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Milano 19(9)

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ANNO II - N. 10 - GENNAIO 1978

MENSILE DI INFORMAZIONE POLITICA E CULTURA

L. 300

in questo È tutta colpa dell'inceneritore? numero

È tutta colpa dell'inceneritore? pag. 3 Decentramento è partecipazione e non autorità pag. 4

il 5 Dicembre del Giorno appariva in prima pagina un articolo con il seguente titolo: "Medico denuncia: in una frazione di Milano impressionante aumento dei casi di cancro". Il sottotitolo poi aggiunge che il dottore azzarda l'ipotesi che il fenomeno possa essere messo in relazione con l'inceneritore entrato in funzione dal 1975. La frazione di cui si parla è Figino, rientrante nella nostra zona. Il medico sembra piuttosto preciso nell'elencare i tipi di tumore tuttavia non pare esservi un organo più colpito, si va infatti dal turpore alla mammella, all'utero alla prostata, a quella al fegato e alla gola. Dopo i primi giorni di scalpore le acque cominciano a calmarsi. Le autorità competenti inter-

vistate infatti sembrano smentire ogni possibile collegamento fra l'inceneritore e l'improvviso aumento dei casi di cancro. L'inceneritore è in funzione da due anni — dicono — mentre ad un tumore per svilupparsi, ne occorrono almeno 5".

L'inceneritore comunque, forse per quella immagine di luogo lugubre e sporco che suscita (ricorda qualcosa a metà fra il forno crematorio e un immondezzaio) appare come un "mostro", esalante gas nocivi, della moderna tecnica. Per conoscere meglio questo "mostro", che dalle generiche e ufficiose pagine dei quotidiani appariva oscuro, siamo andati a Figino, a parlare con gli operai che vi lavorano, e ci siamo fatti spiegare, a grandi linee, come funziona.

Che cos'è un inceneritore

Avete presente il pannello pieno di pulsanti e indicatori che c'è sempre nella sala di lancio dei migliori films di fantascienza? Ecco è un pannello simile a quello che regola le varie fasi dell'incenerimento delle immondizie. Una gruista, in una cabina stagna sopra la fossa delle immondizie, raccoglie con una apposita "mano d'acciaio", i rifiuti e li immette in una specie di imbuto (tramoggia). I rifiuti poi vengono fatti andare su sette griglie mobili in un forno preriscaldato, per mezzo di un bruciatore a nafta, (lo stesso che viene usato nelle case), alla temperatura di 400° c. Un indicatore mostra il grado di temperatura all'interno del forno, ed essa vie-

ne regolata a seconda dei materiali che vi arrivano. La carta per esempio brucia prima. Il materiale si incendia per auto-combustione, mandando aria, che arriva da sotto le griglie:e che serve anche a mantenere il fuoco. Quando il materiale si è incendiato, i bruciatori vengono spenti. Ed è possibile vedere le immondizie che bruciano, attraverso una Tv a circuito chiuso, situata nella camera di combustione. Le temperature all'interno ai questa camera variano notevolmente, come mostra un grafico, in quanto il materiale non è omogeneo. Esse vanno da un minimo di 900° ad un massimo di 1100°. I fiumi delle immondizie bru(segue in terza)

PER LA SALVAGUARDIA DEI POSTI DI LAVORO

Occupato lo stabilimento UNIDAL ex-Alemagna Il 29 dicembre le assemblee dei lavoratori dell'Unidal hanno deciso di passare dal presidio all'occupazione delle fabbriche del gruppo, tra i quali vi è lo stabilimento ex Alemagna di Via Silva, nella Zona 19. La decisione è stata presa dai lavoratori sia per assicurare il mantenimento dell'efficienza degli impianti in vista di una ripresa dell'attività produttiva, sia per ottenere sulla crisi dell'Unidal un confronto reale, che deve avere come premessa la riassunzione di tutti i dipendenti da parte della società che dovrà rilevare gli impianti. Questa forma di lotta equivale pertanto ad un netto rifiuto, da parte dei lavoratori, del piano presentato dagli esponenti delle Partecipazioni Statali per la smobilitazione dell'Unidal, piano che prevede l'assunzione di soli 3747 lavoratori da parte della Sidalm (società che dovrebbe rilevare gli impianti e che farebbe capo alla finanziaria SPA, la stessa che sta liquidando l'azienda agricola Maccarese) e la messa in cassa integrazione speciale degli altri 4920 dipendenti.

CIÒ CHE CERTI SERVIZI GIORNALISTICI HANNO IGNORATO

I risultati delle elezioni scolastiche pagg. 6-7-8 Aspetta, aspetta... e se poi le case crollassero? pag. 11

La scelta di base è la continuità Intervista con il capogruppo del P.S.I. al Consiglio di Zona 19 A proposito dei servizi sulla Zona 19 pubblicati il 13 ed il 14 dicembre del '77 dal quotidiano "Il Giornale Nuovo" e partendo dalle dichiarazioni rilasciate a quel quotidiano dal consigliere di Zona democristiano Giuseppe Rella abbiamo intervistato il consigliere di zona Fernando Zaccaria, capogruppo consigliare del P.S.I., che ha acconsentito a rilasciare a Milano 19, le dichiarazioni che qui sotto riportiamo. Domanda di Milano 19: quale giudizio esprime sulle dichiarazioni rilasciate al Giornale Nuovo dal consigliere Giuseppe Rella? Risposta di Fernando Zaccaria: Il consigliere Rella della DC ha fatto delle dichiarazioni molto parziali, che non possono essere prese alla lettera. Non possiamo stare alla logica degli altri, che fra l'altro è un modo assai semplicistico di interpretare il pensiero e la volontà dei gruppi che compongono il Consiglio di Zona". Milano 19: la scelta di Sergio De

Cesare come presidente del Consiglio di Zona è stata operata dal gruppo consigliare socialista autonomamente od è stata determinata da pressioni verticistiche od esterne? Zaccaria: A Palazzo Marino si erano già decise alcune cose, fra l'altro l'accordo stabilito dai partiti presenti in Consiglio Comunale, ma la scelta del presidente non si è basata soltanto sulle indicazioni di Palazzo Marino, bensì è stata determinata da un desiderio di continuità espresso dai partiti di sinistra in prima istanza e poi fatto proprio anche dagli altri gruppi consigliari, tanto che l'elezione è avvenuta quasi all'unanimità, tutti i voti dei presenti meno uno". Milano 19: ma la presidenza era per voi preconcettualmente legata ad un solo nome? Zaccaria: Il gruppo socialista non voleva proporre un nominativo come scelta preferenziale, ma è stata una scelta scaturita dall'unamità dei socialisti della zona. Per parte nostra abbiamo sempre sostenuto e continuia-

mo a sostenere che la presidenza deve essere non sclerotizzata su un nome, ma tendente a garantire, specie agli altri gruppi che partecipano alla gestione, una continuità, che non è che sia patrimonio solo del P.S.I., ma che interessa tutti, in particolare la cittadinzna della zona. Milano 19: Come interpreta la partecipazione cui ha fatto cenno nella precedente risposta? Zaccaria: Noi interpretiamo la partecipazione nell'ambito dell'autonomia dei singoli gruppi, anche perchè non vogliamo "modellare" quello che è il centro di potere politico della città e del paese in senso partitico ma siamo una componente che desidera far partecipare la cittadinanza su problemi concreti, reali. Problemi che la gente sente, che devono unire e non dividere le forze politiche. Quando il Giornale Nuovo raccoglie solo la voce di un consigliere democristiano liberissimo di farlo. Non siamo certamente noi a pretendere che si ponga a disposizione non di un solo consigliere,

ma dei gruppi presenti. Ci sembra però giusto far rilevare che non ci pare corretto fondare un giudizio su tutto il Consiglio di Zona, basandosi solo sulle dichiarazioni di uno solo dei suoi componenti. Milano 19: A proposito dei dipartimenti, che raggruppano commissioni omogenee pur garantendole nella loro autonomia, introdotti nell'ordinamento del Consiglio di Zona 19 si tratta di una burocratizzazione del lavoro del Consiglio o di una scelta determinata da reali necessità? Zaccaria: Per quanto ci riguarda noi socialisti desideriamo precisare che la scelta dei dipartimenti è un momento di verifica che non serve solo a noi, ma serve a tutti per individuare quali possono essere le scelte per aumentare la partecipazione. Naturale il discorso che i dipartimenti non sono una istanza burocratica, ma sono uno strumento di coordinamento per evitare degli scoorainamenti (segue in seconda)


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