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La Campana5

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TERMO, FUCINE, ISTITUTO

Chiediamo trattative rapide e concrete

Dopo un'ampia consultazione con tutti i lavoratori — operai e impiegati — della Termomeccanica 6 fucine, sui problemi aziendali, si è deciso di aprire una vertenza, presso l'Intersind, in merito a determinati problemi, mentre altri, più particolari, si devono affrontare a livello aziendale fra Direzione e Consiglio di Fabbrica.

Sulla base di tale orientamento, formalmente aperto le vert-nze con il 14 aprile scorso, il Sindacato ha la presentazione delle richieste all'Intersind ed alle direzioni azièndali, mediante l'invio delle lettere di richiesta che pubblichiamo a parte.

Tocca ora all'Intersind e alle direzioni aziendali dare concrete risposte, sui singoli punti, nelle trattrtive che devono convocare rapidamente.

Quali obiettivi — secondo i risultati delle assemblee — ci si pone con questa vertenza, ci si chiede da più parti?

Vediamole assieme, anche se in modo succinto.

PREMIO DI PRODUZIONE

ACCANTONAMENTO FERIALE

Attualmente, nelle due aziende, questa è la situazione:

a) premio di produzione: Fucine lire 127.000 annue; Termomeccanica lire 110.000 annue;

b) accantonamento feriale: lire 70 mila 98 Oeguale per tutti e due gli stabilimenti.

Si richiede di ricontrattare ed

aumentare tutti e due gli istituti. Oltre a definire i criteri e le date del loro pagamento, senza definire quanto deve essere l'ammontare dell'aumento da richiedere per ognuno, si ritiene che complessivamente i benefici economici devono essere pari ai miglioramenti economici conquistate con la vertenza del 1971.

Si è giunti a questa conclusione poichè, premio e accantonamento feriale, rappresentano l'unica rivendicazione economica della vertenza aziendale 1972.

CONSIGLIO DI FABBRICA

Si ripropone il problema del riconoscimento dei Consigli di Fabbrica e la definizione del montè ore annue per il suo funzionamer1to, attraverso un regolare accordo scritto anche per porre fine ai continui equivoci che le Direzioni aziendali hanno sollevato, perioicamente, in questi anni.

Sulla base anche degli accordi raggiunti, ad esempio, a Sesto San Giovanni recentemente alla Falck, Ercole Marelli, Magneti Marelli. ecc. in particolare rivendichiamo:

il riconoscimento e la tutela sindacale di tutti i delegati; il riconoscimento del Consiglio di fabbrica come unico organismo sindacale aziendale; un monte ore annuo per attività sindacale (escluso le trattative, incontri, l'attività dell'Esecutivo e una permanenza — a rotazione — alla Termomecca-

nica dalle 13 alle 16) di 15.000 ore annue alla Termomeccanica e 6.500 ore annue alla Fucine; locali (come stabilito dallo Statuto dei lavoratori) per svolgere l'attività.

ALTRI PROBLEMI

Altri problemi particolari sono, ad esempio, il cottimo e concottimo della Termomeccanica, la non integrale applicazione degli accordi del 1971 in particolare per quanto concerne gli organismi sociali, i Patronati, ed altre questioni. L'atteggiamento che assumeranno le direzioni e l'Intersind dimostrerà se vi è la volontà di dare rapida, concreta e positiva soluzione alle questioni poste oppure se sarà necessario la lotta per risolvere le stesse.

Sarà comunque dal grado di mobilitazione che sapremo realizzare in ogni fabbrica che dipenderà se si renderà necessaria la lotta, e la durata e asprezza della stessa.

BOLLETTINO UNITARIO DEI CONSIGLI DI FABBRICA DEL GRUPPO BREDA DI SESTO

La mensa e i lavoratori

C'è una strana consuetudine delle direzioni aziendali nel valutare le richieste e le aspettative dei lavoratori della Breda che quanto meno richiede un cambiamento radicale di valutazioni riportando nei giusti termini il metodo fin qui usato dalle direzioni stesse.

Ci riferiamo in modo specifico al problema della mensa ormai vecchio che si trascina da parecchio tempo per la mancanza di impegno delle direzioni a trovare una positiva soluzione quasi che questo fosse un problema che non riguarda loro.

Non sono mancate proteste, incontri, lettere dei Consigli di Fabbrica alla Finanziaria, ma il risultato è che le cose continuano come prima e per centi versi la situazione è in costante peggiora-

TERMOMECCANICA

Sesto S. G., lì 14.4.1972

- Spett.le INTERSIND

Milano

C.so Europa, 12 p.c. - Spett.le Direzione BREDA TERMOMECCANICA

Milano

V.le Sarca, 336 p.c. Al Consiglio di Fabbrica c Breda Termomeccanica

Siamo con la presente ad invitarVi a voler convocare un incontro con la Vostra associata Breda Termomeccanica, per esaminare i seguenti problemi:

Ricontrattazione premio di produzione 1972;

Ricontrattazione accantonamento feriale;

Riconoscimento Consiglio di Fabbrica;

Cottimi, concottimi; Varie.

In attesa di sollecita convocazione, distinti saluti.

p. la FIM p. la UILM (G. Colombo) (R. Piscitelli)

n. la FIOM (A. Pizzinato)

mento.

A questo proposito è chiaramente dimostrato che per le « vie normali » tanto auspicate dalle direzioni per la soluzione dei problemi dei lavoratori, si ottengono dei risultati nulli.

Probabilmente le direzioni e la Finanziaria pensano che questo non sia un aspetto importante o di scarso interesse per i lavoratori e che la prassi sia quella che alle periodiche richieste di miglioramento di questo servizio basti mantenere un riservato silenzio perchè la cosa cada nel dimenticatolo.

Ebbene l'errore delle singole direzioni e della Finanziaria sta proprio qui: i lavoratori non sono per nibnte soddisfatti della mensa, tanto più che adesso l'Italtrafo mette in funzione una nuova mensa per

i propri dipendenti.

Per il resto dei lavoratori della Breda il problema si ripresenta pari, pari e occorre al più presto trovare una soddisfacente soluzione. Se questo non avverrà, quanto potrà succedere come reazione motivata e legittima da parte di tutti i lavoratori che si trovano a doversi servire della mensa centrale Breda saranno responsabili unicamente le direzioni aziendali e la direzione della Finanziaria per le quali sarebbe molto meglio che invece di continuare a rimbalzarsi le ragioni di competenza » si diano da fare per trovare una giusta sistemazione perchè è questo che i lavoratori chiedono da ormai 10 anni.

Noi dal canto nostro abbiamo da tempo indicato come si può risolvere il problema, tocca ora ai competenti » dimostrare come intendano risolvere l'annosa questione della mensa.

FUCINE

Sesto S. G., lì 14A.1972

- Spett.le Direzione

INTERSIND

Milano

C.so Europa, 12 e p.c. - Spett.le Direzione BREDA FUCINE

Milano

V.le Sarca, 336 e p.c. - Al Consiglio di Fabbrica

c/o Breda Fucine

Siamo con la presente ad invitarVi a voler convocare un incontro con la Vostra associata Breda Fucine, per esaminare i seguenit problemi:

Ricontrattazione premio di produzione 1972;

Ricontrattazione accantonamento feriale;

Riconoscimento Consiglio di Fabbrica; Varie.

In attesa di sollecita convocazione, distinti saluti.

p. la FIM p. la UILM (G. Colombo) (R. Piscitelli) p. la FIOM (A. Pizzinato)

L' INTERSIND NON HA ANCORA CONVOCATO LE TRATTATIVE UNIFICARE GLI ENTI - SOCIALI

- FONDAZIONE BREDA MUTUA AZIENDALE

Negli accordi stipulati nel settembre 1971 era contemplato un impegno per l'unificazione in un unico istituto, degli enti sociali aziendali (FAS - Fondazione - Mutua aziandale).

Gli unici che si sono dati da fare su questa materia sono stati (come al solito) i rappresentanti dei lavoratori nei vari organismi che hanno preparato una proposta di regolamento unico per le provvidenze e gli scopi attualmente sostenute dai 3 enti e che abbiamo pubblicato nel N. 4 della « Campana ».

Abbiamo inoltre chiesto un incontro in sede sindacale per esaminare il problema e dare pratica attuazione agli accordi intercorsi.

Ora a distanza di 8 mesi dalla stipula degli accordi e di circa 1 mese dall'inoltro della richiesta all'Intetsind, regna il più assoluto silenzio tra le direzioni, la Finanziaria e l'Intersind.

Non sappiamo quali siano i loro propositi al riguardo, certo è che esaminando l'impiego e il lavoro che costoro hanno fatto fin'ora c'è poco da sperare.

Sembra, da come stanno andando le cose, che non c'è nessun impenno concreto a risolvere il oroLlema ed ancora una volta dobbiamo denunciare il comportamento dilatorio e mortificante della Finanzaria, delle direzioni e della stessa Intersind nei confronti delle richieste e delle aspettative dei lavoratori.

Anche su auesto problema (come quello della mensa) la valutazione delle direzioni è quello di considerare questa richiesta puramente un sfatto accademico» mentre per noi sono cose concrete con contenuti precisi e di sostanza e non nermettiamo a nessuno di » snobbarli » perchè sono in gioco off interessi dei lavoratori che si sono battuti per avere queste cose e che sono fra le conquiste più interessanti che con i loro sacrifici si sono conquistati.

ISTITUTO RICERCHE

ELETTO IL CONSIGLIO DI FABBRICA ALL'ISTITUTO RICERCHE BREDA

Il 24 febbraio u.s. si sono svolte le elezioni dei delegati dei gruppi omogenei degli operai e degli impiegati.

Pertanto il Consiglio di Fabbrica risulta così composto:

ISELLA ROBERTO - Laboratorio chimico

MORONI GIACOMO - Prove meccaniche

DEL VASTO LUCIANO - Raggi X

MANDELLI ELVEZIA - Ufficio manodopera

VILLA GIUSEPPE - Corrosione radioisotopi

COSTA PIETRO - Metallografia str.

NERI GIULIANO - Officina meccan. Nella riunione del 29 febbraio u.s. il Consiglio di Fabbrica ha deciso di nominare il Comitato Esecutivo comoosto di 3 membri.

Dalle elezioni sono risultati:

DEL VASTO LUCIANO

VILLA GIUSEPPE

MORONI GIACOMO

Sesto S. G., li 2.5.1972 Spett.le INTERSIND Milano

C.so Europa, 12 e p.c. - Spett.le Direzione BREDA ISTITUTO RICERCHE e p.c. - Al Consiglio di Fabbrica c/o Breda Istituto Ricerche

Siamo con la presente ad invitarVi a voler convocare un incontro con la Vostra associata Istituto Ricerche Breda, per esaminare i seguenti problemi:

Ricontrattazione premio di produzione 1972;

Ricontrattazione accantonamento feriale;

Riconoscimento Consiglio di Fabbrica; arie.

In attesa di sollecita convocazione. distinti saluti.

p. la FIM p. la UILM (G. Colombo (L. Galvanio) p. la FIOM (A. Pizzinato)

FAS

STUDENTI - LAVORATORI PROBLEMI DA RISOLVERE

lavoratori-studenti della B.T.L. riuniti in assemblea, dopo aver preso atto della troppa leggerezza e soprattutto della poca chiarezza con la quale gli organismi rappresentativi di fabbrica affrontano i loro problemi attuali, senza preoccuparsi di dare informazioni corrette e tempestive sugli svilupppi degli stessi, fanno presente che:

non sono minimamente disposti a tollerare qualsiasi tipo di provocazione da parte della Direzione Aziendale che tenda a peggiorare la loro condizione economicosociale all'interno della fabbrica creatasi con l'accordo del 15 settembre 1971 (già con più di 1 anno di ritardo di quanto previsto dal contratto nazionale);

rifiutano decisamente qualsiasi tipo di tassazione sulle cifre verbalizzate sull'accordo come « contributo per spese scolastiche - che essi considerano • nette ad avere », lasciando libera facoltà alla Direzione di scegliere il modo più opportuno per liquidarle;

chiedono che vengano a fine settembre e a fine maggio di ogni anno le date di !liquidazione rispettivamente dei 2,13 e del saldo del contributo, come verbalizzato sull'accordo;

onde evitare il ripetersi di situazioni analoghe a quella attuale, chiedono che nel C.d.F. vengono ammessi a far parte come delegati di gruppo omogeneo 2 lavoratori-studenti eletti dalla assemblea democraticamente.

'Considerata l'urgenza del problemi chiedono una precisa presa di posizione da parte del

C.d.F. su tutti i punti sopra esposti entro e non oltre mercoledì 26 c.m., riservandosi di autogestirsi le forme di lotta qualora la risposta degli organismi rappresentativi dei lavoratori fosse giudicata insufficiente dall'assemblea dei lavoratoristudenti.

Nel corso della riunione è stata eletta una delegazione provvisoria con la quale il C.d.F. è invitato a prendere contatto.

I delegati provvisori sono:

Pietraroia Giacomo

Sedino G. Paolo

Brambilla Roberto.

presenti e votanti 60 mozione approvata all'unanimità 21 aprile 1972.

Per la chiarezza

Pubblichiamo integralmente l'ordine del giorno inviato al Consiglic di Fabbrica della Termomeccanica, approvato da una riunione di lavoratori studenti, affinchè tutti i lavoratori siano a conoscenza dei problemi che gli stessi pongono nonchè del tono, • della troppo leggerezza ■ con la quale si giudica l'attività degli organismi sindacali aziendali e per la concezione — che non condividiamo — della vita sindacale e dei suoi organismi aziendali.

Riteniamo pertanto doveroso precisare che:

con il massimo impegno e serietà è sempre stato affrontato il problema dei lavoratori-studenti da parte del sindacato e dei suoi organismi aziendali il che ha permesso la conquista dell'accdroo del 1971 e relativi arretrati;

il Consiglio di Fabbrica è costituito dai delegati eletti dai gruppi omogenei (reparti, uffici, gruppi di lavoro) come sta-

bilito dal regolamento del Consiglio medesimo, che fu approvato — unitamente all'elenco dei gruppi omogenei ed al numero dei delegati da eleggere — nell'assemblea generale di tutti i lavoratori — operai e impiegati — della Termomeccanica, lavoratori-studenti compresi.

Questo regolamento, del Consiglio di Fabbrica, stabilisce che tutti i lavoratori hanno diritto (possono) partecipare alle riunioni del medesimo e quindi anche i lavoratori-studenti. Ciò premesso è doveroso sottolineare che il Consiglio di Fabbrica è la struttura di base del sindacato unitario (i delegati vengono eletti su scheda bianca dai gruppi omogenei derivanti dalla struttura produttiva aziendale) e non un'insieme informe (che cambia a seconda degli umori) di persone che si ritrovano sulla base di interessi particolari. Infatti il sindacato non è un insieme di • corporazioni -;

non condividiamo la concezione secondo la quale • ogni gruppo • si • autogestisce le forme di lotta che ritiene più opportune, come se la lotta sindacale, la lotta di classe, fosse un passatempo, un gioco ove ognuno può sbizzarrirsi come meglio crede e pertanto ci si può muovere in modo sparpagliato e non organizzato.

La lotta sindacale, Io scontro di classe è una cosa seria anche perchè si lotta contro le classi dominanti, le quali detengono tutto il potere e tutti gli strumenti di dominio derivanti dallo stesso, con il massimo di organizzazione (stato, polizia, magistratura, ecc.) e pertanto, se non si vuole giocare con la lotta, bensì lottare per vincere unitamentalla chiarezza di obbiettivi è necessario il massimo di coordinazione, organizzazione, di unità ed efficenza, altro che spontaneità e autonomia di jippo.

Al Consiglio di Fabbrica della Breda Termomeccanica e Locomotive

L' ATTUALE SITUAZIONE ITALIANA

1) ESISTENZA DELLA CRISI E SUE CAUSE

Esistono una serie di fatti a livello economico e politico che rendono • critica • l'attuale situazione del nostro paese.

La produzione industriale nel suo complesso è stagnante — la disoccupazione aumenta: sia nel senso che aumenta il numero di persone senza lavoro, sia e ancor più nel senso che diminuiscono le ore lavorate e aumentano le ore • a cassa Integrazione •.

Gli investimenti ristagnano, e questi) si riflette sulla produttività. I prezzi, al contrario, continuano ad aumentare.

Il tentativo di interpretare tali fatti riconducendoli a cause precise non è facile. Si tratta di una situazione complessa in cui possono però individuarsi alcune contraddizioni di fondo dell'economia capitalista del nostro paese.

E' indubbio — e la classe operaia deve vedere in ciò una ragione di fiducia nelle proprie forze piuttosto che infondati sensi di colpa — che all'origine di questa crisi ci siano stati gli aumenti salariali del 69-70 e l'aumento di consapevolezza della classe operaia a riguardo dei rapporti di forza che la contrappongono alla classe dominante.

Ciò è risultato in un aumento oggettivo di forza della classe operaia ed ha rappresentato un duro colpo per l'economia capitalistica italiana che per lunghi anni ha basato la sua capacità concorrenziale sui bassi salari e sugli alti ritmi di lavoro.

E' chiaro che questo mutamento nei rapporti di forza si è riflesso anzitutto sull'andamento della produttività: quella parte direttamente basata sulla intensificazione del lavoro si è fortemente ridotta.

Deve tenersi presente infatti che la contrapposizione di classe, portata a livello puramente economico (rivendicazioni salariali) si è ben presto manifestata in termini chiaramente politici: abolizione delle categorie, aumenti uguali per tutti, rifiuto degli incentivi non sono più solo rivendicazioni economiche e non sono neppure soltanto obiettivi egualitari e democratici: sono obiettivi che mettono in discussione gli attuali sistemi di divisione e controllo dei lavoratori. Questi obiettivi, anche se non colpiscono direttamente la sostanza dei rapporti capitalistici di produzione, intaccano le radici concrete su cui questi rapporti si fondano.

Di fronte all'esplosione della lotta operaia nel 1969 si ebbe quindi un rallentamento del • miracolo italiano •.

Comunque i gruppi più forti del capitalismo italiano • statali e privati • erano convinti che con la firma dei contratti Io sviluppo sarebbe ripreso; gli aumenti salariali avrebbero accresciuto la domanda del mercato interno, e l'accordo e la collaborazione con i sindacati avrebbe permesso di controllare la classe operaia, riprendere lo sfruttamento in fabbrica e recuperare con l'aumento di produttività i maggiori costi del lavoro.

Sulla base di queste previsioni hanno firmato i contratti, imponendo questa linea a tutta la classe padronale.

Perché queste previsioni non si sono avverate?

Da una parte perchè le lotte operaie non si sono fermate con la firma del contratto, passando — come si è detto — da una prospettiva solo economica ad una politica riguardante l'organizzazione del lavoro.

Dall'altra perchè il fenomeno della fuga dei • capitali • (provocato a sua volta dal terrore che le lotte operaie avevano ispirato ai detentori di capitali) e la conseguente • stretta del credito • (aumento del tasso di interesse) deciso per bloccare tale esportazione di tali capitali verso l'estero hanno bloccato lo sviluppo degli investimenti (salvo che per i grossi gruppi dotati di una base finanziaria autonoma).

Questa • stretta • è avvenuta proprio nella fase in cui una larga disponibilità di capitali era necessaria alle industrie per reagire con gli investimenti e non con gli aumenti di prezzi ai risultati contrattuali.

Si è assistito quindi all'intensificarsi di alcune contraddizioni del regime, nel momento in cui gli aumenti dei prezzi, evadendo le conquiste salariali dell'autunno, aumentavano nella classe operaia la convinzione o quantomeno la consapevolezza che la lotta dovesse tendere sempre di più a contestare gli equilibri strutturali del sistema.

A questa crescita di consapevolezza operaia si è contraoposto a livello padronale una crescita di conflitti tra i settori di punta, trainanti dell'economia italiana, e i settori parassitari (proprietari fondiari...) oltre che un largo numero di piccoli e medi imprenditori.

Gli interessi del settore parassitario si contrappongono a quelli del grande capitale in modo molto più netto che non quello dei piccoli e medi imprenditori.

Da ciò deriva la politica ambigua e contraddittoria sul tema delle riforme, tema funzionale al grande capitale per le sue funzioni di razionalizzazione economica e sociale, ma non altrettanto funzionale agli interessi parassitari e a Quelli — unualmente reazionari — legati alla struttura burocratica dello Stato.

Va infine tenuta presente, tra le cause della crisi, la difficoltà nei rapporti economici internazionali (difficoltà di convivenza tra capitalismo USA, Europeo e Giapponese) intervenuto come conseguenza della fase recessiva dell'economia americana, conseguenza a sua volta della guerra nel Vietnam.

Queste difficoltà hanno re'o più problematico il miglioramento della situazione economica italiana attraverso il canale delle esportazioni, come già altre volte avvenuto.

2) LA POLITICA DELLA BORGHESIA DI FRONTE ALLA CRISI

Ouesta fase di stagnazione diversamente della crisi del '63 non è stata pianificata e manovrata dal potere della classe dominante.

Si è fatto affidamento per un po' sulla

ripresa dello sfruttamento nelle fabbriche e sulla esppansione della domanda interna per riprendere il • bum • interrotto dall'autunno caldo, e su questa base avviare in condizioni più favorevoli i necessari processi di razionalizzazione e ristrutturazione. La mancanza di queste condizioni è stata determinante nel provocare la crisi, nonostante i provvedimenti, limitati e velleitari, a livello economico (decretone, ecc.).

In altre parole, e qui sta il significato politico centrale la prospettiva di ripresa produttiva continua ad essere imperniata (nella prospettiva della borghesia) sulla ripresa dello sfruttamento e del più pieno controllo sulla classe lavoratrice: questa è vista come la condizione di partenza, necessaria per creare i margini, sia economici che politici, per un più profondo processo di ristrutturazione.

Sul piano economico due obiettivi sembrano prioritari per la borghesia:

Mantenere una situazione di • crisi strisciante • o di • ripresa frenata • sufficientemente a lungo perchè essa incida sulle lotte contrattuali del prossimo autunno.

Utilizzare questo periodo per una ristrutturazione che permetta a gran parte delle industrie di raggiungere la stessa posizione con minore occupazione.

Per quanto riguarda la classe operaia è certo che la crisi è un segno della sua • forza • ma è anche il mezzo che mette in luce la sua •debolezza•. In sostanza, in questa situazione, si aprono le possibilità seguenti:

Subire la crisi e la politica di stabilizzazione capitalistica pagandone i costi o al massimo lottare sulla difensiva per • pagarla il meno possibile •.

Usare la forza che la crisi ha mostrato essere grande, come strumento di pressione per ottenere determinate cose. p. es. alcune riforme che migliorino realmente la condizione operaia.

Spingere fino in fondo la crisi, indipendentemente dalle concessioni che i capitalisti possano fare e trasformarla in crisi pre-rivoluzionaria.

La situazione è tale che da un punto di vista realistico l'ultima possibilità sembra sia da escludere.

Ampie prospettive esistono però per la seconda possibilità che presuppone naturalmente la prima.

Cioè lottare per subire il meno possibile i costi della crisi per mantenere le conquiste fatte e per consolida-e la propria forza in vista di una fase in cui ci saranno le condizioni più appropriate per una ripresa della offensiva. Nello stesso tempo puntare su obiettivi qualificanti per i prossimi rinnovi contrattuali ,dicendo una volta per tutte che • pace sociale • tanto ambita dal padronato nelle fabbriche — non è compatibile con un sistema economico Quale Quello capitalista basato sullo sfruttamento dell'uomo.

UN IMPIEGATO della Termomeccanica

OPINIONI - PARERI - DIBATTITI

LETTERA DI UN DELEGATO

Il Consiglio di Fabbrica

ALCUNE RIFLESSIONI SUL CONSIGLIO DI FABBRICA DELLA TERMOMECCANICA

Come nella maggior parte delle aziende anche alla Termomeccanica funziona da circa due anni il Consiglio di fabbrica, nuovo strumento di direzione sindacale voluto dai lavoratori.

E' nell'elezione dei componenti il Consiglio di Fabbrica che i lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno dato prova dell'alto grado di democrazia acquisita dal movimento operaio. E' stata questa una tappa fondamentale della costruzione della unità sindacale il passare dali'6lezione dei rappresentanti degli operai scegliendoli tra una lista di candidati e l'elezione dei rappresentanti del Consiglio Direttivo su scheda bianca e senza una lista di candidati tra chi scegliere. E' il lavoratore che, in prima persona, sceglie a suo giudizio il delegato di reparto — ufficio che rappresenterà il proprio gruppo omogeneo nel consiglio di fabbrica e allo stesso tempo porterà le decisioni del Consiglio di Fabbrica all'interno del reparto o ufficio discutendone con tutti i lavoratori.

E' certo che tutto questo cambiamento ha creato nuovi problemi molti dei quali sono da attribuirsi lle rlirezioni aziendali che vedono in questo nuovo strumento dei lavoratori una nuova arma capace di contrastarle efficacemente. Non a caso la nostra direzione non ha ancora riconosciuto il Consiglio di Fabhrica e cerca in tutte le maniere di contrastarlo.

Lo sanno bene tutti i delegati ed ì componenti l'esecutivo della miriade di ostacoli con i quali la dire7ione in questi due anni ha ostacolato il funzionamento del Consiallo di Fabbrica per fermare l'avanzata del movimento operaio all'interno dei reparti e degli uffici.

Vi sono altri problemi che derivano dalla scarsa partecipazione di alcuni reparti o uffici alla gestione di onesto nuovo strumento ma sono sicuro che molti di questi pro-

blemi si risolveranno soci quando costringeremo la nostra direzione a cambiare atteggiamento nei confronti del nostro Consiglio di Fabbrica.

Un delegato della Termomeccanica

Commissioni di lavoro

Il Consiglio di Fabbrica della Termomeccanica, per meglio approfondire e affrontare i diversi problemi ha istituito Commissioni di lavoro e di studio.

COMPONENTI COMMISSIONI

C.T.P. (Comitato Tecnico Paritetico)Qualifiche

Componenti: LOCATELLI, FERRARA, BROGGI, CAMPANA, CARUSO, GIUSSANI, DE NARDI, RAIMONDI, BONO. ANTINFORTUNISTICA

Componenti: MILANO, BRUSCELLA, NICASTRO, POLETTI, RAIMONDI, TINNIRELLO - ANELLI, ROSONE, NICASTRO, BRASOLIN, BUCCHI, CANTU, COTTIMI

VERGANI, ROSONE, NICASTRO. MILANO, LIBUTTI, GUALANDRIS, LEONE, GUZZ1, CANTU, CARLESSO - COLOMBO, GIANI, MORTELLARO, RADAELLI, RASCHIONÌ. SETTORE TERMOELETTRONUCLEARE

ANELLI, DI NARDO, GUZZI, LOCATI, RATTI, GIANI.

RIFORME

BRASOLIN, LOCATI, CAMPANA, LOCATELGESUALDI, POLETTI, BASILE, SPODARO, CALLONI.

PATRONATI SOCIALI

ANELLI, BOLOGNA, GUZZI, CARLESSO, CARUSO, PONTI, GIANI. CALLONI, VALENTI, GUARENTI, MANDELLI.

IMPIEGATI

CARUSO, RAIMONDI, LOCATELLI, GESUALDI, BASCHERI, BASILE, SPADARO, CANESI.

STAMPA

FERRARA, DI NARDO, CAPONIO, CARUSO, GESUALDI, RATTI, PAROLINI, BASILE, NOTARBORTALO, BIGHINI.

TESSERAMENTO

VERGANI, FERRARA, ROSONE, CABRINI, CAPONIO, LIBUTTI, GUALANDRIS, BRASOLIN, LEONE, BUCCHI, BROGGI, CAMPANA, BASCHIERI, BELLESIA.

LAVORATORE DELLA BREDA!

Inviate: articoli, lettere, proposte, pareri.

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