Skip to main content

Il Consiglio di fabbrica_Asgen5

Page 1

IL CONSIGLIO DI FABBRICA

I padroni reagiscono

Le Forze dominanti, padroni, governo e forze politiche che lo sostengono, uscendo nervosamente e rumorosamente allo scoperto tentano in vari modi di strappare l'iniziativa dalle mani della classe lavoratrice e di passare all'offensiva.

Loro obiettivo è ristabilire il vecchio equilibrio di Forze ed impedire l'ulteriore avanzata del movimento dì classe verso un'alternativa di potere.

Attacco ai livelli di occupazione, decurtazione del salario, repressione in Fabbrica, sono le forme di questo contrattacco capitalistico.

Le Forze dominanti, in questo modo, tentano di ricondurre la politica alle sue cedi « tradizionali » e sperano che nel frattempo l'esperienza di organizzazione di base e di potere dei lavoratori vada dispersa e che le stesse organizzazioni sindacali, sottratte al rapporto con le masse, diventino ragionevoli e concilianti, finalmente disponibili alla collaborazione con i padroni ed il loro governo.

I lavoratori, secondo costoro, dopo essere stati protagonisti di tutte le lotte sociali, dovrebbero oggi lasciare a certe forze politiche la calma necessaria per approntare nel parlamento le riforme.

Naturalmente, per esse, si tratta di « riforme » necessarie alla bor-

ghesia per perfezionare il suo sistema ed il suo potere, per scaricare sui lavoratori i costi dello sviluppo capitalistico.

La strategia padronale in questa fase è molto chiara:

si cerca di ripristinare una situazione di « normalità » per annullare i risultati delle lotte dei lavoratori ricostruire margini di profitto uguali e maggiori di quelli messi in crisi dall'iniziativa di classe.

La « normalizzazione » padronale governativa tende a ripristinare l'ordine dei padroni nella Fabbrica nella società, tende soprattutto ad impedire lo sviluppo articolato e generale del movimento sui problemi della condizione operaia in Fabbrica e sui temi dell'occupazione, sulle questioni del caro affitti, del trasporto pubblico, della riforma tributaria e così via.

Sappiamo che la situazione è molto diversa tra categoria e categoria, tra Fabbrica e Fabbrica. Se questa differenziazione viene congelata e non si realizzano continui momenti di sintesi e di unificazione si corre il rischio reale di una divisione nella classe lavoratrice con fenomeni di aziendalismo e di corporativismo.

Il rischio più grave è quello di ritrovarci solamente con un Sindacato un po' più efficiente ma scarsamente politicizzato. Il rischio è

quello di non, arrivare ad una saldatura tra momento economico e momento politico, tra lotta nella Fabbrica e lotta nella società e quindi di non fare un sostanziale passo avanti nella costruzione di una strategia alternativa generale alla linea di sviluppo del capitalismo.

MARZO 1971

DIREZIONE DEL PERSONALE

La « Direzione del Personale » è il settore di cui spesso si parla ma che per varie ragioni non è stato oggetto di un serio esame, con il solo scopo, naturalmente, di suggerire all'Azienda una più valida strutturazione.

Desideriamo sottolineare quel « naturalmente » per ribadire che il nostro animo è sgombro da personalismi e che solamente le strutture ci interessano.

Abbiamo in questo settore l'aspetto più singolare e macroscopico dello stabilimento di Milano. Ci interessano, evidentemente, anche

i costi sostenuti dall'Azienda per mantenere questa struttura: si pensi ad un super stipendio più uno stipendio di 1» categoria più competenze accessorie più i costi generali, quali una segretaria, ecc. ecc.; tuttavia non è solo questo l'aspetto negativo.

Si pensi invece agli aspetti più importanti delle responsabilità, del potere decisionale, così fratturati e nebulosi da far dire a qualsiasi lavoratore che su due « Dottori in legge » uno è CAPO DEL PERSONALE di nome, ma non di fatto. Il titolo è roboante; ma tutto si riduce ad uno schema vuoto.

Noi ci chiediamo se i due « Dottori » debbano considerarsi una specie di « portaordini » in merito ai problemi aziendali; ossia praticamente menomati del diritto di prendere decisioni.

Questo perchè abbiamo la sensazione che !a « Direzione del Personale dello stabilimento di Milano sia confinata in un ghetto, in una sorta di libertà vigilata.

L'unico compito valido concesso dalla « Direzione Centrale » è quello disciplinare in vista della tutela del buon ordine. Compito che però dovrebbe essere integrato da altri di maggiore livello e qualità.

Segretissimo! Il capo del personale riceve disposizioni da «Genova»

GIORNALI SU MISURA

In data 15 marzo l'ing. Caneschi (uno dei tanti direttori) si preoccupava di portare a conoscenza di tutti gli uffici un articolo apparso sul giornale « 24 Ore - Il sole ■ del 14 marzo facendo alcune sue rilevazioni.

Dobbiamo anzitutto richiamare il summenzionato direttore a non manomettere gli articoli dei giornali per sostenere la discutibile politica della FINMECCANICA. Si dà il caso che sia stato inserito nel testo propinato un abbondante pezzo che nell'originale non risulta. E' veramente ridicolo che certi dirigenti si adoperino con giochetti di prestigio a convalidare astruse fantasie sulle prospettive produttive dell'ASGEN.

Dobbiamo inoltre far presente che malgrado la spesa di svariati miliardi, la eliminazione di fiorenti aziende quali la CGE (ed ora pare anche l'Asgen di Sestri), la diminuzione di personale, i risultati ottenuti non siano quelli che furono tanto strombazzati al momento della fusione ANSALDO S. GIORGIOCGE.

Il risultato è che il bilancio è cronicamente in deficit (così almeno ci dicono), che si sperpera denaro pubblico, che si diminuisce costantemente l'occupazione, che si dequalificano i lavoratori, che si spostano gruppi di lavoratori come se fossero soprammobili.

Tutto questo per rincorrere il mito di una sempre più grande Asgen.

Noi non contestiamo alla controparte l'esigenza di « educare il pu: po secondo le necessità del buon papà ». Le frasi: « state buoni che poi vedrete •, « lasciateci fare che poi vi troverete bene •, « dobbiamo produrre perchè tutti abbiano pane assicurato », le abbiamo sempre sentite dire dai nostri padroni; ì lavoratori hanno sempre saputo giudicarle per quelle che valevano e respingerle con la forza della loro azione.

Noi però contestiamo alla direzione di usare metodi scorretti alterando notizie già false per conto loro (vedi telegramma delle 00. SS.) e cercando in questo modo di barare al gioco.

Ma forse la nostra Direzione Ge-

n rr cl C d ti è

aerale non è al corrente di certi mezzucci? C'è qualche divettore che vuol fare il primo della classe? Cosa ne pensa comunque il direttore del giornale « 24 Ore - Il Sole dei maltrattamenti subiti dai suoi articoli?

Pirandello ha scritto: « Ma non è una cosa seria e per l'Asgen crediamo si adatti bene.

L'ARTICOLO DEL GIORNALE «24 ORE» RIPORTANTE LA GRAVISSIMA SCORRETTEZZA DA NOI DENUNCIATA

Pag. 2

Milano — Domenica, 14 marzo 1971

LE OPERAZIONI IRI PER LA PELLIZZARI E L'ASGEN

COPIA DEL TELEGRAMMA

INVIATO ALLA FINMECCANICA.

IL 17 MARZO 1971

IL RIASSETTO NEL SETTORE DELL' ELETTROMECCANICA

al Presidente - dr. Tupini al Direttore G. - ing. Beltrami

Con ferma indignazione per la gravissima scorrettezza di cui Vi riteniamo responsabili chiediamo .-precisa smentita rispetto a quanto pubblicato in 24 Ore e altri quotidiani del 14 marzo circa un'adesione dei sindacati ai programma da Voi prospettato per i motori di serie Arzignano-Sestri - Stop - CogliaM0 l'occasione per riconfermarVi nostra indisponibilità esaminare programmi Finmeccanica fino a che fa soluzione indicata per ArzignanoSesti , non sia definitivamente ritirata rinviando ogni decisione a un esame di merito' tra le parti.

LI coordinamento FIM-FIOM-UILM

Morese - Callidà - Muci

Genova, 13 marzo Mentre la Finmeccanica si accingeva in questi giorni a dare r41440 alfultima joie del programma ò ra~a~orte del proprio or-t4Ore dettrornec°mie° — iNtidato su una marcata specializzazione produttiva dei simadit etabilinenti< per le macchine rotanti grandi e medie e gli impianti elettrici all'ASGEN di Genova,per i trasformatori all'Italtrafo di Napoli — il ministero delle Partecipazioni Statali ha invitato la Finanziaria dell'iRi ad assumersi collpito di risolvere í praidenté insorti con il fallimento delta;, società Mhzzeri di Arzignaria, azienda elettronieccanica già privata, con un carico di 1.600 unità e un fatturato annuo di li miliardi, il cui salvataggio è tecnicamente condizionato dal PotettZiamento, tra l'altro aoneewtrandota in esso, della produzione dei motori elettrici di strie.

Per fronteggiare questa nuova situazione la Pieuneccanica, con il consenso degli stessi sindacati nazionali, ha deciso di trasferire alle ex Pellizzari l'analoga pro fin qui svolta nano st o del-

l'ASGEN (650 dipendenti).

In sostituzione dì questo trasferimento di produzione la Finmeccanica, jgadie inzetp Fon g Celia= 1113ali, -ha deciso,sia o e a precise richieste di mercato sia per mantenere i livelli occupazionali sia per dotare Genova di un impianto tecnologicamente molto più qualificante, di creare nell'insediamento di Sestri una nuova iniziativa per la produzione di altrezzeria per l'industria automobilistica.

Questa attività, che investe tecnologie molto qualificate, richiede investimenti ingenti soprattutto in specifiche macchine avanzate: sono infatti previsti investimenti per 5 mitiardi. Con. la nuova fabbrica, Genova entrerà per la prima volta nelle grandi prospettive delle produzioni per l'automobile, in un settore per di più îl cui mercato è attualmente caratterizzato da una continua espansione della domanda. L'impostazione della nuova iniziativa principalmente in funzione delle esigenze dell'Alta Romeo, con i suoi vasti programmi in corso di attuazione,

costituisce evidentemente la migliore garanzia per la sua consistenza e. il suo sviluppo.

D'altra parte, sempre per quanto riguarda gli interessi genovesi, nell'ambito di queste operazioni di ristrutturazione, alPASGEN di Genova, che sarà opportunamente potenziata, l affidato il ruolo dì azienda guida per la ricerca e la produzione net settore del grande medio macchinario rotante elettrico, delle relative apparecchiature di comando e controllo e dei sistemi ad alta tecnologia che li coordinano, destinati? agli impianti di generazione idraulici, termoelettrici termonucleari, agli impianti processi industriali agli impianti fissi e mobili dì trazione elettrica ferroviaria e urbana ed agli impianti di ricerca scientifica e nucleare.

E' stato infine precisato questi giorni che, nelreffet zione di qualsiasi spostarne dt fabbricazione necessario piani di ratzonalizzazione produttiva, sarà p dr t ic olarment e ' curato che i trasferimenti avvengano con la gradualità necessaria per assicurare La continuità delle forniture.

•

termo elettromeccanico pesante

L'Asgen (Milano - Genova - Monfalcone), I'OCREN (Napoli), l'Alce (Pomezia), l'Ansaldo Meccanico Nucleana {Genova), la Pellizzari (Vicenza), la Breda Termomeccanica (Milano) a capitale pubblico e la E. Marelli (Milano), la F. Tosi (Legnano), l'I.E.L. (Legnano), il T.I.B.B. (Milano), la SACE (Bergamo), la Magrini (Bergamo-Savona), la Riva Calzoni (Milano, la eGE (Milano) a capitale privato sono le principali aziende che formano il settore termo-elettromeccanico pesante. In tutto il settore sono occupati circa 35.000 persone. Nel novembre scorso la Finmeccanica (che è la finanziaria che raggruppa tutte le aziende a capitale pubblico eccezion fatta per la Breda Termomeccanica che è dell'EFIM) propose ai sindacati un programma di razionalizzazione delle proprie aziende, già approvato dal governo attraverso il C.I.P.E. (Comitato Interministeriale per la programmazione economica); le O0.SS. dichiararono che non potevano accettare questo programma per tre motivi:

perchè non dava alcuna garanzia circa il futuro delle singole aziende coinvolte;

perchè si proponeva soltanto di aumentare la produttività, di ridurre i costi e non dí accrescere l'occupazione;

perchè non era impostato nel quadro di una visione generale e chiara dello sviluppo di tutto il settore.

La validità di questi motivi è stata subito verificata. A seguito di una manovra politica di tipo clientelare del Ministro delle Partecipazioni statali Piccoli, la Pellizzari che era in stato fallimentare veniva assorbita nel gruppo Finmeccanica. Questa ha dichiarato che per garantire l'occupazione ai 1700 lavoratori attuali della Pellizzari doveva trasferire a Vicenza, nel giro di 3 anni, tutte le sue produzioni di motori dí serie, realizzate ora all'Asgen di Genova-Sestri. Questo significava che il suo originario programma di razionalizzazione cambiava e che l'occupazione nel settore elettromeccanico diminuiva di 600 persone, tante quanti sono i

lavoratori dell'Asgen di Sestri. Inoltre l'IRI anticipava alle 00. SS. la precisa volontà di acquistare la Ercole Marelli per distribuire le produzioni che questa fa attualmente tra le sue aziende; ciò significa che i 7.000 lavoratori della E. Marelli dovrebbero trovare lavoro in aziende diverse da quelle del settore elettromeccanico. Le 00. SS. hanno respinto queste decisioni padronali bloccando ogni tipo di trasferimento di persone e di macchinari tra le aziende della Finmeccanica ed hanno allargato la lotta a tutte le fabbriche del settore. Perchè? La risposta è semplice: di fronte all'alternativa di dover difendere l'occupazione di ogni singola fabbrica dall'attacco che di volta in volta il padronato effettua e cioè fare una battaglia difensiva e quella di unire in una comune lotta i lavoratori del settore per definire una volta per tutte le condizioni di stabilità dell'occupazione e del salario a UvA() di settore, le 00.SS. hanno scelto la seconda strada che è una strada di attacco alle decisioni ed alle azioni del padronato.

GLI OBIETTIVI

I rappresentanti dei Consigli di fabbrica di tutte le aziende di settore hanno così individuato i seguenti obiettivi principali: Assicurare il mantenimento degli attuali livelli di occupazione nel settore e un loro incremento nel futuro; l'operazione Asgen Sestri-Pellizzari e quella del previsto smembramento della E. Marelli dimostrano che gli attuali volumi di produzione non garantiscono il mantenimento degli attuali livelli di occupazione.

Basta una minima misura di concentrazione o di razionalizzazione decisa dal padronato per produrre un calo degli addetti.

Per assicurare una stabile occupazione occorre dunque una produzione maggiore (che non significa più sfruttamento dei lavoratori ma più prodotti da costruire. Questo comporta che — siccome il mercato dell'industria termo-elet-

tromeccanica non è come quello dei dentifrici o degli spazzolini o delle auto, cioè un mercato consumistico; ma è un mercato in cui gli utilizzatori delle produzioni termo-elettromeccaniche sono relativamente pochi e sono loro a determinare le quantità di turbo-alternatori, trasformatori, pompe, caldaie, motori necessarie, bisogna incidere sulle decisioni di investimento dei più grossi clienti che sono lo ENEL e le FF.SS. I programmi di investimenti di questi due enti di Stato presentati al C.I.P.E. e non ancora approvati per l'opposizione che abbiamo determinato con la nostra lotta non garantiscono quantità di commesse sufficienti per mantenere l'occupazione stabile nella industria termo-elettromeccanica. Quindi devono essere cambiati; solo così per i prossimi 10 anni potremo essere sicuri di non subire diminuzione di occupati.

Ma non basta. La certezza che questo settore strategico per lo sviluppo industriale non perda terreno come è avvenuto negli ultimi 15 anni, dipende anche dalla capacità di avere un minimo di autonomia tecnologica. Ora le apparecchiature termo - elettromeccaniche di una centrale dell'ENEL sono costruite per il 78 per cento su licenza USA; per il 19 per cento su altre licenze estere e solo per il 3 per cento su brevetto italiano. Eppure in Italia ci sono molti tecnici nelle industrie, 3000 ricercatori del CNEN e 5000 progettisti dell'ENEL che non vengono posti nelle condizioni di inventare e progettare, cioè di essere utili.

Perciò chiediamo, come terzo obiettivo, un consorzio tra le aziende private, quelle a PP.SS., il CNEN e l'ENEL per fare realmente ricerca e progettazione. In questo modo non solo possiamo liberarci dalla subordinazione dei monopoli esteri ma garantiamo anche che il posto di lavoro venga assicurato a tutti.

LE CONTROPARTI

Verso chi rivendichiamo questi obiettivi? Innanzitutto verso la Finmeccanica, l'EFIM e la Confindu-

Perchè
c'è la lotta nel settore

stria. Nei confronti della prima abbiamo bloccato il programma che voleva imporci. L'EFIM ha dichiarato la propria disponibilità ad incontrarci. La Confindustria, invece, non ha ancora risposto alla nostra richiesta di incontro.

Inoltre nei confronti dell'ENEL e delle FF.SS. i lavoratori elettrici e ferrovieri sono stati interessati alla nostra lotta e sono impegnati al nostro fianco.

Infine verso il CIPE che deve imporre ai padroni, all'ENEL e alla FF.SS. un piano generale per il settore termo-elettromeccanico rispondente agli obiettivi che ci siamo dati. Il CIPE ha risposto evasivamente alla nostra richiesta di incontro per cui dovremo andare al confronto in una posizione di forza che non può non venire che dalla lotta di tutti i lavoratori.

IL SIGNIFICATO POLITICO

DELLO SCONTRO

Perchè la Finmeccanica, l'EFIM,

le aziende private, l'ENEL, le FF.SS. non fanno per proprio conto una politica di reale sviluppo del settore? Perchè i padroni sono legati mani e piedi dai loro legami con i monopoli esteri, perchè l'ENEL è diretta da persone che preferiscono la Westinghouse o la General Electric all'utilizzo dei propri progettisti e ricercatori, perchè le FF.SS. non vogliono fare la concorrenza alla Fiat e all'Alfa Romeo.

E' per questo che gli obiettivi per cui lottiamo hanno un valore politico, sono alternativi agli obiettivi del padronato, degli enti pubblici, dello stato, del governo. Noi vogliamo un settore capace di assicurare una stabile e crescente occupazione, una reale autonomia dai monopoli esteri, un servizio di energia elettrica e trasporto su rotaie adeguato alle esigenze dei lavoratori delle città e delle campagne.

Le nostre controparti, invece, vogliono avere un settore sempre più modesto, con poche migliaia di occupati, vogliono rimanere abbracciate al capitalismo americano e tedesco, non vogliono disturbare i grossi padroni italiani. Sono due visioni opposte che si stanno fronteggiando; dobbiamo imporre la nostra.

LA LOTTA

Questo è possibile se lottiamo tutti uniti, quelli che hanno problemi grossi adesso (come i lavoratori dell'Asgen-Sestri, della Pellizzari, della Marelli) e quelli che apparentemente ora non ne hanno.

Solo una lotta comune, su questi obiettivi unificanti la classe operaia potremo sconfiggere le resistenze che opporranno i padroni, gli enti pubblici, il governo.

2' Conferenza Unitaria dei Metalmeccanici

Nelle ultime settimane di febbraio il « Consiglio di Fabbrica dell'ASGEN si è riunito alcune volte per discutere le tesi inerenti alla 2' Conferenza Unitaria dei Metalmeccanici.

Gli interventi, numerosi ed approfonditi, hanno consentito di elaborare un documento che poi è stato allegato agli atti della Conferenza Provinciale svoltasi a Milano i giorni 26-27 febbraio.

Abbiamo deciso di pubblicarlo sul giornale di fabbrica in quanto espressione di una prima esperienza di lavoro del « Consiglio di Fabbrica ».

Esperienza che ha dimostrato quanto sia cresciuta la potenzialità all'interno della fabbrica e quanto maturata sia la capacità di iniziativa politica-sindacale dei singoli lavoratori.

DOCUMENTO DEL CONSIGLIO

DI FABBRICA DELL'ASGEN

PER LA 2` CONFERENZA UNITARIA

II Consiglio di Fabbrica dell'Asgen riunito in assemblea per la

discussione delle tesi della 2' conferenza unitaria ha espresso concordanza di posizioni in merito alla realizzazione del sindacato unitario di classe che si prefigga la funzione determinante dei lavoratori nelle scelte sociali che non si devono intendere limitate alle sole riforme ma debbano investire le strutture politiche e sociali di fondo che riguardano la vita del paese collocata nel contesto della situazione internazionale.

Lo stesso sottolinea che: con la proprietà pubblica dei mezzi di produzione, con la reale partecipazione della classe operaia alla gestione dell'impresa e dell'economia in generale attraverso forme di democrazia diretta e nell'autonomia del sindacato, si determinano concrete prospettive di attuazione della società « socialista ».

Il Consiglio di Fabbrica è la struttura base del Sindacato Unitario. Di esso devono essere parte integrante tutti gli organismi attualmente esistenti, Commissione Interna compresa, al fine di dare un valido contributo alla sua strut-

turazione organizzativa e direzionale.

Nel suo ambito non può essere fatta alcuna distinzione fra Delegati e Rappresentanti Sindacali e membri di Commissione Interna.

Per i Delegati si pone la necessità del loro riconoscimento come già esiste per i Rappresentanti Sindacali.

Per un efficace coordinamento dell'attività del Consiglio è determinante la costituzione di un organismo direttivo.

Sui problemi dell'autonomia, dell'incompatibilità e sui delegati iscritti al sindacato, nel corso del dibattito, si sono manifestate diversità di posizioni.

Il Consiglio di Fabbrica dell'Asgen è convinto della necessità di un efficace approfondimento in merito nel corso dei lavori della Conferenza Unitaria. A questo dibattito i delegati dell'Asgen s'impegnano a dare il loro contributo.

METALMECCANICI
DEI
CONSIGLIO DI FABBRICA ASGEN 25 Febbraio 1971

PERISCOPIO

CHI PAGA OGGI I FASCISTI?

I finanziatori del M.S.I. sono quasi tutti italiani; e qui si scopre che il primo, il più consistente, è la Confindustria, seguito da vicino da due importanti industrie parastatali.

Il contributo « ufficiale » della Confindustria sarebbe di 30 milioni al mese.

Inoltre vi sono i piccoli e medi industriali minacciati dalle manovre congiunturali del governo.

Finanziano i fascisti anche gli strati parassitari agganciati alla rendita fondiaria ed- alle speculazioni clientelari.

L'AMERICA DEI NEGRI

E' cominciato a San Rafael in California il processo contro « Angela Davis ». Le accuse che sono state mosse alla giovane americana, docente di filosofia, militante nella lotta per l'affermazione dei diritti della gente di colore contro lo sfruttamento e la repressione, comportano la pena di morte.

Cerchiamo, con il nostro appoggio e con quello che viene da tutto Il mondo, di modificare questa sentenza.

L' asso «piglianiente»

INFANZIA ALL'AMMASSO

In Italia sono circa 600 mila i ragazzi tra gli otto ed i quindici anni che lavorano.

Forse gli italiani maturano più precocemente degli altri europei?

CONVEGNO PROVINCIALE delle donne lavoratrici

Sul tema: "La lavoratrice oggi nella fabbrica e nella società"

indetto dalla. Camera del Lavoro per venerdì 9 aprile, in corso di Porta Vittoria, 43.

Ore 9,— bfizio dei lavori con relazione introduttiva - Interventi.

Ore, 2,30 ktterruzione per il pranzo.

Ore 14,30`' %tesa dei laVori.

Ore 17,30 Concluelorve . dlscorso del compagno

RINAkDO IICHDA, _Segreta rio della CGIL.

CARA CASA

A Roma oltre 15 mila famiglie vivono in baracche nelle 48 bidonvilles della periferia. A Torino molti immigrati dormono alla stazione o nelle auto in sosta.

Per avere una casa dalla Gescal possono passare anche 6 anni. Se in Italia mancano le case popolari abbonda invece l'offerta di case di lusso.

LA RIFORMA SANITARIA

Gli entiMistenziali che operano attualmente nel nostro Paese sono 35.600. Il Governo riuscirà a liquidarli comprese le abitudini mentali, situazioni di potere, privilegi, abusi, ecc.?

Ltà"bírttione„ Atioikerd,' Severi provveaimevki

itn?itlaki alt si recano alta rner.s.2. Prima &t\ 5,40140 4.11.3

CaVINpab‘a

LA TRAGEDIA DEI TERREMOTATI

Da tre inverni la gente delle valli Jato, Salice, Carboi, nel migliore dei casi è vissuta o vive nelle baracche.

Dopo il terremoto del gennaio 1968 sono stati stanziati per la ricostruzione dei paesi distrutti 162 miliardi e 450 imlioni; di questi sono stati spesi sinora solo 600 milioni, il resto è ancora nelle casse dello Stato, inutilizzato.

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook