ANNO 2 - N. 6
Mensile della Zona
16Giugno 1979
La sedicesima L. 300
Ancora Verso la costituzione del comitato antifascista dal Lotto 40 Una interessante iniziativa dei giovani comunisti della Barona Mercoledì 16 maggio ore 21 nella sala dell'oratorio di Via Zumbini, si è tenuta una pubblica assembea organizzata dai giovani della F.G.C.I. Zona 16 sul tema: "TERRORISMO E COME AD ESSO CI RAPPORTIAMO". Con tale iniziativa i giovani comunisti della Barona, intendono dar vita in zona, alla formazione di un Comitato Permanente Antifascista per la difesa dell'ordine Repubblicano il quale ha per compito di tenere sempre vivi nei giovani e nella cittadinanza, quei valori morali di libertà e di democrazia costituzionale nati dalla resistenza, ma che in modo particolare, tratti in maniera seria, concreta e unitaria i gravi problemi del terrorismo e della convivenza civile. Alla suddetta assemblea hanno aderito le seguenti forze politiche e sociali della zona: D.C. - P.C.I. P.S.I. - P.S.D.I. - A.C.L.I. - A.N.P.I. S.U.N.I.A. - S.I.C.E.T. ed inoltre: il C.U.Z. di Zona, un rappresentante della U.I.L. enti locali, la "LEGA PENSIONATI", una rappresentanza di "RADIO DELTA BARONA", e due inviati della "SEDICESIMA". A questo pubblico dibattito, era stata invitata anche una rappresentanza dell'M.L.S., che non ha aderito motivando la propria assenza alla presenza della D.C. a tale iniziativa. A nome del P.C.I. e della F.G.C.I., Bassi ha introdotto i lavori rivolgendo un caloroso saluto ed un ringraziamento a tutti i partecipanti ed ha invitato le varie forze politiche a non trascendere in uno scontro elettorale, ma ad attenersi ad un confronto serio e pacato sui temi da trattare, mantenendo quello spirito unitario (pur nel rispetto di ogni componente) necessario per affrontare il problema dell'antifascismo e della con-
vivenza civile, che sono valori comuni e inderogabili per ogni buon democratico. Apre il dibattito Cardinale a nome dell'A.N.P.I.; dopo aver espresso il suo rammarico per il rifiuto di adesione dell'M.L.S., si fa garante di aderire alla formazione di questo Comitato Antifascista, allargando l'invito a tutte le forze politiche e ai cittadini presenti. Nel corso del suo intervento Cardinale non tralascia di esprimere tutta la sua indignazione nei confronti dei terroristi e di chi li finanzia, ricordando inoltre il vile assassinio dell'Agente di P.S. Andrea Campagna compiuto alla Barona nel mese di aprile. La condanna al terrorismo e l'invito all'unità democratica, in difesa della costituzione repubblicana, è stata pressochè unanime fra tutti gli interventi. Non sono mancati malgrado ciò, alcuni sintomi di qualunquismo e segni di diffidenza da parte di qualche cittadino (critiche a questo modo di procedere sui temi del terrorismo, con comitati di zona rappresentati da varie forze di diverse tendenze, le quali consumano parole attorno ad un tavolo, ma poi non affrontano con fermezza il reale problema terroristico; qualcuno ha parlato di affossamenti della verità, di coperture ecc.); senza però essere in grado di fare una distinzione, tra chi vuole veramente risolvere e chi in,:ece opere per affossare; mettendo così sullo stesso piano tutte le forze che si proclamano democratiche e facendo in pratica di tutte le erbe un fascio; (una maniera un po' pannelliana, per giudicare il quadro politico democratico del nostro Paese e nel caso specifico, della nostra zona). In risposta a questi cittadini, vi sono stati interventi di rilievo da parte
di alcuni esponenti politici e sindacali, come Piroso, Azzoni, Lodovichetti, Capodieci e Ferrari per la "Sedicesima"; i quali hanno teso ad evidenziare i veri obbiettivi del terrorismo: — tentativo di abbattere le istituzioni dello Stato, creare un senso di paura e di smarrimento tra i cittadini, operare un pericoloso vuoto politico il quale, blocchi l'avanzata di progresso sociale e di emancipazione per milioni di giovani, di donne, di lavoratori. Alcuni di questi oratori, hanno ricordato che con l'apporto unitario di tutte le forze democratiche, fu possibile abbattere il fascismo ed aprire per il Paese, una fase storica nuova per larghissimi strati di cittadini; sia sul piano politico, sia sul piano morale e sociale. altrettanto necessario oggi, che questo spirito di unità si rinsaldi, dal momento che la nostra repubblica democratica è minacciata da forze oscure nazionali o internazionali, le quali facendo uso del terrorismo armato (molte volte appropriandosi di colori e etichette che non sono di loro proprietà) tenterebbero di ritrascinare il Paese negli anni bui della repressione e dell'immobilismo; ma per far fronte in maniera seria al terrorismo, è necessario portare avanti in primo luogo la riforma di polizia, una riforma che garantisca alle forze dell'ordine una piena smilitarizzazione del corpo, un migliore trattamento oconorni,'o. una maggiore preparazione professionale, e una completa libertà di scelte politiche e sindacali, come nel diritto di ogni lavoratore; è necessario inoltre risolvere il lacunoso problema dell'occupazione giovanile. Ribadisce Lodovichetti del P.C.I. che è utile compiere uno sforzo unanime tra tutte le forze parlamentari affinchè la demosegue a pag. 2
Il costo del lavoro Da qualche anno l'espressione "il costo del lavoro" è entrata nel linguaggio comune. Da quando cioè le lotte dei lavoratori hanno portato le retribuzioni e le condizioni di lavoro in Italia a livelli più vicini a quelli europei che, come erano prima, ai livelli del Terzo Mondo. E un'espressione che esprime quindi un preciso giudizio politico: i lavoratori pretendono troppo. E l'uso strumentale che si è fatto del problema del costo del lavoro è divenuto più evidente quando, per effetto dei paurosi aumenti del costo della vita, si è registrata una accellerazione degli scatti della Scala Mobile. Ammonimenti a contenere il costo del lavoro sono piovuti da tutte le parti, perfino da esponenti dell'economia di altri Paesi capitalistici "amici" dell'Italia. Per non parlare poi di quanto avviene proprio ora. Mentre le trattative per i rinnovi di molti contratti subiscono ritardi anche in nome del contenimento del costo del lavoro, sul fronte politico i partiti, che in tempi normali si accodano su questo problema alla Confindustria, si guardano bene dal prendere posizione visto che 19 milioni di lavoratori italiani rappresentano altrattanti elettori. Ma basterà aspettare che la campagna elettorale sia finita e, magari in nome di un nuovo Piano Pandolfi o dello SME, ricominceranno le sollecitazioni a combattere l'inflazione contenendo il costo del lavorc come se dell'inflazione fosse la sola e la principale causa. Sarebbe perciò sciocco, oltre che dannoso, ignorare che nell'immediato futuro il problema verrà riproposto con forza. Bisogna quindi discuterne, far chiarezza, proprio per rifiutare l'uso strumentale ed unilaterale che i padroni dell'economia nazionale vogliono fare di questo problema. Occorre innanzitutto dire che per costo del lavoro non possiamo solo intendere ciò che l'impresa deve pagare per impiegare i
propri dipendenti. Perchè mai allora gli imprenditori non chiedono al Paese di farsi carico anche dei costi del denaro, delle materie prime o meglio ancora non ammettono con i sindacati una franca discussione su quella organizzazione del lavoro che è la copertura di tanti e tali incompetenze e sprechi? O si vuole forse ancora far ricorso al sistema della socializzazione delle perdite, salvo poi dichiararsi gelosi custodi della propria libertà imprenditoriale? E chiaro che un disegno così vergognosamente di parte non potrebbe mai passare. Mentre ben più ragionevole e utile sarebbe affrontare il problema dell'influenza del costo del lavoro sul processo inflazionistico, fermo restando che non è solo dalle paghe e dagli stipendi che questo fenomeno prende forza. E la domanda da porsi sarebbe ben più ampia: cosa costa il lavoro così com'è organizzato, prestato e retribuito all'economia italiana? Ma è evidente che se questa deve essere l'ampiezza del dibattito, bisogna smettere di fare i conti della serva su quanto costerà il prossimo scatto di contingenza tacendo poi su ben altri elementi. Vogliamo fare un esempio? Quanti e quali fautori del contenimento del costo del lavoro si sono preoccupati di calcolare cosa costano all'economia italiana due milioni di disoccupati che sono costretti a non guadagnare ciò che consumano? Oppure, qual'è il costo per la nostra economia del lavoro nero (che pure le aziende favoriscono), dei contributi e delle tasse che sui redditi neri non vengono pagate? Vogliamo un esempio agghiacciante su ciò che non si dice del costo del lavoro? Eccolo. Sono gli ultimi dati INSTAT: nei primi 6 mesi del 77 sono morti per incidenti sul lavoro 1370 operai e gli infortuni sono stati
594.963. A parte il prezzo tremendo che in termini umani pagano i lavoratori, sappiamo valutare cosa significano anche in termini freddamente economici 7 morti e oltre 3.000 infortuni al giorno? Ci rendiamo conto della schiera di invalidi che le imprese fabbricano per risparmiare sui sistemi di sicurezza, per lucrare sui ritmi di produzione e del cui mantenimento deve poi farsi carico l'intera collettività? E non abbiamo i dati sulle malattie professionali che uccidono lentamente, distruggono la salute e con essa la capacità di produrre di migliaia di operai. Se di costo del lavoro si deve discutere, va bene, discutiamone. Ma non certo nello spirito che fin qui ha animato i fautori di questa crociata: massimo recupero del profitto scaricando sulla colletività i propri costi. Il problema, nell'ambito più vasto della lotta all'inflazione, si dovrebbe porre in ben altri termini: nel nostro Paese, tanto ricco di forza lavoro da esportarla, occorrerebbe che si fosse di più a lavorare, che fosse più favorevole il rapporto tra chi produce e chi invece, magari disoccupato o invalido, è escluso dal processo produttivo. L'aumento del prodotto lordo così ottenuto darebbe un grosso colpo all'inflazione e la Scala Mobile non avrebbe più alcun modo, e ragione, di registrare grossi balzi in avanti. Ma è chiaro che ad una tale soluzione si potrebbe giungere solo se la questione del costo del lavoro si ponesse in un ambito ben più corretto, di quanto cioè l'attuale sistema imprenditoriale, senza un minimo di programmazione, di controllo sugli investimenti, complice e nello stesso tempo vittima di un potere politico clientelare, costi alla economia e alla società italiana. li Comitato di Redazione
Rinnovamento e risanamento o restaurazione dell'inefficienza dello IACPM
Che lo IACPM per 30 anni sia stato gestito con metodi di assistenzialismo clientelare lo sanno molto bene quei cittadini meno abbienti, che si son visti negare da molti anni quel sacrosanto diritto ad avere l'assegnazione di un alloggio, vedendosi preferire assegnatari che proprio non avevano nessun diritto e requisito per accedere a tale patrimonio (vedasi le tantissime macchinone di grossa cilindrata, che dimorano nei quartieri popolari). Che lo IACPM, così com'è strutturato non sia in grado di assolvere al proprio ruiolo, che dovrebbe essere quello di progammare un reale soddisfacimento del bisogno, lo si capisce altrettanto bene, perchè è fuori
dubbio che in questo ente, alla faccia del rinnovamento e risanamento, non si riesce a scrollarsi di dosso quel trentennale marciume, e perciò viene sistematicamente impedita una reale democraticizzazione e un decentramento corretto. Le organizzazioni degli inquilini con in testa il S.U.N.I.A. e le forze progressiste si battono da tempo per avere una reale riforma, che non può non partire che da una conferenza di produzione e quindi da una adeguata ristrutturazione dello IACPM, fermo restante che da su bito si vada all'approvazione ed applicazione del Canone Sociale Regionate, che posto nell'ottica del rinnosegue a pag. 2
La sedicesima va in vacanza
Anche quest'anno "La Sedicesima" farà la sua pausa estiva. Dopo il numero di giugno sospenderemo le pubblicazioni nei mesi di luglio e agosto per riprenderle poi nel prossimo settembre. Tale scelta ci è imposta dalle ovvie difficoltà di reperire notizie e lettori in un periodo in cui le grandi protagoniste, anche nella nostra zona, sono le vacanze. Informiamo inoltre i nostri lettori che il numero di giugno esce con sole 8 pagine a causa dell'impegno di molti nostri redattori e collaboratori sia nella campagna elettorale che ai seggi, per le votazioni. Buone ferie dunque e, a tutti, un ARRIVEDERCI A SETTEMBRE La Redazione