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Avanguardia proletaria7

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Bollettino N. 7

Luglio 1949

AVARIE PROLETARI

Edito dal Comitato di Fabbrica del Partito Comunista Pahano Officine "E Bianchi., - Milano

Abbiamo imparato dal compagno Dimitror molte cose: la fedeltà ai nostri principi. la coerenza e precisione del pensiero, la tenacia nel resistere, lo slancio nell'avanzare, l'amore per il popolo, la devozione senza limiti alla causa della rivoluzione proletaria e socialista di coi l'Unione Sovietica è oggi conquista e baluardo incrollabile. Possano queste sue doti, possano la vita e l'azione sua illuminare, orientare, edu. care nuove schiere di combattenti. Mandiamo il nostro saluto all'eroe che ci abbandona. Inchiniamoci. Ouando egli nasceva, 67 anni or sono, eravamo alla aurora del nostro movimento. Oggi è pieno meriggio. Il sole che ci illumina è il sole Togliatti della nostra vittoria.

DOPO IL GRANDE SCIOPERO GENERALE

Avanti per il miglioramento del tenore di vita per la difesa delle libertà democratiche I cottimi I commissari comunisti, in una riunione plenaria della C. I., hanno esposto il loro punto di vista sull'aumento dei cottimi ai commissari delle altre correnti. Come ebbimo a dire,• e come illustrammo abbondantemente su queste pagine, questo problema ci sta oggi maggiormente a cuore, e siamo disposti a non risparmiare sacrifici per vederlo realizzato. Purtroppo i rappresentanti delle altre correnti non sono del nostro parere. I democristiani nicchiano e non prendono nessuna posizione. Il Belli, dopo un po' di attività iniziale, non si interessa più di nulla; sussurano che è manovrato da Colombo. Ci spiace; questo giovane lavoratore avrebbe potuto giovare, ma evic'mtemente gli ordini dei suoi superiori lo hanno indotto a non esporsi. I saragr.ttiani non vanno oltre l'appoggio verbale, ma risulta chiaro che non intendono battersi fino in fondo. Queste cose andavano dette perchè è giusto che i lavoratori sappiano come stanno le cose nella C. I., e conoscano la posizione delle varie correnti.

La pressione padronale La Direzione « concede » mezz'ora al giorno ai commissari per riunirsi (dalle 11,30 alle 12). Poco tempo, in verità; ma i commissari democristiani e saragattiani non si fanno vedere neanche in questa mezz'oretta. Sabotaggio? Crediamo di sì; e crediamo anche che ne approfittino, fermandosi in reparto a lavorare e caricando questa mezz'ora a economia, per aumentare la propria percentuale di cottimo. Così, se non sono disposti a battersi per l'aumento dei cottimi degli operai, pensano almeno a migliorare i propri. E' già qualche cosa. Intanto la pressione poliziesca della Direzione contro i nostri commissari, rei di volere difendere e migliorare le condizioni dei lavoratori, non molla un istante. Trattenute, multe e lettere di minaccia fioccano su di loro ogni qual volta si

lo sono profondamente convinto che la Rivoluzione proletaria è l'unica via d'uscita e di salvezza dalle crisi eco nomiche e dalla catastrofe della guerra e del capitalismo Giorgio Dimitrov

muovono per occuparsi di quanto è inerente al loro mandato. Non per questo, e non ostante che il Presidente sia in prigione, essi cessano di adempiere il loro dovere. Osserviamo che la Direzione sta esagerando sul serio. Forse i signori dirigenti credono di avere a che fare con dei domestici e non con dei rappresentanti della maestranza. I loro metodi, comunque, non otterranno quei risultati che essi si attendono. I comunisti sono vecchi combattenti che hanno conosciuto ben altre fruste. Noi siamo per il benessere dei lavoratori; se i dirigenti vogliono camminare su questa strada ci incontreranno certamente; gli altri metodi — oltrechè smascherare la loro posizione — non riusciranno a farci cambiare idea. Il microfono e il resto Dunque la Direzione ha fatto rimuovere il microfono dalla mensa. Era una caratteristica di democrazia il fatto di potere informare la maestranza, di tenerla a contatto con i suoi dirigenti sindacali, di lasciare anche che ognuno potesse esprimere il suo pensiero su qualsiasi argomento. Gli operai hanno avvertito in questa azione della Direzione una menomazione delle loro libertà di critica e di parola; hanno provato un senso di disagio e di ribellione che il menzognero pretesto addotto dalla Direzione nel suo comunicato non ha certo attenuato. Il motivo escogitato dalla Direzione è talmente puerile che non meriterebbe confutazione. Questo « estraneo » che è venuto a parlare ai lavoratori è un dirigente sindacalista; nessuno è meno .estraneo per noi che i nostri rappresentanti. Ma è appunto per impedire i contatti con i loro organismi che si è giunti a questo grave provvedimento! Non quindi una questione di carattere disciplinare, ma questione squisitamente politica. Tutto ciò si inquadra perfettamente nei disegni della Direzione, tendenti a schiacciare ogni forma di democrazia e di organizzazione nell'interno della fabbrica. Si vede ogni giorno di più che la pretesa « democrazia » dei nostri dirigenti d'azienda non era che una forma di opportunismo suggerito dalla situazione. Non ci eravamo illusi su questo. Stanno invece illudendosi loro. — adesso — credendo che sia giunto il momento di sbarazzarsi brutalmente di tutto ciò che può ostacolare il loro dominio assoluto e dispostico nella fabbrica. Ricordiamo loro — perchè ne hanno bisogno — che gli operai sono uomini e non macchine,

e come tali meritano rispetto e considerazione; che la vita associata dà diritto, nel luogo stesso dove questa vita si svolge, all'esistenza di associazioni per la difesa e l'incremento del lavoro comune; che il carattere « sociale » della produzione implica il carattere « sociale » dell'azienda; che, comunque, i loro calcoli sono sbagliati. La sbornia del 18 aprile fa compiere queste cose. Ma bisogna essere miopi e piccini come lo sono i nostri capitalisti per non accorgersi della debolezza della loro posizione e dell'effetto controproducente della loro pressione reazionaria sui lavoratori. Questi mezzucci non possono arrestare il cammino della classe operaia. In tutto il mondo le forze del lavoro stanno occupando il posto che loro spetta, ed anche in Italia -- consule De Gasperi — non sono disposte a fare diversamente. Signori, vi pare saggio andare controcorrente solo perchè ve lo dice Costa e vi incoraggia Scelba? Quando questi signori non vi saranno più, noi vi saremo ancora. Arrivederci, signori! if/ta ricatto La Direzione ha escogitato un ricatto di nuovo genere per piegare i lavoratori e per sabotare l'uso del diritto di sciopero. Quindi niente pasto agli scioperanti e trattenuta di L. 180 se il pasto viene consumato. Nel comunicato che da queste belle notizie la Direzione ci fa sapere che spende L. 4(10.000 al giorno per la mensa. Quale munificenza! La Direzione dimentica, o finge di dimenticare, che la somministrazione del pasto non è che un'integrazione salariale; e cioè un complemento in natura della paga; sono insomma soldi nostri che non vengono messi nella busta-paga ma corrisposti in alimenti. Un altro danno, quindi, che viene inflitto ai lavoratori con la complicità della situazione creata dal governo De Gasperi, Fino a quando? Ore straordinarie Alla « Bianchi » quelli che fanno ore straordinarie non sono una eccezione, sono una eccezione quelli che non le fanno. Che cosa significa questo? Che cosa vuole raggiungere la Direzione con questo metodo? Due cose principali: un maggiore sfruttamento dei lavoratori occupati ed evitare l'assunzione di disoccupati. Lo sfruttamento intensivo dei lavora-

a.


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