PARTITO COMUNISTA ITALIANO Comm. Stampa e Propaganda Via Volturno n. 33 20124 - MILANO
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ette ANNO II - N. 7 Ottobre 1978
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mensile di politica cultura attualità della zonall
PER CONOSCERE MEGLIO LA NUOVA LEGGE
eEQUO CANONE SI CALCOLA COSI" I poteri del decentramento Il decentramento si avvia a riprendere il proprio funzionamento dopo la pausa estiva e dopo I elezione del Presidente e del vicepresidente. La questione posta ora all'attenzione de! Consiglio di Zona è quella delle commissioni di lavoro e del loro funzionamento, problema affrontato nella seduta del 22 settembre.
TATTI
PARTECIPAR E INTERVISTA A FAG.4
Inserto Rilt.e. PAGINE 5678
DROGA: sintomo del ela giovati PAGINA 9
Nuotare a 3 anni PAG 9
La zona 17 san stampa PAGINA IO
COSA SI LEGGE
Non è una cosa di poco conto se pensiamo che le commissioni sono una della principali sedi di partecipazione dei cittadini e delle loro organizzazioni al lavoro del decentramento e al governo dell'ente locale soprattutto in questa nuova fase, nella quale si passa dalla "filosofia" del decentramento alla "pratica" possibilità di decidere ogni scelta riguardante la zona e pesare sulle scelte che coinvolgono tutta la dttà. Acquista dunque valore non solo l'opera dei consiglieri ma dei cittadini che sono presenti nelle varie commissioni, dei partiti e delle associazioni che coordinano e orientano la propria iniziativa nel decentramento e nei quartieri; viene valorizzato il ruolo del ventaglio di commissioni urbanistica, ecologia demanio, istruzione, sanità, ed assistenza lavoro e carovita, cultura sport e tempo libero, manutenzioni, casa. IL RUOLO DELLE COMMISSIONI Ma, in concreto, cosa fanno queste commissioni? Quali poteri hanno? Quali poteri ha il consiglio di zona? Le commissioni del C.di Z. corrispondono a quelle operanti nel consiglio comunale ferma restando la possibilità di costituire gruppi di lavoro su problemi di rilevanza zonale; esse sono consultive e istruttorie, quindi propositive e di discussione, preparatorie al dibattito e alla decisione del Consiglio di Zona. Hanno un proprio coordinatore scelto dal C.diZ. tra i propri membri. Il loro modo di funzionare è stabilito autonomamente da ciascun consiglio per favorire la partecipazione delle associazioni a dei cittadini quindi partecipazione a decisioni concrete badando da un lato a valorizzare il decentramento dall'altro a costruire un equilibrio con la necessità che ogni zona non parta anarchicamente per la tangente, ignorando la problematica cittadina ma scelga indirizzi che tengano conto che vi sono problemi la cui dimensione interessa tutta Milano. Altro strumento di partecipazio(Segue a pag. 2)
Continua la nostra serie di articoli sull'equo canone. Con questo e quelli che seguiranno, ci proponiamo di aiutare i cittadini, interessati alla giusta applicazione della legge. Ricordiamo a tutti che, per qualsiasi problema, oltre al SUNIA anche "il Diciassette" è a completa disposizione. Dopo quasi un anno si è concluso, con l'approvazione in Parlamento, il faticoso dibattito sull'equo canone. I giudizi espressi dalle principali forze politiche sono ormai noti. Dopo 40 anni durante i quali sono stati varati sempre e solo provvedimenti parziali e spesso contraddittori, per la prima volta è prevalso l'accordo su di una legge che introduce il principio del controllo pubblico sugli affitti. Chi pagherà l'equo canone? Tutti coloro che abitano in appartamenti in fitto di proprietà privata. Non rientrano nella legge gli alloggi economici di proprietà pubblica. Nello spirito della famosa legge 382 (decentramento dei poteri amministrativi ed autonomie regionali) con l'equo canone il Comune diventa soggetto principale, in quanto invitato a costituire "L'UFFICIO COMUNALE DELLE ABITAZIONI" ed obbligato (dalla nuova legge) a dividere il proprio territorio in zone per consentire l'applicazione dei coefficienti riguardanti l'ubicazione degli alloggi. Inoltre tutti i Comuni sono interessati direttamente all'erogazione di 17 miliardi (da suddividere regionalmente) facenti parte di un apposito Fondo Sociale destinato ad alleviare particolari situazioni di disagio. Ad esempio: una famiglia con un reddito annuo non superiore complessivo a 2.600.00 lire che si veda aumentare l'affitto avrà diritto ad una sovvenzione da parte del comune in cui vive. L'introduzione del Fondo sociale non deve essere vista come l'istituzione di un nuovo "Ente Assistenziale", e tale non sarà se si capirà che la legge sull'equo canone regola uno solo degli aspetti del "PROBLEMA CASA": quello della gestione del patrimonio abitativo di proprietà privata; che è certamente un aspetto decisivo ma che non
può essere isolato da altre questioni (in buona parte irrisolte). Esse riguardano: il canone sociale (affitto di alloggi di pubblica proprietà), il potenziamento dell intervento pubblico nella edilizia abitativa, il recupero ai fini residenziali dei centri storici e degli immobili poco male utilizzati, un nuovo ruolo socialmente utile della imprenditoria privata; tutto ciò potrà avvenire trovare impulso solo attraverso l'attuazione del piano decennale, approvato contemporaneamente all equo canone, ed attraverso una adeguata legge di riforma dei suoli.
superficie dell'alloggio, che deve essere considerata al netto dei muri esterni ed interni di qualsiasi tipo (muri portanti, tramezzi divisori, ilastri ecc...). La superficie è quela realmente fruita dall'inquilino: compresi armadi a muro, ripostigli in muratura e simili. La somma di tutte le superfici deve poi essere maggiorata per gli ambienti più piccoli: del 10% se la superficie complessiva netta è compresa fra i 46 ed i 70 metri quadri del 20% se inferiore ai 46 metri quadri.
Come si calcola l'equo canone? Innanzi tutto bisogna calcolare la
(segue a pag. 3)
l
QUESTIONE GIOVANILE Questo articolo non vuole essere una replica al precedente contributo dei signori Catalfamo e Zanghi, ma un ulteriore allargamento del dibattito sul problema dell'aggregazione giovanile. Infatti pur ritenendo positivo l'avvio del dibattito su problemi quali la diffusione della droga, della violenza anche politica, di cosa significhi complessivamente, oggi, aggregazione giovanile, riteniamo estremamente limitativo fermarci ad una analisi ristretta alla realtà dei soli "circoli giovanili". Questa convinzione ci deriva dall'avere una conoscenza maggiore del problema rispetto ai signori sopracitati, tanto che riteniamo doveroso aggiornare la "mappa" delle aggregazioni giovanili esistenti in zona 17 che sono unicamente gli oratori, il fabbricone di via Bruzzesi e la Consulta Giovanile che si riunisce presso il Centro Sociale di Via Inganni, 4. Qual'è il problema per chi opera nella realtà giovanile: discutere sui circoli giovanili, che so-
SPECIALE PIANO REGOLATORE Pubblichiamo un inserto speciale dedicato al Piano Regolatore recentemente approvato dal Consiglio comunale. In questo modo vogliamo contribuire ulteriormente al già ampio dibattito che ha accompagnato per la prima volta nella storia di Milano - la stesura del Piano Regolatore.
no una realtà estremamente minoritaria (100 circoli, 10-20.000 giovani che li frequentano? Questa è fantascienza!) o più complessivamente discutere sui problemi generali della condizione giovanile oggi, scuola, lavoro, momenti di aggregazione? Noi contestiamo le tesi di Catalfamo Zanghi che vedono responsabilità a senso unico nella separatezza forzata fra giovani e organismi istituzionali, fra giovani e "padri" detentori del potere: una cosa è vedere l'autonomia che si conquista con la dialettica con la lotta, un'altra è invece chiamare autonomia la rinuncia a porre in discussione lo statu quo, in sostanza rinunciare alla lotta teorizzando il ghetto, lo "spazio alternativo" che i giovani gestiscono da soli. Ci è difficile immaginare una concezione del rapporto giovani-società più subalterna di questa alla logica del capitalismo, che ha proprio nella frantumazione dei rapporti sociali e alla disgregazione uno dei suoi punti di forza. Allora cerchiamo di non fare il verso a Lotta Continua scadendo in una socio-pedagogia d'accatto, scrivendo smentita tipo "nei circoli "si gioca" alla guerra, quindi ci si "vaccina" contro la violenza! E poi, come si può asserire che nei circoli fiorisce una cultura sotterranea che produce (nientemeno) diffusione della droga, della violenza, prostituzione volante ecc, e, dopo aver affermato questo discutibilissimo concetto, ritenere che i circoli sono "forze positive" perché "aggregano"!!! Ma il problema reale non è soffermarsi sulle contraddizioni dell'articolo di Catalfamo e Zanghi quanto quello di valutare ipotesi di tipo nuovo, unitarie. (segue a pag. 2)