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Dergano Bovisa4

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iii1GANO BOVISA

PERIODICO DELLA ZONA 7

PIE

Chi non ha mai notato, passando da P.le Maciachini, l'ampia area che si sviluppa lungo V.le Marche e per un tratto della Via Valassina?

Un muro di cinta definisce tutto il suo perimetro e fà da custodia non già ad edifici o a materiali ivi depositati, bensì ad un prato.

E' dunque un'area libera, uno degli ormai rari e preziosi spazi all'interno del compatto tessuto edificato della città.

Ebbene, se effettivamente tutti quanti possono conoscerne la dislocazione, non in molti sono al corrente della sua storia: nel nostro quartiere i lavoratori, i cittadini, le organizzazioni politiche e sociali operanti sul territorio ed il Consiglio di Zona vedevano, già sul finire degli anni '60, nel recupero pubblico dell'area di P.le Maciachini un punto fermo per l'avvio di un indispensabile riassetto urbano.

La richiesta di esproprio per pubblica utilità non nasceva dal nulla, aveva come base l'analisi della compromessa situazione zonale, dove la carenza più assoluta di servizi sociali si aggiungeva ad un'alta percentuale di abitazioni "fatiscenti", bisognose persino delle più elementari manutenzioni.

La battaglia condotta diede i suoi frutti: portò nel 1969 il vincolo a 167 sull'area di P.le Maciachini, che venne inserita nel Piano Integrativo di Edilizia Economica e Popolare come lotto n° 26.

Nel lotto, di ragguardevoli dimensioni, avrebbero potuto trovare collocazione sia nuovi edifici di proprietà pubblica, o convenzionati con l'Ente comunale,

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sia una serie di servizi indispensabili per diminuire il fabbisogno arretrato di infrastrutture che la zona manifestava.

Nel 1973 una parte dei fondi

CER assegnati al Comune venivano, in una proposta della Ripartizione Edilizia Popolare, specificatamente indirizzati sul lotto 26: erano due miliardi e seicento milioni Non se ne fece nulla!

Il lotto 26 non andò mai al CIMEP (Consorzio Intercomunale Milanese per l'Edilizia Popolare), nè tornò al Comune per la approvazione definitiva.

Si parlò vagamente di una Variante di Piano Regolatore, la quale avrebbe dovuto destinare l'ampia area a verde pubblico...

...Non fu approntata; servì solo a tentare, forse, di far scordare l'iniziale proposta di "case per lavoratori e servizi sul lotto 26" che altri probabilmente , non la zona nel suo insieme, avevano dimenticato nell'ultimo dei cassetti, quello delle cose inutili, quello che non si apre mai

Finalmente l'ultimo Piano Integrativo di 167 ha rispolverato la proposta iniziale, per la quale si erano battuti i cittadini e le forze democratiche della zona; il nuovo Piano Regolatore ha sancito questa importante scelta, ponendo sull'area di P.le Maciachini il vincolo di Piano di Zona per l'Edilizia Popolare e quello di servizi per il quartiere.

L'area, chiamata ora "lotto

A" ha una superficie territoriale di mq 108.000.

Nel progetto di massima redatto dall'Ufficio Tecnico la superficie fondiaria, di pertinenza residenziale, è pari a 30.000 mq; Segue a pg. 2

contro la barbarie

I nemici colpiscono con ferocia inaudita, giorno dopo giorno: sono i nemici della democrazia, i nemici del popolo italiano. Dopo Roma, Sesto San Giovanni; dopo Sesto San Giovanili, Brescia. Ancora una volta Brescia, dove già la infamia criminale aveva seminato la strage; ancora -una volta l'esplosivo deposto in una piazza centrale, m mezzo alla folla. Siamo al terrorismo puro, un terrorismo che non possiamo definire dissennato perchè -- quali che siano le motivazioni di cui tenta di ammantarsi -- ha uno scopo preciso e determinato, quello di sconvolgere l'ordine democratico. di attentare alle basi stesse della convivenza civile.

Nel momento in cui esprimiamo il cordoglio nostro pe:' le nuove vittime, 'ribadiamo la condanna più aspra e la più ferma volontà di lotta contro questa barbara offensiva lene forze dell'eversione.

La strategia del terrore è il braccio armato di tutte quelle forze reazionarie lc quali odiano il movimento democratico e le istituzioni repubblicane e vorrebbero precipitare il Paese nel disorientamento e nel caos. Nella chiara consapevolezza di questa realtà, è più che mai necessano -- in un'ora cosi grave — che i:,.tii i cittadini di sentimenti democratici sappiano unirsi nell'impegno di isolare e battere i gruppi criminali e nella salda vigilanza a sostegno dell'ordine costituzionale. Unità popolare, unità e collaborazione con i corpi preposti alla difesa dello Stato e dei cittadini. Ogni forma di esaltazione della violenza va recisamente condannata, ogni tentativo di alibi « ideologico » va smascherato con la massima durezza. La democrazia ha la forza per vincere i propri nemici.

Riteniamo utile per i nostri lettori dedicare spazio, in questo e nei prossimi numeri, ad un tema di grande interesse e attualità: la programmazione delle spese e degli investimenti del Comune di Milano e la preparazione del Bilancio per il 1977.

La discussione è già iniziata in Consiglio Comunale, tra le forze politiche e sociali, nelle Zone. Ci sembra importante contribuire allo sviluppo di questo dibattito anche nella nostra Zona.

La crisi economica del Paese, la grave situazione finanziaria degli Enti Locali, sembrano oggi condizionare, più che in passato, l'esigenza di scelte diverse, per ristrutturare e potenziare i servizi, per migliorare le condizioni di vita dei cittadini. pe: promuovere una vita democratica e associativa più ricca e articolata.

In questo numero abbiamo invitato l'assessore Maurizio Mottini, esperto di problemi economici e di programmazione, a rispondere ad alcune domande su questi temi. Invitiamo i cittadini, le forze democratiche della Zona a continuare e ad estendere il dibattito.

Domanda n° 1 -

Quali sono le scelte di fondo, i criteri generali seguiti dall'Amministrazione nell'impostare il programma per i prossimi anni e il Bilancio per il 1977?

Risposta

La grave situazione d'incertezza in cui sono posti gli Enti Locali per il ritardo del Governo ad adottare alcune misure indifferibili di aiuto alla finanza locale, rende difficile agli amministratori locali una programmazione seria delle scelte. In questo momento, infatti, si è nella triste condizione di operare solo su ipotesi diverse in relazione alle diverse misure che sono state proposte (anticipazione al 1977 del gettito dell'ILOR, consolidamento dei debiti a breve, aumento delle rifusioni dei tributi soppressi, consolidamento dei debiti a lungo termine).

Tuttavia l'orientamento della Giunta, che sarà perfezionato nei prossimi giorni è quello di fare il Bilancio preventivo 1977 e il programma poliennale privilegiando gli investimenti per la casa, per i trasporti e per l'ambiente (acqua, fogna, inceneritori).

Per quanto riguarda le spese correnti invece si punta ad un contenimento severo affidando

alla qualificazione della spesa (eliminazione sprechi, aumento della produttività) il compito di migliorare i servizi ed eventualmente estenderli, di sostituire criteri d'intervento superati con soluzioni più adeguate al soddisfacimento della domanda di servizi.

Domanda n° 2

Sarebbe utile per i nostri lettori conoscere anche alcune cifre, per lo meno le più importanti. Quali e come ripartite le spese? Con che criterio e in quali settori sono previsti gli investimenti?

Risposta

Per gli investimenti si ritiene che nel prossimo quadriennio 77 - 81 occorrano dagli 800 ai 900 miliardi di cui la metà circa da concentrare nelle voci menzionate (casa, trasporti ed ecologia).

Un'altra voce rilevante sarà data dalla scuola per circa 70 miliardi.

E' bene subito precisare, tuttavia, che senza provvedimenti governativi per la finanza locale non ci sarà alcuna probabilità di finanziare gli interventi sopra menzionati, poichè l'attuale possibilità di ricorso al credito a lungo termine è solo sufficiente a coprire i presumibili disavanzi di gestione del trasporto pubblico (700 800 miliardi nel quadriennio).

Da ciò risulta chiaramente la impossibilità di programmare seriamente alcunchè se non intervengono provvedimenti per la finanza locale e per sovvenire ai

disavanzi del pubblico trasporto nelle grandi aree urbane.

Anche con la più rigorosa gestione, questi dati sono ineliminabili nella situazione attuale.

Domanda n° 3

Qual'è il ruolo delle forze sociali e del decentramento nella formulazione del Bilancio e del programma?

Risposta

Decisivo per ottenere risultati. Nella situazione milanese la dimensione dell'Ente Locale e delle sue emanazioni (aziende e società comunali) sia in termini di Bilancio (circa 1.200 miliardi) che di dipendenti (complessivamente 45.000 unità)crea delle esigenze di conduzione e direzione della cosa pubblica, molto diverse rispetto agli altri Enti Locali.

Non bastano cioè in queste situazioni alcune scelte operate dalla Giunta per vedere risultati immediati. Occorre qualcosa di diverso ed anche più difficile. Occorre un mutamento nell'atteggiamento, nel modo di operare dell'intera struttura comunale.

Nuovi indirizzi possono essere perseguiti se nel contempo nuove strutture organizzative, nuove modalità operative entrano in azione. Di qui la importanza del decentramento politico amministrativo, la indispensabile azione del controllo democratico, la necessità del coinvolgimento dell'intero tessuto democratico della città nella individuazione degli obiettivi e nella loro attuazione.

In questo numero

COME LAVORA LA COMMISSIONE

IGIENE E SAN ITA'

UN PROBLEMA DI OGGI

IL CONSULTORIO

QUI SCUOLA BODIO

INDUSTRIE FARMACEUTICHE

MONTEDISON TRA

RISTRUTTURAZIONE, SALUTE

E SVILUPPO

DIFENDERE E SALVARE

LA SCUOLA

PAG. 3

PAG. 3

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MACIACHINI
LOTTO A COMUNE DI MILANO - BILANCIO
I
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libere? Un progetto di domani
Tre domande all'assessore Mottini
Aree
COME SI SPENDONO I SOLDI 1977

Aree libere?

sottraendo poi altri 10.800 mq destinati a sedi viarie, restano vincolati a servizi di quartiere ben 67.200 mq. di territorio.

L'insediamento abitativo sul.

lotto A è previsto per 1.800 unità; l'area destinata a servizi è più che sufficiente per coprire lo standard di legge (fissato dalla Regione Lombardia in 26,5 mq per abitante di attrezzature comuni) e per recuperare parziali fabbisogni arretrati della Zona 7.

Infatti i 67.200 mq destinati a verde ed infrastrutture, se dovessero restare a disposizione unicamente dei 1.800 abitanti del lotto A, darebbero, ad ognuna di essi, uno standard urbanistico assai elevato: 37,3 mq.

La realizzazione del lotto A quindi, se da un lato è indispensabile per fornire alla zona nuovi servizi sociali (sui quali graviterebbero soprattutto gli abitanti degli isolati caotici e compromessi che si affaccianti sulla Via C. Imbonati), dall'altro è interessante perché apre una nuova pagina sul modo di gestire l'edilizia pubblica.

Ben sappiamo come sino ad oggi siano sorti i quartieri popolari, per salvaguardare alla rendita fondiaria,e al regime immobiliare privatistico le aree situate all'interno del tessuto già edificato: alle estreme periferie della città, appendici di cemento in mezzo alla campagna, privi per lungo tempo di urbanizzazioni e carenti di servizi sociali.

Con questo modo di operare si è ridotto drasticamente il nostro patrimonio agricolo, considerando la campagna non come inestimabile "polmone verde" e insostituibile "ricchezza primaria", bensì come area di risulta adatta solo ad ospitare, in allucinanti quartieri dormitorio, abitanti di serie B, lavoratori emarginati dalla città.

Accanto a ciò si è permesso uno sviluppo incontrollato del mercato delle case vecchie, le cui ripercussioni negative si sono fatte sentire, come sempre, solo sui ceti meno abbienti, costretti ad abbandonare le loro abitazioni e a subire l'espulsione dalla città.

Grazie a lunghe battaglie unitarie, condotte da operai, pensionati, negozianti, forze politiche e sociali, organismi di quartiere, si

è posto finalmente un freno a questo tipo di operazioni speculative: l'Art. 32 della legge 865 permette di inserire in Piani per l'Edilizia Economica e Popolare tutte quelle situazioni di degrado edilizio urbano sulle quali in passato intervenivano soltanto operatori privati. Molto ci sarebbe da affermare sull'argomento; limitiamoci a ricordare che (pur tralasciando aspetti sociali, ambientali ed urbanistici) operare con interventi pubblici nelle zone di ristrutturazione e risanamento significa recuperare almeno in parte quei valori che l'Ente comunale ha già creato con investimenti molto onerosi. Il risanamento non risolve di per sè il problema della carenza di abitazioni; nuovi complessi si rendono comunque necessari, anche se i due modi di intervento sono strettamente collegati fra loro. Infatti sono le famiglie che abitano situazioni di degrado edilizio quelle che danno un peso consistente al fabbisogno di alloggi cui si deve rispondere; con il risanamento di vecchi quartieri viene quindi matematicamente a diminuire la esigenza di espropriare, condannando per l'ennesima volta il verde e l'agricoltura, le aree ancora libere dell'estrema periferia. Ma, non fosse altro che per soddisfare esigenze future, occorrono appunto nuovi quartieri di edilizia economica e popolare: è indispensabile comunque ridurre al minimo le compromissioni delle restanti aree verdi e valutare attentamente le possibilità offerte ancora all'interno del tessuto edificato.

In quest'ottica aree libere come il lotto A assumono grande importanza, sia perché appunto evitano ultieriori compromissioni della progettata cintura di parchi urbani, sia perché, e ciò è socialmente più importante, inseriscono i quartieri popolari nel complesso e vario tessuto cittadino, ponendo fine all'emarginazione e alla segregazione cui erano stati destinati da una politica del territorio asservita soltanto agli interessi della speculazione edilizia.

Caro direttore vorrei esporti un fatto che mi è accaduto un po' di tempo fa: avevo una forte faringite e sono andato dall'otorino che mi ha poi prescritto una serie di inalazioni Salsoiodiche. Il bello è venuto dopo alla mutua ho scelto di andare a farle in piazza S.Babila (studio privato convenzionato) ebbene sai quanto è durata rinalazione? 5 minuti. Sono così tornato alla mutua e non sono riuscito ad avere nessuna informazione circa la qualitd della prestazione che mi aspettava, il che ovviamente non mi bastava così ho deciso di andare in corso Italia alla sede centrale, risultato sono uscito da li con delle rassicurazioni ma intanto in quel posto li non è cambiato niente. Ma quello che mi ha sbigottito è che non sono riuscito a sapere cosa mi aspettava di prestazione ecco perchè ti ho scritto, per vedere se dalle pagine del tuo giornale puoi affrontare questo ed altri problemi che indubbiamente i mutuati si trovano a dover affrontare ogni giorno.

Cari saluti.

Un lettore (lettera firmata)

Prendiamo lo spunto da questa lettera che ci è pervenuta per aprire una Rubrica sulle prestazioni dell'ente Mutualistico. Intendiamo cioè informare i nostri lettori su ciò che l'ente offre ai suoi utenti cercando di volta in volta di metterne in luce le carenze e i lati positivi che esso presenta, al fine di cercare di migliorarlo, per ciò che è possibile attraverso la partecipazione di tutti.

Questo anche per dare il nostro contributo al blocco di quel processo di dequalificazione che è in atto in tutto il Paese e anche e soprattutto a Milano, processo non dovuto soltanto ad una vecchia struttura burocratica e clientelare, ma che spinge i cittadini verso i servizi privati (ambulatori privati, cliniche, visite mediche specialistiche ...) per ottenere quelle prestazioni che l'ente pubblico spesso qualitativamente non è in grado di fornire.

Certamente lo scioglimento degli enti mutualistici, che per legge dovrebbe avvenire entro il giugno 77 impedirà di procedere su questa strada, anche se sarà molto difficile che questa data sia rispettata. Resta comunque il fatto che di certi ambulatori (e soprattutto di periferia) a quel punto non sarà possibile servirsene in modo qualificato, e questo per il mancato rinnovo delle apparecchiature, ed anche perché si sarà maggiormente consolidato il rapporto ente mutualistico convenzione studi privati. Ora se vogliamo quindi che il servizio pubblico migliori sia qualitativamente che quantitativamente diventando veramente uno strumento sociale a difesa del lavoratore noi dovremo cercare per quanto ci è possibile di unificare su questi obiettivi tutte le forze politiche e sociali e impegnarle (a lottare per ottenerli).

GIORGIO Veste con simpatia

Per intanto vorremmo però ricordare che in quartiere esistono due giornali che possono diventare un punto di riferimento ove rivolgersi per denunciare i soprusi e le inadempienze.

Uno è « impegno sociale » che ha la sua sede in via Ricotti n. 19.

L'altro il nostro, "Derganolovisa" che ha la sua sede in via Mercantini, 15.

C'è poi la commissione sanità del Consiglio di zona che si riunisce in via Brivio n. 7, sede del decentramento comunale, per avere informazioni circa le date di riunioni rivolversi alla segreteria.

RISPONDIAMO ALLA LETTERA

Ciò che l'amico ci ha scritto dobbiamo confermare che non solo corrisponde a verità; ma quel che è peggio neppure noi siamo riusciti a venire veramente a capo della situazione. Questo a conferma del caos che regna sovrano all'interno degli enti Mutualistici. E veniamo alle informazioni che siamo riusciti ad avere: I' Verso il mese di Luglio c'è stata un'ispezione, ed il rapporto steso dice che è tutto regolare in quanto il posto è dotato di attrezzature che permettono pur riducendo la quantità del liquido di dare corpunque un servizio corretto, che però dovrebbe durare sui 7/8 minuti e non il tempo indicato nella lettera che ci è pervenuta; quello che non ci è stato possibile sapere è sulla base di quali parametri si giudica un servizio corretto o meno. (il che ci pare per lo meno assurdo) diremo però di più da informazioni avute da medici specialisti si dice che un'inalazione salsoiodica o solforosa dovrebbe durare all'incirca 15/20 minuti ma neppure loro sanno dire con esattezza quale sia la giusta quantità ed il tempo esatto di durata.

Questa purtroppo è la situazione, che una volta di più mette in evidenza il caos e la disorganizzazione che esiste in un ente che dovrebbe essere preposto alla tutela ed alla prevenzione della salute del cittadino. Ed è proprio partendo da questa amara realtà che noi cercheremo di impegnare le forze politiche del quartiere per cercare di cambiare questo stato di cose.

E apriamo quindi una piccola parentesi, noi abitiamo in un quartiere di circa 45000 abitanti, ma per avere un servizio come questo dobbiamo recarci in altre parti della città, con tutto quello che comporta una scelta del genere, e cioè perdita di tempo. spreco in danaro per il trasporto, e senza possibilità di controllo. Così ci viene spontaneo di chiederci come mai non si attrezzi all'uopo un locale in via Livigno per permettere ai cittadini di avere un servizio molto più vicino alle loro abitazioni e nello stesso tempo meglio controllabile, tutto con una spesa che non è senz'altro eccessiva, questo è ciò che chiediamo.

Chiudiamo quindi questo primo contatto con i nostri lettori pregandoli

di farci conoscere i loro problemi perché pensiamo veramente che quanto più si riuscirà ad avere un quadro generale completo della situazione tanto più sarà possibile organizzarci per cercare di porre rimedio alla situazione di emarginazione in cui sono stati lasciati certi quartieri di periferia.

NOTA INFORMATIVA

Forse molti non sanno che se vengono prescritte dal medico curante delle iniezioni endovenose, queste possono essere praticate presso gli ambulatori dell'istituto mutualistico, sia con i preparati in dotazione sia con quelli prelevati in farmacia a seguito di normale prescrizione del medico curante.

Qualora risulti l'impossibilità da parte dell'assistito di accedere agli ambulatori in gestione diretta, la terapia endovenosa potrà essere praticata dal medico curante previa autorizzazione degli organi sanitari dell'istituto mutualistico; (il che significa gratuita) Ricordiamo inoltre che se si ha bisogno di una prestazione specialistica bisogna presentarsi agli ambulatori muniti dell'apposita richiesta redatta dal medico curante. Ma che tale richiesta non è, di massima necessaria per alcune branche specialistiche e cioè: l'odontoiatria, la pediatria, l'oculistica, la chirurgia, la ortopedia, e per talune particolari affezioni di otoiatria e di ostetricia.

Soci sostenitori della

P.A. Croce Viola una iniziativa per sostenere un servizio volontario

La Croce Viola organismo popolare che da alcuni decenni opera nalla nostra zona, ci ha informato di avere promosso anche per il 1977 l'iniziativa dei "soci sostenitori". Chi verserà lire 5.000 riceverà un tesserino esibendo il quale potrà usufruire, in caso di necessità di trasporti gratuiti con l'autoambulanza in Milano per sè e per i familiari conviventi. Tale tesserino è valido per tutto il 1977. Il versamento può essere effettuato o presso gli uffici della croce in via Guerzoni 42otramite il c.c.p. della stessa n. 3/UU3U2. Questa iniziativa, per l'importante significato che riveste, crediamo meriti il consenso che ha riscosso nel 1976.

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PATRUCCO
6084262 "DERGANO BOVISA" Redazione: Dergano Bovisa presso Cir-
zona 7 colo Familiare Bovisa
Mercantini,15 Autorizzazione del Tribunale Milano n. 245 del 13-7-76 - Direttore Responsabile:
Fantini - Stampa: Coop. di
"il Gua-
P.Ie Bausan, 4 - Tel. 371.716 - MILANO (ang. via Imbriani) Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä à Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä Ä
REMO
MILANO Piazza Dergano, 2 Te!.
mensile della
via
Carlo
lavoro
do" Robecchetto con Induno.

Come lavora la Commissione i TAL Igiene e Sanità

Ci scrive il coordinatore della Commissione

La Commissione Igiene Sanità ed Assistenza del CdZ 7 nella seconda fase del Decentramento (2914176) si è riunita 25 volte.

Alle riunioni hanno partecipato circa 1000 cittadini e sono stati dibattuti i seguenti argomenti:

CASE FATISCENTI

Per quanto riguarda questo problema la situazione si presenta in termini decisamente drammatici e pertanto PRIORITARIO è stato l'impegno della Commissione in questo settore. Abbiamo avuto numerosi incontri con i proprietari e gli inquilini al fine di esaminare lo stato di abitabilità degli stabili ed a proporre conseguentemente i relativi miglioramenti.

Siamo stati però costretti ad intervenire energicamente mediante le ingiunzioni in cinquanta stabili per ottenere Io sblocco della situazione.

In generale, anche se, abbiamo ancora da definire alcune ingiunzioni, i risultati ottenuti sono più che soddisfacenti.

ASILI NIDO

Nella nostra Zona esiste non solo Asilo Nido con 55/60 posti disponibili. La richiesta è di 200/250 posti e pertanto pressante è da parte dei cittadini la soluzione di questo problema.

La Commissione è prontamente intervenuta proponendo all'Amministrazione Comunale la costruzione di un Asilo Nido da ubicare sulla area Baldinucci/ Maffucci.

ANZIANI

Le condizioni, i fabbisogni e lo stato di emarginazione degli anziani (un abitante su 10 nella nostra Zona ha superato 60 anni) sono stati i temi affrontati dalla Commissione.

Un fatto estremamente positivo è che la Commissione è rimasta ancora a una serie di realistiche proposte tese a stimolare non facili sentimentalismi, ma una solidarietà ragionata, civile ed umana.

Le iniziative proposte all'Amministrazione Comunale si possono così sintetizzare:

creazione di un centro diurno (al fine di evitare l'ospedalizzazione) che dovrà fornire servizi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. La sede del Centro dovrà essere individuata nel Reparto VI dell'Ospedale Bassi.

estensione dell'assistenza domiciliare alla nostra Zona; educazione delle nuove generazioni al problema degli anziani da attuare a livello scolastico (incontri nelle scuole ANZIANI/ STUDENTI, ecc.)

Per quanto riguarda il Centro diurno, sarebbe dannoso farsi illusioni sui tempi per la realizzazione, in quanto è subordinato al trasferimento dell'Ospedale Bassi (2 anni) ma nella misura in cui le forze politiche e sociali della Zona si renderanno conto dell'improdigabilità di tale scelta, i tempi potranno essere notevolmente ridotti.

OSPEDALE BASSI

La Commissione si è espressa a favore del trasferimento dell'Ospedale Bassi, ritenendo ana-

cronistica ai nostri giorni una tale struttura sotto tutti i profili. Sono in programma assemblee per dibattere questo problema che da troppo tempo richiede una parola definitiva.

CONSULTORI FAMILIARI

La rilevanza sociale della problematica familiare fa avvertire in misura crescente l'esigenza di servizi articolati, che consentano da un lato di approfondire e risolvere le questioni relative alle condizioni economiche e sociali della famiglia, e dall'altro di promuovere la formazione dei singoli e della società nel campo delle responsabilità familiari. La Commissione ha ritenuto che i Consultori familiari sono la risposta positiva a questa esigenza pertanto ha formulato la richiesta all'Amministrazione Comunale per avere più presto questo servizio nella nostra Zona.

ASSISTENZA

(E.0 .A. - COMUNE - PROVINCIA - ASSISTENZA PSICHIATRICA - LP.A.I. - ENAOLI - 0.N.N1.I. - ccd)

La Commissione per evitare la frammentarietà degli interventi, per conoscere direttamente l'area di intervento, per cogliere le esigenze immediate che vengono sollevate dalla popolazione, ha proposto all'Amministrazione Comunale di costituire in via Brivio, presso il C.d.Z. una struttura unificata dell'Assistenza. Questa struttura ipotizzata, si è REALIZZATA in questi giorni ed è attualmente operante TUTTE LE MATTINE (escluso il Sabato Domenica) DALLE 8,30 ALLE 12.

Saranno presenti: Assistenti Sociali del Comune, Assistenti Sanitarie del Comune, Assistenti Sociali dell'E.C.A., Medici della Clinica Universitaria di via Besta.

Questa iniziativa, unica nella nostra Città, è stata giudicata positivamente e pertanto deve essere pubblicizzata e difesa da pos- Ö sibili 'ngerenze che ci riporterebbeio nuovamente ad avere una situazione caotica in questo delicatissimo settore.

HANDICAPPATI

Il vasto e complesso proble— ma riguardante i soggetti in dif ficoltà di sviluppo, di ogni grado o natura, è stato oggetto della Commissione che ne ha dibattu— to più volte.

Tale interesse è particolarmente vivo nella nostra Zona dove è chiaramente avvertita la necessità di un impegno programmato che tragga orientamento dalle nuove situazioni e dalle nuove richieste sociali. I dibattiti svolti hanno certamente contribuito alla maturazione della coscienza sociale intorno al grave problema del recupero individuale e sociale dei soggetti in difficoltà. Hanno inoltre determinato la rimessa in questione non sol-

tanto del qualificante momento dell'inserimento sociale e lavorativo di questi soggetti, ma anche dai precedenti e collegati momenti del REPERIMENTO, delle DIAGNOSI e del TRATTAMENTO nelle sue varie forme, specie di quelle educativo-scolastiche, le cui strutture sono oggi particolarmente oggetto di discussione. La nostra Zona infatti ha ormai definitivamente maturato la convinzione che il soggetto in difficoltà è, indipendentemente dal sesso, dall'età, dalla condizione sociale in cui si trova, dal grado più o meno grave dell'handicap, dalla categoria clinico-psico-pedagogica nella quale possa venire classificato, essenzialmente e primariamente una persona umana ed un cittadino e, come tale, detentore di tutti i diritti inerenti a tale condizione.. Tali diritti devono, non solo essergli riconosciuti, ma essergli resi concretamente ed effettivamente esigibili con la messa a disposizione del tipo e della entià di aiuto corrispondente alla natura ed al grado del bisogno individuale accertato. Pertanto, a tutti indistintamente i soggetti in difficoltà devono essere assicurati, alla pari di tutti gli altri, i servizi sociali, medici scolastici, ecc, che siano per numero, tipo e localizzazione convergenti all'interesse della persona, della famiglia

(intesa come nucleo originale di vita e di sviluppo) e della comunità.

Dopo questa premessa, necessaria ed indispensabile, entrando in un piano strettamente operativo si deve fare:

LA PREVENZIONE

Intesa nei suoi aspetti medico - sanitario, socio - ambientale, e plico - educativo.

Bisogna pertanto assicurare una rete di servizi profilattici quali, ad esempio, Consultori pre - matrimoniali e matrimoniali, Consultori pediatrici, Centri di Igiene mentale per l'infanzia, FARE PREVENZIONE significa anche agire nei confronti:

DELL'OPINIONE PUBBLICA perchè cadano definitivamente quelle barriere di tipo psicologico nei confronti dei soggetti in difficoltà.

DELLA SCUOLA affinchè anche fra gli Insegnanti venga fatta opera di sensibilizzazione, di informazione e di formazione.

INSERIMENTO NEL CICLO PRODUTTIVO

L'inserimento dei soggetti in difficoltà nel mondo del lavoro può avvenire solo se il lavoro è

inteso come rispondente alle esigenze dell'uomo per esplicare le proprie capacità, e non rispecchi solamente un inserimento nel mondo del lavoro legato alle ferree leggi economiche e tecnologiche.

L'ipotesi di lavoro globalmente formulata richiede indubbiamente ulteriori precisazioni e potrà arricchirsi mediante l'apporto di altri contributi, ma è indispensabile non perdere tempo in questo particolare settore perchè le conseguenze sono molto gravi. Saranno programmati a breve termine incontri con le Aziende, con le Scuole, con le forze politiche e sociali della Zona, al fine di rendere operante al più presto il programma enunciato.

CONCLUDENDO

Riteniamo, come Commissione, di aver cercato, nei limiti delle nostre capacità, di agire nel modo migliore per proporre soluzioni ai vari problemi, e siamo disposti, nello spirito di collaborazione che ci ha fan qui animati, ad accettare proposte costruttive per meglio evolgere il nostro incarico.

Coordinatore della Commissione Igiene Sanità e Assistenza (Gianfranco Spiriti) Milano, 12/11/76

P.LE MACIACHINI - SCUOLA ELEMENTARE

Unproblema di oggi

Con la sua alta sagoma grigia l'edificio delle scuole elementari troneggia su P.le Maciachini.

Costruito all'inizio del nostro secolo, conformemente alla struttura edilizia d'allora, ha ospitato ormai molte generazioni di alunni dai sei agli undici anni.

Il tempo e l'usura non lo hanno certo risparmiato, ma le condizioni di avanzato degrado che oggi presenta avrebbero potuto essere per buona parte eliminate da costanti manutenzioni e periodiche opere di consolidamento.

Per decenni invece, l'edificio scolastico, come del resto buona parte del patrimonio pubblico cittadino, non ha avuto programmate ed adeguate ristrutturazioni e, conseguentemente, è stato condannato ad una rapida obsolescenza.

Sulla capacità di posti - alunno poi, non c'è bisogno di riportare cifre e dati: lo sviluppo abnorme di Milano, il suo eccezionale incremento abitativo ed il non corrispondente adeguamento dei servizi sociali ha creato in ogni quartiere della città quelle carenze oggi tanto sentite.

Anche la scuola Lambruschini, di Pie Maciachini, pur avendo dimensioni notevoli, costretta ad ospitare alcune sezioni di scuola materna, non è più sufficiente per coprire il fabbisogno richiesto.

Sovraffollamento, trascuratezza della struttura edilizia e degli impianti, mancanza di manutenzioni: ecco le denunce che a gran voce giungono dalla scuola di P.le Maciachini, unanimemente espresse dai genitori, dagli insegnanti, dal direttore didattico,...

"Quando piove, mio figlio non chiude l'ombrello entrando in aula! !", ha esclamato una

mamma nel corso di una riunione tenutasi il 16 novembre nella sede del Consiglio di Zona 7,dove una folta delegazione di genitori ed insegnanti ha esposto la grave situazione alle Commissioni Scuola ed Urbanistica riunite.

Una frase tanto semplice che è comunque sufficiente ad esporre una drammatica realtà: sostituire un tratto di gronda non è una grande opera: di ristrutturazione, ma una elementare manutenzione ordinaria per la quale occorre un intervento immediato.

E per rendere solo agibile la scuola quest'anno, di interventi immediati ne occorrono parecchi: non si richiedono ora risanamenti e trasformazioni, ma tutte quelle opere di riparazione e manutenzione, ordinaria o straordinaria che sia indispensabili per portare a termine l'anno scolastico, con garanzie assolute per la sicurezza degli alunni.

Un discorso più approfondito va fatto per i prossimi anni, tenendo in considerazione soprattutto i servizi sociali che sorgeranno sul lotto A.

A nostro avviso il discorso non si pone in termini di contrapposizione tra la ristrutturazione della vecchia scuola e la costruzione di un nuovo edificio per le "Elementari", ma va visto in un'ottica diversa, tenendo ben presenti tutti i fattori temporali e di fabbisogno che sono determinati per le scelte che si andranno a compiere.

La scuola che dovrà sorgere, per legge prevista di 25 sezioni, non è un intervento che si realizzerà a breve o medio termine; nè tanto meno potrà sostituire interamente la vecchia "Elementare" ben più capiente. Se è vero che una parte dei bambini dai sei agli undici anni

della zona 7 ad ultimazione del nuovo edificio scolastico di via Bonomi, graviterà su quest'ultimo, alleggerendo il sovraffollamento alla "Lambruschini", è anche vero che un nuovo fabbisogno si verrà a creare con la costruzione del lotto A. Contemporaneamente non si può ignorare la realtà della zona 2, nel cui territorio si allargano parte dei bacini di utenza sia della scuola esistente che di quella in progetto.

In questa situazione, pur ritenendo necessario il nuovo edificio scolastico, si rende indispensabile anche la ristrutturazione delle obsolete "Elementari".

Non si richiedono nè un risanamento conservativo, nè una rivoluzione strutturale interna, ma opere di consolidamento atte a rendere agibile la scuola non solo sino all'ultimazione dell'edificio nuovo, previsto nel lotto A, ma sino all'esaurimento del fabbisogno scolastico d'ogni grado della scuola dell'obbligo, presente negli isolati che gravitano intorno a Pie Maciachini.

I tempi previsti per la realizzazione del lotto A e dei servizi al suo interno sono lunghi: un motivo valido in più, questo, per puntare alla ristrutturazione della scuola "Lambruschini", affinchè essa possa svolgere per anni, ancora efficacemente, il Suo ruolo.

Solo allora si potrà, analizzare tutti i fattori che comporteranno la realtà della situazione territoriale, parlare di smantellamento delle strutture edilizie: sull'area della scuola Elementare non dovrà comunque esistere compromissione di sorta; è auspicabile quindi che ad un servizio sociale, si sostituisca soltanto un'altra infrastruttura indispensabile alla collettività.

DAL CONSIGLIO DI ZONA
t

QUI SCUOLA BODIO

RACCOMANDATA ESPRESSO

AI Provveditore agli studi di Milano e per conoscenza

AI Ministero della Pubbl. lstruz.

Ripartizione Scuole Elementari

Alla ripartizione Educazione del Comune di Milano

Al Presidente del Consiglio della Zona 7

Alla Commissione scuola della

Zona 7

Al Preside Giunta Esecutiva scuola di via Bodio, 22

AI Presidente dell'Assemblea dei genitori, scuola di via Bodio, 22

Ai Presidi e Direttori di tutte le scuole Zona 7.

RACCOMANDATA ESPRESSO

Oggetto: Richiesta verifica organi competenti sul Circolo Didattico n. 16 Scuola Elementare Statale «G. Leopardi» via Bodio, 22Milano.

Durante l'assemblea del (Consiglio) di Circolo del 26-10 u.s. i Consiglieri sono stati informati dal Direttore Ditattico, dott. Anselmo Autuori, che il giorno seguente 27-10 si sarebbe riunito il Collegio dei Docenti, per decidere la programmazione delle 20 ore di servizio e per discutere una nuova proposta di cambiamento dell'orario scolastico. Pericò è ritenuto opportuno inserire i due argomenti ai primi due punti dell'o. di g. della successiva assemblea, prevista per il 9-11, di cui si allega fotocopia alla convocazione.

Se non che, il giorno 8-11 la Direzione Didattica della scuola ha indetto un referendum fra i genitori sulla modifica dell'orario, mediante un volantino non numerato progressivamente e abusivamente timbrato « Circolo Didattico n. 16 », consegnato a tutti i bambini presenti nella mattinata con preghiera che fosse ritornato il giorno dopo compilato.

A seguito di quanto sopra, nella seduta del Consiglio del 9-11, il Presidente, sig. Eugenio Prati, ha sollevato la seguente pregiudiziale: rendere nulla la procedura usata dalla Direzione Didattica nell'eseguire il referendum, perché non regolamentato dal C. di C. e perchè senza le dovute garanzie, ribadendo i concetti espressi nel verbale de127-11 -75, di cui si allega fotocopia dello stralcio. . Il presidente chiede pertanto la votazione sulla nullità di detto referendum. Su 14 presenti, 6 hanno votato a sfavore, 5 a favore e 3 astenuti.

In seguito a questa votazione il Presidente abbandona la seduta, motivando la sua decisione nel voler verificare con le autorità competenti e con tutti i genitori il suo operato. Altri 4 consiglieri si sono associati ed hanno abbandonato la seduta.

Pertanto i sottoscritti consiglieri genitori invitano le signorie loro e l'autorità che sovraintende il Circolo Didatt. N. 16 di Milano, in conformità all'art. 26 del D.P.R. 416 del 31-5-74, ad intervenire con la massima urgenza per chiarire gli abusi commessi in detta scuola.

Nell'attesa di un sollecito riscontro in merito, sarà convocata un'assemblea generale straordinaria di tutti i genitori della scuola. Distinti saluti.

Milano, 10-11-76

Il programma delle attività parascolastiche

11 programma elaborato dal consiglio di circolo della scuola di via Bodio sulle attività parascolastiche si articola in Quattordici punti; eccoli qui di seguito riportati:

1) II prolungamento della giornata scolastica con la generalizzazione del doposcuola, è l'obiettivo da raggiungere. Tale doposcuola non deve quindi essere inteso semplicemente come raddoppio di ore di permanenza a scuola degli alunni, ma come momento di autentica socializzazione attraverso un opportuno avvicendarsi delle attività didattiche. Ogni attività parascolasti-

ca va quindi vista nelle più ampie prospettive di una futura scuola a tempo pieno.

Il doposcuola deve essere una serie di proposte di lavoro che sappiano stimolare la creatività del bambino (vedi: drammatizzazione, pittura, modellaggio, ecc.) lasciando lo spazio anche ad attività più ricreative come ginnastica e giochi. Non dovrà essere dedicata più di mezz'ora all'esecuzione dei compiti, la cui assegnazione deve essere fatta dall'Insegnante, collaborando con quello del mattino, deve essere mesSo a conoscenza del programma sviluppato mensilmente.

Il doposcuola non deve essere considerato come un luogo di pura custodia, dove i ragazzi trovano riparo dai pericoli della strada, ma come ambiente adatto ad esercitazioni ed esperienze di vita comune. In un quartiere come il nostro, così scarso di strutture sociali e dove la cittadinanza è formata quasi esclusivamente da nuclei familiari che vedono impegnati entrambi i genitori in attiità lavorative, il doposcuola deve offrire ad ogni ragazzo la possibilità di crescere in un ambiente fertile per l'arricchimento personale.

La Giunta Esecutiva, coadiuvata da un'apposita Commissione, formata da 2 insegnanti del mattino, 2 insegnanti del pomeriggio e 2 genitori, dovrà provvedere alla formazione delle classi, secondo i seguenti criteri:

- sezioni per classi parallele

- alunni di classi che già collaborano tra loro durante le ore di insegnamento del mattino

- classi non spezzettate

Un sondaggio preventivo da effettuarsi entro il mese di Maggio dovrà fornire un numero approssimativo delle adesioni alle attività parascolastiche, in modo da poter richiedere in tempo utile eventuali nuovi insegnanti.

Una rotazione di alunni, programmata in corsi specifici all'ini-

RIFLESSIONI

zio dell'anno, permetterebbe a ciascun insegnante di esplicare le attività a cui è più portato. Tale rotazione darà ai ragazzi la possibilità di essere a contatto con più persone, favorendo così lo sviluppo psicologico in maniera più armonica, evitando l'assuefazione ad una determinata persona. Inoltre è momento di preparazione alla scuola media.

La stesura dei programmi dovrà essere fatta prima dell'inizio delle attività parascolastiche, a garanzia della loro attuazione sovraintenderà il Direttore che indirà riunioni periodiche dei Consigli di Interclasse, con la partecipazione degli Insegnanti del pomeriggio. I verbali verranno notificati al Consiglio di Circolo.

Venga specializzato il personale docente attraverso corsi che il Comune ha sempre organizzato. Sia dato spazio all'inserimento dei genitori, esperti in determinate materie o argomenti con fini educativi, su espresso invito degli insegnanti e secondo il piano di lavoro predisposto.

Durante il doposcuola sia consentito l'uso delle palestre del cortile in un modo completo per esplicare attività ginnico-sportive e di movimento, salvo restando i corsi di ginnastica correttiva. Eventuali corsi di Educazione Fisica a pagamento dovranno essere tenuti dopo le ore 16,30.

I corsi di lingua straniera a pagamento potranno essere tenuti durante l'orario delle attività parascolastiche.

Il Cineforum può costituire un valido mezzo di formazione e di arricchimento personale. Una frequenza eccessiva può essere controproducente per il potere di suggestione che il film esercita sui ragazzi, diciamo perciò un film ogni 15 giorni. Esso deve essere preceduto da una presentazione e seguito da spiegazioni, disegni, ripetizioni delle scene, attraverso la drammatizzazione. Si abitueranno gli scolari ad un'analisi critica. La

Leggendo il materiale che ci è pervenuto dalla scuola Bodio non abbiamo potuto fare a meno di chiederci perchè, come mai, e cosa c'è dietro tutto ciò. Sono perplessità logiche spece in gente come noi che i problemi della scuola ce li poniamo da tempo, e che dalle pagine del nostro giornale affrontiamo in continuazione. Ma nel porci queste domande abbiamo voluto per un momento metterci nei panni dei genitori che vogliono vedere la scuola cambiare sul serio, seriamente e che non hanno e non possono avere una grossa esperienza, sui problemi e sulle tensioni che all'interno della stessa ci sono. Ebbene ne siamo usciti anche noi confusi e fors'anche spaventati. Conosciamo abbastanza questa scuola per sapere che al momento dell'applicazione dei decreti delegati, non era certamente pronta per offrirsi dal suo interno in modo corretto al nuovo tipo di gestione, che vede la partecipazione dei genitori. Siamo però convinti che pur con tutte le sue contraddizioni essa è in grado oggi dall'interno del corpo insegnante di proporsi in modo diverso: purchè però siano vinte certe diffidenze e ci si sforzi di dare un indirizzo più rispondente alla realtà della socetà in cui questa scuola è inserita, imparando quindi ad identificarsi col quartiere. Certamente però fatti come quello accaduto sul referendum, non aiutano ma anzi contrappongono i genitori agli insegnanti, occorre quindi che s'impari a dare il giusto valore agli organi collegiali, dove tutte le componenti della scuola sono rappresentare, che si tenga conto delle istanze che l'assemblea propone in quanto momento di verifica, e allora ci sarà senz 'altro una maggiore possibilità d'intesa. Un esempio molto significativo è il programma delle attività parascolastiche elaborato dal consiglio di circolo nato dai dibattiti che nelle assembee ci sono stati, dal lavoro della commissione e dalle proposte del corpo insegnante che potrà certamente, alla luce di nuove esperienze essere migliorato ma che già così come è si pone in modo positivo rispetto ai problemi che vuole andare a tentare di risolvere. Quando questo numero del nostro giornale uscirà ci saranno già state le nuove elezioni, e ciò che noi ci auguriamo e che gli eletti nei vari organismi cerchino quell'unità indispensabile per uscire dal cerchio dei compartimenti stagni (insegnanti - genitori) per porsi invece sul piano della operatività, impegnata a risolvere i molti problemi della scuola. Se questo si saprà fare allora certamente anche i genitori riusciranno a vincere più facilmente la loro diffidenza e la loro partecipazione ai momenti d'incontro all'interno della scuola sarà senz 'altro, maggiore e sempre più qualificata.

Commissione che sceglierà i films dovrà vagliare attentamente il loro contenuto. Occorre conoscere l'entità dei fondi stabiliti a bilancio per le attività parascolastiche. La refezione deve essere

considerata come momento educativo, abituando gli scolari a ben comportarsi a tavola ed ad autogovernasi sparecchiando la tavola.

14) L'insegnante del doposcuola, ogni quadrimestre, compilerà un profilo degli alunni, da inserire nelle pagelle.

Industrie farmaceutiche Montedison tra ristrutturazione, salute e sviluppo

Su questi temi si è svolta il 2/12/76 presso il salone del CRAL della C. Erba la conferenza di produzione delle fabbriche del gruppo Montedison (Erba, Farmitalia, Archifar) indetta dalla FULC e curata dai C. di F. delle stesse aziende.

I due motivi di fondo, strettamente intrecciati, a cui la Conferenza si pro-

poneva di dare una risposta erano: l'incredibile gonfiamento del mercato dei farmaci in Italia (che è utile ricordare che per circa il 90% è costituito dalle mutue), e la ristrutturazione in atto nei settori di produzione dei farmaci che segue segni opposti rispetto a quelli che i lavoratori propongono.

La conferenza di produzione ha

permesso di raggiungere proposte definite in questa direzione; si è manifestata la necessità di arrivare ad un Prontuario Farmaceutico Nazionale che deve distinguere i farmaci, e quindi il loro consumo, a seconda della loro efficacia e validità terapeutica e della domanda socio-sanitaria del paese.

Questo deve anche essere un utile strumento nelle mani dei medici che diventeranno, insieme ai consumatori-pazienti, gli agenti di trasformazione e qualificazione dell'utilizzo del farmaco nel nostro Paese.

Questa trasformazione, dal punto di vista della produzione, deve essere guidata dalle aziende Farmaceutiche della Montedison che sono le uniche in grado di contrastare la presenza delle multinazionali estere che occupano circa il 65% del mercato nazionale dei farmaci; per ciò si vede urgente la realizzazione dell'obiettivo che il movimento sindacale pone per tutta la Montedison, la sua entrata nella P.P. S.S. e l'istituzione di strumenti di controllo sulle sue attività.

Questo è il primo passo per uscire dalla presente situazione del settore e dalla drammatica condizione in cui viene abbandonata la ricerca e lo stabilimento di via Imbonati.

La Conferenza ha avuto un notevole successo soprattutto nella base politica di sostegno e interesse che è riuscita a dare alle proposte dei lavoratori. Sono intervenute le forze politiche, meno la DC che misura le difficoltà di spiegare ai lavoratori e ai cittadini la

sua posizione sulla M.E. cioè il mantenimento della privatizzazione, ma il successo politico più grosso è dato dalla partecipazione interessata e motivata dei Dirigenti della C. Erba e della DI.FA (divisione farmaceutica che coordina le attività in tutte le aziende) e di un largo strato di quadri Tecnici intermedi, oltre che di più di 40 C. di F. della provincia di Milano.

Vivamente apprezzato l'intervento del presidente del C. di Z. 7/8 che ha illustrato la necessità dello stesso Consiglio di giocare un ruolo insieme ai lavoratori interessati, per evitare lo smantellamento di un impianto produttivo come quello di via Imbonati che costituirebbe un elemento graVe di rottura del tessuto economico della zona senza risolvere il problema sanitario nel senso di una qualificazione della produzione farmaceutica.

CONFERENZA DI PRODUZIONE ALLA CARLO ERBA
6

SERVIZIO SPECIALE SULLA SCUOLA

continua l'articolo apparso

Difendere e salvare la scuola scorso

Dagli sprechi alla involuzione antidemocratica della scuola.

A questo atteggiamento di indifferenza nei confronti degli sprechi veri e propri che si riscontrano nella scuola, da parte dei Ministri democristiani ha fatto dall'altra parte riscontro un'azione moderata e conservatrice che ha fatto da freno al processo di democratizzazione che pur faticosamente è avanzato.

Dopo aver presentato il primo momento di attuazione dei decreti delegati - le elezioni dei consigli di circolo e di istituto - come l'avvio silenzioso della riforma della scuola, si è ostacolata la partecipazione dei genitori alle sedute degli organi collegiali della scuola; si è continuamente rinviata la costituzione dei distretti scolastici; si è ignorato il dibattito sui problemi che nuove tendenze pedagogiche suggestive e suggestionanti ponevano.

La risposta positiva che i genitori avevano dato, con una ampia e forse persino inaspettata partecipazione alle elezioni del 1974 dei consigli di classe, di circolo e di istituto, ha fatto pensare agli organi di governo e al partito della democrazia cristiana che l'intervento dei genitori nella scuola si trasformasse davvero in un intervento radicalmente trasformatore e che le leve del potere nella scuola passassero di mano. Invece di vederne l'aspetto positivo, di alimentarne le attese e di non deluderne le speranze, di accettarne il contributo che i genitori potevano dare, di razionalizzarne le spinte, di elevare il tono del dibattito che si apriva, il Ministro della Pubblica istruzione ha compiuto uno sforzo per fermare l'ascesa democratica dei genitori, negando loro di partecipare alle riunioni degli organi collegiali. Certo non siamo d'accordo che a questi istituti liberamente eletti e quindi democraticamente rappresentativi doveva e deve essere riconosciuta la loro funzione autonoma e la loro responsabilità precisa.

Anche noi abbiamo respinto e respingiamo quelle tendenze che volevano risolvere le riunioni dei consigli di istituto e di circolo in momenti assembleari e che all'assemblea fosse demandato ogni potere decisionale.

Siamo su questa linea perchè le Assemblee dei genitori della scuola sono, salvo casi eccezionali, riunioni di una piccola parte di interessati, facilmente manipolabili da questo o da quel gruppo. Siamo d'accordo perchè l'assemblearismo si affida alla spontaneità e alla improvvisazione, annulla la responsabilità degli eletti, deprime ogni valore di rappresentatività che questi hanno, ostacola il lavoro metodico e continuato, ma respingere queste tendenze che potevano essere fonte di prevaricazione e di confusione, non significava che si dovesse impedire la partecipazione dei genitori alle riunioni degli organi collegiali, la formazione di commissioni di lavoro esterne a questi organi, ma a questi legate cia un rapporto di collaborazione. Non significava neppure che si dovesse accettare e volere la Assemblea come momento di informazione, di confronto, di dibattito, di orientamento, di crescita democratica, di partecioazione.

I distretti scolastici

Nel marzo prossimo si arriverà alla elezione dei distretti scolastici. Ma c'è voluto il 15 giugno del 1975, il 20 giugno 1976; c'è voluto cioè un mutamento profondo del quadro politico generale perchè a questa decisione finalmente si arrivasse.

I governi che si sono succeduti in questi ultimi anni in realtà non hanno fatto nulla perchè si realizzasse, in maniera compiuta, almeno formalmente, il nuovo assetto che con i decreti delegati si era dato al mondo della scuola.

Con la elezione dei consigli di circolo e di istituto sono entrati a pieno diritto nella scuola, per contribuire al suo governo, i genitori e gli studenti (nelle medie superiori). E del resto lo stesso personale insegnante

e non insegnante, con i decreti delegati, non è più visto come elemento tecnico limitato a svolgere solo le sue funzioni professionali, ma anche come elemento politico che concorre a determinare le scelte necessarie. Ma con tutto ciò restavano fuori dalla scuola la società nel suo insieme, nell'insieme degli istituti e delle organizzazioni che la rappresentavano: in particolare gli Enti locali e le organizzazioni sindacali.

Senza di questi la scuola resterebbe ancora un corpo separato dalla società e si perpetuerebbero i limiti di una scuola che non è riuscita a modificarsi per adeguare le sue strutture, i suoi metodi e i suoi contenuti e i suoi orientamenti, alla crescita e ai problemi del nostro svilupPo.

La solita logica accentratrice, autoritaria e verticistica teme che, compiendo un ulteriore passo verso la democratizzazione della scuola, si smantelli quella posizione di potere, quel legame clientelare, su cui la democrazia cristiana ha fondato la sua egemonia e la sua fortuna.

Per questo dobbiamo impegnarci decisamente perchè le elezioni dei distretti scolastici siano un ulteriore momento di riaffermazione della volontà democratica e riformatrice dei lavoratori per quanto riguarda la scuola.

Il rinnovamento della pedagogia della didattica.

Le lotte studentesche de11968-69, l'impetuosità dello sviluppo democratico che in quegli anni ha avuto inizio, la forte spinta che da allora

c'è stata per il rinnovamento della scuola ha portato dentro e fuori della scuola stessa ad un vivace dibattito su vecchie e nuove tendenze pedagogiche e didattiche che fino a quel momento erano rimaste di competenza degli specialisti.

C'è stato tutto un fermento di idee, un susseguirsi di proposte, un accavallarsi di iniziative, che, pur tra luci ed ombre, rivelavano il grande interesse ed anche il grande impegno che c'era per i problemi fondamentali della scuola. Molti hanno sentito parlare per la prima volta in questi anni di autoritarismo, di nozionismo, di scuola attiva.

Si sono avanzate proposte di descolarizzazione della società, di distruzione della scuola.

Si è cominciato a sentir parlare di pedagogie direttive e non direttive. La psicologia dell'apprendimento ha cominciato a essere sentita come necessità inderogabile.

Sul piano più strettamente didattico si è parlato molto di metodi nuovi: del lavoro di gruppo e dell'insegnamento individualizzato, dei laboratori didattici, dell'interdisciplina, della creatività dell'insegnamento, della sperimentazione, del giornale come strumento per il lavoro scolastico, dell'abolizione dei voti, della selezione e della valutazione.

Ministero e provveditorati, ispettori e presidi - tranne lodevoli eccezioni - non hanno saputo cogliere gli elementi positivi, la fecondità di un così vasto fermento culturale, l'utilità di un dibattito ideale che finalmente nasceva nella scuola e nella società. Invece di favorire il confronto, di promuovere corsi di aggiornamento seri e convincenti, di sostenere gli esperimenti più positivi, le forze di governo sono rimaste abbarbicate ad una concezione tradizionale, autoritaria della istituzione scolastica e, non avendo la volontà politica di cambiare e di aprirsi al nuovo, si è ricorsi alla repressione da un lato e al lasciar fare tutto dall'altro, portando la scuola, a tutti i suoi livelli, nello stato di confusione, di sterilità, di inutilità, di degradazione in cui si trova.

Difendere e salvare la scuola Il sospetto che la dequalificazione della scuola non sia tanto il risultato di incapacità e insufficienza delle classi dirigenti e del partito che la rappresenta, di una volontà conservatrice a tutti i costi, ma anche dì

una paura del nuovo, del timore che un serio rinnovamento della scuola si sarebbe tradotto in un'ulteriore spinta democratica, in un'aumentata esigenza di progresso sociale, è abbastanza fondato. I successi che il movimento popolare nel suo insieme ha conseguito in questi anni, dalla vittoriosa affermazione del 12 maggio sul divorzio, agli stessi decreti delegati, dalla costituzione delle regioni, alle elezioni amministrative e politiche del 15 e del 20 giugno hanno certo origini vicine e lontane, motivazioni immediate e profonde, ma tra queste certamente anche il progresso culturale del paese, che con la riforma della scuola media dell'obbligo ha compiuto un importante passo in avanti.

Per noi comunisti, che siamo parte di così grande rilievo del movimento democratico e popolare, si impone il compito di difendere e rinnovare la scuola, di farla uscire dal caos in cui si trova, di creare le condizioni per le riforme necessarie.

Dobbiamo difenderla sia dalla volontà passiva, dall'inerzia che il partito di maggioranza relativa dimostrava ed esprime a livello di governo, sia dalle spinte disgregatrici dei gruppi dell'ultra sinistra che anzichè cercare punti di convergenza prendono ogni pretesto per renderla ancora più inutile e separata dal contesto sociale in cui vive.

Richiamare alla serietà dei propri compiti le forze che nella scuola operano, dai docenti agli studenti ai genitori; impegnare noi stessi e nel suo insieme il movimento operaio e dei lavoratori in generale a prestare il massimo di attenzione ai problemi della scuola fà parte dei doveri che abbiamo noi comunisti verso la società e le giovani generazioni.

Le riforme della scuola media superiore e dell'Università, della scuola dell'obbligo e della formazione professionale non possono più aspettare per molto tempo.

La scuola media superiore così com'è ora è diventata una delle cause di un incremento enfatico del terziario pubblico e privato in una società come la nostra che vede gravemente ridotto il numero dei lavoratori che producono ricchezza, mentre cresce eccessivamente il numero degli addetti ai servizi non sempre indispensabili. Università, scuola media superiore e scuola dell'obbligo, così come sono concepite ora creano una pericolosa separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale e avviliscono il lavoro manuale privandolo della sua dignità. Tecnica e scienza non sono più l'una conseguenza e causa dell'altra e visibilmente ne soffre lo sviluppo di ogni attività produttiva.

L'evoluzione industriale verso un più alto contenuto tecnologico della nostra produzione richiede un iter scolastico di base più complesso e più lungo di quello attuale. Il pieno utilizzo di ogni risorsa richiede una scuola dell'infanzia più estesa, un prolungamento dell'obbligo scolastico di almeno due anni e un modo diverso di concepire i cicli della scuola primaria e secondaria inferiore.

Anche i problemi della formazione professionale che sono ormai da qualche anno di competenza delle Regioni, ncn possono essere risolti se non si definisce la riforma della scuola media superiore, e se non si hanno idee chiare sudo sviluppo economico e industriale che si vuol dare al Paese. Costituendo infatti la formazione professionale un momento di raccordo tra l'acquisizione di un diploma, di una maturità e magari anche di una laurea e l'inserimento nel mondo del lavoro, come possono le regioni operare correttamente se da un lato si trovano di fronte ad una miriade di-specializzazioni che là scuola media superiore fà finta di dare, e dall'altro all'impossibilità di definire i profili professionali che lo sviluppo del mondo del lavoro potrà richiedere?

Ma al centro di tutte queste riforme e di tutti questi aggiustamenti necessari occorre collocare la ricerca di una base culturale unitaria.

Per un nuovo asse culturale

Il compito forse più grave che ci stà davanti è quello di risolvere il contrasto tra la libertà dell'insegnamento e la necessità di una unità culturale dell'intero Paese, senza negare il rispetto e la garanzia del pluralismo delle idee. Sarebbe una risposta troppo semplice quella di invocare un profondo e sincero spirito di tolleranza per risolvere questo problema. La tolleranza è certo necessaria perchè il confronto delle opinioni sia utile e produttivo e non si risolva in un duro scontro tra posizioni rigide e irrinunciabili. Ma la tolleranza è utile quando si esercita tra due contendenti che si riconoscono, al di là delle idee e delle ideologie diverse, in una serie di valori storicamente determinanti, che possano essere comuni.

Non ci può essere dialogo tra chi nega il valore della libertà, dell'u guaglianza, della solidarietà tra gli uomini e chi invece difende questi valori. Non ci può essere perciò tolleranza verso il fascismo e il razzismo, mentre, pur partendo da punti di vista diversi, possiamo discutere proficuamente con chi questi valori accetta e propugna. Ma non basta ancora perseguire questi valori, se al di sopra di essi si pone in maniera irrinunciabile l'interesse della parte, del partito, del gruppo, dell'ideologia. Per questo concepiamo i partiti come strumento e non come fine. Per questo siamo anche contro ogni riforma di integralismo, sia di marca cattolica che di segno pseudo-marxista. Non contribuiscono certo alla ricerca e alla affermazione di valori comuni a tutti, i movimenti che come Comunione e Liberazione o i vari gruppi della cosiddetta sinistra extra-parlamentare ritengono di avere in tasca la verità rivelata e di esserne gli unici fedeli custodi. Questi movimenti in realtà anche nella scuola tendono ad una scissione incolmabile, contrastano e tentano di spezzare e ostacolare quel

sul numero SECONDA PARTE

possibile accordo sui valori fondamentali in cui tutti possiamo riconoscerci e che è la base necessaria per un lavoro comune. Se vogliamo risolvere il problema della scuola, non possiamo pensare ad una scuola cattolica che si contrapponga ad una scuola rossa e viceversa. Dobbiamo invece ricercare insieme, ed anche in questo si riconosce il valore della nostra proposta del compromesso storico, quali siano i valori culturali e ideali che devono presiedere ad essere il fine dell'insegnamento e della formazione.

Nel patto costituzionale, che si richiama alla dignità del lavoro, al diritto al lavoro per tutti; che si fonda sulla democrazia e perciò sul pluralismo, sulla Resistenza come la più alta espressione dell'unità nazionale; che rifiuta perentoriamente il fascismo e perciò ogni forma di autoritarismo; che dichiara la laicità dello Stato, pur senza negare la libertà dell'espressione religiosa; che antepone il bisogno della società nei confronti del vantaggio individuale ... noi già possiamo trovare le indicazioni e gli spunti per individuare i valori comuni a cui ispirare il lavoro della scuola.

Naturalmente non basta quando si voglia passare dagli indirizzi generali ai temi specifici. I motivi ispiratori allora vanno ricercati nella necessità di una società che si sviluppa, che deve svilupparsi in senso moderno e progressista per la conservazione, l'estensione e la conquista di un sempre più alto tenore di vita. La scienza e la tecnica, la lotta contro l'analfabetismo e l'analfabetismo di ritorno, il più largo consumo di beni culturali, l'equilibrio tra la tradizione e il nuovo, la lotta contro i condizionamenti della industria tout court e dell'industria ... sono, questi ed altri ancora naturalmente, altrettanti punti di riferimento sui quali andare alla costruzione dei programmi per una rifondazione della scuola italiana.

PERIODICO DELLA ZONA 7

BOVItb‘ SA

°11°eIlt

Grande Ruota

della Fortuna

Tra gli abbonati 1977, bellissimi

PREMI

Opere di valenti artisti

Ugo Ruberti:

Giampiero Pozzoni:

M.G. Massari:

Nino Zuccarello:

Filippo Stefani:

Antonio Karioti:

Paola Picceni:

disegno

quadro a olio su tela misura cm. 50x70

disegno

quadro a olio su tela misura cm. 18x24

quadro a olio su tela misura cm. 30x40

quadro a olio su tela misura cm. 30x40

opera grafica

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UNA PAGINA APERTA

Quando si vara una nave è festa grande: Autorità, madrina, champagne. Per il varo di questa rubrica non pretendevo tanto, però il Direttore e i colleghi della Redazione avrebbero potuto stappare una bottiglia di sano Barbera. Non è stato fatto, pazienza.

Così, visto che non ho da farvi cronaca della serata inaugurale, passo subito a dirvi quali sono gli obiettivi che intendo toccare e, se Voi tutti mi aiuterete, raggiungere attraverso queste pagine.

Nella nostra Zona esistono, delle realtà culturali che rischiano di scadere in una sorta di isolamento per mancanza di collegamento fra loro e, loro insieme, col pubblico. Uno di questi obbiettivi è di permettere un abbraccio ideale fra la realtà "colta" e quella meno "fortunata"

Come potremmo iniziare un dialogo simile?

Tutti noi abbiamo certamente nascosto nel cassetto del comodino, fra il "giallo" e la foto-ricordo quella poesia, vi ricordate? L'abbiamo scritta allora, in quell'occasione, e la conosciamo solo noi. Allora perchè non tirarla fuori?

Non, certamente, per farci dire: "Bravo!" ma solo perchè un attimo della nostra vita che ci ha ispirato una poesia, è un attimo VIVO, bello o brutto non importa, ma è certamente da dividere con tutti.

Proposta: Pubblichiamo tutte le poesie ed a tutti, senza promuovere primi, diamo un riconoscimento.

Amici, sono stato incaricato illustrare, nel modo che mi sarà possibile, la Biennale Arte e Cinema. Perchè la Biennale? Prima di• tutto perchè sono un pittore e in seconda analisi mi interesso di cinema amatoriale e faccio parte del Cine Club Milano, affiliato alla Federazione del cinema non professionale.

Aimè non è facile, vediamo di procedere per gradi e con ordine. Sono stato invitato a Venezia in settembre quale osservatore culturale sezione cinema, ma nell'occasione ho potuto seguire tutto il possibile sulla Pittura, scultura e Designers,. La Biennale 76, nonostante difficoltà si è guadagnato 3 volte il denaro che una legge le aveva fissato al suo inizio.

Amici, sto lanciando un concorso di poesia riservato agli abitanti della Zona zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA 7 con età compresa fra i 5 e i 105 anni.

Ed ora amici scusatemi, ma il caffè è diventato freddo, mia moglie non riesce a prendere sonno ed io sono rimasto senza sigarette: quindi vi lascio, resto però in attesa di ricevere migliaia di proposte per attuare le quali sarò sempre disposto a dedicarvi il mio tempo. Cordialmente

Nino Zuccarello - Pittore

E' nato a Messina nel 1937 ove si è diplomato nel '57.

Vostro Nino.

Ha allestito mostre personali in vari centri: Verona, Vigevano, Padova, Milano ecc.

Troviamo le sue opere in collezioni pubbliche e private di molte città d'Italia.

Un profilo al mese

Alle spalle di tutto questo lavoro non vi è più il vecchio archivio, ma un vero e proprio centro di documentazione delle arti contemporanee unico al mondo.

Da Venezia è venuta una proposta di tendenza: Biennale aperta, progettuale e permanente. Ma proprio perché aperta e risultata, perlomeno per me, sconcertante, ho potuto osservare con estremo interesse la Mostra sui "CINQUE GRAPHIC DESIGNERS" cioè il tema del progetto di comunicazione dell'ambiente urbano esposizione di idee veramente all'avanguardia e spiegate con larghezza di mezzi. Certamente non dimenticherò facilmente le testimonianze attraverso la fotografia di MAN RAY, scomparso recentemente.

Le fotografie, 159 REPRINT, in bianco e nero, sono state scelte da Man Ray e donate all'archivio storico delle arti contemporanee della Biennale.

Esse coprono il periodo della attività fotografica di Man Ray, dai primi CLICHES - VERRES del 1917 fino alle immagini più recenti, Ray ci da attraverso queste immagini la sensazione di affrontare problemi di forma e di contenuto.

Dice Eduardo Arroyo che in Italia è diffusa l'idea che il pittore fa dei quadri e unicamente dei quadri.

Il pittore fa ma non sa cosa fa. Il critico non fa ma sa cosa fa il pittore, ecco l'Idea che oggi segue dappertutto.

all'insegna del casuale, indicativa della mancanza di coerenza da parte di tutti.

I nomi si conoscono e li cito per cronaca, un limito agli italiani più noti CROCE, DE FILIPPI, TROTTA, SALVO,BARUCHELLO, RECALCATI ecc. Per capire che cosa significhino le categorie (realtà graduata, ricerca di linguaggio, ricerca di ambiente, strutturazione di spazio,) bisogna pensare alla enorme confusione della terminologia artistica di oggi. Chi scrive avrebbe preferito che la mostra fosse di pittura e scultura in senso assoluto, accettando qualsiasi tendenza, in uno sforzo comune per individuare le personalità che hanno affacciato una proposta nuova, tna senza sfuggire all'impegno del pittore e dello scultore. invece ciò non è stato possibile, perchè, come nella classica storia Biblica della torre di Babele, non siamo destinati più a comprenderci e le divisioni che una volta si verificavano sul piano dei linguaggi, oggi si verificano sul terreno dello scontro tra diverse correzioni dell'arte.

Questa Biennale dovrebbe avere la funzione di riportare il dibattito sulle arti distogliendolo dalla pura valutazione di costume. Purtroppo sarà per un prossimo futuro. (SPERO)

G.P. Pozzon i

della poesia l'angolo

CHIMERE Turbine di vento e foglie morte, a spirale salgono nel cielo come fugaci chimere, e chimere son i sogni nostri portati dal vento dell'oblio.

Ugo Ruberti

Ugo Ruberti ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali, ottenendo consensi da parte della critica più qualificata.

Ha insegnato per 2 anni alla scuola elementare di Via Gabbro, dove impartiva lezioni di Pittura, Poesia e Disegno, a titolo gratuito, ai ragazzi delle classi 4 "e 5

COLLABORATE scrivendo a:

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LA POESIA "SOFFERTA" di Augusto Monti

Poesia di ottima lega, questa di Augusto Monti sentimento spiccato per osservazione e disegno cromatico, narrativa spigliata e scorrevole, discorso intriso:di una sottile malinconia che intesse il filo principale sino a portare, nelle sue figure, un poco il gusto di una nascosta lacrima, come nelle donne e nei bimbi al Giardino pubblico o più nascosto ma ugualmente ammiccante, nei chierichetti in biancorosso, anche se l'emozione può tradire il gusto della fanciullesca risata, sfogo emotivo più che sia, purché momentaneo imbarazzo.

Augusto Monti - che ha lo studio in via Pellegrino Rossi al numero 42, - è un pittore-poeta della interiore tristezza e lo si nota, osservando il volto dei bimbi e dei giovani che popolano, in un caleidoscopio, soltanto apparentemente allegro, i suoi quadri: in lui esiste un angolo del cuore che è intrigo magari inconsciamente, di tristezza, che si rifiuta di partecipare àl gaudio generale, a lasciare una porta aperta alla speranza, anche se resusci-

tata dal ragionamento ch'è logico fin che si vuole, ma quando non è sentitito, è inutile nasconderlo. Monti ha chiaramente un'anima triste che contrasta, malauguratamente (parlando di lui-uomo e non più soltanto artista sensibile, dalla ben variata tavolozza) con i suoi allegri soggetti (gli stupendi varie:Ai fiori che costituiscono un vivo incendio di toni cromaticamente incisi di varietà interiore che diventa misteriosamente realtà ad una sia pur fuggevole misura d'uomo, cioè ad una emozione che esplode d'improvviso per un moto di animo, logico e scusabile in un artista aperto all'emotività in contrasto, spesso con l'egoismo naturale in ogni creatura umana: Monti è alla ricerca di una comunicatività che chiaramente gli manca e ne soffre, nei due lati principali del suo carattere generoso ed altruista, cioè l'entusiasmo e la volontà di far partecipi gli altri della gioia che lo pervade, talvolta, qbando si dimentica della realtà che ha un fondo spesso amaro: il pittore, l'artista, lo sente e condiziona il suo spirito, involontariamente, al suo cuore.

(da una nota critica di P. Zanchi)

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Il Pittore è un Animale o un Bambino.' Cantieri navali alla Guidacca" mi è risultata una esposizione

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Diritti dei lavoratori WAtle

La legge 20/5/1970 n. 300. 0 statuto dei lavoratori, ha modificato profondamente l'assetto giuridico dei rapporti all'interno dei luoghi di lavoro. L'esigenza di una legge come statuto inizia a sentirsi nel nostro paese negli anni immediatamente successivi all'entrata in vigore della Costituzione. Sono gli anni della scissione sindacale e del nascere dei vari sindacati in posizione antagonistica alla CGIL: sono anche gli anni del massiccio attacco padronale. non solo rivolto contro la libertà e la dignità di singoli lavoratori. ma anche e soprattutto contro i sindacati e i loro rappresentanti. Nel ventennio successivo alla Costituzione si determina una grave frattura fra i principi normativi validi. secondo la Carta costituzionale. per tutti i cittadini. e la situazione nella quale. di fatto. i lavoratori sono costretti a svolgere la loro opera nelle fabbriche. La realtà. pertanto. rende irrealizzabile sia la «elevazione economica e sociale ». sia la « effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica. economica e sociale del paese » che la Costituzione afferma essere uno dei compiti di cui lo Stato stesso deve favorire l'attuazione.Già nel 1952 si registra la prima iniziativa per promuovere l'emanazione di uno « statuto dei lavoratori » a opera di Giuseppe Di Vittorio segretario della CGIL. Nel 1959 vengono completati i lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni dei lavoratori in Italia. che danno un'impressionante conferma di come. nelle nostre fabbriche. certe norme. anche di rilievo costituzionale. a garanzia di diritti fondamentali siano. in realtà. sistematicamente disattese. quasichè all'interno della azienda sia consentita l'applicazione di norme e regolamenti in stridente contrasto con l'ordinamento giuridico generale. Analogo risultato dà l'indagine conoscitiva attuata dalla Commissione permanente del Senato, nel 1969. A seguito di tale indagine viene presentato il disegno di legge governativo numero 738. che dovrà in seguito diventare lo « statuto dei lavoratori ».

Secondo le parole stesse del ministro Brodolini. che ne è il promotore. il disegno di legge si proponeva di « contribuire a creare un clima di rispetto della dignità e della libertà umana nei luoghi di lavoro, riconducendo l'esercizio dei poteri direttivo e disciplinare dell'imprenditore nel loro giusto alveo e cioè in una stretta finalizzazione allo svolgimento delle attività produttive». Lo statuto ha così nelle intenzioni dei suoi elaboratori. il compito di promuovere quelle situazioni antigiuridiche. che sacrificano sistematicamente la libertà. la dignita umana dei lavoratorie la sicurezza del lavoro. Tale scopo viene raggiunto attraverso norme più efficienti di quelle che pur già esistevano in precedenza. Molte delle disposizioni della nuova legge ricalcano norme della Costituzione. di convenzioni internazionali recepite dal nostro ordinamento. o anche della più avanzata contrattazione collettiva: l'importanza dello statuto sta nell'avere dotato le prescrizioni già contenute in quelle fonti di una sanzione che costringa il datore di lavoro al rispetto di essi:. Un z.ltro elemento consiste nell'avere potenziato la presenza sindacale in fabbrica. quale ulteriore garanzia di quei diritti che i singoli lavoratori non

riuscirebbero talora a far rispettare e che godono in tal modo di una tutela rafforzata. Un esame analitico delle norme darà la misura di quanto in effetti esse limitino i poteri dell'imprenditore. avvantaggiando. la posizione del lavoratore come singolo e. dall'altro. l'autonomia collettiva. Un primo ordine di limiti ai poteri direttivo-organizzativo e disciplinare sono contenuti nel titolo I dell.' legge. dedicato alla - libertà del lavoratore -. L'articolo 2 impedisce al datore di lavoro l'impegno delle guardie giurate. mentre gli impone di rendere noti i nominativi e mansioni di coloro ai quali tale compito di controllo sia affidato. L'articolo 4 vieta l'utilizzazione di impianti audiovisivi per il controllo a distanza dell'attività lavorativa. consentendola solo nei casi in cui si riveli indispensabile per esigenze tecniche e di sicurezza. con il previo accordo delle rappresentanze sindacali aziendali. L'articolo 8 vieta le indagini sulle opinioni politiche. Sindacali. religiose dei lavoratori. Nell'articolo 13 infine. si limitano ancora più esplicitamente il potere disciplinare e quello direttivo-organizzativo con il vietare mutamenti peggiorativi nelle mansioni e trasferimenti che non siano giustificati con motivi di carattere tecnico, organizzativo e produttivo. Un altro gruppo di norme dello statuto. in tema di libertà e attività sindacale. apporta altre restrizioni ai poteri imprenditoriali. sancendo. la presenza del sindacato ìn fabbrica. Il principio della piena libertà d'opinione. è ribadito dall'articolo 14. che conferisce inoltre ai lavoratori il diritto di svolgere attività sindacale all'interno della fabbrica. Gli articoli 15 e 16 vietano ail'imprenditore gli atti e.i trattamenti disciplinari in funzione dell'appartenenza o meno a un sindacato. dell'attività sindacale svolta o dell'adesione a urio.sciopero. L'articolo 17 vieta al datore di lavoro di -costituire O sostenere associazioni sindacali di lavoratori ». Gli articoli 20/25/26/ 27 impongono all'imprenditore il rispetto del libero svolgimento delle attività sindacali: e precisamente di consentire assemblee e referendum durante e fuori dell'orario di lavoro. nei locali dell'impresa: di concedere permessi sindacali. di consentire l'affissione di notizie sindacali. predisponendo appositi albi: di consentire la raccolta di contributi sindacali e di operare trattenute sulle retribuzioni dei lavoratori che ne fanno richiesta. da versarsi alle rispettive associazioni: di mettere a disposizione delle rappresentanze sindacali aziendali un idoneo locale comune all'interno dell'unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa ». Un'importanza fondamentale ha. infine. l'articolo 28 in tema di repressione della condotta antisindacale. in quanto consente laddove necessario. di ottenere con tempestività dal giudice un provvedimento che imponga al datore di lavoro di desistere dal proprio comportamento antisindacale costringendo. anche qui. l'imprenditore'a mantenersi entro rigorosi limiti di legittimità.

SINDACATO

Il sindacato è l'associazione di lavoratori o di datori di lavoro costituita con lo scopo di tutelare gli interessi collettivi professionali dei soci. E interesse collettivo quello che riguarda una pluralità indeterminata

di persone. le quali svolgono un'attività economico-professionale analoga. e tendono a realizzare o perseguire scopi analoghi. Le prime associazioni sindacali che storicamente si sono costituite sono quelle dei lavoratori. È solo con molto ritardo che si assiste alla formazione delle prime associazioni padronali che nascono come reazione al sindacalismo operaio e dopo che questo ha già raggiunto un grado notevole di importanza sociale e politica. Normalmente quando si parla di sindacalismo odi «sindacato senza ulteriori specificazioni. si intende fare riferimento a quello dei lavoratori. Nel nostro ordinamento giuridico i sindacati sono associazioni private che perseguono i fini, anch'essi privati, dei loro soci. Se questo è vero da un punto di vista strettamente giuridico, va però osservato che il sindacato partecipa più precisamente e sempre più incisivamente, nell'àmbito dell'organizzazione statale, a funzioni pubbliche odi interesse pubblico.

Nel periodo fascista il sindacato era dotato di personalità giuridica pubblica non tanto in considerazione degli interessi tutelati, quanto perchè tale era stata la qualificazione giuridica prescelta dallo Stato che impose all'autonomia sindacale il perseguimento di interessi sostanzialmente coincidenti con quelli dello Stato, La Costituzione capovolge definitivamente la concezione corporativa del sindacato e ne garantisce l'assoluta libertà di organizzazione. impedendo. qualsiasi ingerenza statale nell'ambito dell'attività e della autodeterminazione sindacali. Attribuisce ai sindacati il potere di regolare i rapporti di lavoro relativi alle varie categorie professionali e conferisce ai contratti collettivi efficacia nei confronti di tutti i lavoratori appartenenti alla categoria interessata. anche. se non soci del sindacato stipulante. Pertanto allo stato attuale le associazioni sindacali regolano la loro organizzazione in modo autonomo. attraverso i rispettivi statuti e atti costitutivi; esse sono. dal punto di vista del diritto privato, associazioni prive di personalità e trovano la loro regolamentazione negli articoli del codice civile. Malgrado questa loro configurazione.giu ridica di associazioni prive di riconoscimento. molto numerosi sono i provvedimenti legislativi che istituzionalizzano la partecipazione del sindacato allo svolgimento di funzioni di carattere politico economico e sociale. La partecipazione del sindacato alla attività di pubblici organismi può svolgersi in primo luogo per la realizzazione e la tutela di interessi esclusivi di lavoratori da esso rappresentati: ciò si verifica. ad esempio con la partecipazione dei sindacati alla gestione degli enti della previdenza sociale. attraverso la designazione di rappresentanti da affiancare a quelli governativi: altrettanto si dica per l'assistenza ai lavoratori nelle controversie previ-

OSTETRICA

denziali e assistenziali. È poi configurabile anche una partecipazione del sindacato alle funzioni di quegli enti che regolano l'indirizzo politics, economico e sociale del paese. tiòèstende ulteriormente l'area d'azione del sindacato ben al di là della tutela degli interessi professionali dei soci. In questa prospettiva va vista, per esempio, la partecipazione di membri designati dai sindacati al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. (CNEL). che ha funzioni di consulenza del Parlamento e del governo. Il sindacato partecipa inoltre. tramite suoi rappresentanti. all'attività di varie commissioni consultive del Comitato internazionale dei prezzi (CIP). Resta ancora da menzionare la partecipazione delle associazioni sindacali alla preparazione del programma economico nazionale. che, nella prospettiva individuata dalle norme della Costituzione è certo da considerarsi essenziale in quanto rappresenta e coordina le istanze e gli interessi della Ä classe operaia e lavoratrice in generale. delle varie categorie produttive in particolare.

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Nuovi adempimenti per l'Iva dal 1977

Una circolare illustrativa delle Finanze

Lei novità riguardanti gli adempimenti dei contribuenti in materia di imposta sul valore aggiunto (Iva), introdotte con l'art. 12 della legge 12 novembre 1976 n. 751 e con gli articoli 4-5-6-7 del decretolegge 23 dicembre 1976 n. 852, sono illustrate in una nota diffusa oggi dal Ministero delle Finanze. Eccone il testo:

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DICHIARAZIONI PERIODICHE. —«1 contribuenti — dice la nota — non devono più presentare dichiarazioni periodiche all'Ufficio a partire dall'anno d'imposta '77. In luogo della presentazione delle dichiarazioni periodiche devono eseguire l'annotazione delle liquidazioni periodiche d'imposta sui propri registri secondo le modalità prescritte dall'apposito decreto ministeriale. Le ultime dichiarazioni periodiche da presentare all'Ufficio secondo le attuali modalità, sono quindi quelle relative all'anno 1976 che vanno presentate entro il 31 gennaio '77 a.

DICHIARAZIONE ANNUALE —A questo proposito la nota ministeriale ricorda che « per le dichiarazioni annuali 1976 sono previsti tre modelli che, pur modificati nella struttura, contengono gli stessi elementi di calcolo richiesti negli anni precedenti. I modelli da utilizzare sono: .mod.

Iva 11 a per il regime normale; .mod. Iva 11 bis» per i contribuenti che non abbiano superato il volume affari di due milioni di a mod.

siche, e AA2, per le persone fisiche a. a Si avverte — prosegue la nota ministeriale — che la mancata presentazione insieme alla dichiarazione 1976 dell'allegato anagrafico, o la sua compilazione con dati incompleti o errati, viene sanzionata con una ammenda da 20 mila a centomila lire. Si richiama infine l'attenzione sulle severe sanzioni previste dalla legge in caso di presentazione di dichiarazioni errate o incomplete. a La dichiarazione annuale Iva va spedita con la busta fornita dagli uffici che deve essere completata con gli estremi del mittente prima di inserirvi la dichiarazione. Nella dichiarazione non devono essere inseriti assegni ma riportati nell'apposito spazio gli estremi del versamento e cioè la data e il numero dell'attestato rilasciato al contribuente dalla banca a.

PAGAMENTO IVA —•A partire dal primo febbraio 1977 i contribuenti devono versare l'imposta risultante dalle liquidazioni periodiche e dalla dichiarazione annuale, esclusivamente mediante delega ad una dipendenza bancaria situata nella medesima provinvia ove ha sede l'ufficio Iva competente.

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Iva Il ter Ü per il regime speciale per l'agricoltura e per la pesca. Naturalmente, con la approvazione dei nuovi modelli di dichiarazione (avvenuta con decreto ministeriale del 1-9-1976) tutte le autorizzazioni ministeriali già concesse per l'uso di modelli 'meccanografici sono decadute; tuttavia, come per il passato, potranno essere rinnovate a richiesta degli interessati su presentazione del nuovo modello meccanografico. I modelli .11 e 11 ter hanno alcune parti in doppia copia a ricalco. Il contribuente all'atto della firma, da apporre nello apposito spazio in calce alla dichiarazione, deve controllare che le parti a ricalco siano leggibili; la m...ncanza della firma rende invalida la dichiarazione ». La nota segnala inoltre che a nel modello 11 ter le parti colorate in verde non devono essere compilate dai contribuenti che esercitano esclusiVamente attività agricole o ittiche. Per evitare inconvenienti derivanti dalla carbonatura il contribuente deve staccare il foglio relativo alle sezioni 5 e 6 (per il regime normale) e alla sezione 5 (per il regime speciale agricoltura e pesca) prima di iniziare la compilazione della dichiarazione; l'indicato foglio va reinserito nella dichiarazione solo se utilizzato a. a Il modello 11 bis è composto da tre copie a ricalco; il terzo foglio è restituito dall'ufficio per ricevuta in caso di presentazione allo sportello. Nei modelli non devono essere riportati dati al di fuori delle caselle nè indicati dati e informazioni oltre quelli richiesti. Le dichiarazioni annuali 1976, 'qualunque sia il modello prescritto, devono essere accompagnate dall'allegato anagrafico ABI, per i soggetti diversi dalle persone fi-

L'imposta da versare va arrotondata a mille lire per difetto, se la frazione non è superiore a 500 lire ovvero, per eccesso, se superiore; l'imposta fino a mille lire non è dovuta. Il contribuente riceve un documento dall'azienda di credito delegata, attestante la data e l'importo del versamento. Pertanto, non saranno validi i versamenti periodici e annuali effettuati in qualunque modo diverso da quello sopraindicato a.

NUMERO DI PARTITA IVA — • Il contribuente deve obbligatoriamente indicare il numero di partite Iva sulla Cichiarazione annuale, sulle deleghe di pagamento conferite alle aziende di credito, sull'allegato anagrafico alla dichiarazione annuale 1976 nonchè su ogni altra comunicazione e documento inviati all' ufficio. A tal riguardo si avverte che i contribuenti già in possesso di un numero di partita Iva attribuito dall' ufficio, indicano tale numero e, solo nel caso ne siano sprovvisti, debbono richiederlo al competente ufficio. L' esatta indicazione del numero di partita è essenziale sulla dichiarazione e sulle deleghe di pagamento per permettere l'attribuzione al contribuente dei versamenti eseguiti. La mancata o errata indicazione del numero di partita comporta, a carico del contribuente, un' ammenda da 50 mila lire a un milione a.

Infine, nella nota ministeriale si ricordano gli obblighi relativi alle dichiarazioni d'inizio, di variazione o di cessazione di attività.

« A partire dal primo gennaio 1977, le dichiarazioni di inizio, variazione e cessazione di attività da presentare agli uffici Iva devono essere compilate su modelli appositamente predisposti dall'amministrazione finanziaria e da ritirarsi presso gli uffici stessi. Nei modelli devono essere riportati in modo completo ed esatto, osservando le istruzioni in essi contenute, tutti i dati relativi ai quadri che interessano i contribuenti a.

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