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Fabbrica Lambro34

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I. 5. R. M. O. Sesto S. G.-Milano fondo C Rsroc. D i

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A CURA DELLA CELLULA P. C. I. FABBRICA INNOCENTI

BATTIAMOCI PER IMPORRE NUOVI STRUMENTI DI LOTTA Le esperienze e gli strumenti di lotta operaia che si sono rivelati tanto efficaci nel maggio francese e in alcune grosse lotte italiani (Portomarghera, Alfa Romeo, Pirelli, Italsider, Farmitaha, ecc.), cominciano a circolare anche tra noi, alla Innocenti.

Ci riferiamo all'Assemblea di Fabbrica e di Reparto Molti tra gli operai anziani ricorderanno certamente gli anni nei quali l'assemblea di reparto era di casa all'Innocenti. Ricorderanno anche il potere reale che questo strumento dava agli operai e alle loro organizzazioni.

Il nostro non vuole però essere un discorso sul passato. Sappiamo molto bene che allora la situazione era diversa e, quindi, non vogliamo fare paralleli inutili. Ci interessa invece sottolineare il fatto nuovo, cioè la maturazione, il salto di qualità che la classe operaia sta compiendo, puntando decisamente sulla partecipazione di massa alle decisioni che riguardano le lotte e la loro gestione; la spinta, specialmente tra i giovani operai, a darsi strumenti organizzativi non burocratici; il rifiuto delle decisioni dall'alto; la richiesta sempre più chiara di trasformare gli strumenti di lotta (assemblee, comitati, ecc.) e le organizzazioni operaie (partiti, sindacati) in organismi permanenti di potere in fabbrica. Noi operai comunisti vediamo in questa tendenza il dato più positivo del 1968. In Italia, in Francia, in Spagna, in Inghilterra, in tanti Paesi con situazioni diverse, la lotta operaia acquista un suo carattere universale con strumenti simili dappertutto: comitati di sciopero (in Francia), commissioni operaie (in Spagna), delegati di reparto (in Inghilterra).

Questi sono gli strumenti nuovi che rendono la lotta operaia più efficace sul piano rivendicativo, ma soprattutto, di giorno in giorno, sempre più indicativa della necessità per la classe operaia di avere strumenti che le consenta• no di creare nuovi rapporti di democrazia diretta. Dobbiamo far sì che il processo di unità sindacale in corso trovi i suoi strumenti proprio nei Comitati di reparto, nelle As-

semblee di fabbrica e di reparto, nei Comitati di sciopero, in tutti quegli organismi insomma che danno un senso all'unità sindacale: la partecipazione di massa a questi momenti organizzativi è garantita appunto dalla loro fondamentale unitarietà. E' di per sé evidente che, se la spinta prima che anima questi strumenti operai è la lotta rivendicativa, la lotta sindacale, la conseguenza che ne deve derivare è l'unità politica della classe operaia contro il padrone in fabbrica e contro il sistema nella cietà. Battiamoci dunque ner im-

porre questi nuovi strumenti. Faremo fare un grosso passo avanti a tutto il processo di unità tra gli operai e tra le loro organizzazione politiche e sindacali. Ed è in questo quadro che si inserisce la lotta per lo statuto dei lavoratori. Statuto dei lavoratori significa libertà in fabbrica, significa poter esprimere le proprie idee sindacali e politiche nel posto di lavoro che poi è il posto dove noi operai passiamo la nostra giornata e la nostra vita. Per questo è un obbiettivo per il quale la classe operaia chiama tutti alla lotta perché è una lotta che giustamente pretende il proprio diritto di essere uomini, contro la volontà del padrone di ridur• ci servi della macchina e quindi macchina stessa.

Subito lo statuto dei diritti dei lavoratori Per far sì che lo « Statuto dei lavoratori » venga approvato al più presto e senza sminuirne il contenuto, il Partito Comunista Italiano ha lanciato una petizione fra i lavoratori con cartolina da inviare alla Presidenza del Senato, ed una sottoscrizione per inviare, assieme ad altri lavoratori di altre fabbriche, una delegazione DELL'INNOCENTI

Lotta unitaria della classe lavoratrice per battere il centro-sinistra La situazione politica del Paese continua ad essere tesa, scossa da una profonda crisi che investe tutto lo schieramento dello maggioranza di centro sinistra. I segni di questa crisi sono chiari, visibili: i partiti di governo sono all'interno lacerati da contrasti sempre più marcati, così da rendere impossibile qualsiasi valida maggioranza e, cresce nel Paese, in mille forme diverse, la protesta, la contestazione; che è sintomo appunto dell'incapacità del centro sinistra di suscitare fiducia e di dare risposta ai problemi. Dura ormai da anni questa situazione di incertezza, questa politica del compromesso e del rinvio. Il fallimento del centro sinistra sta proprio qui: non aver saputo o voluto risolvere i grandi temi della vita nazionale. La crisi del centro sinistra è il fallimento dei teorici del riformismo, i quali pensavano fosse possibile un graduale e reciproco sviluppo della società italiana, che rendesse meno aspre e via via risolvesse le contraddizioni

sociali del Pase. Si sono trovati invece in una situazione di assoluta impotenza, senza nessun appoggio popolare e senza avere forza di imporre le loro velleità riformistiche alle forze politiche moderate e al padronato. Il P.S.I. che aveva alimentato queste illusioni, ha pagato per questo suo errore un prezzo politico, e si trova attualmente in un vicolo cieco, incapace di dare una valida giustificazione della propria azione di governo, soggetto alla accusa bruciante, che viene dai lavoratori e dai suoi stessi iscritti di avere abbandonato il terreno della lotta di classe e di avere snaturato la sua stessa tradizione. E' dunque chiaro, di fronte a questi dati di fatto, che occorre un mutamento nella situazione politica, non avendo più il centro sinistra alcuna prospettiva da offrire, neppure in questa sua ultima riedizione, che ha già rivelato, di essere altrettanto instabile e incapace quanto lo sono sta ti i governi precedenti. La vicenda della riforma uni(isiontlaisa a noi, 4)


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