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Milano 19(54)

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miliare° 19 Mensile di informazione politica e cultura

Anno IV - N. 6 - giugno 1982

Petizione popolare per una nuova politica

Non ci son solo inquilini morosi

San Siro va in rovina: e l' IA C P che fa? Un regalo agli speculatori 204 milioni per il diritto allo studio

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Quartieri cronaca

Ogni giorno un bosco nei rifiuti

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La povertà c'è ancora La religione a scuola

L. 400 In via Gavirate ed in via Scarampo

La casa deve essere La"immobiliare" vende ... un diritto per tutti Italtel ...e a caro prezzo

È in corso una grande raccolta di firme su proposte concrete per rompere l'immobilismo del Parlamento e del Governo Continua nella nosta zona, e si protrarrà fino al prossimo 15 luglio, la raccolta di firme sotto una petizione popolare per una nuova politica della casa lanciata, a livello nazionale, dal PCI per rompere il muro di inerzia ed i ritardi governativi su questa importantissima questione. Quella della casa è difatti una questione che, specie nelle grandi città come Milano, va diventando sempre più esplosiva e coinvolge, sia pure a diverso titolo, strati sociali diversi. t ormai evidente che la politica della casa sin qui seguita e lo stesso equo canone non hanno risolto questa questione, anzi, l'hanno aggravata. Oggi vogliono con forza un netto cambiamento della politica in questo settore (essenziale in una società che voglia definirsi civile) le migliaia di famiglie di inquilini già colpite da sfratto esecutivo; cui si aggiungeranno le altre migliaia che saranno colpite da disdetta allo scadere dei contratti in questo mese di giugno e nel prossimo mese di settembre. Ed avanti così non ce la fanno più ad andare neppure gli inquilini (e sono tanti) per i quali la legge di "equo canone" è soltanto una chimera, obbligati come sono (sotto la minaccia del non rinnovo del contratto) a sottostare alle più inaudite ed impensabili richieste-capestro della proprietà immobiliare, tutta tesa a lucrare altissime rendite non dovute, incoraggiata in questa sua azione dalla organizzazione della proprietà edilizia milanese, unica in Italia ad indicare tuttora, in contrasto con numerose sentenze già pronunciate in proposito, aggiornamenti ISTAT doppi rispetto a quelli stabiliti dalla legge. Senza parlare poi delle forti somme a fondo perso (si parla di milioni e milioni di lire) che sarebbero costretti a versare ai proprietari di casa quei pochi che hanno la "fortuna" (ma sarà poi veramente una fortuna?) di trovare un alloggio da prendere in affitto, magari come "ufficio". Questo per quanto si riferisce all'edilizia privata. Per quanto riguarda l'edilizia pubblica una riforma profonda, fondamentale degli Istituti Case popolari è richiesta dagli inquilini e dalle loro organizzazioni sindacali. I rapporti tra inquilini e IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) di Milano (che amministra un enorme patrimonio di oltre centomila alloggi) si sono guastati nel corso degli anni a causa del permanere di una conduzione di fatto accentrata, che ha messo in crisi la stessa credibilità gestionale ormai disancorata da una realtà in continua evoluzione (mutamento dei nuclei familiari, dei redditi, dei costi dei servizi, ecc.), che solo un effettivo e concreto decentramento potrebbe governare. Pesante è poi la situazione dei giovani che vogliono mettere su famiglia e che non trovano dove sistemarsi per mancanza non solo di alloggi in affitto, ma anche di nuovi alloggi in vendita a prezzi accessibili. Così le alternative sono o rinunciare a mettere su famiglia, o adattarsi a convivere con i genitori del-

l'uno o dell'altro, o assogettarsi a lasciare la città dove sono cresciuti, dove hanno le loro amicizie, il loro lavoro, i loro ricordi per trasferirsi altrove, fuori città, alla ricerca di alloggi di poco meno costosi. Così uno dei diritti fondamentali in una società libera, quello che dovrebbe garantire ad ogni cittadino di vivere dove preferisce, va a farsi friggere. E intanto le città si svuotano di giovani (di quelli meno abbienti, naturalmente perchè per i ricchi di questi problemi non ce ne sono) ed invecchiano rapidamente. Basta guardare la nostra zona ed in particolare i suoi grandi quartieri popolari di San Siro e del Gallaratese dove gli asili nido, le scuole materne e le elementari, che fino a non molti anni or sono erano insufficienti, ora sono eccedenti rispetto alle attuali necessità, mentre continua a crescere la domanda di spazi e di servizi per gli anziani. E chi alla fine, non potendo fare altre scelte (ma dov'è la libertà?) è costretto, a costo di enormi sacrifici, ad acquistare la casa per sè e per la sua fami-

glia a "prezzo di mercato" (ma è possibile parlare di mercato libero quando è condizionato da un'offerta mantenuta costantemente al di sotto della richiesta per far salire i prezzi?) si trova a dover continuamente porre mano al portafogli per pagare imposte, tasse, interessi passivi, balzelli costosissimi ai notai. Migliaia di miliardi di lire passano di mano dal piccolo e medio risparmiatore alle immobiliari ed ai notai senza che sia stato costuito un solo appartamento da vendere o, tanto meno, da affittare. Così l'industria delle costruzioni edilizie, che con un milione e settecentomila addetti (senza contare il cosidetto indotto) è uno dei settori economici più rilevanti del paese, rimane ferma, o quasi, mentre sono sempre più quelli che sono alla ricerca di una casa. In Parlamento sono state presentate, dai gruppi parlamentari comunisti, precise proposte per garantire la costruzione di nuove case, perchè segue in ultima

In questi ultimi anni si sta assistendo ad un rapido e crescente processo di trasformazione delle imprese, fenomeno, peraltro, che investe ogni settore dell'economia Italiana. Molte di queste ristrutturazioni sono rese necessarie perchè la crescente domanda di sistemi sempre più sofisticati, richiede lo sviluppo di nuove tecnologie che entrano così a far parte dello stesso ciclo produttivo condizionandolo in larga misura. In un contesto di queste caratteristiche e dimensioni si inserisce anche un'Azienda a Partecipazione statale come l'Italtel (ex Sit Siemens) In queste righe non si vuole discutere sui modi e sui mezzi che la Direzione di questa Azienda sta tentando di adoperare, gia le organizzazioni sindacali sono impegnate su questo fronte, ma informare l'opinione pubblica su una particolare operazione in corso all'Italtel. L'Azienda, invitata a rompere il silenzio che aveva sempre mantenuto e spinta a dare corpo a voci di corridoio, rendeva noto nei primi mesi dell'anno la

Verrà rispolverato un vecchio progetto?

Un'isola verde per S. Siro Si tratterebbe di creare un'isola pedonale collegando tra loro i giardini di viale Mar Jonio, piazza Selinunte e viale Aretusa

Nel rispondere ad una interpellanza di alcuni rappresentanti degli abitanti di San Siro relativa alla questione delle manutenzioni nel quartiere, presentata all'inizio della seduta del Consiglio di Zona del 3 maggio scorso, il presidente del Consiglio stesso, arch. Danilo Pasquini, ha detto che quanto prima dovrebbe essere ripreso in esame il progetto di creazione di un'isola pedonale sulla direttrice viale Mar Jonio - piazza Selinunte - viale Aretusa. Si tratta di un vecchio progetto formulato e presentato al Consiglio di Zona 19 dieci o dodici anni or sono dall'allora esistente Comitato di Quartiere San Siro-Harar. Secondo tale progetto i viali Mar Jonio ed Aretusa dovrebbero essere chiusi al traffico veicolare, escluso quello locale, ed in piazza Selinunte dovrebbe essere interrotsegue in ultima

(Nella foto: auto parcheggiate nei giardini di viale Mar Jonio)

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ferma intenzione di vendere il proprio patrimonio immobiliare. È bene ricordare che la Sit Siemens aveva fatto costruire, tra gli anni 50 e 60, un certo numero di stabili da adibire ad uso abitazione per i propri dipendenti. Questi appartamenti si trovano in via Gavirate ed in via Scarampo (nella nostra zona) ed in via Neri e Milano, nonchè a Vighignolo, nel comune di Settimo Milanese, oltre a quelli di Roma e di Curti, presso Santa Maria Capua Vetere. Tutti i problemi relativi all'amministrazione degli immobili erano, e sono, affidati alla Società Immobiliare 1.uicana, di proprietà azionaria della stessa Italtel. L'assegnazione degli appartamenti, invece, è stata sempre gestita dalla direzione del personale, che provvedeva a vagliare le domande di locazione ed assegnare gli appartamenti con criteri tutti interni alla gestione aziendale. A molti dipendenti, divenuti anche locatori, era sembrato, in una qual misura, un riconoscimento particolare per l'attività professionale svolta nell'azienda. Ora l'Italtel, credendo di poter risanare anche così il proprio bilancio passivo, propone ai locatori. molti dei quali ormai pensionati. l'acquisto dell'appartamento al prezzo di mercato, cioè prezzi speculativi! Gli inquilini, preoccupati della situazione, hanno organizzato una serie di incontri ed iniziative in accordo con le rappresentanze Sindacali degli inquilini SUNIA e SICET. al fine di spingere l'azienda a recedere dal proprio proposito. Dalle assemblee sino ad ora svolte si ricava la sensazione che nessuno dei locatari sarebbe disposto ad accettare tale proposta; si auspica. nell'interesse reciproco, che l'Italtel modifichi i propri intendimenti. studiando soluzioni che garantiscano comunque la permanenza negli appartamenti degli attuali inquilini, anche per non aumentare il già altissimo numero degli sfrattati. Ci auguriamo che le trasformazioni in atto all'Italtel non abbiano il solo scopo di trarre il massimo profitto che è notoriamente in contrapposizione agli interessi sociali relativi ai singoli e all'intera comunità.

Forse lo sanno ma...

Abbiamo avuto modo ultimamente di leggere dei manifesti con la proposta radicale per robiezione fiscale alle spese militari". Chi è contrario agli armamenti dovrebbe, secondo i radicali, autoridursi le tasse di una percentuale pari a quella che lo Stato destina, nel suo bilancio, alle spese militari. Su un piano puramente teorico la proposta non fa una grinza: chi non vuole le armi non dia i suoi soldi per costruirne o per comperarne. Sul piano pratico, però, le cose stanno in modo sostanzialmente diverso. In effetti l'obiezione fiscale, con conseguente autoriduzione, potrebbero praticarla quei percettori di reddito (industriali, commercianti, professionisti, ecc.) che pagano le imposte dirette in base a quanto loro stessi

dichiarano, di guadagnare e tra i quali già molti sono (per fini certatnente molto meno nobili) gli evasori fiscali. E poi non è detto che lo Stato di fronte ad un minor gettito fiscale riduca le spese nidirari e non spese di maggior interesse sociale. Nè è detto che rinunci ad una parte delle entrate preventivate. Per raggiungere la cifra prevista potrebbe magari, secondo consuetudine, ricorrere ad una maggior tassazione dei redditi dei lavoratori dipendenti, che, anche se lo volessero, non possono attuare alcune "obiezione fiscale" (nè contro gli armamenti, nè per tro) al visto che a loro le tasse le fanno pagare tutte e subito, trattandogliele direttamente dalla busta paga. Ma forse questo i radicali non lo sanno. O forse lo sanno ma non gliene importa niente.


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