L.150
ANNO II - n. 5 SETTEMBRE 1976
PERIODICO DI CULTURA POLITICA E ATTUALITA'
Zingari: che ne facciamo?
DOPO IL 20 GIUGNO
A ognuno le proprie responsabilità Ora che le ferie sono passate è opportuno fare alcune brevi riflessioni sulla situazione politica dopo che il governo Andreotti ha ottenuto la «notv sfiducia ». Molto si è scritto su questo argomento e non sempre le opinioni espresse sono servite a far capire al lettore la situazione nuova che si è venuta a creare dopo il 20 giugno. Vediamo perciò schematicamente quali sono queste novità. Risulta ormai chiaro a tutti che il vero vincitore delle elezioni è stato il Partito Comunista e che il cosidetto recupero di voti della Democrazia cristiana è avvenuto a spese dei suoi ex-alleati (socialdemocratici e liberali). In questo modo i rapporti di forza parlamentari si sono fortemente modificati, rendendo impossibile numericamente qualsiasi maggioranza di centro-destra e altrettanto impraticabile - per le ribadite posizioni del PSI, del PRI ed anche dei socialdemocratici - il ritorno al centro-sinistra. La DC quindi non occupa più quella posizione centrale nello schieramento politico che per troppi anni le ha consentito di dettare legge, ed il PCI è diventato determinante per qualsiasi maggioranza politicamente stabile. È dalla presa d'atto di questa nuova realtà che ha origine l'accordo per l'elezione di Pietro Ingrao a Presidente della Camera dei deputati e la nomina di sette comunisti a Presidenti di altrettante Commissioni parlamentari. Per lo stesso motivo si è giunti al varo del governo Andreotti con l'astensione determinante del PCI, non rifiutata - per la prima volta in trent'anni - dalla DC. Si tratta di un governo non certo entusiasmante, sia per gli uomini che lo compongono che per il programma presentato, tuttavia pensiamo che l'aver con-
(a cura di Maria e Jacopo Meldolesi) Nella Zona 13 esiste da tempo un accampamento di zingari. La presenza di questa comunità, che ha abitudini di vita così diverse dal resto della popolazione, ha dato origine a problemi ed incomprensioni. Forse è arrivato il momento di chiedersi insieme: chi sono gli zingari? Per cercare di rispondere a questa domanda siamo arrivati a parlare con il Padre Martinoni che da anni si è interessato del problema, prima a livello individuale e poi come Presidente provinciale dell'Opera Nazionale Nomadi, un Ente Morale che a Milano lavora in collegamento con la Ripartizione Lavoro e Problemi Sociali del Comune.
sentito la sua nascita sia stata una scelta coraggiosa ma utile, che sposta il terreno di lotta su un piano più avanzato, anche se non privo di rischi. In questo modo il PCI dimostra infatti di essere più che mai partito « di governo », in grado di farsi carico dei problemi del paese e di proporre le soluzioni utili ai lavoratori e, nello stesso tempo, partito « di lotta » perchè solo attraverso la più ampia mobilitazione a spinta dal basso sarà impossibile sostenere le proposte e le soluzioni avanzate dal partito ed utili a far uscire il paese dalla crisi.
Precisiamo innanzitutto una cosa importante: gli zingari non sono persone che hanno fatto individualmente una scelta di vita diversa dagli altri (come gli hippies, per intendersi); gli zingari sono un popolo. Diversamente però da quanto è avvenuto ad altri popoli migratori che si sono mantenuti uniti oppure si sono completamente integrati nelle nuove realtà sociali in cui sono venuti a trovarsi, il popolo zingaro. originario dell'India, si è frantumato in numerosi gruppi e tribù i quali, pur subendo l'influenza dell'ambiente, hanno mantenuto in parte la lingua, i costumi e le tradizioni originali. In Italia le prime immigrazioni, interamente pacifiche, risalgono al 1300-1400; oggi gli zingari sono circa 60.000.
Il governo Andreotti è quindi « ostaggio » del PCI? Non si tratta tanto di questo, quanto piuttosto della necessità di mettere alla prova il « monocolore » democristiano per vedere cosa saprà fare. Di certo si può affermare che da parte comunista non vi saranno indulgenze e che i sacrifici per superare la crisi dovranno essere fatti pagare innanzitutto a coloro che finora hanno goduto di troppi privilegi e di troppe compiacenti immunità. La « stangata » autunnale di cui tanto si parla in questi giorni è quindi, almeno in parte, un diversivo allarmistico: ciò che ai lavoratori interessa ora sapere, visto che di « stangate » finora ne hanno ricevute fin troppe, è come il governo pensa di affrontare i problemi dell'occupazione e della ripresa degli investimenti, quelli di come far pagare le tasse agli evasori , quelli della riforma sanitaria e della casa, quelli della moralità pubblica. Si tratta solo di alcuni esempi, ma è su queste questioni che il governo gioca la sua credibilità e la sua stessa esistenza. a. za.
Per quanto riguarda in particolare Milano e la Zona 13, possiamo riconoscere almeno tre gruppi di zingari. Alcuni appartengono ad una migrazione da tempo stanziatasi nell'Italia Centro-Meridionale (da qui il loro accento meridioriale). Un secondo gruppo proviene dall'Istria e dal Veneto. Gli appartenenti ad entrambi questi gruppi sono cittadini italiani e in genere sono residenti nelle regioni di provenienza, hanno ab-
bandonato il nomadismo propriamente detto e si limitano a spostamenti stagionali in cerca di lavoro. Esiste infine un terzo gruppo, di immigrazione molto recente dalla Jugoslavia, molto poco inserito nella realtà italiana, abituato a spostarsi frequentemente in condizioni molto precarie. Di che cosa vivono gli zingari? Un'opinione corrente è che essi siano refrattari al lavoro e che sopravvivono esclusivamente di furti. raggiri, traffici illeciti, fastidioso accattonaggio. Il Padre Martinoni assicura che si tratta di esagerazioni, pregiudizi o, peggio, che molte volte gli zingari sono troppo facilmente incolpati di delitti commessi da altri. Obiettivamente si deve ammettere che trovare un lavoro stabile è molto difficile per un popolo così profondamente legato al suo modo di vivere e spesso sfornito dei requisiti necessari (titolo di studio, residenza. ecc.). Inoltre. molti dei mestieri in passato esercitati dagli zingari (calderaio, maniscalco, giostraio) sono legati ad una civiltà contadina che oggi non esiste più. Fino al 1973-74 molti zingari della Zona 13 hanno lavorato come giardinieri al Parco Forlanini; oggi alcune famiglie hanno affittato del terreno e demoliscono automobili, mentre altri lavorano alla Carovana 2000 ( vicino ai 3 ponti) o anche, più stabilmente. presso ditte di Milano. D'altro canto, è estremamente raro che comunità zingare siano coinvolte in delitti gravi. come traffico di droga, violenze e rapimenti. Resta il furto. nei cui confronti la loro morale è piuttosto elastica (ma anche in questo gli zingari non sono proprio speciali: fatte le dovute proporzioni, si pensi, ad esempio alla massiccia evasione fiscale dei settori privilegiati della nostra società). segue a pag. 2
VIALE UNGHERIA: DI DROGA SI MUORE Marina Muzzani
Anche a Milano, e nel nostro stesso quartiere di droga si muore. La prova ce la fornisce la sorte toccata al ragazzo diciannovenne rinvenuto circa due mesi fa morente tra le sterpaglie nei dintorni di Viale Ungheria. Il giovane forse si sarebbe salvato se soccorso in tempo, gli spacciatori, una coppia di giovani sposi, che avevano venduto al ragazzo e ad alcuni suoi compagni la dose necessaria per l'iniezione di eroina da loro precedentemente « tagliata » con stricnina (come ha accertato l'autopsia) si sono infatti rifiutati di prestare aiuto agli amici del ragazzo, che spaventati dallo stato in cui si trovava il loro compagno, si erano recati per un consiglio da quelle stesse persone che poco prima avevano venduto loro la « roba ». Al di là del caso singolo, resta comunque il fatto che nella zona di Viale Ungheria la droga, almeno quella « leggera », circola ormai da troppo tempo e con allarmante facilità. A peggiorare la situazione in cui viene a trovarsi la nostra zona, e purtroppo non solo la nostra, è l'evidente ritardo complessivo con cui si cerca di rendere possibile l'applica-
zione della legge relativa alla « Disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope ». Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza approvata il 22 dicembre 1975, con la quale per la prima volta in Italia, anche se con certi limiti, venivano introdotte norme innovative atte a ridurre l'ampiezza del fenomeno droga. Questa legge costituiva infatti un notevole passo avanti in fatto di legislazione sulla droga, almeno per quanto riguarda il nostro paese, e questo per ben due motivi, innanzitutto dava avvio alla lotta contro l'uso indiscriminato degli psicofarmaci e più in generale contro il consumismo farmacologico, inoltre riconosceva il drogato come un individuo da curare, la cui disintossicazione deve avvenire in strutture sanitarie normali, per evitare sia la costituzione di gruppi speciali, di zone ghetto che si occupino da sole del problema, sia per non rendere ulteriormente caotica la situazione sanitaria nazionale. Si è venuto però verificando uno stato di cose per cui la struttura sanitaria normale si rifiuta di accogliere tra i propri pazienti i tossicomani, in quanto, così allei., ma, la patologia da droga è diversa da tutte le altre forme di patologia presenti negli ospedali, e il persona-
le medico e paramedico non è preparato per affrontarla. Occorre dunque creare equipes di medici che all'interno della struttura sanitaria normale siano in grado di prendersi cura del tossicomane come di un qualsiasi altro malato. Se per rendere meno grave la situazione.è necessario predisporre al più presto i mezzi adatti per la cura e la riabilitazione del drogato, è forse però ancora più necessario sviluppare la prevenzione, cercare cioè dì evitare che si verifichi un'ulteriore diffusione della droga tra i giovani. Ed è proprio su questa via che l'Amministrazione di Milano si sta muovendo nelle scuole, nel territorio, all'interno dei Comitati sanitari. Ma anche questo non può bastare se non si crea una vigilanza e una sensibilizzazione dell'intera popolazione, ma sopratutto dei movimenti giovanili, perchè è proprio tra i giovani, come le recenti cronache hanno dimostrato, che la droga miete maggiormente le proprie vittime. E se questo avviene perchè sono proprio i giovani i primi a risentire di quella crisi di valori e di istituzioni che la nostra società sta vivendo da segue a pag. 2