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Milanodieci5

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Lire 100 Anno 5° e

I PERIODICO MENSILE DELLA ZONA 10

e N. 8 - 9 agosto - settembre e

IIIOr K) lea 1973

Quartiere Ponte Nuovo

UN ALTRO PASSO AVANTI VERSO LA COSTRUZIONE DELLA SCUOLA La pressione popolare dei genitori organizzati dal Gruppo Scuola-Quartiere (SO), dal Comitato di quartiere Ponte Nuovo e dal Comitato di Agitazione Crescenzago ha ottenuto un' altra vittoria sulla strada della costruzione del complesso scolastico nel quartiere, sull'area di via Cesalpino. Come si ricorderà, il gruppo SQ aveva proposto a tutti i genitori interessati un impegno particolare che facesse chiudere l'anno scolastico 7273 (apertosi con la delibera di variante del Piano Regolatore per l'area di via Cesalpino a seguito del blocco delle lezioni attuato dai genitori in via Brambilla e in via Caroli e della forte loro partecipazione all'assemblea del 13 ottobre) con un'altra grossa vittoria. Gli obiettivi possibili erano due: l'approvazione del progetto che avrebbe consentito l'occupazione d'urgenza dell'area (la procedura d'esproprio sarebbe andata avanti più lentamente per conto suo e non avrebbe intralciato l'indizione della gara d'appalto e l'inizio dei lavori); oppure l'approvazione dell'occupazione d'urgenza (sulla base non del progetto completo, ma dei dati essenziali dell'opera riguardanti soprattutto la spesa e la sua ripartizione tra i vari capitoli del bilancio) e della procedura di esproprio in attesa che il progetto possa essere finalmente presentato per l'approvazione in Giunta e in Consiglio Comunale. La Giunta di Milano ha scelto questa seconda strada perché purtroppo dopo un anno che il progetto è in fase di ultimazione (come ci hanno sempre ripetuto i nostri amministratori) non è stato finora ultimato. Chissà che senso hanno le parole degli assessori! Certamente non hanno nessun valore reale, ma devono solo servire da strumento per prendere tempo e per non venire continuamente incalzati da chi reclama delle soluzioni immediate a problemi gravi quali la scuola. E' stato comunque un successo del gruppo Scuola-Quartiere, dei genitori che lo hanno animato e dei comitati di quartiere Ponte Nuovo e Crescenzago, che hanno sorretto la loro mobilitazione. Tutto ciò appare più evidente se si considera il tipo di atteggiamento particolarmente ostile e infido dell'assessore Bonatti (PSDI). In febbraio Bonatti tenta di scoraggiare i genitori: i tempi sono lunghi, di esproprio e di occupazione dell'area neanche parlarne; la soluzione del problema è così arretrata che si farebbe più in fretta a riprendere in considerazione l'area Dindelli Siemens Cerizza (quasi che fosse stata nostra scelta orientarci sull'area 5 di via Cesalpino). In marzo ripete che il progetto è alla stima e che è quasi pronto, ma cerca di evitare in tutti i modi la richiesta di ricorrere all'esproprio per pubblica utilità mediante la legge 865. E' noto infatti che secondo tale legge per occupare l'area per opere di pubblica utilità (come la scuola per esempio) e quindi di espropriarla non è necessario il progetto ma una semplice relazione. In aprile ripete la stessa cosa, nonostante che i genitori gli mostrino la circolare della Regione Lombarda del 5-2-73 con le disposizioni a riguardo, che avevano anche esposto nella mostra sul quartiere, e promette l'approvazione del progetto entro la prima decade di maggio.

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Bugie!!! Si decide allora di riprendere i mezzi forti, e si occupa la scuola, una prima volta il 19-5 e una seconda volta il 26-5 (per il rifiuto a ricevere la nostra delegazione il venerdì 25-5). Come è noto dal numero scorso di Milano dieci, a questo punto Bonatti ci riceve assicurandoci che la delibera sarà approvata entro giugno. Ma l'indomani fa pubblicare sul Giorno » un comunicato contro i genitori che hanno occupato la scuola (29-5 pag. 23, « il Giorno »). Lo riportiamo. Le occupazioni di scuole da parte dei genitori (ultime quelle avvenute in via Colletta e via Brambilla) rappresentano il frutto ,< di una vera e propn'a strategia della tensione nel settore dell'edilizia scolastica, strategia che viene portata avanti con intendimenti diretti a far saltare il piano dell'edilizia scolastica che a suo tempo l'amministrazione comunale ha approvato ». Questo il duro giudizio dell'assessore ai Lavori Pubblici, Gabriele Bonatti, in merito all'occupazione delle scuole di via Colletta e di via Brambilla. L'assessore non nega che situazioni particolari possano mutare il piano di interventi scaglionato nel tempo, ma ritiene che non sia questo il caso delle due scuole in questione. Bonatti ha poi aggiunto sul merito alcune precisazioni. Eccole: Scuola di via Brambilla - Queste le precisazioni di Bonatti. L'area è di proprietà di terzi; non è possibile giungere all'occupazione << temporanea di urgenza delle aree interessate » non essendoci << il decreto di vincolo del Provveditorato alle Opere pubbliche » e mancando il progetto esecutivo. Per ottenere il decreto di espropriazione occorrono « gli elaborati catastali >>. Secondo l'assessore è difficile formulare previsioni sui tempi, in quanto le procedure investono organi estranei all'amministrazione comunale. Per ridurre questi tempi (non meno di 5-6 mesi) Bonatti ha interessato l'assessore regionale ai Lavori Pubblici. La ripartizione ai Lavori Pubblici, una volta entrata in possesso dell'area, « è già nelle condizioni di indire l'appalto ». A noi è sembrato inqualificabile sia il gesto di Bonatti, che all'indomani della delegazione da lui ricevuta a Palazzo Marino fa pubblicare un tale comunicato, sia del « Giorno » che accetta e pubblica un tale comunicato senza verificarlo coi fatti e senza farne una valutazione politica (si accet-

tane per vere le parole dell'assessore che la scuola è stata occupata da estremisti e non da genitori, senza andare a fondo a vedere né come è stata condotta questa occupazione, né gli obiettivi che si proponeva né perchè ci si era decisi a questo). Il « Giorno » così facendo si schiera quindi dalla parte di chi dà un'informazione unilaterale degli avvenimenti senza andare a fondo delle cose inquadrandole in tutto il contesto. Purtroppo i quotidiani d'informazione borghesi sono probabilmente mezzi di disinformazione. Perciò abbiamo subito scritto a: direttore del « Giorno », con copia a Bonatti, per una smentita. Naturalmente « Il Giorno » è ben lontano dall'essere il quotidiano corretto e serio di due anni fa e non ci pubblica la smentita. Ma la vera smentita viene da Bonatti stesso che dopo aver ricevuto la nostra lettera fa approvare la delibera di occupazione di urgenza, contraddicendo quanto lui stesso aveva fatto scrivere sul « Giorno » che cioè mancavano: il decreto di vincolo del Provveditorato alle Opere pubbliche, il progetto esecutivo, e gli elaborati catastali preventivando tempi di 5-6 mesi. In realtà questa delibera poteva essere fatta anche a marzo; d'altra parte Bonatti l'avrebbe fatta volentieri anche l'anno prossimo, stando a tutto il suo atteggiamento; invece yggdiizzaziona dei genitori e cittadini détAuartiere gli ha imposto tempi più brevi. La delibera è stata in seguito approvata dalla Sezione Controllo della Regione ed è tornata ora alla Ripartizione Lavori Pubblici del Comune che deve condurre in porto la procedura di esproprio e nel contempo occupare d'urgenza l'area. Ci auguriamo che quando il lettore leggerà queste note possa vedere qualcosa di concreto sul terreno di via Cesalpino. Intanto il Gruppo Scuola Quartiere mantiene sempre i suoi contatti con. la Ripartizione Lavori Pubblici del Comune e della Regione, purchè tutto proceda senza intoppi e nel contempo giunga anche il progetto. I genitori e i cittadini del quartiere sono invitati a rimanere sempre in contatto con il GSQ attraverso i rispettivi comitati di quartiere (CdQ PN via Caroli, 8 tel. 2590839 - Comitato di Agitazione di Crescenzago 29.06.38) perchè, qualora sorgessero altre difficoltà da parte del Comune per far procedere le cose, si possa organizzare una forte mobilitazione.

A Gorla, Turro, Cimiano

A SCUOLA IL SOLITO CAOS I risultati di giugno nelle scuole medie e superiori Siccome il quadro riassuntivo non offre un'idea precisa dei risultati di fine d'anno relativi alle scuole della nostra zona, aggiungiamo i seguenti altri rilievi analitici che meglio permettono considerazioni significative. Dai quadri della scuola di Via Demostene ricaviamo che: in quattro classi ci son tutti promossi; in diverse altre i rimandati sono in numero di 12, 13-15; in due classi c'è il numero massimo di 5 respinti; parecchi alunni sono stati rimandati solo in Storia; le materie in cui ci sono più rimandati sono: Italiano, Storia, Matematica; ci sono ben 8 classi con 28-30 allievi.

Dai quadri della scuola di Via Narni rileviamo che: in tre classi tutti promossi; in 14 classi il numero dei rimandati va dal 6 all'8, mentre in altre quattro da 10 a 12; in 11 classi su 25 il numero degli alunni va da un minimo di 30 a un massimo di 33; mentre in altre cinque sono in 28-29. I risultati della scuola di Via Pimentel presentano una maggiore uniformità: 8-10 rimandati per classe. Questi elementi analitici fanno emergere gravi_ contraddizioni. In primo luogo, la presenza di classi con 15 rimandati e di altre con tutti promossi, ci dice della crisi dei criteri valutativi, che è sintomo della più generale mancanza di punti fermi sia a livello contenutistico (cosa insegnare?

Ragazze madri in lotta alla "Casa" di vita Pusiano meglio: di cosa promuovere l'apprendimento?) sia a livello etico-politico (quando rimandare? perché rimandare?). Tale disorientamento, che in parte deriva da carenze legislative e in parte dalla mentalità cristallizzata della maggior parte del corpo insegnante, si riflette naturalmente nelle famiglie, le quali non riescono a capire come mai la promozione o bocciatura non sia tanto legata a certi risultati, quanto al fatto di capitare con dei professori anziché con altri. E tutto questo incide negativamente anche sugli allievi ed è la dimostrazione più chiara del doppio volto della scuola media. Questa intatti, come scuola dell'obbligo, dovrebbe avere un carattere non selettivo, ma orientativo; cioè in essa la bocciatura dovrebbe essere rarissima e intesa come atto pedagogico della cui utilità dovrebbero essere certi in primo luogo i genitori e gli allievi. Perché dovrebbe essere rarissima? Perché il lavoro di classe dovrebbe tendere a sollecitare l'emergere dei lati creativi della personalità del ragazzo e a promuovere capacità critiche attraverso acquisizioni utili ed importanti. Ora: sono importanti e utili i contenuti che gli alunni apprendono? Soprattutto: riescono essi a rilevarne l'utilità e la importanza? Chiediamoglielo e ci sentiremo dire dalla stragrande maggioranza che a scuola ci vanno perché ci ‹< devono » andare. Ancora: si può fare un lavoro proficuo in classi con 33 alunni? (È da dire che le disposizioni ministeriali parlano di un massimo di 25 alunni per classe). Può fare un lavoro nuovo, tendente cioè a soddisfare le esigenze di una scuola di massa e perciò diversa da quella antecedente al 1963, un insegnante che per 10-20-30 anni ha insegnato in un certo modo e a certi strati sociali e per il quale non sono stati promossi corsi di aggiornamento nella maniera dovuta? (E così arriviamo all'assurdo di ragazzi rimandati solo perché non ne vogliono sapere dei Fenici o di Bonifacio VIII, dimostrando con ciò di far ruotare il rapporto educativo — allievi/insegnante — intorno ad elementi, quali singole materie che invece dovrebbero essere strumentali). Infine, non è cosa nuova che la maggior parte dei rimandati appartengono a famiglie povere e ''non-inserite». È raro come una mosca bianca, che il figlio di un professionista venga ri-

mandato o addirittura bocciato. Dal che si possono dedurre solo due cose: che i figli dei poveri sono in genere cretini; che i figli dei poveri rendono poco perché il loro ambiente familiare e sociale è privo di stimoli per l'intelligenza del ragazzo, oppure offre un certo tipo di cultura (per esempio chi viene dalla campagna) di tipo diverso da quello ufficiale impartito nella scuola. Ora, siccome la prima ipotesi non regge, non rimane che la seconda. Dalla quale dovrebbero partire tutti gli insegnanti se veramente vogliono promuovere nell'alunno « la formazione dell'uomo e del cittadino » e contribuire coi fatti alla realizzazione di una società' più giusta, più equa. Ma oggi arriviamo all'assurdo di classi con un numero di rimandati addirittura superiore al 50°/o nella scuola media dell'obbligo. E con rimandati quasi tutti figli di proletari e generalmente di immigrati. Di questo ci siamo accertati personalmente attraverso una sommaria inchiesta tra i rimandati e bocciati della scuola di Via Demostene. Traiamo le debite conclusioni, ma soprattutto organizziamoci per il prossimo anno scolastico per entrare nella scuola come lavoratori e come cittadini e per favorire attraverso iniziative di lotta, il superamento dei contenuti inutili e di classe e l'eliminazione di ogni tipo di selezione. Un distacco solo parzialmente diverso meritano i risultati del 7° ITIS e del Molinari: che sono già di per se stessi eloquenti con quelle altissime percentuali di rimandati e respinti. Si offrono infatti come la dimostrazione più evidente del disegno di far pagare agli alunni la crisi della Media superiore, il cui stato di cose si configura come la prova più esplicita dell'incapacità e mancanza di volontà politica della nostra classe dirigente. E questo disegno è tanto più da combattere per gli Istituti Tecnici dove la stragrande maggioranza sono figli di operai. Antonio Valentino

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