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Milano 19(57)

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trillano 119 Mensile di informazione politica e cultura

L. 400

Anno VI - N. 10 - ottobre 1982

Per le case popolari

Presentato dal Comune il "Progetto casa"

Milano dal fascismo a piazza Fontana

Quartieri Cronaca

II C.d.R.

cerca casa La betoniera se n'è andata

SantElia: il semaforo cambia tempo Troppi negozi (ma non al Gallaratese) I mestée de la Milan de semper Ir

J<€:€; ;,

No dei sindacati Case al Gallaratese all'equo canone

(ma non in Zona 19) Previste integrazioni e varianti al Piano Regolatore vigente Il Consiglio Comunale approverà il progetto soltanto dopo aver sentito il parere dei Consigli di Zona. In attuazione delle integrazioni indicate a variante del P. R.G. (Piano Regolatore Generale) vigente, la Ripartizione Urbanistica del Comune di Milano ha preparato un "progetto casa" contenente proposte di nuovi insediamenti residenziali, che si inseriscono nel quadro più complesso di riorganizzazione della struttura urbana e metropolitana, che trova i suoi elmenti più qualificanti non solo nel trasporto pubblico su rotaia (passante ferroviario e terza linea MM), ma anche nei progetti e nel dibattito sui servizi all'economia, il terziario avanzato, la Fiera ed altre grandi attrezzature, i parcheggi, il sistema degli interscambi, la viabilità. Si tratta di un complesso di studi e di ipotesi progettuali di notevole consistenza, che punta su un miglior utilizzo delle risorse temtoriali esistenti nelle zone centrali e subcentrali della città. Alcune ipotesi portano ad individuare anche in queste zone nuovi spazi per la residenza (ivi comprese le attrezzature ricettive), che dovrebbero permettere di arricchire, soprattutto da un punto di vista qualitativo, le proposte elaborate sulel stesse aree periferiche della città. Rientra tra queste ipotesi — si legge nella relazione che accompagna il progetto — resigenza di una verifica complessiva delle previsioni per il Gallaratese, anche se riferita ad un quartiere di recente formazione, valutandone pure i rapporti verso l'intorno immediato, quali Molino Dorino, Trenno, Lampugnano ed il QT 8, con l'obiettivo di un rafforzamento della struttura urbana attuale all'interno del sistema di indirizzi e di criteri alla base del Piano Particolareggiato relativo alla zona. In particolare, per quanto si riferisce alla nostra zona, i nuovi insediamenti residenziali interessano l'area, attualmente destinata a "zone naturali e fasce di rispetto" della variante del Gallaratese, compresa tra le vie Appennini e Quarenghi e la zona industriale di via Gallarate, anche se tale area, pur facendo indubbiamente parte integrante del Gallaratese, non fa parte "amministrativamente" della zona 19, visto che i suoi abitanti, in base ad una suddivisione per seggi elettorali fatta molti anni prima del decentramento, vanno a votare in seggi della Zona 20, di cui pertanto fanno parte. Visto che però da un pnto di vista "geografico" tale area è inserita nella nostra zona (intendiamoci non è che diciamo questo con il proposito di lanciare una "crociata" per toglierla alla zona 20), riteniamo nostro dovere informare i nostri

lettori sulla portata e sulle dimensioni del nuovo insediamento. La volumetria complessiva prevista è di 150 mila metri cubi, di cui 140 mila a destinazione residenziale (56 mila per edilizia residenziale agevolata e sovvenzionata, 28 mila per allog,gi in locazione e 56 mila per edilizia libera) e i restanti 10 mila per funzioni compatibili con la residenza, il tutto su un'area di 101 mila metri quadrati, dove dovrebbero trovare alloggio

1.400 abitanti. Proseguendo nell'esame dei dati tecnici si può ancora rilevare che l'area standard minima prevista è di 45.030 metri quadrati (di cui 42 Mila riferiti alla residenza e 3.030 alle funzioni compatibili) con una dotazione di 30 metri quadrati per abitante, mentre l'indice fondiario risulta di 4,5 metri cubi per ogni metro quadrato. Il progetto si propone di insegue in ultima

Presa di posizione delle organizzazioni degli inquilini contro i criteri fissati dal CIPE Il 2 agosto scorso P. M. (Istituto Autonomo Case Popolari di Milano) ha inviato a 47 mila famiglie di inquilini una lettera in cui era scritto che il Consiglio di Amministrazione aveva deciso, in materia di affitti, di passare dal Canone Sociale, fino allora applicato, all'Equo Canone, sensibilmente più alto, e che pertanto gli inquilini dovevano provvedere a pagare la differenza risultante tra l'uno e l'altro canone anche per i cinque anni già trascorsi dall'entrata in vigore della legge sull'Equo Canone ad oggi. La decisione del Consiglio di Amministrazione d ell'I. A. C. P. M. di passare dal canone sociale all'Equo canone (approvata dai consiglieri della maggioranza, socialisti e democristiani, mentre contro si sono espressi l'unico consigliere comunista ed i rappresentanti dei sindacati inquilini e della Federazione CGIL-CISL-UIL) è stata adottata, come ha avuto modo di precisare lo stesso presidente dell'istituto, avvocato segue in ultima

La posta di via Sebastiano del Piombo

Servizio pubblico e ... burocrazia Precisazioni di una sindacalista dei P. T sulla questione dell'ufficio postale da tempo chiuso. L'Azienda Postale è distribuita uniformemente e capillarmente su tutto il territorio nazionale ed in genere è "quella cosa" della quale si ha coscienza solo se manca. Mi spiego: a Lodi da 10 anni viene fatta "la sperimentazione" di recapitare ai pensionati le loro pensioni a domicilio. Il servizio funziona bene. L'amministrazione non ha mai cambiato una virgola delle sue assurde normative. I colleghi portalettere per esempio sono costretti, stante il regolamento che vieta loro di portare seco una cifra superiore ai 2 milioni circa, a fare numerosi viaggi, a loro rischio. Nessuno quindi ha mai riconosciuto a questi lavoratori la decennale riuscita di questa "sperimentazione". Ho fatto questo esempio per richiamare, se pur era necessario, il fatto che ci si accorge dell'Ufficiale Postale solo quando si è costretti a fare code, o quando, come nel caso dell'ufficio postale di via Sebastiano del Piombo, il servizio è stato chiuso "provvisoriamente" da due anni! Ora in questo ufficio, che aveva subito alcune rapine, non si potevano effettuare pur minime disposizioni di sicurezza, di conseguenza ]'Amm.ne Postale e per essa la Dinne prov.le ne ha deciso la chiusura. ti chiaramente assurdo per un cittadino qualsiasi pensare che in due anni una Amm.ne P.T. non sia riuscita a reperire locali da adibire a questo servizio. Ma è anche più assurdo che

non si possa arrivare logicamente ad un collegamento tra Consiglio di Zona — Comune Provincia — Regione e i medesimi livelli dell'Amm.ne P.T. per una programmazione e realizzazione sena, funzionale di questo come di altri servizi, attingendo al patrimonio di cali pubblici che pur ci sono, pur sono censiti in appositi elenchi che vengono poi custoditi in chissà quale ufficio senza servire a nessuno. Queste quindi sono le sollecitazioni e le proposte che, come Organizzazione Sindacale, abbiamo ripetutamente fatto: programmazione ed estensione del servizio in funzione

del territorio sua estensione, sua composizione socio economico produttiva; utilizzo coordinato del demanio pubblico spazi e locali; — coordinamento di tutte le strutture preposte alla tutela della convivenza civile e dei lavoratori sui luoghi di lavoro. Su queste proposte ci siamo sempre dichiarati disposti ad un confronto prescindendo da luoghi comuni che sono residui di razzismo, da sempre funzionali agli interessi di chi vive del lavoro altrui non certo a quelli dei lavoratori, di tutti i lavoratori siano essi dell'industria o dello stato. Teresa Peviani Seg. Regie Fip-CGIL

Manutenzioni IACP in Zona

Occorrono otto-nove miliardi E ce ne sono soltanto due Il 9 settembre scorso si è tenuto il preannunciato incontro tra rappresentanti del Consiglio di Zona 19 ed una commissione della Terza zona decentrata (quella che riguarda la nostra zona) dell'I. A. C. P. (Istituto Autonomo Case Popolari), per esaminare i problemi delle manutenzioni, specie nel quartiere di San Siro, così come era stato sollecitato dal Consiglio di Zona sulle basi di un documentodenuncia presentato il 12 febbraio scorso dalle sezioni Bottini e Fornasari del P.C.I., entrambe di San Siro. Nel corso dell'incontro i tecnici dell'I.A.C.P. hanno dichiarato, illustrando tale loro dichiarazione con un grafico, che l'azione intrapresa dall'istituto per il recupero della morosità ha consentito di recuperare complessivamente nella zona, a partire dal gennaio scorso, circa un miliardo e 300 milioni di lire, di cui soltanto a San Siro circa 300 milioni, che, stando a quanto affermato dagli stessi tecnici, dovrebbero essere tutti riutilizzati per ulteriori manutenzioni nel quartiere. La morosità nella nostra zona risultava quindi ridotta, alla data dell'incontro a circa un miliardo di lire per il San Siro, che ha circa seimila alloggi, a circa due miliardi e mezzo per il Gallaratese, con circa ottomila alloggi, ed a circa 600 milioni per il San Leonardo, con 785 alloggi (il tutto naturalmente senza tener conto delle richieste di arretrati avanzate dall'IACP il 2 Agosto scorso per adeguare i canoni di affitto delle case popolari e quelli previsti dalla legge dell'Equo canone). Sul tipo e sull'anzianità di tale morosità lo I.A.C.P., malgrado precise richieste in merito fatte dal Consiglio di Zona, non ha però forsegue in ultima

Olocausto Sinceramente speravamo di non essere mai più costretti a vedere immagini come quelle che, provenienti da Beirut, il piccolo schermo televisivo ci ha portato in casa il 18 settembre scorso riempiendoci dorrore. Non si trattava più di una guerra cruento e violenta di israeliani contro i guerriglieri palestinesi. Le centinaia e centinaia, quasi certamente migliaia, di palestinesi letteralmente scannati erano donne, bambini, vecchi, gente comune, inerme, disperata, povera, profughi scampati alle guerre, cacciati dalle loro case e rifugiatisi, da anni, nei "campi", nei "ghetti" del quartiere musulmano. E lì gli uomini di Begin sono entrati mettendo a ferro e fuoco strade e case, sparando persino su ambasciate, tra cui anche la nostra, forse per ritorsione alle severe parole di condanna

pronunciate dal presidente Pertini contro gli aggressori. Poi hanno chiamato i mercenari di Haddad a compiere la strage. Ci è parso di rivedere immagini antiche che speravamo sepolte nelle pagine della storia: i progrom contro gli ebrei, la distribuzione nazista del ghetto di Varsavia, gli stermini nei campi di Buchenwald, di Auschwitz e tanti altri. Soltanto che questa volta vittime erano i palestinesi, mentre ad interpretare la parte degli sterminatori, dei nazisti, erano degli israeliani, che ci rifiutiamo di chiamare ebrei per il rispetto che portiamo al popolo ebraico e perché siamo certi che i milioni e milioni di ebrei che furono vittime di tante persecuzioni e di tante stragi si saranno rivoltati nelle loro tombe inorriditi da questo nuovo olocausto.


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