La Commissione parlamentare d'inchiesta non è caduta dal cielo; essa è nata da una iniziativa parlamentare dopo che per mesi ed anni in tutti i luoghi di lavoro, in tutti gli ambienti interessati alla difesa della democrazia, un vasto movimento è sorto per far conoscere all'opinione pubblica in quali condizioni la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani è costretta a vivere e lavorare nelle officine, negli uffici, nei campi.
DOCUMENTI DELLE
C. d. L. e dell' A. C. L. I.
Numerose sono state le pubblicazioni delle Camere del Lavoro, tra cui segnaliamo il volume « Documenti sulle condizioni dei lavoratori dell'industria», edito a cura delle C. d. L. di Milano, Torino e Genova nel 1954; e vi è stato a Milano il « Convegno Nazionale di studio sulle condizioni del lavoratore nell'impresa industriale », indetto dalla « Società Umanitaria » dal 4 al 6 giugno 1954, di cui la stessa società ha curato la pubblicazione degli atti.
Un documento senza dubbio interessante sulle condizioni di vita dei lavoratori italiani è il Libro bianco delle ACLI milanesi. Quando venne p (1132' blicato alcuni anni fa suscitò notevole impressione per la crudezza e la drammaticità delle sue denuncie.
Si legge nel rapporto del circolo n. 7, a pag. 37 del Libro succitato:
« La direzione esercita ostilità contro la CGIL, ed in questi ultimi mesi non vuole saperne più neppure dei rappresentanti dei sindacati liberi.
Il datore adopera sempre mezzi dittatoriali ed assume atteggiamenti, anzi mette in atto azioni, che dividono sempre più la
classe lavoratrice. Prima del 1948 (ossia prima delle elezioni politiche) non adoperavano questi metodi dispotici (motivo: paura del comunismo); ora la democrazia è debole.
La Direzione non tiene conto di nessuno; non tiene in considerazione persone competenti in materia di produzione stessa dell'azienda. Ha sempre effettuato multe a suo piacimento; non vi sono stati nè sindacati, nè autorità che avessero fatto indietreggiare questi datori, quindi la persona e trattata come una macchina al servizio del capitale: se in Italia fossero in maggioranza questi sistemi nelle aziende devo dire che la democrazia è in pericolo: rimediamoci intanto che siamo in tempo! ».
DEMOCRAZIA NELLE FABBRICHE
E' un invito alla lotta; all'unità dei lavoratori, per imporre la Legge nelle fabbriche e in questo mo do salvare e rafforzare la democrazia che « ora è debole ».
Un invito che i dirigenti della CISL dovrebbero raccogliere e meditare e tenere presente.
Ma non vi furono soltanto dichiarazioni unitarie, convegni unitari, proteste unitarie in Parlamento, vi fupQno le latte unitarie e con queste lotte dovettero fare il conto gli industriali prepotenti.
Contro queste lotte dovette battere la tracotanza antipopolare di Scelba, e si sa come sia finita.
L'INCHIESTA È APERTA
Ora la Commissione di inchiesta è al lavoro e i padroni che sono ritornati quello che erano nel periodo fascista: prepotenti, avidi, egoisti, nemici dichiarati della democrazia temono che le prepotenze e le illegalità commesse nelle fabbriche siano rese
di dominio pubblico. Questo spiega il perchè si danno d'attorno per nascondere la realtà dietro le belle parole dette e stampate sulle relazioni umane.
Il nostro giornale esce dedicando gran parte delle sue pagine ad una documentazione che pur nella sua incompletezza dà una idea della situazione di illegalità nella quale vivono i lavoratori della O.M. Molte cose avrebbero da dire i lavoratori alla Commissione d'Inchiesta, purtroppo malgrado sia 'a nostra fabbrica un esempio' concreto della mano pesante del monopolio intervenuto a introdurre le più mostruose discriminazioni, provocazioni, e azioni liberticide, l'O.M. non sarà tra le fabbriche visitate. Il sorteggio ha determinato la scelta delle aziende in cui si svolgeranno le indagini dirette e non siamo tra queste .
INVITO ALLA C. I. OCCORRE LOTTARE
DI DEPORRE
Questo non significa che non ci sia la possibilità di andare a deporre, anzi, pensiamo che ciò sarà di stimolo alla nostra Commissione Interna che invitiamo a recarsi unitariamente ad illustrare quanto avviene oltre il cancello di via Pompeo Leoni.
LA STAMPA UNANIME c"."accorcie e jalatiamo come un atto unitario l'articolo di alcune settimane fa del « Popolo di Milano », nel quale, associandosi alle nostre posizioni, affermava che queste ingiustizie nelle fabbriche esistono e gli operai debbono riferirle alla Commissione e la Commissione deve riuscire a fare sì che anche nelle fabbriche sia operante la Costituzione.
Non basta che le ACLI dicano le stesse cose della CGIL, o che il « POPOLO » scriva le stesse cose dell'e UNITA' » e dell'« AVANTI » quello che conta è che si lotti perchè torni la libertà nelle fabbriche, cessi il supersfruttamento e il taglio dei cottimi, si finisca con le morti bianche e gli infortuni, si dia il bando alla discriminazione.
Noi che abbiamo sempre cornbatiu.t, àiorno f.s2 giorno, nei limiti concessi dalle Leggi, ogni qualvolta il monopolio ha tolto diritti e calpestato accordi non possiamo che essere lieti che forze nuove che sembravano essere rimaste assenti dalle battaglie contro il fascismo nelle fabbriche si uniscano a dare il loro contributo alla battaglia per il ripristino della legalità nelle fabbriche d'Italia.
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Stefano MISSAGLIA Angelo MORONI ANNO 2° • N 2 - Febbraio 1956 010$1.1 04 410 3.0 3( %-° 411 'r\.N " 1 /13_43r- ..ore L. 300 1 • PERIODICO DEI LAVORATORI DELL'„OM" - MILANO INVITO !ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE CHIEDIAMO
Vittime del supersfruttamento
L'INCHIESTA ALLI O. M. Rispetto delle libertà democratiche - Osservanza delle leggi - Fine del supersfruttamento
ATTI D'ACCUSA
Invitiamo la Commissione Parlamentare a venire all'O.M. dove esistono situazioni che richiedono di essere conosciute dagli eletti del popolo.
Ci limitiamo qui sul « Caminun » a denunciarne talune e a ricordare quelle che maggiormente nel passato hanno determinato malcontento e agitazione nella fabbrica.
LICENZIAMENTI di RAPPRESAGLIA!
MANFRON Guido, licenziato in tronco per aver partecipato assieme ad altri lavoratori ad uno sciopero di solidarietà verso il presidente della C.I. sospeso dalla direzione. Gli operai davanti alla palazzina richiedevano che una lòro delegazione fosse ricevuta.
CASTELLANA PAOLO, licenziato in tronco per aver eseguito lavoro « fuori ciclo », in realtà attivista e da tempo perseguitato.
ELIMINATI I DELEGATI
A fianco della Commissione Interna operavano un tempo nei reparti e negli uffici i delegati di reparto e d'ufficio i quali si riunivano settimanalmente con la C.I. usufruendo di permesso retribuito.
Sono stati eliminati dalla Direzione: prima quelli impiegati poi quelli operai.
NO Al SINDACATI
I rappresentanti sindacali e quelli politici avevano diritto a conferire con i propri aderenti ed elettori negli orari non di lavoro.
La direzione ha cominciato annullando la possibilità di entrare in stabilimento ai secondi, poi, ai primi.
9 GIORNI DI LOTTA IN DIFESA C. I. MORTE di E. LEONI
Erano quattro i membri della C.I. che fino al marzo 1954 erano rimasti a disposizione della maestranza. La Direzione li considerava evidentemente « pericolosi » perchè erano liberi di circolare per i reparti e di intervenire a difendere i lavoratori ogni qualvolta questi lo richiedessero.
La direzione, interpretando arbitrariamente l'accordo sulle Commissioni interne, ordinava ai quattro di rientrare in produzione.
Questa manovra provocava una dura lotta unitaria di tutte le maestranze che scioperarono per 9 giorni.
L'intransigenza della direzione aziendale costrinse i lavoratori a portare il proprio malcontento presso la Direzione Generale. Fu in questa occasione che contro i lavoratori manifestanti davanti alla sede, in Piazza S. Ambrogio, ebbe luogo una carica della polizia contro la pacifica manifestazione; carica che causò la morte dell'operaio Ernesto Leoni.
VIETATA LA STAMPA VALLETTA E LA LIBERTÀ
E' vietata la vendita in fabbrica, nelle ore di riposo, della stampa politica e sindacale. I diffusori esistenti furono individualmente minacciati di provvedimenti da parte del capo servizio sorveglianza cav. Vanetta.
Ai primi di ottobre 1954 il prof. Valletta venne per la prima volta a visitare la fabbrica.
Dopo aver dapprima rifiutato di incontrarsi con la C.I. accettò poi di sentire i rappresentanti dei lavoratori.
OPPIO ERSILIO, licenziato in tronco per aver discusso con un altro operaio alla vigilia di uno sciopero.
MAGGI AGOSTINO, licenziato in tronco perchè accusato di aver pitturato delle scritte sul selciato della strada di fronte alla fabbrica.
E ALTRI OPERAI licenziati unicamente per servire di « esempio e di monito agli altri come affermarono i dirigenti dell'O.M.
PROFITTI E
SUPERSFRUTTAMENTO
li supersfruttamento è bestiale e permette l'aumento continuo dei profitti. Gli operai col sistema del taglio indiscriminato delle tariffe di cottimo sono costretti per guadagnare a sottostare a ritmi inumani, che li danneggiano nel corpo e nella mente.
LA MANIERA "FORTE„
MEMBRI DI COMMISSIONE INTERNA, ATTIVISTI SINDACALI, OPERAI E IMPIEGATI sospesi o richiamati per iscritto perchè combattenti della classe lavoratrice.
Vere e proprie persecuzioni dirette personalmente dai membri della direzione il più delle volte in modo sfacciatamente provocatorio.
Tre membri di C.I. sospesi un giorno per aver affisso sull'apposito tabellone un appello agli operai.
Un membro di C.I. sospeso tre giorni accusato di aver affisso sempre sull'apposito tabellone un manifesto sul P' Maggio, lo stesso manifesto affìsso in tutta Italia.
Due membri di C.I. sospesi per avere l'uno rivolto un appello di pace ai lavoratori: l'altro per aver condannato una gazzarra fascista avvenuta a Roma.
Un membro di C.I. processato e condannato dal « Tribunale di fabbrica » per « aver parlato male della direzione ».
Un operaio sospeso per aver distribuito dei volantini durante le ore di intervallo.
E tante altre punizioni tra cui ricordiamo quella della lettera individuale di « ammonizione » indirizzata a duemila e più lavoratori ( praticamente a tutti i dipendenti) colpevoli di aver partecipato, nella primavera del '53 allo sciopero contro la legge elettorale truffa.
Guardie e ladri
La direzione ha rinnovato ed accresciuto il corpo di vigilanza, facendone una vera polizia privata i cui componenti sono stati reclutati fra ex-carabinieri, exguardie di finanza, ed ex-poliziotti. Esso è posto agli ordini dell'ex a maresciallo a Cugnolio subordinato al « colonnello » in congedo, cav. Vanetta. La vigilanza, è inutile dirlo, si orienta contro gli attivisti sindacali, i ladri invece possono anche operare indisturbati.
Le guardie denunciano e il tribunale giudica.
E' composto dal rag. Vesco, dr, Simondi, cav. Vanetta e signor Giovanardi.
I « reati a per i quali si processa sono tali solo secondo il codice privato del prof. Valletta.
Ma poichè questi ebbero l'« ardire a di richiedere al professore migliori salari, la fine del ta-
ELEZIONI C. I. 1955
Minaccie - Provocazioni - Commesse
Alla vigilia delle elezioni della C.I., aprile 1955, la direzione tenne rapporti settimanali coi capi reparto e ufficio invitandoli a fare propaganda affinchè gli operai e gli impiegati non rinnovassero la fiducia nella FIOM.
Gli stessi dirigenti massimi: l'ing. Marolli, il rag. Vesco, il dr. Simondi si dettero da fare per intimidire e minacciare di
glio dei cottimi e il rispetto dei diritti del cittadino lavoratore così come stabilisce la Costituzione Repubblicana, si sentirono rispondere che in fabbrica comandava la Fiat e bisognava marciare al passo, per gli amanti della libertà disse letteralmente: — Quelli che vogliono la libertà possono andare a cercarsela altrove, là c'è la porta! licenziamento, di chiusura della fabbrica quanti furono da essi avvicinati in quei giorni.
Lettere di minaccia e di provocazione furono inviate nelle abitazioni dei dipendenti onde influire sulle famiglie, si affermò che in caso di vittoria FIOM non ci sarebbero state più commesse da parte della Fiat e degli americani.
REPARTO CONFINO
11 Reparto Esperienze è Il a Campo di concentramento a dove sono attualmente « detenuti » 20 operai tra cui una donna.
Sono stati concentrati perchè difendevano gli interessi dei lavoratori; sono operai capaci e volenterosi la cui unica colpa è quella di non pensarla come il I
padrone. L'esistenza di un simile reparto all'.O.M. come altrove è la prova evidente di quello che il monopolio intende per libertà; è un'offesa alla Repubblica italiana, una vergogna inaudita per un Paese la cui classe dirigente ama definirsi seguace conseguente del cristianesimo.
PREMIO ANTISCIOPERO
Il « Premio semestrale a che Non l'anno infatti percepito era stato annunciato come in- quei lavoratori, operai e impietegrativo al contratto ha assun- gati, che hanno scioperato per to il volto di premio antiscio- gli aumenti salariali il 9 marzo pero. 1955.
CONTRO LA C. I.
IMPRESE E
CONTRATTI TERMINE
Un forte numero di operai (circa cinquecento) lavorano all'O. M. alle dipendenze di differenti imprese di comodo. Si tratta di lavoratori sfruttati oltre i limiti dell'umana sopportazione e pagati in maniera scandalosa: 5070 lire orarie di meno dei lavoratori dell'O.M. La paga viene fissata senza tener conto delle leggi vigenti e dei contratti di lavoro; più volte, in casi di infortunio, i lavoratori non risultarono neppure assicurati.
Oltre cento sono gli impiegati e le impiegate assunte a « contratto termine a con rinnovo periodico. Ve ne sono taluni che da anni lavorano in fabbrica e non hanno ancora l'assunzione regolarizzata.
Per impedire il colloquio tra i lavoratori e la C.I. la Direzione ha sequestrato il microfono acquistato dai lavoratori con una sottoscrizione che era installato nella mensa. Il microfono è stato poi trasferito al terzo piano della palazzina, posto sotto controllo. Ma non basta: la direzione ha fatto installare un apparecchio registratore per sapere tutto quanto viene comunicato ai lavoratori e per poter colpire chi dice ai lavoratori cose « sgradite » alla direzione. to di non far affiggere quelli che giudica non di suo gradimento.
In spregio all'accordo sulle Commissioni interne, la direzione ha messo a disposizione della C.I. un tabellone per le comunicazioni inerenti al suo compito, e per quelli di carattere sindacale, ma ha disposto che questo tabellone fosse chiudibile con un lucchetto e che la chiave del medesimo fosse in mano alle guardie, in modo di assicurarsi la censura preventiva su tutti i comunicati della C.I. ai lavoratori, riservandosi il dirit-
« EI Caminun » invita i parlamentari a visitare 10.M. onde poter accertare personalmente interrogando la Commissione interna e i lavoratori la verità delle documentazioni che presentiamo.
« EI Caminun » in questa breve elencazione è stato costretto ad omettere innumerevoli denuncie, data l'esigua disponibilità di spazio, troppe sono le violazioni contrattuali, i soprusi, i ricatti, gli attacchi ai diritti sanciti dalla Costituzione per pretendere di elencarli nelle nostre pagine. Rivolgiamo nuovamente appello ai parlamentari componenti la Commissione d'inchiesta affinchè quanto esposto sia di stimolo a voler accertarsi di persona di quanto da noi denunciato.
QUESTE SONO LE RELAZIONI OHNE
Molte lettere giunte in redazione ci chiedono di iniziare una serie di articoli dedicati pile cosidette « Relazioni umane )›.
Promettiamo ai nostri !attori che le loro richieste saranno accontentate.
Crediamo di fare cosa grata, intanto, cominciando a pubblicare una parte del discorso pronunciato alla Camera dei deputati dall'on. MARIO MONTAGNANA il quale è intervenuto proprio sul problema richiesto durante la seduta del 27 ottobre 1955.
L'IMPERIALISMO ITALIANO
DALL'ORBACE ALLE " RELAZIONI UMANE„
A questo punto si inserisce però un elemento nuovo, nella vita delle grandi fabbriche italiane; un elemento che non solo interessa ed appassiona, ma commuove addirittura l'animo degli industriali, in primo luogo, e poi di tutti i cuori gentili che vivono alla loro ombra: dagli uomini di governo agli editorialisti dei grandi giornali; dai capi del personale della Pirelli e della Montecatini all'on. Giulio Pastore: intendo dire le « Relazioni Umane ». Che cosa sono le « Relazioni Umane » di cui tanto si parla?
A me pare che le origini delle cosiddette « Relazioni Umane » si possano così riassumere:
Fino a quando la borghesia italiana ha continuato ad avere, sia pur solo in parte, una funzione progressiva, essa conduceva una politica liberale nel senso classico della parola (non quella, per intenderci, dell'on. Malagodi), la quale riconosceva conio-una realtà inevitabile, la lotta di classe, la formula del « lasciar fare », ammettendo la libertà di pensiero, la libertà sindacale, la libertà di sciopero, e così via. Giovanni Giolitti e Benedetto Croce sono stati, ognuno nel proprio campo, la espressione tipica della borghesia italiana durante quel periodo.
BORGHESIAEFASCISMO
All'indomani della prima guerra mondiale, i metodi del liberalismo si dimostrarono insufficienti alla borghesia italiana — la quale aveva superato completamente la propria fase progressiva ed era diventata ormai una borghesia nettamente imperialista — a contenere lo sviluppo e lo slancio del movimento operaio, tendente ad un nuovo ordine sociale e alla conquista del potere politico. Il capitalismo italiano getta allora alle ortiche il suo abito liberale, si veste d'orbace, fa la grinta feroce, crea e sostiene fino all'ultimo giorno, il regime fascista e lo sciagurato che lo impersonifica e che per 20 anni essi hanno adulato e esaltato.
Ma la storia cammina, nonostante Mussolini e la Confindustria. Il fascismo crolla nella ignominia e nel sangue, abbattuto dalle forze della libertà e del progresso, con il contributo decisivo — e pagato a caro prezzo — degli operai e dei contadini. Milioni di lavoratori hanno acqui-
b) la corruzione individuale di quadri e attivisti del movimento operaio, mediante la elargizione di denaro, prestiti, promozioni, passaggi di categoria, ecc.;
e) La repressione brutale ed il ricatto del licenziamento contro i « ribelli » le « teste calde » e così via.
stato, durante il fascismo e nella lotta contro il fascismo e per la ricostruzione, una elevatissima coscienza nazionale e di classe. Il manganello, l'olio di ricino e il Tribunale Speciale non servono più, perchè Sarebbero perico-• Tosi. Occorre cambiar sistemi. Occorre, agli industriali, cambiare veste. L'uniforme in orbace non viene gettata alle ortiche, come la vecchia veste liberale, ma messa nel guardaroba con la naftalina, con la speranziella di poterla forse ancora vestire nel futuro e, per intanto, i grandi industriali italiani, i padroni dei monopoli ordinano in America una veste nuova, bella, color di rosa, a cui si addice, non la grinta feroce o il teschio dei fascisti, ma un sorriso benevole, uno sguardo cordiale e quasi fraterno: le «Relazioni Umane »!
Le « Relazioni Umane » — nel significato ormai acquisito da questo termine — sono, in fondo, una manifestazione di debolezza dei grandi industriali, allo stesso modo — noi lo abbiamo sempre detto fin da 30 anni or sono e i fatti lo hanno confermato — che il metodo fascista era un segno di debolezza, di decadenza ,del capitalismo italiano, nei confronti del periodo del « lasciar fare » giolittiano.
Con questo non intendo dire che le « Relazioni. Umane» debbano essere prese alla leggera. Tutt'altro. Non si tratta infatti di una cosa da poco, anche perchè l'introduzione e lo sviluppo delle « Relazioni Umane » devono essere inquadrate — oltre che nei cambiamenti politici e sociali verificatisi con la caduta del fascismo — anche nelle trasformazioni dei mezzi di produzione che hanno avuto luogo in Italia negli ultimi anni: forte aumento del valore del macchinario alfidato allo operaio; sempre maggiore allontanamento, perfino topografico, tra i dirigenti delle grandi aziende e gli esecutori della produzione, e così via. Bisogna tener conto di queste premesse per comprendere l'importanza delle «Relazioni Umane » e quel che vi è in esse di nuovo.
VECCHI SISTEMI
Secondo la lunga esperienza operaia fanno parte della iniziativa padronale anti operaia numerosi sistemi ed espedienti. Per esempio:
a) Il paternalismo tradizionale, in virtù del quale il singolo industriale tende a differenziarsi dagli altri industriali, di fronte ai suoi operai, in modo che di lui si possa dire: « Il nostro padrone è buono, anche se nel complesso i capitalisti non lo sono »;
Infatti:
Tale complesso di attività viene svolto nei suoi molteplici aspetti da quando il movimento operaio si è presentato in forma organizzata nella
a) Lo scopo fondamentale delle « Relazioni Umane » non è limitato a mantenere la tranquillità per il padrone in una singola azienda e ad isolare un singolo gruppo di lavoratori dalla propria classe, ma le « Relazioni Umane » tendono a conquistare sul piano ideologico larghi strati della classe operaia, diffondendo la persuasione che lo sviluppo tecnico del capitalismo può portare ad un tale li-
società nazionale, vello il benessere economico e NUOVI SISTEMI sociale dei lavoratori, per cui si rende inutile ogni tentativo Le « Relazioni Umane » di mutare le basi della struttura economica della società capitalistica. Nel tempo stesso, in vista appunto di tale futuro benessere, si giustifica il maggiore sforzo fisico che la nuova tecnica richiede all'operaio;
'no invece and'teoria elaborata in 30 anni di esperienze pratiche dal capitalismo americano e importata nel nostro paese dai grandi gruppi monopolistici. Nella teoria e nella pratica vi ritroviamo tutti gli elementi delle tradizionali esperienze di lotta del capitalismo contro la classe operaia, però con qualche cosa di più e con qualche cosa di nuovo:
b) Per questa prospettiva si rende inutile, anzi inamissibile, secondo la teoria delle « Relazioni Umane », ogni tipo di sindacato che non ponga l'azienda al di sopra di tut-
CIAFERENZIER DE STRAPAU
... E CUMMISSIUN D'INCHIESTA-,
De l'Università «Bocconi. el prufessur Pagar,. a una cunterenza, la esaltaa i benefizi di « relazfun iiman » per chi lavura la térra, cuntadin e salariaa. In teuria, se fa' prést sbruffà, cunt términ técnich, su l'agricultiira ma nessun de 'sti ganassa, vorarien pruvà vangà el terren. E no, l'è troppa diira!!...
Anca I. Matteo Lombardo, socialpisell, el ciancia, in d'un cunvégn internaziunal, sul stéss mutiv del prufessur « fradéll a; ma per l'indiistria. Al che l'é Hitt ugual.
Però i uperari ghe dànn un bun cunsili; — Ch'el végna in fabbrica pruvà a tira la lima, o piccà la mazza, o sullevà di' chili!...
El gavarà anmò fiaa, de ciciarà 'me prima?! al « mister Harry a industrial ingles, che canta su i pruvérbi (e par ch'el balbétta) l'invitum anda' ftira del noster paes, cunt un pruvérbi vécc — Chi la fà l'aspetta — Cari sciur « conferenzieri a de strapazz, l'è iniitil che starnassì, cume tanti och!
L'è vera che de 'sti palmiped, ghe n'é vari razz; ma la vostra, l'é l'Unica che var poch! Ma adéss per métt in Ifiz i robb 'me stann, gh'é la Cummissiun d'inchiésta Parlamentar, a rivela, di « relaziun iiman a, l'ingann! per cérta gent, sarà un buccun amar! 'Sta Cummissiun, cunquista di lavuradur, la g'ha minga un cumpit facil. E se sa'!! Cun'tiice 'sti avucatt baiiscia che cunt ardur difenden i padrun... la g'ha de 'avara. Forza Onorevoli! can giiistizia demucratica, mettee a Mid i piagh de 'sta sucietaa in duve i lavuradur (sitiiaziun drammatica) végnen culpì in del fisich e in la dignitaa. E. i lavnre.dur stéss, ve dànn man fort, perchè in stiif de véss trattaa 'me basti che vegeta in la vita, aspettand la mort cume una liberaziun, senza fa' gésti... Vuialter denunciee, tutta la veritas a l'upiniunn piibblica del paes! Al rést ghe pensumm niinc, per fa' scappaa 'sti boia! Cu'el voto, ai eleziun, tra dii o trì mes...
to e che tenda, non solo alla soluzione di questioni sindacali correnti, minute, ma anche alla reali-zzazione di riforme di struttura di ogni sindacato, insomma, che non faccia ',cipria l'ideologia, e la pratica di cui le « Relazioni Umane » sono l'espressione;
e) La cosiddetta « circolazione delle idee » dovrebbe porre su un piano di parità l'operaio e il padrone, elevando la personalità e la dignità del lavoratore;
d) Strumento essenziale per la conquista dell'operaio ad un tale rapporto di collaborazione di classe, dovrebbero essere i cosiddetti « quadri intermedi » delle aziende, vale a dire i tecnici, i capi reparto e i capi squadra, che in tanto vengono valorizzati e compensati, in quanto riescono, non a migliorare e a bene utilizzare la propria capacità ed esperienza tecnica, ma in quanto sanno rendersi, per l'appunto, strumenti fedeli ed ef ficaci della politica del padrone.
UTILI Relazioni umane Uff. Assistenza
Il continuo aumento degli utili permette all'O.M. di sovvenzionare le attività paternalistiche legate al concetto delle « relazioni umane a. L'Ufficio Assistenza sociale è mobilitato per realizzare iniziative che vengono presentate come dimostrazione della buona volontà del monopolio.
Il diritto alla casa, allo svago, ad un salario giusto diventa per la direzione una benevola concessione.
FACHIRO FORTUNATO
Un fachiro venne messo in una cassa e seppellito, alla presenza dei soliti curiosi, i quali fecero le solite scommesse sulla possibilità di resistenza e durata del fachiro, chiuso così in una cassa senza aria e senza vitto.
Dopo 15 giorni infatti la cassa venne riesumata e gli astanti alla sua apertura immaginavano di trovarsi davanti ad uno spettro d'uomo, pallido, emanciato, quasi senza vita, come del resto succede a tutti i fachiri del mondo.
Quale non fu la loro sorpresa nel trovarsi di fronte invece un uomo vispo, rubicondo, ingrassato, ilare e pieno di vita.
Un giornalista si fece largo tra la folla esterefatta e gli chiese:
Ci vuoi spiegare come mai...
E' semplicissimo — rispose il fachiro. — Sono stato messo per errore nella...
CASSA DEL MEZZOGIORNO! ! !
DIFFONDETE "
el caminun
noi dell' O. M.
OLTRE 50 ANNI DI LOTTE E SACRIFICI DEI LAVORATORI DEL " MEANI „
La O.M. è una grossa fabbrica situata alla periferia di Milano che occupa circa 3000 lavoratori.
Dal '36 è controllata dal monopolio Fiat, che detiene la maggioranza del pacchetto azionario della società.
Da tutti i milanesi la fabbrica è comunemente chiamata « El Meani » ma di quello che era all'epoca della ragione sociale «Miani e Silvestri» oggi non resta che il ricordo, quello che era rimasto l'ha distrutto la guerra.
Oggi la fabbrica si presenta bene come la copertina dell'opuscolo fatto stampare recentemente dalla Direzione nel quale è descritta l'ascesa del complesso mettendo in luce la continuità ideale dal vecchio « Meani » ai nostri giorni.
50 ANNI
FA
In questi fogli si legge che già 50 anni fa il « Meani costituiva un centro operoso di primaria importanza da dove uscivano locomotive, carri merci, i primi trams, ecc. Miracoli della tecnica! Era una fabbrica d'avanguardia!
Ma gli operai si ricordano di quell'epoca perchè non esisteva Contratto di Lavoro, niente minimi di paga garantiti, i rapporti di lavoro trattati individualmente e chi chiedeva di meno era assunto (tempi d'oro per i padroni!) non c'era garanzia del posto, cosicchè nei mesi di magra c'erano centinaia di licenziamenti, poi di nuovo ingaggi, questa continua altalena fruttò al Meani la denominazione di « la Ca' granda ».
Passavano intanto gli anni e gli operai che volevano cambiare le cose cominciarono 'a lottare uniti per il pane, per un giusto salario, per le 8 ore. Padroni e governo rispondevano con i licenziamenti e inviando le guardie regie a presidiare la fabbrica e a bastonare i lavoratori.
Cercavano di introdurre i crumiri alla O.M. attraverso la linea ferroviaria che costeggia lo stabilimento, alcuni scontri tra scioperanti e crumiri sono passati alla storia del movimento operaio milanese (battaglie di Pietrasanta).
LE LOTTE POLITICHE
Anche allora, come oggi, i farisei gridavano allo scandalo della « lotta politica » perchè gli operai non volevano andare a morire in Libia in una guerra ingiusta! E quando i lavoratori chiedevano più paghe, meno ore di lavoro, meno cannoni e più burro, anche allora i falsi sindacalisti che stavano all'ombra del padrone dicevano che era inutile lottare.
Dicevano, come oggi, che bisognava « collaborare » col più forte; qualche anno dopo consigliavano di aiutare la borghesia a salvare la « patria » che la ricompensa ci sarebbe stata dopo la vittoria.
W LENIN
L'ardente fede proletaria, la fiducia nelle proprie forze e nel socialismo che vinceva in Russia portavano i lavoratori a battersi, una ventata rivoluzionaria sospingeva gli operai che lottavano con più energia per voler « fare come in Russia » e al grido di « W Lenin » « W i bolscevichi » la lotta costrinse il padronato a fare concessioni: salari più umani, garanzia delle otto ore e in seguito il riconoscimento dei Consigli di fabbrica (C. I.) per cui ai lavoratori veniva concesso di avere i propri rappresentanti in fabbrica.
Tutte queste conquiste furono ottenute con la lotta, a prezzo di sacrifici e di sangue, se gli operai avessero dato ascolto ai farisei non avrebbero avuto niente dal padronato.
ELEZIONI C. I. - RISULTATI - LA C. G. I. L.
OTTIENE IN DICEMBRE IL
68,5% DEI VOTI
Per quanto riguarda i risultati su scala nazionale l'autocritica vigorosamente condotta in tutte le organizzazioni della C.G.I.L., dopo la sessione dell'aprile 1955, ha dato già alcuni frutti. Infatti, se durante i primi mesi del 1955 su 2141 aziende occupanti 649.543 lavoratori, la C.G.I.L. ottenne il 63,6 per cento dei voti, con una flessione di circa il 6% rispetto alle elezioni precedenti, a partire dal mese di luglio 1955 essa ha realizzato una notevole ripresa: nel mese di ottobre contava sul 65,3% dei voti ; nel mese di novembre sul 66,8; nel mese di dicembre, in base ai dati finora pervenuti, sul 68.5 per cento dei voti.
Per quanto riguarda la forza organizzata al 30 novembre, e cioè alla chiusura del tesseramento biennale '54-'55 alla CGIL aderivano 4.622.343 iscritti.
CONTRO IL FASCISMO
Ed infatti quando una banda di briganti neri si impose al Paese con la violenza furono i padroni che li avevano tenuti a balia a gridare vittoria e tentare di ricacciare il movimento operaio indietro di decenni.
La buona volontà del padronato si manifestò, altro che collaborazione, niente più consiglio di fabbrica, via libera solo al sindacato fascista, appoggio incondizionato alla dittatura.
Ma i padroni e gli sgherri fascisti non riuscirono a piegare quelli del Meani e i lavoratori continuarono la lotta anche nelle più dure condizioni, certi che l'e-. poca dell'olio di ricino sarebbe finita.
E i lavoratori onesti, democratici, antifascisti non fecero patti col padrone e con i suoi servi; riorganizzarono le loro forze e lottarono in tutti i modi, solo /a lotta li riporterà a vita nuova.
Durante gli anni dell'infausto ventennio nella fabbrica si formarono nuovi combattenti della causa proletaria e ogni tanto comparivano volantini antifascisti, stelle rosse, bandiere, scritte e facevano accorrere rabbiosi e impotenti quelli dell'OVRA, dell'Ufficio Politico e i delinquenti della « Battisti ». Vennero i scioperi del marzo 1943 e il crollo del fascismo.
25 LUGLIO 1943
Dopo il 25 luglio 1943 nella fabbrica gli operai guidati dai propri dirigenti antifascisti si dettero una C.I. e costrinsero i pa- droni a riconoscerla.
C'era ancora la guerra con tutte le sue brutture:
L' O. M. INSORGE
allarmi, bombardamenti, fame e dopo l'8 settembre la dominazione nazista che ridiede nuova vita al fa.-, scismo.
Ma non attaccava! Neppure la minaccia della deportazione in Germania o le armi spianate dei nazifascisti impedivano ai lavoratori di lottare. I padroni d'accordo con i sindacati fascisti (anche quelli si protestavano liberi e apolitici) utilizzarono altre tattiche, nei giorni che precedevano le agitazioni distribuivano patate e generi alimentari, cercavano così di corrompere e di fiaccare i lavoratori (così che come fa oggi la Fiat sostituendo alle patate e allo zucchero i premi discriminati, i prestiti, ecc.).
Se per un po' l'inganno fruttava, poi la lotta riprendeva rabbiosa e decisa perchè in tutti, operai e impiegati, c'era la volontà di farla finita con la guerra coi tedeschi e coi loro servi fascisti.
Un appello rivolto agli operai, alle operaie, tecnici e impiegati diceva: « Non i nostri nemici, ma noi siamo forti. I nostri nemici sono feroci perchè sono deboli, perchè sentono arrivare la fine... ».
E la fine si avvicinava.
FUORI I TEDESCHI MORTE AI TRADITORI FASCISTI
Intorno al C.L.N. aziendale all'O.M. ci si preparava all'insurrezione armata e allo sciopero generale e avvenne allora come quando durante i bombardamenti. dell'agosto 1943 i lavoratori accorrevano per spegnere gli incendi; furono ancora i lavoratori a difendere la fabbrica e impedire ai nazisti di farla saltare.
L'insurrezione fu vittoriosa, la O.M., la vecchia Meani, prima fabbrica milanese insorta, salutò l'alba della libertà.
Vennero poi gli anni della ricostruzione nazionale e la fabbrica ritornò a produrre; operai, impiegati, tecnici, tutti uniti vinsero le difficoltà. Intanto però i padroni, quelli stessi che avevano trescato con l'invasore tedesco e col traditore fascista ritentavano la scalata al potere. Vennero gli anni di lotte e di sacrifici per i lavoratori dell'O.M.: è storia recente non si dimentica.
ALT AL FASCISMO
E oggi, 1956, c'è ancora chi dalla storia non ha imparato nulla, con metodi vecchi, già falliti nel passato, vorrebbero fermare i lavoratori dell'O.M., distoglierli dalle giuste battaglie che tutti i lavoratori italiani combattono.
Ma i padroni si illudono re credono di aver piegato « el Meani », esistono ancora all'O.M. e sono più forti di prima le forze che sapranno imporre l'alt al fascismo nella fabbrica, sono le stesse forze che mai hanno piegato durante il ventennio fascista, che hanno costretto alla resa il nazifascismo, sono quelle che unite a tutte le masse lavoratrici d'Italia daranno un corso nuovo alla storia del nostro Paese conquistando ai lavoratori il posto che ad essi spetta nella direzione politica.
I lavoratori sono forti e combattono per una giusta causa, i loro nemici sono malvagi perchè deboli, i lavoratori guardano con fiducia agli ideali del socialismo, i capitalisti tremano davanti al futuro perchè sanno di essere destinati a sparire.
SCIOPERANO GLI OPERAI
DEL REP. SBAVATURA
La dura realtà non si modifica con le trovate dell'ing. Guastoni
La scorsa settimana, costretti dalle proibitive condizioni di lavoro determinate dal freddo, che si è fatto particolarmente sentire, causa la insufficienza dell'impianto di riscaldamento, i lavoratori del settore sbavatura erano costretti a scioperare dalle ore 13 alle 14.30 per provocare l'interessamento dei dirigenti del settore.
Già da tempo i lavoratori di questo settore e di tutta la fonderia si lamentavano dello scarso riscaldamento dell'ambiente, ed avevano ottenuto una delle risposte per le quali sembra bisogni riconoscere
la palma all'ing. Guastoni.
— « Bisogna che si arrangino e se hanno freddo lavorino col paletò! » —
E' evidente che il freddo è particolarmente sentito dai lavoratori della Fonderia, anche perchè, oltre alla deficienza dell'impianto, essi sono sfruttati bestialmente, mentre le tariffe di cottimo risultano ogni mese sempre più basse.
Quando un uomo deve fare i conti con un salario insufficiente e con nn trattamento inumano, è certo che prima o poi è costretto se vuol vivere da cristiano, a manifestare il suo malcontento.
Per i propagandisti delle « relazioni umane » è una condanna il fatto che dei lavoratori nell'anno 1956, in uno stabilimento che vuole essere all'avanguardia nel campo tecnico e sociale, debbano scioperare per preservare la salute.
E' una vergogna!
Direttore Resp. L. Banfi
Autoriz. Trib. Milano 3763
Tip. S. Clerici - Milano