Istruitevi che avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Organizzatevi che avremo bisogno di tutta la nostra organizzazione. Agitatevi che avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
(A. GRAMSCI)9 settembre sciopero per l'occupazione
Il 9 settembre oltre 700 mila lavoratori dell'industria della provincia di Milano sono scesi in sciopero per l'occupazione, il risanamento degli apparati produttivi, l'organizzazione del lavoro.
Due fatti hanno concorso a dare un significato nazionale trainante a questo sciopero all'indomani delle ferie. La presenza in piazza Duomo del compagno Luciano Lama, segretario generale della CGIL e la ripresa in moltissime fabbriche delle vertenze aziendali ancora aperte, i cui temi centrali sono appunto l'occupazione e gli investimenti. Particolare significato ha assunto la partecipazione del settore alimentare per la presenza di una fabbrica come l'UNIDAL, dove sono in ballo ben 7000 posti di lavoro, frutto di una politica economica padronale dissestata.
Molti sono stati gli striscioni di fabbriche occupate o in cassa integrazione sfilati per le strade di Milano,
assieme alle leghe dei disoccupati ed ai giovani in cerca di prima occupazione.
Una volontà unitaria di lotta scaturiva dagli slogan e dai cartelli che i lavoratori innalzavano. la volontà di essere protagonisti, di fare uscire il paese dalla crisi verso un nuovo modello di sviluppo.
Il compagno Lama che ha concluso la manifestazione ha sottolineato con forza il problema centrale per il paese dell'occupazione, per la cui soluzione occorre che il governo dia attuazione a piani programmatici che indichino gli obiettivi da raggiungere nei settori strategici. Inoltre è stato sottolineato con forza il ruolo primario delle aziende a partecipazione statale.
La federazione CGIL-CISL-UIL darà poi seguito a questo sciopero chiedendo un incontro con l'Assolombarda per discutere i problemi occupazionali della provincia.
SOMMARIO
PREZZI DELLA MENSA
NOTIZIE DALLA FABBRICA
OCCUPAZIONE:
INTERVISTA AD UN FUNZIONARIO FLM
COMUNICATO
CGIL - CISL - UIL
INGIUSTIFICATI AUMENTI SUI PRODOTTI SUSSIDIARI DELLA MENSA
Al momento di stampare questo numero del giornale non sappiamo quali sviluppi avrà il problema della mensa.
Crediamo comunque nostro dovere dare notizie delle cose avvenute a tutt'oggi, degli obiettivi che il Consiglio di Fabbrica si pone.
All'inizio di settembre ci siamo trovati di fronte a due prese di posizione unilaterali della ditta EUREST. La pretesa di far pagare il deposito sulle bibite e, la cosa di gran lunga più grave, un massiccio ed ingiustificato aumento di tutti i prezzi.
Di fronte a questo il C.d.F. reagiva dichiarando con un comunicato ingiustificati i provvedimenti ed invitava i lavoratori ad aderire ad eventuali iniziative.
Il giorno dopo, vista la reazione dei lavoratori il deposito veniva ritirato ma nei prezzi non si riusciva a trovare un accordo. Malgrado gli sforzi del C.d.F. per trovare un accomodamento, I'EUREST si dichiarava irremovibile. Il C.d.F. di fronte ad un simile atteggiamento è stato costretto ad iniziare una lotta per addivenire ad un accordo.
PATRONATI
Dall'accordo Sindacati-FIAT del luglio 1977: « LA FIAT DARA' ATTUAZIONE ALL'ARTICOLO 12 DELLA LEGGE 20 MAGGIO 1970 N. 300 (Statuto dei lavoratori) PER CONSENTIRE L'ATTIVITA' DEGLI ISTITUTI DI PATRONATO IN SEDI ALL'INTERNO DELLE VARIE UNITA' PRODUTTIVE ». Ma cosa sono questi Patronati?
Sono degli enti, riconosciuti dalla legge e sottoposti al controllo del ministro del lavoro e della previdenza sociale, i quali hanno il compito di provvedere all'assistenza gratuita di tutti i cittadini che desiderano far valere i propri diritti nei confronti degli istituti di assicurazione e assistenza sociale.
GLI ENTI DI PATRONATO, PER LEGGE, POSSONO ESSERE PROMOS5I DA ORGANIZZAZIONI SINDACALI O ASSOCIAZIONI DI LAVORATORI.
Gli istituti di patronato di maggior importanza sono: INCA promosso dalla C.G.I.L.. INAS dalla C.I.S.L. e ITAL dalla U.I.L.; fra l'altro questi sono i patronati riconosciuti dalla FIAT per l'ingresso in fabbrica.
Essendo l'attuale sistema previdenziale italiano strutturato in una molteplicità di enti, regolati da una infinità di leggi, decreti e circolari, applicati spesso con criteri restrittivi, mettendo in chiara difficoltà i lavoratori e i cittadini da tutelare à propri interessi, allorchè devono inoltrare una qualche domanda di prestazione di pensione, malattia, infortunio, disoccupaplione, assegni familiari, ecc. ecc. Risulta evidente da ciò l'importanza della conquista fatta con l'accordo del luglio scorso che porta il Patronato in fabbrica.
CHIEDONO
(AUNI1EZ9ZETITRI
(GENERALE, COSADICONO GLI OPERAI9 DI Pitr SEMPRE DI PIÙ!,)UNITA' TRA LA CLASSE ( tra di noi )
La storia del movimento operaio è fatta di sacrifici impegno abnegazione, ma anche di debolezze e divisioni interne e spesso queste divisioni si manifestavano anche ai livelli più bassi cioè nella fabbrica, nel luogo dove il padrone organizza lo sfruttamento. La forza del movimento operaio deve consistere anche nel coraggio di fare l'analisi di alcuni suoi comportamenti e atteggiamenti e di chiedersi A CHI GIOVA? A CHI SERVE? Un atteggiamento che dobbiamo sforzarci di eliminare e quello di dividerci in compartimenti stagni e a volte polemizzare tra di noi senza chiederci perchè.
Tra lavoratori ci critichiamo per esempio: quando in lastratura alle pinze l'elettricista non arriva subito percio si sente dire: quelli della manutenzione non fanno niente! Cosi di rimando quelli della manutenzione dicono: — quelli delle pinze finiscono prima della fine del turno, e cosi via, questo è solo un esempio ma quante volte ci dividiamo tra di noi solo sulla base delle mansioni a cui la divisione del lavoro ci impone. Queste divisioni non vanno risolte con generico vogliamoci bene perchè il padrone è cattivo.Dobbiamo discutere di queste cose senza mettere in campo l'individualismo e l'invidia che e insita in noi e che fa parte di valori che il padrone vuole che noi mettiamo al primo posto Dobbiamo discutere anche aspramente su queste cose anche scontrandoci tra di noi.
A volte per UNIRE bisogna ROMPERE nel senso che per conoscersi dobbiamo tra di noi dirci sempre quello che pensiamo per far sì che quando ci presentiamo di fronte al padrone dobbiamo opporgli l'IMMAGINE della nostra unita, condizione IRRINUNCIABILE alla quale dobbiamo sempre e continuamente tendere.
VENDITA DI LIBRI E RIVISTE
L'Art. 20 del Contratto Collettivo Nazionale di lavoro dice testualmente: « Negli stabilimenti con oltre 100 dipendenti la Rappresentanza sindacale aziendale potrà effettuare la diffusione anche attraverso vendite, rivolte esclusivamente ai dipendenti, di libri e riviste la cui edizione sia stata debitamente autorizzata nelle forme di legge.
Le operazioni relative saranno svolte direttamente dai Rappresentanti sindacali aziendali sotto la propria esclusiva responsabilità anche in ordine al contenuto delle pubblicazioni e si effettueranno fuori dall'orario di lavoro, nel locale della Rappresentanza sindacale aziendale
e/o, nei giorni preventivamente concordati con la direzione, in altro locale di ritrovo o di riunione messo a disposizione dall'Azienda.
Dalle forme di pagamento dei libri e riviste è esclusa ogni trattenuta anche rateale sulla retribuzione.
Per dare esecuzione a quanto stabilito dall'articolo sopra citato la F.L.M. di zona ha già da tempo chiesto una riunione per concordare i tempi e i luoghi di vendita; siamo tuttora in attesa di essere convocati all'Assolombarda. Il Consiglio di Fabbrica attribuisce grande importanza a questa iniziativa poichè è sempre più necessario che la classe ope-
raia assuma il ruolo di dirigente e protagonista. Diventa sempre più necessario che ogni operaio sia in grado di fare proposte, di parlare nelle assemblee, così da esprimere collettivamente come classe una linea in grado di fare uscire l'Italia dalla crisi ponendo nel contempo le fondamenta per una società più giusta.
Il libro o la rivista può quindi essere uno degli strumenti dì cui ci si deve servire per una crescita collettiva.
Ci auguriamo che l' iniziativa abbia grande successo ed invitiamo fin d'ora i lavoratori ad affollare i banchi di vendita.
DISOCCUPAZIONE: UN PROBLENA ESSENZIALE DA RISOLVERE
Disoccupazione
Sul problema del posto di lavoro nessun lavoratore ha voglia di scherzare. Tutti, chi più chi meno, sanno cosa significa trovarsi disoccupati, dover dipendere dagli altri, per chi ha una famiglia costringere propri famigliari ad una vita misera. Sappiamo cosa significa cercare il lavoro, subire umiliazioni rese più brucianti dal contrasto con il lusso e la ricchezza di chi sfrutta il lavoro degli altri. Olianti padroni abbiamo visto fare i soldi portarli all'estero poi dichiarare fallita la fabbrica buttando sul lastrico i lavoratori. Putroppo in questo periodo gli esempi si susseguono per tutti, basta citare il caso dell'Unidal e di quelle tante piccole aziende sconosciute che dall'oggi al domani chiudono. Come possiamo difenderci, quali strumenti abbiamo per contrapporci a chi ha dalla sua il potere dei soldi. Credo che due cose siano essenziali. La prima è l'unità di tutti i lavoratori. Nessuno può illudersi di risolvere il problema del posto di lavoro da solo ed è così che la solidarietà con chi non ha o rischia di perdere il posto acquista un significato non moralistico ma di lotta anche per il nostro lavoro, così lo difendiamo. Ogni licenziamento che passa è una sconfitta della classe dei lavoratori ed è un pericolo per il nostro posto. La seconda è che il lavoro diventi veramente il fondamento della Repubblica come dice la nostra Costituzione, il principale obiettivo di ogni governo. Il lavoro deve essere il fine di ogni politica anche perchè soltanto dando a tutti un lavoro potremo permettercid costruire una società più giusta. Ma cosa è stato fatto da chi ha sempre avuto il potere per rendere operante ciò che sta scritto sulla Costituzione Italiana. Nulla. E' mancata una programmazione economica, si è lasciato fare al sistema di mercato che tradotto significa lasciar fare ai padroni ciò che vogliono. I padroni, è noto, vogliono I soldi, infatti li hanno fatti, e tanti. e poi quando hanno incomincicato, sia per incapacità , mancato rinnovo degli impianti, ricerca tecnologica inesistente ecc. sia per difficoltà di mercato a non guadagnare più 100 ma soltanto 90 hanno dichiarato che così perdevano 10 ed erano costretti a licenziare. I padroni hanno concentrato le industrie dove rendevano di più, sempre in nome del massimo profitto, e cioè al Nord e così hanno reso le città del Nord congestionate, dove non si trovano più le case per i lavoratori, non funzionano più le scuole e gli asili. Hanno fatto abbandonare la terra ai contadini ed ora dobbiamo importare ogni genere di prodotti alimentari. Di fronte a tutto ciò lavoratori non possono aspettare che i loro partiti entrino finalmente a dirigere il governo. Nessuno ha mai regalato niente ai lavoratori, occorre essere tutti uniti intorno al Sindacato, perchè ogni conquista sarà dura e sofferta.
Intervista a lorfida funzionario della FLM di Zona
Per meglio comprendere quali sono le fabbriche in crisi, la realtà occupazionale e le prospettive future della nostra zona, abbiamo pensato di porre su questo tema delle domande a lorfida, funzionario della F.L.M. di zona.
— Ci sono delle fabbriche in crisi nella nostra zona? Se ci sono in che condizioni versano?
R — Bisogna innanzitutto fare delle distinzioni fra fabbriche in crisi in modo evidente, e quelle che coprono la propria
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crisi con manovrtanziarie e congiunturali (non avend'mmesse riempiono i magazzini).
Per esempio, Iene sono le fabbriche tessili che h: chiesto i licenziamenti o la cassa ?razione. Le seconde sono quelle cherano sui consumi privati.
Perchè c'è a crollo fabbriche della t:nn°eraille, fruttocon dc i auranto nostra zona? Perc ,
sviluppo distorto della nostra zona non hanno volut
al numero di abitanti, soprattutto nella zona bassa (Nova, Desio, Muggio), ad esempio a Nova Milanese raggiunge l'1 per cento della popolazione (172 su 16.500 abitanti), a Desio 179 su 30.000). Questi quanti ne risultano dall'ufficio di collocamento. Soprattutto è colpita l'occupazione femminile che vede 170 donne licenziate alla Rossi & Mere galli di Cerate, alla Caprotti su circa 500 donne che sono in cassa integrazione, c'è una richiesta di 250 licenziamenti, mentre alla Vera Vest e alla Core esiste una situazione pre fallimentare.
D — Quali sono secondo te le prospettive per le fabbriche in crisi, per l'allargamento della occupazione, in particolare per risolvere problemi dei giovani e delle donne?
R — Non possiamo innanzitutto ritenere la Brianza una repubblica autonoma, ma la dobbiamo ritenere parte del contesto italiano nel suo insieme. Esistono noi due modi per risolvere le crisi: quello classico del padronato di diminuire gli occupati e aumentare lo sfruttamento di quelli che rimangono in fabbrica, e quello indicato dai lavoratori di un controllo e di un governo dell'economia che vada nel senso di modificare il modello di sviluppo passando dalla così detta libertà dell'impresa e di mercato a una programmazione democratica dell'economia, attraverso interventi di politica economica per riequilibrare sia sul piano del territorio che sul piano industriale le storture provocate dall'attuale classe dirigente in questi ultimi tre decenni.
Strumenti di intervento parziali sono già stati conquistati, in questi ultimi tempi, quali la legge per la riconversione industriale, il piano per il mezzogiorno, l'occupazione giovanile e il decentramento dei poteri alle regioni e ai comuni. Occorre evitare di vedere in modo separato ognuno di questi strumenti, ma utilizzarli unificandoli per combattere quelle forze che non vogliono cambiare quel sistema di potere sul quale hanno costruito i loro privilegi. Un ruolo primario possono e devono giocare i lavoratori e le loro organizzazioni chiedendo l'applicazione delle leggi, utilizzando uno stretto controllo dei finanziamenti pubblici dati alle imprese attraverso la prima parte dei contratti di lavoro; organizzando i giovani per rivendicare un lavoro produttivo, inserendoli nell'attività industriale, agricola, o incitarli a organizzarsi in cooperative per la trasformazione delle terre incolte o lavori socialmente utili.
teristiche interne nternazional i. Altra causa di queste e dovuta al fatto che molte fabbri aputo rinnovare i macchinari con la tuazione
eguenza di aumentare il costo del
a; oduzione e quindi perdere competith
D — Come vedi occupazionale nelle fabbrica crisi, ed in generale nella zona?
R — L'occupazione nella zona è calata notevolmente; un primo fenomeno del calo è la mancanza del turn-ower. Basta pensare che l'Autobianchi è passata dai 4650 occupati del 2° semestre 1973 ai 3840 dipendenti del luglio 1977. Il padronato locale ha preferito fare investimenti affinchè ci fossero i licenziamenti spontanei, piuttosto che investire per migliorare e modificare la produzione. Direi che è una chiara ed evidente mancanza dl « coraggio • degli imprenditori briantei. Inoltre non dobbiamo dimenticare un'altra cosa che accanto alla diminuzione della occupazione nelle fabbriche esiste l'aumento della disoccupazione giovanile. Dei 18.000 giovani in cerca di prima occupazione a Milano e provincia, 10.000 sono nella provincia di cui il 60% donne, e il 50% giovani diplomati e laureati. Nella zona 779 giovani in cerca di prima occupazione, con percentuali elevate rispetto
Una attenzione particolare dobbiamo dedicare al problema della occupazione femminile operando su diversi binari: modifica della organizzazione del lavoro per dare la possibilità anche alla donna di essere inserita in quelle fasi del ciclo produttivo tradizionalmente « riservate • agli uomini dando loro i necessari servizi sociali, e operando sul piano culturale affinchè si comprenda che anche le donne hanno diritto a un lavoro.
giovanile : Per i giovani un futuro incerto, per il paese uno spreco
Aperto il confronto con l'Assolombarda sul problema dell' occupazione
Ecco il testo del documento reso noto dai sindacati milanesi:
La segreteria della Federazione CGILCISL-UIL provinciale riunitasi nella giornata di mercoledi per dare continuata alla propria iniziativa, che ha trovato un primo momento significativo di attuazione nello sciopero dell'industria della scorsa settimana ha approfondito dettagliatamente i temi che saranno oggetto di prossimi incontri da una parte con l'Assolombarda fissato per il 20 settembre, per una verifica dei problemi occupazionali, e dall'altra parte col Comune di Milano, con il quale è tuttora aperto il confronto sui servizi pubblici e sociali
della città , in particolare per i trasporti e la casa.
Sono state inoltre decise alcune importanti riunioni sui Problemi dell'energia, delle PP.SS., dell'occupazione femminile, promosse di intesa con le categorie e in particolare con i consigli di fabbrica della Ercole Marelli, dell'Alfa Romeo, della Magneti Marelli, ed un incontro coi parlamentari di Milano, sui medesimi problemi, per lunedì 26 settembre.
La segreteria della Federazione, infine. preoccupata del ripetersi in occasione delle proprie manifestazioni di atti che tendono a degradare le manifestazioni
stesse ed inficiarne, oltre che i risultati. la stessa forza di unità e di lotta del movimento sindacale nella fabbrica e nel Paese, ha deciso di investire le proprie strutture dirigenti perchè, a seguito di un dibattito approfondito .il problema sia affrontato all'interno ed anche all'esterno del sindacato (con le forze politiche, con le forze giovanili con i giornalisti, ecc ) nell'intento di giungere a conclusioni rigorose sia sul piano politico che organizzativo che consentano un mutamento radicale di una situazione sempre più pregiudizievole agli interessi della classe operaia, della democrazia e del movimento sindacale •.
SI DENUNCIA CHI DIFENDE LA COSTITUZIONE ?
Il 13 ottobre sei delegati compariranno davanti al giudice di Monza per rispondere del reato di violenza privata, in quanto avrebbero guidato una sciopero durante la lotta per il contratto nazionale dei metalmeccanici. I fatti sono noti in quanto furono un primo esempio di DEMOCRAZIA AUTOBIANCHI; infatti quel giorno di febbraio il noto CHIAPPALO aveva fatto aprire anche cancelli che da anni erano chiusi ed alcuni addirittura saldati. Non contenta di questa provocazione la direzione denunciò i compagni Santelli Ercole, Sironi Francesco, Galbiati Renzo, Zappavigna, Avella e Masiero Silvano.
Le uniche colpe di questi nostri compagni sono quelle di essersi impegnati per una soluzione positiva del contratto e per l'emancipazione della classe operaia, la quale è sempre stata nei momenti piu difficili della nostra repubblica un punto di riferimento per altri strati sociali nella difesa delle libertà democratiche, per la cui conquista molti lavoratori sono morti davanti alle fabbriche.
Evidentemente purtroppo la Costituzione non è ancora completamente operante nelle fabbriche.
Sappia comunque la direzione che con questi sistemi (le denuncie) riuscirà soltanto a rendere più forte più unita, più solidale, la volontà dei lavoratori di lottare per una società più giusta.
Tutti i lavoratori dell'Autobianchi sono a fianco dei compagni denunciati, tutti sono pronti a scendere in lotta per sconfiggere la repressione padronale.
LA FILOSOFIA DEL PADRONE
Dopo le ferie PELLE MACCHIATA ha iniziato l'operazione - japan - dando disposizione di verniciare con colori vivaci le pulsantiere delle puntatrici ed ha provveduto a far togliere gli ultimi schizzi con i tempi di lavorazione dalle puntatrici e dalle cartelliere contravvenendo alle norme contrattuali sui tempi e sui ritmi.
Il Consiglio di Fabbrica richiederà che venga rispettato il contratto di lavoro.
Il comandante TESTA PELATA deve sapere che il Movimento operaio italiano lotta anche per il diritto di informarsi e capire come viene utilizzata la sua forza lavoro e invita gli studiosi di sociologia e psicologia delle masse a confrontarsi in modo serio e concreto su tutti gli aspetti della vita della fabbrica e non studiare come FREGARLI scientificamente andando a studiare in Giappone.
BANZAI! BANZAI! arrivano i giapponesi. Il comandante TESTA PELATA e PELLE MACCHIATA è stato in Giappone ed ha visitato alcune fabbriche automobilistiche ed è arrivato a con-
a
cludere che il Giappone E' UN PARADISO in particolare per chi come lui non sopporta le lotte operaie e il sindacato organizzato.
Al suo ritorno ha fatto pervenire a tutti i capi una circolare nella quale elenca le cose che il nostro NIPPONICO sogna da sempre nel suo piccolo Giappone (lo stabilimento di Desio).
Citiamo qualche suo LIBERO PENSIERO: — Il cottimo non c'è (nel senso che non ci sono i tempi) quindi il lavoratore cerca di essere più bravo del compagno di lavoro proprio la guerra fra i poveri per favorire il padrone; quando nassano i dirigenti GLI OPERAI SALUTANO, MOLTISSIMI SI INCHINANO. Le fabbriche piene di colori vivaci giappo e rosso: quando esce una vettura dal mascherone viene SUONATO L'INNO DEI MARINS. I malati, i vecchi e gli invalidi sono pochissimi (ed è molto facile licenziarli).
I sindacati sono OCKEY, tutti AUTONOMI e aziendali e non si interessano di come il padrone organizza lo sfruttamento.
vorrebbero (da Le Monde di Parigi)LA FUGA DEL MORITURO
Mentre le fabbriche erano chiuse dall'ospedale romano del Celio VENIVA FATTO FUGGIRE KAPPLER, l'uomo che con fredda determinazione aeva eseguito e ordinato la strage dell'e FOSSE ARDEATINE. Noi non proviamo odio contro questa BELVA UMANA. Siamo un paese dal quale la pena capitale è stata bandita, noi vogliamo giustizia.
Ma il modo come è avvenuta questa fuga non può non ferire un popolo che ha vissuto la resistenza come movimento popolare e di massa per liberare il nostro paese e salvare l'apparato produttivo. Le fabbriche furono difese dai lavoratori (ricordiamo la Fiat, la Magneti Marelli, la Breda); storici europei ancora oggi si chiedono come mai solo in Italia i lavoratori si siano battuti contro il fascismo e per la libertà riuscendo ad aggregare un intero popolo in quanto la resistenza fu una rivolta contro la sua guerra non voluta ma subita dal popolo, fu la repulsione nei confronti di chi con la forza delle armi voleva imporre le teorie della RAZZA
SUPERIORE e portò la guerra nel mondo. La gente semplice che vive del proprio lavoro non può dimenticare cosa significa patire la fame e far vivere i propri figli in balia dei bombardamenti e del coprifuoco.
KAPPLER era un uomo che viveva per queste cose in quanto egli non era un militare che era stato costretto da ordini superiori all'assassinio di massa, egli era un S.S., un uomo votato alla persecuzione e alla tortura di chi si opponeva alla fredda pazzia del nazismo.
VIA LIBERA
Il compagno cambia titolo
Con questo numero il giornale del C.d.F. cessa di chiamarsi il COMPAGNO. Le ragioni che ci inducono a questo cambiamento sono una scelta libera del C.d.F. in quanto presumiamo che tale titolo non abbracci l'intera realtà della fabbrica in quanto nella classe operaia organizzata nel sindacato ci sono lavoratori che sono « AMICI », altri « COMPAGNI », altri che non hanno nessun riferimento politico o che possono anche non essere nè l'uno nè l'altro. Il dato sul quale dobbiamo puntare è la Democrazia, la discussione, la partecipazione, e su queste cose tutti i lavoratori che hanno una coscienza operaia e una dignità di produttori della ricchezza del paese si riconoscono.
Nel sindacato ci deve essere posto e spazio per tutti. Non a caso noi siamo un sindacato di massa alla cui vita partecipano lavoratori iscritti e non iscritti e nel quale i delegati li scelgono i lavoratori non sulla base di una ideologia ma sulla base dell'impegno e la volontà di cambiare e migliorare la situazione economica, morale e intellettuale della classe operaia.
Gli ebrei, le associazioni dei deportati nei campi di concentramento, e tutto il popolo italiano hanno reagito con indignazione e sdegno alla fuga; la reazione positiva del nostro paese è il segno che lo spirito della resistenza non è morto. La decisione del governo seguita a questo fatto, dovuta ad una spinta della maggioranza del Parlamento, cioè lo spostamento di Lattanzio da un ministero all'altro, non può che essere definita penosa grottesca e ridicola.