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ANNO II - n. 7 NOVEMBRE 1976
L.150 Esce il 15 del mese (luglio e agosto esclusi)
MENSILE DI CULTURA POLITICA E ATTUALITA'
SABATO 30 OTTOBRE:
IL POLESINE A PONTE LAMBRO
I segni del nuovo grave straripamento del Lambro sono ancora nelle cantine della zona. Centinaia e centinaia di litri di acqua fangosa e maleodorante filtrata da ogni dove, permangono a distanza di alcuni giorni a ricordare la pesantezza dei danni subiti. I sacchetti di sabbia, che erano serviti sabato 30 ottobre a formare un argine di protezione contro il dilagare delle acque, sono rimasti accatastati in trincee davanti ai negozi a testimoniare il continuo stato di allarme con il quale si affronterà la cattiva stagione. Sabato 30 ottobre è successo quello che era facilmente prevedibile. Dopo una intera settimana di continua pioggia seguita con timore dagli abitanti di alcuni quartieri di Milano un violentissimo temporale notturno ha fatto alzare ulteriormen-
te le acque di tutti i fiumi e laghi della Lombardia. Come era già successo alcune settimane prima, i quartieri immediatamente a ridosso dei corsi d'acqua sono stati allagati e resi impraticabili. Colpite e danneggiate gravemente le solite zone: Viale Fulvio Testi e Niguarda per la fuoriuscita del Seveso, alcuni abitati del comune di Rho dalle acque dell'Olona, Ponte Lambro, Morsenchio e Monluè dalla rottura degli argini del Lambro. Poi nuovamente, per l'undicesima volta, le acque putride del Redefossi hanno allagato e danneggiato intere vie di San Donato e San Giuliano. Da noi la «piena» del Lambro ha spaccato nuovamente gli argini invadendo le campagne per poi riversarsi nelle strade in veri e propri torrenti. Ponte Lam-
bro, il quartiere dei lavandai già ricco di corsi d'acqua ora inattivi e contaminati, ha vissuto ore drammatiche. Il violento temporale notturno ha svegliato nel pieno della notte gli abitanti del quartiere che hanno provveduto, nel buio per la caduta dell'illuminazione stradale, a costruire degli argini di fortuna e frenare l'acqua che riempiva portinerie, cortili e passaggi dei box posti in dislivello rispetto al manto stradale. Chi ha tardato ha avuto le auto, i macchinari, gli attrezzi da lavoro gravemente danneggiati dall'acqua. Una decina di abitazioni poste al livello del cortile sono divenute inabitabili e coloro che vi alloggiavano sono stati costretti a trasferirsi in casa d'altri. Le pioggie, senz'altro straordinarie, hanno gettato nel panico ancora una volta due quartieri di Milano. Non solo questi pe-
rò, perchè in tutta la regione vigili del fuoco e urbani, polizia stradale e centinaia di volontari sono stati mobilitati a tempo pieno per mettere in salvo gli abitanti delle cascine rimaste isolate. Qualcosa evidentemente non funziona, aldilà dell'anormalità delle precipitazioni di questo autunno. L'uso selvaggio del territorio montano, sempre più impoverito di boschi, che non tiene presente di equilibri naturali esistenti, crea le premesse per frane e crolli. Nella pianura padana, a causa del concentrarsi sempre più massiccio di industrie, che ha portato con sè l'immigrazione e la conseguente crescita del bisogno di case e strade, il terreno e la vegetazione «bevono» sempre di meno e il carico di pioggia cala per intero verso la città già
ricca di corsi d'acqua sotterranei.
Così, dopo essere stati abbandonati i lavori degli scolmatori a nord della città che avrebbero alleggerito le piene dei fiumi, le zone vicine ai corsi d'acqua vengopo regolarmente invasi. Vi è poi il problema delle fognature i cui letti dovrebbero essere periodicamente ripuliti per evitare che i residui frenino il deflusso degli scarichi. In mancanza di queste elementari opere di costruzione e di manutenzione pagano i citta dini che vivono a stretto contatto con i corsi d'acqua. Ogni volta ore di frenetico lavoro pe mettere in salvo le proprie case, costruire sbarramenti, asciugare e ripulire, per poi tornare ma gari nella medesima situazione pochi giorni dopo. Paolo Zuct:
COSA FARE PER COMBATTERE L'INFLAZIONE
In questo numero SCUOLA E DOPOSCUOLA NELLE SCUOLE ELEMENTARI DECORATI—MELERI—ZAMA
a pag. 5
COME FUNZIONA LA "QUATTRO MARIE"
a pag. 6
SI PUO' FARE UNA LEGGE PER FERMARE I PREZZI?
a pag. 7
REFEZIONE SCOLASTICA ED EVASORI FISCALI
a pag. 8
CONFRONTO PER SUPERARE LA CRISI Che la crisi nella quale si trova il nostro Paese sia grave più nessuno ha ormai il coraggio di negarlo. Si tratta non soltanto di una crisi economica caratterizzata da una rapida e pericolosa crescita dell'inflazione (aumento dei prezzi e perdita di valore del denaro, soprattutto dei piccoli risparmi dei lavoratori) con contemporaneo pericolo di deflazione aggravato da alcuni provvedimenti del governo (riduzione degli investimenti produttivi con minaccia di diminuzione dei posti di lavoro). Ciò che preoccupa infatti è anche la diffusa sfiducia, cioè la crisi morale che promana dalla classe dirigente italiana e che, prima che contagi troppo i cittadini, rende palese la necessità di cambiare strada al più presto. Ma per decidere in quale nuova direzione muoversi è necessario capire l'origine della crisi attuale. Essa infatti ha origini lontane, talune dipendenti dalla situazione internazionale, altre caratteristiche della situazione interna italiana. Alla prima categoria appartiene soprattutto
il rialzo dei prezzi dei prodotti energetici (il petrolio in primo luogo): si tratta di un dato ormai acquisito ed è inutile recriminare, tanto non servirebbe a nulla. Sono soprattutto le origini interne della crisi che ci devono quindi interessare. In primo luogo la fine della condizione di sottosalario caratteristica dell'Italia: con le conquiste del 1969-70 i lavoratori italiani hanno raggiunto i livelli retributivi pari a quelli degli altri paesi europei e a queste conquiste nessun lavoratore è giustamente disposto a rinunciare. In presenza di queste due condizioni (costi energetici e costo del lavoro) i margini di profitto delle industrie si sono ristretti. e - ecco la responsabilità della nostra classe dirigente - il « sistema » è saltato per l'incapacità di superare la difficoltà attraverso lo sviluppo tecnologico e l'ammodernamento degli impianti. I maggiori costi si è preferito invece farli gravare sulla collettività, con la complicità della Democrazia cristiana, mediante l'indebitamento della pubblica amministrazione e la de-
qualificazione dei servizi (scuola. sanità, trasporti) da essa erogati. Non solo, perchè il profitto è stato recuperato» con l'evasione fiscale (chi erano i Ministri delle Finanze di questi anni?), e i soldi venivano patriotticamente esportati all'estero (dove erano i Ministri dell'Interno?) invece di essere produttivamente utilizzati. Se a tutto ciò si aggiunge il dissesto cui è stata ridotta la nostra agricoltura. con la conseguenza che ciò ha avuto nell'aggravare la situazione dell'Italia meridionale, pensiamo che il quadro sia sufficientemente tracciato per esprimere un giudizio su ciò che bisogna fare per superare questo momento. Si tratta in sostanza di tutto un «modello di sviluppo » sbagliato (come si è abusato di questa frase, ma quanto essa è vera!): chi non ricorda il folclore e il clamore fatto dai nostri governanti democristiani (allora Presidente del Consiglio era Rumor!) quando proibirono il traffico automobilistico alla dosegue in ultima