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Unità a sinistra6

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ELEZIONI POLITICHE

CONSIGLIO DI ZONA

EDILIZIA POPOLARE

Dichiarazioni

Documento della

Affollata

dei partiti

Commissione

assemblea su uno

di sinistra

Igiene e sanità

dei problemi

sulle elezioni

sul problema dei

scottanti della

del 7 maggio

sub-normali

nostra zona

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ZONA6 MAGENTA-SEMPICI NE

unità a sinistra

A CURA DEL COMITATO UNITARIO DI ZONA (PCI - PSI - PSIUP - MPL) Anno IV - N. 3 - L. 50

Aprile 1972

Per fare uscire il paese dalla crisi politica, sociale ed economica

Dal 7 maggio un voto che faccia avanzare i partiti di sinistra per battere la D C e sbarrare la strada al pericolo fascista 7 maggio: per la prima volta, in questi 25 anni di repubblica parlamentare, si ricorre alle elezioni anticipate. Anche questo è un riflesso politico della crisi sociale ed economica nella quale la DC ha spinto il paese. Vale la pena ricordare che gli ultimi atti politici della DC sono stati l'elezione del presidente della repubblica con il voto determinante (e richiesto sottobanco) dei fascisti e il tentativo di imporre al paese un governo monocolore per portare a termine la legislatura. Sono questi solo due esempi, anche se tra i più scandalosi, della sterzata a destra compiuta dalla Democrazia cristiana, che è ampiamente dimostrata anche dal programma elettorale con il quale la DC si presenta ai cittadini: un programma cioè nel quale non si ritrova nessuna indicazione concreta per il dopo, ma soltanto la volontà di mettere il bavaglio alla libertà sindacale dei lavoratori e di annullare la dialettica democratica delle autonomie locali con la proposta di assurde leggi-truffa per le elezioni comunali e provinciali. D'altra parte è questa la palude nella quale si finisce quando si abbandona il terreno della lotta antifascista, quando si fa dell'antifascismo solo a parole e si tratta con i rottami della repubblica di Salò.

Non si batte il fascismo correndo a destra Può allora sembrare persino naturale che, nel suo tentativo di arginare la pressione delle masse popolari che chiedono riforme per far avanzare il paese, la DC e i suoi reggicoda di sempre (il PLI, il PRI e il PSDI) abbiano finito per trovarsi prigionieri degli interessi più retrivi dello schieramento padronale e si trovino oggi a competere con i fascisti per rosicchiare qualche voto fra le forze più squallidamente reazionarie del paese. Non è certo correndo a destra che si batte il risorgente fascismo Anzi, ciò ottiene proprio l'effetto contrario. Il fascismo alza la testa quando non si bloccano sul nascere, ma anzi si alimentano, tentativi reazionari come la pseudorivolta di Reggio Calabria; quando si allevano nell'intrallazzo clientelare uomini come il democristiano Battaglia, sindaco di Reggio Calabria e oggi candidato dc al senato; quando si elevano uomini come l'ammiraglio Birindelli, oggi candidato nelle liste fasciste, alle più alte cariche militari e addirittura al servizio di quella centrale di provocazione internazionale che è la NATO. Ma soprattutto non si batte il fascismo senza tagliargli l'erba sotto i piedi, sconfiggendo lo strapotere delle grandi concentrazioni finanziarie del nostro paese, al cui interesse sono invece subordinate le scelte delle industrie e del capitale pubblici. I problemi che affliggono milioni e milioni di cittadini sono così giunti a un punto tale che è impossibile rimandarne ulteriormente la soluzione.

Vediamone alcuni. In primo luogo si sono ancora approfonditi i già gravi squilibri esistenti fra alcune « isole del Nord e le regioni depresse, con il risultato di rendere caotico lo sviluppo delle grandi città settentrionali (congestionandole fino alla paralisi), di degradare sempre più la nostra agricoltura e di accrescere l'impoverimento del Mezzogiorno.

I problemi non risolti del paese L'occupazione è scesa a livelli preoccupanti: oggi in Italia la popolazione attiva raggiunge il 36 per cento, e chi paga la crescente disoccupazione sono soprattutto le masse femminili; ma il fenomeno riguarda oggi, specie nel Sud, interi strati di diplomati e laureati, di giovani vanamente alla ricerca della prima occupazione. Le condizioni di vita degli strati popolari più oppressi si sono ancora aggravate. Si è allargata la piaga della

emigrazione, cui sono costretti centinaia di migliaia di cittadini. E mentre la DC li condanna a questo esodo forzato, consente ai grandi capitalisti di esportare migliaia di miliardi, privando così contemporaneamente il paese di capitali e di forza-lavoro. Milioni di pensionati si vedono rifiutato un aumento delle pensioni che potrebbe trasformare l'attuale umiliante elemosina in un sussidio per l'esistenza, mentre si trovano i soldi pei- aumentare i già alti stipendi di una serie di superburocrati statali, e ciò per alimentare il clientelismo democristiano. Mancano gli asili-nido, le scuole, da quella materna in su, e in questa mancanza di strutture sta la causa prima del caos in cui versa la scuola italiana. Mentre il caro affitti taglieggia i redditi dei lavoratori, non è stato dato nessun serio impulso all'edilizia popolare, nonostante le centinaia di miliardi sottratti dalle buste paga per finanziare i piani-fantasma della Gescal. Per non parlare degli interessi accu-

mulati su questi soldi non spesi, che sono andati a foraggiare le attività elettoralistiche dei notabili democristiani. L'assistenza sanitaria continua ad essere fra le più arretrate in Europa, nonostante gli elevati oneri che ne derivano, e ciò perchè si vogliono tenere in piedi quei carrozzoni clientelari che sono le mutue e si vuole continuare ad arricchire le grandi concentrazioni chimici-farmaceutiche dei rostro paese. Sono questi alcuni dei problemi che in 10 anni di governo il centro-sinistra non ha risolto e che in questo periodo si sono ulteriormente aggravati. La Democrazia cristiana ha la spudoratezza di vantarsi oggi di quei provvedimenti legislativi (legge sulle pensioni, statuto dei lavoratori, ordinamento regionale, legge sulla casa e sui fitti agrari) che, pur nella loro parzialità, hanno costituito un passo avanti verso la soluzione dei relativi problemi. Ma occorre tenere ben presenti due aspetti: primo, che proprio per la

Continua la mobilitazione contro la speculazione

I cittadini chiedono scuole e verde sull'area di via Tolentino Continua e si sviluppa su basi sempre più ampie la controffensiva delle masse lavoratrici nei confronti della speculazione edilizia. Quella speculazione che, grazie alla compiacente politica portata avanti da giunte comunali sempre dominate dalla Democrazia cristiana, ha potuto spadroneggiare indisturbata a Milano per più lustri. Straordinariamente eterogenea era la folla che, nonostante la pioggia, il pomeriggio di sabato 8 aprile s'era data convegno (dalle 300 alle 400 persone) in via Tolentino e via Caracciolo per reclamare un suo preciso diritto. E anche questo è segno dei tempi che cambiano. Operai, studenti, impiegati, commercianti, professionisti, uomini e donne d'ogni età, e tanti tantissimi bambini, erano lì per chiedere che l'area dell'ex giàrdino Firenze sia destinata a verde pubblico, che vi si costruisca una scuola materna, che in qualche modo essa venga sottratta all'impresa Girola (nei cui progetti è l'edificazione di abitazioni di lusso con l'insediamento di 300-400 famiglie che aggraverebbe la già critica situazione dei servizi della zona 6). Il modo c'è. Se ne son detti convinti i consiglieri comunali Sacconi, del PCI, e Dragone, del PSI, che hanno preso la parola presentati dal compagno Ratti,

il più tenace animatore dell'iniziativa che minaccia di scompaginare i piani della Girola. E lo hanno ribadito il presidente del circolo Perini, Iosa, che ha parlato a nome della sinistra cattolica, e i consiglieri della zona 6 Boatti (PCI) e Luzzatto (PSIUP). Il modo c'è, e sta

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CORSO SEMPIONE

nell'imporre attraverso la più vasta mobilitazione popolare l'esproprio dell'area mediante una modifica del Piano regolatore, ai sensi della legge 167. Ma sta soprattutto nell'unificare le molteplici iniziative di questo tipo in un piano generale di rinnovamento che investe la grande maggioranza dei lavoratori e dei cittadini, che li mobiliti attraverso una vasta e articolata strategia di lotte democratiche per costringere la giunta comunale a mutare radicalmente indirizzo e a operare precise scelte: contro le immobiliari e la speculazione edilizia; per il verde pubblico, le scuole, l'edilizia popolare. Questo è stato detto con molta chiarezza sabato 8 aprile in via Tolentino. E questo il pubblico presente, come hanno testimoniato gli interventi di alcuni cittadini, ha mostrato di capire fino in fondo anche e anzitutto nel suo significato politico. Al termine della manifestazione, durante la quale la lunga staccionata che delimita l'area si è coperta di scritte riecheggianti gli obiettivi di lotta, sono state raccolte le adesioni per costituire una delegazione che quanto prima si recherà al Palazzo Marino a sollecitare precisi impegni da parte dell'assessore all'Urbanistica. G. Bagioli

loro parzialità e per il fatto di essere rimasti provvedimenti isolati, non possono costituire le premesse per un disegno riformatore; secondo, che questi atti legislativi, approvati dal Parlamento sotto la pressione delle masse popolari, sono passati con maggioranze di sinistra esterne alla coalizione di governo e malgrado il sabotaggio di una parte considerevole della DC.

L'importanza del voto del 7 maggio Ciò dimostra che su quei pochi provvedimenti qualificanti il governo di centro-sinistra non è esistito e mette a nudo la non-disponibilità della Democrazia cristiana per una politica riformatrice. Ciò dimostra anche l'assoluta necessità -che si rafforzino lo schieramento e l'unità delle sinistre. Da qui nasce quindi l'importanza del voto del 7 maggio. Dovrà essere un voto che faccia giustizia del tradimento consumato dalla DC ai danni del paese, un voto che faccia pagare al PRI, al PSDI e al PLI il prezzo della loro subordinazione alle prepotenze democristiane, un voto che elimini dal paese la vergognosa e pericolosa presenza dei fascisti. Il voto del 7 maggio deve essere un voto a sinistra.

Irrinunciabile il controllo pubblico sulla RAI-TV Un folto numero di cittadini hanno partecipato — il 24 marzo scorso — ad una assemblea popolare svoltasi al circolo Carducci di via Bertini sulla Riforma della Rai-Tv. Vi hanno partecipato, insieme al presidente del circolo Cavallari, Vittorio Bellavite per I'MPL, Felice Mottini per il PSI, Mario Pagani per il PCI e Pier Luigi Gasparotto per il PSIUP. Organizzata da Unità a Sinistra le serata ha suscitato un notevole interesse. Nel prossimo numero di Unità a Sinistra pubblicheremo il testo di alcuni interventi, cominciando con quello del compagno Cavallari sulla proposta di riforma della Rai, fatta dall'ARCI.


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