d'ornale aperto per discutere
DICEMBRE 1980
intervista a de braud
1) El in atto nel settore farmaceutico una profonda ristrutturazione, dovuta in parte alle nuove legislazioni in materia sanitaria ed in parte ad una divisione internazionale sia dei mercati che dei settori produttivi.
A Suo avviso l'industria farmaceutica italiana e la nostra Società in particolare in questa situazione giocheranno un ruolo di primo piano o subalterno alle multinazionali straniere?
Se sì, con quali strategie e con quali mezzi?
Qualsiasi cenno sulla industria farmaceutica non può ignorare che il fine ultimo degli sforzi di ricerca e produttivi tende alla disponibilità di un prodotto che possa essere descritto come mezzo di terapia messo a disposizione della professione medica.
L'industria farmaceutica, essendo basata soprattutto sulla ricerca, è industria altamente innovativa ed ha come essenziale prospettiva lo scenario mondiale. Essa è soggetta alle stesse limitazioni economiche di qualsiasi altra industria ma, a causa della sua natura, ad ulteriori limitazioni legate al suo allineamento con eccezionali regole di eticità.
Le nuove legislazioni in materia sanitaria vigenti in Italia, comportano come conseguenza una certa tendenza alla riduzione della domanda interna che può essere compensata, in proporzione alla capacità operativa ed alla qualità della produzione, dalla domanda estera. Non va peraltro trascurato il fatto che generalmente l'industria farmaceutica italiana ha raggiunto un livello organizzativo di rilievo e tuttavia è ancora nettamente al di sotto dei livelli già da tempo raggiunti da analoghe aziende in Paesi industrializzati. Nel nostro Paese, il capitale estero controlla circa il 55% del mercato farmaceutico: il contenimento di questa situazione passa
a cura della sezione (.Bandiera Partito Comunista Italiano
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attraverso la costituzione di una industria farmaceutica che si basi sulla ricerca e sulla innovazione e quindi sulla possibilità di internazionalizzazione.
In questa linea si muove Fa:rmitalia Carlo Erba: l'investimento in ricerca è pari ad oltre il 24% del totale investimento in ricerca farmaceutica in Italia; il fatturato consolidato ha superato i 430 miliardi di lire con una quota derivante dalla attività estera pari al 53%.
Questa nostra continua internazionalizzazione (che ci configura nel quadro economico italiano come una fonte di esportazione ad alto valore aggiunto) ci consente di sopportare in Italia i costi della ricerca, di favorire un privilegiato utilizzo delle risorse umane, di essere a pieno titolo parte vitale del sistema sanitario nazionale.
2) L'attuale gruppo dirigente Farmitalia Carlo Erba, segue una politica di ridimensionamento produttivo, cioè di adeguamento alle situazioni dei mercati attuali piuttosto che ricerca di nuovi mercati, creando difficoltà occupazionali.
Non giudica opportuno, in questo contesto, battere la strada più volte auspicata dei farmaci "generici" e la ricerca di nuovi mercati nei Paesi in via di sviluppo?
Per quanto detto in precedenza, è evidente che i farmaci "generici" non possono costituire una risposta strutturalmente valida per i problemi di una azienda che vuole essere una forte industria farmaceutica individuata come patrimonio nazionale per la qualità del servizio reso, per la qualità dei farmaci messi a disposizione, per il grado di informazione fornito alla classe medica.
D'altra parte la Farmitalia Carlo Erba non solo cerca nuovi mercati, ma aumenta sensibilmente le proprie esportazioni.
In un certo senso il "generico" si potrebbe assimilare alla attività della Società nel campo dei tenders. Nel 1981 è previsto in questo settore ad alto rischio e purtroppo a bassa redditività, di operare attivamente tanto da incrementare (25% ca.) l'esercizio nei confronti del 1980.
La vera forza traente resta peraltro evidentemente l'esportazione di farmaci originali che nel 1981 si rappresenterà con oltre il 20% di incremento. Affinchè si determini e migliori questa condizione, l'Azienda continua ad organizzarsi all'estero a ritmo sostenuto ed a creare, ove possibile, nuove società (Svizzera, Austria, Olanda) o nuove iniziative di collaborazione con altre aziende internazionali (Ciba Geigy, Bayer, Roche, Zambon). • Ovviamente ancora una volta per contrastare la tendenza al ridimensionamento produttivo, sono state formalizzate e concluse, trattative per la produzione e distribuzione di specialità farmaceutiche in concessione da terzi, in attesa di poter disporre dei prodotti originali, frutto della nostra ricerca.
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Nella nostra Società viene perseguito l'obiettivo di una sensibile diminuzione del personale con dimissioni incentivate: forse l'intenzione del gruppo dirigente è quella di favorire l'allontanamento del personale più vicino all'età pensionabile, ma nei fatti notiamo una preoccupante diaspora del personale più qualificato re professionalmente valido che è poi il più richiesto dal mercato del lavoro.
Ritiene questa politica chl personale funzionale agli obiettivi della Società? Se no, cosa si propone di fare?
La Società individua come centrale per ogni sviluppo ulteriore, il ruolo giocato dalla motivazione e dal corretto impiego delle risorse umane.
• Recuperando una affermazione largamente condivisa, ritengo che qualsiasi spreco di risorse sia, nella situazione attuale, imperdonabile. L'attenzione della Farmitalia Carlo Erba su questi temi è confermata dal preciso e significativo impegno nell'ambito della formazione e addestramento del Personale. Sono state impegnate nel 1980 3.200 giornate di lavoro per la formazione professionale a tutti i livelli e nel 1981 il nostro programma prevede impegni per 5.000 giornate di lavoro.
E' evidente che esistono problemi di razionalizzazione dei processi produttivi, di contenimento dei costi fissi, di corretta correlazione tra professionalità espressa e retribuzione percepita.
Sono temi, soprattutto quest'ultimo, da analizzare e da gestire al di fuori di ogni strumentalismo o ideologismo spicciolo.
Per questo osservo con interesse il tentativo dei sindacati confederali di esprimere atteggiamenti e proposte innovative rispetto ad un passato anche recente.
Alcuni segni concreti, ci porterebbero a credere che Lei ritenga una gestione aziendale più autoritaria adatta a risolvere diversi problemi tra cui quello della produttività.
Sinceramente Lei ritiene che il problema, che è problema reale, di una maggior produttività, di un minor assenteismo si possa risolvere con una svolta autoritaria e non con la motivazione del personale?
Non voglio assolutamente contestare quanto viene interpretato nel mio atteggiamento comportamentale a proposito di autorità. Tengo però a precisare che la realtà della mia filosofia manageriale, tende a identificarsi nella "partecipazione collegiale" il che non comporta automaticamente la motivazione, ma è la via per ottenerla.
A mio avviso è bene non si confonda autoritarismo con autorità. Partendo dalla convinzione che ogni persona non può esimersi dall'esercitare la propria autorità, esattamente come non può evitare di assumersi la responsabilità di ciò che sta avvenendo nella sua sfera di competenza, respingo da un lato il ritorno a determinati modelli di comportamento, ma affermo dall'altro la necessità di giungere alla definizione di regole condivise, nell'ambito delle quali ciascuno gestisca chiaramente il proprio ruolo ed assuma le responsabilità che gli competono.
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perche‘
Abbiamo deciso di rivolgere alcune domande al Dr. De Braud poichè il suo ingresso nella nostra Società si è fatto notare per diversi motivi.
Da un lato si sono visti intraprendere numerosi lavori destinati a cambiare l'aspetto esteriore del complesso di Via Imbonati, dall'altro si è visto proseguire il processo di fusione a livello dirigenziale nel senso di un progressivo prevalere degli uomini che già da tempo avevano digerito e fatto propria una filosofia gestionale marcata Montedison. Tutto questo di fronte ad un poco rassicurante panorama di disimpegno produttivo, calo dei livelli occupazionali, ricerca di settori di attività ad alto profitto ma di natura, esclusivamente commerciale.
Questo complesso di situazioni faceva sì che il Dr. De Braud fosse un personaggio molto chiacchierato; attraverso l'interpretazione di aneddoti e voci di corridoio si cercava di scoprire quanto ci si potesse aspettare dalla sua gestione.
Per saltare a piè pari questo minestrone di voci dubbie ed interpretazioni poco scientifiche abbiamo deciso di rivolgere le domande che più ci stavano a cuore direttamente al Dr. De Braud.
Le risposte del Dr. De Braud soprattutto se correlate con la posizione della delegazione industriale nelle trattative della vertenza di gruppo danno un quadro abbastanza preciso di quanto ci si possa aspettare nei prossimi anni.
Questo quadro ci preoccupa non poco, soprattutto poichè notiamo che il problema dei livelli occupazionali, che noi vediamo in rapporto alla situazione nazionale, e quindi di vitale importanza, viene considerato dal Dr. De Draud se non marginale, secondaria rispetto ad una politica tesa a portare l'azienda ad alti livelli di redditività.
Come Partito Comunista e come Sezione di fabbrica riteniamo necessario moltiplicare i nostri sforzi per trovare,nel nostro ambito di competenza, proposte per migliorare la situazione e azioni per sostenerla, nella speranza di trovare nel Dr. De Braud un ascoltatore attendo ed interessato come lo siamo stati noi nei suoi confronti. 4
INTERVISTA A DE BRAUD
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sul terremoto
Già abbiamo letto e sentito da più parti della tragedia che si è abbattuta sul meridione.
Non intendiamo intervenire ulteriormente sulla drammaticità della situazione e sulle sofferenze che stanno infierendo su quelle popolazioni, alle quali ci sentiamo oggi ancor più di ieri affettuosamente vicini.
Vogliamo invece ribadire che se gli organi del potere politico vogliono avere un ruolo fondamentale nella guida della società, come viene continuamente rivendicato, devono anche avere la capacità di operare a tutti i livelli affinchè questo ruolo sia non solo dichiarato ma anche affermato nei fatti. Altrimenti ci convinciamo sempre più che tale ruolo viene rivendicato esclusivamente in funzione del mantenimento di un potere politico che consente interessi non certo sociali.
Quando poi verifichiamo che alle carismatiche affermazioni non seguono i fatti che le confermano, è nostro dovere mettere in discussione la volontà politica di operare quei rinnovamenti inderogabili per affrontare seriamente la profonda crisi che dilania il nostro paese.
Certo, il terremoto avrebbe comunque sottoposto qualsiasi regime polititico alle gravi difficoltà che le situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo possono provocare.
Certamente avrebbe anche aggravato la crisi economica nella quale il paese si trova.
Ma è pur vero che, con una sana gestione politica ed un fondamentale orientamento degli organi politici verso i problemi sociali del paese, la situazione sarebbe sata affrontata con maggior tempestività e preparazione, e le conseguenze che ogni giorno ci vengono testimoniate non sarebbero sempre più drammatiche come sempre più drammaticamente infieriscono solo parte più parte più debole della popolazione.
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accordo fisce
UN ACCORDO DA GE`-;TIRE
t'accordo ra&:siunto tra sindacato e direzione aziendale , ratificato lai lavoratori, non si presta nè a facili valutazioni nè a giudizi definitivi e perentori.
tratta di un accordo articolato, complesso, positivo per gli spazi di intervento che apre, contradditorio in alcune sue parti, ma che certamente potrà svilupparsi positivamente solamente se sorretto dall'impegno e dalla volontà di lotta di tutti i lavoratori dell'azienda. Si riconferma dunque il ruolo lei Consigli di Fabbrica; ad essi si aprono concrete possibilità di intervenire nella politica aziendale e nell'organizzazione del lavoro.
Una prima positività di questo accordo sta dunque nella sconfitta della linea Montedison, linea tutta tesa a ridimensionare il peso ed il ruolo dei Consigli di Fabbrica.
Altri punti positivi dell'accordo sono individuabili nel potenziamento delle riceroh, nell'IAlpegno a verificare le possibilità di mercato offerte dai generici, una più precisa volontà nel concorrere all'achuisizione dei tender, la finalizzazione della mobilità interna a reali esigenze produttive, la differenzazione del premio li produzione, tendente ad intervenire sulla valorizzazione della professionalità, anche se il problema della professionalità va visto rispetto ad una diversa organizzazione del lavoro, altrimenti perdura il rischio di premiare sostanzialmente l'attuale organizzazione gestita troppo spesso in modo clientelare dall'azienda che tende a privilegiare posizioni burocratiche e autoritarie rispetto alle capacità professionali.
2' necessario anche riconsilerare il problema dei quadri ed il rapporto col sindacato: a questo proposito è auspicabile che fra i lavoratori aderenti al SINQUADRI si apra un dibattito sulla posizione della loro organizzazione, che anzichè porsi in maniera costruttiva rispetto l'azione del sindacato, si arrocca su una sterile critica alle forme di lotta adottate.
')all'accordo emergono, d'altro canto, alcune contraddizioni; la più preoccupante delle quali riguarda il dato occupazionale che appare non pienamente rispondente al costante impegno del movimento gin acale che da anni individua nella disoccupazione uno dei più gravi motivi li deterioramento della sociot?,. italiana.
E' vero che una diminuzione del 3/1;:', annuo dell'occupazione non è altro che la percentuale dei lavoratori che già annualmente abbbndonano l'azienda, na il sancir-: Cgrl accordo sindacale pone un prc, 1(3.:1 politico abbastanza sostanziale.
Vi è forse il rischio di accettare la logica che vuole le crisi aziendali risolte con una riduzione del personale, che ten..7.e a rispondere con restrizioni di mercato.
Un adeguamento nostro, cioè, alla logica aziendale del disinteresse produttivo per seguire solo interessi commerciali e finanziari, logica che caratterizza la crisi dell'impresa italiana oggi.
E' proprio qui che deve scattare invece, la proposta alternativa del movimento sindacale per superare la palese contraddizione dell'oggi tra riorganizzazione produttiva e la richiesta di dare lavoro alle nuove generazioni. Da queste considerazioni e tenendo presente l'autonomia che deve sempre esistere rispetto alla linea del sindacato, nasce la necessità di esprimere una linea del Partito di politica eoonomica più rispondente alla gravità della crisi, di rapportarci meglio come sezione ai problemi del governo dell'impresa.
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NE' SCONFITTA NE' VITTORIA MA UNA LOTTA CHE CONTINUA
Tutti i giornali, nei giorni seguenti la conclusione della vicenda STAT, si sono accalorati a decretare la disfatta del movimento opeKit° torinese.
Questa disfatta sarebbe la logica conclusione di un accordo non certo brillante il cui ottenimento é costato lotte dure, sacrifici, che ha creato insoddisfazione ed anche rabbia vera ed autentica, e la cui accettazione é avveluta tra profondi contrasti e violente contestazioni del vertice sindacale.
Ebbene noi comunisti siamo convinti che da un lato sia necessario riflettere su errori commessi e su obiettivi non raggiunti, ma dall'altro sia necessario non abbandonarsi allo sconforto ed alla convinzione di essere stati "traditi".
Sia ferma in noi la convinzione che dalla nostra capacità dipenderà il non trasformare un compromesso in una sconfitta.
D'altronde la prima risposta agli avvoltoi che aspettano la morte del movimento operaio é già stata data dagli stessi operai della FIAT che il giorno 21 Ottobre hanno risposto con scioperi compatti, organizzati, disciplinati al tentativo padronale di ridurre i tempi di produzione in modo unilaterale, sema contrattazione, passando sopra la testa del sindacato.
Anche per questo siamo cocciutamente convinti che questa classe operaia rappresenta la parte migliore del paese e che contro di essa, senza la sua partecipazione non si realizza niente di buono in questo paese. Così come siamo convinti che l'interesse dei lavoratori, operai, tecnici, impiegati, quadri dirigenti, sia difendibile solo se vi é unità tra di loro, se si superano le divisioni e le incomprensioni. Questo lavoro di ricucitura, di comprensione va fatto e fatto al più presto.
Vi sono interessi inconciliabili solo tra chi tende allo sfruttamento e chi vive del proprio lavoro. Può essere considerata una frameretorica, stantia ma in questo momento non abbiamo la sufficiente "fantasia" per trovarne una più vera e persino brutale di questa. Non vogliamo in questo articolo ripercorrere cronologicamente la vicenda FIAT, ne dare giudizi definitivi sulla vicenda, sulla sua soluzione, sulle forme di lotta addottate.
Riteniamo che tetto ciò sarà per lungo tempo argomento di dibattito per il movimento dei lavoratori.
Vogliamo solamente suggerire due riflessioni e su queste invitare i lavoratori della nostra fabbrica ad aprire un dialogo con noi e fra di noi. Ricordando che chiunque vorrà contribuire anche con degli scritti questo giornale sarà lieto di accoglierli.
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La Prima
L'obiettivo della FIAT era, ed é, quello di battere il movimento sinda, ..cale, di far passare il principio che le crisi aziendali si risolvono con i licenziamenti.
Questo é avvenuto negli Stati Uniti, Inghilterra, Germania, in questi paesi decine di migliaia di lavoratori sono stati espulsi dal processo produttivo ; dal lavoro,alla strada. Questa é la mobilità.
Alla FIAT questo non é-avvenuto solo grazie alla forza di questo Sindacato saldamente radicato nella coscenza democratica del paese. Questo risultato non era ne scontato, ne esso é acquisito definitivamente. Il padronato FIAT aveva ed ha l'obiettivo politico preciso di poter disporre liberamente dei propri dipendenti. Come ee:•essi non fossero persone in carne ed ossa con i loro problemi di vivere dignitosamente, di pagare gli affitti, di allevare i figli, di poter istruirsi, leggere, avere un giusto periodo di vacanza. Di quale libertà di lavoro parlano gli Agnelli se a chi perde il posto di lavoro é negata la libertà fondamentale, quella di vivere dignitosamente?
Vi é dunque qualcuno che in coscenza ritiene che senza un forte movimento sindacale di classe si possano davvero difendere gli interessi di chi lavora!
La Seconda
La lotta degli operai FIAT ha mostrato carenze ed errori ciò é vero. Così come é vero che il movimento sindacale nel suo complesso non é riuscito a determinare un'alternativa alla forma di lotta degli operai FIAT, ed é altrettanto vero che la manifestazione dei 40 mila ha modificato i rapporti di forza a favore della Direzione FIAT costringendo così il sindacato a forzare i tempi dell'accordo. Ma il prendere atto di queste verità deve portarci alla necessità di ampliare la democrazia sindacale, con il conseguente coinvolgimento di tutti i lavoratori nelle decisioni da prendere, o deve portarci all'attacco generalizzato del sindacatoed alle sue strutture per poi determinare una sconfitta globale dei lavoratori?
Chiudiamo qui quest'articolo che pone quisiti a cui tutti siamo chiamati a dare una risposta, una risposta, ne di rabbia, ne di rassegnazione, ma nemmeno acritica e di maniera. Una risposta della Ragione?
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sindacato
L'episodio del corteo dei " 40mila capi te a Torino , ed in generale il fenomeno del sindacalismo " autonomo costituiscono uno dei fenomeni che concorrono a modificare il panorama del sindacalismo italiano. Tale mutamento richiede da parte di tutti uno sforzo , in primo luogo per comprendere ed analizzare tale situazione , e poi per impostare un'azione atta a ricucire le spaccature che si sono create.
Da un esame della situazione politico-economica conclusasi in un'assemblea di delegati a Roma , negli scorsi anni il sindacato aveva elaborato una strategia : accettare sacrifici ragionevoli uguali per tutti in cambio di una politica in grado di portare alla piena occupazione e alla ripresa cc9numica.
Attorno a questo indirizzo , noto come "strategia dell'EUR" , vi sono stati all'interno del sindacato e della classe lavoratrice un acceso dibattito e profondi. contrasti.
Tutto questo sullo sfondo di un progressivo deteriorarsi della politica di solidarietà nazionale e di crescenti spaccature all'interno della sinistra.
In questo clima difficile la strategia dell'EUR ha compiuto i suoi primi passi , ma se finora non ha dato nessuno dei risultati sperati più che ai contrasti sulla sua validità , lo si deve a difficoltà impreviste e ad errori nella sua attuazione.
In questi ultimi anni ai lavoratori e al paese sono stati imposti sacrifici economici ( blocco della contingenza sull'indennità di licenziamento , prestiti forzosi ,fiscalizzazione degli oneri sociali , decretoni vari ) ma non si è riusciti a costringere i vari governi a fare passi concreti sulla strada del rinnovamento e della ripresa economica.
I problemi che erano gravi sono rimasti tali o si sono acuiti.
Fatalmente , visti i risultati , tale politica perdeva di credibilità.
Contemporaneamente si scatenavano corse al recupero salariale specialmente da parte di categorie organizzate corporativamente ( medici , piloti , etc. ). Il tutto creava una crescente irritazione nei confronti del sindacato da parte di quelle categorie intermedie dell'industria che avevano visto colpire in modo particolare il proprio salario per gli effetti fiscali sull'indennità di contingenza
FACCIAMO IL PUNTO:
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e sugli aumenti contrattuali , ed il sindacato veniva accusato di vo-' ler imporre ai lavoratori una politica impopolare.
E' da questa situazione che , in momenti di conflittualità estrema 2 possono nascere episodi come la marcia dei 40mila a Torino , che cobunque resta un'espressione di incapacità da parte degli intermedi di porsi in maniera costruttiva nei confronti dei problemi dell'industria e del paese. Incapacità che ritroviamo puntualmente anche nel SIW.UADRI che opera in FI-CE , che purtroppo sembra voler rivolgere la propria attenzione esclusivamente ai problemi specifici della categoria , delegando la soluzione dei gravi problemi che ci troviamo davanti ( vedi l'articolo sulla vertenza di gruppo ) alla capacità di elaborazione e di lotta degli altri lavoratori.
Per contrastare questa impostazione dei problemi miope ed opportunistica per riaprire un dialogo con queste categorie bisogna entrare nella loro problematica , comprendere il loro ruolo nell'ambito dell'organizzazione aziendale ed impostare una politica salariale che non sia punitiva nei loro confronti. Il problema del riconoscimento della professionalità ( che comunque non è problema esclusivo dei quadri intermedi ) potrà essere affrontato in maniera corretta solo con il diretto contributo degli interessati.
Per completare il lavoro di ricucitura di tutte le spaccature createsi nel movimento è necessario riesaminare la strategia dell'EUR correggendone quegli aspetti che non hanno funzionato o che non sono più attuali , metterci in definitiva nelle condizioni di poter imporre al governo l'assunzione delle proprie responsabilità.
Bisogna inoltre allargare gli spazi di democrazia all'interno del sindacato introducendo anche nuovi strumenti di verifica sulle scelte da far) , in modo che l'azione degli organi contrattuali sia sempre confortata dal sostegno di una classe lavoratrice unita.
Sbaglia chi illudendosi di poter sempre interpretare le necessità , le aspirazioni e la capacità di lotta del movimento , ritiene che tali strumenti siano da considerare come occasionali palliativi per tamponare una contingente situazione difficile all'interno delle organizzazioni dei lavoratori. Non si scopre niente di nuovo dicendo che sulla strada della democrazia nessuno può affermare di essere arrivato ; anche il sindacato deve fare i suoi passi avanti per adeguarsi alle esigenze del momento attuale e per compiere nuovi passi verso l'obbiettivo mai dimenticato dai lavoratori di un'effettiva unità sindacale.
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A 49 anni , con 30 anni di militanza politica e sindacale alle spalle è scomparso il compagno Mario Maderna , nostro compagno di lavoro e per alcuni di noi maestro di vita . Compagno Maderna, abbiamo pensato di parlare di te sui fogli di questo giornale perchè sappiamo che molti lavoratori hanno un ricordo incancellabile della tua presenza in fabbrica.
RICORDO DI
mario maderna
Il Lladerna me lo ricorlo una notte durante una trattativa in Assolombarda per la fusione tra la Erba e la Farmitalia.
Lra dalle 13 del giorno prima che si era lì ed era già l'alba quando il dottor Ruggeri scendendo dopo l'ultimo incontro in commissione ristretta faceva l'ultima sparata. La proposta , se fosse passata , era che gli operai degli stablimenti erba avrebbero avuto una decurtazione salariale di almeno 10000 lire al mese sul premio di produzione. eravamo venuti lì dai vari stablimenti , stanchi e abbattuti per le proposte assurde dell'azienda ci avevano presi in contropiede e decidemmo di passare subito ad azioni di lotta , scrivemmo dei cartelli da portare in fabbrica e alcuni dei compagni si staccarono dalla riunione , ma il Maderna però decise di non mollare e prima che l'azienda abbandonasse il tavolo delle trattative disse:
- Gavì ciapà el noster cunsens sul fatt che la fusiun di d8 fabric la ga minga de purtà a smenag nè l'asienda nè i lauradur , em tratà da la vona de l'alter dì e adess si chi a fa dt cunt sul premi de prudusiun in manera che a la fin la pagheremm dumà numm che l'acordi chi. Si vuialter vurì anca i danee che gavem in sacocia e nel purtafoi pronti .... Pora gent!!!
Si era espresso in dialetto , da vecchio operaio duro , che non Il suo discorso era stato schietto e sicuro come una freccia che colpisce il bersaglio , tutti ne fummo scossi e qualcosa parve cambiare anche sul volto del dottor Ruq eri.
lialche ora più tardi verso le otto le posizioni dell'azienda erano cambiate e l'accordo era quasi fatto.
Abbiamo voluto ricordarti così , compagno Mario in uno dei momenti .1c1 tuo essere lavoratore e militante sindacale comunista.
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