di novembre sia corrisposto ai dipendenti che ne abbiano diritto il trattamento economico previsto per le festività del 2 giugno e del 4 novembre 1979 nella seguente misura:
Dipendenti inquadrati nella disciplina speciale - parte prima
— ore 6,67 per ogni festività maturata.
Dipendenti inquadrati nella disciplina speciale - parte seconda e terza
-- 1,26° per ogni festività maturata.
Rimane comunque inteso e confermato tra le parti che, durante il periodo di sospensione dell'attività lavorativa, potrà lavorare un certo numero di dipendenti delle Direzioni, Divisioni e Servizi, strettamente legato alle necessità aziendali per inventario, per manutenzioni ordinarie e straordinarie, per scadenze inderogabili, fiscali o sociali nonché per limitate necessità produttive. Il numero dei comandati sarà reso noto entro il 3 dicembre 1979. I dipendenti comandati saranno scelti tra coloro che esprimeranno it loro assenso a prestare attività lavorativa durante la sospensione dell'attività degli stabilimenti. Ai dipendenti non collegati con la produzione che presteranno la loro attività nei giorni della sospensione del lavoro dal 24 dicembre 1979 al 31 dicembre 1979, non
Il trattamento delle festività, liquidato ai dipendenti a copertura delle giornate di sospensione come previsto dall'accordo 18/10/79, sarà riconosciuto nella misura maturata oltre che ai dipendenti che effettuano la sospensione stessa, anche nei seguenti casi e con le modalità qui di seguito precisate:
a) dipendenti inquadrati nella disciplina speciale parte l a del vigente C.C.N.L.:
- assenti per malattia: sarà loro riconosciuta l'eventuale differenza spettante tra l'indennità percepita dall'INAM e la retribuzione prevista dal sopra citato accordo. Nel caso di dipendente ricoverato in ospedale nelle giornate di sospensione dell'attività o dimesso nei giorni immediatamente precedenti la sospensione stessa, il trattamento economico previsto dall'accordo sarà riconosciuto in aggiunta al trattamento spettante ai dipendenti ammalati di cui al precedente capoverso.
- assenti per infortunio sul lavoro: vale il medesimo trattamento di cui al II° capoverso del paragrafo precedente.
- assenti per maternità:
assenza obbligatoria: vedi il trattamento di malattia. assenza facoltativa post partum: sarà riconosciuto il trattamento previsto dall'accordo.
sarà loro riconosciuto il trattamento delle festività abolite per un massimo di due giorni in quanto sono considerati da recuperare. I dipendenti interessati dovranno effettuare il recupero delle due giornate entro il 30 aprile 1980.
I dipendenti diretti e coloro che sono collegati con la produzione recupereranno le giornate lavorate durante la sospensione entro il 30 aprile 1980 attraverso assenze com pensative.
In occasione delle assenze compensative sarà liquidato il trattamento economico nella medesima misura prevista dal presente accordo.
Letto, confermato e sottoscritto.
b) dipendenti inquadrati nella disciplina speciale parte Ila e Illa del vigente C.C.N.L.:
- assenti per malattia: sarà riconosciuta la normale retribuzione mensile.
-- assenti per maternità: assenza obbligatoria: sarà riconosciuta l'integrazione fino alla normale retribuzione mensile.
assenza facoltativa post partum: sarà riconosciuto il trattamento previsto dall'accordo.
-- assenti per infortunio sul lavoro: sarà riconosciuto, in aggiunta al trattamento economico contrattuale, quanto previsto dal presente accordo.
Per sopperire alle esigenze di personale operaio comandato a lavorare durante la sospensione dell'attività lavorativa dal 24.12.79 al 31.12.79, sarà data la preferenza al personale che non ha totale copertura retributiva mediante festività.
La direzione, durante gli incontri avuti, ha confermato che, in occasione delle eventuali future assunzioni di personale indiretto, perseguirà ove possibile nell'indirizzo di assumere giovani apprendisti.
19.10.1979
OPERAI IMPIEGATI E C.S.
3 giorni con 7,84 ore retribuzione normale
2 giorni con 8,00 ore
5 giorni = 39 1/2
5 giorni = 5/26
Si è concordato che un certo numero di lavoratori, sia indiretti che diretti, possa lavorare durante questa sosta e precisamente:
INDIRETTI: è prevista una punta massima di 360 persone, per un massimo di 12.500 ore, per tutte le operazioni di inventario e inoltre, per uno o più giorni di:
5 per il Serv. Pers.
25 per la Deco e Comm.
15 per la DIPRO
60 per la Manutenzione
20 per la D.P.
20 per la Div.M e Serv. Qualità
- Le festività vengono così retribuite solo a chi è in forza dal 1° di gennaio, per chi è stato assunto successivamente vale la data di assunzione:
Es: gli assunti di Aprile non godono le festività dell'Epifania e di S. Giuseppe.
8 per la D.P.D.
5 per lavori vari
Più alcune guardie e alcuni lavoratori addetti alla mensa
DIRETTI: per limitate necessità produttive è prevista la presenza pari ad un massimo del 5% di tutti i diretti e cioè di 150 persone circa.
RIMANE INTESO, E CHIARO, CHE LA PRESENZA AL LAVORO IN QUESTI GIORNI DEVE ESSERE VOLONTARIA.
Per tutti questi lavoratori il pagamento ed il recupero (totale o parziale) dei giorni di lavoro è sintentizzato dalla seguente tabella.
1 2 3 4
(entro 30
1 2 2 2
* Ore totalizzate nel mese (per i giorni del ponte vedere modalità previste dall'accordo).
Ribadiamo infine che lo scopo primario per il quale abbiamo voluto e sottoscritto questo accordo è quello per cui siamo andati al rinnovo del contratto nazionale e cioè quella di una contrattazione e di una riduzione certa dell'orario di lavoro.
Durante questi incontri l'azienda attraverso il responsabile del Servizio del Personale, e su nostra pressante richiesta, ci forniva i dati relativi alla forza occupata in ogni singolo stabilimento.
Questi risultavano a nostro giudizio insufficienti ed inesatti perché rispetto a dati precedenti (forniti sempre dal servizio del personale) a S. Giorgio e Canegrate gli addetti risultavano inferiori alla forza reale.
Questa differenza sarebbe servita all'azienda per dimo-
strare ai prossimi incontri che i livelli occupazionali erano in aumento, nascondendo così il numero reale delle assunzioni effettuate.
L'insufficienza degli stessi è dovuta alla genericità con cui sono stati presentati, infatti mancava l'articolazione disagregata per settore, sesso, e livello.
I C.d.F. di fronte al comportamento dell'azienda in questa occasione hanno ritenuto opportuno di doversi attrezzare in maniera adeguata per riuscire a realizzare in controllo preventivo sulle variazioni occupazionali, categoriali e sul rapporto esistente tra occupazione maschile e femminile, attraverso la proposta di una scheda riassuntiva che ogni delegato distribuirà facendola compilare al lavoratore.
Parlare di tesseramento risulta sempre un pò imbarazzante, infatti, mentre per molti lavoratori l'argomento non desta particolare attenzione in quanto la loro adesione è ormai tradizionalmente scontata, per altri, qualsiasi motivazione, per logica che sia, non sembra scalfire minimamente chi rifiuta in ogni occasione qualsiasi forma democratica di discussione e si rifugia ostinatamente nell'assenteismo e nell'individualismo convinto che “tanto è tutto inutile».
Fortunatamente nella nostra Fabbrica i primi sono più numerosi dei secondi e, anche se nelle ultime occasioni di mobilitazione si è purtroppo constatato una preoccupante scarsa partecipazione siamo però convinti che alla Borletti i lavoratori riusciranno ancora una volta a dimostrare, anche attraverso il tesseramento, la loro volontà di respingere tutti gli attacchi che stampa e padronato rivolgono alle organizzazioni dei lavoratori.
Quest'anno, per la prima volta, la quota tessera non è stata stabilita dalla singola provincia ma, visto il processo di ristrutturazione in corso nel Sindacato, si è deciso di uniformare a livello Regionale sia l'entità che i criteri di trattenuta dei contributi sindacali. Purtroppo vari elementi, primo dei quali l'alto tasso di inflazione registrato in questi ultimi anni, hanno creato seri problemi nei bilanci dell'organizzazione sindacale che, dopo aver fatto grossi sforzi lo scorso anno non aumentando la quota tessera, per il 1980 si vede costretta a chiedere ai suoi iscritti un aumento che permetta sia la sopravvivenza ma soprattutto il suo funzionamento. È sulla base di queste considerazioni che la Segreteria
della F.L.M. ha proposto che per il 1980 la quota tessera sia fissata, a livello regionale, allo 0,7% della paga base più contingenza, da moltiplicare per 13 e da trattenersi su 12 mesi con gli arrotondamenti previsti dalla seguente tabella.
Per gli iscritti al Sindacato nel costo della tessera è compresa anche la quota contratto di L. 3.000, perciò a tutti gli iscritti verrà distribuito senza ulteriori oneri l'opuscolo del contratto e l'agendina della F.L.M.
Ci rendiamo conto di chiedere a tutti un ulteriore sforzo economico ma il non farlo vorrebbe dire limitare o addirittura eliminare l'intervento e la forza del Sindacato che mai come in questo periodo si è trovato nell'occhio del ciclone di una crisi, economica oltre che politica, tendente a far pagare ai lavoratori scelte sbagliate ed errori la cui responsabilità è da ricercare altrove.
A chi ama fare confronti matematici ed economici vogliamo fornire un dato che certamente farà riflettere e cioè che nel '79 (ma anche negli anni precedenti) i 5.300 lavoratori della Borletti hanno versato alle loro organizzazioni sindacali meno di un terzo di quanto Borletti ab-
bia versato, da solo, alla sua organizzazione sindacale: LA FEDERMECCANICA.
Molti, anzi moltissimi, fanno spesso discussioni feroci su alcune centinaia di lire al mese non sapendo che per ogni addetto la Borletti versa alla sua organizzazione una quota annua di oltre 40.000 lire.
L'adesione al Sindacato è un momento politico estremamente importante ed è una risposta chiara alla sempre maggiore intransigenza padronale. Non rafforzare la tua organizzazione significa rafforzare quella del padronato.
Con sorpresa dei lavoratori e del C.d.F., la direzione ha modificato in modo unilaterale la prassi che da anni veniva adottata in azienda per quanto riguarda il pagamento delle ore di assemblea retribuite.
Infatti nella retribuzione del mese di ottobre i lavoratori che erano assenti per malattia, permesso o ferie, le guardie e i lavoratori addetti alla mensa, non hanno percepito il salario equivalente alle ore di assemblea effettuate.
Su questa vicenda vogliamo fare alcune considerazioni:
1 - Senza un preventivo confronto con i C.d.F., l'azienda ha provocatoriamente fatto questa scelta, ignorando vo-
lutamente i normali rapporti che dovrebbero esistere tra le parti.
2 — Che al di là delle parole che la Direzione ci dice durante gli incontri, registriamo poi nella pratica la vecchia metodologia padronale: prima tolgo, poi discuto.
3 - Con questo comportamento l'azienda si appropria di un monte ore retribuito.
Fatte queste precisazioni, riteniamo opportuno chiarire che al di là del rifiuto di questo atteggiamento aziendale, pensiamo che su un diverso utilizzo collettivo di questo monte ore sia necessario aprire un dibattito tra i lavoratori.
Nei giorni 26-27-28/11 c.a. si è svolto un convegno provinciale indetto dal coordinamento delle delegate F.L.M. sul tema:
PARITA E COLLOCAMENTO
Le delegate presenti hanno discusso e portato le loro esperienze di applicazione della legge di parità, sia riferito al momento dell'assunzione che all'interno delle fabbriche.
Ne è scaturito che, rispetto al collocamento le aziende cercano in tutti i modi di non assumere le donne che sono le prime in graduatoria, sostenendo che non sono in grado di svolgere lavori pesanti o altamente qualificati. In alcune realtà: es. Torino, le donne disoccupate discutendo ed organizzandosi con l'appoggio del Sindacato sono riuscite a fare assumere un certo numero di disoccupate alla Fiat.
A Milano vi sono state assunzioni femminili all'Alfa Romeo e alla Breda, in queste aziende la manodopera era considerata da sempre prettamente maschile. Detto questo, emerge da parte del Sindacato la necessità di rivedere i concetti di lavori pesanti e nocivi, ribadendo che non intendiamo l'applicazione della legge di parità a senso unico, cioè al ribasso, ma bensì un allargamento a tutti i livelli, sia operai che impiegati. Infatti dalle esperienze è emerso che le donne sono inquadrate nelle categoria più basse senza possibilità di miglioramenti e sono quindi discriminate rispetto all'uomo, il quale ha la possibilità di una maggiore qualificazione vedi l'esempio del manovale che può avere la pos-
sibilità di diventare operaio specializzato.
Le donne la massima aspirazione che possono avere è quella di arrivare al IV livello, lo stesso vale per le impiegate le quali sono costrette, da sempre al ruolo di segretarie.
Inoltre è emersa la difficoltà che riscontriamo all'intero delle singole realtà, rispetto al grado di capacità da parte delle lavoratrici di acquisizione fino in fondo della necessità assoluta di intervenire sull'organizzazione del lavoro, affrontando il problema della qualificazione professionale attraverso corsi di ricomposizione delle mansioni.
La causa di questa realtà è dovuta al doppio ruolo di casalinga e lavoratrice che la donna deve svolgere.
Riteniamo quindi che fin tanto che la parità non avanzerà anche all'interno della famiglia es: che il padre assuma una parte nell'educazione e nella crescita dei figli, il raggiungimento della parità sul lavoro andrà avanti con grosse difficoltà. Intanto si deve continuare la battaglia per il rilancio degli obiettivi che riguardano i servizi sociali asili, scuole, trasporti ecc. in modo che attraverso queste strutture la donna possa essere presente sul posto di lavoro con maggiore disponibilità di acquisizione o cambiamenti che le permetta di riqualificarsi. Aprire nei C.d.F. e nell'insieme del Sindacato un confronto e dibattito aperto, rispetto agli obiettivi che ci dobbiamo dare all'interno delle contrattazioni aziendali che si apriranno nei prossimi mesi, riferito a tutta la tematica aperta sull'O.d/L/ ed inquadramento unico.
Il problema della mobilità è nato quando alla vecchia organizzazione di tipo verticalistico e gerarchico si è sostituita, almeno teoricamente, una concezione orizzontale più coinvolgente, termine che piace molto a tanti nostri dirigenti, ma che è rimasto celato nel pratico consumo del lavoro quotidiano.
Il problema mobilità si è fatto più scottante quando abbiamo cercato noi, come R.S.A., di andare ad analizzarlo, per non dire gestirlo, il che è improprio dato che non ci siamo mai riusciti. Chi lo ha sempre fatto senza problemi è l'azienda, che ha saputo impostare a suo modo il problema e noi dietro a basarci sui loro metodi e a non riuscire a creare un vero discorso alternativo. Ma bisogna chiarire questa nostra mancanza di iniziativa a livello pratico. Prima di tutto lo scontro interno alle R.S.A., poi il peso rilevante degli strascichi del passato, che ci hanno portato ad analizzare più la presenza individuale dei lavoratori che un discorso organizzativo generale.
Di carattere più attuale è la difficoltà ad affrontare il terna con i lavoratori, sapendo quali resistenze esistano all'interno dell'azienda sulla questione della mobilità.
La realtà di Sedriano ben si pone in questo discorso e la divisione delle lavoratrici, perchè qui la questione e innanzitutto femminile, ne è una prova ben tangibile.
Il rifiuto alla mobilità e alla rotazione è a volte discorso di comodo, a garanzia della stabilità in un posto di lavoro ritenuto privilegiato (riparazione, collaudo, sostituzione).
Radicata è anche la convinzione che mobilità sia, prima che arricchimento professionale, pesantezza di mansioni e maggiore affaticamento, proprio perché questa è subita in prima persona dalle singole lavoratrici.
Vi è poi chi nella mobilità si ritrova perchè questa le crea uno sbocco alla solita monotonia del lavoro.
La questione sta in come noi possiamo intervenire nell'organizzazione senza limitarci ad accettare le iniziative della direzione, ne ad accomodarci sulla posizione di comodo di altri.
Primo passo verso un chiarimento realistico di tutto ciò sarà quello di aprire confronti più diretti con i lavoratori, dai quali speriamo possano uscire proposte per il risolvimento dello spinoso problema.
Comm. Org. del Lavoro di Sedriano
In redazione ci è pervenuto questo articolo regolarmente firmato che noi pubblichiamo quale contributo al dibat-
tifo sul ruolo della democrazia sindacale, invitando i lavoratori ad ulteriori contributi su queste problematiche.
Sulla strada dell'unità la riproposizione del primato di una vasta democrazia nel sindacato è elemento inscindibile. Essa infatti diviene canale di compensazione di due esigenze oggi presenti nel sindacato: quella di assicurare che il pluralismo culturale e politico sia reso più esplicito e non risolto con la mediazione sistematica dei vertici, e quella di consolidare la cornice unitaria che deve qualificare la dialettica interna al sindacato.
Il pluralismo all'interno del sindacato deve essere l'insieme dei contributi dei militanti, dei lavoratori e dei dirigenti che hanno fatto esprimere liberamente, senza attribuire a nessuno di questi contributi pregiudiziali delle proprie origini storiche.
II pluralismo inoltre è rappresentato dalla possibilità di tutte le forze esistenti nel sindacato di essere a pieno titolo soggetti alla direzione del movimento è espresso dalla messa a disposizione di tutti i militanti degli strumenti per la conoscenza della realtà con cui devono misurarsi.
Il terreno di pratica del pluralismo, infatti restano le strutture unitarie del sindacato da ciò l'importanza della democrazia sindacale.
Ma soprattutto va colto il limite di compatibilità e di coesistenza tra l'ipotesi di un sindacato che assume come propria base i consigli e quella modellata dalle nuove strutture sindacali.
Soprattutto per superare rapidamente questi limiti il rilancio di un nuovo progetto di unità sindacale dev'essere prodotto in questa fase politica sindacale del paese,
alla ricerca di nuovi strumenti di direzione sulla democrazia e sulla partecipazione. Di conseguenza la battaglia per la democrazia nel sindacato in questo momento è decisiva per lo sviluppo di un sindacato di classe e unitario.
Essa deve assicurare, infatti, che la vita interna del sindacato abbia la possibilità di partecipare gli iscritti come i non iscritti, gli occupati come i disoccupati, i giovani e le donne.
Nel sindacato si deve realizzare il massimo di democrazia e di partecipazione.
1° - Va garantita la più libera circolazione di tutte le idee e posizioni presenti nel movimento attraverso l'utilizzo di tutti gli strumenti di informazione e di formazione.
2° II C.d.F. è composto unicamente dai delegati eletti dai vari gruppi omogenei l'unico criterio per individuare il gruppo omogeneo è quello riferito al processo produttivo e all'O.d.L.
3° L'assemblea di fabbrica è il massimo organo di elaborazione, di discussione e di verifica della piattaforma rivendicativa aziendali e confederali, a tal fine indica le linee dell'azione sindacale, a queste decisioni devono essere interessati tutti i lavoratori iscritti e non al sindacato.
In particolare per consentire il massimo di partecipazione a tale scelte deve avere la più ampia generalizzazione l'articolazione in assemblee di reparto, di ufficio di gruppo omogeneo.
Al fine di evitare i ricorrenti pericoli di burocratizzazione e di accentramento autoritario della direzione politica, bisogna individuare modalità ed orientamenti specifici per attuare il rinnovamento dei gruppi dirigenti, attraverso lo scambio e l'accrescimento di esperienze, la rotazione nelle responsabilità ai vari livelli anche attraverso l'utilizzazione della aspettativa sindacale.
I dirigenti a tempo pieno, in quanto tali, devono esercita-
re il loro compito nell'ambito delle decisioni degli organismi deliberanti, evitando forme di accentramento del potere decisionale, come è accaduto ultimamente nel decidere lo sciopero generale.
In questi giorni si stanno svolgendo ai vari livelli le assemblee organizzative della CISL e i congressi regionali CGIL quale migliore occasione per approfondire queste tematiche di così grande interesse.
Il Movimento dei Lavoratori si trova oggi ad affrontare una vertenza come quella del Fisco che non è certo di facile soluzione per le cose che implica e le richiesta specifiche che vengono fatte, per una battaglia efficace contro le Evasioni Fiscali.
Sono già state fatte alcune ore di sciopero, ma vogliamo con questo articolo soffermarci sui punti più qualificanti di questa vertenza.
— Il forte aumento inflazionistico di questi anni ha infatti prodotto un aumento di trattenute fiscali sulla busta paga in quanto all'aumento dei redditi ha corrisposto lo scatto delle aliquote superiori.
Questa tassa sull'inflazione è stata poi accentuata dal fatto che le detrazioni, in cifra fissa sono rimaste invariate al 1975/76 per cui ad un aumento delle aliquote corrisponde anche una riduzione in valore reale delle detrazioni di imposta.
Da questa serie di elementi è risultato che per il solo 1979 c'è stata un'entrata tributaria delle Imposte Dirette superiori di circa 4.000 miliardi all'anno precedente. È per questa intollerabile ingiustizia fiscale che grava sui lavoratori dipendenti che il sindacato ha deciso di pre-
sentare delle proposte al Governo in materia di detrazioni, in quanto un discorso in questo senso va ad alleggerire gli oneri fiscali dei lavoratori dipendenti.
Pertanto il sindacato chiede che le detrazioni siano così rivalutate: Spese di Prod. di reddito da 84.000 a 195.000 oneri deducibili da 18.000 a 27.000 raddopiabili per Coniuge a carico Coniuge a carico da 72.000 a 130.000 per 1 figlio da 14.000 a 30.000 Detrazione per due figli da 30.000 a 55.000
La richiesta sindacale è che questi aumenti delle detrazioni si applichino a partire dall'1.1.79, con la mensilità di dicembre in sede di conguaglio di fine anno.
Tutto ciò non esclude che il Sindacato persegue un obiettivo fiscale più ampio attraverso una revisione anche delle aliquote.
La lotta all'evasione Fiscale deve realizzare attraverso la riorganizzazione della Amministrazione Finanziaria che
A tuttora che stiamo scrivendo questo articolo, il Governo non è stato in grado di dare delle risposte positive alla Federazione CGIL CISL UIL.
Questo imbarazzo dimostra come il Governo sia diviso al proprio interno incapace di prendere qualsiasi decisione su questo e su altri problemi.
Non possiamo come lavoratori lasciare che le cose va-
deve unificare il processo decisionale e superare l'attuale burocratismo esistente.
dano in questo senso, aspettare che il congresso del partito di governo decida cosa fare e in che direzione marciare.
Nel 1979 l'inflazione ha toccato una punta massima del 20% si prevede nell'80 il raggiungimento del 25% non sono dati certo confortanti, abbiamo bisogno per il bene di tutti di un Governo che decida.