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Il Dialogo9

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PERIODICO DELLA ZONA 4 / mensile

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anno ventiduesimo - numero tre - aprile 1979 spedizione in abbonamento postale gruppo III - (70%)

LEGGERE SCOPPIA IL PROBLEMA DELLA CASA COSTA DI PIlf Da alcune settimane il diritto all'informazione costa di più; infatti i quotidiani sono aumentati, come tutti sanno, ed ora bisogna pagare 250 lire per ottenere il giornale. Il nuovo prezzo è stato determinato dall'aumento del costo della carta, il cui mercato è monopolizzato in Italia (al 90%) dalle Cartiere Fabbri che determinano così inappellabilmente i costi dell'informazione stampata, a scapito dell'editoria democratica; tutto questo non può certo essere considerato positivamente, soprattutto in base al fatto che l'Italia è, in Europa occidentale, il paese dove si leggono meno quotidiani e sicuramente questo aumento non contribuirà ad una maggiore diffusione della carta stampata. Noi pensiamo che l'informazione debba essere veramente a portata di tutti e purtroppo sappiamo che vi saranno diverse persone che dovranno rinunciare a comprare il quotidiano anche perchè queste 50 lire rappresenteranno a fine mese una ulteriore voce in più sul bilancio che non sarà possibile affrontare. Purtroppo comunque gli aumenti esistono e tutti ce ne rendiamo conto: i costi della carta sono reali e con essi anche "Il Dialogo" si deve scontrare e tenerne conto. Noi abbiamo voluto mantenere inalterate le quote d'abbonamento per non far gravare anche il nostro giornale maggiormente sulle finanze della popolazione e di questo la gente ce ne ha dato atto contribuendo in modo massiccio alla campagna abbonamenti. Vorremmo però che le persone che ancora non l'avessero fatto contribuissero a mantenere in vita il nostro giornale.

IN QUESTO NUMERO Pag. 2 Gli anziani 3 Ma quando spostano la SO.VE.CO. ? YY

7 Criminalità in aumento 10 Tempo pieno alla «Colletta»

intervista al presidente IACP NuccioAbbondanza Il problema della casa è ormai sulla bocca di tutti. A Roma il Pretore Paone applica i sigilli a oltre 500 alloggi sfitti di proprietà di alcune grandi immobiliari e li mette a disposizione del Sindaco perchè li assegni ai senza tetto. A Milano non si trova un appartamento da affittare nemmeno a pagarlo a peso d'oro. I giovani, quando si sposano, debbono ripiegare sulla coabitazione con i genitori se vogliono "mettere su casa". Case nuove non ne vengono costruite e l'edilizia è in una crisi profonda. Il problema sta diventando rovente. Ma gli Enti pubblici come possono invervenire? Quali sono i loro rapporti con l'inquilinato? Che problemi esistono all'interno delle case popolari della nostra zona? Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande a NUCCIO ABBONDANZA Presidente, da soli tre mesi, dell'Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Milano (IACP), uno dei più grossi istituti pubblici che costruiscono ed amministrano il "bene" casa. D. Signor Presidente, ci vuole sintetizzare qual'è la politica dell'IACP, anche alla luce dei recenti fatti che !nteressano il problema della casa? R. È una domanda molto pertinente da parte di un giornale di quartiere che so letto e seguito, dal momento che lo IACP è oggi indubbiamente uno degli strumenti fondamentali per la politica della casa in generale e per l'edilizia popolare in particolare. La domanda è anche tempestiva in quanto è in discussione in queste settimane una legge che dovrebbe delineare il ruolo degli Istituti per le case popolari. C'è chi punta ad uno svuotamento degli IACP portando le decisioni ad un livello centralizzato. Penso che se non si sta più che attenti si rischia di "buttare via assieme all'acqua sporca, anche il bambino". Debbo dire che in questi tre mesi, da quando cioè ho assunto la carica di Presidente dello IACP, ho avuto modo di constatare come il patrimonio professionale e tecnico dell'Istituto debba continuare ad essere investito non fosse altro perchè gli Istituti Case popolari sono gli unici strumenti in mano pubblica per incidere seriamente nello scottante problema della casa. Difatti per la fine del 1979 inizio dell'80 prevediamo la realizzazione di 3.000 alloggi ed altri 3.000 verranno pronti per il 1982. È fuori di dubbio che la politica generale della casa, vecchia ormai di oltre trent'anni, necessita di una revisione: bisogna infatti superare la visione assistenzialistica, spesso clientelare, dove il concetto era quello che bisognava fare le case per i poveri, per gli operai che avevano l'unico desiderio di un posto dove dormire dopo il lavoro. Si è anche arrivati a "chiudere un occhio" verso chi non pagava l'affitto in modo che l'inquilino poi chiudesse anche lui un occhio o tutti e due, per non vedere quali erano le cose che gli spettavano e nessuno gli dava, come ad esempio i servizi essenziali, la manutenzione necessaria e via dicendo. Tutto questo deve finire. La casa è un diritto ed i lavoratori debbono pretendere che il diritto venga rispettato; debbono pretendere che gli investimenti vengano fatti, siano democraticamente controllati e le case costruite. La casa deve tornare ad essere il luogo dove si vive, il quartiere dove si fa anche vita comunitaria, dove ci si conosce, dove si usano insieme le strutture pubbliche, gli asili, i centri sociali. Da questo deve discendere un processo di riforma dello IACP. La cura non può essere, a mio avviso, che quella di un forte decentramento dell'Istituto, che è il più grande d'Europa e che con la,sua macchina amministra 130.000 alloggi con una popolazione di 600.000 abitanti. Non è più pensabile che tutto avvenga nel "fortilizio'. di viale Romagna. L'unica strada da percorrere è quella di andare avanti verso un effettivo e sostanziale decentramento. Un buon passo è stato fatto con la creazione delle cinque zone di decentramento, attualmente in fase di avvio, che devono ora essere rafforzate sul piano tecnico, amministrativo, degli interventi, per creare nel territorio validi interlocutori per l'inquinato e per le sue esigenze. Questi momenti di decentramento debbono essere più credibili per gli inquilini al fine di farne dei punti di vera partecipazione dei cittadini alla gestione delle case. Questo è il primo passo verso l'autodeterminazione e l'autogestione. C'è qualcuno, di parte politica un po' sospetta, che vorrebbe accelerare al massimo questo processo, il che fa pensare più che ad una vera e propria autogestione ad un tentativo di scaricare sulla testa della gente una mole di problemi in modo da soffocare il tutto. Il processo deve avvenire per gradi ed in stretta collaborazione con tutti gli organismi presenti

sul territorio, quali i Consigli di zona, i sindacati degli inquilini, i comitati di quartiere, le commissioni di gestione democratica dell'Istituto, ecc. Questa per grosse linee la strada da percorrere per fare dell'IACP il vero strumento della mano pubblica per costruire ed amministrare il "bene" casa. Esiste però un problema: il padrone di casa in generale è odiato, soprattutto in Italia; quando poi il padrone di casa ha la faccia dell'ente pubblico è ancora più odiato perchè purtroppo gli italiani sono stati abituati dalla mano pubblica più a prendere schiaffi che ad essere sorretti e aiutati. Si deve quindi fare strada una mano pubblica mutata; perciò io credo che siano giuste le battaglie anche verso lo IACP in modo che lo incalzino a fare presto questo processo di rinnovamento. Tutto questo dovrebbe entro breve fare in modo che i rapporti con l'inquilinato rientrino nei termini di una reciproca fiducia e collaborazione per arrivare a momenti più avanzati e più moderni di gestione del patrimonio pubblico. D. Vediamo ora di entrare un po' più nei problemi che interessano da vicino l'inquilinato. Lei sa che negli stabili IACP della nostra zona, costruiti tutti prima del 1940, è in atto la ristrutturazione del servizio di portierato che ha visto la chiusura di ben 10 portinerie lasciando gli stabili abbandonati. Inoltre pulitori e sorveglianti sono come gli UFO, qualcuno li vede, ma poi spariscono. Cosa sta facendo lo IACP? R. Vorrei per entrare nel merito dei problemi tecnici chiedeva la collaborazione del Geom. Tiziano BADONE, responsabile della 5a zona del decentramento IACP ed insieme rispondere ,alle vostre domande. L'Istituto sta rivedendo il piano di ristrutturazione di servizio di custodia per quei quartieri di tipo "chiuso" come quelli della zona 4. La portiera si è dimostrata insostituibile nei quartieri di vecchia costruzione. Entro breve il Consiglio di Amministrazione prenderà una decisione, la tendenza però è quella di ripristinare il servizio. Gli alloggi e le guardiole dovranno essere resi ancora disponibili. Anche i servizi di pulizia e sorveglianza sono all'esame per un controllo da parte dei responsabili di zona e dei rappresentanti all'interno delle Commissioni zonali. In alcuni casi si sono veri-

segue a pag.4

Erano 12 anni che aspettavamo

Finalmente sistemata Piazza Imperatore Tito e Via Pistrucci. La popolazione della zona attendeva dal 1967, da quando fu demolita la vecchia Cascina Bellinzarda per far posto alle case.


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