ANNO I - N. 7 - OTTOBRE 1977
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MENSILE DI INFORMAZIONE POLITICA E CULTURA
Due fabbriche Il piano di preavvìamento in lotta Un terreno più avanzato di lotta per le forze democratiche e per il movimento operaio. Credo di riconfermare oggi il giudizio espresso dalle Forze democratiche rispetto al piano di preavviamento al lavoro, cioè sostanzialmente un giudizio positivo perché va oltre la contingenza del problema e l'assistenza prevista dal primitivo progetto governativo e questo giudizio lo si dava per diversi motivi che schematizzo: Il contenimento nei confronti delle assunzioni pubbliche, l'incentivo per l'assunzione nelle industrie, i contratti di formazione che prevedono un anno di studio e lavoro contemporaneo per qualificare e riqualificare la capacità professionale dei giovani. Oggi alla luce delle iscrizioni (650.000 a liveilo Nazionale, 18.000 nella nostra prov.) alle liste speciali e alla applicazione concreta della legge ci si trova di fronte a numerosi ostacoli ed un rischio orrwe, cioè quello di travolgere i contenuti più positivo e di andare verso una logica assistenziale o tutta legata alla pubblica amministrazione. Insomma davanti ad una significativa conferma della fiducia dei giovani verso le istituzioni democratiche realizzatasi con il numero eccezionale di iscritti alle liste speciali abbiamo un irrigidimento delle forze imprenditoriali del nostro paese che vogliono stravolgere la legge eludendo la domanda di lavoro espressa dai giovani. Vi sono molti elementi di polemica con gli imprenditori nostrani, soprattutto lombardi ed in particolare Milanesi uno dei maggiori è la cadu-
ta di una propaganda di alcuni mesi tà realizzatasi soprattutto sul "Corriere della Sera" questa propaganda era tesa a dimostrare la disattenzione dei giovani nei confronti del lavoro produttivo citando cifre astronomiche di posti di lavoro inevasi nelle industrie a causa della poca voglia di lavorare dei giovani. Bene, oggi i giovani hanno smentito in modo inequivocabile (650.000) questa campagna e hanno contemporaneamente rivelato una speranza ed una attesa di massa che non deve essere né delusa né mistificata. Le cifre hanno precisato drammaticamente l'esclusione dei giovani dal mercato del lavoro e rappresentano una importante occasione sia per le istituzioni democratiche che per il movimento operaio nel suo complesso, occasione di incontro, di confronto e di lotta con le nuove generazioni per la conquista del lavoro, legando i giovani alle battaglie di trasformazione condotte dal movimento operaio. La conquista di un lavoro, ma non di un lavoro qualsiasi, ma che sia legato alla ripresa economica e produttiva del nostro paese realizzando quindi un risanamento delle imprese colpite dalla crisi economica internazionale e nazionale, riguardando la spesa pubblica e gli investimenti produttivi andando verso una programmazione democratica dell'ecohomia nazionale. Oggi entrando nella fase di applicazione di questa legge ci si trova di fronte a numerosi ostacoli di cui credo non ci si debba meravigliare so-
prattutto per quanto riguarda lo scoglio degli imprenditori. La loro è stata una risposta ridicola e grave se guardiamo che nella nostra provincia abbiamo 25 richieste per l'industria, a fronte di una domanda di 18.000 giovani. È qui che si misura la capacità delle forze democratiche e del sindacato di creare un vasto movimento di massa dei giovani legato al movimento operaio nella battaglia per il lavoro. Non è un obiettivo semplice dare la consapevolezza che soltanto la partecipazione e la lotta possono aprire concretamente la strada dello sviluppo delle basi produttive. L'impegno, da parte del sindacato, per organizzare i giovani disoccupati nelle sue strutture orizzontali (i CUZ) si stà realizzando concretamente ed anche nella nostra zona si stà andando su questa strada, credo comunque che non si debba delescltrlto ai singare q.:os:o dacato ma che si apra qui un terreno concreto di intervento di tutte le forze democratiche. Dobbiamo consapevolmente guardare ai nostri ritardi per superarli avendo sempre presente la drammatica situazione giovanile dovuta sia alla mancanza di sbocchi nel mondo del lavoro sia nella scuola che nella vita dei nostri quartieri, oggi la "Questione giovanile„ è un terreno di impegno per le istituzioni e per le forze democratiche perché lo sviluppo democratico del nostro paese è legato ai giovani ed è conseguentemente con i giovani che bisogna fare i conti per cambiare lo sviluppo.
Walter '.dolinaro
Due industrie presenti nella nostra zona stanno attraversando un periodo di profonda crisi, che riflette quella più generale delle aziende a Partecipazione Statale, al cui gruppo appartengono. Si tratta dell'Unidal e della Sit-Siemens, la prima con uno stabilimento in Via Silva (ex Alemagna) e la seconda con uno stabilimento in piazzale Lotto. i cui lavoratori sono da tempo in lotta per salvaguardare il loro diritto al lavoro, minacciato da un futuro oscuro ed incerto, e per difendere le conquiste del movimento operaio. Per i lavoratori dell'Unidal la liquida?ione dell'azienda, delibe':ata il 23 settembre scorso, pure se accompagnata da assicurazioni di continuazione dell'attività, pone serie e preoccupanti incognite circa il futuro assetto e la futura funzione dell'industria dolciaria di stato, specie dopo la preannunziata ristrutturazione, che potrebbe portare allo scorporo di attività produttive, magari tra le più redditizie, come già è avvenuto nel PeSSato, e relegare sempre più questo complesso ad una funzione su-
balterna ed assistenziale. I lavoratori della Sit-Siemens, in lotta per il loro contratto di lavoro, si trovano a fronteggiare una direzione aziendale che, dopo aver aver posto in Cassa integrazione Guadagni quasi la metà dei dipendenti, continua a mantenersi su posizioni di rigido rifiuto, non disdegnando di assumere atteggiamenti ricattatori e provocatori. Nella realtà in cui viviamo situazioni simili non sono esclusive di queste due aziende, ma si possono riscontrare, sia pure con leggere varianti, un po' dovunque. Pertanto la lotta dei lavoratori dell'Unidal e della SitSiemens assume il valore di una battaglia che ci deve vedere tutti uniti nella difesa delle conquiste già acquisite a prezzo di duri sacrifici e tesi a rafforzare sempre più la democrazia ed ad affermare il diritto al lavoro. Per questo tutti i cittadini, tutte le organizzazioni politiche e democratiche, ed in primo luogo il Consiglio di Zona 19, e la Sua commissione lavoro debbono mobilitarsi a sostegno dei lavoratori di queste due fabbriche in lotta.
Sono 724 i giovani disoccupati della zona (servizio alle pagg. 6,47) Assemblea presso 11. convitto edile Il 28 settembre' alle t., e del pomeriggi siamo aric8..ati al convitto edile dove ti teneva un'assemblea dei, disoccupati di zona. PP.i.t;hè nella nostra zona i gioTani in cerca di lavoro, iscritti alle liste speciali, sono 724 ci immaginavamo di trovare una sala piena di giovani e di assistere a un acceso dibattito. Invece i giovani presenti saranno stati una settantina e non si può neppure dire che siano stati particolarmente attivi all'assemblea. Cosa però questa scusabilissima se si pensa alla difficoltà e alla complessità dell'argomento. Tuttavia è risultato molto interessante il discorso tenuto dai rappresentanti del sindacato, che avevano organizzato questo incontro. Essi hanno tenuto a precisare che non è l'organizzazione sindacale che dà il posto
di lavoro. Il sindacato infatti cerca in questi mesi di organizzare i giovani affinchè si battano assieme ai lavoratori per il diritto al lavoro. Alcuni forse possono erroneamente credere che gli interessi dei lavoratori non siano comuni con quelli dei giovani disoccupati perchè questi ultimi vengono visti come quelli che portano via il lavoro a chi lo ha già. Per sfatare questa credenza basterà ricordare che in Italia, ogni anno, 160.000 lavoratori che vanno in pensione non vengono rimpiazzati: anzichè assumere nuovi dipendenti, infatti, i padroni preferiscono fare lavorare di più quelli rimasti. Spesso si sente dire in giro, da chi ha già da tempo un'occupazione, che il lavoro c'è: basta cercarlo ed aver voglia di svolgerlo. Ma di che tipo di lavoro si
tratta? Lavoro nero senza dubbio, quello che in ogni periodo soprattutto di crisi, viene fatto pesare sulle spalle delle donne e dei giovani. Tutti sanno cosa significa lavoro nero: non avere alcun potere contrattuale ed essere perciò alla mercè del padrone che può mandar via da un giorno all'altro. Nell'assemblea è stato perciò precisato che non sono disoccupati solo i 650.000 mila giovni iscritti alle liste, ma molti altri che non si conoscono e che svolgono lavoro nero. Attraverso le liste speciali si è visto che la maggior parte dei disoccupati sono donne. Come al solito queste fanno più degli altri le spese della crisi. Le donne infatti vanno a lavorare molto presto a 16-17 anni vengono assunte facilmente come apprendiste, stenodattilografe ecc... (segue in seconda)
Sommario pag. 3 Un quartiere al mese: San Siro pag. 4 Via Omodeo, 20: la parrocchia S. Ilario pag. 5 Monte Stella: giardino pubblico pag. 8 Le attività del gruppo Sirio pag. 9 Scuola: vigilia di elezioni