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CGE sindacale15

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c. g. e. sindacale

a cura del consiglio unitario di fabbrica

NO ALL' ABROGAZIONE DELLA LEGGE SUL DIVORZIO

Dietro sollecitazione di un compagno lavoratore (come da articolo sul giornaletto di fabbrica scorso) ed in generale, tramite discussioni fatte con altri, il consiglio di fabbrica, ritiene giusto e doveroso prendere posizione sull'abrogazione o meno della legge sul divorzio.

Intanto, incominciamo a dire, che su questo tema, il consiglio di fabbrica si dichiara contro l'abrogazione della legge sul divorzio, contro il referendum (che sembra inevitabile) dopo la dichiarazione del segretario della D.C. Fanfani.

Noi, organismo di base, non possiamo non vedere i pericoli che questo referendum arrecherà alla società italiana.

Non crediamo innanzitutto, come lo si vuol far capire da parte di eminenti personalità Democristiane (senza parlare dei fascisti) che questa consultazione dovrà essere portata avanti in modo democratico e civile.

Noi sappiamo benissimo che la destra reazionaria, la D.C. non sono di questo avviso.

Le provocazioni che già sono in atto nel nostro paese (vedi Milano, Catania, Napoli, Cagliari, ecc.) ne sono una chiara dimostrazione.

Ultimamente, le forze armate, la polizia, i carabinieri erano in stato di allarme. E' finchè queste cose le possiamo scrivere, vuol dire che per ora la costituzione è salva, alla destra DC, ai reazionari ed ai fascisti gli è andata male. Perciò è necessaria una continua vigilanza e

mobilitazione.

A quale scontro politico le forze conservatrici e reazionarie vogliono arrivare, è chiaro. La completa distruzione di quel poco di democratico che esiste nel nostro pese, viene messo appunto in pericolo da questo inutile referendum. Vengono tirati fuori i famosi e tristi comitati civici.

Inneggiano alla indissolubilità del matrimonio. Ma come può essere indissolubile un matrimonio senza essere coatto.

Perciò la legge sul divorzio, è una legge civile e democratica, perchè da la possibilità oggettiva a due esseri viventi di ricrearsi una famiglia distrutta, di scegliere la strada più giusta che lui o lei crede. La legge sul divc.-zio appiana molti drammi familiari.

Non solo questo vogliamo puntualizzare, ma vogliamo anche fare un analisi politica degli ultimi decenni della nostra società.

Il popolo italiano, dopo la caduta della monarchia, è venuto a trovarsi con una dittatura fascista, negli ultimi 25 anni, abbiamo avuto al potere la democrazia cristiana. I livelli di sottosviluppo che questi governi hanno dato alla nostra società (non solo la nostra, ma vedi Grecia, Cile, Spagna ecc.) sono pari ai più retrivi di tutto il mondo.

Hanno creato l'industrializzazione al nord, ed il sottosviluppo al sud in modo da trovare all'occorrenza la forza lavoro (lavoratori) a basso salario, così facendo hanno creato la disoccupazione e la emigrazione (piaga sociale). Non hanno mai fatto una politica di sviluppo agrario, economico e sociale nè hanno cercato di mandare a scuola migliaia e migliaia di italiani. Non mandarli solamente con l'obbligo, ma questi governi non hanno dato la possibilità economica ed oggettiva ai lavoratori di mandare a scuola i propri figli. Pensate voi come un disoccupato, un lavoratore, un contadino, un emigrato, ecc. potevano mandare i propri figli a scuola con i salari di fame che questi componenti della società percepiscono.

In queste condizioni di sottosviluppo si inserisce la famiglia italiana. La donna, che ancora crede alla patria potestà dell'uomo (inculcata nella mente di quest'ultime, da una politica reazionaria e fascista, di tipo patriarcale e conservatore) non ha il coraggio di opporsi all'yomp perchè oggettivaCONTINO

marzo 1974
A W ?•

DALLA PRIMA

mente, il sottosviluppo, la mancanza di socializzazione, di poco tempo libero (relegata alle pentole, pantaloni, calze e calzini e via di seguito) la mancanza di un posto di lavoro. Ciò comporta il non dialogo con altre persone, perciò non si evolve socialmente. Qualora lo trovasse, la donna non può esprimere tutta se stessa perchè discriminata dall'uomo, anche se intelligente e colta alla stessa maniera.

Gli uomini, costretti ad emigrare, non hanno la possibilità di avere una vera famiglia (quella che i conservatori ed i fascisti intendono famiglia, forse è questa) di educare i figli, di avere una casa, di lavorare nel suo paese e dare il suo contributo di cittadino e nello stesso contesto politico, si inserisce il referendum italiano.

Con questa consultazione inutile, ci siamo allineati politicamente ai colonnelli Greci e Cileni ed ai governi più reazionari.

Immaginiamo già, la guerra di religione che si è scatenata nelle chiese italiane. Nelle fogne i falsi puritani fascisti, quale politica oltranzista e tracotante portano avanti.

In ultimo, la DC ha ritenuto opportuno fare il referendum sul divorzio; dice che il popolo ha diritto di dire la sua.

Ma questo governo, non si è mai chiesto di fare un referendum sulle condizioni sociali che travagliano il nostro paese?

Un referendum per esempio, sull'aumento dei prezzi, sulle riforme, un referendum sull'emigrazione, sulla disoccupazione, sul potere di acquisto (che è quasi zero) un referendum sulle provocazioni fa-

sciste e sulle organizzazioni che tentano di sovvertire gli ordinamenti democratici ecc. ecc. No! La DC ha ritenuto solo opportuno fare il referendum sul divorzio. Su tutti gli altri problemi, le masse popolari e lavoratrici devono subire e BASTA. Questa è la politica che i passati e l'attuale maggioranza governativa hanno portato e portano avanti, perciò noi la condanniamo con fermezza e determinazione perchè antipopolare, antioperaia. Perciò lo ribadiamo con forza, il referendum, per l'abrogazione del divorzio è un chiaro attacco all'unità sindacale, un chiaro attacco alla costituzione, allo sviluppo economico e sociale del nostro paese. N.B. - Si spendono miliardi per il referendum quando in Italia c'è bisogni di case, ospedali, scuole, asili nido ecc. Questi soldi non si potevano spendere per questo?

I QUATTRO CROCIATI ANTIDIVORZISTI

Il democristiano

Estromesso dal governo, dopo il fallimento del suo tentativo di rilancio del centrodestra (fece a tempo. _ concedere agli USA la base della Maddalena e ad aggravare la crisi economica avallando le 'più stolide misure di Malagodi), si muove oggi 6 110 il suo proclamato principio che « il potere logora chi non lo ha ». Per tornare al governo ha fatto promuovere il «referendum», Dopo il « golpe » cileno, difese nella Direzione democristiana la posizione complice di Frei, criticò la presa di distanze del governo italiano dalla « Giunta » della quale chiese l'immediato riconoscimento. Oggi mira a imporre a tutta la Democrazia cristiana una linea oltranzista, anticomunista e antisocialista, per la liquidazione di ogni politica di riforme e per il ritorno alla prassi economica e politica del « centrismo », appoggiato a destra, sui grandi monopoli e sugli americani. Si serve del «referendum» a questo solo e unico scopo,

11 clericale

Sul « referendum » e sul divorzio ha idee aggressive ma confuse. Ha ammesso, sul « Corriere della Sera », che il «referendum» non gode la unanimità del consensi « neppure fra 1 sacerdoti» e, ovviamente, nella Democrazia cristiana. Sostiene tuttavia che la Indissolubilità del matrimonio è voluta — e quindi deve essere imposta per legge abolendo ogni forma dl divorzio — non solo dal cattolici militanti ma dai laici. Ritiene un « dovere dello Stato » (e accusa il Parlamento di avere tradito questo dove.. re) tutelare i cittadini contro i « pericoli del divorzio », obbligandoli a una indissolubilità coatta, anche in caso di rottura dell'unità familiare. Nel suo odio contro ogni disciplina del matrimonio fallito, Gabrlo Lombardi è giunto a dire che « se ci si vuole cautelare contro i pericoli di rottura dell'unità familiare, il rimedio c'è: non sposatevi ». Il crociato dell'indissolubilità del matrimonio, giunge cosi a predicare di fatto il concubinato e li « libero amore».

Il fantasma

Il nome di Gedda (73 anni), capo dei Comitati civici, Per il referendum ha esordito insultando tutte le famiglie italiane, definendole «anticamera del lupanare e del tribunale». Per i suoi eccessi e per il suo oltranzismo. Papa Giovanni lo aveva messo da parte, considerandolo superato e dannoso. Oggi è tornato a galla, come fantasma del passato, vecchio simbolo di un mondo logorato che si tenta di resuscitare. E' importante sottolineare che almeno ufficialmente l'episcopato se ne vergogna. « Non abbiamo nulla a che fare con i Comitati civici», ha dichiarato il segretario della Conferenza episcopale, mons. Boniceli.

111151iSta Fasciata di professione, da giovane rappresentava i voleri del PNF all'interno di via coll giornali di provincia s del giornale razzista e Il Tevere». Senza mal dimenticare il suo passato « duro » e le sue frasi come «il fascismo io lo porto scritto in fronte », esortò i giovani missini allo « scontra fisico » e contemporaneamente praticò la linea e michelirdana » con estrema spregiudicatezza. Per questo scopo si legò al gruppi clericali di destra, dei Quintali civici, dell'anticomunismo professionale, dei residui dei partito monarchico. Si proclama, ovviamente, amico dei « colonnelli », ovunque stiano, in Grecia come in Cile. In nome della garanzia che dà .agli eversivi. Oggi, bene» sposato due volte (uno dei matrimoni se l'è fatto annullare), è uno degli alfieri della campaLa per la abolizione dei divorzio.

Questo è II fac-simile cieli* scheda per il referendum. Si trota segnando la croce sul quadratine di destra recante il o no.. Nella parte superiore della scheda, che qui appare punteggiata, apparirà la un'Ambii dicitura: «Volete eh* sia abrogata la logge 1 dicembre 1970 n. 898 del titolo "Disciplina del casi di scioglimento del matrimonio "? e.

Tutto quello che è indispensabile sapere

Come, quando, perchè, bisogna votare <no»

REFERENDUM

Questa parola, che viene dal latino, vuol dire: voto popolare, giudizio popolare. E' un modo, previsto dalla Costituzione, attraversp il quale i cittadini italiani possono intervenire direttamente, attraverso una specifica votazione, per modificare le leggi dello Stato: sia c creando » una legge nuova (cioè votando su una legge nuova proposta da almeno mezzo milione di cittadini); sia abolendo una legge già esistente. Il modo in cui si esercita il referendum è previsto dalla legge n. 352 del 25 maggio 1970.

ABROGAZIONE

Anche questa parola è di origine latina. Significa: annullare, revocare, abolire una legge già esistente. Referendum abrogativo significa dunque: voto popolare per annullare (abolire) una legge già esistente. E' esattamente il caso del cosiddetto c referendum sul divorzio ».

SU COSA SI VOTA

Il referendum che si svolge in Italia il 12 maggio è un c referendum abrogativo ». Si vota, cioè, sulla proposta di annullare una legge già esistente. Si tratta della legge n. 898 dell'i dicembre 1970, che ha introdotto tre anni fa in Italia la possibilità di divorziare in alcuni casi limitati e particolari.

COME r NATA LA LEGGE CHE VOGLIONO ABROGARE

La legge che ha introdotto in Italia, tre anni fa, alcune limitate possibilità di divorziare è stata votata dalla maggioranza del Parlamento. Hanno votato a favore della legge PCI, PSIUP. PSI, PSDI, PRI e PLI. Hanno votata contro la legge la DC, il MSI e i monarchici.

CHI CHIEDE L'ABROGAZIONE

La richiesta ,del referendum per annullare la già esistente legge sul divorzio è stata avanzata formaltnente da un comitato presieduto dal clericale Gabrio Lombardi. Questo comitato si è rivelato cubi":': to espressione di forse politiche e cielicali legate a interessi -economici e di dm-se reazionari. La sua proposta ha ricevuto subito la solidarietà dei Comitati Civici di Gedda e dell'ex-presidente del Consiglio del •governo di centro-destra, Andreotti. Anche i fascisti hanno accolto con grande favore la richiesta di refe- ' rendum: il massacratore Almirante spera infatti che un'eventuale maggioranza di c sì possa servire al partito neofascista per entrare nell'area governativa. Il modo strumentale in cui clericali e fascisti hanno chiesto il referendum è dimostrato dal fatto che la richiesta è stata

avanzata appena sei mesi dopo che il Parlamento aveva votato la legge sul divorzio: quando, dunque, non era nemme-no possibile 'valutare quali effetti avesse avuto.

PERCHE' SI VOTA NO

Pubblichiamo sopra un fac-simile della scheda che servirà a votare il 12 maggio. Contiene questa domanda- < Volete che sia abrogata la legge dell'i dicembre 1970, n. 898: disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio? a. Quanta domanda significa: volete annullare, abolire la legge già esistente da tre anni che consente, a chine ha diritto e necessità. di divorziare? E evidente che la risposta deve essere NO. Per dire NO — e per conservare, cioè, l'attuale legge sul divorzio — basta tracciare un segno a matita•aul NO che è stampato sulla schede.-

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Ogni tanto parlare un pò di etica sociale non guasta

Un vespaio! l'inquadramento unico. Raramente capitano nella vita di ognuno di noi momenti di verità come quando siamo toccati al livello del portafoglio. E' l'unico livello sul quale non ci sono contestazioni e tutti quanti concordiamo perfettamente. E' semplicemente in questi tragici momenti che vi è una autentica estrinsecazione dei valori negativi e positivi della personalità umana ed allora viene fuori tutta la gamma delle reazioni che vanno dal pianto, all'invidia, alle considerazioni aberranti sulla società ai paragoni di carattere personale e perciò sempre meschini, alla rassegnazione, alla considerazione onesta (e perchè no?) di essere stati collocati nel livello giusto ed infine quelli che hanno usato i capi come degli autentici lecca-lecca e che con grande loro imbarazzo si trolati, beffeggiati, denigrati, con milvano in un livello che non spetterebbe neanche dopo 100 anni di

permanenza in C.G.E. Questi sono le autentiche vittime di una tale situazione aberrante, voluta esclusivamente dalla direzione (sembrerebbe ovvio sapere questo, ma con tanti ignoranti in giro che coinvolgono il C.d.F. in una campagna denigratoria per un problema che riguarda quelli che stanno in alto, è meglio ripetersi fino alla nausea), ed a loro vanno le nostre sincerissime parole di conforto. Non vogliamo essere nei loro panni. Interpelle assillanti richieste che riguardano il metodo adottato per avere dai loro capi questa immensa considerazione e conseguente assegnazione di un livello adeguato. Vorremmo tanto aiutarli ad essere inseriti in un qualche livello inferiore per risparmiare loro simili umiliazioni e tante amarezze, ma come dicevo prima noi del C.d.F. non possiamo influire minimamente su cose già sancite dalla direzione, alla quale va il nostro ringraziamento

per l'indicazione ben precisa che ci ha dato e sulla quale possiamo fare sempre riferimento. Inoltre sinceramente ci aspettiamo per il futuro, un'adesione più spontanea e fattiva da parte di tutti quelli che giustamente in questa occasione hanno portato in C.d.F. il segno tangibile del loro malumore, nei confronti della direzione, in occasione di future immancabili battaglie. Comunque se lo scopo della direzione era quello di dividerci, si è ancora una volta sbagliata. Anche se parecchi sono stati inquadrati nei livelli a loro giustamente spettanti, le forze d'urto dei lavoratori non hanno perso niente del loro mordente e questo lo vedranno appunto in aprile, quando tutti i casi più macroscopici e meno macroscopici verranno discussi e definiti con tutti i mezzi possibili a nostra disposizione. Una cosa è certa, che con i padroni ed alti dirigenti, non si ha mai il tempo di annoiarsi, bontà loro!

La logica padronale

Se si vogliono ter- debbono ridurmi le aiutarmi a compemare i licenzia- tasse per.... rare nuove macmenti.... Chine....

che faranno aumentare la produzione....

più moderne ed con merlo lavoratori occupati !

CRISI MONETARIA
(dis. di Melanton)

Cronaca di una lotta

Si è concluso vittoriosamente il 28 febbraio l'agitazione del centro di calcolo dopo quasi un mese di sicoperi. La lotta era nata da un motivo specifico: un lavoratore che non era affatto incapace era stato allontanato 5 giorni prima della prova. Il fatto aveva indignato tutti. Però discutendo quel fatto è nata una presa di coscienza più generale: ci siamo resi conto che i meccanismi che avevano « espulso » quel compagno di lavoro, erano gli stessi che sgretolavano noi giorno per giorno. Così dal caso singolo siamo risaliti a mettere in discussione questi meccanismi.

LE CONDIZIONI DI LAVORO NEL CENTRO

Le condizioni peggiori erano

quelle degli operatori: tenuti a lavorare su tre turni, con salto dei pasti a tutto spiano, per sette giorni alla settimana, sabato e domenica compresi. I capi sono sempre riusciti a far loro sopportare queste condizioni facendo balenare sotto agli occhi la carotina del passaggio alla programmazione, dividendoli costantemente con la minaccia a uno, il ricatto a un altro e . 1a promessa a un terzo, facendoli cinicamente litigare fra di loro per Impedirne l'unione.

Lo stesso modo disinvolto e cinico di usare le persone valeva per tutti gli altri lavoratori: le perforatrici son sempre state costrette a fare i salti mortali e gli straordinari per coprire tutte le deficienze organizzative dalla ditta, ma senza mai avere alcun riconoscimento:

nè aumenti, nè possibilità di passare a lavori più interessanti, nè passaggi di categoria (solo l'accordo del 1 le ha fatte uscire dal ghetto della 4").

I programmatori, il cui lavoro si è andato sempre più dequalificando e percellizzando, mai messi in grado di affrontare lavori complessi, mai aggiornati professionalmente. I nostri capi si sono spesso sciacquati la bocca con la parola responsabilizzazione; ma questa « responsabilizzazione » significava solo il fare straordinari al sabato o fermarsi qualche oretta la sera. In più si era presa l'abitudine di ricorrere ad appalti esterni per lavori di programmazione, impoverendo ancora di più il lavoro dei programmatori e riducendo l'occupazione.

Lo stesso discorso vale anche CONTINUA IN 6.

( BENISSIMO, \ CHIAMATE LA CELERE!

COSA DICONO GLI OPERAI?
SIGNOR MINISTRO, DICONO CI-IE LE LORO G-1115rE St DEVONO ESSERE SODDIS, FATE CELERMENTE.

Ogni tanto parlare un pò di etica sociale non guasta

Un vespaio! l'inquadramento unico. Raramente capitano nella vita di ognuno di noi momenti di verità come quando siamo toccati al livello del portafoglio. E' l'unico livello sul quale non ci sono contestazioni e tutti quanti concordiamo perfettamente. E' semplicemente in questi tragici momenti che vi è una autentica estrinsecazione dei valori negativi e positivi della personalità umana ed allora viene fuori tutta la gamma delle reazioni che vanno dal pianto, all'invidia, alle considerazioni aberranti sulla società ai paragoni di carattere personale e perciò sempre meschini, alla rassegnazione, alla considerazione onesta (e perchè no?) di essere stati collocati nel livello giusto ed infine quelli che hanno usato i capi come degli autentici lecca-lecca e che con grande loro imbarazzo si trolati, beffeggiati, denigrati, con milvano in un livello che non spetterebbe neanche dopo 100 anni di

permanenza in C.G.E. Questi sono le autentiche vittime di una tale situazione aberrante, voluta esclusivamente dalla direzione (sembrerebbe ovvio sapere questo, ma con tanti ignoranti in giro che coinvolgono il C.d.F. in una campagna denigratoria per un problema che riguarda quelli che stanno in alto, è meglio ripetersi fino alla nausea), ed a loro vanno le nostre sincerissime parole di conforto. Non vogliamo essere nei loro panni, Interpelle assillanti richieste che riguardano il metodo adottato per avere dai loro capi questa immensa considerazione e conseguente assegnazione di un livello adeguato. Vorremmo tanto aiutarli ad essere inseriti in un qualche livello inferiore per risparmiare loro simili umiliazioni e tante amarezze, ma come dicevo prima noi del C.d.F. non possiamo influire minimamente su cose già sancite dalla direzione, alla quale va il nostro ringraziamento

per l'indicazione ben precisa che ci ha dato e sulla quale possiamo fare sempre riferimento. Inoltre sinceramente ci aspettiamo per il futuro, un'adesione più spontanea e fattiva da parte di tutti quelli che giustamente in questa occasione hanno portato in C.d.F. il segno tangibile del loro malumore, nei confronti della direzione, in occasione di future immancabili battaglie. Comunque se lo scopo della direzione era quello di dividerci, si è ancora una volta sbagliata. Anche se parecchi sono stati inquadrati nei livelli a loro giustamente spettanti, le forze d'urto dei lavoratori non hanno perso niente del loro mordente e questo lo vedranno appunto in aprile, quando tutti i casi più macroscopici e meno macroscopici verranno discussi e definiti con tutti i mezzi possibili a nostra disposizione. Una cosa è certa, che con i padroni ed alti dirigenti, non si ha mai il tempo di annoiarsi, bontà loro!

La ogica padronale

Se si vogliono fermare i licenziamenti...,

debbono ridurmi le aiutarmi a competasse per.... rare nuove macchine....

che faranno aupiù moderne ed mentare la produefticenti.... con merlo lavoratori occupati !

CRISI MONETARIA
(dis. Melanton)

DALLA QUINTA

per tutte le altre persone da cui i nostri capi hanno preso molto, ma a cui hanno dato solo aria fritta.

In poche parole abbiamo lottato non tanto per il lavoratore licenziato, quanto soprattutto per noi, e questo lo diciamo anche perchè non si senta in debito. Se mai siamo ,noi forse, a dover ringraziare lui, perchè il suo caso è stato come il bubbone che rivela la malattia dell'organismo.

TATTICHE DEI CAPI

All'inizio i capi non l'hanno presa molto sul serio; abituati da sempre a manovrare le persone, si sono subito messi all'opera. Il tentativo però questa volta è fallito e hanno ottenuto solo di fare arrabbiare di più i lavoratori.

Hanno provocato allora a giocare sull'attesa, prevedendo che la gente si sarebbe stancata da _sè, che il fronte sarebbe stato spezzato dal clima di maldicenza, di diffidenza e di litigio che ha sempre regnato nel centro; invece, di giorno in giorno, discutendo collettivamente sui nostri problemi, i pettegolezzi e le maldicenze reciproche

si sono dissolti e sono prevalsi i legami di solidarietà tra i lavoratori.

Hanno tentato, infine, di mettere i lavoratori dell'Info contro gli altri, minacciando di non fare le paghe, e questo ha sortito l'effetto contrario, di far chiarire meglio a tutte le fabbriche del gruppo i motivi della lotta e le condizioni di lavoro del centro di calcolo.

L'ACCORDO RAGGIUNTO

Alla fine hanno dovuto venire a patti:

il lavoratore è stato riassunto, e questa è una conquista sindacale di grandissima importanza. Ciò significa che anche il lavoratore in prova ha dei diritti sindacali uguali agli altri lavoratori, e che la direzione non può usare la prova per verificare l'ossequienza ' il ervilismo delle persone, ma solo per giudicarne la capacità professionale.

Il lavoro domenicale è stato abolito, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori a un intervallo di 40 minuti all'interno di un turno di 8 ore, è stato potenziato il numero degli operatori.

Si è riconosciuto il diritto Ter gli operatori di partecipare ai

corsi di programmazione dopo 6 mesi, il diritto alla mobilità interna, il diritto dei programmatori all'aggiornamento professionale.

Si è riconosciuto per operatori e perforatrici il diritto di avere in ogni modo un'altra sistemazione dopo tre o quattro anni di permanenza nella mansione.

Sono stati risolti alcuni problemi di categoria del centro; è stato concesso il 4' livello a tutte le perforatrici con 12 mesi di anzianità, il 5' livello a tutti gli operatori con 8 mesi.

Sono stati aboliti tutti gli appalti di manodopera esterna.

PER CONCLUDERE

Pur potendo trarre un bilancio positivo da questa lotta, non crediamo di aver chiuso ancora il discorso: restano da risolvere ancora parecchi problemi: problemi di categorie, problemi di mensa ecc.

L'importante è che i lavoratori abbiano preso coscienza della loro forza e compattezza, il resto sarà una conseguenza logica di questo processo; i nodi onn potranno che venire al pettine.

All'Info è cessata l'epoca dell'arbitrio assoluto; da oggi i capi hanno un po' meno potere lavoratori ne hanno un po' di più.

FitkArie) erizr) 446'F!Az) LAVORO PER vIVERE

Cronaca di una lotta

Si è concluso vittoriosamente il 28 febbraio l'agitazione del centro di calcolo dopo quasi un mese di sicoperi. La lotta era nata da un motivo specifico: un lavoratore che non era affatto incapace era stato allontanato 5 giorni prima della prova. II fatto aveva indignato tutti. Però discutendo quel fatto è nata una presa di coscienza più generale: ci siamo resi conto che i meccanismi che avevano « espulso » quel compagno di lavoro, erano gli stessi che sgretolavano noi giorno per giorno. Così dal caso singolo siamo risaliti a mettere in discussione questi meccanismi.

LE CONDIZIONI DI LAVORO NEL CENTRO

Le condizioni peggiori erano

quelle degli operatori: tenuti a lavorare su tre turni, con salto dei pasti a tutto spiano, per sette giorni alla settimana, sabato e domenica compresi. I capi sono sempre riusciti a far loro sopportare queste condizioni facendo balenare sotto agli occhi la carotina del passaggio alla programmazione, dividendoli costantemente con la minaccia a uno, il ricatto a un altro e . la promessa a un terzo, facendoli cinicamente litigare fra di loro per Impedirne l'unione.

Lo stesso modo disinvolto e cinico di usare le persone valeva per tutti gli altri lavoratori: le perforatrici son sempre state costrette a fare i salti mortali e gli straordinari per coprire tutte le deficienze organizzative dalla ditta, ma senza mai avere alcun riconoscimento:

nè aumenti, nè possibilità di passare a lavori più interessanti, nè passaggi di categoria (solo l'accordo del 1 le ha fatte uscire dal ghetto della 4') .

I programmatori, il cui lavoro si è andato sempre più dequalificando e percellizzando, mai messi in grado di affrontare lavori complessi, mai aggiornati professionalmente. I nostri capi si sono spesso sciacquati la bocca con la parola responsabilizzazione; ma questa « responsabilizzazione » significava solo il fare straordinari al sabato o fermarsi qualche oretta la sera. In più si era presa l'abitudine di ricorrere ad appalti esterni per lavori di programmazione, impoverendo ancora di più il lavoro dei programmatori e riducendo l'occupazione.

Lo stesso discorso vale anche CONTINUA IN 6'

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BENISSIMO, CHIAMATE LA CELERE!
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RIFLESSIONI SUL DIVORZIO

1) CONTRATTO NEL MATRIMONIO

Il matrimonio come il divorzio non possono essere considerati come affari personali dei singoli cittadini, nei quali non rimarrebbero valide altre leggi che quelle morali e religiose che ne sanciscono l'indissolubilità, ma vengono ad inserirsi in una compagine sociale, in misura tale che ogni popolo ne ha promulgato leggi sia in un caso che nell'altro.

Ammettiamo l'ipotesi che tutti coloro che reclamano il divorzio siano dei poveri innocenti, resi infelici da una cruda fatalità, chi ha un chiaro ed equilibrato concetto de; bene sociale non può discutere leggi fondamentali come quelle della famiglia, in mase al riscontro dell'infelicità del singolo; come il progetto Fortuna vuole analizzare: gli stati penosi, dovuti a fattori personali, di immaturità psicologica, Che si esprime attraverso Finadattabilità, l'intolleranza e le superficialità, credendo in un secondo matrimonio la soluzione radicale del problema.

Non solo il divorzio non risana la situazione del matrimonio, ma, escluso alcuni casi, ha incrementato l'instabilità, sia nel contrarre un legame già precario in partenza, sìa nel disgregare la famiglia ivi compresi i figli; arrivando non a

una forma di risarcimento dei danni al coniuge innocente, ma bensì un salvacondotto al coniuge malvagio.

Un'altra constatazione che il divorzio presenta, è il non aver superato la piaga a fatti criminosi, infedeltà, crudeltà e delitti passionali; ai coniugi l'alternativa di rifarsi una vita, per i figli degli esseri disorientati, psicologicamente complessati, degli esseri asociali, in numero sempre maggiore, in quanto non fosse imputabile alla mancanza del divorzio.

2) ASPETTI GIURIDICI

i Il diritto di famiglia è di attualità come il diritto delle persone. Ciò è po3itivo perchè denota un risveglio di interessi per i valori ideali della vita e della persona umana. Lo stesso fermento di riforma è indice di una sensibilità morale e consapevolezza che la famiglia è il vero punto focale di incontro tra individuo e società, tanto che nel processo di trasformazione della società e nella ricerca di nuove dimensioni dell'uomo sì avverte l'esigenza di conferire all'istituto familiare' un assetto più adatto ai nostri giorni. Si parla molto di crisi della famiglia, il fenomeno è reale ma non ci deve meravigliare, giacche tutta la vita dell'uomo moderno nelle sue manifestazioni più diverse è in crisi; l'uomo ha smarrito

Risposta del Consiglio di Fabbrica

L'autore di questa lunga lettera a quanto ci risulta è appunto una di quelle persone che a sentono il fascino effimero di un benessere edonistico a: infatti in tutte le lotte per risolvere problemi dei lavoratoti, in tutte le battaglie civili e sociali che conduciamo da anni. dovunque ci sia da dare un impegno personale e da fare un a sacrificio a per gli altri, non l'abbiamo mai visto al nostro fianco, ma se mai dall'altra parte, da quella dei padroni, dell'egoismo personale.

Non ci stupiamo: era così impe-

gnato a fare « sacrifici a e battaglie sociali nella famiglia, che arrivato in fabbrica dimenticava tutto l'impegno e agiva « pro domo sua a, per parlare difficile come lui, cioè si faceva i suoi comodi.

Comunque la lettera è interessante perchè riecheggia i principali slogan inventati dai manovratori del referendum: i Crociati di questa guerra santa dicono che la legge Fortuna (Legge del nostro Stato se non le spiace, e non a progetto a, signor lavoratore del Dae) distrugge la famiglia italiana, questa bella CONTINUA IN

se stesso e deve ritrovarsi nella realtà nuova e migliore che ha faticosamente acquistato; esiste in ciò, una crisi di progresso.

L'individuo ha acquistato in questi ultimi anni attraverso nuove esperienze, una maggiore coscienza del suo valore umano, una maggiore sensibilità per i valori della propria vita. Proteso però in questa avventura più umana e nobile, l'individuo ha perso l'equilibrio della realtà che lo circonda, ed ha valicato qua ei la i confini di una esigenza armonica della sua vita con quella degli altri, con la società, ecc.

La civiltà del progresso economico ha cooperato in parte a far sentire all'individuo il fascino effimero di un benessere edonistico, pagato al minor prezzo possibile, fondato sulla ricerca dei legami umani dell'aspetto di un immediato piacere e sul rifiuto del senso di sacrificio.

Mi auguro a nuove riforme legii•lative per trovare una soluzione risanamento dell'istituto familiare sperando da parte nostra una sempre più cosciente sensibilità ai doveri che la famiglia comporta, auspicando ai giovani prossimi al matrimonio, una maggiore preparazione e senso di responsabilità.

Un Lavoratore del dipartimento apparecchi elettromeccanici

POSTA DAI REPARTI POSTA DAI REPARTI
SZI BRAVO LEI SIRRDA,.... FA RFts. A PIEDI MOLTA

famigliola sempre sorridente e unita che vediamo nei Caroselli.

Considerazioni:

La Legge Fortuna consente il divorzio in modo molto restrittivo, quando l'unità familiare è già distrutta e non più ricostruibile.

P. es. per ergastolo o galera oltre i 15 anni, oppure quando i coniugi sono già separati legalmente da almeno 5 anni. Non è certo il divorzio stile Las Vegas!

Il divorzio esiste già da un pezzo in Italia, ha possibilità assai più estese, e si chiama Sacra Rota: per fare un esempio il marito aveva detto di essere in possesso di laurea mentre era solo un maestro elementare: il matrimonio è stato annullato dalla S.R. perchè la moglie ha dimostrato che lei voleva sposare un laureato!

Su motivi così seri è chiaro che tutti i matrimoni italiani potrebbero essere nulli. Però dietro il motivo cretino c'erano un po' di soldi... Dunque, divorzio sì, ma per i ricchi.

L'autore della lettera dubita che chi ha alle spalle una famiglia distrutta sia in grado di ricostruirsene una sana. Padronissimo di dubitare, ma non è padrone di togliere a chi si trova in queste condizioni il diritto di lottare.

Inoltre parla di innocenti e malvagi come i racconti per bambini.

E' un po' semplicistico. Ma accettando la questione in questi termini, magari è proprio il « malvagio » ad accettare una situazione familiare insostenibile, ma che lui trova comoda, ed è l'innocente a volervi mettere fine.

Gli ispiratori di questa crociata per la salvezza della famiglia sono gli stessi che hanno sempre trovato comodo favorire l'emigrazione all'estero, separando e distruggendo migliaia di famiglie (ricordiamo ancora la frase di De Gasperi: « Italiani imparate le lingue e viaggiate •).

Sempre gli stessi, anzichè affrontare i problemi dello squilibrio Nord-Sud, han creato intorno alle metropoli industriali come Torino o Milano quegli immensi e disumani rhPtti che snnn fabbriche vere e proprie di disadattati sociali.

Sono credibili queste persone quando fanno i difensori della famiglia?

Quanto al fatto che il matrimonio sia un impegno, un rapporto da costruire con sacrificio ne siamo certo più convinti noi che certi alfieri del referendum che dopo essersi sciacquati la bocca col « sacrificio », I'« impegno », la « consapevolezza «, i « rapporti umani • magari vedono il matrimonio come una donna che lustra la casa e tira su i bambini e uomo che va al lavoro e passa le serate al bar.

Per concludere: i nostri crociati cercano di centrare la battaglia sulla famiglia e sulla religione mentre il loro scopo non riguarda nè la famiglia nè la religione (di cui ai fascisti non importa gran che).

Il loro scopo è dare un giro di vite alla libertà dell'individuo, far fare un passo indietro nella storia al nostro Paese, aumentare la dipendenza del nostro Stato dalle gerarchie ecclesiastiche.

la Commissione Stampa del C.d.F.

Indissolubilità ? .

NON E' UNA COSA SERIA (PIRANDELLO) '

OVVERO ENNESIMO COLPO

DI STATO SUDAMERICANO IN C.G.E.

Cambiamenti in vista. Al vertice. In C.G.E. novità assoluta. Si fa per dire. Attenzione. Incominciamo! (come nei pagliacci). Altra girandola di sigle. In pochi anni che sono in C.G.E. ne ho viste cambiare centomila. Immagino quante ne avrano viste quelli che in C.G.E. ci sono quasi nati. Dae - ScrackBlack - Frac - Smash - Patatrac e Dac - Stress - Bla - Bla - Bla - Kaiser - Flash - Zacchete. Non è una ditta ma un fumetto. Nuove sigle elaborate dopo tantissimo penare e spremere le meningi fino a fumare per lo sforzo orrendo. Però non sono riuscito ancora a stabilire in modo definitivo se i capi cambiano in seguito al cambiamento delle sigle o se cambiano le sigle in seguito al cambiamento dei capi.

Cercherò di spiegarmi meglio (come è tutto complicato, San Gemebondo!). Io credo a mio modestissimo parere e dopo intensi studi (anche a me fuma il cervello, ma noi proletari non possiamo permetterci il lusso di far fumare le meningi, costa troppo), che la dinamica di questi cambiamenti avvenga in tal modo: una mattina qualsiasi (prestissimo) un dirigente di medio livello ma di grande ambizione ed in concorrenza ,spietata con altri colleghi, si presenta con una cartella stretta fra le mani, gelosamente custodita come un gran tesoro, con dentro tutte quelle sigle elaborate dopo una notte passata completamente in bianco ed abbondanti sudate (sigle che ovviamente non vogliono dire un bel fico molto secco ed ecco giu-' stificato i! titolo di testa), la schiaffa trionfante sotto il naso infastidito degli altri arrivati leggermente in ritardo mostrando loro il frutto di tanta fatica ed automati; camente diventa capo del momento e se mi permettete una squisita finezza i francesi direbbero • pour l'espace d'un matin «, in attesa che in un futuro a breve scadenza un altro più furbo e più svelto potrà scalzarlo dal suo piedistallo (sono delle autentiche statue degne rappresentanti della iniziativa privata), con altri simboli settoriali an-

.
Con questa " ROTA „ puoi fare ciò che vuoi
La sacra rota di scorta

cora più originali come Dae-Parapapà e Dac-Perepepè.

Ma in quanto ad interessarsi dei problemi che assillano veramente la fabbrica e di conseguenza tutti noi, neanche a parlarne, presi come sono nella spirale della corsa al potere ed organizzandosi in cosche che non hanno niente da invidiare quelle mafiose (lo scrittore L. Sciascia ed il regista D. Damiani non c'entrano) od al massimo andando in giro a raccontare qualche barzelletta infinitamente oscena e volgare (sempre le medesime), ad uso e consuma della piccola corte che li attornia costretta suo malgrado a sorridere per compiacere i presuntuosi caporioni, barzellettisti da 500.000 lire in su al mese.

Ed infine si assiste allo squallido

spettacolo di tutti i tirapiedi che portano la buona novella del nuovo organigramma ufficio per ufficio con una enfasi, una sicumera con delle squisite disquisizioni che non spigano un cavolo a cappuccio di niente. A questo punto rimane come sempre l'operaio o chi pur ricoprendo un ruolo diverso nell'organizzazione della fabbrica si sente ugualmente tale, a portare avanti l'autentica civile battaglia sociale, la produzione e tutto quello che di serio esiste in C.G.E. Del resto questi cambiamenti presuppongono sempre qualcosa di poco chiaro ed il pericolo che qualche reparto vara a pallino (anche se riceveremo come avviene sempre, delle assicurazioni in alto loco, che nulla sarà toccato). Ovviamente l'ipotetico generale spodestato

viene mandato a comandare un qualche altro dipartimento anche se tale posto rappresenta l'autentica anticamera del definitivo defenestramento. Ma non è di questi personaggi che noi dobbiamo preoccuparci; perchè anche se cadono da molto alto, trovano sempre ad accoglierli ed attutire il loro impatto, un bel mucchietto di milioni. Ma è di noi che ci preoccupiamo dal momento che non si può minimamente contare sulla sensibilità non dico umana, ma almeno sociale dei padroni ed alti dirigenti, per la conservazione del nostro posto di lavoro e di conseguenza per la salvaguardia stessa della nostra esistenza, dell'avvenire e della dignità.

DAL CONSIGLIO DI FABBRICA

COTTIMO IN C.G.E.

OBIETTIVO

Visto che l'eliminazione del cottimo è prematura, anche se questa è la direzione in cui andiamo

Il C.d.F. per mezzo di una commissione tecnica persegue l'obiettivo di ridurre il ritmo di lavoro esistente nella fabbrica apparecchi, fino ad arrivare a ritmi meno pesanti.

Nei nostri due dipartimenti pur avendo lo stesso padrone vi sono realtà molto diverse.

Mentre per l'elettronica il raggiungimento del cottimo significa quasi sempre lavorare normale, nella fabbrica apparecchi bisogna » fa andà i man » a ventaglio, correre, trottare. In certi centri nqn si riesce a capire chi è la macchina.

DUELLO CHE SI E' FATTO FINORA

Si sono informati i lavoratori dei diritti acquisiti mediante scioperi accordi con la direzione, che garantiscono a tutti un guadagno medio del 133 lavorando ad un ritr.-,o medio, usando tutti gli strumenti a disposizione (es. bolle gialle, assestamenti, verifica dei tempi ecc.) in questo senso si sono fatte delle assemblee di reparto, ed è uscito un 1' documento riguardante l'uso delle bolle gialle.

Perciò non dobbiamo avere vergogna o timore nel chiedere la bolla gialla è un diritto che ci siamo conquistati con la lotta e dobbiamo usarlo fino in fondo.

Se un capo reparto non volesse darvi la bolla gialla, non fate altro che chiamare il membro di turno il delegato di reparto.

SITUAZIONE ATTUALE

La commissione cottimo ha iniziato ad esaminare i tempi e i metodi di lavoro al reparto NONNI centro commutatori ed ha già chie-

sto un incontro con la direzione per risolvere il problema di quel centro.

Pian piano faremo anche gli altri centri. Certo è un lavoro faticoso e lungo, ma riusciremo tutti insieme a togliere le beghe che ci sono In certi centri.

INDICAZIONI

Per un rapido e buon lavoro con conseguente risultato positivo, è necessario che tutti i lavoratori interessati meglio se appartenenti allo stesso centro facciano avere ai propri delegati di reparto tutte le bolle da contestare con il relativo cedolino di cottimo che alla fine del mese il segretario di reparto è obbligato a consegnare.

Un Lavoratore Se un basso salario ti impedisce di sposarti, dovresti ringraziarmi... (da U.E News USA) Guarda... sta misurando i nostri tempi con il cronometro che usano nelle cor se del cavalli...

Solidarietà con il popolo spagnolo

LA GARROTA DEL BOIA FRANCO

H1► ANCORA ASSASSINATO

Il C.d.F. esprime tutta la solidarietà dei lavoratori della CGE al popolo spagnolo sfruttato, torturato, e privato dei suoi diritti da una dittatura Fascista.

Siamo convinti d'altronde che il ricorso sempre più frequente all'assassinio politico come metodo di governo, al terrorismo continuo

siano segni non di forza, ma di debolezza della dittatura Franchista sempre più isolata nel paese e attaccata non più solo dalle forze

operaie, ma anche da quelle studentesche, dal separatismo basco, e da esponenti cattolici sempre più numerosi.

CITTÀ DEL MESSICO — Gli studenti universitari della capitale messicana hanno dato vita a una grande manifestazione di solidarietà con il popolo spagnolo. NELLA FOTO: davanti agli uffici della rappresentanza spagnola una scena che si richiama alla tragica morte di Salvador Puig Antich assassinato con la « garrotta ».

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