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Quartieri4

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quartieri BICOCCA - NIGUARDA - PRATOCENTENARO N. 5 — ANNO 1 — L. 300

Copia in attesa di autorizzazione

Sommario Pag. 2 - Consiglio di Zona Pag. 3 - Il terrorismo - Mostra sulla droga - "Grease Pag. 4 - Rubrica Pensioni Pag. 5 - La Caserma Pag. 6 - Giovani e Tempo libero - Lo sport Pag. 7 - Aborto - Poliambulatorio Pag. 8 - Rubrica: La casa

Tritolo e contratto all'ospedale di Niguarda Il 5 ottobre è stato firmato il contratto dei lavoratori ospedalieri dopo quasi due anni di trattative. L' 11 ottobre è fallito un attentato alla Direzione Sanitari: (1% kg. di tritolo). 11 19 ottobre l'Ospedale veniva praticamente chiuso per uno sciopero selvaggio indetto da una parte dei lavoratori (240 su 4000 circa). Molti si chiederanno il perchè di tutto questo. Spiegare qui, in breve, la nostra opinione non è compito facile. Non è facile in quanto è necessario andare indietro nel tempo, ricordando che l'assistenza sanitaria a favore del popolo era un'opera umanitaria delegata al clero ed alle donne della nobiltà. I secoli sono passati, anche con l'avvento della società industriale e del capitalismo, l'assistenza agli ammalati, cioè ai lavoratori ammalati, quindi improduttivi, non mutò quel concetto di, attività altamente umanitaria che nobilitava chi lo conduceva. Non vi è mai stata nel nostro

paese una profonda coscienza del diritto alla salute ed anche quando la Costituzione repubblicana lo ha sancito, i lavoratori non avevano la forza per imporre una vera politica sanitaria. La classe lavoratrice ha dovuto sempre combattere per raggiungere obiettivi così importanti ed urgenti, che il tema della tutela della salute ha accumulato pesanti ritardi. Molto spesso fu accettata la monetizzazione del rischio senza affrontare in profondità e complessivamente il problema. Negli ospedali è molto tenue la coscienza di classe, quindi sindacale. Per decenni sono stati roccaforti del clientelismo, del paternalismo e strumenti elettorali di questo o quel barone democristiano. Come tutto il pubblico impiego, gli ospedali rappresentano l'anello debole del sindacato e lì, l'attacco reazionario si sviluppa più pesantemente. Abbiamo valutato il contratto siglato dopo due anni di difficile trattativa con il Governo ed è giu-

sto dire che si tratta di un contratto positivo. Ma non si può recuperare, con un solo contratto, anni di abbandono e di errori, anche sindacali. Non esistono pubbliche scuole per infermieri, molto concorsi vanno a vuoto per mancanza di iscrizioni. Niguarda aveva, prima dello sciopero, circa 1800 degenti con 3900 dipendenti. Sono tanti? Noi crediamo siano troppi, eppure il livello assistenziale è scadente. Le ragioni sono tante, ma una è per noi prioritaria; la dequalificazione professionale del personale sanitario, e para - sanitario in particolare. Vi è quindi dequalificazione e bassi salari. Questo è un nodo fondamentale da risolvere che il Governo e le Regioni non possono più eludere e bene hanno fatto i Sindacati a non barattare per una manciata di soldi, la riqualificazione del personale, anche se l'apertura di scuole resta l'obiettivo fondamentale. La sanità ha nel nostro paese co-

mi rinnovi contrattuali, della tutela della salute. L'isolamento nel quale da sempre si trovano i lavoratori sanitari, ha consentito lo svilupparsi di un sentimento corporativo sul quale l'avventurismo autonomo ha facile presa. L'adozione di forme di lotta esasperate, volute ed imposte dagli autonomi, producono profonde lacerazioni ed aggravano la già precaria forza del Sindacato. Non a caso subito dopo la firma del contratto, che ribadiamo complessivamente positivo, l'Assessore alla Sanità del Veneto ha offerto L. 27.000 mensili a tutti i lavoratori ospedalieri di quella Regione. È stato un atto provocatorio per ridare fiato alla contestazione che ha avuto immediatamente presa ed ha scatenato una rincorsa salariale fuori da qualsiasi logica sindacale. Viene spontanea una domanda: è stata proprio una iniziativa di quell'Assessore o invece alle sue (segue a pag. 8)

La biblioteca

Il consultorio di via Cherasco un servizio per tutta la famiglia Cos'è il consultorio? È un servizio per l'educazione sessuale, per la procreazione libera e consapevole, per l'assistenza alla maternità, all'infanzia e alla famiglia.. La legge dello Stato n. 405 del 29 luglio 1975 e la successiva Legge Regionale n. 44 approvata il 29 luglio 1976, sancirono l'istituzione dei consultori materno - infantili e familiari, demandando i compiti della gestione agli Enti Locali. Questi servizi così importanti, non potevano però aprirsi al pubblico in itodo meccanico e calati dall'alto. L'amministrazione Comunale decise pertanto l'apertura dei Consultori nelle 20 zone del decentramento, chiamando i Consigli di Zona a collaborare nella ricerca delle sedi adatte e del personale specializzato. Questo servizio pubblico è gramito e intende tutelare la salute della donna, del bambino e della coppia. Al consultorio possono rivolgersi tutti coloro, sia a gruppi che singolarmente, che desiderano avere informazioni sui metodi contraccettivi, sull'educazione sessuale, per la regolamentazione delle nascite: inoltre: - somministrazione e controllo medico - psicologico degli stessi; - consulenza relativa ai problemi di sterilità maschile e femminile; - consulenza e informazione sulla trasmissione e possibilità di prevenzione delle malattie ereditarie; - informazioni e consulenza per i problemi del climaterio soprattutto femminile; - assistenza medica e psicologica della gravidanza e del puerperio; - consulenza relativa ai problemi della sfera sessuale e alle problematiche familiari;

sti e sprechi spaventosi. Ridurre i costi attraverso una organizzazione del sistema sanitario che privilegi gli Enti Locali; eliminare gli sprechi ed il malcostume, recuperando ingenti capitali da investire in un'azione capillare decentrata che, non veda nell'ospedale il punto di soluzione di tutti i problemi, ma che attraverso centri o poliambulatori di zona o di quartiere, operi un efficace filtro. Sarebbe un gravissimo errore introdurre ancora provvedimenti tampone, come una pioggia di miliardi per aumentare di poco i salari, senza affrontare alla radice il problema. Non è più tollerabile un rinvio della Riforma Sanitaria. Il Senato deve dibattere al più presto il progetto di legge e consentire alla Riforma una spedita realizzazione. I lavoratori della sanità non possono essere lasciati soli ad affrontare l'attuale situazione, tutto il movimento dei lavoratori deve farsi carico, con decisione, già con i pri-

un problema aperto

- assistenza medica e psicologica al l'aborto nei termini previsti dalla legge. A questo proposito quindi abbiamo intervistato un operatore del Consultorio Da cosa è nata l'esigenza di un consultorio? Dai vari problemi che la donna si trova ad affrontare, come ad esempio la contraccezione, non solo ma si è sentito il bisogno di una struttura dove la donna potesse trovarsi e prendere coscienza, insieme ad altre donne, della sua situazione, dell'ormai noto sfruttamento alquale viene ancora oggi sottoposta, della sua condizione di casalinga e di madre". Nel consultorio sono presenti alcuni operatori che svolgono un compito ben preciso. Ci sono assistenti sociali, ginecologi, una pediatra e uno psicologo. Queste persone sono state scelte con un criterio ben preciso, si ritiene infatti che i servizi funzionanti all'interno del consultorio siano sufficienti a fornire una visione globale alla donna, dei suoi problemi. Nel consultorio vengono organizzati dei gruppi di studio? "Certamente! Sono gruppi d'in-

formazione per la donna, alcuni seguiti dagli operatori, altri invece sono gruppi di donne che si trovano fra loro per discutere dei loro problemi utilizzando la struttura del consultorio". Quali sono gli argomenti affrontati durante i gruppi di studio seguiti dagli operatori?" "C'è un gruppo di studio che affronta il tema dell'informazione sulla contraccezione, ed è seguito da una psicologa e da una assistente sociale; un altro gruppo sulla sessualità infantile (dai 4 ai 12 anni) seguito da una dottoressa. Una altro gruppo, infine, è per la donna sui 50 anni d'età seguito da due operatori, ed affronta il problema della menopausa e tutti quei temi (segue a pag. 8)

Abbiamo già avuto occasione di parlare del Pensionato Belloni, con riferimento alla biblioteca che si doveva instaurare con i volumi donati dalla Pirelli. Malgrado il fatto che poco si riesce a sentire dall'esterno, abbiamo saputo che i giovani del Circolo Gramsci della FGCI - Bicocca, alcuni ospiti del Pensionato, assieme ad altri giovani del quartiere passano le loro serate imbiancando e sistemando i locali che dovrebbero ospitare la biblioteca. Con questo gesto, dimostrano la volontà di continuare il loro impegno verso il quartiere, senza aspettare la risoluzione del problema Belloni, che come si sa, stenta ad andare avanti, malgrado l'interessamento del Consiglio di Zdna 9 e anche del Comune di Milano. La politica di logoramento che il Consiglio di Amministrazione del Belloni ha iniziato quasi quattro anni fa, come si vede, continua. Stentiamo a credere che non sipossa trovare una soluzione, e le forze sociali e politiche che operano nel territorio hanno il preciso dovere di interessarsi a questa realtà, che per il quartiere, e anche per la zona, ha tantissime possibilità di sviluppo. Abbiamo chiesto ad alcuni di questi giovani perchè hanno deciso diportare avanti i lavori lo stesso. Dalle loro risposte risulta che non tutti sanno nemmeno a che punto è la vertenza Belloni, ma hanno capito che questa struttura deve essere recuperata alla cittadinanza. Che è scandaloso vedere un edificio così lasciato in uno stato di abbandono quasi totale. In un quartiere che da pochi spazi ai giovani, non possiamo permetterci il lusso di ignorare quelli che offrono possibilità di ag-

gregazione e di vita sociale. Il loro impegno si basa su questo ragionamento che riesce anche a superare le diverse matrici politiche e culturali dei giovani stessi; ciò li porta a riuscire a lavorare insieme in armonia e con serietà. Siamo però coscienti che la buona volontà di pochi ragazzi e ragazze non basta. Non pretendiamo. di risolvere tutti i problemi con questo lavoro ma, questo può servire anche come esempio che si può fare: ha un valore che non possiamo lasciare annegare nel disinteresse generale o peggio ancora, annegare solo per proteggere gli interessi di pochi. In una società democratica, i "privilegi" non devono essere riservati ad un numero ristretto di persone, e le masse lavoratrici hanno conquistato ormai da tempo il diritto alla cultura e alla conoscenza. Una biblioteca nel quartiere apre tante possibilità ai cittadini, dai ragazzi in età scolastica agli adulti. La biblioteca può diventare essa stessa promotrice di iniziative che abbracciano tutta la vasta area della cultura, per affrontare i problemi della gente e della vita del quartiere. Dando il nostro appoggio concreto a questi giovani per la realizzazione della biblioteca, noi apriamo la strada anche per dare un volto nuovo, più umano al quartiere. Cominciando da qui, si può andare solo verso un miglioramento. Restando fermi, rischiamo di aumentare l'isolamento dei giovani, di peggiorare i rapporti sociali, di fare del nostro quartiere un luogo in cui la gente ha paura di uscire per incontrarsi, di far morire il quartiere che già fa fatica a vivere. K. R.


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