AVANGUAflDI
ETARIA
Maggio 1949 - Edito dal Comitato di Fabbrica del Partito Comunista Italiano Officine "E Bianchi , Milano - Boliettino N. 6
APPELLO A TUTTI I LAVORATORI
Pei l'aumento dei cottimi, pei la difeba della CommiAbione inteina, aranti, nella lotta! La vittoria riportata nelle votazioni del 24 maggio dalla nostra « Corrente di Unità Sindacale » (75 %) è una chiara indicazione della volontà dei lavoratori di appoggiare fino in fondo la mozione di questa corrente. Non si può più ritardare l'aumento dei cottimi. E' una esigenza fondamentale, profondamente sentita e voluta dai lavoratori. Il disagio ,causato dalle attuali basse retribuzioni deve essere eliminato con l'applicazione di una media cottimi sensibilmente superiore all'attuale. Le ragioni di questa richiesta di aumento sono state chiaramente specificate nel volantino che la nostra Corrente sindacale ha diffuso nella fabbrica prima delle elezioni. Queste ragioni sono: 1) effettivo rendimento della maestranza 2), maggiori percentuali già in vigore nelle aziende similari, 3) aumentato costo della vita in tutti i settori: trasporti, gas, affitti, abbigliamento, combustibili, generi alimentari, 4) maggiori possibilità della Ditta che ha terminato la ricostruzione della fabbrica e che produce a pieno ritmo. Lavoratori, con la nostra azione decisa e concorde abbiamo, nello scorso ottobre, vinto la battaglia contro i licenziamenti; con lo stesso spirito, con la stessa volontà dobbiamo vincere anche questa battaglia. Coscienti del nostro buon diritto
Dull311i3 per la Pace Nella nostra fabbrica si sono iniziate le raccolte di firme per la petizione della pace. Gli operai hanno aderito, e centinaia di nomi si sono aggiunti alle migliaia e ai milioni di altri nomi di italiani che non vogliono che gli orrori di una nuova guerra abbiano da abbattersi sul nostro Paese. Nessuno si è accorto che detta raccolta di firme abbia dato luogo a.... perturbamenti dell'ordine pubblico come pretende la faccia di bronzo del ministro Scelba, che se ne preoccupa tanto al punto da non accorgersi delle « perturbazioni » del bandito Giuliano che ammazza quotidianamente cittadini ed agenti, e delle « perturbazioni » di Molinella e di Mediglia dove i contadini cadono sotto il piombo dei suoi uomini e degli agrari. Il fatto è che circolari ministeriali e repressioni di ogni genere non possono fermare la volontà di pace del popolo italiano che ha imparato a lottare e a organizzarsi per raggiungere i suoi obiettivi pacifici. Chiudiamo questa nota facendo nostro il monito del compagno Umberto Terracini: «Al governo che si è schierato nel fronte degli imperialisti, al governo che ha sottoscritto il patto Atlantico noi diciamo:
dobbiamo sapere imporci gli inevitabili sacrifici che la lotta comporta, ma se sapremo rimanere uniti, combattivi e disciplinati ai nostri organismi sindacali, la vittoria non potrà mancarci. Non è con le protrazioni dell'orario normale, non sono le «ore straordinarie » che possono risolvere la questione. I nostri padri lottarono e soffrirono per la conquista delle otto ore, un esercito di disoccupati langue nella fame. Per il rispetto al loro sacrificio e alla loro indigenza, per il loro riassorbimento al la-
voro, per la nostra stessa dignità di lavoratori, dobbiamo pretendere un salario che — nei limiti della nostra ordinaria prestazione — basti a noi e alle nostre famiglie. La nostra parola d'ordine dev'essere: Appoggio e consolidamento della C. I., rivalutazione dei cottimi e disprezzo alle mene scissioniste dei servi della borghesia. Il Partito Comunista sarà, come sempre, alla testa della lotta sacrosanta che i lavoratori si accingono ad affrontare.
Rispettare la Commissione Interna L'atteggiamento intransigente e provocatorio della Direzione — a lungo andare — ha esasperato gli animi degli operai. Dopo la denuncia fatta al microfono dal democristiano Belli sul trattamento riservato ai commissari che sorvegliano la mensa, gli operai sono scesi in sciopero nel pomeriggio dello stesso giorno, e Io hanno proseguito per tutta la giornata successiva. I lavoratori hanno capito benissimo che ogni attacco, ogni tentativo di indebolimento del loro massimo organismo nascondeva un grave pericolo per le loro libertà e per i loro interessi, nonchè un affronto alla loro dignità di uomini liberi e democratici. Lo sciopero aveva, quindi, il carattere di una protesta contro i soprusi della Direzione che si è accorta solo adesso dell'accordo 7 agosto soltanto per darne la interpretazione più restrittiva che può. La Direzione deve definire con la C. I. la questione delle sue attribuzioni in modo chiaro e in misura tale da non compromettere la sua efficienza. Perchè, più che da un amore sviscerato per i regolamenti, crediamo che l'ostruzionismo della Direzione sia in diretta relazione con l'attività della C. I. che non intende mollare sulle scottanti questioni dei cottimi e dei salari. I lavoratori non devono considerare separate le due questioni: rispetto delle attribuzioni sindacali dei commissari e rivalutazioni sono strettamente connesse: non si possono risolvere queste ultime, misiema — Stia attento! Perchè se il 'mare della volontà popolare sul quale la nostra peL tizione naviga sospinta dal vento di milioni e milioni di firme dovesse agitarsi e su di esso scatenarsi — per volontà di quelle forze che vogliono impedire che la nostra iniziativa giunga alla sua naturale conclusione — la tempesta. l'unico vascello che andrebbe a fondo sarebbe quello sul quale è imbarcato un governo che crede di rappresentare, ancora il popolo italiano ».
non si può risolvere nulla se la C; I. viene indebolita, esautorata, se deve essere imbrigliata dal padrone e sabotata in tutti i modi, se i suoi membri vengono braccati e multati ad ogni passo che fanno, se si cerca in tutti i modi di paralizzarne l'azione e di frenarne l'attività; attività che è molteplice e che non può essere costretta in ristretti limiti di orario, attività che è legata alle esigenze e alle divergenze che sorgono nei reparti, e che la C. I. è chiamata a soddisfare e a comporre via via che si presentano. Queste cose i lavoratori le sanno, queste cose la Direzione le conosce; solamente la deliberata volontà di imporre il suo dominio incontrastato può fargliele dimenticare. Penseranno i lavoratori — coscienti dei loro diritti e gelosi della loro organizzazione — a fargliele ricor-: dare.
Per scatenare la guerra mondiale occorre una preordinata volontà, e cioè la fallace convinzione di potere I '
con le violenza „
rendere inefficaci le leggi tendenziali dell'evoluzione sociale.