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Il Consiglio di fabbrica_Asgen5

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Bollettino unitario ASGEN

IL CONSIGLIO DI FABBRICA

MARZO 1971

I padroni reagiscono Le Forze dominanti, padroni, governo e forze politiche che lo sostengono, uscendo nervosamente e rumorosamente allo scoperto tentano in vari modi di strappare l'iniziativa dalle mani della classe lavoratrice e di passare all'offensiva.

ghesia per perfezionare il suo sistema ed il suo potere, per scaricare sui lavoratori i costi dello sviluppo capitalistico.

Loro obiettivo è ristabilire il vecchio equilibrio di Forze ed impedire l'ulteriore avanzata del movimento dì classe verso un'alternativa di potere.

si cerca di ripristinare una situazione di « normalità » per annullare i risultati delle lotte dei lavoratori ricostruire margini di profitto uguali e maggiori di quelli messi in crisi dall'iniziativa di classe.

Attacco ai livelli di occupazione, decurtazione del salario, repressione in Fabbrica, sono le forme di questo contrattacco capitalistico. Le Forze dominanti, in questo modo, tentano di ricondurre la politica alle sue cedi « tradizionali » e sperano che nel frattempo l'esperienza di organizzazione di base e di potere dei lavoratori vada dispersa e che le stesse organizzazioni sindacali, sottratte al rapporto con le masse, diventino ragionevoli e concilianti, finalmente disponibili alla collaborazione con i padroni ed il loro governo. I lavoratori, secondo costoro, dopo essere stati protagonisti di tutte le lotte sociali, dovrebbero oggi lasciare a certe forze politiche la calma necessaria per approntare nel parlamento le riforme. Naturalmente, per esse, si tratta di « riforme » necessarie alla bor-

La strategia padronale in questa fase è molto chiara:

La « normalizzazione » padronale governativa tende a ripristinare l'ordine dei padroni nella Fabbrica nella società, tende soprattutto ad impedire lo sviluppo articolato e generale del movimento sui problemi della condizione operaia in Fabbrica e sui temi dell'occupazione, sulle questioni del caro affitti, del trasporto pubblico, della riforma tributaria e così via. Sappiamo che la situazione è molto diversa tra categoria e categoria, tra Fabbrica e Fabbrica. Se questa differenziazione viene congelata e non si realizzano continui momenti di sintesi e di unificazione si corre il rischio reale di una divisione nella classe lavoratrice con fenomeni di aziendalismo e di corporativismo. Il rischio più grave è quello di ritrovarci solamente con un Sindacato un po' più efficiente ma scarsamente politicizzato. Il rischio è

quello di non, arrivare ad una saldatura tra momento economico e momento politico, tra lotta nella Fabbrica e lotta nella società e quindi di non fare un sostanziale passo avanti nella costruzione di una strategia alternativa generale alla linea di sviluppo del capitalismo.


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