Skip to main content

Il Consiglio_AlfaRomeo3

Page 1

ouue 9eluisualAi

; CONSIGLIO LA VOCE DEI LAVORATORI DELL' ALFA ROMEO - settembre 1975

siriferisce laretribuzione.

LA SITUAZIONE DELLE TRATTATIVE ALL' ALFA m G)

O rrl

r rr a. OCD CD 0") Cri o o

a) -a) 01o o

O

o

o CD O- —

e)

07 CD, OCD

rn o) o

COSA VUOLE LA DIREZIONE DELL'ALFA - LE NOSTRE PROPOSTE - FISSATO UN INCONTRO IL 2 OTTOBRE

to m r-m

Tratto dal Comunicato della F.L.M. Nazionale e dal Coordinamento ALFA

La sessione di trattative tenutasi a Roma presso l'Intersind fra la F.L.M. e la Direzione dell'Alfa Romeo si sono conclusi con un nulla di fatto. Per il 2 ottobre è previsto un nuovo incontro a Roma. Nel corso degli incontri — che avrebbero dovuto verificare la possibilità della ripresa di un corretto rapporto sindacale dopo il gesto unilaterale compiuto dall'azienda con la messa in cassa integrazione di 15.000 lavoratori dello stabilimento di Milano — la Direzione dell'Alfa Romeo ha esposto il suo programma per il biennio 1976-77 che si può riassumere in questi punti essenziali: un'ipotesi di un sensibile aumento delle vendite nel biennio (circa 60 000 autovetture); un progetto di ristrutturazione volto ad aumentare l'efficienza e la produttività aziendale sulla base di due condizioni: il trasferimento di centinaia di lavoratori ad altri settori di attività; il decentramento di talune lavorazioni (interessanti altre centinaia di lavoratori), dagli stabilimenti dell'Alta Sud e di Arese allaSpica, allo stabilimento di Pomigliano e ad altre aziende esterne al gruppo. Da parte loro la F L.M. ed il Consiglio di Fabbrica dell'Alfa Romeo hanno riconfermato l'impegno previsto dall'accordo del dicembre 1974 a discutere i problemi connessi con la mobilità, ponendo però l'esigenza che i problemi — pur legittimi — dell'efficienza aziendale venissero affrontati in un quadro più complessivo e più precisamente sulla base dei seguenti punti: le ipotesi di sviluppo produttivo prospettato dall'Alfa Romeo non possono non essere inquadrate e correlate ad una verifica degli impegni assunti con l'accordo dell'11-4-74 che prevedeva precisi investimenti e la creazione di circa 8.000 posti di lavoro nel Mezzogiorno. Perciò la F.L.M. ha sollecitato la disponibilità dell'Alfa Romeo ad una verifica più complessiva della sua strategia produttiva in sede IRI; garanzia dei livelli di occupazione complessiva del gruppo e nelle singole unità produttive; l'avvio di prime misure volte a realizzare un graduale reintegro degli organici ridotti di circa 2.000 unità dal blocco delle assunzioni. Verifiche periodiche su questa materia in modo da stabilire un corretto rapporto tra sviluppo produttivo e organici; impegno dell'azienda a non ricorrere alla Cassa Integrazione almeno per il 1976; esame delle proposte aziendali di decentramento produttivo nel quadro della salvaguardia e sviluppo dei livelli di occupazione e delle potenzialità tecnologiche soprattutto dell'Alfa Sud; esame dei problemi della mobilità dei lavoratori definendone rigoaree interessate e salvaguaedanno le conrosamente il numero e le dizioni di lavoro, economiche, normative e professionali.

Questi punti erano stati considerati dall'azienda — almeno in un prìmo momento — base utile per la prosecuzione del negoziato. L'azien-

da stessa aveva chiesto un aggiornamento della discussione onde elaborare proposte che se non interamente coincidenti con quelle della F.L.M. almeno « assai vicine ». Nell'incontro del 15 settembre la Direzione dell'Alfa Romeo ha fornito le seguenti risposte: indisponibilità dell'azienda a verificare il programma di investimenti previsto dall'accordo dell'I 1 aprile 1974; nessuna disponibilità a discutere un programma di avvio del recupero degli organici secondo le proposte della F.L.M.; sostanziale rifiuto anche della proposta di verificare i tempi e i modi di reintegro degli organici in relazione allo stesso programma produttivo del biennio 1976-77. Riconferma delle sue esigenze di ristrutturazione e decentramento senza il minimo riferimento alla salvaguardia dei livelli di occupazione previsti dall'accordo 1974; circa la Cassa di Integrazione l'azienda ha prospettato la possibilità di un non ricorso alla stessa fino al marzo 1976, salvo l'eventualità di un « ponte » nelle festività di fine anno. Oueste risposte dell'Alfa Romeo — peraltro ben diverse da quelle lasciate intendere in precedenza e comunque non « vicine » ai punti proposti dalla F.L.M. — non hanno consentito la prosecuzione del negoziato. Nel prendere atto di questa impossibilità la F.L.M. ed il C.d.F. dell'Alfa Romeo hanno ribadito la loro proposta sui problemi dello sviluppo produttivo dell'Alfa Romen e la conseguente verifica degli impegni di investimento nel Mezzogiorno previsti dall'accordo dell'11 aprile 1974, devono essere ripresi presso l'IRI cui la F.L.M. ha chiesto un incontro urgente. La impossibilità di raggiungere un'intesa positiva, che la F.L.M. ha perseguito con coerenza e senso di responsabilità, che superasse le gravi tensioni prodotte dal gesto unilaterale dell'Alfa Romeo e ricreasse le condizioni di un rapporto sindacale corretto, è da attribuirsi dunque esclusivamente all'azienda che ha respinto ogni più equa e ragionevole proposta, palesando in tal modo un'evidente contraddizione fra le sue dichiarazioni distensive pubbliche e di comportamenti pratici. In questo senso appare indubbio che il gesto unilaterale dell'Alfa Romeo di mettere in Cassa Integrazione 15.000 lavoratori non può pii: apparire come un gesto isokdo, ma va ormai inquadrato in una scelta politica precisa: quella cioè di non considerare ormai necessario un corretto rapporto con il sindacato. E', questo, un profondo mutamento di linea che può portare a nuovi gravi momenti di tensione. E' illusorio e pericoloso pensare che i problemi della ripresa economica e dello sviluppo produttivo si possano risolvere senza l'apporto del sindacato e dei lavoratori, o, peggio, contro il sindacato e lavoratori. Le scelte della Direzione dell'Alfa Romeo per il loro grave significato politico chiamano in causa l'IRI e lo stesso ministero delle PP.SS. La vicenda dell'Alfa Romeo unitamente a quella del settore della navalmeccanica rendono urgente una verifica di fondo della politica delle di un'azione di lotta nel setaziende a PP.SS. e riconfermano l'esigenza tore pubblico secondo le decisioni del Comitato Direttivo Nazionale della F.L.M.

VERSO LA CONSULTAZIONE CONTRATTUALE La bozza delle richieste per il contratto Nei prossimi giorni anche all'ALFA, inizierà la consultazione sulla BOZZA uscita dal Direttivo Nazionale F.L.M. per il rinnovo contrattuale. Questa iniziativa vuole essere solo una prima informazione e verifica suì contenuti di questo grande appuntamento. Nei prossimi giorni verranno distribuiti altri volantini e si effettueranno assemblee retribuite nei vari reparti, il nostro augurio che questa consultazione si effettui nel modo più intelligente •e responsabile per limiti passati e per dare un migliorare serio contributo alla definizione della piattaforma contrattuale. LA REDAZIONE

INVESTIMENTI - CONTROLLO DELL'USO DELLA FORZA LAVORO DECENTRAMENTO PRODUTTIVO a) Investimenti

Si rivendica il diritto del consiglio di fabbrica e del sindacato territoriale al controllo ed alla verifica congiunta degli investimenti al fine di contrattare le conseguenze sul piano delle: localizzazioni; conseguenze occupazionali; qualificazione e indirizzi produttivi; condizioni di lavoro; condizioni ambientali ed ecologiche. b) Modifiche tecnologiche organizzative e produttive

Diritto del consiglio di fabbrica e del sindacato territoriale alla contrattazione preventiva sulle conseguenze delle modifiche tecnologiche, organizzative e produttive in ordine agli organici, all'assetto produttivo, all'ambiente di lavoro, ai ritmi, alla qualificazione. c) Decentramento ed indotto

Diritto del consiglio di fabbrica e del sindacato territoriale a conoscere e discutere la situazione esistente ed a discutere preventivamente le eventuali decisioni aziendali in ordine al decentramento di attività proprie del ciclo produttivo, con riferimento alla qualità, alla quantità e destinazione nonchè le modalità (appalto, commessa, consulenza, lavoro a domiCilio), al fine di contenere drasticamente il fenomeno, ed offrire gli strumenti per una contrattazione nel merito delle condizioni economiche e normative dei lavoratori interessati. OccOrre altresì affermare in sede contrattuale la responsabilità dell'azienda committente a garantire la tutela contrattuale e delle norme


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Il Consiglio_AlfaRomeo3 by fondazioneisec - Issuu