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CGE sindacale15

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marzo 1974

c. g. e. sindacale

NO

a cura del consiglio unitario di fabbrica

ALL' ABROGAZIONE DELLA LEGGE SUL DIVORZIO

Dietro sollecitazione di un compagno lavoratore (come da articolo sul giornaletto di fabbrica scorso) ed in generale, tramite discussioni fatte con altri, il consiglio di fabbrica, ritiene giusto e doveroso prendere posizione sull'abrogazione o meno della legge sul divorzio. Intanto, incominciamo a dire, che su questo tema, il consiglio di fabbrica si dichiara contro l'abrogazione della legge sul divorzio, contro il referendum (che sembra inevitabile) dopo la dichiarazione del segretario della D.C. Fanfani. Noi, organismo di base, non possiamo non vedere i pericoli che questo referendum arrecherà alla società italiana. Non crediamo innanzitutto, come lo si vuol far capire da parte di eminenti personalità Democristiane (senza parlare dei fascisti) che questa consultazione dovrà essere portata avanti in modo democratico e civile. Noi sappiamo benissimo che la destra reazionaria, la D.C. non sono di questo avviso. Le provocazioni che già sono in atto nel nostro paese (vedi Milano, Catania, Napoli, Cagliari, ecc.) ne sono una chiara dimostrazione. Ultimamente, le forze armate, la polizia, i carabinieri erano in stato di allarme. E' finchè queste cose le possiamo scrivere, vuol dire che per ora la costituzione è salva, alla destra DC, ai reazionari ed ai fascisti gli è andata male. Perciò è necessaria una continua vigilanza e

mobilitazione. A quale scontro politico le forze conservatrici e reazionarie vogliono arrivare, è chiaro. La completa distruzione di quel poco di democratico che esiste nel nostro pese, viene messo appunto in pericolo da questo inutile referendum. Vengono tirati fuori i famosi e tristi comitati civici. Inneggiano alla indissolubilità del matrimonio. Ma come può essere indissolubile un matrimonio senza essere coatto. Perciò la legge sul divorzio, è una legge civile e democratica, perchè da la possibilità oggettiva a due esseri viventi di ricrearsi una famiglia distrutta, di scegliere la strada più giusta che lui o lei crede. La legge sul divc.-zio appiana molti drammi familiari. Non solo questo vogliamo puntualizzare, ma vogliamo anche fare un analisi politica degli ultimi decenni della nostra società.

Il popolo italiano, dopo la caduta della monarchia, è venuto a trovarsi con una dittatura fascista, negli ultimi 25 anni, abbiamo avuto al potere la democrazia cristiana. I livelli di sottosviluppo che questi governi hanno dato alla nostra società (non solo la nostra, ma vedi Grecia, Cile, Spagna ecc.) sono pari ai più retrivi di tutto il mondo. Hanno creato l'industrializzazione al nord, ed il sottosviluppo al sud in modo da trovare all'occorrenza la forza lavoro (lavoratori) a basso salario, così facendo hanno creato la disoccupazione e la emigrazione (piaga sociale). Non hanno mai fatto una politica di sviluppo agrario, economico e sociale nè hanno cercato di mandare a scuola migliaia e migliaia di italiani. Non mandarli solamente con l'obbligo, ma questi governi non hanno dato la possibilità economica ed oggettiva ai lavoratori di mandare a scuola i propri figli. Pensate voi come un disoccupato, un lavoratore, un contadino, un emigrato, ecc. potevano mandare i propri figli a scuola con i salari di fame che questi componenti della società percepiscono. In queste condizioni di sottosviluppo si inserisce la famiglia italiana. La donna, che ancora crede alla patria potestà dell'uomo (inculcata nella mente di quest'ultime, da una politica reazionaria e fascista, di tipo patriarcale e conservatore) non ha il coraggio di opporsi all'yomp perchè oggettivaCONTINO A W ?•


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