IL CONSIGLIO DI FABBRICA SETTEMBRE 1971
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delle schiavitù, la schiavitù domestica, che la condanna ad un pesante lavoro senza salario ed alla umiliante dipendenza economica dell'uomo.
Un punto di partenza importante per comprendere la condizione della donna nella società capitalistica è lo stato dell'occupazione femminile. Dati recenti dicono, ad esempio, che in Italia v'è stato ultimamente un regresso nell'occupazione femminile rispetto ai livelli raggiunti negli anni precedenti.
Il problema dell'eguaglianza nei salari fra uomini e donne non ha ancora trovato una soluzione. Nei Posti di lavoro la donna viene quasi sempre inserita nelle categorie più basse, mentre i gradini più alti della gerarchia aziendale sono accessibili solamente ad una esigua minoranza di impiegate generalmente laureate.
- All'interno della stessa famiglia
la donna subisce la più frustrante
La sola funzione sociale che la società capitalistica le assegna, nonostante tutte le mistificate affermazioni di parità di diritti e di doveri, è quella della procreazionP.
La grande stampa femminile borghese continua a coltivare il mito della donna « angelo del focolare ».
Sui problemi della donna che lavora, che lotta per migliorare le sue condizioni, silenzio completo.
Bisogna investire di più la società dei problemi della donna che non sono solo quelli che la riguardano quanto ogni altro lavoratore, e cioè i ritmi, i carichi di lavoro, ecc.; in aggiunta a questi, la donna ha bisogno di risolvere i problemi che riguardano la sua collocazione nella società e questioni più immediate che investono aspetti importanti della sua condizione di donna e che non sono più rinviabili: le strutture sociali, che vanno dai nidi d'infanzia, agli asili, alla scuola a tempo pieno, ai servizi in genere.
La società ha finora visualizzato la donna nell'ubbidienza, nella sottomissione, nella passività.
Si può constatare ogni giorno la discriminazione di cui essa 6 ancora oggetto e quanto poco si faccia per tutelare i suoi diritti.
Alla donna, al di là dei molti
problemi sociali, manca la libertà di esistere: da millenni le è chiesto di vegetare, di svolgere un ruolo prefissato, di non pretendere di avere idee.
Se la donna continuerà a vivere secondo i vecchi schemi non sarà mai felice, si sentirà sempre limitata non poTe ndo realizzare la sua completa personalità.
La donna è stanca di essere l'oggetto, lo strumento, il « mezzo per », vuole essere soggetto, vuole vivere autor,cm amente, autogestirsi, essere padrona della propria vita: vuole poter scegliere.
I tempi stanno cambiando, la donna è pronta a battersi per la conquista dei diritti sociali e democratici che la società tende a negarle. Evidetnemente è ancora vivo nell'uomo il concetto patriarcale che gli impedisce di accettare il ruolo della donna secondo impostazioni nuove.
Ma è proprio da qui che dobbiamo partire per un'analisi completa della situazione ed una presa di coscienza più realistica dei suoi problemi dandole il diritto e la possibilità di sfruttare il suo intelletto a beneficio dell'umanità e non soltanto della famiglia.
Guidata dalle donne, la battaglia per la liberazione femminile deve essere fatta propria anche dagli uomini ». Angela Davis
Vale la pena di parlare delle « convinzioni », dei comportamenti, delle « argomentazioni » che circolano fra gli impiegati, per cercare di trovare la chiave interpretativa degli atteggiamenti ed ancor più dei coerenti ed « ineccepibili » ragionamenti che si sentono fare, come:
Siamo stufi di fare sciopero » si dice...
Ma guarda caso, si vienepoi a sapere che, chi lo afferma non ha mai scioperato oppure si è « sempre concesso » dei grossi sconti sulle ore programmate ed inoltre, in barba al contratto di lavoro ed ai colleghi, continua a fare gli straordinari.
solo la sensazione che la direzione avrà qualche osservazione da muovere ed alcune « piccole » difficoltà ad accettare il nuovo « tavolo » per le trattative.
« Il momento i-.9n è opportuno » si ribatte...
Forse che risolvere l'Inquadra mento Unico significelfar peggiorare la situazione aziendale' Scioperare all'ASGEN per questo problema, vuol forse dire mettere in difficoltà il Paese?
su;
Non sarebbe più logico sentire il parere di chi ha sempre fatto il suo dovere e sostenuto questi sacrifici? Ci domandiamo cosa dovrebbero dire questi lavoratori allora!!! Facendo certe affermazioni si pensa forse che qualcuno è contento di scioperare se si potesse farne a meno? Per la verità non abbiamo ancora conosciuto questi « audaci » scioperaioli.
A ben osservare però c'è proprio da piangere; si critica, si discute, ci si lamenta, si fanno -st i sapientoni, ma ci si guarda bene dal dire cosa si può o 611 si potrebbe fare per risolvere i nostri problemi e con quali mezzi o azioni ottenere poi dei risultati positivi.
La più bella « trovata », per indicare una « strategia » di risoluzione dei problemi si è udita in assemblea: « bisognerebbe chiudere nell'arena i contendenti sino a Quando non si so.no messi d'accordo e se non r Io fanno si deve rincarare la dose »!; noi non abbiamo ancora sperimentato l'efficacia di questo sistema, comunque, siccome non abbiamo la pretesa di essere i soli difensori dei lavoratori, siamo d'accordo che i proponenti tentino di attuare, per il bene di tutti, questa nuova prassi contrattiva; abbiamo
Certo, bisogna tenere conto di tutto, della stanchezza dei lavoratori come delle lotte ed esperienze passate, ma anche delle giuste aspirazioni della classe lavoratrice e del dovere a tutti richiesto di « porre mano all'aratro » per migliorare questa società e la vita degli uomini; forse allora, si capirebbe che non può esistere una stagione delle lotte come per la frutta, un'altra per il riposo come per i ghiri e nemmeno si arriverebbe a pensare ad una perenne stagione degli scioperi, ma si vaglierebbero i problemi, le situazioni con un criterio più sereno e noi diciamo più maturo.
Un' azione di tutto il Gruppo ASGEN, ad esempio, non è mai stata realizzata; si potrebbe almeno pensare e verosimilmente supporre che i risuttati sarebbero più positivi per tutti e comunque questo rientri nella logica di cercare di risolvere i problemi e non chiedere soltanto alimenti salariali. Molte altre aziende delle FF.SS. hanno già raggiunto un positivo accordo per questo problema e allora?
La lotta dell'Ansaldo Mecc. Nucleare (oltre 1300 impiegati compatti nella lotta). del CMI e della stessa ASGEN di Genova non sono forse da valutare tatticamente in guanto molto probabilmente incidono positivamente sul risultato della nostra stessa azione?
Il momento giusto è forse quello di ottenere oneste cose sulle scialle e sulle lotte degli altri?
« C'è la crisi economica » si fa notare...
Pensiamo, bisogna avere il coraggio e la serietà di dire co. me mai si è verificata questa crisi, sapere quali sono state le cause che l'hanno determinata, approfondire l'anailsi e vedere se vi sono delle responsabilità manchevolezze in proposito, proporre quindi soluzioni globali e non dei palliativi provvisori.
La mancanza di investimenti nelle piccole e medie aziende (sciopero degli investimenti): la fuga dei capitali all'estero (2700 miliardi negli ultimi due anni); le differenziazioni nello sviluppo territoriale fra Nord e Sud e la mancata politica per il Mezzogiorno; l'inefficenza della programmazione; le fusioni industriali volute dai grandi monopoli, ecc., sono state decise dai lavoratori? Sono da attribuire alle Organizzazioni Sindacali, forse?
« C'è l'inflazione determinata anche dai problemi monetari internazionali (crisi del dollaro) » si insiste...
L'attuale « magico » momento nella lievitazione dei prezzi come viene spiegato dai soliti « economisti aziendali » se non si sono rinnovati nè si stanno rinnovando dei contratti? E' davvero un peccato, non poter dare la colpa ai soliti sindacati...! che iella...!!!
E la perdita secca del settore elettromeccanico del 3-4% derivata dalla crisi del dollaro e determinata dalla dipendenza tecnologica (licenze) dalle aziende americane (95% nel nostro settore) non fa capire che bisogna far assumere un ruolo primario alla ricerca nel nostro paese, come richiesto dalle OO.SS. al CIPE in occasione
qegii scioperi ettettuati questa primavera per la costituzione dell'Italtrafo e per risolvere la crisi della CGE. della PELLIZZARI e dello Stabilimento di GE-Sestri?
Davanti alla costituzione di sempre più grossi gruppi esteri nel nostro settore, non è utile aver posto nelle nostre richieste l'esigenza di una nuova organizzazione del lavoro, di un nuovo sviluppo tecnologico, per essere competitivi?
A questo punto è necessario precisare come tali « pensamenti » nonsiano fatti da tante persone ma bensì dalla « crema », dall'« élite dai « cervelli » del nostro ambiente e proprio per questo riescono inevitabilmente a procurare delle vittime, cioè:
a trovare i soliti « boccaloni » disposti in buona fede a crederci;
ad ottenere «democratici» consensi da parte dei devoti subordinati;
-- ad accalappiare quelli più sprovveduti e da poco entrati nella grande famiglia della Asgen;
a strappare appoggi a seguito della « dolce pressione » esercitata dagli zelanti tutori del buon andamento degli uffici.
E anche doveroso a questo punto (nonostante le «mode e» pressioni accennate) dare atto del coraggio e della serietà dimostrata da quegli impiegati che seguono questa lotta in modo da perseguire con essa degli obiettivi:
di miglior giustizia sociale;
di superamento delle attuali divisioni e quindi il contenimento — se non l'eliminazione — delle sperequazioni retributive e di merito esistenti;
di volere il riconoscimento della dignità della persona umana anche sul lavoro, sicuramente meglio rispettata e valorizzata dall' introduzione del criterio della professionalità acquisita e richiesta dalla piattaforma rivendicativa come nuovo metro di valutazione, anzichè dell'attuale organizzazione che si basa sulla mansione svolta.
Non tutto si è potuto mettere in evidenza; d'altra parte c'è anche l'esigenza di non fare un romanzo... e poí ví saranno altre occasioni per chiarire ulteriori aspetti, non vi pare?
E' utile ricordare per chi ha qualche critica da avanzare ai Delegati di ufficio che il Consiglio di Fabbrica vi ha già invitati a nominarli o ad eleggerli e pertanto... forza che è la volta buona.
Impiegati,
siamo un gruppo di operai che, tramite il giornale di fabbrica, vogliamo dirVi qualche cosa.
E' arcinoto che « l'unione fa la forza » ma Voi, con il tradizionale disinteressamento per questo tipo di agitazioni, pare vogliate contraddire una realtà fin troppo evidente.
Nei nostri incontri, per gli uffici o per i reparti, cogliamo al volo affermazioni di questo tipo:
NON SCIOPERO perché questa Piattaforma non mi interessa, perché mi va bene quello che ho... ».
NON SCIOPERO perché fra pochi mesi vado in pensione e... ».
NON SCIOPERO perché non è il momento ».
« NON SCIOPERO perché dagli ultimi scioperi non ho avuto nulla, per cui... ».
Sono, come vedete, affermazioni non convincenti ripetute meccanicamente da quanti si rifiutano di approfondire il significato di questa LOTTA e intendono solo crearsi un alibi per fare tacere certi rimorsi.
La nostra presenza fisica davanti alla portineria o negli uffici non ha carattere punitivo: vuole solamente indurvi a riflettere sul dovere di ogni lavoratore, operaio o impiegato, di contribuire alla definizione della piattaforma per nuove conquiste salariali e normative.
VOGLIAMO, questo sì, farvi convincere sulle assurdità del passato quando, per avervi lasciati tranquilli non avete mai scioperato e vi siete limitati a trarre i vantaggi
dalle nostre lotte criticando i Sindacati.
VOGLIAMO, in altre parole, intavolare con voi un dialogo per convincervi sulla opportunità della vostra partecipazione agli scioperi programmati dal cordinamento del gruppo ASGEN.
Concludiamo Armando che Voi, impiegati, dovete imparare la grande lezione operaia e cioè che i vostri problemi, mai risolti dal PADRONE, non può risolverli nessuno se non VOI stessi in prima persona e questo si realizza solo nella più completa solidarietà con tutti gli altri lavoratori.
Un gruppo di operar
Attraverso il meccanismo della valutazione del merito passa la subordinazione individuale dell'impiegato alla gerarchia aziendale; mediante questo strumento si costituisce un rapporto personale tra azienda e lavoratori che rompe i vincoli di solidarietà tra gli impiegati.
Gli aumenti di merito rappresentano certamente un punto « modello » della politica salariale aziendale che tende al controllo ed al condizionamento politico degli impiegati.
La scelta dell'abolizione degli aumenti di merito significa rompere questo apparato di ricatto e condizionamento dell'azienda e conferire alla paga una dimensione stabile e collettiva.
Nel 1981 il 60 per cento degli italiani (35 milioni circa) sarà concentrato su poco più del 10 per cento del territorio nazionale.
Il caro-vita non deriva da un eccesso di spesa pubblica o dagli aumenti di salario, ma da altre cause: importazione dell'inflazione americana e della crisi delle monete europee; speculazione sulle abitazioni e sulle aree; politica dei prezzi imposta dai monopoli; incremento delle tassazioni sui consumi per compensare le evasioni dei grandi redditi.
Sul caro-vita e sugli aumenti dei prezzi, che avvengono prima e dopo gli aumenti dei salari, il Governo non ha mai preso alcun serio provvedimento.
Sono circa trecentomila i minori abbandonati che vivono in istituti. La legge per l'adozione speciale potrebbe dare loro una famiglia togliendoli dal triste isolamento sociale ed affett,
A livello del MEC c'è anche il problema della elettromeccanica. Viviamo una fase di fusioni e di concentrazioni anche in questo importante settore.
In Italia l'eletromeccanica è caratterizzata dal frazionamento e dalla scarsa specializzazione. Si denuncia, giustamente, che esiste un irrazionale rapporto con l'ENEL e le FF.SS. che sono gli acquirenti principali della meccanica-elettrotermo-nucleare e si accusa l'ENEL, anche qui giustamente, di avere scoraggiato una politica di concentrazione, di ammodernamento e di soecializzazione. -
Ma a quali conclusioni, poi, si perviene? Si propone una collaborazione IRI-FIAT anche nella elettromeccanica pesante, cosicchè la FIAT. dopo la siderurgia, ve ebbe a prendersi anche questo settore
In tal modo si aggraverebbe la dipendenza tecnologica del nostro paese in quanto la FIAT è un'azienda multinazionale. Estendere il con trollo dei grandi gruppi privati ai settore dell'elettromeccanica pesante vuol dire dare spazio ulte riore e dare più forza alla General Eletric ed alla Westinghouse in un campo di eccezionale importanza per la nostra economia.