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Fabbrica Lambro34

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BATTIAMOCIPERIMPORRE NUOVISTRUMENTIDILOTTA

Le esperienze e gli strumenti di lotta operaia che si sono rivelati tanto efficaci nel maggio francese e in alcune grosse lotte italiani (Portomarghera, Alfa Romeo, Pirelli, Italsider, Farmitaha, ecc.), cominciano a circolare anche tra noi, alla Innocenti.

Ci riferiamo all'Assemblea di Fabbrica e di Reparto

Molti tra gli operai anziani ricorderanno certamente gli anni nei quali l'assemblea di reparto era di casa all'Innocenti. Ricorderanno anche il potere reale che questo strumento dava agli operai e alle loro organizzazioni.

Il nostro non vuole però essere un discorso sul passato. Sappiamo molto bene che allora la situazione era diversa e, quindi, non vogliamo fare paralleli inutili.

Ci interessa invece sottolineare il fatto nuovo, cioè la maturazione, il salto di qualità che la classe operaia sta compiendo, puntando decisamente sulla partecipazione di massa alle decisioni che riguardano le lotte e la loro gestione; la spinta, specialmente tra i giovani operai, a darsi strumenti organizzativi non burocratici; il rifiuto delle decisioni dall'alto; la richiesta sempre più chiara di trasformare gli strumenti di lotta (assemblee, comitati, ecc.) e le organizzazioni operaie (partiti, sindacati) in organismi permanenti di potere in fabbrica.

Noi operai comunisti vediamo in questa tendenza il dato più positivo del 1968.

In Italia, in Francia, in Spagna, in Inghilterra, in tanti Paesi con situazioni diverse, la lotta operaia acquista un suo carattere universale con strumenti simili dappertutto: comitati di sciopero (in Francia), commissioni operaie (in Spagna), delegati di reparto (in Inghilterra).

Questi sono gli strumenti nuovi che rendono la lotta operaia più efficace sul piano rivendicativo, ma soprattutto, di giorno in giorno, sempre più indicativa della necessità per la classe operaia di avere strumenti che le consenta• no di creare nuovi rapporti di democrazia diretta.

Dobbiamo far sì che il processo di unità sindacale in corso trovi i suoi strumenti proprio nei Comitati di reparto, nelle Assemblee di fabbrica e di reparto, nei Comitati di sciopero, in tutti quegli organismi insomma che danno un senso all'unità sindacale: la partecipazione di massa a questi momenti organizzativi è garantita appunto dalla loro fondamentale unitarietà.

E' di per sé evidente che, se la spinta prima che anima questi strumenti operai è la lotta rivendicativa, la lotta sindacale, la conseguenza che ne deve derivare è l'unità politica della classe operaia contro il padrone in fabbrica e contro il sistema nella cietà. Battiamoci dunque ner imporre questi nuovi strumenti.

Faremo fare un grosso passo avanti a tutto il processo di unità tra gli operai e tra le loro organizzazione politiche e sindacali.

Ed è in questo quadro che si inserisce la lotta per lo statuto dei lavoratori.

Statuto dei lavoratori significa libertà in fabbrica, significa poter esprimere le proprie idee sindacali e politiche nel posto di lavoro che poi è il posto dove noi operai passiamo la nostra giornata e la nostra vita. Per questo è un obbiettivo per il quale la classe operaia chiama tutti alla lotta perché è una lotta che giustamente pretende il proprio diritto di essere uomini, contro la volontà del padrone di ridur• ci servi della macchina e quindi macchina stessa.

Subito lo statuto dei diritti dei lavoratori

Per far sì che lo « Statuto dei lavoratori » venga approvato al più presto e senza sminuirne il contenuto, il Partito Comunista Italiano ha lanciato una petizione fra i lavoratori con cartolina da inviare alla Presidenza del Senato, ed una sottoscrizione per inviare, assieme ad altri lavoratori di altre fabbriche, una delegazione DELL'INNOCENTI

La situazione politica del Paese continua ad essere tesa, scossa da una profonda crisi che investe tutto lo schieramento dello maggioranza di centro sinistra. I segni di questa crisi sono chiari, visibili: i partiti di governo sono all'interno lacerati da contrasti sempre più marcati, così da rendere impossibile qualsiasi valida maggioranza e, cresce nel Paese, in mille forme diverse, la protesta, la contestazione; che è sintomo appunto dell'incapacità del centro sinistra di suscitare fiducia e di dare risposta ai problemi.

Dura ormai da anni questa situazione di incertezza, questa politica del compromesso e del rinvio.

Il fallimento del centro sinistra sta proprio qui: non aver saputo o voluto risolvere i grandi temi della vita nazionale.

La crisi del centro sinistra è il fallimento dei teorici del riformismo, i quali pensavano fosse possibile un graduale e reciproco sviluppo della società italiana, che rendesse meno aspre e via via risolvesse le contraddizioni

sociali del Pase. Si sono trovati invece in una situazione di assoluta impotenza, senza nessun appoggio popolare e senza avere forza di imporre le loro velleità riformistiche alle forze politiche moderate e al padronato.

Il P.S.I. che aveva alimentato queste illusioni, ha pagato per questo suo errore un prezzo politico, e si trova attualmente in un vicolo cieco, incapace di dare una valida giustificazione della propria azione di governo, soggetto alla accusa bruciante, che viene dai lavoratori e dai suoi stessi iscritti di avere abbandonato il terreno della lotta di classe e di avere snaturato la sua stessa tradizione.

E' dunque chiaro, di fronte a questi dati di fatto, che occorre un mutamento nella situazione politica, non avendo più il centro sinistra alcuna prospettiva da offrire, neppure in questa sua ultima riedizione, che ha già rivelato, di essere altrettanto instabile e incapace quanto lo sono sta ti i governi precedenti.

La vicenda della riforma uni(isiontlaisa a noi, 4)

*st Lotta unitaria della classe lavoratrice per battere il centro-sinistra )96 ,5 a_ I. 5. R. M. O. Sesto S. G.-Milano fondo C Rsroc.D i A CURA DELLA CELLULA P. C. I. FABBRICA INNOCENTI

FABBRICA LA VOCE DI TUTTI UNITI SI VINCE

L'unità e la lotta dei lavoratori della "Innocenti,, ha sconfitto la resistenza padronale

L'ultimo accordo aziendale ottenuto dai lavoratori con alla testa l'organizzazione sindacale non è che il riflesso della lotta sostenuta dai lavoratori nel marzo scorso 1968 e dalle azioni articolate poitate avanti reparto per reparto — settore per settore che hanno portato negli ultimi mesi a dua accordi della C.I.

Questo dimostra che quando i lavoratori sono riuniti e decisi nella lotta trovando una giusta collocazione di classe, contestando giorno per giorno la politica di sfruttamento padronale, si possono strappare miglioramenti salariali e normativi, nuovi diritti che gli sono sempre stati ne. gati:

vedi il diritto di assemblea di reparto con la C.I. la commissione antinfortunistica che è sempre stata gestita dalla direzione l'eliminazione delle guardie di reparto, strumento di coercizione e di provvedimenti contro i lavoratori.

Questo successo che i lavoratori dell'Innocenti si sono conquistato non vuol dire la soluzionP di tutti i problemi ma una tappa importante di un processo di lotta che deve portare i lavoratori a sempre nngliori condizioni di vita e di lavoro, ad essere i protagonisti della formazione di una nuova società libera, dallo sfruttamento e dalla miseria, democratica e civile.

LETTERE

Con l'accordo firmato presso il ministero del lavoro, per l'abolizione delle gabbie salariali, è stato inferto un nuovo duro colpo al ras dell'industria italiana « il mito di Costa » alla intransigenza e feudale mentalità della sua organiz zazione che è la Confindustria.

L'accordo è stato possibile grazie alla tenace e combattiva lotta dei lavoratori particolarmente del Sud a cui va il nostro plauso e la nostra ammirazione per il sacrificio imposto dalla ostinata resistenza padronale, conducendo fino in fondo, la lotta contro una grave ingiustizia che, ha fruttato centinaia di miliardi al padronato, spremendoli lira su lira sulla pelle dei lavoratori. Un'altro plauso va a quelle organizzazioni sindacali che hanno guidato i lavoratori in una battaglia estremamente difficile, sia per la portata della lotta sia per l'appoggio del governo ai padroni. Questi sperperatori di miliardi sono stati costretti ad accettare la totale eliminazione delle gabbie, grazie alla crescente unità sindacale dal basso ed auguriamoci che questa unità lo diventi a tutti i livelli.

Ecco che un altra grande conquista è stata possibile grazie ai lavoratori, che ha incrinato in modo forse irreparabile l'intelaiatura della Confindustria, che oltre a subire la sconfitta entra in una profonda crisi abbattendo per sempre il mito dell'armatore genovese.

Concludo affermando, dopo questi successi, prepariamoci ad infliggere un'altro duro colpo alla scadenza del nostro contratto, così colpo su colpo si creano le premesse per dare una maggiore giustizia, e con essa eliminare tutti gli sfruttatori!

In materia di orario di lavoro alla Innocenti ci sarebbe da scrivere un romanzo. Tutti ricordano i cambiamenti e le riduzioni di orario di lavoro che la direzione ha applicato ai vari settori o singoli reparti.

Ma un episodio particolare del modo dispotico di fare deve essere portato a conoscenza dei lavoratori della Innocenti.

Il capo reparto dei raschiettatori del G III ha esposto un comunicato per orario di lavoro a due soli operai di 45 ore settimanali per il mese di aprile, mentre tutto il reparto fa orario diverso e straordinari.

Si sente parlare spesso in fabbrica di forze produttive e forze passive.

Ho chiesto ad un vecchio compagno se esistono tali forze passive, e quali siano. Mi ha risposto con tre parole « Si, il padrone ».

Dall'inchiesta fatta all'Innocenti è stato rilevato come i problemi più sentiti sono quelli della intimidazione esercitato dai capi; la mancanza di libertà, i ritmi massacranti. Noi invitiamo tutti i lavoratori a servirsi di questo giornale che vuole essere il loro giornale, a scrivere denunciando ogni caso di sopraffazione, ogni non rispetto degli accordi contrattuali, perché il problema di un reparto, la discriminazione esercitata contro un solo operaio, è problema che coinvolge tutti gli opeai.

Un padrone sul tipo Innocenti può guadagnare 2 o 5 m'liardi l'anno.

Nessun saprà dove andranno e quale uso ne farà. Un abile dirigente può costare da 20 a 40 milioni l'anno. Se non rende; se sbaglia lo si cambia.

Ma un padrone?

I settemila operai del stabilimenti Riva, il padrone se lo sono dovuti tenere sino ala fine.

Ora, sono disoccupati.

Questi sono i benefici del sistema capitalistico.

Sciopero degli affitti

Gli inquilini non pagano il mese di aprile e consegnano all'Associazione Inquilini (APICEP) il bollettino.

L'80 per cento degli inquilini ha aderito alle iniziative di lotta.

Rapporti caotici tra i 103 ( !) Enti che operano nell'edilizia pubblica (pagati con i soldi di tutti), affitti che non hanno più niente di popolare, espulsione dell'edilizia popolare verso la estrema periferia e nelle province, spese di gestione incontrollate e incontrollabili: queste le cause che hanno fatto emergere il malcontento degli inquilini.

Si sta perciò sviluppando una larga adesione allo sciopero degli affitti, proclamato dalle assemblee degli inquilini organizza. te dall'Associazione Inquilini.

Si tratta di una battaglia non facile perché da parte dell'IACP si è cercato prima con l'intimidazione, e poi con argomentazioni elusive, di dividere gli inquilini.

Si è parlato, da parte dell'IA CP, di difficoltà finanziarie per colpa di Roma, di Enti che vanno unificati per ridurre gli sprechi, ecc.

Non siamo certo noi a negare questa realtà,... la responsabilità è certo del Governo, ma <lume dimenticare le responsabilitàdei dirigenti milanesi DC e socialisti dell'IACP é del Comune.

Non si è voluto applicare la

legge 167 per acquisire a un giusto prezzo le aree per edificare, si sono spesi miliardi per acquistare aree come a Muggiano inutilizzate e inutilizzabili; si pagano ad imprese private 20.000 lire per metro cubo costruito quando nell'edilizia privata si pagano 14 mila lire e le cooperative costruiscono a 12.000 lire ( !) il metro cubo; si •rifiuta di far entrare i rappresentanti degli inquilini nel Consiglio di Amministrazione.

Tutto ciò è alla base delle lotte in corso, da portare avanti con impegno consegnando all'Associazione Inquilini; il bollettino dell'affitto di aprile, e per chi non avesse potuto farlo in questo mese, quello di maggio.

Sino al momento in cui scrivitmo queste sono le percentuali delle famiglie che hanno consegnato i bollettini all'Associazione Inquilini: Gallaratese 45 per cento; Gratosoglio 65 per cento; Rozzano 65 per cento; Tessera 60 per cento: Quarto Oggiaro 55 per cento; S. Ambrogio 75 per cento; S. Leonardo 30 per cento; Olmi 80 per cento; Chiesa Rossa 60 per cento; Prato Centinaro 30 per cento; Cinisello 65 per cento.

Per ogni chiarimento rivolgersi all'Associazione Inquilini (APIC ti EP) via Mameli 48 - tel. 748570oppure nel pomeriggio presso IA CP in via Romagna 26 - tel. 7392 (interno 335).

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— Pensavo proprio di concederle un aumento, poi mia moglie si è messa in testa la pelliccia!
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CONDIZIONE INDISPENSABILE PER BATTERE I PADRONI: UNITA' TRA OPERAI E IMPIEGATI

E' in atto un grande movimento rivendicativo degli impiegati: abbiamo visto gli impiegati della Breda, dell'Alta, Salmoiraghi, Dalmine, Siemens, Olivetti, della Pirelli impegnati in azioni sindacali per il riconoscimento di giuste esigenze. In questo movimento si sono inseriti gli impiegati della nostra fabbrica con una piattaforma che è stata costruita sulla base di quanto gli stessi impiegati hanno chiesto, nelle assemblee. E cioè:

aumento degli stipendi; riduzione dell'orario di lavodegli impiegati; conteggio delle ferie in 5 giorni settimanali; revisione dell'attuale criterio per l'assegnazione delle categorie;

3) garanzia della mobilità interna; conglobamento delle voci che compongono la retribuzione. Miglioramento delle condizioni degli studenti lavoratori; Settimana corta Uffici regionali.

Al non della Direzione gli imviegati e i tecnici hanno risposto con una prima azione di lotta assentandosi dal lavoro per 2 ore e altre ne avverranno se la Direzione non accoglierà le loro giuste richieste; questa è la impressione raccolta fra la, categoria che .in assemblea ha eletto un comitato di studio per coordina-

re la lotta e i problemi degli impiegati e tecnici. L'innocenti, come tutti i padroni del nostro Paese, deve riconoscere che è finito il tempo in cui gli impiegati potevano essere considerati, in modo partenalistico, i collaboratori » dell'azienda, e non dovevano preoccuparsi della loro condizione perché a loro pensava la direzione. Ciò è dimostrato dal modo come gli stessi impie• gati hanno accolto la « magnanima » proposta della Direzione di aumentare di 6.000 ( !) lo stipendio, come concessione alla pressione che veniva dalla lotta degli operai.

Anche l'ultimo atto, quello della lettera a tutti gli impiegati, sta a dimostrare il tentativo, di distorcere la piattaforma rivendicativa e di dividere gli impiegati dai sindacati e sottometterli alle esigenze del padrone. Ma ormai gli impiegati dimostrano in misura sempre maggiore di aver capito che il loro lavoro merita di essere ben più retribuito dal padrone.

Da- parte nostra come comunisti, riteniamo che questa lotta, che si è sviluppata in modo autonomo, acquisti grande importanza il significato di una presa di coscienza della categoria, degli impiegati che vuol contare di più nel fissare il proprio valore professionale e nel determinare la propria carriera professionale. E' un processo che presenta natu-

Il bastone e la carota

La preoccupazione vitale per la nostra borghesia e- per il suo governo è quella che il loro piano funzioni, vale a dire che la torzalavoro attuale (operai, tecnici) e quella futtura (studenti) possano essere docilmente controllate nei loro movimenti. Riassumendo, la nuova strategia dei nostri padroni può essere così delineata:

Compiti affidati al governo.

Una falsa riforma della scuola per dividere il Movimento Studentesco e per asservire meglio la scuola ai bisogni del capitale. Qualche concessione a livello generale, che comunque gli con senta di rimanere al potere.

Tentativo di coinvolgere i sindacati nella programmazione (accordo quadro) in corresponsabilità su obiettivi inaccettabili.

Il tutto condito con l'uso abbondante delle forze di polizia e della magistrattira « indipendente » allo scopo di intensificare la repressione contro gli operai e gli studenti che rifiutano di stare al gioco.

Compiti propri del padrone

Strategia Pirelli, tentativo di prevenire alcune rivendicazioni normative, facendo concessioni sostanzialmente marginali. La bomba Pirelli, tanto sbandierata dalla stampa e dalla TV, è nata dalla paura per le nuove efficacissime forme di lotta verificate-

si nel '68 e continuate nel '69 in tutto il complesso del re della gomma.

In generale vi è il tentativo di far sì che le scadenze contrattuali del '69 non assumano un carattere di generalizz2zione della spinta di classe, che viene giudicata pericolosa da parte capitalistica. Si fa il possibile per evitare che cinque milioni di salariati si trovino a lottare contemporaneamente, con la stessa carica delle attuali lotte articolate, per gli stessi obbiettivi.

Nelle fabbriche la repressione funziona ugualmente come tentativo di isolare le avanguardie operaie e sindacali, tramite licenziamenti, ristruttLrazioni dei reparti, spostamenti, ecc. ecc.

La strategia generale è quindi quella del bastone e della cara ta, il cui scopo principale è quello di evitare che le spinte salariali superino certi limiti (quelli fissati dal, piano) e che Ie rivendicazioni di maggior potere in fabbrica, i comitati di reparto, non sfuggano al controllo del padrone perché farebbero naufragare il tentativo dell'Accordo Quadro.

Se questo, a grandi tratti, è il piano politico del capitale e del suo governo, la risposta dei comunisti e di tutte le forze anticapitalistiche non può essere che quella della lotta.

Per le scadenze che ci attendono, per la posta in gioco, possiamo veramente dire: Non è che l'inizio, continuiamo la lotta! -

ralitzente delle difficoltà poiché ormai oggi pesa tutto un passato di politica paternalistica che ha lavorato in mille modi sulle coscienze, e sta solo oggi passando al vaglio delle nuove idee,

frutto del tempo che andiamo vivendo e delle sue lotte. Come dicevamo sopra è già stata data una prima risposta, sarà questo l'inizio di una svolta che porrà finalmente l'impiegato su di un nuovo piano nei confronti della Innocenti un piano dal quale potranno fargli sentire il loro vero peso specifico nei rapporti di forza della fabbrica, per dirgli che anche loro lottano e come contano.

Il primo maggio rappresenta una grande vittoria:

LA GIORNATA LAVORATIVA DI OTTO ORE

La classe operaia, che era sfruttata per dieci, dodici ore al giorno, l'ha conquistata con lunghi scioperi, lotte, spesso con la prigione ed il sangue, contro un padronato che, allora come oggi, credeva di poter imporre il suo arbitrio senza tener conto della volontà operaia decisa a lottare fino in fondo.

Sappiamo perciò che quello che abbiamo oggi ce lo siamo conquistato, e nulla è stato concesso, e che la lotta della classe operaia contro il padronato per ulteriori conquiste salariali e di potere politico deve continuare.

Il padronato non rinuncia certo al profitto ed allo sfruttamento, anzi, tenta di intensificarlo: oggi, in un'ora, un operaio produce quasi quanto prima produceva in un giorno. Questo significa che i ritmi sono aumentati e che tutte le innovazioni tecniche finiscono per essere pagate con la fatica ed il sudore degli operai anziché essere al servizio di chi lavora.

Ancora oggi i lavoratori italiani cadono sotto il piombo dei

capitalisti come è avvenuto ad Avola e Battipaglia.

Nello stesso tempo bisogna dire che davanti alla repressione e allo sfruttamento non c'è più una classe operaia debole, ma una classe operaia che ha condotto grandi lotte, che si è conquistata delle importanti alleanze sociali, dagli studenti ai tecnici. agli impiegati. In molte fabbriche si è già detto no al nuovo tipo di sfruttamento: dalla Pirelli alla Rhodiatoce, dalla M071tedison alla Mancato e se la polizia spara è perché il padronato ed i suoi rappresentanti al Governo hanno paura che il movimento operaio possa mettere in questione il suo, potere. E' il momento di lottare contro lo sfruttamento e per più potere in fabbrica. Ricordiamo che l'anno scorso al primo maggio eravamo in lotta: dopo tanto tempo finalmente ci siamo trovati uniti, dobbiamo ora rafforzarci e organizzarci all'interno sempre meglio, affinché la prossima scadenza contrattuale ci trovi pronti alla lotta!

Lo sciopero dell'Il Aprile

Dal comunicato del Direttivo della Federazione Comunista Milanese

La immensa risposta popolare che anche Milano, insieme con tutto il Paese, ha fornito alle uccisioni di Battipaglia, raccogliendosi attorno ai tre sindacati in uno sciopero possente ed in una grande e civile manifestazione, ha gettato nuovo allarme tra le forze reazionarie e conservatrici.

Gruppi e circoli reazionari favoriscono dunque l'azione della provocazione fascista per potere giustificare il ricorso ad una politica di repressione che sarebbe motivata dallo scatenarsi di quelli che vengono definiti gli opposti estremismi. E' perciò che nessun comunista, nessun lavoratore, nessun giovane deve cadere nella trappola della reazione, nessuno deve prestarsi a fare il gioco della provocazione. Vanno quindi combattute con ogni fermezza, così come i comunisti hanno sempre sottolineato, le parole d'ordine irresponsabili e provocatorie che tendono alla ricerca dello scontro per lo scontro e che danno luogo a gesti di tipo anarcoide che niente hanno a che fare con le tradizioni di lotta della classe operaia. Tali parole d'ordine cercano di presentarsi come rivoluzionarie ma, in realtà, tendono a restringere il fronte di lotta, fanno il gioco della destra e del grande capitale e si collocano, quindi ,in una posizione obiettivamente controrivoluzionaria. Ciò è provato anche dalla enorme pubblicità che i giornali della grande borghesia danno a ciascuno di questi gesti dietro di cui cercano di nascondere la grande e possente unità di lotta delle masse lavoratrici.

Milano, 12 aprile 1969

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Il Padrone Americano

Una buona parte del mondo porta oggi nella sua realtà i segni di un unico dominio: quello dell'imperialismo americano.

E' facile capire che cosa signi.fica imperialismo se guardiamo a un Paese qualsiasi dell'America Latina: vediamo allora che le poche industrie attive sono quasi totalmente in mano a capitali americani, gli investimenti pagati non solo con la soggezione economica e politica, ma anche con l'impoverimento continuato delle risorse produttive e umane.

Gli USA sfruttano le materie prime, hanno il monopolio del mercato, e non hanno alcun interesse a favorire l'industrializzazione dei paesi poveri.

Questo significa la fame e la miseria per milioni di contadini, disoccupazione e salari bassi per i lavoratori, regimi dittatoriali al servizio di pochi privilegiati e degli interessi USA contro le lotte popolari.

' Ma anche l'Europa è una colonia dell'imperialismo americano. E in Europa il punto forte della penetrazione americana è l'Italia.

L'evidenza di questo asservimento è meno chiara, perché i veri padroni sembrano essere gli Agnelli o i Pirelli, sembra che il potere economico ce l'abbiano i grossi monopoli, la Montedison, la Olivetti. Ma questo è vero solo in parte, il 17,9 per cento della nostra economia è in mani straniere soprattutto americane. Non bisogna dimenticare quello che è successo alla Olivetti il cui settore elettronico fu assorbito dalla General Electric o alla Ferrania, che ha ceduto la totalità delle azioni alla Minesota.

Questo senza contare la miriade di medie e piccole fabbriche direttamente gestite da società americane, che non hanno scrupoli a chiudere e a licenziare appena il profitto si abbassa (vedi la Vanzetti e la Apollon).

Ma la cosa più grave è la logica che domina questi investimenti.

Il capitale americano agisce, come del resto il nostro, sulla base del massimo profitto senza preoccuparsi della miseria e degli sprechi che produce.

Dall'altra parte il capitale americano si mette in concorrenza e sopraffà quello nazionale (come abbiamo visto per la Olivetti); soprattutto nei settori di punta che permettono di condizionare

l'intero sviluppo produttivo: cioè l'elettronica, la petrolchimica, ecc.

I padroni italiani lasciano fare perché sono legati da altri interessi con gli USA, e così il governo. Gli USA si sono garantiti ulteriormente una tranquilla coloniz727ione mantenendo in Italia un esercito e basi militari, cioè le forze della NATO.

Tutto questo però ha un preciso significato per la classe operaia italiana perché pesa sulle sue spalle.

Dei disagi che soffriamo quotidianamente dobbiamo incolpare anche i padroni americani. Se è vero che hanno contribuito ad uno sviluppo economico distorto e che lo portano avanti, con le loro scelte e i loro condizionamenti, allora vuol dire che dietro gli alveari di periferia in cui viviamo, i trasporti scomodi e costosi, le ore perse per sportarsi, i ritmi alti di lavoro, dietro tutto questo c'è la NATO e l'imperialismo.

Vuol dire che la NATO incide sulla mancanza di libertà di cui soffriamo, sulla mancanza di istruzione, sull'avvenire nostro e dei nostri ìgli.

Il fatto ad esempio che gli americani posseggano i settori più importanti della nostra economia, significa che possono in futuro- compromettere la nostra occupazione, condannare i nostri figli alla disoccupazione tecnologica cioè alla condizione di tecnici che non trovano lavoro, perché il possesso americano non sviluppa certo questi settori ma li sottomette alle esigenze estranee e frenanti.

Per tutto questo la lotta contro la NATO e l'imperialismo è un compito soprattutto nostro di tutta la classe operaia italiana, nelle fabbriche e nelle piazze.

Combattendo gli USA e la NA

TO combattiamo i nostri padroni diretti, gli togliamo un valido sostegno. Combattendo la NATO ci leghiamo con gli operai e contadini dell'America Latina, dell'Africa, del Vietnam e di tutti i Paesi sfruttati.

La parola d'ordine per l'avanzamento della classe operaia non può essere quindi che la lotta antinato. Organizziamo come in altre fabbriche un comitato unitaria contro la NATO.

BATTEREIICENTRO-SINISTRA

(Continua dalla prima pagina) versilaria, conclusasi con le cla morose dimissioni del Ministro Sullo, dimostra quanto l'attuale governo sia, per la sua natura politica e per le forze che lo dirigono, ostile ad ogni anche timido tentativo di rinnovamento.

Chi vuole tentare qualche cosa di nuovo nella vita politica italiana, finisce per essere schiacciato da questa macchina burocraticopovernativa, che tollera soltanto il conformismo e la cieca sottomissione alle direttive della classe dirigente e della destra democristiana.

Il centro-sinistra, concepito ccme arma da usare contro il movimento operaio, ha condotto il Paese a un punto grave di crisi, dal quale bisogna uscire rapidamente.

Ma si tratta di sapere in quale direzione ci si intende muovere, a quale sbocco politico si vuole andare.

Infatti, nell'attuale stato di crisi e di incertezza, c'è chi manovra per favorire soluzioni autoritarie, per predisporre una politica di attacco ancora più duro

contro il movimento operaio non escludendo l'eventualità che a questo fine si debbano calpestare le norme della Costituzione democratica. E allora il nostro compito fondamentale è quello di costruire, nel contatto diretto con le grandi masse popolari, uno schieramento unitario sempre più largo, che offra una alternativa al centro sinistra ed impedisca ogni ritorno reazionario.

La classe operaia è la forza essenziale di questo nuovo schieramento politico. Così come le lotte della classe operaia hanno impedito nel passato che il centro sinistra ottenesse i suoi obiettivi di divisione e di ingabbiamento del movimento operaio, oggi, in crriesta nuova situazione, spetta alla classe operaia essere la forza più avanzata nella lotta politica per una nuova maggioranza, per una alternativa democratica al centro sinistra.

Con la lotta, con l'unità delle male, con la pressione popolare, il centro sinistra più essere piegato e si può realizzare una avanzata delle forze di sinistra, un primo passo sulla via della tra. Ffarmazione socialista del nostro Pa "se.

LINA. - ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI

GARANZIAPREVIDENZIALE

" AVORO L[ [FAMI(' LIA..

Una nuova previdenza appositamente studiata Ball' I. N. A. per i lavoratori e

CAPITALE a scadenza;

CAPITALE in caso di premorienza;

CAPITALE aggiuntivo in caso di morte per infortunio;

ESONERO dal pagamento dei premi in caso d'invalidità permanente;

le loro famiglie

GARANZIA assicurativa anche in caso di sospensione del pagamento dei premi;

INDENNIZZO in caso di premorienza del coniuge;

PREMIO DI NATALITÀ in caso di nascita di un figlio almeno terzogenito.

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Mentre gli americani sono stati costretti a trattative i Yietgong continuano la lotta
Per informazioni rivolgersi: Agenzia Generale I. N. A. - Piazza Diaz, 6 - Milano - Tel. 80.75.41 Supplemento alla «Fabbrica> - Diretiore resp. Bruno Enrioni - Registrato presso il Tribunale di rvi'ano N. 298,67

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