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L'Eco di Niguarda10

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nell'interno:

Mensile di vita Niguardese

La grave crisi politica che si è aperta in questi giorni, trova le sue origini soprattutto nei provvedimenti economici presentati dal governo Moro. Certamente il tanto atteso « piano a medio termine » si è rivelato una delusione e sicuramente se fosse stato discusso in Parlamento, lo si sarebbe dovuto ampiamente modificare.

Tuttavia la modifica in Parlamento, per la quale esistevano ampi spazi, sarebbe stata la soluzione in questo momento più giusta, sicuramente preferibile a una crisi di governo, che rischia ora invece di portare un vuoto di potere e una lunga paralisi di attività del Parlamento.

I sindacati e le organizzazioni politiche democratiche da tempo stanno discutendo e proponendo gli indirizzi di una nuova politica economica, ma nel piano di Moro-La Malfa non si parla ancora di « riforme sociali », di « ristrutturazione produttiva », di « investimenti qualificati per un nuovo sviluppo industriale ».

I provvedimenti elaborati sono inadeguati proprio perchè eludono i nodi centrali che sono causa dello sviluppo distorto dell'economia del nostro paese.

Così, mentre apprendiamo, per esempio, che la Polonia si nropone come obbiettivo un aumento annuo del reddito nazionale lordo dell'8%, il governo decaduto riteneva già un successo un aumento annuo del 4% e il mantenimento del milione di disoccupati attuali.

Nessuno nega ovviamente la gravità della crisi economica attuale, che nel nostro paese si presenta ancor più drammatica per le condizioni particolari di dissesto dello sviluppo industriale e della finanza pubblica. Tuttavia proprio da questa gravità emerge l'imperativo di cambiare strada, indirizzando la produzione verso i consumi sociali e facendo sì che i finanziamenti pubblici siano di stimolo alla ripresa dei settori più colpiti (come l'edilizia) e nello stesso tempo più socialmente utili.

Non si può certo affermare che manchino in teoria i mezzi per attuare tale inversione: le partecipazioni statali (gestite finora come feudo privato delle correnti DC), i finanziamenti agevolati, la riforma fiscale, l'utilizzo dinamico degli istituti di credito, ecc., sono tutti strumenti che consentono di attuare una politica economica programmata e indirizzata alla ripresa produttiva. Ciò che invece è mancata al governo è la volontà — e quindi la forza — di attuare tali direttive.

I lavoratori dal canto loro non stanno a guardare, ma hanno impegnato una vigorosa battaglia (la più unitaria e coerente dal dopoguerra) sulla riconversione produttiva, per un nuovo modello di sviluppo e per la piena occupazione. Si tratta di attuare le grandi riforme sociali (sanità, scuola, trasnorti, edilizia abitativa, ecc.) e di modellare lo svilup-

Come battere i nemici del decentramento

po produttivo a supporto di tali trasformazioni. Certamente una simile strategia economica può realizzarsi solo se l'impreditoria privata verrà guidata dallo Stato entro precisi canali, se vi sarà una programmazione che elimini gli squilibri tra nord e sud, se si incentiveranno gli investimenti produttivi a scapito delle rendite fondiarie e parassitarie, se si colpirà l'evasione fiscale e l'espatrio dei capitali.

In altre parole quindi, un vero piano economico è in realtà un piano globale di ristrutturazione sociale, cioè un grande atto politico che non può avvenire, come pensava il governo, lasciando tutto come prima « senza pestare i piedi a nessuno ».

Ora comunque la crisi di governo ha rimesso tutto in discussione e si apre un periodo di pericolosa incertezza: o si riuscirà in breve tempo a formare un nuovo governo aperto a tutte le forze politiche democratiche che goda di un vasto appoggio popolare, o si _andrà fatalmente alle elezioni anticipate che tutti sembrano non volere (ma è poi vero?) e che in ogni caso rappresenterebbero un colpo durissimo alla ripresa economica e produttiva del paese.

intervista con AMLETO FARINA presidente del Consiglio di Zona

- Lo sviluppo del decentramento, che riteniamo estremamente importante per impostare un nuovo modo di governare, ha subito, dopo lo stop alle elezioni dei Consigli di Zona imposto dal Consiglio di Stato in novembre, un grave arresto. Che ne è stato dei Consigli di Zona?

R - Dopo la decisione del Consiglio di Stato la Giunta municipale, i gruppi consiliari del PCI del PSI del MUIS, hanno cercato di ricomporre i Consigli di Zona attraverso l'utilizzo dello statuto sul decentramento approvato il 1 novembre 1974, elaborato e presentato nella giunta municipale che precedette il 15 giugno.

Per questo non si riesce a capire perchè la DC e i partiti minori, forse preoccupati di un calo della loro presenza — tranne il PRI — si siano opposti al rinnovo e al rispetto dello statuto sul decentramento.

Con la « frenata » — a mio avviso si è voluto da un lato ostacolare la partecipazione dei cittadini ai consigli di zona e alla gestione della cosa pubblica e dall'altro impedire che venissero avanti dei discorsi di fondo volti alla modifica della macchina burocratica comunale e del rapporto base-vertice nell'amministrazione decentrata della città.

- Dunque' la crisi di governo che dimostra l'incapacità della classe dirigente di cambiare metodo di gestione e di basarsi sul sostegno e sul confronto con le masse popolari, si ripercuote a Milano sul lavoro della Giunta e sui Consigli di Zona?

R - Certamente, dietro agli atteggiamenti provocatori e dilatori di chi ha ostacolato il rinnovo dei consigli di zona, sta la volontà di far fallire la nuova spinta alla partecipazione democratica da parte della gente che lavora.

Con la scadenza del 15 di febbraio i genitori dei bambini che frequentano le scuole materne del Comune di Milano saranno chiamati per la prima volta ad eleggere gli organismi collegiali per, la gestione sociale delle scuole in questione.

A questo proposito è bene chiarire che il regolamento per l'istituzione dei consigli approvato dall'amministrazione decaduta si rifà per la più parte al D.P.R. 416 (i cosidetti decreti delegati) che ha rivelato tutti i suoi limiti in un anno di applicazione nella scuola dell'obbligo a causa del suo scarso potere di intervento.

In attesa di un organico piano di riforma da parte della nuova amministrazione, vogliamo però sottolineare l'importanza della partecipazione di tutti i genitori a questo primo incontro fra la società e la scuola materna, scuola che non può e non deve essere più considerata in funzione della « custodia » che offre ai piccoli, un luogo in cui si effettua la prima socializzazione dell'individuo e lo sviluppo della personalità del bambino.

Infatti è proprio nel periodo che va fra i tre e i sei anni, come testimonia la moderna psicologia Giulio Pessina (segue a pag. 2)

- Nella zona ci sono problemi scottanti come la casa, la scuola; la gente si muove, protesta giustamente ma spesso non trova una controparte ed allora si corre il rischio di strumentalizzazione del malcontento proprio da parte di chi ha malgovernato per troppi anni. Qual è, a tuo parere, l'indicazione da dare ai cittadini?

R - La prima cosa da non fare è contrapporsi alla giunta e al consiglio comunale verso i quali comunque bisogna essere critici, anche fortemente. Nei quartieri ci sono problemi che da anni stiamo portando avanti con forza. Bisogna quindi sviluppare all'interno dei rioni un nuovo fermento, una nuova mobilitazione per presentare al consiglio comunale e al consiglio di zona, soprattutto a quei consiglieri (leggi DC e socialdemocratici n.d.r.) che da lungo tempo disertano le riunioni, delle proposte concrete che si inquadrano nella richiesta precisa di strutture scolastiche, sanitarie, sociali, del tempo libero, dei centri sociali. Tutto ciò che riguarda la zona deve essere portato avanti senza eludere nessuna iniziativa che vada in questa direzione; al contrario bisogna, sviluppare la volontà di partecipazione ricercando tutte le soluzioni possibili: ad esempio, creare un filo diretto tra la periferia e il centro di potere dell'ente locale, ossia un rapporto costante bisogni-realizzazioni attraverso i consiglieri comunali che si sono battuti e si battono per il decentramento.

D - Il 15 giugno non si è dunque esaurito nell'urna: se si vuol dare attuazione al voto occorre sviluppare e creare la partecipazione e il

confronto, ma con la coscienza di non poter ottenere tutto subito.

R - Lo slogan « Vogliamo tutto, bene e subito » è da dimenticare e da combattere. Bisogna fare tutto, bene e nel tempo più breve possibile; questo è un discorso realistico che deve essere realizzato instaurando un nuovo concetto di democrazia diretta che significa responsabilità nelle scelte e definizione delle priorità.

D - Passiamo ora ad un altro grosso problema, quello del bilancio. Il bilancio ha destato perplessità e molte critiche al nostro partito, cosa ne pensi?

R - La presentazione del bilancio in pareggio per l'anno 1976 non deve confondere le idee della gente e in secondo luogo non deve portare ad una accusa al PCI perchè lo ha accettato così, cioè in pareggio, anziché in deficit. Le ragioni sono molte e valide e le hanno portate coloro che per anni hanno gestito la pubblica amministrazione, i compagni socialisti ad esempio, che hanno fatto capire che imboccando alcune strade si potevano benissimo avere delle grosse difficoltà. Aprendo un bilancio in spareggio il comune sarebbe incorso nella difficoltà di accensione di mutui dallo Stato, dalla regione, nella pericolosità di veder sottoposte tutte le operazioni sia in conto corrente che in conto capitale al Tribunale Amministrativo Regio-

nale, con il pericolo che la spinta in avanti promossa dalla giunta venisse bloccata.

Peraltro, come ha rilevato l'assessore Dragone, il bilancio in pareggio non deve indurre a facili ottimismi: non è un bilancio ottimistico, bensì lo specchio di una realtà grave, gravissima principalmente per le aziende municipalizzate per le quali il bilancio 1976 stima un deficit di 140/150 miliardi. C'è una importante differenza dal bilancio '75, cioè quella di stralciare dal bilancio le voci riguardanti le aziende municipalizzate.

Attraverso questa elaborazione si potrà vedere dove ci sono gli oneri sociali da pagare, se non si vuole ad esempio portare il biglietto del tram a 200 lire.

La comunità deve pagare il prezzo degli oneri sociali veramente tali, eliminando tutte quelle spese che non abbiano una voce corrispondente. Occorre eliminare, come giustamente ha affermato l'assessore Mottini, tutti gli sprechi e le spese non strettamente necessarie alla vita ed allo sviluppo di ogni Azienda municipale.

D - Si è parlato di Bilancio decentrato, di cosa si tratta?

R - Occorre risalire a monte e dire che prima si parla di bilancio aperto e poi il bilancio disaggregato per zone. (segue a pag. 2)

GENNAIO 1976 ANNO II - Nuove Serie L. 100
DI NIGUARDA
L'ECO
RILANCIO DELLA ATTIVITÀ ARTIGIANA SOLIDARIETÀ
IMPEGNO
L'EDIFICATRICE SENZA IL P.C.I. NON SI ESCE DALLA CRISI
Febbraio SI VOTA NELLE MATERNE NIGUARDA SI SALVA!
ED
PER
15
Uno scorcio del vecchio nucleo di Niguarda che verrà risanato con l'adozione della legge n. 167 di edilizia economica popolare.
PARTECIPAZIONE POPOLARE
BILANCIO APERTO ALLA

BILANCIO SOLIDARIETA' DEI NIGUARDESI APERTO ALLA COOPERATIVA EDIFICATRICE

Bilancio aperto in questo senso vuol dire che all'interno del bilancio di previsione 1976 e fino al mese di maggio i gruppi politici, semprechè si rinnovino i consigli di zona, possano indicare con dati di fatto l'esigenza di spostare alcuni capitoli di spesa in altri, ad esempio aumentando gli investimenti in direzione della scuola, della cultura, della medicina preventiva.

Se a quella data le esigenze di investimenti superassero le previsioni di bilancio, ebbene si deve andare allo spareggio senza esitazione alcuna.

Il secondo aspetto riguarda il bilancio diviso per zone che è stato più che altro una indicazione di massima. Avendo la giunta pochissimi mesi di attività alle spalle al momento dell'approvazione del bilancio era assolutamente impensabile attuare un bilancio decentrato. Comunque l'assessorato al decentramento attraverso riunioni congiunte di capi ripartizione è riuscito ad elaborare alcuni strumenti che permettono fin d'ora l'individuazione di alcune spese che possono essere modificate: non sono per ora voci di bilancio estremamente importanti ma significative, come l'utilizzo di alcune strutture sanitarie e il decentramento dell'apparato tecnico e amministrativo del comune.

D - Il decentramento, lo dimostra il tuo discorso del suo sviluppo all'interno del bilancio, è dunque una linea di fondo essenziale per un nuovo modo di governare?

R - Per governare una città come Milano è indispensabile decentrare il maggior numero di attività. Bisogna dare ad ogni zona, cioè a tutti i cittadini, un potere effettivo di decidere e dirigere l'attività comunale decentrata. Il grosso impedimento è la mancanza di una legge che permetta la delega dei poteri ai consigli di zona. Tuttavia la legge esistente permette al Comune di formulare delibere quadro per materia, come ha già proposto l'Assessore Taramelli, che affidano ai consigli di zona precisi poteri. In ogni caso fondamentale rimane il ruolo della pressione e della partecipazione democratica dei cit- tadini tutti.

Voto nelle MATERNE

(segue dalla I pagina) infantile, che il bambino avverte il bisogno di vivere in mezzo a un gruppo, come in età precedente, sentiva il bisogno della presenza della madre. Facendo leva su questo bisogno si può fin dall'inizio procedere al colmare le disuguaglianze di partenza, che possono essersi instaurate a causa di agenti ambientali o individuali. Si può quindi giungere alla formazione dello spirito sociale attraverso i rapporti interdividuali degli alunni e al successivo sviluppo della personalità. Questo argomento dovrebbe servire da solo a spingere ed intervenire alla gestione sociale della scuola, con l'apporto della propria esperienza di vita, i genitori che desiderano che i figli divengano delle persone psichicamente mature ed integrate nel consesso sociale.

A questo va aggiunto che le moderne teorie sull'apprendimento mettono in risalto la grande capacità dei bambini in epoca pre-scolare di sviluppare tecniche che poi saranno riprese nella scuola dell'obbligo. In Modo particolare ci riferiamo all'organizzazione del linguaggio e delle altre facoltà espressive, come quella pittorica e dimensionale.

Ci auguriamo quindi che i genitori dei bambini che frequentano la scuola materna rispondano positivamente a questo primo momento, consapevoli delle nuove necessità e impegno che' la realtà attuale richiede. Come ci auguriamo una risposta positiva da parte del corpo insegnante che in questa occasione ci dispiacerebbe vedere disimpegnato a causa di rivendicazioni di carattere salariale, fermo restando lo appoggio alle legittime aspirazioni di riqualificazione e aggiornamento che richiede la dignità della categoria.

La Cooperativa Edificatrice è stata oggetto in questi ultimi tempi di due gravi rapine, che i cittadini di Niguarda hanno decisamente condannato: le espressioni di solidarietà ne sono una tangibile testimonianza.

Anche il nostro giornale si sente in dovere di esprimere la propria solidarietà, nel contempo, senza commentare i gravi episodi, pubblicare uno stralcio della lettera inviata dal Consiglio di Amministrazione ai soci in occasione della prima rapina in quanto il contenuto può certamente interessare tutti i cittadini.

Unità a sinistra nella chiarezza

Giovedì 15 gennaio u.s. durante una riunione convocata dal Consiglio di Zona, ed allargata ai componenti di. Consiglio di Circolo e di Istituto per programmare un documento sulle scelte prioritarie, nel complesso problema di edilizia scolastica, si è registrato un fatto che ha lasciato perplesse e preoccupate le numerose persone presenti.

I compagni socialisti Pifferi Basilico, in una serie di interventi portati avanti con tono alterato, hanno attaccato sul, piano della credibilità la attuale Amministrazione comunale. Pifferi invitava i presenti a rendersi conto ed a convincersi di che tipo di amministrazione comunale « abbiamo difronte » dopo il 15 giugno. Basilico, capogruppo del P.S.I. al Consiglio di Zona, preoccupato che il suo compagno non fosse stato abbastanza chiaro, ha definito l'attuale amministrazione comunale retrograda e burocratica ». Facciamo un attimo di riflessione: se cioè Pifferi e Basilico erano stanchi dopo una giornata di lavoro o perchè attraversavano un momento di frustrazione. Allora può essere comprensibile che abbiano detto cose, che non hanno mai detto quando esisteva la « moderna e snella » Amministrazione di centro-sinistra. Oppure i due compagni socialisti parlavano a nome di una corrente del loro partito, (e forse corrisponde al vero in quanto Chiodini e Giannelli, ambedue del PSI non erano d'accordo con loro), che non condivide l'impostazione politica della attuale Amministrazione comunale; in questo caso hanno commesso un errore di ubicazione scambiando la sede del Consiglio di Zona con quella del P.S.I.

La posizione di Basilico e Pifferi è in contraddizione con le affermazioni dei dirigenti nazionali del PSI, ad esempio il sindaco Aniasi, che affermano l'esigenza dell'unità della sinistra italiana, bandendo ogni polemica.

Tuttavia il PSI è liberissimo di fare la politica che ritiene più idonea ai propri interessi di partito: per esempio mettere in crisi la Giunta di Milano dopo il Governo a Roma, ma bisogna avere l'onestà politica di dirlo chiaramente alle forze politiche e sociali che con il PSI collaborano ad amministrare la città ed all'opinione pubblica milanese.

Pertanto chiediamo che su questo episodio che nuoce alla classe oneraia ed in particolare al superamento della crisi in atto nel Paese, ai compagni socialisti di fare chiarezza.

Il fatto grave e deprecabile è il frutto di una vertiginosa caduta dei valori sociali e umani. Un tale tipo di esperienza fa meglio rendere conto soprattutto a chi la subisce, come l'avidità di denaro per una vita facile fa perdere il senso del valore dell'esistenza al punto che con criminosa disinvoltura si arriva anche alla soppressione fisica dell'uomo. Ma se condanna severa meritano gli autori del crimine ancora più severo deve essere il giudizio verso chi ha voluto questa società consumistica che alimenta e giustifica odiose sperequazioni che sovverte i valori morali e intellettuali misurando il successo dell'uomo col metro delle possibilità finanziarie. Una società ingiusta dunque, in cui sacche di disoccupazione e di miseria contrastano in modo abissale con le sacche. di lucrosi guadagni e di sperperi immensi, dove fin dalla nascita l'uomo è discriminato sulla base della divisione in ricchi e poveri operata dalla società capitalistica.

Il nostro è il paese del clientelismo delle tangenti del parassitismo intermediario, elevati al rango di struttura portante di un sistema politico incapace di opporsi alla criminalità e alle forze dell'eversione.

Giunti al punto di una dissoluzione senza precedenti, è dovere di tutti operare per il recupero degli alti valori smarriti, ma deve essere impegno della parte migliore del Paese, di cui siamo componenti, batterci per un profondo risanamento morale e per il rinnovamento delle arcaiche strutture fin qui tenute in vita per difendere poteri usurpati e posizioni di privilegio che offendono i lavoratori.

Certo non dobbiamo nè vogliamo sostituirci alle forze dell'ordine ma non possiamo rimanere

EMARGINAZIONE A NIGUARDA

inerti davanti alla esigenza di serie riforme sociali e politiche, le sole capaci di far superare lo stato generale di crisi del Paese. E' un compito esaltante, al quale assieme alle componenti dello schieramento democratico, richiamiamo anche i nostri soci, che non possono certamente tollerare di vedere vanificati i sacrifici di tanti anni dedicati alla cooperativa.

Egr. Socio, dopo queste affermazioni di principio alla quale la banditesca rapina ci ha richiamato, che pur nella sua gravità, è bene si sappia che il danno è attenuato in quanto la nostra attività è garantita da una polizza assicurativa. I timori di ripercussioni economiche dell'atto criminale dunque non sussistono e ci pare giusto sottolineare in, questa circostanza che la Unipol che è l'Istituto di Assicurazione del movimento cooperativo ha salde strutture, che non essendo al servizio della speculazione sono meglio in grado di farle esprimere il concorso della solidarietà del movimento nei casi che lo renda no necessario. L'accaduto ci richiama comunque al compito impegnativo a prestare attenzione per evitare il ripetersi di fatti analoghi. Ecco perchè ci permettiamo di chiedere ai Soci di attenersi in futuro a norme già esistenti, non sempre rispettate, così da creare una maggiore snellezza per quanto attiene alla mobilità monetaria e perciò una limitata giacenza di liquidità.

Confidiamo che i Soci vorranno avere la massima comprensione per quanto ci è parso opportuno sottoporre alla loro attenzione e li ringraziamo per la conseguente collaborazione che vorranno rinnovare alla Cooperativa.

Il Consiglio di Amministrazione

Sono un giovane immigrato, che per esigenze di studio, sono venuto a Milano dal Sud ed abito a Niguarda.

Ho scoperto che Niguarda è un quartiere di periferia molto eterogeneo con un forte gruppo di emigrati. Molto selettivo, in quanto non esistendo nel quartiere delle strutture capaci di coordinare l'attività socio-economica e culturale degli emigrati con quella della popolazione locale si è venuto creando un certo dislivello economico e sociale che ha finito col creare delle barriere fra i vari gruppi ai emigrati, relegati per di più in abitazioni malsane. Le premesse per rompere ogni sorta di campanilismo esistono nel quartiere. Occorre solo buona volontà di operare, creando prima di tutto ritrovi per i giovani, dove si possa discutere e sfuggire dal qualunquismo e dalla confusione di idee.

E' in programma nella nostra zona da parte del Consiglio di Zona, l'iniziativa di organizzare la ricerca di tutte le forme di promozione per lo sport e il tempo libero.

Si è già tenuta una riunione e si è formata una apposita commissione che attraverso lo studio delle strutture esistenti e l'utilizzo delle aree destinate ai servizi, elaborerà un documento da presentare alla giunta municipale, appunto per venire incontro a tutti i bisogni di educazione sportiva e di ricreazione popolare. Siamo convinti che questa iniziativa risponda alle esigenze espresse del nostro lettore e nello stesso tempo si pone come uno tra i metodi per combattere la emarginazione e il nascere della delinquenza minorile.

C O O P: punto d'incontro dei consumatori

Ammodernare la rete distributiva

Fra le tante cose, ma non ultima, che le nuove giunte comunali e regionali, formate dopo il 15 giugno, dovranno portare avanti è la riforma della distribuzione, in particolare l'applicazione della legge che deve riformare la rete nazionale, conosciuta con il N. 426. E' ormai noto a tutti che il sistema distributivo in Italia è vecchio, superato, costoso e perciò caro per il consumatore.

Ma la legge, da più anni dalla sua approvazione è ancora inoperante. I gruppi monopolistici, che hanno tentato la sua soppressione, cercano oggi di paralizzarne l'applicazione, perchè questa legge, che affida l'intera gestione dell'adeguamento e sviluppo della distribuzione, è una legge riformatrice e come tale antimonopolistica. Fra le cause che generano una situazione di stallo nell'applicazione della legge, va sottolineata la mancata elaborazione dei piani da parte dei Comuni e delle Regioni, piani che costituiscono le basi riformatrici della legge. Vi sono anche difficoltà politiche, generate dalla non sufficiente unità delle forze democratiche, sulla linea e sulle scelte da perseguire nella elaborazione dei piani e sugli strumenti a tal fine necessari.

L'unità politica delle forze democratiche, (in primo luogo dei sindacati dei lavoratori, ceti medi produttivi e commerciali e del movimento cooperativo) resta quindi l'obiettivo primario, perchè è stata l'unità a far passare la legge. Dante Reggi

Loda al carovita

L'autocontrollo delle donne nella scelta di prodotti alimentari imposto dalla ridotta capacità di acquisto dei salari, non è sufficiente a coprire gli aumenti dei generi di prima necessità. Occorre una politica che orienti le scelte dei consumatori perchè la crisi economica ha messo in difficoltà l'intero settore dei consumi. L'inflazione dà un duro colpo ai salari e agli stipendi più bassi, alle pensioni, provocando una netta diminuzione delle merci acquistate e una affannosa ricerca di merce a buon mercato.

Orientamenti nuovi si stanno affermando nei consumi, e con queste nuove tendenze bisogna fare i conti, tenendo presente la crescita dei prezzi che sta riprendendo ritmi vertiginosi.

Occorrono leggi capaci di mettere ordine in questa giungla commerciale, fatta di frodi, di parassitismi, di sofisticazioni e di speculazioni. Oggi la via da seguire è una nuova rete di distribuzione che sia all'altezza del grave momento, capace di un valido servizio al costo più basso.

Questa ricerca è l'indirizzo della Cooperazione che si sta adoperando per realizzare una rete di vendita efficiente, con strutture nuove per poter meglio contrastare le multinazionali inserite nel campo della distribuzione, e nello stesso tempo offrire una vasta gamma merceologica con tutte le garanzie di genuinità.

Aquilino Dolce

IN BREVE

La sezione Soci Coop Lombardia di Niguarda invita i soci in possesso della azione intestata all'ex Coop Ancora a rinnovare la stessa, beneficiando del libretto sociale con buoni sconto.

Un'altra iniziativa del movimento Cooperativo è la vendita, di libri a prezzi popolari, in alcuni negozi della propria rete.

Abbonatevi a GIORNI! Con L. 13.500 risparmiate L. 1.800 sul prezzo di copertina e riceverete subito in regalo lo straordinario libro di Carlo A. Pinelli e Falco Quilici del valore commerciale di lire 10.000.

La Lega Nazionale Cooperative e Mutue ha assunto la gestione del settimanale GIORNI - Vie Nuove, con lo scopo di farne uno strumento di sensibilizzazione sui temi del carovita e della distribuzione, in funzione antimonopolistica.

LIBRI IN BIBLIOTECA

« Uomini o Consumatori? », di Nino Oppo; Edito da — Istituto editoriale per le Regioni —.

Il libro è una obiettiva analisi del sistema ed una vibrata denuncia dei suoi effetti sociali, fatta da un infedele della propria professione, di uomo del marketing e della pubblicità.

Lo scrittore Nino Oppo presenterà il libro nel dibattito pubblico che si terrà venerdì 13 febbraio alle ore 21 presso il Circa lo Culturale « A. Ghiglione ».

pag. 2
DEI
LA POSTA
LETTORI
(segue dalla I
pagina)
Decisa condanna ai fatti banditeschi

BOCCE: UNO SPORT POPOLARE

DOMANDE E RISPOSTE

Un anno di attività della Parliamone insieme

"N I G UA RD E SE"

note e decorose società boccistiche.

INTERVISTA CON GIANNI POLETTI DEL COMITATO SANITARIO DI ZONA

Come tutte le Società, anche la Bocciofila Niguardese, al termine dell'annata 1975, può fare il bilancio non solo amministrativo, ma di tutti i risultati ottenuti, sia nel campo competitivo che quello organizzativo. Non è stata un'annata delle più eccellenti come negli anni precedenti, ma sicuramente del tutto positiva su tutti i punti di vista. I risultati li riteniamo buoni. Abbiamo conseguito:

1) 3° TROFEO FUMAGALLI Biagio (Alla memoria) Gara di 256 COPPIE — Vinta dalla coppia RAPETTI - ZATTA della Bocc. RIGOLDI

2°) TROFEO 80° ANNIV. COOP. EDIFICATRICE DI NIGUARDA Gara di 256 COPPIE — Vinta da una quotatissima coppia della Bocc, AUSO SIEMENS

Per queste due gare, la Niguardese ringrazia vivamente sia la Coop. Edificatrice che i fratelli Fumagalli, per il loro interessamento e sforzo finanziario e per la riuscita stessa di queste bellissime manifestazioni.

3°) Campionato Sociale individuale — Vinto dal socio Meraviglia Paolo

4°) Campionato Sociale Giovanile individuale — Vinto dal socio Saletta Walter

5°) Incontro amichevole, in abbinamento pubblicitario: NIGUARDESE - D.A.M. — DUEMILA - FAVILLA di SEGRATE Vinto dalla Bocc. NIGUARDESE

Per questa bella manifestazione, va un grazie di cuore all'amico e sostenitore sig. Giampiero Alloni. Ad allietare queste competizioni è sempre intervenuto, con appassionato calore e sportività, un numerosissimo pubblico. Nell'arco dell'anno, su tutti i campi di Milano e provincia, i giocatori della Niguardese, si sono sempre distinti come esempio di correttezza e sportività, conquistando circa 20 premi di rappresentanza, (premi che si attribuiscono a giocatori classificati nei primi, 8 posti di ogni gara partecipata). Naturalmente, come in tutto, ci sono i più meritevoli, ma la Bocciofila Niguardese, e questo intende sottolinearlo, mette tutti su uno stesso piano sportivo, anche per i meno fortunati e capaci, perchè tutti contribuiscono a valorizzare e far conoscere la Società stessa.

Detto questo non si possono non elencare certi nomi di bravissimi giocatori, che con i loro risultati hanno dato lustro alla Società, e cioè: MERAVIGLIA, GHIRLANDI, TENTORIO, SALETTA, BOGGI, GALIMBERTI, SORMANI, FAVORITI, ROSSI, PEZZA, BERGAMASCHI, GALBIATI N., FUMAGALLI A., PEREGO, FERRO', BOZZOLI, FERRARIO, FRANZIN, CANZI, CHIERICATI, e qualcuno che ci sfugge.

Quella niguardese è una società amministrativamente autonoma, nell'ambito del Comitato Provinciale di Milano F.I.S.B. ed è tra le più

Tra sostenitori e giocatori, dispone di circa 100 Soci, e su questi fa affidamento per sopperire alle difficoltà finanziarie e organizzative, proseguendo nella giusta strada cooperativistica intrapresa sia sul campo sportivo che sociale.

La Bocciofila tramite queste poche righe, non può dimenticare la opera oscura ma vitale, che certi Soci, con sforzi materiali e finanziari, con passione e sacrificio, danno per rendere la Società sempre più bella e grande.

Poco più di un mese fa, è stato eletto il nuovo Consiglio della Niguardese, per il biennio 76-77. Ecco i componenti:

PRESIDENTE - Claudio CHIERICATI

V. PRESIDENTE — FAVORITI B.TURRI G.

Da qualche anno un gruppo di artigiani, operante la loro attività nel quartiere di Niguarda (oggi zona 9 - Niguarda - Prato - Bicocca), discute della necessità di difendere la propria personalità che, col passare del tempo va scemando. L'artigiano si rende conto del pericolo dovuto allo sviluppo edilizio che, sia per ragioni di necessità di nuove costruzioni, che di nuove speculazioni edilizie per lo scarso territorio edificabile, si troverà costretto a subire di continuo sfratti. La conseguenza è di trovare fuori zona una nuova collocazione, lontano dalla propria abitazione, con tutte le incognite di costo che difficilmente potrà affrontare economicamente, e per di più si troverà in difficoltà a lavorare per la clientela locale.

Grazie oggi a contatti presi con il Consiglio di Zona, si è potuto avere la conferma che lo stesso Consiglio è disposto ad appoggiare e difendere l'iniziativa degli artigiani locali. Il Consiglio ha già predisposto: per i piccoli artigiani il collocamento (dopo la ristrutturazione) nel centro storico; per gli artigiani che producono e perciò necessitano di un laboratorio, l'allestimento di una zona attrezzata per le loro diverse attività, su un'area Medificata appena fuori di Niguarda vecchia, ove opportunamente or-

SEGRETARIO - SALETTA D. CASSIERE - BERGAMASCHI M. CONSIGLIERI — AZZONI - BOGGI - GALIMBERTI - MAURI - MICHELINI - PAPETTI - QUATELA - ROVELLI - SANGIORGIO.

A tutti questi soci infiniti auguri di buon lavoro, con i migliori risultati sportivi. Per finire, in questi giorni è incominciata, nel boccia dromo coperto una nuova gara di 256 coppie, con finale ai primi di marzo. In premio:

1° TROFEO PRIMIERI Osvaldo (alla memoria)

Grazie al Sig. PRIMIERI Maurizio, per il suo interessamento e sforzo finanziario, la Niguardese incomincia un'altra annata sportiva con questa bellissima manifestazione. Di nuovo grazie.

Rodolfo Garbuio ganizzati in forma associativa (cooperativa o consorzio), potranno insediarsi con laboratori, ai quali saranno assicurati i servizi indispensabili.

Ed è grazie alla democraticità del Consiglio di Zona, che il comitato promotore ha trovato la forza di resistere alle difficoltà, riuscendo ad interessare un gran numero di artigiani, convocandoli in varie assemblee.

Tutto questo ha portato alla decisione di unire già una ventina di adesioni, spingendo gli iniziatori ad interessarsi perchè, abbiano il vero sindacato a cui potersi appoggiare in caso di necessità.

Ecco quindi che, con entusiasmo, l'ultima assemblea ha chiesto che si apra un ufficio distaccato dal centro del C.N.A. per non far perdere ore lavorative all'artigiano, offrendogli una maggiore comodità.

Il comitato promotore ha ottenuto dalla Cooperativa Edificatrice n. 2 locali ad uso ufficio nel caseggiato di via Cicerone n. 17 in Niguarda. Il Comitato si pone l'obiettivo di diventare una grande forza di artigiani, pronti ad ampliare e promuovere nuove iniziative per una migliore organizzazione.

Luigi Frassinetti per il Consiglio del C.N.A. - Zona 9

GLI ARTISTI CONTRO IL FASCISMO

4«1111~AÚRUCHENWALD AUSCHWITZ MAUTHAUSEN TRIESTE FOSSO LI RELSEN

« Abbiamo voluto — dice un comunicato sottoscritto dai 19 artisti al momento della donazione dell'opera al Comune di Milano — attraverso una serie di immagini pittoriche di facile lettura ed interpretazione, soddisfare l'esigenza dei cittadini del quartiere di un nuovo modo di fare storia e pittura ».

Il Murale, lungo m. 45 ed alto 2, ripercorre la storia del nostro paese dalla grande guerra al fascismo, dalla Resistenza alle odierne lotte popolari democratiche ed antifasciste.

Sia per le sue dimensioni, sia soprattutto per la sua unitarietà di ispirazione artistica e politica, che, se da una parte si ispira ai classici messicani e cileni, dall'altra presenta motivi di genuina autonomia stilistica, l'opera può essere considerata un fatto nuovo nella pur nutrita e già affermata esperienza milanese.

In questi ultimi anni molto si è discusso intorno al nuovo concetto di medicina, intesa come diritto alla tutela della salute; l'approvazione della legge del 29 luglio 1975, n. 405, sull'istituzione dei Consultori familiari si delinea in questo senso? Quali sono i compiti e da chi verranno gestite queste nuove strutture?

La istituzione dei Consultori pubblici per la maternità e l'infanzia sono, esattamente, il risultato delle lotte del movimento operaio e delle donne in particolare, per intervenire in modo adeguato nella realtà sociale del Paese dove le condizioni igienicosanitarie del lavoro, dei quartieri e le carenze del sistema sociosanitario incidono, soprattutto, sulla salute delle donne e dei bambini.

L'aver ottenuto questa nuova struttura significa avere a disposizione un organismo che assomma in sè i compiti precipui della medicina preverniva, soprattutto per quanto riguarda le malattie della gravidanza, e l'educazione sanitaria e sociale rivolta alle famiglie e alla popolazione.

Infatti la struttura del Consultorio si propone di fornire una educazione sanitaria e sessuale, che permetta di conoscere in quale misura gli aspetti psicologici e sociali influenzano le sessualità e la maternità; di fornire le conseguenze esatte sulle tecniche anticoncezionali e i mezzi per applicarle, ai fini di una maternità e paternità liberi e consapevoli; di agevolare il normale svolgimento delle gravidanze sottoponendo la gravida a controlli periodici e favorire le nascite desiderate con la diagnosi e la cura degli stati di sterilità; di individuare precocemente le gravidanze a rischio, cioè quei tipi di gravidanza per cui vi possono essere dei rischi per la madre o per il nascituro; di fare della prevenzione eugenetica, cioè individuare quelle malattie ereditarie che possono eventualmente portare alla nascita dei bambini anormali.

Ma ciò che è più importante è che la gestione dei Consultori venga affidata, con legge regionale, ai Comuni; solo in questa direzione, infatti, è possibile creare una reale alternativa alla situazione vigente, solo con una seria gestione pubblica della sanità e dei servizi sociali, solo stimolando e coinvolgendo in primo luogo gli utenti è possibile riconquistare la fiducia e la partecipazione della gente duramente compromessa dalle esperienze delle attuali strutture sanitarie e sociali (INAM - ONMI - etc.).

Anche in Zona 9, comunque, verrà istituito un Consultorio familiare (sembra infatti che ne venga previsto uno per ogni Comitato Sanitario di Zona) e, molto probabilmente, avrà sede nel progettato Poliambulatorio della Bicocca.

Noi donne abbiamo il terrore di essere colpite dal cancro dell'utero e dal tumore della mammella; ci viene detto che la diagnosi precoce è ancora l'unica possibilità di salvezza, ma oltre all'Istituto dei Tumori non conosco altro posto dove andare, perchè nella na stra Zona non vengono prese iniziative per favorire la diagnosi precoce?

Dai lavori del Congresso tenutosi a Firenze il 20 Ottobre 1974, che riuniva gli studiosi di tutto il mondo che si applicano alla prevenzione ed alla cura del cancro nelle sue diverse manifestazioni, sono emersi i notevoli passi in avanti compiuti dalla scienza nella cura del cancro ed in modo particolare per quelli del collo dell'utero e del seno, ma in mancanza di elementi precisi circa l'origine del cancro, le possibilità

di prevenzione della malattia sono ancora insufficienti anche se sono conosciuti molti fattori cancerogini (fumo, sostanze chimiche, certi medicamenti, ecc....). Pertanto in attesa che la scienza medica scopra le cause del cancro non resta che la diagnosi precoce che consente di salvare il 97% delle donne affette dal cancro dell'utero e 1'80% di quelle affette dal cancro della mammella. Per quanto riguarda le donne, la diagnosi precoce dei tumori del collo dell'utero e della mammella è realizzabile attraverso due esami semplici: il Test di Papanicolao (Paptest o striscio) e la mammografia.

A questo punto dobbiamo ancora una volta constatare l'incoscienza e la colpevole assenza delle istituzioni sanitarie e delle forze politiche di governo che nulla hanno fatto per salvare tante e tante donne.

Se si considera che le strutture e gli strumenti tecnici per effettuare lo striscio sono semplicissimi e che al prelievo possono essere addette le sole ostetriche, la mancanza di una ampia e capillare attività di prevenzione evidenzia ancora una volta la deleteria incapacità della classe dirigente partorita dalle forze politiche che governano da 30 anni il nostro Paese.

Considerando il problema nel quadro della nostra Zona, si deve dire che esistono immediate possibilità per l'organizzazione ed il funzionamento di almeno un centro per ogni quartiere dove poter effettuare il prelievo per il Test di Papanicolao; si tenga presente che la competenza per la realizzazione di centri di prevenzione è istituzionalmente del Comitato Sanitario di Zona.

Sono infatti disponibili in Zona le seguenti strutture oggi scarsamente utilizzate:

quartiere Niguarda: l'ambulatorio Comunale di Via Hermada; quartiere Bicocca: l'ambulatorio Comunale di Via Ponale od i locali di Via Suzzani (ora vuoti).

L'esecuzione tecnica del Test può essere affidata ai laboratori dell'Ospedale Cà Granda, mediante convenzione con il Comune e le Mutue.

Il Personale ostetrico pub essere reperito fra le ostetriche comunali o dell'Ospedale o anche fra le libere professioniste.

Per quanto concerne la diagnosi precoce del tumore della mammella, necessitando di costosi impianti radiologici, l'unica struttura attrezzata e disponibile rimane l'Ospedale Cà Granda di Niguarda. Certamente dovrà essere previsto un adeguamento del servizio ospedaliero alle necessità della zona.

E' demagogico ed assurdo tappezzare i muri ed i tram di Milano di manifesti che sensibilizzino le donne a recarsi dal medico quando poi queste non sanno a chi rivolgersi o debbono attendere mesi per gli accertamenti diagnostici.

La sanità nel nostro Paese è un bubbone che solo le forze popolari potranno estirpare attraverso la lotta ed una sempre maggiore coscienza sociale. Quindi le donne della nostra zona e della città tutta non debbono fermarsi alle considerazioni ed ai mugugni, ma premere sui Comitati Sanitari di Zona e sulle forze politiche perchè venga affrontato e risolto un problema che interessa la loro stessa vita.

L'Eco di Niguarda Redazione Via Hermada 8 resp. Bruno Cremascoli

Aut. Tribunale di Milano

N. 141 del 22-5-1965

Artigrafiche Baraggia Via Ornato 14 - Milano

Unità degli artigiani per far fronte alla crisi
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I GIOVANI CHIEDONO UNA SVOLTA PROFONDA

NEL MODO DI GOVERNARE E DI FARE POLITICA

IL CIRCOLO «OTTOBRE ROSSO»

E LA CONDIZIONE DEI GIOVANI

I problemi dei giovani vanno sempre più emergendo nel quadro della grave crisi economica e morale che il Paese attraversa, ed è solo affrontandoli con una decisa azione politica che si pongono le basi di un nuovo assetto sociale.

E' quanto è emerso dal recente congresso della F.G.C.I., di cui tutti i giornali hanno parlato, anche se talora con acredine. E' stato un congresso che, partendo da una analisi realista della situazione attuale, ha cercato di indicare la via per affrontare correttamente la questione giovanile.

Il Circolo « OTTOBRE ROSSO » della F.G.C.I. di Niguarda si propone di dare una risposta reale alle esigenze dei giovani, alla crisi che attraversiamo, chiamando alla lotta non piccoli gruppi di avanguardia, ma la gioventù nel suo complesso.

Nel far ciò invita i giovani ad affrontare insieme la condizione materiale della gioventù occupata e disoccupata, per esprimere precise rivendicazioni in un più vasto autonomo movimento politico di massa. Ciò permette di superare vecchie visioni integraliste e di stimolare tutti i giovani ad un intervento autonomo e con proposte chiare. I giovani comunisti di Niguarda si pongono l'obiettivo di una verifica della loro attività, per un rilancio nel rione di una azione politica ponendo al centro della loro azione la disoccupazione.

AFFRONTARE I PROBLEMI DELLA OCCUPAZIONE GIOVANILE

La questione giovanile, è oggi questione centrale di tutte le lotte che sono venute sviluppandosi da alcuni anni a questa parte. La ragione principale, è dovuta al fatto che i giovani sono proprio al centro della crisi capitalistica, che non è solo crisi economica, ma anche una crisi di valori morali e sociali, che colpisce direttamente il giovane, nelle sue condizioni materiali di vita, di studio e di lavoro. Lo aspetto più grave della questione giovanile, è rappresentato dalla disoccupazione intellettuale.

L'Italia, in questi ultimi anni, è diventata una delle maggiori potenze industriali, ma al tempo stesso, registra il più basso tasso di occupati: solo il 33-35%, mentre negli altri paesi industrializzati gli occupati raggiungono il 45-50%. Nella nostra zona vi sono circa 700 giovani, in cerca di prima occupazione. La disoccupazione giovanile, quindi è oggi il tipico esempio di come il tasso di scolarizzazione, sia in continua crescita, in una società che pone dei freni a questa tendenza; f reni che si manifestano innanzi tutto in una dequalificazione degli studi, (ovvero, in un'incapacità di É offrire uno sbocco professionale alla fine degli studi, poichè, quello che, ad esempio, si è studiato per anni sull'elettronica serve poi ben, poco al perito che lavorerà in un centro elettronico) sia nell'attuale arretratezza della struttura economica del nostro paese, che testimonia l'esistenza di una crisi morale oltre che sociale. Una società che non offre lavoro ad un numero crescente di giovani che escono dall'Università o dalle scuole secondarie superiori, è una società nella quale emerge il bisogno di profonde trasformazioni, di un'alternativa nella quale la gioventù possa riconoscersi e per la quale possa battersi.

E' chiaro come l'avvenire dei giovani e il futuro della società si condizionino a vicenda. Ma questo è anche la dimostrazione, di come la lotta del movimento operaio, e quella delle grandi masse giovanili siano strettamente collegate, cioè, è l'esempio dell'importanza che assume l'autonomo contributo della gioventù, unito agli obiettivi più generali che la classe operaia si è posta per coinvolgere le grandi masse popolari> e prima di tutto quelle meridionali; le forze sociali e politiche anche distanti dal movimento operaio, per portare il paese fuori dalla crisi. Occorre fare politica e cdllegarsi strettamente alle lotte in corso dando vita ad un grande moto unitario della gioventù.

Perché siamo contro la droga

Non è nostra intenzione portare il discorso su una questione scottante come la droga per concludere semplicemente, come fanno alcuni, che il problema si potrebbe risolvere per mezzo di un provvedimento legislativo che comporterebbe un aggravamento delle pene per coloro che ne sono vittima, oppure liberalizzando quelle che altri definiscono « droghe leggere » e vietando l'uso di quelle « pesanti ». In tal modo non marceremmo verso la risoluzione di questo problema, ma si andrebbe verso l'aggravamento e l'istituzionalizzazione di questo grave fenomeno e non verso lo sradicamento delle cause che lo generano.

Il problema della droga non va posto solo, settorialmente, come uno degli aspetti della questione giovanile, dato che le principali vittime risultano essere di giovane età, ma si deve porre, ormai, come questione sociale in quanto

le cause sono da ricercare nelle purtroppo numerose carenze del nostro sistema e in quanto tutta la società, dalle classi lavoratrici, ai ceti medi e agli intellettuali, si deve far carico della sua risoluzione.

I numerosi morti degli ultimi mesi, la grave situazione di coloro che vengono ricoverati negli ospedali e nelle cliniche a causa della droga ci impongono una seria analisi e una lucida riflessione sul problema. Perché i giovani si drogano? A questa domanda di solito viene risposto che i giovani si drogano per evadere dal sistema, per far fronte ad una situazione insostenibile che li vede vittime di una società che opprime. Questa sarebbe dunque la risposta di coloro che si drogano ad una situazione grave che pure è reale. Non è necessario dilungarci molto su quello che di verq c'è in questa risposta: crisi della scuola in genera-

le, da quella elementare fino all'università, mancanza di servizi di strutture sociali per l'infanzia e la gioventù, assenza di centri culturali, ricreativi, sportivi, e, infine, crisi del sistema capitalistico che colpisce in maniera drammatica centinaia di migliaia di giovani, fornendo una vasta schiera di disoccupati intellettuali e non.

E' nostro parere che su questo terreno anche a Niguarda si possa fare parecchio. Proprio se consideriamo la ricchezza. del nostro rione di giovani soprattutto di quelli non organizzati politicamente, e verso i quali noi intendiamo svolgere un intenso lavoro. E' necessario affrontare a Niguarda da subito, il problema dell'unità delle grandi masse giovanili. Unità delle grandi masse giovanili, che oggi passa attraverso la formazione di una « consulta giovanile » della nostra zona, che non deve essere vista come un consiglio di zona per i giovani e che non vuole avere uno spirito puramente rivendicativo, ma che vuole porsi l'obiettivo di affrontare seriamente le questioni che sono al centro della vita quotidiana dei giovani nel nostro quartiere: una consulta giovanile che deve diventare punto di riferimento per tutti i giovani della Zona 9. Su questi temi, e sulle nostre proposte quindi, auspichiamo un confronto, serio, leale e positivo, con tutte le organizzazioni giovanili di Niguarda. Roberto Iasoni

La partecipazione popolare alla gestione sociale della scuola, anche se ancora insoddisfacente, ha messo in risalto un movimento sempre più forte che preme per la riforma della scuola. La partecipazione alla vita scolastica anche di ceti e gruppi sociali tradizionalmente alieni dall'impegno politico, fa parte della domanda di rinnovamento che sale dalle masse contro l'inefficienza governativa. In tal modo la scuola si è imposta ancora una volta, come una grande questione nazionale irrisolta, non solo per lo aumento della scolarità e per i capitali che ciò comporta, ma anche perchè la società non assorbe nella produzione i diplomati e i laureati che la scuola stessa sforna.

La DC non ha saputo mai dare una risposta adeguata ai problemi di struttura e di riforma della scuola e come conseguenza oggi ci troviamo difronte alla dequalificazione degli studi, a uno stato crescente di disgregazione culturale, a un divario tra preparazione professionale e sviluppo tecnologico.

In questa direzione vanno giudicate le inadempienze del gover-

no verso la scuola, e i lavoratori della scuola, che nella esasperazione della scuola in questi ultimi tempi sono stati tentati da forme di lotta corporative.

E' nostra convinzione che le difficoltà si superano ricercando una più ampia partecipazione popolare, istituendo ovunque comitati di plesso e convocando con più frequenza le assemblee. I Consigli di interclasse devono interessarsi al « piano di lavoro » annuale con periodiche verifiche e messe a punto. E' su questo terreno che possono maturare iniziative di sperimentazione e di tempo pieno, che non siano estemporanee e non passino sulla testa della gran parte dei genitori. Seguendo questa strada anche il Consiglio di circolo qualifica il suo intervento per quanto concerne la vita e l'attività della scuola.

Tale impostazione ridimensiona anche la figura dei tecnici della scuola (preside - direttoreprofessori, insegnanti elementari) ai quali viene richiesto dalla comunità di essere comprimari di una comunità più vasta che oltrepassa le mura della scuola. Anche l'apporto dell'Ente loca-

le, che rappresenta gli interessi generali della popolazione, deve essere considerato alla stessa importanza e tale apporto deve essere esercitato dagli organi del decentramento.

Ai nostri lettori non è mai sfuggito il notevole contributo che è sempre venuto dalla Commissione scuola del Consiglio di Zona e del Consiglio stesso.

E' questa la strada che favorisce la crescita di tanti cittadini che si sono accostati con fiducia alla scuola e chiedono solo di poter lavorare. Questa attesa non può essere gabbata.

Agli insegnanti, con i quali i genitori di via Passerini spesso si sono scontrati, chiediamo non tanto il coraggio di buttarsi nel buio quanto la costanza di aggiornarsi e la pazienza di ascoltare.

Queste due virtù modificano profondamente la collocazione dell'insegnante nella società e lo pongono al servizio della comunità che vuole crescere, piuttosto che dell'apparato burocratico scolastico che vuole soffocare tale crescita.

Proprio qui sta il nocciolo della questione. Però, rifiutiamo drasticamente la droga come risposta a questo stato di cose. Forse si ignora il danneggiamento fisico e psichico che comporta l'assunzione di droga. Forse si finge di non sapere che una netta distinzione fra droghe « leggere » e « pesanti » non esiste, visto che gli effetti di una qualsiasi droga hanno reazioni diverse che cambiano da persona a persona, e che le « leggere » sono un primo passo verso le « pesanti ». Forse non si ha una visione chiara delle losche figure degli spacciatori e di ciò che è il mercato della droga. Si cerca di superare questo sistema con ciò che di più ripudiante e sporco esso offre. In questa direzione non si va certo alla trasformazione in senso socialista della nostra società semplicemente al miglioramento di essa. Non droga, ma analisi, elaborazione e lotta. In questa situazione droga significa fuga dei problemi reali, rinuncia alla trasformazione della società rinuncia alla lotta.

Tocca a noi e a tutti i sinceri democratici colmare quel vuoto di carattere ideale che molto si fa sentire in larghe fasce della gioventù a noi contemporanea, una parte della quale approda poi alla droga.

Tocca a noi andare al recupero di quegli strati di emarginati che sono numerosi e conquistarli agli ideali della Resistenza e dell'antifascismo. 'Fedele Di Carlo

AFFERMARE NEL CONCRETO LA PROPOSTA POLITICA

Uno degli aspetti più tragic della crisi economica che attra versiamo è rappresentato dalla condizione giovanile: i giovani sono i' più colpiti nelle loro condizioni di vita, di studio, di lavoro.

I giovani studenti comunisti coscienti dello stretto rapporto che oggi esiste tra scuola e mercato di lavoro, si battono con la classe operaia per rimuovere gli ostacoli della crisi, non limitando il discorso alla scuola ma ampliandolo a quello dell'occupazione, meglio della disoccupazione che oggi colpisce in particolare i giovani.

Lotta complessiva che è anche lotta per la riforma della scuola a tutti i livelli. I giovani della FGCI, portando avanti le linee di lotta elaborate insieme agli altri movimenti studenteschi nel Convegno dell'Umanitaria, si sono adoperati e si adoperano per rendere sempre più incisiva l'azione dei Consigli dei delegati nella scuola.

Il nostro Circolo, ha operato tra gli studenti che frequentano il XII Liceo scientifico e l'ITIS Galvani, istituti presenti nella nostra Zona. I risultati sono inco raggianti. Ciò che avvertiamo di negativo è che restiamo chiusi agli obiettivi generali. Occorre fare di più e meglio per far discutere tutti gli studenti del rapporto profondo che esiste tra crisi economica e scuola, tra riforma della scuola e nuovo modello di sviluppo. Emiliana Monzani

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CON UN AMPIO MOVIMENTO UNITARIO
L'INEFFICIENZA
RAFFORZARE LA PARTECIPAZIONE á
CONTRO
GOVERNATIVA

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