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Il compagno3

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Istruitevi che avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Organizzatevi che avremo bisogno di tutta la nostra organizzazione. Agitatevi che avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.

AVANTI CON LA LOTTA !

Vorremmo con questo articolo cercare di spiegare cosa avviene e come si sta discutendo al tavolo delle trattative per la vertenza FIAT.

A questo tavolo non c'è, come può sembrare, in discussione solo la nostra piattaforma, ma anche il modo di intendere i rapporti di lavoro. Da una parte c'è il sindacato che intende con questa vertenza portare la sua opinione in merito al modo di uscire dalla crisi con uno sviluppo generale dell'economia e con un aumento dell'occupazione. Dall'altra c'è la Fiat che sente la crisi, ma vuole continuare per la strada seguita fino ad oggi, cioè quella di far pagare la crisi alla collettività ed in particolare ai lavoratori.

Da qui la sua politica tendente a recuperare dai lavoratori ciò che essi hanno conquistato con dure lotte dal 1968 in poi; in pratica vuole investire dove vuole (al nord), vuole una completa libertà di uso della manodopera, con mobilità selvaggia ed aumento dei ritmi di lavoro.

La Fiat vede perciò nelle richieste che i lavoratori hanno fatto, dei bastoni tra le ruote dei suoi programmi ed allora recita la parte del « genio incompreso perchè il sindacato capisca che la soluzione della crisi non la si trova con gli investimenti al Sud e la piena occupazione, ma (ed ecco che il genio annuncia la

sua scoperta) con l'aumento della produttività; in pratica « più lavoro, meno occupati «. Ma su questa strada la Fiat non può continuare perchè la produttività delle aziende è sì un discorso da fare ma non può essere disgiunto dagli investimenti e dallo sviluppo della occupazione. La Fiat al tavolo delle trattative si è anche nascosta dietro il paravento fornito dal governo con il decreto per la fiscalizzazione degli oneri sociali, motivando il fatto con l'asserire che la Fiat è una società che rispetta le leggi (solo quelle che gli interessano). Ora il decreto è stato modificato in quegli articoli che erano un freno alla contrattazione articolata, perciò la Fiat su questo terreno si troverà allo scoperto. Un altro punto dove la Fiat tiene una posizione dura è quello che riguarda l'orario annuo di lavoro (ferie, festività); la Fiat queste le considera a sua disposizione in base all'andamento del mercato, e la dimostrazione è la decisione unilaterale di farci fermare una settimana a Pasqua usando le ferie. Il sindacato ha precisato che queste sono le nostre conquiste perciò vogliamo decidere noi quando e come usufruirne. Per sciogliere tutti i nodi che ci stanno di fronte dobbiamo aumentare il nostro impegno nelle lotte perchè soltanto così riusciremo ad imporre alla Fiat la vera soluzione che ci permetterà di uscire dalla crisi e cioè maggiori investimenti, freno all'inflazione ed una piena occupazione.

n. 1 - maggio '77 il compagno

QUESTA SCUOLA " MALFATTA "

Una studentessa ci scrive :

Quando entrai nel liceo, mi si schiuse un' mondo completamente nuovo, non per quanto riguardava i modi e i tempi d'insegnamento, come sarebbe stato auspicabile, tanto per l'appariscenza, la vanità e il benessere dei ragazzi attorno a me, che erano uno schiaffo morale al mio essere figlia di operai e a mio padre e a mia madre che invecchiano in fabbrica; le reazioni possibili erano due: o mi adeguavo all'immagine che quei ragazzi davano del loro mondo (immagine estetica, da cui imposizione nella scelta dell'abbigliamento, che deve essere così e cosà; modo di vita qualunquista, cioè il disinteressamento più completo dei problemi del mondo della scuola e di quello esterno; immagine scolastica, ossia preoccuparsi solo di avere il dieci in condotta e la media del sette) oppure avrei potuto tirarmi da parte, a fare un po' di conti, a chiedermi un po' di cose, partendo proprio dalla componenza sociale degli studenti del liceo.

LA SELEZIONE REPRESSIVA

Così scoprii che 1'80% degli studenti erano figli di piccoli artigiani, liberi professionisti, imprenditori, industriali; il restante 20% figli di operai o impiegati. La selezione sociale, che poi si ripete in scala più piccola nelle classi, colpisce solo la componente della classe più povera, più indifesa, e la colpisce una volta per sempre perchè, a differenza dello studente borghese, un proletario, una volta bocciato o anche solo scoraggiato, non ha la possibilità economica di perdere un anno o tantomeno di ricorrerere a scuole private, per cui la scuola finisce lì dove gliela stroncano. Ancora una volta si è adeguata la sovrastruttura (scuola) alla struttura di base (società capitalistica), per cui la selezione è misura arbitraria del padrone, e viene svolta in funzione della classe dirigente, la borghesia. Per non essere astratta, farò un esempio: nella repubblica cinese la selezione esiste, ma in funzione del popolo: » Tizio », pur essendo più ricco di « Caio », viene bocciato perchè il suo rendimento, a parità di condizioni di studio, di trasporti ecc., è minore rispetto a quello di « Caio ». « Caio », pur essendo più povero del-

l'altro, può procedere negli studi perchè la sua intuizione e il suo impegno possano servire al popolo per progredire tecnicamente e culturalmente; solo in questo senso, a mio parere può e deve imporsi la selezione: lo studio come lavoro vero e proprio, nè più nè meno impegnativo e importante del lavoro di fabbrica, anzi: lo studio in funzione del progresso tecnico (e culturale), e la fabbrica come stimolo alla ricerca di nuovi mezzi e tecniche scientifiche, che servano il popolo, non lo alienino o intossichino. Purtroppo questa scuola « malfatta » non ha alcun interesse a coscientizzare i giovani, e tantomeno i provenienti dai ceti poveri, che potrebbero divenire focolai di malcontento. Così gli insegnanti, quando non sono impreparati, quando non sono supplenti, quando non arrivano in ritardo perchè vengono da Milano, quando non sono denunciati perchè hanno fatto politica all'internod ella scuola, si trovano scritta la legge della « non libertà di insegnamento », che consiste nel vietare metodi e materie d'insegnamento che esulino dai ristretti programmi ministeriali. Così ci si riempie la testa di nozioni su nozioni, senza contare la paura delle assurde interrogazioni; nella fretta e nell'ansia di sapere tutto a memoria, si dimentica tutto il resto che ci circonda, e si pensa solo ad organizzare il proprio cervello: ma in funzione di cosa? A questa seconda domanda c'è un'altrettanto squallida risposta: bisogna prepararsi ad avere una laurea, a diventare ingegnere, a diventare un ottimo professionista, che con qualche raccomandazione riesca a imporsi (imporsi è una parola inventata dai padroni, e significa: rubare soldi alla gente per arrivare più in alto).

UNA SCELTA DA FARE

Allora anche di fronte a questa alternatva è d'obbligo una scelta, ed io ho scelto di studiare da sola, per capire di più, per non imparare solo quello che vogliono « loro ». Succede che si impari più storia assistendo a due commedie di Dario Fo, che ascoltando un po' di lezioni di qualche professore. Allora, di fronte a queste situazioni, che alla maggior parte degli studenti appaiono come necessaria-

mente normali, capita che qualcuno prenda delle posizioni, costruisca un « collettivo politico », un gruppo di studenti, cioè, che partendo da una analisi della scuola e della società faccia delle proposte per cambiare qualcosa in meglio. Cominciano le prime assemblee, i primi scioperi, le prime contestazioni, e a rimetterci tempo e faccia sono sempre gli stessi; poi, queste forme di lotta sembrano prendere più consistenza. sembra che la maggior parte degli studenti segua la proposta di lavorare per cambiare la scuola.

A lungo andare, però, scopri che tutto si tinge di cameratismo e le assemblee e i collettivi divengono occasione di assenteismo, la scuola luogo del dolce far niente. Tante volte mi sono trovata davanti ad una assemblea, e sentivo parlare di rivoluzione, di lotta armata, di brigate... Ma lo sapete, mi chiedevo, a chi state parlando? Ai vostri ricchi, ai vostri padroni contro cui vorreste lanciarvi in volo brandendo la chiave inglese.

SEMPRE CON GLI OPERAI

A questo punto, scusate cari autonomi, non mi sembrate nemmeno molto svegli se non vi accorgete di trovarvi davanti al lupo che vorreste uccidere, spiegandogli come e quando lo farete. lo non vi dò importanza, perchè la vostra influenza politica non esiste in nessun campo: esistono solo i vostri atti di teppismo, che vi qualificano in modo sufficiente davanti a chi si deve ancora alzare alle 4 di mattina per fare il picchetto, davanti a chi da anni lotta nel sindacato: perchè questo è il grado di coscienza degli operai, questa la classe lavoratrice.

Il padrone e la sua forza non li si abbatte con quattro slogan e una suonata di chitarra tra compagni: per abbatterlo bisogna avere le sue stesse armi, bisogna sapere come lui più di lui; studiare solo per questo: per poter sedere un giorno al tavolo dei padroni con le loro stesse armi in pugno, per difendere e per portare la voce, i diritti e la rabbia di chi da sempre è sfruttato e da sempre è messo a tacere per la propria ignoranza.

LETTERE AL GIORNALE
FIORE CASATTI V LICEO SCIENTIFICO

A proposito del " costo del lavoro "

LA FABBRICA UCCIDE!

Di fabbrica si muore: non sempre di colpo per incidente, a volte anche a distanza di anni per effetto della nocività che penetra gradatamente. Le cifre parlano chiaro:

Incidenti sul lavoro: nel solo Piemonte in dodici mesi (tra il giugno '74 e il luglio '75) i morti sono stati 300, pari a 5 morti alla settimana. Una cifra impressionante, che non è cambiata nell'ultimo periodo, anzi la tendenza non ancora valutata statisticamente, parla di un aumento costante di morti sul lavoro. Meno conosciuto, ma altrettanto grave è il numero degli infortuni che causano inabilità permanente e temporanee. Sempre nel periodo '74-'75 vi sono state 3.821 inabilità permanenti (pari a 11 incidenti da invalidità permanente al giorno) e 97.001 infortuni da inabilità temporanea (pari a 266 invalidi temporanei al giorno). Solo per •'agricoltura i morti sono stati 121, gli invalidi permanenti 1.521 e quelli temporanei 12.408. Questi dati confermano quelli nazionali che si discostano poco da quelli piemontesi. La CEE in uno studio pubblicato poco tempo fa metteva l'Italia al secondo posto dopo la Germania Federale, fra i maggiori « produttori » europei di infortuni sul lavoro; il settore che detiene il • primato » è quello edile, segue quello metalmeccanico, fra tutti e due raccolgono il 50% degli infortuni complessivi.

Morti e intossicati e per nocività: secondo lo studio della Regione Piemonte effettuato alla fine del '76, nell'area torinese vi sono 1.499 industrie insalubri di prima classe (cioè che lavorano con gas tossici, piombo o materiale radioattivo, fibre tessili artificiali, titanio e altro); 2.030 sono quelle insalubri di seconda classe (cioè che racchiudono produzioni di conceria, lucidi, verniciatura ecc.). Su tutta la Regione Piemonte le fabbriche insalubri sono 9.000 in totale. Le malattie professionali colpiscono più specificatamente coloro che lavorano direttamente in queste fabbriche; nel '73-'74 su 61.305 malattie denunciate dai lavoratori dipendenti in Italia, più della metà (32.077) sono state riconosciute professionali. Le più sono la silicosi e l'asbestosi, oltre il cancro. A proposito di quest'ultima malattia gli epidemiologici producono prove quasi ogni giorno che i cancerogeni professionali colpiscono non solo gli operai che li lavorano ma anche le popolazioni che abitano le zone sono inquinate dai fumi e dagli scarichi delle fabbriche. Le sostanze cancerogene sono note da almeno 80 anni eppure continuano ad essere usate, senza precauzioni, senza che vengano eliminate. L'irresponsabilità e il profitto hanno fatto sì che i padroni, ma in prima persona gli organi preposti ad un serio controllo su tutte le produzioni che avvengono nelle fabbriche hanno fatto sì che l'inquinamento ecologico e gli stessi infortuni mortali giornalieri siano diventati una cosa che rientra nella normalità all'interno della nostra società, facendo passare tutto ciò come il giusto tributo da pagare per l'avanzamento tecnologico e quindi economico. Ma noi sappiamo che le centinaia di lavoratori morti e le altrettante centinaia di fabbriche produttrici di morte (Seveso-ICMESA, Porto Marghera, Manfredonia, Priolo ed altre) sono lo sproporzionato gioco del profitto guadagno ricavato dallo sfruttamento che i padroni fanno come loro primo comandamento. E poi ci vengono a parlare di costo del lavoro: la classe operaia il suo • costo » lo paga tutti i giorni nelle otto ore che passa in fabbrica.

Comunicato sui gruppi culturali

Abbiamo avuto come C.d.F. un primo incontro con la Direzione sui gruppi culturali e ricreativi. La direzione ci ha comunicato che la somma stanziata per i gruppi (tutti quelli che superano i cento iscritti) è di lire 18 milioni. Come C.d.F. abbiamo chiesto che questi soldi vengano distribuiti in base agli iscritti ai vari gruppi, diversamente dal passato, dove i criteri di distribuzione non ci erano ben chiari. Abbiamo chiesto inoltre che i programmi dei vari gruppi (soprattutto il turismo) siano per il loro costo alla portata di tutti e culturalmente validi (basta alle gite esclusivamente mangerecce). Ci siamo lasciati con l'impegno di esaminare in successivi incontri i programmi specifici di ogni gruppo.

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Seveso ! PROFITTI DELLE MULTINAZIONALI

La nube tossica uscita il 10 luglio 1976 dal reattore della fabbrica ICMESA, scesa su Seveso e paesi limitrofi, ha portato l'opinione pubblica a constatare, ancora una volta, dove porta una industrializzazione incontrollata.

La facilità con cui le multinazionali — fra cui la ROCHE — vengono ad avvelenare l'Italia non può non far pensare e chiedere che ci sia un severo controllo da parte degli organi competenti sui tipi di lavorazione già esistenti e su quelli che i nuovi insediamenti portano, proibendo se è il caso le lavorazioni ritenute pericolose.

Molti cittadini che il disastro provocato dalla diossina lo vivono in prima persona, ma anche semplici cittadini e lavoratori si saranno chiesto ormai più volte come mai l'opera di bonifica dopo nove mesi sia ancora lontano dall'essere conclusa.

Innanzitutto bisogna dire che il piano di bonifica è vastissimo e complesso. Esso si articola in diversi interventi operativi che hanno come obiettivo finale la distruzione della diossina.

A questo proposito, il piano regionale prevede la distruzione della diossina mediante combustione del terreno, della vegetazione e degli animali contaminati, in un forno ad alta temperatura. Contemporaneamente alla bonifica delle zone inquinate (quindi prima di arrivare a costruire il forno inceneritore vero e proprio si provvederà all'installazione di un forno pilota) si sperimenteranno sul luogo anche tutti i tipi di decontaminazione che danno una certa credibilità. Solo se questi non daranno nessun esito positivo e se il forno pilota dimostrerà che ci sono garanzie sufficienti di successo si procederà alla costruzione del forno inceneritore vero e proprio.

Sino ad ora sono stati portati a termine la recinzione e quindi l'isolamento delle zone più inquinate, la decorticazione delle zone A 7 e A 6; si sta raccogliendo tutta la terra e la vegetazione della zona B trasportando l'una in zona A 5 e l'altra accatastandola in silos.

Una delle cause della lentezza nel procedere dei lavori, oltre alle incertezze degli organi competenti e la complessità dei problemi che questo micidiale veleno comporta, è che vi sono state troppe interruzioni.

Queste sono dovute anche a manifestazioni della gente del luogo, che giustamente voleva sapere a quali ri-

schi andava incontro Seveso, ed avere una parte più attiva nelle decisioni che vengono prese.

Manifestazioni dovute certamente a momenti di esasperazione e di paura di come finirà, vista la scarsa informazione che questa cittadinanza aveva ed ha da parte di chi ha il dovere di informare, ma anche dal fatto che i gruppi più conservatori e reazionari di Seveso spalleggiati da forze esterne hanno strumentalizzato le paure e le ansie dei cittadini colpiti direttamente o indirettamente dalla nube per fare delle azioni che hanno come unico scopo quello di difendere interessi personali e corporativi, screditando le istituzioni.

Questi gruppi si sono formati in comitati, scagliando la gente contro le forze democratiche e gli organismi rappresentativi come se fossero loro la causa del disastro e non la ICMESA.

Se veramente hanno a cuore, come essi sostengono, la salute della cittadinanza, certamente le loro azioni sarebbero diverse dal voler in ogni

modo ostacolare la bonifica e quindi allungare i tempi di attuazione, ma si impegnerebbero per far sì che la bonifica sia completata al più presto, facendo delle proposte serie per raggiungere il massimo di sicurezza dei lavori; ricordandosi che 800 cittadini sono da nove mesi lontano dalle loro case e che la maggior parte di essi vuole ritornarvi al più presto.

Questi attacchi alle istituzioni, in modo particolare al comune di Seveso, hanno portato una parte degli stessi amministratori ad assumere un atteggiamento equivoco, in quanto con la Regione e la Provincia fanno un tipo di discorso e con i cittadini un altro.

Giunti a questo punto occorre che certi amministratori assumano una posizione chiara, perchè o si vuole la bonifica, chiedendo naturalmente tutte le garanzie di sicurezza nel trattamento dei materiali inquinati, o non si fa, con le gravi conseguenze che ciò comporta. Altre strade non ce ne sono.

Durante un incontro tra la direzione Autobianchi, rappresentata dal rag. Brigliadori e una delegazione del C.d.F. parecchi erano i punti all'ordine del giorno. E fu discutendo dell'ambiente all'interno della fabbrica, che il C.d.F. fece notare al rag. Brigliadori che nei gabinetti delle officine prima delle 8,30 non vi era carta igienica, ai conseguenza chi andava al gabinetto prima di quell'ora doveva arrangiarsi alla meglio per pulirsi.

Fu a questo punto che il rag. Brigliadori ci espose una delle sue più valide teorie e che lui stesso da anni praticava.

Secondo il ragioniere, capo del personale, non è affatto un problema andare a fare i propri bisogni senza che vi sia della carta igienica.

Infatti, dice il rag. Brigliadori, che lui quando va al gabinetto e non c'è della carta igienica si pulisce in questo modo: dopo aver fatto il bisogno tira l'acqua, poi mentre l'acqua vien giù infila la mano nel vaso e con l'acqua si lava il sedere, poi si tira su muten-

de e pantaloni ed è a posto.

Questo era un invito agli operai e impiegati a fare lo stesso, quando non si trova carta igienica nei gabinetti.

Noi, che come grado di istruzione abbiamo la 3, media, grazie anche alle 150 ore, non sappiamo se i dirigenti Fiat si puliscono tutti allo stesso modo dopo aver fatto i propri bisogni; comunque a coloro che usano questo sistema, e al rag. Brigliadori in particolare, vorremmo dare un consiglio.

Ragioniere (e seguaci) prima di infilare la mano nella tazza per prendere l'acqua per lavarsi, si giri e si assicuri che sia andata giù tutta la sua roba, altrimenti rischia che invece dell'acqua prenda in mano qualche cosa di diverso.

In quanto a noi operai e impiegati che non abbiamo seguito l'evoluzione dei tempi, come Lei rag. Brigliadori, e che siamo molto legati a certe tradizioni, ci ascolti, ci taccia trovare la carta igienica, e Lei continui pure con il suo sistema.

" Un umile consiglio "

" Capi si nasce, capi non si diventa "

Che siamo in un momento difficile è chiaro a tutti. Non è necessario ripeterlo, ma oggi più che mai la nostra mente deve essere lucida e saper vedere le cose nella maniera più reale possibile.

All'interno della nostra fabbrica, cosi come in generale, serpeggia una forma di malcontento, di critica, giusta e indispensabile che deve servire, però, a costruirci e a formare nuove energie.

C'è chi però, specula e strumentalizza questo malcontento aumentando lo stato di confusione, criticando, in modo aspro e distruttivo, il sindacato tutto mettendo in discussione l'intera storia delle organizzazioni operaie dando spazio alla filosofia padronale.

In Autobianchi la Direzione mostra per i capi un interesse speciale mettendo a loro disposizione qualsiasi mezzo (giornali, riviste, riunioni).

Ovviamente queste iniziative hanno per unico fine quello di accattivarsi la disponibilità dei vari capi• uffici e capi reparto al crumiraggio, al boicotaggio e alla provocazione durante gli scioperi.

DAL « GIORNALE DEI CAPI »

Tutti i mesi ogni capo riceve una rivista intitolata appunto « Il Giornale dei capi • in cui l'informazione che

viene data non è certamente « filantropica •, ma anzi è una continua e martellante educazione « razzistica •. In questi fogli si legge infatti una lettera di un capo reparto Bruno Martini di Rivalta in cui lo stesso afferma riguardo alla « formazione professionale » dei capi: « Credo che capi si nasca e non si diventa ».

RIUNIONI DEI « SANGUE BLU »

In un recente sciopero è accaduto un fatto che per alcuni aspetti è veramente significativo: alcuni capi ufficio, dopo essere stati invitati ad aderire allo sciopero, si sono riuniti in un provocatorio consesso. In un intervento alquanto squallido un genuernan » na tatto notare cne quella dei capi e dirigenti è una classe diversa (e su questo non ci sono dubbi!), e fatta di persone che contano •!

A parte la citazione reazionaria e qualunquistica dell'« eccelso • Nembo Kid il problema dei rapporti in fabbrica riguardo alle classi « ariane (capi, dirigenti) è molto più artico lato e importante di quanto non creda.

RICERCARE L'UNITA'

Il problema non è quello di schie-

rarsi pro o contro gli impiegati, ma quello di sviscerarne i problemi e le contraddizioni tra essi esistenti.

Quindi il discorso, secondo me, è quello di sensibilizzare sempre più proponendo iniziative che sappiano creare alleanze con quegli impiegati che, nonostante siano continuamente sottoposti alla repressione ideologica e non della direzione, sentono il bisogno di allearsi alle lotte degli operai per cambiare in meglio la società.

DURANTE UN PICCHETTO...

E' dura eh! ». « Porca miseria, ho fatto una fatica ad alzarmi, mi sembrava di essermi appena addormentato! E' un pezzo che siete arrivati? •.

Ma, sarà una mezz'ora ». « Chi c'è dall'altra parte? ». « C'è il Piva, possiamo stare tranquilli ». « Ma comunque speriamo che non venga nessun crumiro, sarebbe ora che la capissero ». Sono circa le quattro del mattino, davanti ai cancelli dell'Autobianchi un gruppo di lavoratori si scaldano intorno ai fuochi accesi davanti ai cancelli; sul cancello un cartello annuncia gli orari dello sciopero. Da una parte i lavoratori che avanzano richieste per se stessi e per tutta la società, dall'altra la Fiat, simbolo della classe padronale, di coloro che hanno i soldi ed il potere.

Nessuno può illudersi di essere neutrale in oliesto scontro, chi non è con i lavoratori, aiuta la Fiat, è un alleato dei padroni, è un sabotatore dello sciopero, per questo i lavoratori sono lì ai cancelli.

« E' una forma di lotta antipatica » dice un impiegato. « Mi sembra antidemocratica ». « Non rispetta la libertà di lavorare ».

La Libertà. « Ma chi è libero, qui si fa fatica a tirare la fine del mese ».

I crumiri sono quelli che il padrone ha comprato dandogli più soldi ».

Qualche impiegato è ancora convinto di essere di una classe superiore ».

Non si vogliono convincere che i problemi nostri sono i problemi di tutti: i prezzi, l'affitto, la salute, il posto di lavoro dobbiamo difenderli uniti; ai padroni interessa una cosa sola: guadagnare i soldi, quando non gli servi più un calcio in culo e via ».

Queste sono le battute che girano da una parte e dall'altra, ma decisamente al di là delle battute la stragrande maggioranza degli impiegati non è con la Fiat, è con quelli che sono lì a fare il picchetto, molti lo hanno chiesto e nen tutti per comodo loro, a volte è difficile liberarsi dalla presenza opprimente di un capo, dai suoi continui ricatti.

Anche se è stato duro alzarsi al mattino presto non è stato inutile.

Cosi parlano i capi

MIGLIAIA DI LAVORATORI SONO SCESI IN PIAZZA PER RICORDARE IL lo MAGGIO

Un lo Maggio di lotta, di impegno per stroncare la spirale di violenza, per sottolineare il ruolo che hanno i lavoratori, studenti, donne, disoccupati nella difesa della Costituzione.

Non è un caso che, oggi, dopo un'avanzata massiccia delle sinistre in parlamento, le forze reazionarie tentino una sortita utilizzando a tale scopo alcuni apparati statali e gruppi

MAGGIO

eversivi alimentando così l'ormai tristemente famosa strategia della paura.

Ed è in questa situazione in cui i disoccupati sono a migliaia, gli studenti sono relegati e tacciati come criminali, gli operai chiamati a sacrifici, che quelle provocazioni, gestite direttamene dai nemici della classe operaia, hanno spazio creando il clima favorevole a chi si è visto sconfitto il 20 giugno.

Il lo Maggio ha visto l'unità del Nord con il Sud, un'unità non solo formale ma intesa come momento

fondamentale di ripresa della lotta. L'impegno necessario, quindi, per risolvere i gravi problemi che la situazione italiana oggi richiede, deve scaturire dalla forza che è maturata dal '68 in poi da tutto il movimento operaio.

Un 1^ Maggio che saluta e rafforza la coscienza popolare per imporre quelle scelte di miglioramenti delle condizioni di lavoro e di vita in generale che il Sindacato duramente e faticosamente da anni propone per dare una svolta e uno sbocco di classe alla crisi.

Autobianchi: trasporti

Ormai è quasi un anno che la commissione trasporti del C.d.F. sta lavorando intorno a questo problema che è molto sentito dai lavoratori a causa del grave prezzo che sopportiamo per andare al lavoro con il mezzo privato, alleggerendo la busta paga di una grossa fetta del salario.

Abbiamo avuto una serie di incontri con tutti i dirigenti delle varie linee automobilistiche e tranviarie che collegano la nostra fabbrica.

Consorzio trasporti - Nord Milano (Limbiate - Desio e Renate - Desio) (A.T.M. Milano - Carate) (Monza - Cantù).

A tutti questi dirigenti abbiamo posto il grave problema dei turnisti Au-

per i lavoratori

tobianchi che non hanno nessun mezzo confacente agli orari di lavoro, ci siamo sentiti rispondere che tutti sono impegnati per risolvere il problema, ma i mesi passano e le cose rimangono al punto di partenza. Questo succede anche per mancanza di programmazione dei trasporti in zona con grave spreco di mezzi che sono male distribuiti. Per quello che riguarda la linea Limbiate - Desio la presidenza del Consorzio ha già programmato una corsa per i turnisti ma non può attuarla per mancanza di fondi. In un incontro tra C.d.F., i dirigenti del Consorzio e un rappresentante della direzione Autobianchi è stato chiesto un contributo alla Fiat per

attuare questo servizio. La direzione Fiat di Torino ha risposto negativamente dicendo di non essere disponibile a nessun contributo per trasporti pubblici (si pensi che la Regione Lombardia compra tutti pullman Fiat).

Ora sia per le linee automobilistiche che tranviarie abbiamo interessato il vice-sindaco di Milano - Assessore ai traporti - Korach affinchè si faccia promotore di un incontro con tutti i dirigenti dei trasporti della zona (Regioni - Comuni - Consorzio A.T.M.) affinchè il problema si af• fronti nella sua globalità. Ci è pervenuta risposta che in questi giorni avremo l'incontro.

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