Skip to main content

Il Compagno4

Page 1

Istruitevi che avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Organizzatevi che avremo bisogno di tutta la nostra organizzazione. Agitatevi che avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.

il compagno

NAPOLI,

A Napoli decine di migliaia di lavoratori hanno dato vita da una combattiva manifestazione indetta dal Sindacato per dare una svolta decisiva alle piattaforme dei grandi gruppi.

L'Autobianchi, grazie alla sottoscrizione fatta all'interno della fabbrica, ha par. tecipato al corteo che ha visto l'unità dei lavoratori del Sud con quelli del Nord.

Molti erano gli striscioni dei vari C.d.F. che sfilavano per le vie di Napoli dirigendosi verso la piazza dove avrebbe avuto luogo il comizio.

Il nostro striscione era seguito con grande entusiasmo dai compagni e lavoratori dell'AUTOBIANCHI che hanno voluto dare una concreta prova di unita con le lotte degli operai del Sud.

Seguiva la nostra delegazione lo striscione dei compagni di Pomigliano D'Arco, i compagni della FIAT Termini Ime rese. Davanti a noi il C.d.F. di Piaggio di Finale Ligure, della Weber di Bologna, della Montefibre di Casoria (NA) i cui operai sono in Cassa integrazione, gli operai della FIAT di Rivalta e della Lan-

cia di Torino ed infine gli operai dell'Alfa Sud.

Questi i nomi delle delegazioni che siamo riusciti ad individuare e con cui abbiamo potuto parlare, ma molte erano ancora le rappresentanze che insieme ai cittadini di Napoli hanno gridato: Nord Sud uniti nella lotta.

Lo sciopero di 8 ore dei lavoratori dei grandi gruppi è una risposta alla intransigenza e alla politica dei padroni che continuano a sostenere posizioni di rifiuto alle giuste rivendicazioni operaie.

Gli investimenti, una nuova organizzazione del lavoro, la lotta al clientelismo, la dura battaglia contro la strategia della paura di chi vuole realizzare uno stato reazionario, sono gli obbiettivi che i lavoratori anche a Napoli hanno ribadito.

La manifestazione a Napoli non è stata scelta a caso, ma per rilanciare l'unità tra Nord e Sud e l'unità del movimento operaio che, nonostante le incertezze, dimostra ancora una volta la sua combattività, la sua forza e la sua volontà per sconfiggere padronato e Governo i quali non altro vogliono che il ritorno a vecchi ormai putrefatti indirizzi politici.

SOMMARIO

ANDAMENTO DELLA

VERTENZA FIAT:

CLAUDIO SABATTINI

ORDINE PUBBLICO: INTERVISTE

NOTIZIE DALLA FABBRICA E CORSIVI

.* LOTTE SINDACALI

n. 2 -
1977
giugno
A CURA DEL CONSIGLIO DI FABBRICA AUTOBIANCHI 3 Giugno '77

Data la complessità della vertenza FIAT abbiamo pensato di pubblicare un articolo di Claudio Sabattini in cui si fa il punto della situazione.

imLa .decisione unilaterale della Fiat di coprire il rallentamento produttivo di Pasqua con la 4' settimana di ferie (decisione addolcita, non rendendo esplicite le forme di copertura nel comunicato dell'azienda) non va interpretata come fatto a se stante, limitato.

La decisione unilaterale, la Fiat, l'ha presa dopoché, per un mese, al tavolo della trattativa la delegazione sindacale si era sforzata di arrivare ad una soluzione di compromesso che salvaguardasse però la definizione del calendario annuo 1977. La definizione di un nuovo sistema di fruizione delle ferie a partire dal 1978 concentrato sullo scaglionamento delle ferie stesse in una logica di 4 settimane consecutive e contrattazione dell'uso delle festività previste dall'accordo sindacato-conf industria.

La Fiat ha rotto la trattativa che poi è ripresa il 13 maggio, sulla base di un orientamento preciso, del resto esplicitato.

L'orario di lavoro e il suo uso discrezionale sono una delle condizioni di ripristino dell'autorità padronale in fabbrica e del tutto funzionale a quel recupero di « produttività » intensiva al nord necessaria per difendere, così com'è la struttura industriale-produttiva Fiat come struttura aligopolistica e multinazionale.

In tutto ciò vi è uno dei significati più precisi della sua attitudine antimeridionale; vi è in tutto ciò indicato, come elemento fondamentale;. che' la ripresa produttiva per. la Fiat si basa sul ripristino del dispotismo in fabbrica, a partire ovviamente dall'orario, ma per proseguire sull'insieme delle condizioni di lavoro.

In questo senso il ripristino del dispotismo, con la riduzione della contrattazione di fabbrica a concertazione subalterna per il sindacato delle condizioni di ordine e produttività capitalistica, serve alla Fiat a chiarire unilateralmente la sua interpretazione sull'accordo sindacato-confindustria e sindacato-governo sul costo del lavoro. Diviene chiaro allora come questa linea neghi e contraddica alla radice l'impostazione da noi data alla vertenza. Per la Fiat come per noi il nodo di fondo è il « progetto » sul quale indirizzare gli interventi economiciproduttivi-finanziari sul meccanismo di sviluppo nella sua attuale crisi dirompente.

Per noi qualificazione degli investimenti, riconversione secondo priorità sociali e produttive, localizzazioni nel Mezzogiorno sono le componenti di una battaglia per l'occupazione non generica ma tendente a modificare radicalmente il meccanismo di sviluppo. Per la

Fiat interventi intensivi negli stabilimenti del nord, uso discrezionale della forza lavoro, repressione di fabbrica (si pensi ai tre licenziamenti per rappresaglia a Camerí) sono le componenti sostanziali di un progetto politicosociale basato sulla restrizione della base produttiva, sull'aumento della disoccupazione, della disgregazione sociale come condizione politica di una linea neocorporativa tutta funzionale all'autorità e alle esigenze della grande impresa.

CONTROLLO OPERAIO SUGLI INVESTIMENTI

E' solo attraverso questa interpretazione che si possono valutare le risposte della Fiat a partire dalla politica degli investimenti dato che le stesse dichiarazioni sullo stabilimento di Grottaminarda assumono significato preciso solo se le si intende come spostamento di lavorazioni dal nord (Cameri, Torino) al sud.

L'accordo iniziale sullo stabilimento di :Grottaminarda conquistato nella vertenza '74 parlava infatti di stabilimento aggiuntivo e di dimensioni notevolmente maggiori, il doppio di quello attuale, che nelle previsioni Fiat dovrebbe essere alla fine del 1978 a 1000 dipendenti.

In questo ambito si sono inserite iniziative di sciacallaggio di un sottosegretario democristiano che ha rilanciato, a suo uso e consumo, uno stabilimento Fiat per il veicolo commerciale nel Mezzogiorno dichiarando addirittura che se tale stabilimento non si dovesse fare la responsabilità è dei sindacati « nordisti ».

A parte le considerazioni politiche scontate che si possono fare su questo sottosegretario, la Fiat ha puntualmente dichiarato che la sua disponibilità_ data al governo per la costruzione di tale stabilimento rimane come ipotesi da' discutersi dopo il 1980 e quindi non come prospettiva attuale.

ATTEGGIAMENTO ANTIMERIDIONALISTICO DELLA FIAT

In sintesi le risposte generali date dalla Fiat al tavolo delle trattative a cominciare dai 1074 miliardi di investimenti nel 1977 di cui 1'80 per cento in Italia, hanno dato significato esplicito all'obiettivo di investimenti soprattutto intensivi, di ammodernamento al nord per rafforzare, accanto agli obiettivi di

repressione in fabbrica sulle condizioni di lavoro, la competitività della struttura Fiat sul mercato europeo e mondiale. Emarginando così nella strategia Fiat, il sud, da recuperarsi poi quando sarà ripristinato il meccanismo di produttività e redditività d'impresa. Infatti sugli altri capitoli generali (e cioè organizzazione del lavoro, ambiente, inquadramento unico) le risposte Fiat, anche quando non si sono presentate come contro-piattaforma, sono pianificate verso il modello organizzativo che abbiamo descritto e cioè tendente a misurare ogni eventuale modificazione o correzione o innovazione alle rigide esigenze del costo e della immediata produttività, e quindi o eluse o rimandate.

Soprattutto l'azienda torinese ha dichiarato che questi problemi non sono realmente contrattabili, dato che sono immediatamente subordinati ai criteri oggettivi che ho appena esposto e quindi vanno affrontati, se vanno affrontati, secondo uno svolgimento unilaterale e tassativo rispetto le esigenze padronali. A coronamento di tutto ciò non a caso la Fiat ripropone una linea salariale che, al di là delle quantità, vuo-

( da Rassegna Sindacale )

le ritornare all'equazione salario-produttività aziendale.

Ciò vuol dire il rilancio dei cottimi, dei premi presenza, delle forme salariali incentivanti dentro una linea che guarda ancora alla « paga di posto » come obiettivo seriamente ripercorribile e modello insuperato di determinazione del salario.

Significativo infine, in questo « clima » sul costo del lavoro, l'erogazione unilaterale e vastissima di aumenti di merito dati un po' dovunque e tendenti a premiare « fedeltà » ed « efficienza » come valori alternativi alle linee egualitarie che in questi anni sono pure avanzate prodigiosamente.

Gli obiettivi del grande padronato sono al dunque chiari: stravolgere la linea sindacale sostituendovi i valori « oggettivi » derivanti dall'esigenza dell'impresa capitalistica.

Ciò non vuol dire solo liquidare la logica della contrattazione articolata, come l'abbiamo conquistata in questi anni, bensì, come si è detto, sostituirla con la « concertazione » subalterna nell'impresa tutta fondata sugli obiettivi padronali dello « sviluppo » o del « contenimento » come condizione necessaria per la cogestione. Obiettivo effettivo del grande capitale come sublime conciliatore di diversi e non più opposti interessi.

VERTENZA DEI GRANDI GRUPPI: L'ASSE PORTANTE DELLA STRATEGIA DEL SINDACATO

La riunione dei grandi gruppi svoltasi a Roma il 14 aprile e le sue opportune e utili conclusioni fanno intravedere ormai chiaramente una gestione della vertenza dei grandi gruppi unitaria, su una linea di reale confronto-scontro col grande padronato fondata su obiettivi essenziali che stanno proprio alla base della vertenza e non a caso rappresentano l'asse portante di tutta la strategia confederale.

La strategia di tutto il movimento sindacale su investimenti-occupazionemezzogiorno non è quindi semplicemente un correttivo, bensì pone l'esigenza e individua la possibilità di una modificazione radicale del meccanismo di sviluppo attuale e del sistema sociale e politico al potere che lo sostiene. E' in questa ottica che si è sviluppati la grande combattività dei lavoratori Fiat; è solo su questa ottica che la vertenza può procedere fino ad una conclusione positiva.

IL POLIZIOTTO: un lavoratore cosciente non uno strumento

Qualche anno fa, in occasione delle prime ventate reazionarie dopo i tragici fatti di Piazza Fontana, dí Brescia, dell'Italicus e di tutti gli altri episodi che abbiamo denunciato come "le stragi di Stato", abbiamo sempre cercato di dimostrare che la verità conduce alla famigerata pista nera, ai legami e alle connivenze tra questa e gli apparati repressivi dello Stato e gli alti organi del po fere esecutivo. Dicevamo queste cos mentre Valpreda veniva trasformato in "Mostro" e quando Pinelli veniva assassinato; ci domandavamo sempre: "a chi giova, a chi serve, tutto questo?...". Oggi a tanti anni di distanza, la risposta a questa domanda è ancora profondamente radicata nelle convinzioni delle masse popolari e dei lavoratori: le stragi, gli attentati, le provocazioni, il caos, servono ai padroni dell'industria e dell'economia e ai loro rappresentanti politici, per difendere e mantenere il loro potere.

Così è venuta Peteano, così è venuto l'assassinio di Ciotta, così è morto Passamonti e lo stesso agente Custra a Milano poche settimane fa. Uccidere carabinieri e poliziotti per fermare processi di presa di coscienza democratica in atto, per incrementare l'odio neí confronti degli studenti, dei disoccupati, degli operai che lottano per la democrazia. Questa è la verità che si vuole tacere, soprattutto ai poliziotti.

Qual'è lo scopo di tutto ciò? trovare l'alibi per impedire la costituzione del sindacato di pubblica sicurezza, bloccare la riforma delle carceri, introdurre nel nostro paese leggi più repressive, che restringano le libertà democratiche; il fermo di polizia, la chiusura dei cosiddetti "covi" (quali, signor ministro, quelli neri o le sedi dei partiti di sinistra?...), criminalizzare tutti quei movimenti anticapitalistici come quello studentesco, quello giovanile, quello femminista, fino alle lotte della classe operaia.

Sequestri, rapine, contrabbando di armi in grande stile, finanziamenti che passano attraverso le vie più incredibiii, come quelle della Lockheed... chi c'è dietro?

Gli studenti che lottano per una scuola nuova o certi apparati dello Stato? Servizi segreti che provvedono a far espatriare noti nazisti, colonnelli e capitani dei C.C. che organizzano stragi, magistrati che li difendono, ministri che si dimenticano di incriminarli... E' il caso di continuare? Sì, perchè lavoratori non si stancheranno mai di gridarle, queste verità!

ILAVORATORISONOLAGUARDIADELCORTODELLADEMOCRAZIA

1969: LA POLIZIA CA RICA I LAVORATORI

Abbiano intervistato

Milano. I delegati olla Lombardia votano durante l'assemblea per la costituzione del sindacato di Ps

3 domande a dei lavoratori dell'Autobianchi sull' ordine pubblico

Assistiamo ultimamente ad un accrescersi pauroso della criminalità comune ed eversiva, Perchè succedono queste cose?

Quale funzione deve avere !a polizia oggi e quale il suo rapporto con la gente?

Cosa pensi del Sindacato di Polizia e come dovrebbe essere?

Premesso che, salvo rari casi, la violenza comune non si distacca da quella politica, penso che l'incremento della criminalità e del disordine non sia un fenomeno fine a se stesso, ma sia voluto e incrementato da chi ha interesse a far rimpiangere quel certo tipo di ordine che l'Italia ha già provato e che forse ha dimenticato troppo presto.

Purtroppo mi sembra che queste manovre stiano dando risultati voluti perché abbastanza spesso mi è capitato di sentir parlare di quando non si facevano scioperi nè manifestazioni e di quando si usavano più spesso i manganelli come di un periodo sereno.

Innanzi tutto è chiaro che non può esistere un vero rapporto tra la polizia e la gente in quanto al poliziotto non è permesso partecipare nè alla vita politica nè a quella sociale del paese; d'altra parte credo che anche all'interno delle forze dell'ordine esistano problemi che la gente non conosce.

Il Sindacato di Polizia (che deve essere organizzato dai poliziotti stessi) dovrebbe accorciare questa distanza e, in collaborazione con i sindacati delle altre categorie di lavoratori, contribuire al miglioramento del-

la vita sociale attraverso la prevenzione della criminalità.

La situazione che oggi ci porta ad assistere ad un aumento della criminalità, e più in generale, ad un malcontento sociale, penso sia dovuto allo sfogo, ormai giunto a punti estremi e strumentalizzato da chi vuole aprire la strada alla reazione, di strati sociali che per anni hanno vissuto solo di promesse.

Oggi le masse sfruttate lottano per una più consapevole unità, per il loro sacrosanti diritti, contro le discriminazioni e i disonesti intrighi, per un lavoro onesto e che soddisfi le più elementari esigenze. Le classi più sfruttate, oggi spinte al limite della disperazione giungono ad atti disperati e criminali per la sopravvivenza. Troppi sono gli scandali di persone che dal popolo hanno avuto fiducia, ma una fiducia mal riposta che purtroppo non ha tardato a dare i suoi frutti.

Penso che il Sindacato di Polizia debba essere il raggiungimento massimo dell'unità, un Sindacato di lavoratori con í lavoratori, per un avvenire sicuro ed una pace giusta.

I rapporti tra la polizia e lavoratori dovrebbero essere in armonia fra loro e che creino un rapporto di unità, di lavoro e di difesa reciproca. La polizia non deve essere separata dalla classe lavoratrice polche vedo in essi lavoratori fra lavoratori.

Un operaio della manutenzione

D. Cosa è mutato rispetto al passato negli ambienti e nei lavoratori della Pubblica Sicurezza?

R. Dopo le gri'ndi lotte operaie del 1969, nell'ambito della P.S. nacque e si sviluppò un processo di maturazione, che partiva da due prese di coscienza: la constatazione della condizione di emarginati, come cittadini, in cui eravamo stati per tanto tempo costretti, e l'acquisita consapevolezza di essere lavoratori come tutti gli altri.

Attraverso un dibattito continuo negli uffici e nelle caserme, si cominciò a configurare una richiesta globale di rifori ,,ì della polizia, riforma che aveva come presupposto necessario il riconoscimento ai lavoratori di polizia delle libertà sindacali.

Il movimento, pur tra repressioni di tutti i tipi, è riuscito oggi a portare i grandi temi della riforma all'attenzione del parlamento.

D. Come vedete il vostro ruolo all'interno della società e per la difesa delle libertà e delle istituzioni democratiche?

R. La richiesta globale di riforma che il movimento ha sviluppato, non configura una richiesta corporativa di riforma

della polizia per i poliziotti. Noi chiediamo, innanzitutto, di poterci inserire nel tessuto sociale in cui viviamo e operiamo, al pari di tutti gli altri cittadini. Riteniamo poi che compito essenziale della polizia in un paese democratico, sia garantire a tutti il godimento delle libertà costituzionali, tutelare le istituzioni democratiche, ed assicurare alla collettività quel minimo di sicurezza cui non è possibile rinunciare.

Chiediamo pertanto una riforma di struttura e di organizzazione, ma chiediamo anche un nuovo modo di far polizia, realmente al servizio del popolo.

Intesa in questo senso, la nostra richiesta diventa una riforma per il paese, ed assume la stessa importanza dei problemi del mezzogiorno, della scuola, della disoccupazione giovanile, della riconversione.

D. Quali sono le difficoltà che incontrate per la costituzione del Sindacato di Polizia aderente alla Federazione Unitaria CGIL-CISL-UIL, e quali momenti ritenete importanti con gli altri lavoratori per realizzare questo obiettivo?

R. La richiesta di un sindacato di Lavoratori di polizia aderente alla •Federazione

Unitaria, è stato un elemento connaturato alla nascita e alla crescita del Movimento. E non è una scelta dí comodo o di opportunità politica. E' una scelta di fondo, una scelta ideale che colloca i lavoratori di Polizia nel mondo del lavoro, un presupposto necessario per un nuovo modo di far polizia.

Gli ostacoli alla realizzazione di questa scelta, fatta in tutta Italia dall'83% dei poliziotti, non sono mancati e non mancano tuttora.

Sono ostacoli politici, interpretazioni distorte della realtà, accuse di faziosità al Movimento dei lavoratori. Noi riteniamo che tali ostacoli tendono a mantenere e a far crescere nuovi steccati tra lavoratori di polizia ed il Movimento dei Lavoratori. Lo scopo è, ovviamente, di evitare che la nostra tesi di fondo, una polizia efficiente e realmente al servizio della collettività, possa concretizzarsi, La nostra lotta non è solo nostra, è e deve essere sempre più la lotta di tutti lavoratori.

E' importante, allora, in questo momento, incontrarsi e conoscersi, discutere assieme dei problemi comuni, per tutti i lavoratori è per il Paese la Polizia di uno stato democratico.

Solo la mobilitazione dei lavoratori determina svolte democratiche

un lavoratore della polizia membro del Comitato promotore provinciale del sindacato di polizia aderente alla CGIL-CISL-UIL

" Chiappalo chiappalo "

Era quasi mezzogiorno di venerdì 20 maggio, sui cancelli per il blocco delle merci alcuni lavoratori, ormai stanchi, non prestavano più grande attenzione.

C'era chi mangiava un panino con un bicchiere di rosso, chi chiaccherava e chi leggeva il giornale. Improvvisamente, a velocità sostenuta, sfreccia nientemeno che il nostro direttore, ingegner Stillacci, con a fianco al sua segretaria.

L'ingegner Stillacci è comunemente noto con il titolo onorifico di "Chiappalo, Chiappalo"; la storia di questo nome è dovuta al fatto che il suddetto ingegnere è uso esprimersi in questo modo: "Mò chiappo un sorvegliante lo metto là, poi ne chiappo un altro e lo metto lì e così chiappando".

Così a furia di chiappare questo e quello è rimasto "chiappalo" lui. Spiegato il nascere dí questo titolo che gli fa senz'altro onore non ci meraviglia che venerdì 20 maggio "chiappalo" abbia chiappato la segretaria e sia sia precipitato oltre il cancello. Noi cogliamo comunque da questo fatto la profondità dell'insegnamento di democrazia che ci - viene dal mostro "direttore". Ma dite dove lo trovate un direttore che personalmente si preoccupa di chiappare la sua segretaria e portarla in fabbrica. Riflettiamo attentamente compagni e conseguentemente se qualcuno perde il tram, il treno, o gli si buca la bicicletta niente paura, faccia un fischio al direttore che immediatamente si precipita con la macchina travolgendo ogni ostacolo (anche imposte di legno pesante) arriva, lo chiappa e lo sbatte a lavorare.

partiti politici chiedono l'agibilità politica all'interno della fabbrica

I partiti politici presenti all'Autobianchi hanno inviato una lettera alla direzione in cui chiedono un incontro per discutere sull'agibilità politica all'interno della fabbrica.

L'iniziativa non può che essere sostenuta dal Sindacato, poichè oggi appare sempre più evidente che per risolvere i problemi dei lavoratori non basta più la lotta in fabbrica ma occorre collegare i problemi della fabbrica con quelli più generali della società. Questo collegamento diventa ancora più importante in un momento come quello che attraversiamo di crisi economica e morale.

I lavoratori soltanto possono avere la volontà e la possibilità di assumere la direzione politica del paese e portarlo fuori della crisi creando una società migliore. Per questo occorre che ogni lavoratore abbia la possibilità di discutere, di essere informato, di studiare sulle questioni politiche anche in fabbrica poichè la sera non tutti hanno la possibilità di interessarsi dei problemi politici e sociali. Questioni che non sono astratte ma ci toccano da vicino e sono quelle del posto di lavoro, dell'aumento dei prezzi, dell'affitto, della scuola, degli asili, dei trasporti, della ristrutturazione dell'economia.

Controllo sui gruppi culturali

A seguito dei primi contatti avuti con la Direzione sul problema dei gruppi culturali e ricreativi si è costituita una commissione composta da rappresentanti del Consiglio di Fabbrica e della Direzione con l'incarico di redigere un regolamento valido per tutti i gruppi. Fin dal primo incontro si è però registrata un'evidente contrapposizione sui modi e contenuti per'affrontare il problema.

I rappresentanti della Direzione pur accettando qualche modifica, tendono sostanzialmente a voler mantenere le cose come stanno. Il Consiglio di Fabbrica rivendica invece che i 18 milioni stanziati per le attività culturali e ricreative siano patrimonio di TUTTI i lavoratori debbano essere spesi per accrescere il livello culturale eenerale; rivendica inoltre un severo contrti'u su COME i soldi vengono soesi chiede quindi la costituzione di un comitato di gestione dei gruppi, composto in modo uguale da rappresentanti della Direzione, dei C.d.F. dei Gruppi.

Una modifica che pare accettata unanimemente riguarda l'elezione dei delegati dei vari Gruppi.

A partire dal prossimo anno all'atto dell'iscrizione al Gruppo, il lavoratore potrà eleggere il delegato su una parte del foglio stesso d'iscrizione. Gli incontri comunque riprenderanno la prossima settimana.

DAL " CORRIERE DELLA SERA „

ll Pretore ordina lo smantellamento dell' aeroporto " abusivo " di Alzate

— Con una sentenza del pretore di Cantù, si è conclusa dopo nove anni l'assurda vicenda dell'aeroporto -Simone d'Orsenigo- sorto abusivamente nel 1968 a Verzago, in territorio del comune Alzate Brianza, nonostante un vincolo paesistico posto con decreto del 1967 in una zona che il legislatore definiva di notevole interesse pubblico -perché caratterizzata in alcuni punti da aeree boschive quasi selvagge, in altri dalla tipica vegetazione del luogo, nonché dai rustici caratteristici cascinali sparsi,,. Questo Eden, sempre secondo il legislatore di allora, -offre un insieme di quadri naturali d'incomparabile bellezza, concorrendo a formare il tradizionale complesso panoramico della Brianza nordoccidentale-.

Ma, era appena apparso il decreto sulla Gazzetta Ufficiale e quasi aspettassero questa -grida” per il piacere di ignorarlagiunse sul posto una lunga fila di ruspe e distrusse 10 000 metri quadrati di bosco per costruire una pista d'atterraggio lunga 700 metri e larga 20 Nasceva un aeroporto abusivo, in una zona oltretutto non adatta agli atterraggi e ai decolli, anzi pericolosa per tali manovre. Eppure, mettendo di fronte al fatto compiuto perfino le autorità aeronautiche, dai primi mesi del 1969 cominciò il traffico aereo per voli a vela o da diporto.

Chi doveva opporsi non si oppose, a tutti i livelli, anzi - mentre gli abitanti della zona protestavano adendo le vie legali - questi «Lindberg» in sedicesimo della Brianza vennero gratificati di sanatorie perché il fatto compiuto, la violazione, divenissero legali.

Ora però, come dicevamo, a distanza di nove anni, i «Lindberg» della Brianza sono stati fatti atterrare d'autorità. Il pretore di

Cantù, Paolo Micara, ha dato ragione con sentenza di pochi giorni fa ai nemici dell'aeroporto abusivo (assistiti dall'avvocato Mario Bassani di Milano) e ha condannato i responsabili (nella persona di Riccardo Brigliadori, noto pilota) per le irregolarità commesse, censurando anche il comportamento della Soprintendenza ai monumenti e del sindaco allora in carica ad Alzate Brianza. Non si vola più. L'imputato pagherà i danni. L'hangar sarà smantellato, così pure la pista. Resta il vuoto dei 10.000 metri quadrati di bosco distrutti vandalicamente e occorrerà molto tempo perché la zona torni a essere quale la vedeva il legislatore prima che vi .a.lassero gli invasori, ossia un pezzetto di Eden della Brianza nordoccidentale.

LE VIE DEL i :IELO SONO INFINITE

Abbiamo saputo che l'aeroporto in questione non verrà smantellato, questo dimostra ancora una volta che le vie del cielo (solo beninteso per chi può possedere un aeroplano) sono infinite. Noi comunque non possiamo che sottolineare come í dirigenti che continuamente fanno appello al nostro senso di responsabilità, di onestà, di doveri verso il paese, sono poi i primi ad infrangere le leggi, fregandosene della collettività, quando queste intralciano i loro interessi e privilegi.

TU SBAGLI ED IO TI STRAPPO LA GIACCA

Aiuto! Aiuto! Il capo squadra di urt reparto della lastratura ha subito violenza!!! ll suo superiore per punire una mancanza del suo diretto « collaboratore », ha pensato bene di strappargli la famosa giacca nera, simbolo di prestigio, per raccomandargli più attenzione e più cieca obbedienza alle gerarchie di fabbrica.

Questo Diabolik è stato allevato ad una scuola militare, raggiungendo persino il grado di sergente e non meravigliamoci se per punire una mancanza abbia usato metodi militareschi: degradazione suP campo di guerra.

La filosofia del padrone

Negli ultimi anni il padronato sta portando avanti una campagna secondo la quale in Italia esiste un Statuto per i lavoratori, ma non esi.c'te nessuna legge che regoli le aziende e quindi le stesse non possono programmare i propri investimenti e le loro innovazioni tecnologiche. L'obiettivo del grande padronato è quello di convincere il sindacato di tornare a fare il suo mestiere (che sarebbe come dire scomparire) e di non occuparsi di come opera il padrone sul terreno economico e finam-iario.

Quello che teme la Confindustria è che alla classe operaia appaia in piena luce la nullità imprenditoriale dei padroni le cui uniche grandi capacità sono quelle di chiedere i soldi della collettiVità e di non pagare le tasse e si può aggiungere di esportare i soldi all'estero.

La tanto decantata libertà dell'impresa è quella di farsi sovvenzionare per fare degli stabilimenti che servono anche a fare la campagna elettorale ai vari Gaspari e De Mita illudendo le popolazioni del sud e promuovendo insediamenti industriali che' produrranno soltanto « cassa integrazione ' (facendo oltretutto pa-

gare tangenti a chi vuole andare a lavorare nella libera e democratica impresa FIAT, vero stato nello stato).

Questa tendenza antisociale e offensiva per i cittadini italiani sono fatte proprie anche dal dott. Guido Carli, ex banchiere di Stato, ex uomo FIAT e attualmente come presidente della Confindustria simbolo e portavoce dí tu'tti 1 padroni.

Costui quando era alla Banca d'Italia sosteneva che il padronato italiano avrebbe aumentato gli investimenti solo se aumentava l'intensità del lavoro (noi diremo più sfruttamento della forza lavoro).

Il 5 maggio all'assemblea della Confindustria, dando una dimostrazione di grande autonomia di cultura e di pensiero ha attaccato il sindacato, colpevole di difendere caparbiamente e decisamente il posto di lavoro vero e di voler combattere l'occupazione assistita, che serve a far apparire Agnelli un povero accattone dilapidato e spogliato dalla prevaricazione dei lavoratori, e che alla fine è pagata dai ceti più deboli.

LA LEGGE DEL TAGLIONE: Glauco Licata

Scioperi e manifestazioni per rilanciare investimenti e occupazione

SCIOPERO DELL' INDUSTRIA

MILANO

MERCOLEDI' 22-6-1977

Uno sciopero generale dell'industria in cui i lavoratori ribadiscono le proposte fatte dal sindacato per uscire dalla crisi.

Proposte che noi tutti ormai conosciamo e che non possiamo rinunciare se vogliamo realmente costruire sulle macerie di trent'anni di malgoverno ed intrighi politici.

I compagni, i lavoratori, i democratici sanno che il capitalismo è accompagnato da frequenti crisi che utilizza sempre a suo favore facendo pagare alla classe operaia il disastro di una scelta economica e politica.

II movimento organizzato dei lavoratori deve oggi far fronte a numerosi ostacoli.

Le contraddizioni all'interno della nostra società sono ormai scoppiate e solo i lavoratori possono creare le condizioni per un reale cambiamento politico e sociale.

La disoccupazione, ormai giunta a limiti disastrosi (circa 1.700.000 senza lavoro e 700.000 in cerca di prima occupazione), è l'elemento più preoccupante e costituisce l'asse portante della strategia padronale.

Più disoccupazione vuoi dire non solo avere, come sottolinea MARX, un « esercito di riserva », ma significa anche aumento sfrenato dei prezzi, maggior sfruttamento di chi ha un lavoro e più in generale dí un logoramento della classe operaia.

Ed è per questo che i lavoratori devono impegnarsi a ricercare momenti di unità con i disoccupati, le donne, gli studenti, non solo in termini ideologici, ma soprattutto in modo costruttivo e di lotta. •

Lo sciopero del 22 giugno significa non solo costringere il padrone alle nostre richieste, ma deve contribuire per sviluppare e ricercare quelle lotte e quelle iniziative che diano uno sbocco decisivo alla crisi del paese; sapendo•che i contratti, le leggi a nulla servono se dietro non c'è una mobilitazione continua della classe lavoratrice.

INIZIATIVE A DESIO

Il perdurare e l'aggravarsi della crisi colpisce i lavoratori in tutto il paese. Le inadeguate e contradditorie scelte fatte dal governo in materia di politica economica e sociale e l'attacco all'occupazione, hanno portato i lavoratori ad intensificare le loro azioni di lotta. In queste ultime settimane sono state prese, e sì prenderanno nelle prossime, azioni di vario tipo. Una esigenza sentita da tutti è quella di instaurare un contatto reale fuori dalla fabbrica, con i cittadini, di non chiudere cioe la vertenza nell'ambito della fabbrica pena il rischio di una sicura sconfitta.

A questo proposito per quanto riguarda le fabbriche di Desio e l'Autobianchi in particolare, è stato deciso di fare una Assemblea pubblica.

Lo scopo era appunto quello di portare a conoscenza dei cittadini le nostre proposte rivendicative per conquistarci lI loro consenso e la solidarietà alla lotta.

Gli interventi hanno sottolineato la volontà di continuare simili iniziative.

SOSTENETE " IL COMPAGNO „ - CON IL VOSTRO CONTRIBUTO

Il numero precedente de « Il Compagno » è costato circa 157 mila lire. Noi crediamo sia giusto, da questo numero, fare il massimo dello sforzo per sostenerlo anche finanziariamente con il contributo collettivo di tutti i lavoratori. Tutti contribuiscano a migliorare e a sostenere il nostro giornale.

Invitiamo tutti a dare il proprio contributo al giornale con articoli, fatti accaduti in fabbrica, osservazioni, lettere, vignette ecc., consegnando il materiale al proprio delegato.

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook