Milano - Novembre 1955
Redazione: Corso lodi, 58
Una copia L. 15.-
Abbonam. sostenitore L. 300 M N
PERIODICO DEI LAVORATORI DELL'„0. M." - MILANO
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Milano - Novembre 1955
Redazione: Corso lodi, 58
Una copia L. 15.-
Abbonam. sostenitore L. 300 M N
t'alletta
... e non poco ci sorprende, il fatto che la C.1. abbia avanzato delle richieste c'i aumento salariale, dato che la O.M. è la fabbrica che paga più bene di tutte...
Così, in un volantino messo nelle buste paga, la Direzione rispondeva ad una richiesta di aumento salariale, avanzata l'anno scorso. Vogliamo, per carità di patria, prendere per buona l'affermazione della Direzione e passare ad esaminare la nostra paga.
Prendiamo a caso un operaio che lavori a cottimo e che riesca a guadagnare 250 lire orarie.
Questi, avrà facendo 48 ore settimanali, in un mese, lire 50.000 circa, alle quali aggiugiamo, per moglie e un figlio a carico, gli assegni familiari, i quali faranno realizzare in un mese, un totale di lire 57.000, circa.
Da quest'ultima somma, occorre detrarre lire 5.000 tra affitto, luce e gas ( come minimo) e altre lire 5000 per indumenti indispensabili, rimarrebbero lire 47.000 che divise per 30 giorni e poi ancora per 3 persone, danno da spendere le 522 per persona.
Questo lavoratore che ha « la fortuna » di lavorare nella fabbrica che paga più bene di tutte a Milano, può spendere in un giorno ( come si vede) lire 522.
Il suo regime di vita, non può essere che il seguente:
— Alzarsi da letto ed andare a lavoro; lavorare ( molto) mangiare ( poco) bere ( acqua ). Alla sera, uscire dal lavoro, andare a casa diritto, cenare( pasto leggero per poter dormire), fumare (niente perchè fa male).
Il cinema, il bar, l'osteria, gli sono sconsigliati perchè ambienti di vizio e di peccato. Andrà a fare le ferie al « lago delle Vergi• ni e dell'Idroscalo.
Il progresso ha dato all'uomo tante cose; la casa moderna, la radio, la televisione, l'aspirapolvere, i! frigorifero, il lavabiancheria, la lavapiatti, la moto, l'automobile ecc. oltre le quali poi, c'è il mondo da vedere e da conoscere.
Come può l'uomo essere soddisfatto se non riesce nemmeno a godere quello che egli stesso produce, mentre invece, chi gode i frutti della sua fatica sono quei pochi che gli negano tutto? Ora, arriva l'inverno, necessita la legna e il carbone, il figlio deve andare a scuola, occorrono delle
La Commissione Parlamentare d'Inchiesta all'O. M. di Milano.
Finalmente i lavoratori della O.M. potranno raccontare alla Commissione parlamentare d'inchiesta, come stanno le cose nella fabbrica. Questa Commissione, è stata creata dal Parlamento Italiano affinchè svolga un'inchiesta sulle condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche italiane, per accertare che le leggi e i contratti di lavoro, siano rispettati ed applicati.
Molto lavoro avrà da sbrigare alla O.M. la Commissione d'inchiesta ,affinchè tutte le illegalità commesse dalla Direzione ritornino di attualità, dinanzi ad essa. Verranno rievocate le sospensioni inflitte, le proibizioni, le minaccie alle libertà di voto nelle elezioni per la COMMISSIONE INTERNA, il premio anti-sciopero, le discriminazioni, il campo di concentramento privato, l'illegale rapporto di lavoro delle imprese, ecc.
Così, non solo il Parlamento sarà informato di come si vive dentro le fabbriche, ma tutto il Paese. La inchiesta confermerà che per fare andar bene le cose in Italia, occorre anzitutto cambiare i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori.
Questa notizia ci è giunta da persona per informata, vicina al Parlamento. Invitiamo tutti i lavoratori, a collaborare con la nostra Redazione, scrivendo in : Corso Lodi 58 - Milano - denunciando tutti i soprusi eventualmente ricevuti ; multe, tagli di cottimi, ecc. Queste denuncie serviranno di base alla Commissione Parlamentare d'inchiesta, per porre fine alla dura situazione della nostra fabbrica.
buone scarpe, il paletò, delle maglie pesanti e buona nutrizione. Tutto questo, dovrebbe essere assicurato con le L. 522 - al giorno.
Confermato dal Ministero del Lavoro che D'indennità mensa è parte della retribuzione
A Roma, nei giorni 15 e 16 novembre, hanno avuto lucgo le annunciate riunioni tra le tre Organizzazioni Sindacali con la Confindustria, per l'esame della vertenza in corso, relativa al riconoscimento del computo della indennità mancata mensa su tutti gli istituti contrattuali.
La delegazione delle CG IL ha ribadito il proprio punto di vista, secondo il quale, in applicazione della giurisprudenza largamente prevalente, la indennità di mensa deve essere computata su tutti gli istituti contrattuali.
Nella discussione è emerso che questa posizione è condivisa dalle altre Organizzazioni Sindacali, ma differisce sostanzialmente da quella della Confindustria, che ribadisce la propria posizione di cocciuta intransigenza.
Intanto, considerando
che l'indennità di mensa ha assunto ormai un carattere di continuità e di universalità, sì da apparire come un normale elemento retributivo, da parte del Ministero del Lavoro, verrà data quanto prima disposizione, affinchè tale indennità sia computabile per intero anche agli effetti dei versamenti previdenziali ed assistenziali dovuti dagli imprenditori, per i loro dipendenti.
Intanto in varie città italiane e specialmente a Milano, prosegue la lotta nelle aziende, per imporre alla Confindustria, il riconoscimento di questo sacrosanto diritto dei lavoratori.
Siamo certi che anche i lavoratori dell'O.M. ai quali spettano L. 27.000 di arretrati, porteranno il loro contributo alla letta che tutti i lavoratori italiani stanno conducendo.
Se poi questo "fortunato" operaio che lavora alla e O.M. » non gode sempre buona salute e non può manugiare alla mensa, apriti cielo!...
anzichè mettere nelle buste paga, dei fogli di carta riempiti di corbellerie oltraggiose, non sarebbe maggiormente utile che la direzione ci mettesse i soldi che ci aspettano per vivere da cristiani e tanto per incominciare, quelli degli arretrati sull'indennità mancata mensa? Ed il premio di bilancio, a quando il pagamento?
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«HUMAN RELATIONS»
Il signor Turrata, capo servizio dei magazzeni e ricevimenti materiali nel mese di giugno u. s., ha avuto una brillante idea; con una circolare interna informava che gli impiegati di detti uffici, da martedì a venerdì dovevano lavorare fino alle ore 18 senza però percepire lo straordinario, ma pagando detta ora con 1/15 della paga. « Bella questa! ».
Alle proteste del personale in parola il sig. Turrata è stato costretto a fare marcia indietro, rie conoscendo detta ora come straordinaria, però si è dimenticato di fare all'ufficio manodopera la comunicazione di pagare le ore che sono state effettuate da giugno a ottobre con l'applicazione della sua defunta circolare.
L'operaio Serina del reparto macchinario da buona « tromba » di galoppino elettorale si era illuso in un compenso, pretendeva di diventare operatore ( capo squadra), infatti da vari giorni continua a domandare a ingegneri e tecnici come si calcola il tempo in minuti con la prospettiva di fare gli esami.
Il capo settore Zoccatelli, si è espresso nei riguardi del Serina con la seguente frase: — Ma non vedete quanto è stupido, da non capire quanto è ignorante?
Capito signor Serina?
Non si aumenta di grado facendo il trombettiere, ma studiando.
Giorni or sono, lo Stroppa Vittorio ( ormai di nera fama) con zelante servilismo, decantava ad alcuni lavoratori della fonderia, le grandi opere fatte dalla Direzione 0.M.-FIAT in questo settore, affermando che tutte le promesse fate dal prof. Valletta, sono state realizzate; che la fonderia non è più l'inferno che era prima, cioè quando avevano « in mano il pallino » quelli della FIOM.
A parte la nauseante reclame che questo « verme » ( questo è l'appellativo con il quale lo gratificano i lavoratori della fonderia) fa alla Direzione; non ci risulta che nel passato la FIOM, abbia potuto disporre dei grandi profitti di Valletta, per migliorare la fonderia, altrimenti lo Stroppa stesso, quale ex membro di Commiss. Int. ne sarebbe corresponsabile. Il fatto che in fonderia, nulla si è fatto di veramente utile in favore dei lavoratori, poichè l'aver messo delle piastrelle sui muri dei gabinetti o fare delle doccie, non è altro che un dovere della Direzione, imposto anche dalle leggi sanitarie.
Ma quello che lo Stroppa non dice e che sta veramente a cuore di tutti gli operai di detto reparto, sono altri problemi, quali: il taglio continuo dei tempi di cottimo - l'insufficiente spazio dei
posti di lavorazione - il lavoro a catena eseguito con ritmi infernali - gli ambienti polverosi e disagiati. Inoltre, operai delle imprese, trattati peggio di schiavi, senza il diritto all'indennità di silicosi e sfruttati da due padroni.
E' questo che lo Stroppa e compagni dovrebbero dire e si può aggiungere che se effettivamente in fonderia il padrone ha realizzato qualcosa, finora è tutto a danno dei lavoratori, sfruttandoli di più, pagandoli meno, con costante pericolo della loro vita.
Gli operai della O.M. ma in special modo, quelli della fonderia, daranno risposta nel prossimo futuro ai Padroni e ai traditori della classe operaia, uniti e compatti con la loro Comm. Interna, lottando per il rispetto dei loro diritti e della loro dignità.
Ci sono alcuni elementi della CISL e UIL aziendale che tentano di indirizzare il malcontento dei lavoratori verso gli impiegati capi reparto, capi ufficio e tecnici. Secondo quei signori la disciplina di caserma, il taglio dei cottimi, il linguaggio prepotente in uso nella fabbrica sarebbero unicamente da imputare ai miei colleghi.
Non nego che qualche elemento appartenente alla categoria si sia in questi ultimi anni comportatopiù da sbirro che da tecnico tanto da meritare la presa in giro dei lavoratori che commentano: — Invece di studiare per tanti anni poteva limitarsi a passare qualche mese in Via Fatebenefratelli!...
Ma questi tipi sono l'ec-
cezione, gli altri nella stragrande maggioranza, specie i vecchi dipendenti dell'O.M., si comportano antidemocraticamente perchè così li obbliga la Direzione.
Mai nel passato, prima dell'arrivo della nuova direzione Fiat, essi si erano sognati di prendere iniziative che niente hanno a vedere con le loro attribuzioni specifiche.
Se ora sono diventati i galoppini della direzione, se sono alla caccia di tempi da tagliare, se stillano continuamente rapporti e se hanno a suo tempo invitato i lavoratori a votare per la CISL e UIL è perchè anch'essi hanno subìto le imposizioni Fiat. Continua in IV pagina 1 colonna
Un operaio del reparto Carpen• tenia, ci scrive pregandoci di pubblicare su « el Caminun », giornale che è guida sicura per i lavoratori dell'O.M. quanto segue;
« Il neo-capetto del rep. cofani, sig. Bosatra si atteggia già a " ducetto ", malgrado che il suo passaggio al " grado " superiore, sia stato ottenuto attraverso certi suoi strombazzamenti i quali avevano il solo scopo di occultare alla Direzione, la sua scarsa capacità tecnica.
Questo " elemento " si è già accaparrata la fiducia (e non so se anche la stima) della Direzione stessa. Il suo « curriculum-vitae », in qualità di operatore, si riassume in queste azioni, grette meschine:
1) Ha contribuito a far inviare 2 padri di famiglia, al rep. Esperienze ( campo di concentramento)
Due minuti prima della cessazione del lavoro, si assicura so gli operai hanno già le mani lavate ed in caso affermativo, glie le sporca di nuovo con le sue stesse luride mani.
Va personalmente al gabinetto di decenza a prelevare gli operai che si soffermano per bisogni corporali.
Si sostituisce al tempista, quando ( secondo lui I ) l'operaio è lento nell'eseguire il lavoro; facendo pressione, incutendo paura, pretendendo un ritmo tale, che Solo la sua tromba ( da fare invidia a Louis Amstrong stesso) saprebbe sostenere a.
Ci risulta, che tra gli operai di detto reparto, è in atto una sottoscrizione, per l'acquisto di una lucente tromba, di una divisa gallonata da donare al nuovo trombettiere.
L'INDUSTRIALE - La cosa non è così grave come può sembrare. Il macchinario non ha subito alcun danno!
Gaetano Salvenini, lustre storico già protesa( re all'Università di Ha, ward, ha indirizzato qw sta significativa lettera ( direttore del settimana« Il Mondo »:
Carissimo Pannunzio, per le vie di Firenze è stato affisso largamente un giornale murale, di cui ti accludo fotografia, perchè, se lo credi, tu la riproduca su a Il Mondo ».
Sarebbe inutile ricordare agli autori di tale indecenza che dal la istruttoria nel processo dei a cagoulards a, chiusasi in Fran• zia nel 1939, risultò dimostrato che I' inio fu commesso da a cagoulards a; uno degli esecutori confessò anche pienamente la propria responsabilità. Sarebbe eziandio inutile ricordare che l'agente del SIM (Servizio Informazioni Militari) italiano, colonnello Emanuele, confessò, nel 1944, di avere trasmesso il mandato dell'assassinio ai a cagoulards a francesi, per mezzo del maggiore Navale; e che il segretario di Ciano, Anfuso, oggi deputato fascista, in un memoriale presentato nel 1945 alle autorità francesi, ammise che l'Emanuele si era vantato con lui e con Ciano quale autore dell'impresa, e che Ciano e Anfuso avevano continuato a tener selo intorno ( anzi Anfuso intervenne a proteggere 'manuele, quando costui si trovò in difficoltà con i superiori del SIM). Inutile parlare a chi non vuole intendere.
Utile, anzi necessario, è non lasciare senza commento due fatti, che interessano tutti gli italiani, o almeno quelli che non sono stati ancora assassinati: l ) quei manifesti devono essere costati un bel mucchio di quattrini. Tanto denaro ha tutto l'odore del denaro maccarthista, come tanto altro denaro che ha corrotto in questi anni e tuttora corrompe la vita pubblica italiane — quasi che la nostra vita pubblica avesse bisogno di essere corrotta anche dagli americani: i! denaro italiano, anche quando proviene dai più generosi benefat tori dei movimenti neo-fascisti speso, in generale, con molto maggiore parsimonia e meno boe stialmente. La a Nazione a del 18 ottobre ha scritto che a Rifredi erano stati fermati diversi giova-
lei e degli stampati. Nel caso che a mia induzione — condivisa da liversi amici — corrisponda alla erità, mi sembra sia il caso di 'emendare all'ambasciatore ameicano, Mrs. Luce, di dare istruioni agli agenti della propaganla americana in Italia perchè cerhino di esser meno cretini nella celta degli individui sui quali ro esciare il denaro pagato dai conribuenti degli Stati Uniti: gli igenti attuali non fanne altro che 11i interessi del partito comunista. Sento il dovere di presentare, coi dovuti ossequi, questa domanda a Mrs. Luce, 1) perchè io non sono comunista, e non diventerò mai comunista, per quanti spropositi possano accumulare in Italia i tirapiedi di Mn. -Luce; 2) perchè io amo gli Stati Uniti come seconda patria, essendo stato in essi ovunque accolto, per molti anni, con una generosità di cui conserverò perenne riconoscenza, mi fa male al cuore di vedere quel paese discreditato da mercenari italiani con denaro americano.
2) Quel giornale murale è tato affisso dopo aver ottenuto il -iato del signor Questore di Fianza. lo presento all'illustre sinor Questore di Firenze la seuente rispettosa domanda : se ei comunisti gli chiedessero il 'sto su un giornale murale, in il fosse affermato che Cesare 'attisti fu impiccato da un boia 'le si chiamava Alcide De Gespe, o che il ministro Scelba nor uò avere a tiro di mano una ra azza senza farle fare un figlio en nove mesi, il sullodato illu. rissimo signor Questore darebbe autorizzazione? Ebbene, il co -uniste Giuseppe Di Vittorio nor a diritto di essere rispettato ne' 'o onore non meno di De Ga -eri bonanima, e di Scelba, chr 'o gli dia cent'anni di buon; Iute?
e vi fosse in Italia libertà di impa incondizionata, cioè se nuno potesse appiccicare su: iri i giornali murali che meglio -de, il Questore di Firenze non i entrerebbe nè punto nè poco. Mal caso in questione penseremmo noi, amici di Carlo e Nello 'osselli, o penserebbe Di Vittoio, a mettere le cose a posto, ,ebbene noi non si disponga dei nilioni americani per tappezzare mura di Firenze con manifesti , ognuno dei quali deve costare alni ( e non perché affiggessero quel meno un migliaio di lire: faremgiornali murali, ma perché li in-mo quello che potremmo, tonfi collavano fuori dell'apposito speadando nel buon senso dei fiorenzio), che provenivano tutti da Mi.mni. Ma in Italia la libertà di aflane e disponevano di un camion-fissione non c'è; il Questore deve tino per il trasporto delle porsela! are il suo visto ai giornali me-
rali. Domando quindi all'illustrissimo Questore di Firenze, e a chi sta sopra di lui : dato che il sullodato Questore non darebbe il visto a un giornale che accusasse, putacaso, Pio XII di essere stato pagato da Hitler quando era Nunzio a Monaco, può lo stesso Questore dare il visto a un giornale murale, in cui Giuseppe Di Vittorio è accusato di essere il mandante di un assassinio? Dobbiamo abituarci a questo genere di discriminazioni sotto la democrazia — democrazia — democrazia, oggi felicemente regnante in Italia?
Ho aspettato che qualcuno protestasse prima di me e mi risparmiasse la fatica di scrivere questa lettera. Ma visto che nessuno si muove, consenti, caro Pannunzio, Gh'è de la gent al mund che la pensa al spirit, perchè, vèss material, ( la dis) s'è senza merit.
che almeno sua Il Mondo a qualcuno dia segno di vita.
Affezionatissimo
GAETANO SALVEMINI
Non solo a Firenze, ma anche a Milano, avvengo no giornalmente simili lor- .< dure; specialmente sui muri antistanti la nostra fabbrica. La stessa domanda che il Prof. Salvemini ha posto al questore di Firenze, noi della Redazione de « el Caminun » la giriamo al questore di Milano.
Un cèrt reverend, inveci, in di predich el dis che bisogna suffrì in tèra per andà in paradis.
IL PADRONE SONO ME! Pensano i vari gerarchi aziendali che hanno consti,. gnato il cervello al monopolio.
OCCHIO ALLA... PALLA ! Consigliano i lavoratori ai gerarchi su citati.
LO SPRECONE!
Ma mi che sunt' un pu, cume sant Tumas, vari in 'sti espressiun, mèttegh el nas.
Cusa l'è in fin, 'stu spirit? Quel di scires... che quand t'en mangett vena, ne va` adree des?!...
O pur s'intend quél de la cusciensa, che rimord per i peccai senza penitensa?!...
E per a materialismo a se alliid a la grand aviditàa de tutt'i ben terester, o a la para necessitai?!...
A part i schèrz iniitil vari fa' di paragun, sii i differens che gh'è tra chi sgobba e i fanigutun.
I a Sciur padrun a el va in giesa, la a a l'al di là a I ghe pensa minga tropp. quest se sa'.
Bone dimustrasiun le da', de spirit ma intant el pensa al venter e tirà su alter mar.
Chi pensa dumà a la panscia l'è anima trista.
(Intant el se ingrata) Guai al a materialista »!!!
(Per lur) a in a materialista a, quii puerètt che per ricever desideren do stansett;
quii lavuradur, impiegai uperari, che pretenden vita decane un migliur salari; che aspiren minga, ai grataciel de cinq miliard la a pelliccia a de visun de leupard.
A in a materialista a (per lur) quii poer mader, che per i soo bagaj fan vita de leder; che g'han no temp, per l'anima di soo fio che veden per a vita eterna » un piatt de E tace 'sti muralista, sudisfen i soo petit; ne menden niinc a durmì a pan e pessit.
...• speren de andai in paradis, a la fin di fatt, però, cunt'i gamb in sii per minga pèrd i sciavatt.
Antica fidata organizzazione per la vendita rateale
tg- mzeON I W ALI3E5112 L. ." New -r c)
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Per i vostri acquisti rateali chiedete sempre all'ufficio competente il buono E. N. A. L. e spendetelo bene
Quel dirigente che annunciando un « Premio » di L. 1.000 parla di « alto » riconoscimento e di « grande >> concessione.
RIDERE, RIDERE, RIDERE! Commento al volantino distribuito nottetempo dal Comitato Aziendale CISL » contenente il pensiero del monopolio FIAT.
ULTIMISSIME!
Mentre andiamo in macchina, veniamo a conoscenza della nascita del «mensile indipendente»
IL LAVORATORE O.M. Mentre salutiamo il neonato, ci auguriamo che il titolo rispecchi fedelmente le intenzioni; trattando i problemi dei lavoratori e per la loro soluzione soddisfacente.
Avanti, dunque ! « EI Caminun » gli sarà a fianco, fìnchè...
Tram: 4-7-8-17-29-30-111-IV
Filovie: 82 - 90 - 91 - 92
prest-: a Ditta A. Pozzi & C. - Via C. Farini, 27 - Milano - Tel. 69.14.29
pag.
Con trattativa separata, tra CISL-UIL e Direzione, è stato firmato, il 4 ottobre u. s. un accordo per l'aumento del premio generale di produttività, legato tra l'altro ad una regolamentazione del lavoro a cottimo.
La FIOM è stata volutamente estromessa da detta trattativa, essendo questo ormai il malcostume della Direzione, la quale può contare sulla compiacenza dell' attuale maggioranza in C.I.
Sulla prima parte dell' accordo ( aumento del premio generale di produttività ) possiamo essere d'accordo e lo saremo sempre, ogni qualvolta i lavoratori e i loro rappresentanti, riusciranno a strappare al padrone quel poco o tanto che vada nelle tasche della classe lavoratrice.
E' nostra opinione, però che una C.I. unita è garanzia di maggior ottenimento, delle giuste richieste dei lavoratori, dalla Direzione.
La variazione apportata agli incrementi delle ta-
Continuazione dalla 2 pagina Ritengo perciò che il tentativo di addossare la colpa del clima di terrore instaurato in fabbrica agli impiegati sia da denunciare come uno degli espedienti a cui*ricorrono certi « sindacalisti » tipo sig. Campani i quali sono solamente i portavoce della direzione e agiscono per intorbidire le acque ad evitare che i lavoratori vedano chiaro e li trattino come meritano: seppellendoli sotto un cumulo di voti contrari alla loro politica filo padronale.
Sono convinto che a questi diversionisti i lavoratori non credono perchè essi operano con gli impiegati e conoscono il trattamento a cui li ha sottoposti la Fiat perciò tenderanno fraternamente la mano ai loro fratelli più deboli; lo smarrimento passerà, l'unità si ricreerà in fabbrica e la lotta costringerà il monopolio al rispetto delle Leggi: all'O.M., a Milano e in tutta Italia.
belle del premio generale di produttività, ci trova dissenzienti, per il semplice motivo che è a completa discrezione della Direzione stessa. Nessun controllo, da parte dei lavoratori e della C.I. è possibile.
E' evidente che ci si doveva battere di più, per aggiungere gli aumenti comunicati, per categoria, alle atfuali basi di partenza, della tabella predetta.
La seconda parte dell'accordo, vede tra l'altro, una regolamentazione del lavoro a cottimo, connessa all'attività della C.I. ( già regolamentati dal contratto collettivo di lavoro e dell' accordo interconfederale per le C.I.) il quale peggiora ulteriormente la situazione precedente, e pertanto, è logicamente e praticamente dannoso ai lavoratori. A sostegno della nostra, senz'altro giusta tesi, citiamo il punto 5" ( reclami) che regolamenta l'attività della C.I. nelle contestazioni e fissazioni delle tariffe di cottimo. Il suddetto punto costringe l'operaio che ha un reclamo da fare, ad un giro vi-
No niente paura, a Milano non ci sono ancora gli americani, sono solo a Verona, Vicenza, Livorno, Napoli, ecc. ma a Mil ano non ancora.
E allora come è giustificato il titolo?
Si tratta Ci questo: nella nostra fabbrica, secondo la direzione, esistono tre specie di uomini, la prima deve mangiare nella mensa ma nel « serraglio », il secondo nella mensa senza serraglio, la terza non può addiritura accedere ai locali della mensa che sono perciò « off limitis ».
Appartengono a questa ultima specie i lavoratori delle Imprese.
Essi sono nella O.M., lavorano per la O.M. e per questo assurdo contrattuale, tenuto in vita solo dalla miseria e dalla disoccupazione, questi « dipendenti » hanno solo doveri e niente diritti.
Per loro non vale il Contratto per cui fanno lo stesso lavoro degli operai assunti regolarmente però prendono paghe inferiori di 50-70 lire orarie.
Non hanno garanzia del posto, non possono andare alla mensa pena il licenziamento, non è stato
zioso che ha il potere di scoraggiare chiunque intenda imboccare la tortuosa strada indicata. Tende inoltre ad estromettere completamente i rappresentanti dei lavoratori in C.I. i quali devono, invece, poter intervenire tempestivamente e direttamente, ovunque sorgano contestazioni e reclami sui cottimi, senza attendere che la Direzione dica se ne valga la pena o meno. Sulla importante materia, non bisogna lavarsi le mani, come è già successo e dire agli operai di rivolgersi al loro capo.
Ciò che si doveva fare e che si deve tutt'ora è di riuscire ad imporre al padrone ed a qualche suo tirapiedi dell'ufficio analisi tempi, il rispetto di quanto è stato stipulato in sede confederale. Cioè che in qualsiasi controversia tra operaio ed ufficio analisi tempi, la C.I. sia presente sin dall'inizio a tutelare l'interesse dei lavoratori nei termini previsti dal contratto collettivo di 'lavoro.
loro pagato il 'premio' di bilancio pur avendo prodotto per la O.M.
Solo due cose possono fare: sgobbare e tacere.
Uno di questi operai ci ha scritto concludendo: — esiste o non esiste la Legge e se esiste pe. non la si fa rispettare?
Caro amico, la cosa è seria, il nocciolo della questione è che il padrone oltre a detenere il potere economico ha anche quello politico, che è più importante, e si avvale di questo e di quello per imporre la "sua" legge. Ma non occorre aspettare che cambi governo per cambiare le cose. Perchè la tua situazione cambi occorre trovare l'accordo con i tuoi compagni di lavoro ed assieme a quelli della O.M. agire per imporre al padrone, se è necessario con la lotta, il rispetto delle leggi che danno diritto al lavoro ricompensato con un salario dignitoso.
Parlane ai tuoi compagni di lavoro e prendi subito contatto con gli organizzatori sindacali e la C.I.
Tutto questo avviene all'O.M. proprio alla faccia delle « Rela• zioni Umane » di Valletta e soci
Un altro fatto grave è avvenu- gli operai.
to in fonderia, al reparto animi- Non solo è giusto che venga sti, dove la Direzione ha tolto la riconosciuta la paga di posto per paga di posto a tutti i lavoratori il futuro, ma che siano ridati i adibiti a questo reparto, provo- soldi tolti con un illecito provvecandone la protesta unanime de- dimento.
Egregio sig Direttore, avevo letto sul n. 2 del « Caminun » una lettera pubblicata in merito alle Vendite lza. teali a mezzo dei buoni ENAL e benché altre cose ci fossero da dire oltre a quelle pubblicate; pensavo di non essere costretto anch'io a rubarle dello spazio prezioso sul giornaletto da lei diretto.
Invece eccomi a pregarla di ospitare questo scritto per rispondere a certe informazioni false, date alla ignara maestranza, durante un comizio, da una « malalingua » che,* come il solito, ha perso un'altra buona occasione per tacere.
Ma eccomi ai fatti: — La costituzione del Fondo di Solidarietà Democratica O.M. avvenne verso la fine del 1948, della sua nascita e finalità furono informati tutti i lavoratori a mezzo di un manifesto programmatico che riassumo: curare la vendita di merci attraverso vendite rateali dirette mettendo cioè a contatto compratori e venditori. La percentuale di utile lascia • ta dai fornitori era del « Fondo » che la utilizzava per aiutare le vittime dell'azione antidemocratica governativa: feimati, arrestati, processati, per fatti avvenuti durante la guerra di Liberazione e per le lotte sindacali e politiche seguenti.
All'inizio, parte delle vendite, avveniva nel locale gentilmente concesso dall'ex F.d.G. presso il Circolo Aziendale, poi nel locale appositamente costruito dalla Direzione, vicino alla portineria entrata degli operai della Fonderia, quello attualmente utilizzato per la distribuzione del latte.
A quell'epoca l'elenco delle vendite rateali veniva direttamente passato all'Ufficio Manodopera 'l quale provvedeva alle trattenute il cui importo versato alla Cassa era ritirato da un incaricato del « Fondo ».
La politica di disturbo da parte della Direzione iniziò con l'imposizione clle l'elenco delle vendite fosse vistato dalla C.I., in un primo tempo, poi, dal presidente della C.I. Così avvenne anche per le quote trattenute, le quali furono versate soltanto ai due membri della C.I. incaricati. Poi la direzioni impose la fine delle ven dite continuate e la limito ai generi di « largo consumo », si prese il locale c tentò con tutti i mezzi di avocare a sè le vendite rateali col fine dichiarato di impedire che l'utile andasse ad una « organizzazione in lotta col capitale ».
Furono i rappresentanti della CISL in C.I. a porre la questione dell'utile sud-
diviso tra le correnti sindacali. Vano fu spiegare loro che in quell'epoca i fondi andavano proprio agli incarcerati dell'O.M. e, che pertanto era ad essi che praticamente venivano tolti i soldi non alla FIOM e che d'altronde il « Fondo » aveva sempre aiutato tutti i democratici colpiti, senza tenere conto della tessera che avevano in tasca.
Fu inutile, minacciarono di non appoggiare la richiesta della continuazione delle vendite e fu giocoforza stabilire che l'utile sarebbe stato suddiviso a seconda dei risultati elettorali per la C.I.
Da allora, ottobre 1952, la CISL ebbe la sua quota; invece mai nulla andò alla FIOM per il semplice fatto che non è la FIOM ad amministrare i fondi destinati aí perseguitati politici e sindacali.
I,a C.I. dunque era soltanto il tramite voluto dalla Direzione per la presentazione dei fornitori, degli elenchi di acquisto e per l'incasso.
La C.I. incassava e passava al « Fondo ».
Dopo anni di tentativi bisognava aspettare una maggioranza carpita CISL -UIL per vedere consegnare in mano alla Direzione un organismo operaio.
A chi ha giovato questo fatto? Non certo ai lavoratori!
La cosa più grave è che rappresentanti eletti si siano prestati alla bisogna, mossi, forse. unicamente da servilismo.
O forse questo si spiega, e sarebbe più grave, come uno degli atti promessi alla Direzione in caso di « vittoria elettorale» per ricompensarla dell'aiuto ricevuto durante la campagna elettorale?
E chissà che una parte di « utile alle banche » non vada a finire nelle capaci casse del monopolio Fiat del quale conoscono le molteplici attività!
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