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Quartieri2

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quartieri BICOCCA - NIGUARDA - PRATOCENTENARO Copia in attesa di autorizzazione

N. 1 — ANNO 1 — L. 300

Sommario Pag. 2 - 25 Aprile - Canone Sociale e legge 513 Pag. 3 - Il Poliambulatorio - Le malattie infettive - Biblioteca al Belloni Pag. 4 - Rubrica Pensioni Pag. 5 - Storia di Niguarda - Le donne contro il terrorismo Pag. 6 - Cos'è la droga? - Manutenzioni Cà Granda Pag. 7 - Lo sport - Trasporti in zona 9 Pag. 8 - Congresso FGCI Provinciale - La fotografia

Disoccupazione nella zona 9: 354 giovani in cerca di lavoro Dal 16 marzo al 25 aprile Molto spesso le date acquistano un significato particolare che le determina storicamente: il 16 Marzo 1978 è una di quelle che resterà nella storia del nostro Paese come una certamente infausta ma nello stesso tempo significativa. Su quanto è successo in Italia con il rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana on. Moro, con lo sterminio barbaro della sua scorta, si è scritto tanto che poco resta da dire se non che mentre scriviamo questa nota, non conoscendo ancora gli sviluppi della situazione e presumendo che purtroppo si sia ancora lontani da una soluzione della vicenda, a noi preme soprattutto rilevare alcune semplici cose. Innanzitutto la straordinaria risposta democratica che è venuta dal Paese poche ore dopo l'attentato: prima ancora che fosse lanciato l'appello della Federazione unitaria CGIL - CISL - UIL, molti lavoratori sospendono il lavoro a testimoniare la maturità politica raggiunta in Italia dal movimento operaio. È stato subito chiaro a tutti in quel mattino del 16 Marzo, che colpire il Presidente della DC significava soprattutto colpire la libertà dei lavoratori. Non perchè l'onorevole Moro sia l'ultimo baluardo della democrazia in Italia, ma perchè il disegno "destabilizzatore" è chiaro questa volta come non mai. Si è paragonata questa vicenda ad altri gravi fatti della nostra storia: al delitto Matteotti che aprì definitivamente le porte al fascismo; all'attentato a Togliatti, in un clima di scontro che apri le porte a una trentennale spaccatura tra i lavoratori italiani; alla strage di Piazza Fontana che aprì l'era della strategia della tensione. Ma c'è qualche novità, però, che bisogna sottolineare: se è vero che la scalata del terrorismo ha raggiunto questo grado di efficienza e di pericolosità è altrettanto vero che il movimento operaio non è più quello del '25, nè quello del '48. Se è vero che ad ogni passo in avanti compiuto dai lavoratori dal dopoguerra ad oggi è corrisposta una reazione di forza eguale e contraria, è vero però che tutto ciò ha fatto maturare nelle masse popolari una capacità enorme di lotta e di chiarezza politica quale mai si era avuta. Quando quella sera ci siamo attaccati al televisore e abbiamo visto Piazza San Giovanni a Roma colma di gente e di bandiere bianche accanto a quelle rosse tutti abbiamo avuto la sensazione netta che quella risposta era l'unica che si potesse dare al terrorismo; l'unità e la mobilitazione dei lavoratori come la barriera contro cui qualsiasi piano di eversione è destinato a fallire. L'Italia degli anni 70 non è la Germania Federale; se la risposta dell'opinione pubblica tedesca al terrorismo è stata di segno moderato con alcune punte reazionarie, la risposta del nostro Paese ha evidenziato ancora una volta quanto sia stretto il legame che lega l'emancipazione di grandi masse popolari alla democrazia. Salvare ancora una volta questo Stato che non ha cessato di essere democratico - costituzionale, rinnovarlo, renderlo giusto, radicato nei sentimenti e nelle esigenze del popolo: questo il compito, oggi di ogni forza autenticamente democratica. Perchè salvare questo Stato, pur con tutti i mali della sua gestione, significa oggi difendere innanzitutto la propria libertà. Ecco allora come si spiega l'enorme mobilitazione che ha portato operai e lavoratori comunisti, socialisti, democristiani e democratici in genere quel 16 Marzo a smettere di lavorare con un moto quasi spontaneo, a scendere in piazza ancora una volta a presidio della democrazia. C'è il rischio reale, nel commentare questi avvenimenti, di ricadere nel risaputo, nella-retorica forse, ma l'ora è quella delle grandi occasioni: non a caso questo attacco eversivo è venuto nello stesso giorno in cui, dopo trent'anni, nasceva una nuova maggioranza con il Partito Comunista Italiano. Ci avviamo adesso a vivere fino in fondo questa primavera luttuosa ed intensa; altre date si avvicinano che sono per il popolo italiano non solo anniversari ma precise scadenze di lotta: il 25 Aprile e il 1° Maggio. Sono giorni in cui ci voltiamo un attimo indietro, agli anni bui del fascismo, alla stagione della Resistenza, agli anni duri del dopoguerra e a quelli tristi della strategia della tensione: indietro non si deve tornare, questa è la parola d'ordine che ne scaturisce per il movimento operaio. E se ci sono forze interne e internazionali che vorranno proseguire la scalata del terrore e della guerra civile sappiano che hanno di fronte un popolo unito, forte, combattivo che saprà difendere la propria libertà. Pio Tarantini

È quasi passato un anno dall'approvazione della legge sul preavviamento al lavoro dei giovani e sulla loro formazione professionale, parecchio è il tempo passato anche dalla formazione delle prime liste di graduatoria negli uffici di collocamento. Dopo tutto questo tempo. soltanto 1290 giovani sono stati preavviati al lavoro su 650 mila iscritti, altri 60 mila dovrebbero essere impegnati nei progetti delle regioni e delle amministrazioni centrali, questi sono i dati rilasciati dall'allora ministro del lavoro Tina Anselmi alle interrogazioni del Senato. Ma di chi è la responsabilità di questa situazione? Nelle risposte fornite alle domande dei vari gruppi politici, il ministro Tina Anselmi se l'era presa con tutti i giovani che pur avendo dichiarato nelle domande la propria disponibilità a svolgere qualsiasi lavoro venga loro offerto, rifiutano le concrete offerte occupazionali, con le Regioni che ritardano nell'affrontare i piani di formazione professionale, con i sindaci che difendono soltanto gli occupati adulti a discapito dei giovani inoccupati, se l'è presa anche con la stessa legge che non prevede la nominatività delle assunzioni e così via. A differenza di quanto ha sostenuto il ministro Anselmi, l'affluenza alle liste speciali continua massiccia, il lavoro delle cooperative continua nonostante le grandi difficoltà poste dall'insapienza dei pubblici poteri verso queste nuove esperienze, per noi le responsabili principali di questo stato di paralisi della legge sul preavviamento, sono da individuare tra il Governo e tra il padronato Pubblico e quello privato. Il Governo sino ad oggi si è limitato ad assistere passivamente al ricatto padronale che subordina l'applicazione della legge a modifiche tese a stravolgere i rapporti di lavoro. Nessuna iniziativa è stata presa dalle industrie private e quelle a partecipazione statale, nessuna indicazione è stata data alle Regioni perchè si organizzassero a fianco dei progetti speciali, i piani di formazione professionale. Mentre scandalosa è stata l'indifferenza Governativa verso il problema delle cooperative agricole, ponendo difficoltà di accesso alle terre incolte con varie prassi burocratiche, estese anche a problemi di

assistenza tecnica, assistenza finanziaria etc... Evitando altri riferimenti troppo generali e complessivi entriamo immediatamente nel vivo della situazione della nostra zona. Qui i giovani disoccupati sono 354 di cui: 195 donne — 159 uomini - 118 dicono di essere iscritti anche nei

istituto femminile n. 7.(7 donne) perito meccanico n. 2 (2 uomini) perito elettronico n. 10 (10 uomini) perito chimico n. 17 (1 donna — 6 uomini) perito elettrotecnico n. 12 (12 uomini)

le liste ordinarie di cui: 66 donne e 5 uomini - con un genitore che lavora n. 79 : 4. donne - 34 uomini - con 2 genitori che lavorano n. 23 : donne - 10 uomini - coniugati 21 : 18 donne - 3 uomini - con il coniuge che lavora 16 : 14 donne - 2 uomini - con un figlio a carico 4 : 3 donne - 1 uomo

n. 6 (6 uomini)

Età degli iscritti: anni 15 - 17 18- 19 20 - 21 22 - 23 24 - 28

n.

donne uomini 120 69 51 97 57 40 66 29 37 32 16 16 39 24 15 24 - 28 354 195 159 Iscritti con membri della propria famiglia inattivi n. 290 122 con 1 79 con 2 53 con 3 22 con 4 2 con 5 1 con 6

Propensi ad essere avviati a questi 3 tipi di contratto di lavoro: fisso con uguale qualifica temporaneo con formazione professionale temporaneo in enti pubblici n. 134 (68 donne — 66 uomini): tutte e tre n. 109 (63 donne — 46 uomini): a) e b) n. 27 (16 donne — 11 uomini): a) n. 71 (42 donne — 29 uomini): a) e c)

n.

1 (1 uomo): c)

n. n.

4 (3 donne — I uomo): b) e c) 8 (3 donne — 5 uomini): b)

Titolo di studi degli iscritti: senza licenza elementare n. 4 (2 donne — 2 uomini) licenza elementare n. 14 (10 donne — 4 uomini) media inferiore/av. prof. n. 192 (106 donne — 86 uomini) maturità class. /scent. n. 43 (29 donne — 14 uomini) ab. magistrale/lingue maturità art. / conservatorio

scuola magistrale n. 10 (9 donne — 1 uomo) programmatore mecc. n. I (1 uomo) geometra n. 7 (7 uomini)

ragionieri n. 17 (12 donne — 5 uomini) perito aziendale n. 4 (4 donne) segretario d'azienda n. 2 (2 donne)

turismo n. 5 (donne — 1 uomo)

perito chimico industriale — Qualifica professionale nessuna qualifica n. 237 (n. 3 donne — 124 uomini) con qualifica n. 114 (n. 82 donne 35 uomini)

- Propensi (o anche) lavoro fisso con la loro qualifica n. 341 (189 donne — 152 uomini) - Propensi ( o anche) lavoro temporaneo con programma Enti Pubblici: n. 210 su 234 maggiorenni di cui: n. 113 donne su 126 maggiorenni n. 97 uomini su 108 maggiorenni - Propensi (e anche) lavoro temporaneo con contratto di formazione n. 255 su 323 aventi diritto di cui: n. 137 donne su 178 aventi diritto e 118 uomini su 145 a.d. P.S.: Di questi n. 118 donne e 95 uomini non hanno segnalato per quali tipi di professione vorrebbero il contratto di formazione. P.S.: Dati rilasciati dal consiglio di zona nei primi mesi dell'anno 1978

Neanche il 10% di questi 354 iscritti alle liste speciali della nostra zona, ha trovato un lavoro, la maggior parte di questi giovani svolge un lavoro "nero", presso piccoli artigiani (officine meccaniche, mercati e negozi). I responsabili di questa situazione, sono da individuare come ho già detto prima nel padronato privato, che preferisce ricorrere alle liste ordinarie invece che a quelle speciali: è chiaro l'orientamento teso a "sabotare" la legge, ma il governo di fronte a questo stato di cose può soltanto dimostrare la propria impotenza. Ma noi giovani comunisti cosa abbiamo fatto nella nostra zona? Innanzi tutto, una doverosa considerazione. La nostra è stata una delle zone in città (insieme alla 2) che rispetto alla 285 si è mossa in tempo; si è capito cioè, che questa legge non potendo oggettivamente risolvere il problema della disoccupazione giovanile, costituisce tuttavia un'occasione unica per costruire un forte movimento di massa della gioventù, un movimento nuovo, che partendo dalla questio(segue in seconda)


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