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Fabbrica Lambro30

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CONI L' li VTA' E LA LOTTA ABBIAMO VINTO

Con l'alto grado di combattività, con la massiccia e pressante lotta unitaria dei lavoratori metallurgici si è vittoriosamente conclusa la vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro. Il fatto che una lotta così complessa e difficile, diretta secondo una tattica articolata e differenziata, che ha richiesto grande intelligenza rolitiea delle masse, una forte disciplina di classe e che ha conosciuto momenti di alta tensione e anche di drammatica incertezza, si sia conclusa con grande successo, è altamente significativo.

Il risultato più importante è la trasformazione della struttura contrattuale, il diritto alla contrattazione nella fabbrica dei principali aspetti del rapporto di lavoro.

Per arrivare a questo la battaglia contrattuale ha visto Io scontro tra due politiche ed obiettivi: l'uno, quello dei sindacati, orientato a fare progredire il diritto del sindacato ad intervenire nella fabbrica per la determinazione delle componenti aziendali della retribuzione e delle condizioni di lavoro; l'altra, dei padroni, volta a far retrocedere i lavoratori, liquidare le conquiste realizzate nella contrattazione di fabbrica, isolare ed umiliare le avanguardie che di queste conqueste sono state artefici, mettere in crisi l'unità sindacale che attorno a queste conquiste si era realizzata.

Quando i padroni all'inizio della lotta posero l'« aut-aut »: o il contratto con la tregua o nessun contratto, essi erano coscienti della posta in gioco.

Ma altrettanto la siamo stati noi comprendendo che ciò comportava l'inattaccettabile alternativa tra la unità della categoria e la rinuncia a difendere e migliorare le nostre condizioni di vita e di lavoro.

Di fronte alla lotta, alla reazione odiosa e brutale dei padroni, è evidente come la conquista di un maggior potere contrattuale nella fabbrica ha assunto il valore di lotta

essenziale per la difesa ed il rinnovamento della democrazia in Italia. Questa battaglia ha ottenuto un primo e grande successo con la sconfitta dei padroni, ed i lavoratori hanno strappato il contratto che contempla migloramenti economici (immediati e graduali nel tempo) e l'autonomia rivendicativa del sindacato nella fabbrica.

Con l'accordo del 17 febbraio l'azione rivendicativa del sindacato per la contrattazione aziendale dei premi a rendimento assume il carattere di movimento articolato, ma il 1.o gennaio 1964 in tutte le fabbriche l'accordo per i premi a rendimento entrerà in vigore e prenderà l'avvio un movimento generale per la contrattazione di questo

UN VOTO PER

istituto retributivo; il 1.o gennaio 1965 l'intero sistema dei premi sarà nuovamente negoziato e ciò potrà assumere P carattere di contraffazione aziendale o di una vera e propria vertenza nazionale.

Di fronte a simili prospettive il problema di superare i limiti delle conquiste ottenuto si identifica oggi con l'impegno di tutti i lavoratori nel sindacato ad utilizzare sino in fondo quanto si è conquistato. Se non vogliamo che il contratto rimanga in buona parte sulla carta dobbiamo non fallire su questi compiti perchè ciò vorrebbe dire la trasformazione in un atto di più o meno aperta subordinazione alla politica padronale.

Quale il congegno del premio a rendmentio?

Quale il sistema del cottimo?

Quale il tipo di inquadramento?

Queste le scelte che di volta in volta dovremo saper fare mentre dovremo realizzare l'unità dei lavoratori nella salvaguardia dell'autonomia del Sindacato e nel rifiuto ad ogni collaborazione col padronato.

Far ciò vuol dire rinnovare profondamente il sindacato, ma sopratutto vuol dire fare diventare la fabbrica, nella fabbrica, un centro di dibattito, di direzione che investa tutti i lavoratori e ciò comporta una effetti -t- a democrazia sindacale che contrasti ogni tendenza alla bucratizzazione ed alla routine.

RAFFORZARE L'UNITÀ DEI LAVORATORI

PER CHI VOTARE IL 28 APRILE

Per chi votare il 28 aprile? Ecco un quesito che °gli' lavoratore non da oggi si pone.

I lavoratori sono di certo i meno contaminati dal qualunquismo politico, che tanto fa comodo alle classi padronali, che dall'indifferenza delle classi sfruttate fanno le loro fortune. Oggi più di ieri ai lavoratori sono chiare le esigenze di un buon voto, anche perchè i governanti, e chi loro da corda, non mancano di presentare prospettive, che sono per la stragrande maggioranza lettera morta, una volta carpito i voti di molti, che con la loro politica hanno poco da dividere] Ebbene alla luce della recente lotta contrattuale pensiamo si possano fare alcune considerazione, capaci di farci votare bene, più bene delle altre volte.

Cosa ha insegnato a noi della Innocenti la recente lotta. Che il padronato, e non solo il nostro, anche in clima di « centro-sinistra » non è cambiato. Si è licenziato, si è umiliato, si è chiamato la polizia ai nostri cancelli, si sono usate le

guardie per cercare provocazioni che portassero a decapitare la lotta dai migliori drigenti della lotta stessa. E come si è comportato il

della lotta contrattuale i lavoratori della FIAT, quando la lotta è arrivata a toccare il complesso del signor Valletta, l'uomo che in molte

governo in questa lotta? Con la tattica della « carota » e del « bastone » arrivando ad utilizzare anche quelli del tristemente famoso « 3.o Battaglione Celere Padova », quello che hanno conosciuto nel corso

occasioni ha plaudito a questo governo del « Centro-sinistra ». Che abbiamo visto in azione a Milano, quando una sua jepp ha schiacciato uccidendo lo studente [in medici continua in quarta

• • I. S. R. m, 0 : Sesto S. fondo 1/.4.57 0c-r› , Marzo
PERIODICO
LAVORATORI
20
1963
DEI
DELL' INNOCENTI Una copia L.
CON LA STESSA UNITÀ, DOBBIAMO DIFENDERE LA COSTOSA VITTORIA7DALLE 4MENE PADRONALI

(Axigt -r1coLI, LtE-r-r- E Ft E MAI

UNA NOBILE LETTERA DI

UN'ANZIANO LAVORATORE DI BENVENUTO Al GIOVANI

In questi ultimi mesi abbiamo registrato fra l'altro, nella nostra fabbrica, un notevole incremento di manodopera prevalentemente (è ovvio) giovane e giovanissima: dai sedici ai diciotto-venti anni.

La provenienza è varia, come del resto la preparazione tecnico-professionale di questi giovani che entrano a contatto diretto con la realtà della fabbrica, ma non è tanto la loro preparazione tecnica e la provenienza che ci interessa, quanto il fatto importante che sono giovani, con l'entusiasmo e l'inesperienza che gli sono propri.

Noi, a nome di tutti i lavoratori della Innnocenti, salutiamo queste giovani leve del lavoro, che vengono a dividere con noi i sacrifici, le speranze e... le lotte, e tendiamo loro la ruvida mano in una stretta fraterna.

Sappiamo che i giovni sono inchini ai sogni, vagheggiano il successo, le soddisfazioni: alcuni le avranno ( speriamo quale frutto di onesta applicazione) ma la maggioranza di essi dovrà rassegnarsi, adattarsi almeno finchè perdurerà questo stato di cose e questo ordinamento sociale. Sappiamo inoltre che la loro inesperienza costituisce una facile presa per chi ha tutto l'interesse a sottrarli al loro logico patroncinio, alla loro giusta, naturale tutela, ma siamo convinti che è tempo perso perchè la stragrande maggioranza di questi giovani si sarà resa conto che la vita nella fabbrica è dura, che la vita del lavoratore non corrisponde a quel concetto « prefabbricato », e il contatto con la realtà nuda e cruda, probabilmente sarà per loro una delusione. Questo basterà per indurli ad osservare, a studiare a capire l'ambiente entro il quale' essi operano, comprendere meglio i rapporti, l'ingranaggio »; insomma inserirsi, entrare come suol dirsi « nel giro », e maturare.

Cari giovani, compagni di lavoro, sappiate innanzitutto che nella fabbrica se vi è soddisfazione per chi non ha eccessivi meriti tecnici, è quella di sapersi onesto, cosciente e solidale nei momenti in cui è -necessaria l'azione di tutti per il bene e il progresso di tutti. Queste sono le prerogative da coltivare per andare avanti insieme alla conquista di condizioni di vita sempre migliori, nella fabbrica e fuori.

Imparerete presto che la lotta non vi può essere estranea, se vi sta a cuore l'emancipazione e il progresso, poichè nulla di ciò che ora beneficiate vi è stato spontaneamente concesso, ma conseguito quale frutto di anni di sacrifici di lavoro malretribuito e di dure lotte da parte di chi vi ha preceduti nei cantieri, negli uffici e nelle officine Al nostro « progresso » ebbe inizio da quei gloriosi lavoratori, analfabeti, malnutriti e maltrattati che seppero unirsi e organizzarsi ( quando simile organizzazione era

considerata cospirazione contro lo Stato), per combattere la miseria, lo sfruttamento, l'analfabetismo, dando il via alla grande lotta del proletariato affamato e oppresso, per la conquista dei più elementari diritti dell'uomo.

Noi che abbiamo conosciuto la vita dei padri, vorremmo che la vita di questi figli, di questi giovani lavoratori delle fabbriche, fosse una vita serena, aperta ad ogni singola capacità di sviluppo tecnico e culturale e infine che trovassero nel lavoro

Importante

veramente una fonte di soddisfazione, poichè questa è l'aspirazione di ogni uomo cosciente.

Coraggib ragazzi e buon lavoro nella fabbrica e nella società, giacche tocca anche a voi ora mandare avanti il progresso e assicurarsi un domani migliore, di vera democrazia, di avera libertà e di benessere al fianco di tutti i lavoratori.

A voi tutti il nostro fraterno, incondizionato appoggio morale e materiale Un lavoratore anziano

Riservato alla Direzione

Non si potrebbe far riparare il tetto al deposito moto al G III... Cola acqua...

A proposito di acqua, scusate condenza, è sempre condenza quella che gocciola sui piatti alla mensa del G III...

A proposito di mensa ; non si potrebbero mettere degli aspiratori per togliere il vapore della cucina che si spande in tutti i locali del refettorio al G III? Le vaporizzazzioni preferiamo farle in altra sede.

Nei rocali dei gabinetti di Lambrate vi sono dei gabinetti di cui alcuni da mesi chiusi, bloccati non servibili, è troppo se si chiede che vengano riparati...

A proposito di riparazione non si potrebbe far riparare il pluviale del del deposito moto-ciclo a Lambrate dal quale ggcciola abbondantemente acqua...

Abbondanti, diremmo di no, sono spesso le razioni di formaggio specie alla mensa del G III e di quale tipo e qualità...

Che tipo di sorveglianza esiste al deposito bici-moto di Lambrate se si riescono a cambiare fiancate, rubare attrezzi o addirittura a rubare un ciclomotore ad un dipendente...

I 'dipendenti reclamano per il comportamento di alcuni capi nei loro riguardi; vogliamo Sig. della Direzione insegnare a questi piccoli dittatorelli, di cui per ora non facciamo il nome, ad essere più educati, ad applicare le tanto decantate relazioni umane, di avere nei confronti dei loro subalterni un poco di buona creanza e vedranno che avranno anche più rispetto e stima anche da parte degli operai...

Gli operai al G III reclamano energicamente perchè per merito di un cambiamento di targa non gli viene più concesso di entrare con l'auto nello stabilimento e viene chiesto loro dalle guardie di servizio se sono operai o impiegati si vuole anche qui descriminare. Se così non è i primi arrivati hanno la precedenza..

...In fatto di precedenza noi riteniamo che non sia logico dare la precedenza alle auto sulla pista quando ci si reca in infermeria con un infortunato. Non si potrebbe evitare ciò disponendo che l'infermeria sia dislocata in zona meno infelice...

Infelice è sempre il servizio mensa la sera al G III dove la fila per ritirare il pasto dura dal 13 a 16 minuti. Tengano presente i Sig. della Direzione che noi abbiamo 30 minuti in tutto per venire dal reparto, fare la fila, mangiare e ritornare in reparto. Ci si vuole interessare seriamente affinchè il servizio mensa della sera alle ore 19 sia efficiente, Questo vale in parte anche il Lambrate.

Lavoratori interessati alle liquidazioni delle pensioni: 11% 15% : Non appena riceverete la liquidazione della Vostra rendita dell'infortunio nel Vostro interesse fatela controllare, può essere errata.

Gli uffici INCA di C.so Porta Vittoria 43 sono a Vostra disposizione anche al sabato pomeriggio.

Tutti i venerdì dalle 18 e 19 un incaricato dell'I.N.C.A. ricevere alla lega F.I.O.M. - Lambrate.

A proposito dell' occupazione di pizza Duomo

Cara « Fabbrica sul Lambro »

Tra le manifestazioni che hanno caratterizzato gli ultimi giorni della battaglia contrattuale, vi è stata la marcia di Piazza del Duomo, per presidiare la piazza stessa, e rendere edotta la cittadinanza milanese della vertenza dei metalmeccanici e della loro lotta che si protraeva ormai da otto mesi.

Con grande educazione, con senso di responsabilità, senza che nessun incidente si verificasse, a turni alternati, tutti i metalmeccanici milanesi hanno attraversato la città per portarsi sul segrato del Duomo a manifestare pacificamente.

Anche agli operai della Innocenti toccò il proprio turno di manifestazione e il giovedì 7 febbraio alle ore 9 partimmo per la lunga marcia verso la piazza.

C'erano tanti, tanti operai lungo il corteo, tanti ne ritrovammo poi in piazza arrivati prima di noi con mezzi motorizzati e la nostra manifestazione riuscì benissimo.

Abbiamo notato però una grande assente a questa manifestazione; la UILM.

Non un loro cartello incitante la lotta, quasi tutti i suoi rappresentanti più qualificati non li abbiamo visti in piazza, in compenso però li abbiamo trovati, al ritorno, in un bar nelle vicinanze della Innocenti, che giocavano a carte.

Non crediamo che quello sia stato il modo migliore di partecipare ad una manifestazione unitaria com'era quella del 7 Febbraio?

Non crediamo che gli interessi degli operai si difendano giocando a scopa o a scala quaranta comodamente seduti al bar?

Sappiamo che andare in piazza costa sacrificio, ma se questo sacrificio lo abbiamo fatto noi operai, a maggior ragione avrebbero dovuto fare dei dirigenti sindacali che si rispettano.

Non sappiamo quale sia la ragione che li ha spinti a non venire in piazza, però non possiamo far altro che biasimare il loro atteggiamento che si può definire scorretto e antisindacale.

Distinti saluti

Un gruppo di operai che hanno manifestato in Piazza del Duomo

DOVE SI VUOLE ARRIVARE IN SALA PROVE MOTORI

Con una noncuranza delle sofferenze umane, infischiandosi delle più elementari cure della salute dei lavoratori, obbligati come al reparto prova motori, a respirare gas venefici, sopportare rumori, fumo, ecc. certi « responsabili » che meglio sarebbe chiamare « irresponsabili. » hanno iniziato da tempo un'azione pressante, nell'intento di raddoppiare il già gravoso lavoro dei lavoratori di questo reparto.

Obbiettivo di questi signori: 1°: dimezzare il personale qui occupato, dimostrando alla Direzione la loro capacità di eliminare i (tempi-morti); 2°: elevare le loro prebende a spese delle ossa e spine dorsali rotte dei lavoratori.

Si tratta di questo: prima che si iniziasse la costruzione della Lambretta L.I. si collaudavano 21 motori al giorno, portati poi a 23 in 8 ore, grazie solo alla resistenza e alla lotta dei lavoratori del reparto, che inizialmente hanno respinto l'azione déi « responsabili » sopra citati, i quali pensavano di portare i collaudi ad un numero ben superiore. Do po il gennaio '63 l'hanno spuntato i « responsabili », imponendo ben 49 motori al giorno da collaudare, che in parole povere significa sollevare 98 volte questi motori in 9 ore, per complessivi 34 quintali e oltre di peso da sballottare, si tenga conto che questi spostamenti vengono eseguiti in uno spazio ristrettissimo, rendendoli più che mai faticosi. Il raddoppio del quintallaggio imposto ai lavoratori del « 223 » ha aggravato ulteriormente il loro stato di salute (le percentuali delle malattie e infortuni di questi lavoratori, sono la più elementare dimostrazione di quanto stiamo scrivendo). Del resto il fatto che la direzione e il sanitario

ACQUISTATE

SOMMARIO

Sulle questioni fondamentali della politica interna ed estera cinese.

Xu Dixin — Sullo sviluppo pianificato e proporzionale dell'economia nazionale nel socialismo.

Giuseppe Regis — Gli sviluppi dell'agricoltura cinese.

Chu Tzu-ch'ing — Il 18 marzo 1962.

Poesia cinese moderna.

F.C. — Schiude e notizie librarie — Bibliografia — Segnalazioni — Libri ricevuti.

Filippo Coccia — « Discorsi alla Conferenza sull'arte e la letteratura di Yan An » di Mao Zedong.

Chung Min — Le opere straniere tradotte in cinese.

Risultati dell'ultima votazione all'Assemblea generale dell'ONU sulla ammissione della Cina popolare.

Qui Ben — Le feste in Cina. Allegato: Documenti — Sulla questione delle frontiere cinoindiane.

della ditta abbia assegnato a questi moderni « forzati sollevatori di peso » la fascia elastica per le reni, ci sembra chiaramente indicativo. Si tenga conto come tra questi layoratori gli spostamenti dei dischi spinali non sono rarità, lo erano quanto le operazioni da noi descritte, erano meno della metà delle attuali, e tutti possono capire come sarà l'avvenire per ciò che riguarda la salute di questi lavoratori.

Ma questo non è tutto, vi sono giorni della settimana che viene montata la « 125 L.I. », in queste occasioni, siccome il motore non viene rodato nè collaudato, si lascia un solo operaio in sala prova, con il compito di sganciare il motore che « arriva » dalla linea del reparto motori, facendolo appoggiare sull'apposito tavolo, quindi si deve applicare allo stesso la candela, e riagganciarlo

nuovamente all'altra linea della catena montaggio. Riassumendo, questo operaio in quei giorni deve sollevare e spostare circa 500 motori ben due volte, per un totale di circa 350 quintali. In questi giorni il personale in forza nel reparto prova viene spostato, (salvo il « forzato » dei 350 q.) in altri settori della linea montaggio. Concludendo vorremmo ricordare ai « responsabili », che con tanto zelo organizzano queste « gare » di sollevamento pesi fuori programma, che la cura della salute dei lavoratori va sempre tenuta presente, perchè, non ci sembra assolutamente giusto, che ci siano lavoratori, che per mantenere un posto all'Innocenti, rischiano di diventare innanzitempo dei relitti umani, mentre su questa loro condanna, ci siano coloro che si vedono aumentare i loro non faticati stipendi.

SEMPRE SUL COMUNICATO ANTISCIOPERO DEI REPARTI 213 -214

Sul prossimo numero : LA « BIOGRAFIA » di un Cavaliere del Lavoro dell'Innocenti.

NOVITÀ DALLO STA. ME.

Qualche anno fa, nel settore meccanico dello stabilimento Innocenti, fece la sua comparsa uno strano signore Ingegnere, che a detta di tutti, avrebbe dovuto essere il toccasana, l'uomo della riorganizzazione produttiva.

Come succede sempre in questi casi di riorganizzazione, di introduzioni di nuovi metodi e criteri di lavorazione, chi ne fa le spese sono sempre gli operai.

Riunioni a non finire tra dirigenti capi, furono imbrattati quintali di carta per preventivare i tempi i metodi di lavorazione, anche per lavori che non vengono abitualmente eseguiti a cottimo come il lavoro dei tracciatori, calibristi, raschiettatori montatori.

PRECISAZIONI E CONSIDERAZIONI

In merito all'articolo « Un comunicato antisciopero e antidemocratico » apparso sul numero scorso del no stro giornale, ci sentiamo in dovere di fare una precisazione. Per un errore di trascrizione, è stato omessa una preposizione « per » che anteposta a « il capo reparto », si sarebbe dovuto leggere « per il capo reparto... firma ».

Errore che non abbiamo esitazione a riconoscere, per l'obbiettività che vuole essere costume di « fabbrica sul Lambro ». Chiediamo di questo nostro errore scusa al sig. Monguzzi, che come capo dei reparti 213 e 214 trovandosi in quei giorni assente non ha nulla a che vedere con l'infelice trovata dell'avviso intimidatorio. An-

e quindi dell'inesperienza, chieda magari consigli all'Ing. Mazzola che in materia di « antisciopero la sa lunga, è come si dice un « bullo ». E poi, che gli operai non sappiano che vengono segnalati in direzione ogni qualvolta fanno sciopero, senza che si prenda la briga di andarglielo a ricordare nel momento meno opportuno, è almeno puerile. Vorremmo qui ricordare come massima del nostro giornale non sia « addosso al capo ». Anzi, siamo i primi a domandare giusto rispetto per coloro che nell'ambito delle proprie mansioni tecniche ricoprono posti di direzione. Ma al momento che queste mansioni sono sostituite da forme autoritarie o paternalistiche, lesive per la liber-

Lavoratori Sottoscrivete

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zi, e questo lo diciamo con piacere, se fosse stato presente, il suo sostituto sig. Galli non avrebbe avuto dall'Ing. Mazzola la « lavata » di capo per avere così « incoscentemente » trasceso ad una disposizione che voleva essere nient'altro che una contingente procedura d'ufficio e non una ridicola « ordinanza » da gettare in pasto all'opinione pubblica (a essere buoni) ma di fatto antidemocratica e vergonosamente lesiva dei diritti dei lavoratori dei reparti chiamati in causa. Suvvia sig. Galli un po' di tatto dunque, che diamine, noi le concediamo l'attenuante dell'età

tà dei propri « subalterni » (per fare piacere al signor padrone, che detti metodi istaura, per aumentare i propri profitti, grazie a prestazioni « galloppinesche di alcuni "Capi" » non mancheremo mai di ricordare che questi metodi sono superati dai tempi, che essi vanno contro la logica della storia. Questo discorso vale, sia per coloro che agiscono per « inesperienza » (vero sig. Galli?), che per coloro, che anche in questo episodio, hanno condannato non la sostanza, antidemocratica del comunicato, ma la mancanza di furbizia dimostrata nell'eseguire un ordine superiore, (vero Ing. Mazzola?).

Moltissimi di questi tempi si rilevarono insufficienti e qualcuno aveva la pretesa che si restasse nel tempo anche se questo non era sufficiente tanto è vero che ancora oggi si emettono delle bolle ad economia nascondendo sotto altri codici (esempio attesa gru, attesa materiale, attesa controllo...), onde supplire la mancanza dei tempi realmente occorrenti.

Da qualche tempo il sig. « Toccasana » non c'è più allo Sta.me e oltre a non avere risolto benchè minimamente l'organizzazione dei reparti ha lasciato tra i lavoratori tutti un forte malcontento che è stato più volte manifestato. A nostro avviso questo esperimento è risultato negativo per tutti.

Nel nuovo ordinamento che ora è in atto, con la nuova direzione, auspichiamo, nell'interesse comune, che si tengano conto di tutti i valori che possiede un lavoratore, che sia fatta una valutazione serena sia dal lato umanitario che da quello democratico, valutazione che serve a dare ad ognuno il posto che gli si compete in funzione delle proprie capacità ed attitudini senza descriminazioni politiche e sindacali.

I lavoratori devono affrontare una giornata di lavoro con un certo spirito con una certa serenità che permetta loro di vedere nel lavoro uno strumento di vita e nel luogo di lavoro non una galera ma un luogo dove svolgere la loro attività manuale e tecnica con serenità.

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" CINA D' OGGI "
Aut. del Trib. di Milano n. 3259 Direttore responsabile Bruno Casteliini Redazione via Conte Rosso. 12 Tip. "Porpora" tel. 2572304

URSS E USA DINANZI AL DISARMO: CHI È A FAVORE E CHI È CONTRO

11 tira e molla a proposito delle possibilità di arrivare al disarmo nel mondo è certo un argomento che non manca di interessare i lavoratori di tutte le correnti politiche. E bisogna dire che non sempre si riesce a seguire bene le posizioni che le parti portano a difesa delle proprie tesi. Noi, che del disarmo facciamo uno degli obbiettivi di fondo della nostra politica, come lavoratori di una grande fabbrica (che nel passato fece le sue fortune, fabbricando bombe, come si può vedere dalla foto di un reparto della « vecchia Innocenti », non possiamo mancare di dire chiaramente la nostra. Tutti sanno come siano in corso da mesi a Ginevra negoziati esplorativi tra l'Inghilterra, gli Stati Uniti e la Unione Sovietica per la tregua nucleare con la presenza di altri Paesi compresa l'Italia e con l'assenza (malgrado l'invito della Francia, dato che il « grande » De Gaulle non vuole neanche discutere di tregua nucleare), e come purtroppo, prendendo a pretesto una momentanea sospensione dei lavori della conferenza gli Stati Uniti abbiano ripreso gli esperimenti nucleari, interrompendo la tregua esistente fra le grandi potenze dal Lo gennaio del 1963, imitato recentemente dalla Francia che ha fatto esplodere una propria atomica nel Sahara senza che il nostro Governo aprisse bocca. Un accordo sul divieto di fare esperimenti di qualsiasi genere, è certo un serio passo verso la possibilità di arrivare ad un reale disarmo. Ebbene come stanno le cose oggi? Ci sembra giusto dire come la ripresa degli esperimenti americani abbiano dato un serio colpo alle trattative in corso a Ginevra. Quali gli ostacoli maggiori? Gli USA chiedono ispezioni in loco. L'URSS, dopo avere portato a suffragio delle proprie tesi dichiarazioni di imminenti scienziati di tutto il mondo, anche di parte americana, circa la possibilità di poter controllare con -apparecchi di rilievo, esplosioni che possono avvenire in tutte le parti del mondo, ha accettato il principio americano di per-

mettere anche sul proprio territorio ispezioni, proponendone 3 all'anno. Mentre tutto il mondo plaude a questo avvicinamento, ecco gli USA aumentare le pretese e dire che 3 ispezioni all'anno sono poche, e che occorrono almeno dalle 8 alle 10. E' inutile dire che il nostro rappresentante alla conferenza di Ginevra si sia subito schierato al 100% con le posizioni americane. Nostro intento a questo punto è fare alcune considerazioni, dalle quali trarre, la possibilità di vedere circa coloro che vogliono e hanno interesse al disarmo e chi invece questo disarmo usa solo a scopo propagandistico. Chiarire cioè la posizione degli USA e dell'URSS in questa disputa.

del disarmo generale e controllato?

Cosa ne .pensano i capitalisti che da questa produzione bellica traggono miliardi di dollari di profitti se questa pacchia venisse a mancare? Basti pensare che il 58% del bilancio statale degli USA è destinato alle spese militari.

Il discorso alla rovescia, si può cerresse dei Paesi socialisti al disarmo. Sarebbe puerile sottovalutare l'impiego di uomini e mezzi in questi Paesi, ed in particolare all'Unione Sovietica, dedicate alla produzione bellica. L'ultima criminosa aggressione dei nazi-fascisti all'URSS che è costata al primo Paese socialista ben 20 milioni di perdite umane tra civili e militari e immani distruzio-

Ad esempio, basti pensare che negli Stati Uniti sono impegnati nella tamente fare a proposito dell'inteproduzione bellica (cifra ufficiale) 7 milioni di lavoratori; che sempre negli USA ci sono oggi (dichiarazioni recenti di Kennedy) 5 milioni di disoccupati. Una prima domanda ci viene: come sistemerebbe l'economia americana questi 12 milioni di lavoratori se trionfasse il principio

ni di ogni genere è ben presente in tutti questi popoli. Come non ricordare come il campo socialista sia circondato da basi missilistiche, e come oggi, con il cosidetto armamento « multilaterale » lo si vuole ulteriormente perfezionare, facendo acquistare da paesi europei, primo il nostro, che ha accolto con il presidente del consiglio del « centro-sinistra », la proposta di munire som-

CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA

mergibili e navi di superficie di missili « POLARIS », che costano centinaia di milioni l'uno, e che sono muniti di ogive nucleari capaci di uccidere ognuno centinaia di migliaia di persone? Come possono dimenticare i Paesi socialisti, che generali e responsabili dell'aggressione nazi-fascista del 1940, sono ancora al potere nella Germania di Adenauer, e che questi con la « multilaterale » avrebbero oggi i polaris? E che questa forza, sarebbe integrata dalla Spagna del fascista Franco? Per non parlare inoltre, dei fatti di Cuba, che hànno messo in chiara luce le intenzioni di « pace » dell'imperialismo americano, circa il rispetto di questi signori per l'indipendenza dei popoli? Ebbene, tutti sanno come nell'URSS e nei Paesi socialisti non esistano disoccupati e come i loro governanti, sarebbero felici di disporre di quei milioni di lavoratori, oggi occupati a garantire le proprie frontiere e quelle dei popoli veramente liberi dalle mene imperialiste, per un'ulteriore incremento della loro produzione di beni di pubblica necessità, nell'intento di elevare ancora di più il tenore di vita dei loro popoli. Questo sicuramente non creerebbe un marasma nella propria economia, come invece teme la classe dirigente americana per la propria. Ecco perchè ci sembra giusto ricordare ai lavoratori dell'Innocenti, che nel mondo non tutti sono interessati al disarmo. Il disarmo lo vogliono quei paesi che hanno al governo i lavoratori, non in funzione di reggicoda, ma come unici padroni delle proprie ricchezze e del proprio avvenire. Il disarmo lo vogliono quei sistemi politici che mettono l'uomo sopra tutto, e per l'uomo e la sua felictà vera lavorano. Il disarmo non lo possono volere che a parole, coloro che all'uomo, antepongono il profitto di pochi, da ottenere a tutti i costi, anche a quello di scatenare una guerra, che oggi non sarebbe che una carneficina di centinaia di milioni di uomini. Ecco perchè diciamo che l'URSS e il socialismo sono tutt'uno con il di-, sarmo e la pace nel mondo.

PER CH i VOTARE I L 29 APRILE!

na Ardizzone, che in pieno centro manifestava per la pace a Cuba e nel mondo, «colpevole» di avere interrotto il traffico. Conosciuto dai mertallurgici bergamaschi, quando questi lavoratori hannp deciso di smentire che la loro città sia una « vandea » del 'movimento operaio.

Ha si fatto intervenire la mediazione del suo Ministro del Lavoro, ma quante volte con queste mediazioni si è voluto dare al padronato,so lo tregua, che da queste tregue approfittava per buttare manciate di confusione con la speranza di prendere i lavoratori con l'insidiosa arma della stanchezza e della fame?

Ha visitato (perchè potato dall'On. Lajolo) il, presidente del Consiglio la tenda dei 13 licenziati della Geloso, la fabbrica dell'Avv. Dumini, che prima spara sui lavoratori in lotta, e poi, dopo acuni giorni di de-

tenzione, esce libero per poter continuare la sua lotta, questa volta licenziando capi famiglia, che della lotta erano alla loro testa, senza che però sia fatta giustizia.

Pensate lavoratori, se fosse stato un operaio a sparare al posto dello avv. Dumini? Ma c'è di più, il Questore di Milano, quello che era in carica quando fu ucciso lo studente Ardizzone, non solo non è stato rimosso dal suo posto, perchè Milano antifascista e democratica non poteva concepire simili metodi, ma dal governo di « centro-sinistra » è stato recentemente promosso ad un grado superiore.

I lavoratori hanno visto che nel nostro Paese, anche con questo governo, i rapporti cittadini-Stato sono, salvo modeste sfumature di /orma e non di sostanza, quelle del periodo « scelbiano ». Per questo quan-

do i metallurgici dell'Innocenti andranno a votare, dovranno, nel loro interesse, negare il loro voto al partito di Scelba, che con spudoratezza ha parlato alla T. VJ, onarandosi del suo « glorioso » passato, promettendo che per l'avvenire sarà sepre ben presente anche lui. Del resto l'On. Moro ha detto in tutte lettere, che la D.C. è sepre quella. Ma il loro voto i lavoratori devono negarlo anche a coloro che credono a questi uomini, che del resto sono ben conosciuti, per non trovare soldi per fare case per i lavoratori in misura adeguata, mentre (come confermava anche il giornale della CISL « Sindacato nuovo » non sono capaci di farsi dare «il conto» di una partita della Federconsorzi che supera i mille miliardi.

E questa situazione non cambierà, se non uscirà dalle urne una

condanna della politica padronale, quella «vecchio» stile che quella « nuovo » stile. Quando si accetta in principio che il « centro-sinistra » non è fatto in funzione del vero e sostanziale progresso, ma per isolare la parte fondamentale del movimento operaio. Ln cosa da fare, cari lavoratori, e di dare un voto unitario, se non si vuole aprire anche al nostro Paese, la strada ad un regime di tipo gollista, reso possibile in Francia dalla divisione del movimento operaio ottenuto con i cedimenti dei socialisti di destra, portando sino in fondo la teoria del meno peggio Le lotte dei metallurgici in Italia, le lotte gloriose dei minatori francesi, dicono che è l'unità che manda avanti l'emancipazione vera dei lavoratori. La divisione serve solo, in buona o mala fede ai nemici dei lavoratori .

UN PROBLEMA CHE NON PUÒ DISINTERESSARE I LAVORATORI
Un reparto della " vecchia „ Innocenti dove si costruivano bombe

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