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Quartieri4

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quartieri

BICOCCA - NIGUARDA - PRATOCENTENARO

Tritolo e contratto all'ospedale di Niguarda

Il 5 ottobre è stato firmato il contratto dei lavoratori ospedalieri dopo quasi due anni di trattative.

L' 11 ottobre è fallito un attentato alla Direzione Sanitari: (1% kg. di tritolo). 11 19 ottobre l'Ospedale veniva praticamente chiuso per uno sciopero selvaggio indetto da una parte dei lavoratori (240 su 4000 circa).

Molti si chiederanno il perchè di tutto questo. Spiegare qui, in breve, la nostra opinione non è compito facile. Non è facile in quanto è necessario andare indietro nel tempo, ricordando che l'assistenza sanitaria a favore del popolo era un'opera umanitaria delegata al clero ed alle donne della nobiltà.

I secoli sono passati, anche con l'avvento della società industriale e del capitalismo, l'assistenza agli ammalati, cioè ai lavoratori ammalati, quindi improduttivi, non mutò quel concetto di, attività altamente umanitaria che nobilitava chi lo conduceva.

Non vi è mai stata nel nostro

paese una profonda coscienza del diritto alla salute ed anche quando la Costituzione repubblicana lo ha sancito, i lavoratori non avevano la forza per imporre una vera politica sanitaria. La classe lavoratrice ha dovuto sempre combattere per raggiungere obiettivi così importanti ed urgenti, che il tema della tutela della salute ha accumulato pesanti ritardi. Molto spesso fu accettata la monetizzazione del rischio senza affrontare in profondità e complessivamente il problema. Negli ospedali è molto tenue la coscienza di classe, quindi sindacale. Per decenni sono stati roccaforti del clientelismo, del paternalismo e strumenti elettorali di questo o quel barone democristiano.

Come tutto il pubblico impiego, gli ospedali rappresentano l'anello debole del sindacato e lì, l'attacco reazionario si sviluppa più pesantemente.

Abbiamo valutato il contratto siglato dopo due anni di difficile trattativa con il Governo ed è giu-

Il consultorio di via Cherasco un servizio per tutta la famiglia

Cos'è il consultorio?

È un servizio per l'educazione sessuale, per la procreazione libera e consapevole, per l'assistenza alla maternità, all'infanzia e alla famiglia

La legge dello Stato n. 405 del 29 luglio 1975 e la successiva Legge Regionale n. 44 approvata il 29 luglio 1976, sancirono l'istituzione dei consultori materno - infantili e familiari, demandando i compiti della gestione agli Enti Locali.

Questi servizi così importanti, non potevano però aprirsi al pubblico in itodo meccanico e calati dall'alto.

L'amministrazione Comunale decise pertanto l'apertura dei Consultori nelle 20 zone del decentramento, chiamando i Consigli di Zona a collaborare nella ricerca delle sedi adatte e del personale specializzato.

Questo servizio pubblico è gramito e intende tutelare la salute della donna, del bambino e della coppia.

Al consultorio possono rivolgersi tutti coloro, sia a gruppi che singolarmente, che desiderano avere informazioni sui metodi contraccettivi, sull'educazione sessuale, per la regolamentazione delle nascite: inoltre:

- somministrazione e controllo medico - psicologico degli stessi;

- consulenza relativa ai problemi di sterilità maschile e femminile;

- consulenza e informazione sulla trasmissione e possibilità di prevenzione delle malattie ereditarie;

- informazioni e consulenza per i problemi del climaterio soprattutto femminile;

- assistenza medica e psicologica della gravidanza e del puerperio;

- consulenza relativa ai problemi della sfera sessuale e alle problematiche familiari;

Sommario

Pag. 2 - Consiglio di Zona

Pag. 3 - Il terrorismo - Mostra sulla droga - "Grease-

Pag. 4 - Rubrica Pensioni

Pag. 5 - La Caserma

Pag. 6 - Giovani e Tempo libero - Lo sport

Pag. 7 - Aborto - Poliambulatorio

Pag. 8 - Rubrica: La casa

- assistenza medica e psicologica al l'aborto nei termini previsti dalla legge.

A questo proposito quindi abbiamo intervistato un operatore del Consultorio Da cosa è nata l'esigenza di un consultorio? Dai vari problemi che la donna si trova ad affrontare, come ad esempio la contraccezione, non solo ma si è sentito il bisogno di una struttura dove la donna potesse trovarsi e prendere coscienza, insieme ad altre donne, della sua situazione, dell'ormai noto sfruttamento alquale viene ancora oggi sottoposta, della sua condizione di casalinga e di madre".

Nel consultorio sono presenti alcuni operatori che svolgono un compito ben preciso. Ci sono assistenti sociali, ginecologi, una pediatra e uno psicologo. Queste persone sono state scelte con un criterio ben preciso, si ritiene infatti che i servizi funzionanti all'interno del consultorio siano sufficienti a fornire una visione globale alla donna, dei suoi problemi.

Nel consultorio vengono organizzati dei gruppi di studio?

"Certamente! Sono gruppi d'in-

sto dire che si tratta di un contratto positivo. Ma non si può recuperare, con un solo contratto, anni di abbandono e di errori, anche sindacali. Non esistono pubbliche scuole per infermieri, molto concorsi vanno a vuoto per mancanza di iscrizioni.

Niguarda aveva, prima dello sciopero, circa 1800 degenti con 3900 dipendenti. Sono tanti? Noi crediamo siano troppi, eppure il livello assistenziale è scadente.

Le ragioni sono tante, ma una è per noi prioritaria; la dequalificazione professionale del personale sanitario, e para - sanitario in particolare. Vi è quindi dequalificazione e bassi salari.

Questo è un nodo fondamentale da risolvere che il Governo e le Regioni non possono più eludere e bene hanno fatto i Sindacati a non barattare per una manciata di soldi, la riqualificazione del personale, anche se l'apertura di scuole resta l'obiettivo fondamentale.

La sanità ha nel nostro paese co-

sti e sprechi spaventosi. Ridurre i costi attraverso una organizzazione del sistema sanitario che privilegi gli Enti Locali; eliminare gli sprechi ed il malcostume, recuperando ingenti capitali da investire in un'azione capillare decentrata che, non veda nell'ospedale il punto di soluzione di tutti i problemi, ma che attraverso centri o poliambulatori di zona o di quartiere, operi un efficace filtro.

Sarebbe un gravissimo errore introdurre ancora provvedimenti tampone, come una pioggia di miliardi per aumentare di poco i salari, senza affrontare alla radice il problema.

Non è più tollerabile un rinvio della Riforma Sanitaria. Il Senato deve dibattere al più presto il progetto di legge e consentire alla Riforma una spedita realizzazione.

I lavoratori della sanità non possono essere lasciati soli ad affrontare l'attuale situazione, tutto il movimento dei lavoratori deve farsi carico, con decisione, già con i pri-

mi rinnovi contrattuali, della tutela della salute.

L'isolamento nel quale da sempre si trovano i lavoratori sanitari, ha consentito lo svilupparsi di un sentimento corporativo sul quale l'avventurismo autonomo ha facile presa. L'adozione di forme di lotta esasperate, volute ed imposte dagli autonomi, producono profonde lacerazioni ed aggravano la già precaria forza del Sindacato.

Non a caso subito dopo la firma del contratto, che ribadiamo complessivamente positivo, l'Assessore alla Sanità del Veneto ha offerto L. 27.000 mensili a tutti i lavoratori ospedalieri di quella Regione. È stato un atto provocatorio per ridare fiato alla contestazione che ha avuto immediatamente presa ed ha scatenato una rincorsa salariale fuori da qualsiasi logica sindacale.

Viene spontanea una domanda: è stata proprio una iniziativa di quell'Assessore o invece alle sue (segue a pag. 8)

formazione per la donna, alcuni seguiti dagli operatori, altri invece sono gruppi di donne che si trovano fra loro per discutere dei loro problemi utilizzando la struttura del consultorio".

Quali sono gli argomenti affrontati durante i gruppi di studio seguiti dagli operatori?"

"C'è un gruppo di studio che affronta il tema dell'informazione sulla contraccezione, ed è seguito da una psicologa e da una assistente sociale; un altro gruppo sulla sessualità infantile (dai 4 ai 12 anni) seguito da una dottoressa. Una altro gruppo, infine, è per la donna sui 50 anni d'età seguito da due operatori, ed affronta il problema della menopausa e tutti quei temi (segue a pag. 8)

Abbiamo già avuto occasione di parlare del Pensionato Belloni, con riferimento alla biblioteca che si doveva instaurare con i volumi donati dalla Pirelli.

Malgrado il fatto che poco si riesce a sentire dall'esterno, abbiamo saputo che i giovani del Circolo Gramsci della FGCI - Bicocca, alcuni ospiti del Pensionato, assieme ad altri giovani del quartiere passano le loro serate imbiancando e sistemando i locali che dovrebbero ospitare la biblioteca. Con questo gesto, dimostrano la volontà di continuare il loro impegno verso il quartiere, senza aspettare la risoluzione del problema Belloni, che come si sa, stenta ad andare avanti, malgrado l'interessamento del Consiglio di Zdna 9 e anche del Comune di Milano.

La politica di logoramento che il Consiglio di Amministrazione del Belloni ha iniziato quasi quattro anni fa, come si vede, continua. Stentiamo a credere che non sipossa trovare una soluzione, e le forze sociali e politiche che operano nel territorio hanno il preciso dovere di interessarsi a questa realtà, che per il quartiere, e anche per la zona, ha tantissime possibilità di sviluppo. Abbiamo chiesto ad alcuni di questi giovani perchè hanno deciso diportare avanti i lavori lo stesso. Dalle loro risposte risulta che non tutti sanno nemmeno a che punto è la vertenza Belloni, ma hanno capito che questa struttura deve essere recuperata alla cittadinanza. Che è scandaloso vedere un edificio così lasciato in uno stato di abbandono quasi totale. In un quartiere che da pochi spazi ai giovani, non possiamo permetterci il lusso di ignorare quelli che offrono possibilità di ag-

gregazione e di vita sociale.

Il loro impegno si basa su questo ragionamento che riesce anche a superare le diverse matrici politiche e culturali dei giovani stessi; ciò li porta a riuscire a lavorare insieme in armonia e con serietà. Siamo però coscienti che la buona volontà di pochi ragazzi e ragazze non basta. Non pretendiamo. di risolvere tutti i problemi con questo lavoro ma, questo può servire anche come esempio che si può fare: ha un valore che non possiamo lasciare annegare nel disinteresse generale o peggio ancora, annegare solo per proteggere gli interessi di pochi.

In una società democratica, i "privilegi" non devono essere riservati ad un numero ristretto di persone, e le masse lavoratrici hanno conquistato ormai da tempo il diritto alla cultura e alla conoscenza.

Una biblioteca nel quartiere apre tante possibilità ai cittadini, dai ragazzi in età scolastica agli adulti. La biblioteca può diventare essa stessa promotrice di iniziative che abbracciano tutta la vasta area della cultura, per affrontare i problemi della gente e della vita del quartiere.

Dando il nostro appoggio concreto a questi giovani per la realizzazione della biblioteca, noi apriamo la strada anche per dare un volto nuovo, più umano al quartiere. Cominciando da qui, si può andare solo verso un miglioramento. Restando fermi, rischiamo di aumentare l'isolamento dei giovani, di peggiorare i rapporti sociali, di fare del nostro quartiere un luogo in cui la gente ha paura di uscire per incontrarsi, di far morire il quartiere che già fa fatica a vivere.

autorizzazione N. 5 — ANNO 1 — L. 300
Copia in attesa di
K. R.
La biblioteca un problema aperto

IL CONSIGLIO DI ZONA

Le Commissioni di Lavoro

Con la ripresa dell'attività del Consiglio di Zona sono state ricostituite le Commissioni di lavoro, con riferimento al progetto di ristrutturazione della macchina comunale. Resta da definire solo la Commissione Bilancio e Programmazione che sarà formata tenendo conto delle linee dell'Amministrazione Comunale sul Bilancio di previsione 1979 riferite alla disaggregazione del bilancio per zone di decentramento e per materia.

Le commissioni sono le seguenti:

I - LAVORO E PROBLEMI SOCIALI

attività produttive (con particolare riferimento alle attività artigianali); attività commerciali e gestione delle strutture annonarie; problemi della disoccupazione e della disaggregazione giovanile.

Presidente della Commissione: Alberto Orefice

2 - PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

PRG e piani di edilizia economica e popolare; edilizia privata e concessioni edilizie; viabilità e trasporti.

Presidente della Commissione: Leonardo Dossena

3 - LAVORI PUBBLICI - DEMANIO E PATRIMONIO

opere pubbliche e verde d'arredo e di quartiere; manutenzioni straordinarie (edilizia scolastica - strade - campi gioco - strutture di proprietà comunale); beni patrimoniali;

Presidente della Commissione: Mario Basilico

4 - SERVIZI EDUCATIVI

problemi delle scuole per l'infanzia - dell'obbligo - superioriprofessionali; attività di sostegno al diritto allo studio; refezione scolastica - trasporto alunni; beni ed attività culturali.

Presidente della Commissione: Gabriella Bonvini

5 - SICUREZZA SOCIALE maternità e prima infanzia; medicina preventiva per l'età evolutiva e gli ambienti di lavoro; educazione igienico - sanitaria; servizi alla popolazione anziana; igiene ambientale ed ecologica.

Presidente della Commissione: Chiara Previdi

6 - SPORT E TEMPO LIBERO

a) attività ricreative - sportive - turistiche.

Presidente della Commissione: Maristella Guerrini

7 - CASA

funzioni o compiti previsti dalla delibera comunale; problemi dell'equo canone.

Presidente della Commissione: Giovanni Giacalone

Il lavoro delle Commissioni sarà coordinato dal Vice Presidente del Consiglio di Zona, Sig. RAFFAELE CHIODINI.

Consiglio di Zona 9 via Grivola, 10 tel. 6437191

L'automobile «meglio la quinta?»

vie ORNATO 47 - tel. 6433341

La produzione automobilistica italiana, fino a qualche anno fa all'avanguardia nel mondo, ha comunque un primato difficilmente contestabile: quello di aver introdotto il cambio a cinque velocità su automobili destinate ad una larga diffusione. Il merito principale va ascritto senz'altro all Alfa Romeo con l'immissione sul mercato, verso la fine degli anni '50, della famosa Giulietta seguita poi dalla Giulia, tutt'ora in produzione con pochi ritocchi. In seguito anche la Fiat introduceva le cinque marce, quasi sempre però come optional, e/o su vetture tipo special e quindi di maggior costo, finché venne la volta della Lancia che, progressivamente è arrivata a dotare della quinta marcia la totalità dei suoi modelli.

A questo punto possiamo individuare due scuole: la prima creata dall'Alfa e seguita poi dalla Lancia è quella che considera la quinta marcia come "top" cioè il rapporto con cui il veicolo ottiene la velocità massima al regime di massima potenza. Secondo questa scuola un'ipotetica automobile equipaggiata con un motore erogante 100 cv a 5500 raggiungerà in V° i 170 kmh al regime di 5500 giri, mentre allo stesso regime nelle marce inferiori conseguirà velocità proporzionalmente più basse.

La scuola invece seguita dalla Fiat deriva dalla concezione inglese dell'"overdrive", di un rapporto

cioè che consenta di mantenere una velocità sufficientemente elevata ad un regime il più basso possibile, senza che il motore possa sviluppare la massima potenza. In questo caso la vettura dell'esempio precedente raggiungerà i 170 kmh in VI° e, all'inserimento della quinta, la velocità scenderà notevolmente stabilizzandosi al regime che il motore è in grado di ottenere con quel rapporto, poniamo 5000 giri e 160 kmh.

Vediamo ora agli effetti pratici quale di queste due scuole si rivela più valida. Nel primo caso (Alfa e Lancia) il cambio a cinque marce permette di utilizzare meglio il motore impiegando il rapporto più appropriato in ogni circostanza e, dato che il motore può sempre sviluppare la sua massima potenza, anche la V° risulta sufficientemente elastica, il che permette di utilizzarla anche a velocità relativamente basse e, a quelle alte, di non scendere di giri per lievi variazioni del percorso (falsipiani ecc.).

Nel secondo caso (Fiat) i progettisti sono partiti dal presupposto che basso numero di giri = minor consumo, sottovalutando probabilmente elementi legati alla resistenza aerodinamica, al peso della vettura ecc. Infatti prove effettuate da riviste specializzate hanno dimostrato che la quinta di tipo "overdrive" è utilizzabile praticamente soltanto in autostrada, deve essere inserita dopo che la vettura ha già

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Durata: 20 giorni

Partenza: 22 dicembre

Quota partecipazioneL.1.720.000

raggiunto una velocità piuttosto. elevata (altrimenti "si siede"), deve essere scalata non appena si verifica un rallentamento perché il motore, costretto a lavorare entro un arco di giri ridotto dalla "lunghezza" del rapporto è come se marciasse in salita.

Ne consegue che anche i consumi, al di fuori di condizioni particolarmente favorevoli (strade pianeggianti, assenza di vento e di traffico) subiscono una riduzione abbastanza esigua. A questoproposito va segnalato che confrontando le tabelle emesse dalla stessa Fiat riguardo due sue recenti vetture, la nuova 128 e la Ritmo, per la cilindrata di 1100 cc (la più diffusa) risulta per entrambe le vetture un consumo a 120 kmh di 8,3 litri per 100 km (128 in IV°, Ritmo in V°) benché la Ritmo vanti un coefficiente di penetrazione aereodinamica migliore di quello della 128. Addirittura, sempre secondo la suddetta tabella, il consumo normalizzato (norme DIN) è superiore per la Ritmo. Tenendo presehte che la quinta marcia viene considerata dalla Fiat come "optional" e fatta pagare 118.000 lire c'è da chiedersi se, in questo caso, la sua commercializzazione risponda a precise esigenze di economia o non costituisca soltanto un elemento di una ben orchestrata campagna promozionale.

(continua)

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Mostra sulla droga

È in corso un'interessante iniziativa del Circolo FGCI "Di RosaPatrocentenaro", Via Moncalieri 9, sul problema della droga. Di questo problema si è già parlato anche sul nostro giornale ma purtroppo manca tutt'ora un'informazione corretta e più ampia che possa raggiungere tutti i cittadini. È per ciò che i giovani comunisti del Di Rosa, hanno deciso di iniziare la campagna contro la droga proprio da lì : da una mostra. Questa girerà per la nostra zona nei punti di maggior passaggio e nei momenti di maggior affollamento come ad esempio la domenica mattina davanti all'Ospedale Maggiore o il sabato al mercato ecc.

Resta inteso che questa mostra non è né fine a se stessa né un semplice momento di informazione, ma il punto di partenza per una serie di iniziative tese non solo ad approfondire il problema, ma ad assicurarne una costante riflessione di tutti i cittadini.

Una delle carenze principali dell'informazione corrente è di presentare il problema della droga con una serie di "campagne" che, al massimo possono portare ad una sensibilizzazione "a singhiozzo" mentre occorre una seria presa di coscienza da parte di tutti, senza la quale è impossibile qualsiasi soluzione definitiva del problema.

Pare logico, comunque, che il fe-

Una «rivoluzione» senza le masse

nomeno della droga è strettamente collegato con la crisi del mondo giovanile, e alla crisi più generale di tutta la nostra società. Da qui l'esigenza di un dibattito ampio e costruttivo che dovrebbe, come punto d'approdo, la partecipazione del cittadino al miglioramento della società.

A questa mostra, abbiamo detto, faranno seguito altre iniziative, ancora da stabilirsi. Per questo i giovani del Circolo Di Rosa si riuniscono tutti i sabati pomeriggio (alle 15,30) ed invitano tutti a partecipare per portare un contributo decisivo alla costruzione dei momenti successivi (assemblee, dibattiti, manifestazioni, proiezioni, murales ecc.).

Informiamo i lettori anche che la Federazione Giovanile Comunista Regionale ha indetto nel mese di novembre un Convegno sul problema della droga, per poter concretizzare l'impegno e la mobilitazione attorno a questo problema drammatico.

Ai primi di ottobre, in tutta la città (anche in via Pallanza, proprio ai confini della nostra zona), scatta una brillante operazione dei Carabinieri. Vengono scoperti dei "covi" delle Brigate Rosse, molti terroristi vengono arrestati, molto materiale di grande importanza viene alla luce. Al di là del significato politico e militare di queste operazioni, colpisce un fatto: in questi appartamenti le Brigate Rosse tenevano una grande quantità di armi, munizioni, documenti, spesso addirittura bandiere, in alcuni erano persino in corso lavori di insonorizzazione dei locali, ma nessuno mai, nemmeno il vicino di casa, si è mai accorto della benchè minima illegalità, nessuno ha mai avuto sospetti sulla vera natura e sul vero scopo di quegli appartamenti, nessuno ha mai trovato nulla di men che ineccepibile nelle attività degli occupanti.

Questa osservazione ci spinge a due ordini di considerazioni: la prima riguarda la assoluta mancanza di contatti politici tra il terrorismo e le masse della popolazione. Pensiamo solo a quanto diversa è, è stata, in altri tempi, in altri paesi o in altre realtà: durante la Resistenza, nel Viet - Nam, in Algeria, nei paesi Baschi, nell'Irlanda del Nord, nell'America Latina, in Palestina, ci sono state azioni "terroristiche", spesso condannabili, alle volte addirittura esecrabili, ma

sempre e comunque dietro al singolo gesto e dietro all'organizzazione che materialmente lo compiva, c'è stato sempre l'appoggio di tutta di grande parte della popolazione.

Il militante che si incaricava di compiere l'atto terroristico poteva contare, il più delle volte, sulla solidarietà della gente che lo circondava, stanca di un regime dittatoriale o da un'oppressione straniera. Il caso dei terroristi delle BR è invece molto diverso. Avulsi dal contesto sociale, del tutto sconosciuti persino ai vicini di casa, sembrano preoccuparsi pochissimo di ottenere consensi e appoggi dal popolo. Non ricercano contatti, non intendono trasformarsi in un movimento di massa, vivono ed operano nel segreto più totale. Quale istinto di ribellione possono pensare di provocare nella gente, quale credibilità possono avere presso le masse?

Forse, più probabilmente, gli appoggi di cui hanno bisogno non li cercano tra la gente comune, tra i lavoratori, ma in qualche altro posto, presso qualche potente forza interessata alla destabilizzazione del Paese.

L'altra considerazione è più amara: le Brigate Rosse avrebbero mai potuto organizzarsi uno di quei "covi" che sono una via di mezzo tra un'armeria ed una centrale rice - trasmittente in una di

quelle vecchie case, di quelle con le ringhiere, per intenderci, dove tutti si conoscono e dove il problema del singolo diventa immediatamente il problema di tutta la comunità del caseggiato? La risposta è ovvia ed è purtroppo un indice tra i più tragici dello stato di disgregazione della vita sociale che dobbiamo registrare, soprattutto nelle grandi città. Ed è anche un monito a non rinchiudersi nella propria casa, a non isolarsi dal resto del mondo, ma ad uscire a conoscersi, a partecipare, a coltivare i rapporti sociali, perchè l'esperienza insegna che il terrorismo alligna proprio laddove se ne ha più paura.

Per chi, come noi, prende i mezzi pubblici per andare a lavorare non è una novità, sui tram, osservare la gente, sbirciare i giornali, spiare i tic di ognuno, studiare qualche manovra più o meno segreta per conquistarsi qualche decimetro cubico di spazio: lo spettacolo si ripete ogni mattina sempre uguale e diverso. Ma a un utente mattutino, tipo sette e trenta - otto, più omogeneo e in un certo senso sempre uguale nella sua definizione sociale di lavoratore o studente, corrisponde un'utenza più varia già al viaggio di ritorno dal centro che offre una composizione sociale più variegata. La sorpresa definitiva, sempre per chi e sprovvisto di automobile, viene la domenica pomeriggio quando i tram si riempiono di gente molto varia che deve "passare la domenica".

Appunto ieri, domenica, nell'andare al cinema, anch'io per "passare la domenica", mi capitava di osservare la solita coppia di anzianotti ben conservati: lei con spilla d'oro sul bavero e torta per i nipoti sulle ginocchia; lui, "Giornale in tasca, sguardo severo verso i soliti giovanotti molto rumorosi e così poco civili. Sui sedili altra gente varia ma meno interessante: il soldato triste e il soldato allegrone in libera uscita; i genitori giovani con i relativi due bambini che rompono le scatole a tutti, il giovane negligé ultra - sinistro immerso nella lettura del suo giornale con testata visibile per centottanta gradi; un paio di poliziotti riconoscibilissimi anche se in borghese. Il tranviere ascolta non molto discretamente da una radio a transistor il dramma della Juventus battuta in casa; dalla parte opposta, sulla piattaforma, un gruppo di tre ragazze che mi impediscono praticamente di leggere il giornale: tra l'articolo sull'incoronazione del Papa e osservare le quindicenni cedo a questa tentazio-

ne: le nostre amiche sono molto disinvolte, sono vestite allo stesso modo, pantaloni larghi sopra e stretti sotto, scarpe con tacco alto, camicia o maglietta larga, capelli curati e labbra dipinte rosso - entraineuse. Una delle fanciulle ostenta sulla maglietta la scritta — GREASE -- CON SOTTOTITOLO ITALIANO "brillantina".

Ridono e scherzano ad alta voce attirando l'attenzione della gente finchè non si mettono addirittura a fare il coretto, ancheggiando sul motivo che presumo sia di un dei film del nuovo divo Travolta. E più la gente le guarda divertita-e più loro si divertono scoppiando a ridere rumorosamente, lanciandosi lazzi e sberleffi. Vengono in mente subito le solite considerazioni sociologiche ma non tengono che un attimo: il tram naviga tra i palazzi di viale Zara e i suoi passeggeri sono divertiti e perplessi da queste "brillantine" di periferia.

Abbiamo riportato queste fuggevoli impressioni perchè riteniamo che possano servire a illustrare certi comportamenti giovanili nei confronti dei quali ci difendiamo come meglio possiamo: o scuotendo la testa con affettata riprovazione, o sorridendo divertiti, o cercandone profonde motivazioni sociali. Non so se è legittimo allora chiederci se

queste "brillantine" rappresentano il punto di arrivo di un profondo decadimento che ha visto i giovani abbandonare progressivamente le posizioni di speranza e di partecipazione che avevano acquisito qualche lustro fa. Oppure se sarà altrettanto lecito chiederci se alla domanda che veniva da queste generazioni la società non abbia saputo rispondere; oppure ancora che questa società abbia capito perfettamente la situazione e abbia tentato, ancora una volta con successo, la risposta consumistica, fatta di disco - music e John Travolta.

Non è questa la sede per dare risposta a questi quesiti: vorremmo solo sforzarci di capire l'esasperazione dei giovani, sia che si esprima in forme più propriamente politico estremistiche, sia che assuma i toni apparentemente a-politici della risposta consumistica. Vorremmo chiederci ancora una volta quanta parte di responsabilità ricade sulla classe dirigente del nostro Paese, della nostra città, di chi ha costruito questi immensi ghetti di periferia.

E quando la prossima volta incontreremo sul tram tre "stravoltine" impertinenti non avremo più il coraggio di sorridere paternamente.

Pio Tarantini

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«Brillantina» e

Anche gli apprendisti vanno in pensione

Diventa sempre più difficile incontrare uno di quei giovani che una volta, appena finite le scuole, se ne andavano a far gli apprendisti nelle botteghe artigiane o in qualche fabbrichetta.

Comunque, nel gran bazar delle pensioni non poteva mancare un posto dedicato anche agli apprendisti. Si conferma così, ancora una volta, come sia giusta la convinzione che il problema delle pensioni, non è un problema dei pensionati, ma di tutti i lavoratori, anche se giovanissimi.

In passato non esisteva neppure la figura dell'apprendista; al massimo c'era il garzone, che è tutt'altra cosa, e che con l'apprendista aveva in comune solo i calcioni che qualche padrone un po' all'antica ogni tanto rifilava.

DAL 1955

Fu nel 1955 che la legge definì esattamente l'apprendistato come un particolare rapporto di lavoroinsegnamento che doveva avvenire nell'azienda fino alla qualificazione professionale del giovane. Quindi due elementi contemporanei: prestazione d'opera nell'azienda per il giovane, insegnamento per l'imprenditore.

Per diventare apprendista occor-

re iscriversi nelle apposite liste e avere un'età compresa tra i 15 e i 20 anni, o anche solo quattordici per chi ha finito la terza media.

L'apprendistato può durare al massimo per cinque anni e comunque non oltre il 25° anno d'età. I contributi sociali sono tutti a carico dell'imprenditore e sono molto più bassi dei lavoratori comuni e comprendono le seguenti assicurazioni :

pensione INPS

malattia maternità — tubercolosi assegni familiari — infortuni (se richiesto per l'attività specifica dell'apprendista).

Per gli apprendisti artigiani il datore di lavoro non paga alcun contributo (perché vi provvede lo Stato), e deve solo denunciare, con i modelli 487 e 488 verdi, l'assunzione e la cessazione del rapporto di apprendistato.

Chi ha frequentato un corso autorizzato o finanziato dal Ministero del Lavoro diviene «tirocinante» ed ha il trattamento dei lavoratori normali a partire dal 20° anno d'età.

Quindi, per tornare al mondo delle pensioni, i periodi di apprendistato dal 1955 in poi hanno pieno

riconoscimento per la pensione, ed è bene che il giovane si accerti subito con i consueti sistemi che tutto il rapporto sia stato regolare per non avere poi amare sorprese.

I VECCHI APPRENDISTI

Per chi è stato apprendista prima del 1955, le cose sono più complicate, perchè non esisteva allora giuridicamente questa figura, e quindi il rapporto di lavoro doveva avere l'assicurazione comune. Però non pochi casi avvenivano di evasione contributiva, a volte anche non per cattiva volontà dei datori di lavoro. In questi casi non resta che seguire la normale (ma assai difficile) strada del riscatto, documentando a dovere il rapporto di lavoro e facendo pagare all'azienda, su ingiunzione del giudice, i contributi «ora per allora».

IL PREQUINDICENNE

Per concludere ricordiamo che fino al 30 aprile 1939 l'età minima per l'assicurazione per la pensione era fissata a 15 anni; il giovane poteva cominciare anche a 14 (o persino a 12 su autorizzazione del sindaco), ma non era soggetto a contributi fino a 15 anni; quindi il «pre - quindicenne» non si può nemmeno riscattare.

Lavoratori, cittadini INCA rivolgetevi al Patronato

Servizio della Camera del lavoro ufficio ZONA 2 - 9 Via La Farina 1 (Bicocca) Milano

La rubrica pensioni viene realizzata con la collaborazione del Patronato INCA - CGIL che assiste gratuitamente tutti i cittadini nel disbrigo delle pratiche per: infortunio e malattia professionale pensioni di invalidità, vecchiaia e reversibilità tubercolosi e disoccupazione assegni familiari versamenti volontari e recupero contributi maternità, malattia, responsabilità civile.

Ricordiamo ai lettori che tutti i venerdì dalle ore 18 alle ore 19 va in onda la RUBRICA PENSIONI di RADIO REGIONE (Canale 91 modulazione di frequenza) a cura di Luigi Tomasso.

Per chiarimenti ed informazioni i lettori possono telefonare al n. 6175133 e al 6180287.

Matte senza controindicazioni

Alcune persone presentano difficoltà digestive nei confronti del latte: in questi casi si parla di intolleranza.

La Centrale del Latte di Milano ha compiuto lunghe ricerche per stabilire le ragioni di questo fenomeno e ne ha individuato la causa di gran lunga più frequente nella mancanza della lattasi, un enzima che a livello intestinale permette l'assimilazione del lattosio, lo zucchero del latte.

Accertato che questo enzima è presente in alcuni lieviti, è stato prelevato da questi ed imprigionato in fibre di cellulosa.

Su queste fibre viene fatto scorrere il latte ad una temperatura di circa 7°C; l'enzima, a contatto con il lattosio, lo scompone in due zuccheri più semplici, il glucosio e il galattosio, permettendone così la perfetta assimilazione.

Il latte così trattato si chiama Accadì e costituisce una novità mondiale della Centrale del Latte di Milano.

Accadì è un po' più dolce del latte normale proprio perché il glucosio, ottenuto dalla scomposizione del lattosio, ha questa caratteristica. Il latte Accadì è perfettamente naturale, perché non gli è stato aggiunto nè tolto nulla e mantiene anzi inalterate le caratteristiche organolettiche e le proprietà nutritive del latte.

La tecnica avanzata della Centrale del Latte di Milano ha dunque permesso di ottenere ciò che in natura non esiste: un latte facilmente assimilabile, veramente per tutti.

Centrale del Latte di Milano

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omogeneizzato parzialmente scrernato di lunga conservazione, UHT Indici Chl pe
( rubrica pensioni) a cura di Luigi A cura dell'Ufficio Pubbliche Relazioni della Centrale del Latte di Milano.

Continuando il discorso incominciato il numero scorso sulla situazione dei militari di leva, in particolare nella nostra zona ci siamo posti il problema di conoscere la loro realtà, le loro esigenze, i loro bisogni; e per far questo abbiamo in primo luogo fatto parlare proprio loro, avvicinandone il maggior numero possibile, intervistandoli. Da tutti, senza eccezione, sono emersi gravi problemi e si è delineata una immagine della vita di caserma che, se non è più quella di una volta, è ancora ben lontana dal conformarsi alle norme della democrazia e al dettato costituzionale.La conferma di ciò si è avuta in queste settimane con la entrata in vigore della nuova "legge dei principi": essa viene per alcuni aspetti ignorata e per altri stravolta tentando di farla passare per una legge che, togliendo discrezionalità ai comandanti — soprattutto per quanto riguarda punizioni e licenze — metterebbe fine, di fatto, a quel "paternalismo" (più autoritario che illuminato, in realtà) che, secondo loro, avrebbe fino a ieri favorito i militari di leva.

"In effetti — ci dice un sottufficiale di carriera che ah accettato di parlare con noi — c'è stato negli ultimi tempi, non solo alla `Mameli', un giro di vite, che non riguarda solo i militari di truppa: e questo in nome di una legge che, al contrario, sancisce finalmente l'ingresso dei principi costituzionali nell'ordinamento militare".

Il disegno è chiaro: una legge che a molti dà fastidio (il generale Corrado Corsi, sul numero 257 /58 di "Fiamma cremisi", organo dell'Associazione Nazionale Bersaglieri, si augura addirittura che qualcuno proponga un referendum abrogativo), che intacca, sia pure in modo insufficiente e contraddittorio, l'autoritarismo e l'isolamento dei militari dalla realtà sociale, viene combattuta applicandola in modo burocratico e restrittivo, cercando di colpire attraverso l'ambigua formulazione di alcuni articoli i sempre precari diritti conquistati in ' questi anni dai soldati e dai sottufficiali e ufficiali democratici, fino a convincerli che il male non sta nelle strutture e nel personale dirigente, ma nella legge stessa. In ciò, d'altra parte, aiutati da un opuscolo, edito dallo stato maggiore dell'Esercito, che interpreta le nuove norme suggerendone un'applicazione a dir poco abnorme.

Ma come vivono, cosa fanno, poi, i militari fuori della caserma, nelle ore di libera uscita, ora che la legge consente loro di frequentare liberamente sedi di partiti e associazioni culturali, partecipare a manifestazioni, vivere insomma come cittadini a tutti gli effetti?

"Praticamente non è cambaito nulla, o quasi — afferma un soldato —. Sì, adesso possiamo andare a una festa dell'Unità senza eccessive paure, ma tra noi e la gente del quartiere, della città, c'è sempre un muro". "Quel che manca — interviene un altro — è uno spazio, non solo fisico, in cui trovarsi, discutere, divertirsi insieme: da soli siamo spaesati, in gruppo finiamo per essere rifiutati o per chiuderci in qualche ghetto, in qualche posto `per soldati'".

Uno dei problemi centrali dei militari, quindi, è il rapporto con la gente e con le strutture sociali, culturali, ricreative del quartiere.

"Abbiamo visto qui intorno sedi di partiti, circoli culturali, centri ricreativi e sportivi pubblici e privati: perchè qualcuno non pensa di organizzare qualche iniziativa che riguardi e interessi anche noi?".

"Veniamo un po' da tutta Italia, abbiamo le nostre esperienze di la-

voro e di lotta, fra noi ci sono molti operai e disoccupati: non si spiacerebbe certo avere rapporti con il sindacato (abbiamo la Pirelli a due passi), per tornare a casa meno impreparati ad affrontare le difficoltà che ci aspettano, meno tagliati fuori dopo un anno di assenza".

Si tratta di problemi seri. Le risposte (e più ancora le domande) dei giovani della "Mameli" fanno emergere un ritratto dei militari ben diverso dal mito che li vuole spensierati, irresponsabili, non impegnati. E questo pone l'Ente locale, i partiti, il sindacato, le associazioni culturali, in una parola la società civile, noi, di fronte a precise responsabilità: non possiamo più disinteressarci (e non per motivi elettoralistici o di bottega ) di centinaia e centinaia di giovani. Il decentramento culturale può essere un primo passo: il Consiglio di zona dovrebbe (rientra nei suoi compiti) proporre un programma d'intervento — film, musica, spettacoli teatrali, dibattiti, corsi d'aggiornamento — all'interno della caserma, mentra le associazioni culturali - sportive (pensiamo in primo luogo all'ARCI - UISP, ma non solo ad essa) dovrebbero promuovere manifestazioni culturali, ricreative, sportive nel quartiere che non siano momenti isolati, ma l'avvio di un rapporto organico tra i militari e la cittadinanza. Alle forze politiche e sindacali, per parte loro, spetta il compito, di primaria importanza, di vigilare sull'applicazione puntuale e rigorosa dei dettami costituzionali all'interno della caserma e di sensibilizzare l'opinione pubblica intorno ai problemi non solo dei militari di leva ma dell'organizzazione e dei compiti delle Forze armate in generale.

Nei nostri incontri con i soldati della "Mameli" sono emersi molti altri problemi, estremanete gravi per chi li vive e di notevole interesse, degni di essere portati a conoscenza dei cittadini e di essere discussi e approfonditi. Purtroppo lo spazio, come sempre insufficiente, ci impedisce di trattarli in questa occasione, ma cercheremo di affrontare tutti questi argomenti nei prossimi numeri.

La Redazione

Stagione 1978 - 1979

dal 31 ott. al 5 nov.: Future Percussion del Tullio De Piscopo Groupe dal 6 nov. al 3 dic.: "L'erede universale" novità italiana di Roberto Lerici con Massimo De Rossi, Roberta Lerici, Pierluigi Picchetti, Luigi Croce, e Mario Mambro. Musiche originali di Piero Pintucci.

Programma teatro ragazzi

sabato 11 e domenica 12 nov.: Teatro delle Maschere Cesare

Maletti Modena "Fantasia per un burattino Cipì!'

Sabato 18 e domenica 19 nov.: Teatro delle Maschere Cesare

Maletti Modena "La principessa stregata"

sabato 25 e domenica 26 nov.: Teatro delle Maschere Cesare

Maletti Modena "Tre Farse"

sabato 2 e domenica 3 dic.: I burattini di Benedetto Ravasio di Bergamo "Gioppino Soldato".

Vendo copie arretrate di Rinascita '77 - '78 a L. 200 Luigi - Tel. 62.67.639 (ore ufficio)

domenica Concerto di musica strumentale 5 novembre 1978 dell'India settentrionale ore 17 Sala Verdi del Conservatorio

mercoled ì 15 novembre 1978 ore 21 Sala Verdi del Conservatorio

domenica 19 novembre 1978 ore 14.30 Teatro alla Scala

Richard Strauss Metamorphosen Studio per 23 strumenti ad arco

Karlheinz Stockhausen Dritte Region, da H ymnen per orchestra e nastro magnetico

Béla Bartók

A Kékszakàllú herceg v6ra (Il castello del Principe Barbablù) opera in 1 atto op. 11 libretto di Béla Balazs Camillo Togni Blaubart (Barbablù)

Dramma di Georg Trakl

mercoled ì Carman Moore

29 novembre 1978 Wild Fires and Field Songs ore 21

Charles Ives

Sala Verdi del Conservatorio Symphony No. 4

domenica Musiche elettroniche

3 dicembre 1978 presentate da Henry Pousseur ore 17 Sala Verdi del Conservatorio

Nikil Banerjee, sitar Anindo Chatterjee, tabla Ratan Mukherjee, tanpura

Orchestra sinfonica di Milano della Radiotelevisione Italiana

Direttore Peter Etltvos

Tecnici del suono: John Rushby Smith, Marino Zuccheri

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore Zoltan Peskó (per Bartók)

Regia di Giorgio Pressburger

Scene e costumi di Luciano De Vita (per Togni)

Regia di Maria Francesca Siciliani

Scene e costumi di Michele Canzoneri

Interpreti: Dorothy Dorow, Eva Marton

Claudio Desderi, Giancarlo Luccardi, Georg Melis

Orchestra sinfonica di Milano della Radiotelevisione Italiana

Direttore Cristobal Halffter (altro direttore Lex Veelo)

Abbonamento speciale per scuole e lavoratori: L. 12.000 (le richieste devono essere presentate da istituti scolastici e da consigli d'azienda).

Ente Autonomo Teatro alla Scala RAI Radiotelevisione Italiana Ente «I pomeriggi musicali di Milano» Angelicum Conservatorio «G. Verdi» di Milano Provincia dl Milano Regione Lombardia Comune dl Milano usica nel nostro tem o 24 concerti sinfonici, da camera e opere Programma 1978/1979 quartieri Pag La caserma 4 novembre la giornata di quali forze armate ? Il Teatro Verdi di via Pastrengo 12 6880038 - 6071695

SPAZIO GIOVANI

Il tempo libero

Per sfuggire a tutti questi problemi, il nostro giovane si rifugia nel bar. Qui potrà bere (e non solo l'aranciata), ridere, giocare a "flipper", ascoltare musica o giocare a biliardo. E tutte queste allettanti possibilità di svago non sono molto costose, cosicché per molti giovani sono sinonimo di divertimento. Questi vengono così distratti dalle attività culturali, già di per sé piuttosto rare nella nostra zona. In effetti esse sono per lo più una vaga speranza di pochi intellettuali occhialuti o non, e oggi raccolgono poco entusiasmo rispetto all'innegabile interesse potenziale. I giovani sono portati naturalmente a disegnare o ad ascoltare musica; per non parlare dell'animazione teatrale o della chitarra.

Probabilmente anche qui, più che gli spazi, sono carenti la propaganda e l'informazione attorno alle poche strutture esistenti.

Domenica 22 ottobre è iniziato per il nostro G.S. l'attività calcistica 1978 / 1979. Dopo l'esperienza positiva dello scorso campionato quest'anno, grazie all'impegno di soci e simpatizzanti, sono state scritte due squadre nelle categorie Minigiovanissimi e Giovanissimi.

I ragazzi tesserati quest'anno provengono da diversi Quartieri, proprio nello spirito di Cooperazione che deve essere sempre presente nelle nostre attività.

questo torneo sono legate a tanti fattori.

Nella categoria Mini - giovanissimi (10 - 11 anni) le capacità espresse dai nostri ragazzi fanno ben sperare e siamo più che ottimisti per una posizione finale ottima.

Parlando dei giovani d'oggi e dei loro problemi, non si può non soffermarsi sul Tempo Libero. È noto, infatti che la nostra scuola funziona solo al mattino lasciando libera allo studente la maggior parte della giornata. Compiti a parte, egli potrà riempirla come meglio gli aggrada. Generalmente, le possibilità di occupare questo spazio non sono molte. Il giovane può andare a spasso, al cinema, in palestra, al bar, dedicarsi ad attività culturali, hobbies, trovarsi con gli amici, oppure estrema ratio, guardare la televisione.

Purtroppo, tutte queste attività più o meno interessanti non sempre sono facilmente realizzabili. Il giovane della zona 9 si troverebbe in un serio imbarazzo se, ad esempio, decidesse di andare al cinema. E non si tratta certo dell'imbarazzo della scelta. Infatti, in tutta la zona 60.000 abitanti circa di cinema non ce né neanche uno!

L'unica possibilità è emigrare, ringraziando la giunta che ci ha dato i mezzi pubblici. Le difficoltà, però, sono solo incominciate, dato che i cinema costano. Ben di rado, infatti, uno studente si può permettere il lusso di una prima visione, e le altre programmano spesso e volentieri pellicole scadenti.

Quando — caso piuttosto raro — il film è buono ed il biglietto buon mercato, tagli e la cattiva qualità del sonoro rovinano tutto. Con ciò, non c'è da stupirsi se il numero degli spettatori è in ribasso.

Se poi il giovane di Niguarda (o della Bicocca o di Pratocentenaro) vuole dedicarsi ad una salubre passeggiata, dovrà prepararsi ad una lunga camminata. Infatti, se è vero che il verde c'è (ma non si vede), è anche vero che è poco attrezzato. Intendiamoci, qualche panchina c'è, ma non sono rari i prati che se sono totalmente sprovvisti; per non parlare degli alberi di cui spesso, come si suol dire, non se ne vede neanche l'ombra!

I giovani sportivi sono più fortunati. Qui le attrezzature ci sono e, laddove sono insufficienti, si prevedono notevoli miglioramenti.

Ma in questo caso manca l'informazione, e cioè lo stimolo che aiuti il giovane a combattere le sue fìntroppo note tendenze alla vita sedentaria. Lo stesso discorso vale per i passatempi, occupazione classica ma non troppo diffusa. Qui l'organizzazione manca totalmente, e le ampie possibilità di sviluppo di questa forma di divertimento sono destinati a rimanere tali.

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Ma la maggior parte dei giovani resta a casa, con gli occhi sbarrati, ad esaminare un rettangolo luminoso: "il video". È noto che "la televisiun la g'ha una forza de leun", e, come gli altri componenti della Famiglia, anche il giovane è vittima del suo fascino (ben poco discreta in verità). Ma "la televisione come piaga sociale" potrebbe essere materia per un trattato di volumi e volumi. Non ci dilunghiamo quindi su quanto sia dannoso per chiunque l'incessante bombardamento di notizie e pubblicità, né tantomeno ci soffermeremo sulla negativitissima influenza della TV sulla vita del cittadino e sulla cultura italina in generale; per questo vi rimandiamo ad un nostro improbabile articolo sul tema "la televisione fa male". Ci limiteremo qui a rilevare che chi si ribella all'ipnosi del video è una minoranza, anche per le serie difficoltà che presenta oggi cercare un'alternativa.

È noto che da questi problemi derivano quelli ben più gravi della disgregazione e dell'emarginazione soprattutto dei giovani.

Le carenze di strutture adeguate per poter partecipare ad una vita sociale e culturale accentua l'isolamento in cui i giovani già si trovano.

Riteniamo che questo problema della disgregazione del mondo giovanile, meriti un'approfondimento ulteriore. Nel prossimo numero di "quartieri" affronteremo questo tema in modo più ampio.

Nel frattempo invitiamo i nostri lettori a riflettere sull'argomento e farci pervenire anche le loro opinioni in merito.

L'impegno finanziario che abbiamo dovuto sostenere è stato rilevante. La sistemazione dello spogliatoio, per renderlo più accogliente e meno freddo, è stato rivestito internamente con fogli di polistirolo; con la sistemazione degli attaccapanni si spera di eliminare l'ammucchiata di abiti che si verificava nel passato.

Il campo è stato livellato, arato e seminato, per evitare gli allagamenti che si verificavano ad ogni acquazzone; e visti i campi dove si è giocato lo scorso anno, il risultato per ora è buono.

L'iscrizione al torneo, le divise nuove per tutti, cose necessarie anche per evitare malumori tra i ragazzi stessi, è stato possibile grazie al contributo che indistintamente genitori, soci, simpatizzanti nelle loro possibilità hanno dato; a tutte queste persone va il nostro ringraziamento.

Le possibilità tecniche ed i risultati che ci aspettiamo da

Nella categoria Giovanissimi (12 - 13 anni) le difficoltà sono maggiori e la esperienza dello scorso campionato ce l'insegna, tanto più che ben 5 giocatori su 7 per limiti di età non potranno giocare e i nuovi sono tutti giovani.

Ai ragazzi che lo scorso anno giocando con noi ci hanno dato parecchie soddisfazioni e che, purtroppo, per l'età quest'anno ci lasciano, diciamo grazie e un arrivederci ai prossimi tornei.

Ora la parola spetta ai ragazzi che giocheranno e, risultati a parte, ciò che desideriamo è che in ogni momento sia tenuto un comportamento leale e sportivo in campo e fuori, con avversari e compagni.

Terminando con l'impegno di fare sempre meglio e di più anno dopo anno, il G.S. L'Edificatrice invita soci e simpatizzanti a sostenere, con il loro incitamento, i nostri ragazzi durante le partite.

Risultati della 1a giornata: Mini - giovanissimi L'Edificatrice - Bresso 4 (9 - 0) Giovanissimi Forlanini / B - L'Edificatrice (3 - 1).

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«Un quartiere che vive: il Cattaneo»
LO SPORT
Classifica torneo di calcio mini giovanissimi 1 97 7 /' 7 8 P PG PV PP PN GF GS CATTANEO A. 16 9 7 0 2 60 8 MONTE ROTONDO 14 9 6 1 2 49 20 V. D'OSSOLA 13 9 6 2 1 48 18 M.D. LAVORO A. 13 9 6 2 1 45 17 L.D. PI LA A. 11 9 5 3 1 33 15 CATTANEO B. 9 9 4 4 1 23 23 ARGANINI 6 9 3 6 — 22 41 CA' GRANDA 4 9 2 7 — 20 48 L.D. PI LA B. 4 9 2 7 — 12 59 M.D. LAVORO B. 0 9 0 9 — 3 66
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La legge sull'aborto

Le prime cifre in un Convegno del PCI

Il 7 ottobre a Roma ad un Convegno del PCI, sono stati riportati ed esaminati i primi dati relativi agli aborti effettuati, dopo 4 mesi dall'entrata in vigore della legge che tutela la gravidanza.

Concludendo il Convegno, Adriana Seroni della Direzione del Partito Comunista, ha detto tra l'altro "Ci sentiamo impegnati in un'opera culturale, amministrativa e politica che miri alla piena applicazione della legge nella duplicità del suo messaggio. Vogliamo che tutta la struttura ospedaliera pubblica applichi e rispetti la legge, ma vogliamo anche impegnarci per il superamento dei ritardi, gravi, in materia di consultori. Questo convegno, deve perciò trovare sbocchi in un impegno che ricerchi il massimo di concorso e di unità delle donne, delle diverse forze politiche e ideali".

IL POLIAMBULATORIO

Una petizione dell'UDI

Pubblichiamo il testo della petizione che l'Unione Donne ItalianeCircolo Bicocca, ha presentato nel quartiere per raccogliere le firme degli abitanti, per sollecitare l'apertura del Poliambulatorio in V.le Suzzani.

L 'iniziativa è quanto mai opportuno anche a seguito di un'ennesima occupazione abusiva nei locali destinati al Poliambulatorio, lungamente attesa dalla popolazione.

Sembra che i lavori di ripristino cominceranno nel mese di novembre. Il Consiglio di Zona sta lavorando perchè questa scadenza sia rispettata.

I cittadini, attraverso il Consiglio di Zona, hanno già da tempo manifestato la volontà di vedere aperto nei locali di v.le Suzzani, un Poliambulatorio adeguatamente attrezzato e funzionante.

Il quartiere Bicocca manca di un servizio sanitario in grado di rispondere alle molteplici esigenze di una popolazione numerosa.

La gravità della situazione di un quartiere sprovvisto di adeguata assistenza, il disagio dei cittadini che sono obbligati a recarsi fino in Via Livigno per le pratiche mutualistiche, non possono più essere sottovalutati.

Occorre anche tener conto che la disponibilità di due ospedali in zona, il CTO e l'Ospedale

Maggiore di Niguarda permetterebbero di assicurare facilmente al poliambulatorio la prestazione degli specialisti.

L'Unione Donne Italiane, facendosi interprete di tali esigenze chiede agli amministratori di rispondere agli interrogativi dei cittadini che non riescono a rendersi conto del protrarsi del disservizio e di provvedere al più presto affinchè il quartiere sia dotato dell'assistenza cui a diritto.

Chiediamo, pertanto, al Consiglio di Zona di dare il massimo appoggio alla richiesta sottoscritta dai cittadini.

Seguono le firme

per la tua personalità

Santino Calderone Via Lazzaroni, 10

Tel. 6893934

Zona Stazione Centrale

Franco Petrolla via Vitruvio, 39

tel. 200130

zona Venezia

Filippo Falzone via Fili Campi, 2

tel. 576751

zona Vittoria

Creare dai tuoi capelli una personalità. Dare al tuo volto un "qualcosa di diverso"... quel tocco di classe.

E' il concetto di VIP, Parrucchieri Professionisti, stilisti dell'Accademia SAASMAM

N.B. - Questi dati, che non sono ufficiali, si riferiscono ai mesi di luglio, agosto, settembre. Il totale degli aborti effettuati in ospedale è di 26.152. In tutta Italia risultano 394 gli ospedali dove la nuova legge viene applicata; a questi ne vanno aggiunti altri 44 che sono disponibili ma privi di attrezzature. Non siamo riusciti ad avere (e non sono quindi riportati nella tabella) i dati relativi agli obiettori in Friuli, Abruzzo e Calabria; ai consultori in Friuli, Abruzzo, Toscana e Campania. Nessun dato abbiamo sulla Valle d'Aosta, mentre per il Molise si conosce solo il numero degli interventi effettuati.

Buon appetito !

Gianni De Matteis via Fauchè, 37

tel. 342468

zona Sempione

I Noviello via Vallazze, 102

tel. 292882

zona città Studi

v.le Famagosta, 2

tel. 819424

zona Barona

Michele Laurita

p.zza VI Febbraio, 16

Tel. 381623

zona Fiera

Ricetta del salame dolce

Ingredienti: quattro tuorli d'uovo, otto cucchiai di zucchero, 250 gr. di biscotti secchi (Saiwa) 250 gr. di burro o margarina, 150 gr. di cacao amaro e un foglio di carta argentata.

Procedimento: mescolare i quattro tuorli d'uovo con otto cucchiai di zucchero, in una terrina.

Sbriciolare minuziosamente i biscotti secchi e aggiungerli all'impasto con il burro fuso. Mescolare molto bene il tutto aggiungendo alla fine il cacao amaro. Quando l'impasto sarà diventato omogeneo, dategli la forma di un salame e avvolgetelo con la carta argentata. Lasciate in frigorifero fino a quando non sarà diventato sufficientemente duro, poi servire affettandolo come fosse realmente un salame.

Banane alla fiamma

Ingredienti: otto banane piccole e possibilmente poco ricurve, 40 gr. di burro, quattro cucchiai di zucchero e mezzo bicchiere di cognac o brandy.

Procedimento: sbucciate le banane e tagliatele orizzontalmente a metà, mettetele in un tegamino di acciaio inossidabile in cui avete fatto imbiondire il burro. Girate le banane un paio di volte affinchè restino bene inbevute di condimento. Mettete il brandy in un pentolino e fatelo scaldare un po'. Cospargete le banane di zucchero facendole quasi caramellare. Portate in tavola il recipiente con dentro le banane, versate il brandy sulle banane e poi date fuoco al tutto con un fiammifero. Lasciate che il fuoco si spenga da solo e servite subito.

quartieri pag
Mimmo Santarpia via Tartini, 2 tel. 3762208 zona Affori
Piemonte Lombardia Veneto Trentino-Alto Adige Friuli Liguria Emilia-Romagna Toscana Marche Umbria Lazio Abruzzi Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna 2.392 5.200 1.629 113 470 1.521 3.686 1.578 450 406 2.223 781 114 2.100 1.285 120 652 1.700 700 29 20 16 80 60 45 66 50 32 39 72 10 solo 2 medici (1 in ospedale, 1 in clinica) effettuano aborti 5
22 110 37 3 17 20 5 72 75 88 70 61 6
REGIONI ABORTI EFFETTUATI OSPEDALI CHE APPLICANO LA LEGGE OSPEDALI CHE ATTUALMENTE NON APPLICANO LA LEGGE MEDICI CONSULTORI OBIETTORI FUNZIO(PERCENT.) NANT1 EQUIPE MODA SAASMAM I PROFESSIONISTI DELL'ACCONCIATURA 7 16 21 8 38 42 50 30 19 44 14 9 30 37 11 11 50 12 31 32 2 8 25 5 26 41 10 6 60 50 50 77 70 77 1
Da l 'Un it à 81 1 011 97 8

quartieri

Tritolo e contratto all'Ospedale di Niguarda spalle c'è la volontà di accendere la miccia in occasione di significativi rinnovi contrattuali, per indebolire il Sindacato ed introdurre pericolose divisioni interne?

Sul fallito attentato alcuni affermano che sia stato solo un avvertimento per qualcuno. Noi non siamo di quella opinione. Preparare una bomba con 11/2 kg. per poi non farla volutamente esplodere ci sembra eccessivo. Riteniamo che l'attentato avesse lo scopo di far saltare in aria la Direzione Sanitaria, provocando oltre a vittime innocenti, una nuova spirale di violenza a catena nella quale, continuare ancora l'attacco alla nostra società e alla democrazia. G. I'.

Consultorio di via Cherasco inerenti a quella fascia d'età.

"Com'è la rispondenza delleragazze giovani?"

È la fascia d'età che meglio utilizza il servizio, proponendo a noi del Consultorio delle iniziative, gruppi di lavoro".

"Quale classe sociale utilizza maggiormente il servizio?

"Praticamente quasi tutte le classi sociali. Il problema rimane quello del sottoproletariato che non lo utilizza quasi mai per mancanza di informazione, mentre la ricca borghesia non viene per ovvi motivi.

"Com'è l'affluenza al consultorio?"

"Ritengo sia buona per la giova ne età del servizio, e le reazioni delle donne sono state positive. Molte donne dopo la prima visita sono ri-

tornate, altre sono praticamente scomparse. Per donne che hanno abortito il ritorno però, è stato basso. Questo è un problema non indifferente, in quanto in questi casi un'informazione sulla contraccezione sarebbe estremamente importante per evitare di ricorrere ancora una volta all'aborto".

"Ci sono casi di donne con problemi particolari?"

"Generalmente sono donne con nevrosi, causate dal ruolo di casalinghe che investono e anche dalla mancanza o scarsità di interessi".

"Cosa si deve fare per fissare un appuntamento?"

"Si telefona al Consultorio (6470466 oppure 6470464) dicendo a quale tipo di visita ci si vuole sottoporre e perchè. Quando la donna si presenta al consultorio, prima di essere visitata, ha un colloquio preliminare con un'operatrice del servizio, in questo modo si possono rilevare eventuali altri problemi che riguardano la donna.

"Perchè viene fatto questo colloquio preliminare?"

"Perchè inizialmente il servizio più sfruttato era quello ginecologico, conseguentemente il ginecologo si trovava a svolgere una mole di i lavoro, colloquio e visita, mentre altri servizi rimanevano quasi inattivi.

Tutto ciò che si verificava perchè la maggioranza delle donne si recava al consultorio solo per visite ginecologiche senza pensare che alcuni disturbi di carattere ginecologico potevano essere legati a problemi psicologici.

Con il colloquio preliminare, invece, si può individuare meglio il

problema e indirizzare la donna, eventualmente, dallo psicologo o da un altro specialista".

"Seuna donna si presenta da voi senza appuntamento e necessita urgentemente di una visita, come vi comportate?"

"Non esiste problema. Per i casi d'urgenza si visita senza appuntamento e immediatamente, la paziente non viene certamente rimandata a casa".

"Perchè il sabato il consultorio è chiuso?" Non sarebbe meglio farlo funzionare anche in questo giorno, per facilitare l'afflusso della popolazione?"

"Per quanto riguarda la chiusura del sabato il problema non è insuperabile. Se dalla popolazione emerge la necessità di un un consultorio aperto anche in questo giorno, magari solo mezza giornata, oppure se ci sono casi in cui si necessita la presenza di uno o più operatori al sabato, si può realizzare. Saranno poi gli operatori che vedranno come gestire l'apertura del sabato con il Comune di Milano.

"Ci sono delle carenze?"

"Quella forse che riteniamo più importante è la presenza di un consulente legale per i casi di separazione, ecc., purtroppo questo è un servizio che ancora non c'è".

Per concludere questa lunga chiacchierata intendo sottolineare ancora una volta la GRATUITA del servizio anche per quanto riguarda la contraccezione. Infatti oltre alla pillola, vengono date gratuitamente anche la spirale e il diaframma, il cui costo si aggira sulle 75.000 lire.

Laura Spreafico

Le recenti leggi in materia di edilizia

Caro Direttore, leggendo sui giornali, giorni addietro, del fatto increscioso ed abberrante dell'uccisione di quel giovane, venuto a diverbio per una richiesta esosa di un servizio con un falso autista - lettighiere, di una ancor più fantomatica Croce, operante come tante altre di notte fuori dall'Ospedale Maggiore, mi sono posto diverse domande, avendo parecchi dubbi sul nostro vivere civile.

Su come si possa giungere ad uccidere durante un diverbio è già una cosa inaudita, ma il circolare armati dimostra una disposizione conscia od inconsia predeterminata all'omicidio e, al limite, anche una forte dose di premeditazione.

Non è questo, comunque, il punto di questa mia. Altri dubbi e perplessità stanno sempre più affiorando, sul nostro modo di vivere "civile".

A seguito di questo fatto, si è venuti a sapere che fuori dall'Ospedale, durante la notte, stazionano in permanenza autolettighe abusive con simboliche Croci, pronte a taglieggiare tutte quelle persone che per vari motivi vengono dimesse durante la notte ed hanno problemi di trasporto.

Visto che i cronisti hanno spiegato, con dovizia di particolari, queste anomalie (sic! ), viene spontaneo pensare che queste informazioni le abbiano avute parlando con persone operanti nell'ambiente ospedaliero.

Se così è, sembra onesto che tutte queste persone tollerino questi traffici .mafiosi, non sentendosi in dovere di protestare e far intervenire chi di competenza a far rispettare codici e regolamenti?

Senza essere eccessivamente malizioso, questo può dar adito a pensare alla probabilità di intrallazzi, tipo alla "Caro Estinto"!

Sarebbe ora, che le persone imparassero, poi, a mettere la macchina nei parcheggi posti all'esterno l'ingresso principale e farsi quei quattro passi, tanto raccomandati dai medici per far sì che un fisico rimanga il più

possibile in forma, evitando anche la erogazione di tutti quegli odori mefitici nonchè velenosi, che i tubi di scarico degli automozzi diffondono all'interno dei vialetti e sotto le finestre dei padiglioni, nei quali vi sono persone ricoverate non per villeggiatura, ma per varie malattie magari alle vie respiratorie.

Bisogna essere molto più rigorosi, ed assicurarsi che passino nel cortile interno, solo le macchine indispensabili per il buon funzionamento dell'ospedale.

Comunque, se si deve togliere l'autodromo all'interno del Parco di Monza per questioni ecologiche, non vedo perchè questo non deve essere attuato all'interno di un ospedale, che oltre alle piante ospita individui prostrati da gravi infermità.

Ecco, questo è un po' il sunto di quello che io volevo dire; stiamo andando verso un imbarbarimento che potrebbe diventare irreversibile; cerchiamo nel nostro piccolo di moralizzare l'ambiente che ci circonda, imponendoci a noi tutti quella vita austera, ricca di contenuti veramente democratici. Certo che tutti noi sappiamo che il malcostume e cattivi esempi vengono sempre dall'alto, però non potendo incominciare dalle varie "Lion family" compito riservato principalmente a tribunali competenti, cerchiamo almeno alla base, che è sempre la più sana, di portare quella ventata di aria pulita, della quale tutti ne sentono il bisogno.

Ringraziando per la cortese ospitalità, esprimo i più sinceri auguri che questo giornale possa incontrare sempre più una viva partecipazione ed interesse.

Giuseppe Sardena

STAMPA COOP, IL GUADO ROBECCHETTO CON INDUNO (MILANO) TEL. 0331/881475

quart ieri

Per iniziativa delle Sezioni P.C.I. Zona 9

Direttore : Kristina Robinson

Redazione:

Eros Dani

Sergio Ghittoni

Saverio Paffumi

Laura Spreafico

Pio Tarantini

Redazione-amministrazione: Presso Sezione P.C.I. S. Carrè via L. della Pila, 61 20162 Milano

La lotta per l'avanzamento di una azione riformatrice e di rinnovamento nel settore della casa, riceve nuove grandi possibilità di affermazione dopo l'approvazione delle recenti leggi in materia di edilizia.

Nel contempo la rilevanza del nuovo quadro legislativo non può offuscare l'esigenza di compiti di informazione, di orientamento, anche di divulgazione.

Non possiamo trascurare il fatto che, ad esempio, la legge di Equo canone riguarda direttamente 1.200.000 cittadini nella sola Milano. Si tratta perciò di una questione che non può essere affrontata solo nelle sue e per le sue caratteristiche settoriali e specialistiche, ma che pone problemi di collegamento con grandi masse popolari, di ceto medio con forze economiche e sociali, che chiama perciò, ad un impegno anche i partiti democratici. Soprattutto la legge dell'Equo canone (i cui effetti non sono mediati da una fase amministrativa e operativa di medio periodo e con strumenti già parzialmente messi a punto), esige risposte politiche ed operative immediate.

Accanto al problema del settore privato, permane l'esigenza di una ripresa di iniziativa attorno ai pro-

MAGAZZINI

blemi del risanamento e della gestione democratica dell'IACPM, anche in riferimento alle prospettive del nuovo assetto IACP, che la Regione Lombardia dovrà definire entro il 1979.

Il Piano decennale della casa esige un confronto con gli operatori economici e con i settori professionali della città e della provincia. La possibilità crescente che la legge apre, di una mobilitazione di risorse da risparmio privato, anche notevoli, da spazio ad una più ampia iniziativa della cooperazione casa, anche nella forma della proprietà divisa, (sinora quasi esclusiva di altre centrali cooperative).

Tutta la questione della casa assume una rilevanza ancora più importante dall'entrata in vigore delle recenti leggi. Si tratta ora di andare alla piena applicazione, anche in modo da sconfiggere le manovre che già alcuni grossi immobiliari e assicurazioni stanno cercando per aggirare la corretta applicazione delle stesse, per svuotarle dei contenuti più positivi, e per ricacciare indietro il settore della casa, che con queste leggi finalmente si è avviato verso la strada della programmazione e del rinnovamento.

La Redazione

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Via L. Ornato, 35 - Tel. 64.21.504

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LA CASA
Lettera al direttore Pa9 8
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