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Il Costruttore4

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Produrre, produrre, produrre ...

Quando in una fabbrica del mondo capitalista viene istituito il premio di produzione o incentivata la quantità di un prodotto attraverso il cottimo o lubrificati con monetine i movimenti che l'operaio compie per produrlo, vuoi dire che si vuole meccanizzare l'uomo; non dotarlo di macchine più progredite per alleviarne la fatica fisica, ma per far diventare lui stesso una macchina la quale, essendo dotata d'intelligenza, è più perfetta, quindi, non richiedendole spese di manutenzione come quella d'acciaio, ne consegue perciò il suo sfruttamento intensivo. Il nostro paese non fa eccezione alla regola capitalista anzi. è ri-

conosciuto in tutto il mondo imprenditoriale che il padrone italiano è il più esoso e retrivo di tutta la confraternita internazionale e forse l'unico che, con lungimiranza, produce la disoccupazione a livello industriale creandone forti scorte da usare come ricambio quando quelle in esercizio sono logorate dall'usura. Con questo non vogliamo dire che vi siano società dove non occorra peroccuparsi della produzione, perché questa significherebbe avviare l'umanità verso il nichilismo e alla estinzione dell'animale uomo. Noi lavoratori sappiamo che dobbiamo produrre molto di più di quello che ci servirebbe personal-

mente, dovendo provvedere al sostentamento dei bambini, pensionati, ammalati, casalinghe, « ausiliari «, ecc., e per costruire quei servizi quali strade, scuole. ospedali. che sono indispensabili all'uomo, quindi, siamo consapevoli della necesità di produrre sempre più beni affinché esso, liberato da ogni preoccupazione materiale e con maggiore temo libero a disposizione, possa finalmente dedicarsi allo sviluppo della sua personalità in un mondo sereno e senza classi. Abbiamo di fronte due diversi modelli di società a citi guardare: uno capitalista e l'altro socialista. segue in 2*

• llil sezione sindacale aziendale FIONA-CGIL della Fit-Ferrotubifebbraio 1970

DALLA PRIMA CULTURA E SPORT

Quello capitalista (mosso dal profitto) l'abbiamo in casa e noi lavoratori lo viviamo e ne sopportiamo di persona le sue aberrazioni produttive e umane per cui ne abbiamo quanto basta per volerlo cambiare, checché ne dicano i filosofi del sistema e la stampa da esso finanziata.

Di quello socialista, sappiamo che la classe proletaria ha nelle sue mani i mezzi di produzione e che a nessun cittadino è concesso di avere alle proprie dipendenze del personale su cui guadagnarci sopra. Nessuna fabbrica socialista ha mai conosciuto il sollecitatore e mai lavoratori si sono visti cronometrare i tempi di produzione come da noi. che ci portano si ad aumentare il quantitativo, ma nel medesimo tempo ci accorciano notevolmente la vita. Certo, anche nelle fabbriche socialiste vi è (deve eserci) il controllo della produzione, con la differenza però che da noi viene esercitato dai nullafacenti, mentre là, dove il padrone è ormai citato solo nei libri di storia, viene fatto anche dagli operai nei riguardi dei dirigenti e dei tecnici e il lavoratore non è considerato un cavallo da corsa, e chi sbaglia paga, dal vertice alla base.

Purtroppo ci sono ancora molti lavoratori che si accontentano di vegetare anziché vivere, e scarsamente s'impegnano per cambiare i metodi esistenti nelle nostre fabbriche limitandosi a brontolare e imprecare contro bersagli sbagliati col risultato di lasciare le cose come stanno. Innumerevoli sono, nella nostra fabbrica, gli esempi che confermano ciò che diciamo. Basti ricordare che in meno di vent'anni abbiamo avuto quattro

E

CONDOGLIANZE

Noi tutti della Ferrotubi partecipiamo al dolore che ha colpito: i fratelli PUPPI per la perdita del padre

BARATTO per la perdita del padre

CASORATI per la perdita della madre

VIGANO' per la perdita della madre

VALLARA per la perdita del padre Ing. PAPILI per la perdita del padre

Nel primo numero di questo giornale avevamo aperto un dialogo per un rilancio culturale nella nostra ditta, poi per motivi molteplici il gruppo incaricato non ha raggiunto lo scopo prefisso.

Per questo fatto da diverse parti sono giunte, anche se giuste, severe critiche e, forse spronati anche da questo, finalmente il 29/1/70 i è riunita per la prima volta la Commissione Culturale e Sportiva per cercare di dare un programma concreto anche per il prossimo futuro.

morti sul lavoro e centinaia di infortuni, molti dei quali con lesioni permanenti, (sacrifici offerti alla « produzione » e al profitto) e altrettanti ce ne sono voluti per costruire una mensa e spogliatoi decenti. Non abbiamo spazio per camminare e se ci attardiamo al gabinetto per stitichezza, al ritorno troviamo il nostro posto occupato da una macchina. Nessuno di noi ha un posto fisso di lavoro e viene fatto ballare da una parte all'altra come un burattino per sopperire alla scarsità di manodopera, parte andata in pensione, parte perché ha trovato migliore sistemazione. Il bello è, che pur non essendo entrate in funzione macchine trascendentali, la produzione è aumentata; chi è in grado di spiegarci questo fenomeno senza l'accelerazione macchina-uomo, si merita senza altro il premio Nobel. L'esternare queste nostre verità sulla condizione operaia, ci è dettato dal nostro attaccamento alla vita perciò, d'accordo nel produrre di più, ma con minor fatica fisica e meno ore di lavoro poiché, è l'uomo che si deve amare, non la produzione.

Vi elenchiamo qualcuna delle iniziative e le sottoponiamo al vostro giudizio:

- Orario di apertura della biblioteca: per il normale, dalle 12,30 alle 13, incaricato Allegri tutti i giorni; per i turnisti, dalle 14 alle 15, incaricato Zaffani nei giorni di Martedì e Giovedì.

- Sempre per la biblioteca, finito l'inventario, forniremo al più presto ogni singolo dipendente di un elenco dei libri che abbiamo a disposizione.

- Pesca: una più stretta collaborazione fra questa iniziativa, già ben funzionante, e la nostra commissione; come primo impegno una richiesta alla Direzione per la costruzione in muratura, presso la cava Liana, di un locale da adibire a bar e a ritrovo.

Oltre a queste prime iniziative ne abbiamo discusse altre non meno importanti: abbonamenti teatrali, viaggi-gite, ecc., ma di queste voremmo parlarne in un secondo tempo quando la Direzione ci avrà concesso i fondi necesari, e poi per un altro motivo molto importante, come molti di voi sapranno il 19 di Marzo dovrebbe esserci il 2" Congresso FIT-Ferrotubi e da questo potrebbero sorgere problemi e programmi nuovi.

Rischiando di diventare monotoni, (lo fa anche la televisione da un po' di tempo) vi invitiamo tutti ad una lettura più assidua e ci proponiamo di ritrovarci tutti i mesi su queste pagine per parlare della nostra attività.

S.S.A.
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LA pRirpgirEtlIZA DEI PADRONI
Comitato Culturale e Sportivo

SVILUPPARE E POTENZIARE LA STAMPA OPERAIA

NON UNA LIRA DEL SALARIO OPERAIO ALLA STAMPA PADRONALE

La stampa è indubbiamente un mezzo fra i più importanti per influenzare l'opinione pubblica.

In ogni società, chiunque abbia degli interessi da difendere o degli obiettivi da raggiungere, può diffondere le proprie idee attraverso í giornali o altri mezzi di informazione.

In Italia si contano a decine quotidiani che in modo più o meno aperto difendono gli interessi di questo a quel gruppo.

Conoscere chi si nasconde dietro le varie testate o coloro che investano capitali in questo settore, generalmente deficitario, è un fattore indispensabile per i lavoratori e tutti coloro che lottano per cambiare la società nella quale viviamo.

Oggi i lavoratori hanno imparato ad individuare meglio la stampa padronale anche se non evitano ancora il suo acquisto e stentano ad aumentare la lettura della stampa operaia.

Esiste però un altro tipo di stampa: fumetti, settimanali, moda, rotocalchi, settimanali scandalistici, ecc., certamente meno diretta dei quotidiani, ma efficace e forse più insidiosa che orienta a scelte politiche e ideali, che tende a sottrarre i lavoratori ad ogni impegno sociale, a una presa di coscienza collettiva, invitandoli sempre a soluzioni di tipo individuale.

Il peso editoriale e la forza di persuasione di questi giornali è tale che sarebbe sbagliata ogni sottovalutazione, ma dobbiamo vederli come componente fondamentale della stampa padronale che, proponendo come temi l'amore, la casa, la famiglia, tendono a restringere la visione dei problemi della società.

Basta comunque, come si diceva all'inizio, guardare chi sono i proprietari delle varie testate per capire quali interessi difendono.

Riz7oli: proprietario di Annabella, Bella, Novella, Sogno, Racconti di Sogno, Sogno mensile, Luna Park, per complessive 1 milione e 700.000 copie.

RIZZOLI è anche proprietario di Oggi 850.000 e l'Europeo.

MONDADORI: proprietario di Arianna, Grazia, Due -1-, Confidenze, Bolero, per complessive 1 milione e 250.000 copie.

MONDADORI è anche l'editore di Epoca e di numerose pubblicazioni per bambini (serie di topolino).

RUSCONI: proprietario di Eva, Gioia, Noi Genitori, per complessive 600.000 copie.

RUSCONI è anche l'editore di Gente = 390.000 copie. FRATELLI CRESPI. proprietari di Amica, La Domenica del Corriere, Tribuna Illustrata, per 1 milione e 500.000 copie. Essi sono i proprietari anche del Corriere della Sera.

DEL DUCA: proprietario di Intimità, Grand Hotel, Stop, per complessive 1 milione e 800.000 copie.

Appare con chiarezza da questi dati che in oltre 8 milioni di famiglie italiane entra questo tipo di stampa.

Un'analisi dei contenuti di questi giornali porterà a capire come, in modo ìndiretto ma proficuo, si possa fare politica e in questo caso una politica padronale.

Nei fumetti, il 90% dei casi vede come protagonisti da un lato, ragazze giovani e belle che pagano con enorme senso del sacrificio colpe dovute al destino; dall'altro lato, la figura del giovane ricco, generalmente infelice ma generoso che, con il suo amore, ridà la felicità alla giovane ragazza.

È chiaro il senso conservatore delle trame e il notevole sforzo per convincere che tutto è legato al caso, che nulla si può cambiare, ma che bisogna avere un grande senso del sacrificio perché alla fine c'è sempre un ricco buono che risolverà le situazioni.

Il più delle volte le vicende della vita vengono collegate a fatti politici che si trovano al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica.

Il sergente americano che s'innamora della giovane vietnamita e che a tutto è disposta per essa, è una trama usata per mascherare la sporca guerra del Vietnam.

Vicende amorose che hanno come oggetto Io spionaggio dove, secondo le circostanze, i sovietici sono colpevoli oppure vanno a braccetto con gli americani per combattere il pericolo cinese, vogliono, o esaltare la società capitalistica, o far credere che bianco o rosso sono tutti uguali.

Altri aspetti che trovano largo spazio su questi giornali; sono le vicende vissute o inventate di attori, regine, personaggi dell'alta nobiltà, con il preciso scopo di indicare il modello al quale riferirsi.

Sono personaggi ai quali tutto è permesso sino all'immoralità (da condannare se la fa il vicino di casa) per abituarci a comprendere il mondo dei ricchi che pur nelle agiatezze vivono grandi sofferenze.

La sollecitazione ai consumi è un'altra componente di questa stampa; generalmente questo aspetto viene presentato come suggerimento.

Vengono prospettate case lussuose con arredamento pomposi come se questo fosse il traguardo da raggiungere, e non ancora la costruzione di case per tutti ed un affitto equo.

Le ricette di cucina vengono presentate generalmente su lussuosissime tavole imbandite per distogliere l'opinione pubblica dal problema della fame che è ancora il più grave problema che investe l'umanità.

Si potrebbe andare avanti con migliaia di esempi di questo tino, ma per meglio convincere dell'aspetto politico di questi giornali, portiamo alcuni esempi pratici di politica diretta.

Su Grazia si leggeva: a slittamento dei socialisti e dei democristiani verso l'aspetto riformista e collaborazionista dei comunisti ».

Ancora Grazia scriveva: • il dramma del centro-sinistra è che

fanno parte di essi troppi falsi :.;2mocratici; se questi non cambieranno, l'unico rimedio sono le elezioni anticipate

Su Eva, alla vigilia delle elezioni politiche si leggeva: « il P.C.I. è il partita comunista più ligio alI Unione Sovietica e si propone di eilminare la libertà; il partito liberale si batte per la libertà e :e riforme ».

Su Annabella vi è scritto: « fino a che è giusto contestare? Vi invito alla moderazione e alla res:pensabilità, non gettate la nazione nel caos. (Cioè lasciate tutto come sia.)

Prima della tragica strage di Milano, Epoca, uscendo con una pagina tricolore, preconizzava una repubblica presidenziale per imporre Coi-dine nel paese messo in pericolo, secondo questo giornale, dalle lotte operaie.

Subito dopo la strage, dopo essersi distinto in parecchie altre occasioni, Gente scriveva: « basta con le violenze dei comunisti e dei sindacati ».

Ecco quindi che togliendo la velina tutta rosa di questa stampa. troviamo il volto del padrone o il nero della reazione, tutti coloro cioè che si oppongono alle lotte operaie e non vogliono cambiare questa sbagliata società.

I giovani nelle fabbriche

Al centro delle lotte è stata posta la questione della mobilitazione delle mase lavoratrici attraverso la presa di coscienza della loro collocazione nel processo produttivo, della loro posizione nel quadro complessivo del mercato (felici manodopera. dei metodi di sfruttamento a cui sono sottoposti dal padronato e dagli organi ministeriali, specialmente sul non riconoscimento dei valori professionali e culturali di cui la manodonera giovanile è portatrice; non più perciò la sola denuncia sugli aspetti più evidenti di questo supersfruttamento e della dittoccunazione conseguente. ma una mobilitazione ed una lotta per :Ielle conquiste reali ed immediate.

Con questa impostazione si cerca didare concretezza alle stesse

AI vigore e all'unità dimostrata nelle lotte sociali e politiche condotte in questi tempi, i lavoratori devono dare continuità per impedire all'avversario di riprendersi ciò che ha dovuto dare. Per fare questo è necessario combattere tutti gli strumenti che posseggono i padroni e la reazione, uno dei fra i più importanti è la stampa.

Bisogna quindi non solo evitare l'acquisto dei giornali che sopra abbiamo trattato, ma creare le condizioni perché si sviluppi sempre più la stampa operaia.

Questo è possibile aumentando la lettura di tutti i giornali dei lavoratori sostenendoli anche finanziariamente, dando il proprio contributo di idee, perché si mantengano sempre più collegati con lo sviluppo del movimento. Tutto ciò diventa esigenza essenziale se si vuole rompere il predominio della classe dominante nei campo della informazione giornalistica e radiotelevisiva; è comunque anche questo un momento della battaglia per la libertà e la democrazia, è un contributo decisivo per far crescere la forza, la combattività e l'unità sindacale e politica della classe lavoratrice.

Un giovane lavoratore

indicazioni emerse nel corso delle lotte autunnali e quindi sorge la necessità di applicarsi per un rilancio organizzativo che incanali le proteste giovanili ad alimentare quel fiume rivoluzionario che ad una ad una sta travolgendo le fortezze che ancora difendono il padronato. In questo senso giovani lavoratori e studenti vogliono presentarsi, non solo per le idee innovatrici che hanno, ma anche con la volontà di lottare per riuscire ad avere una organizzazione sindacale dove prevalgano le loro idee, altrimenti non convinceremo mai i titubanti della necessità della lotta di massa. In termini pratici la ouestione riguarda il rapporto che deve essere stabilito fra programma di lotta e l'organizzazione del movimento giovanile. Compito imoortante è quello di prendere fiduciosamente in considerazione le indicazioni e i suggerimenti dei giovani sugli obiettivi da raggiungere. unificare le richieste dando ad esse una chiara e convincente prospettiva su cui far

RALLEGRAMENTI per la nascita del figlio GIORGIO a GIUBILEO PIETRO per la nascita del figlio STEFANO a LODI GIORGIO.

PENSIONATI

Auguriamo molti anni di vita tranquilla e serena ai compagni, colleghi ed amici che ci hanno lasciati per raggiunti limiti di età: TETTAMANZI ORESTE

CAMPI AMELIA

convergere tutte le forze che hanno interesse alla risoluzione di questi . problemi. Tutto questo ci deve stimolare a dare inizio a rivendicazioni aziendali, ad esigere l'applicazione rigorosa del contratto, a lottare contro la repressione in atto che tocca i giovani in particolar modo, e facciamo leva su.questo per fare emergere dalla coscienza dello sfruttato la volontà di lotta. Dobbiamo organizzare la solidarietà verso quei lavoratori colpiti che si trovano ad operare in condizioni difficili e dove azione padronale è più spietata, perciò è necessario un maggiore e più pronto impegno delle forze politiche di tutti i lavoratori capace di garantire quei rapporti di forza favorevoli ai sindacati per raggiungere quella unità che vedrà più partecipe la massa lavoratrice nello sviluppo e nel benesere economico sociale del paese.

Un Giovane

Lavori a contratto e sue implicazioni

Noi, operai ed impiegati della Fit-Ferrotubi, ci chiediamo da tempo come mai nella nostra fabbrica (una delle più avanzate sindacalmente) si debba ancora tollerare che la nostra Direzione per pagare meno contributi e per sfuggire al controllo dell'ispettorato del lavoro sulla limitazione delle ore straordinarie, ricorra al subdolo sistema dei lavori a contratto, che non è, si badi bene, una concessione caritatevole verso la miseria, ma un vero e proprio supersfruttamento in quanto coloro che svolgono questo lavoro hanno già fatto le normali otto ore lavorative e quelle in più vengono loro pagate fuori cartellino. A questo interrogativo nessun dirigente sindacale della nostra fabbrica ha dato ancora una risposta soddisfacente. Forse perché intimamente ognuno di noi sa che affrontare seriamente questo problema vuol dire mettere anche a nudo gli errori delle C.I. che si sono susseguite in questi anni di attività sindacale nell'azienda con la colpevole complicità di tutti noi?

Dobbiamo incomincare ad avere il coraggio dell'autocritica e riconoscere i nostri errori alla luce del sole, dire apertamente che se questo grave fenomeno ha potuto fiorire, lo dobbiamo innanzitutto ai nostri limiti di coscienza e agli errori di politica sindacale che ci hanno portato ad accettare dei compromessi su problemi aziendali che ci hanno fatto dimenticare i disoccupati affamati di lavoro e permesso la formazione di bande di disperati che incuranti della loro salute fanno i lavori più nocivi e pericolosi senza le adeguate protezioni sociali e contributive. È tutta gente convinta di fare un affare lavorando per 800-900 lire all'ora dato che il sindacato si era premurato, come noi del resto, di sniegare ai lavoratori l'inutilità delle ore straordinarie in quanto la maggiorazione veniva assorbita dalla

ricchezza mobile. Penso sia tempo che ognuno di noi si renda conto che andare avanti così vuol dire darsi la zappa sui piedi dato che in prospettiva la situazione tenderà a peggiorare e sarà sempre più difficile tirarsene fuori. Come chiudere gli occhi di fronte al fatto che ore « straordinarie » se ne fanno sempre meno a cartelino e sempre più a contratto con la nascita di pseudo imprese formate da compagni nostri che per avere l'appalto si fanno concorrenza spietata offrendosi al minor prezzo possibile? Come non vedere l'abbrutimento di operai specializzati che si adattano per egoismo a fare gli spazzini, o magari a svolgere lavori di produzione in minor tempo del normale rendimento giornaliero (cosa che non sfugge alla Direzione) con ripercussioni negative per tutti gli operai della

fabbrica?

Dobbiamo poi tenere conto che questo scannarsi a vicenda spompa talmente le energie di queste « vite vendute • da diventare un pericolo pubblico per tutti noi in quanto, affranti dalla stanchezza e senza più i riflessi pronti, hanno maggiori probabilità di fare male a se stessi e di cagionare infortuni agli altri. Per porre fine a questo stato di cose dobbiamo prendere la decisione coraggiosa di fare cessare i lavori a contratto, per via diplomatica possibilmente previo accordo con la Direzione, oppure con la lotta: a costo di perdere qualche amico dobbiamo asolutamente far cessare questa forma di supersfruttamento che oltre ad essere estremamente pericolosa non crea certamente posti di lavoro per i disoccupati.

Un Operaio del T.S.

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LETTERE AL GIORNALE

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro giornale di fabbrica: Vorremmo che tu ci pubblicassi questa nostra lettera piuttosto lunga che riguarda il reparto M.S.

Come tu sai abbiamo un capo reparto piccolo ma intelligente, come dimostrò quando prese il comando del reparto. Fino a qualche anno addietro infatti le cose, in tutti i settori, andavano discretamente bene; adesso ci chiediamo il perché abbia abbandonato tutto, lasciando il comando agli impiegati amministrativi che dirigono i reparti in modo pessimo. Basti pensare che spesso i camion si caricano e si scaricano due volte inutilmente, senza contare altri sbagli sia organizzativi che produttivi.

Perché non si dà fiducia agli operai equiparati?

Perché ad un equiparato di la gli si da il compito di raccogliere le braghe e poi distribuirle per ogni singola pesa?

Perché un altro equiparato deve fare il manovale e non il collaboratore tecnico?

Perché un altro equiparato deve badare solo ad una pesa e non a diversi settori?

Perché un impiegato tecnico deve girare tutto il giorno per segnare sulle bolle le misure che occorrono per la spedizione?

Perché gli equiparati devono fare il turno normale?

Perché si profitta tanto della salute degli operai lasciandoli 2 per pesa, compreso il gruista, per fare bella figura di fronte alla Direzione?

Perché, con tutte le sue arie che si da dentro lo stabilimento, non va in Direzione a chiedere operai nuovi per il suo reparto, e non andare a chiedere tutti i giorni in modo pietoso degli uomini al reparto macchine?

Perché a Sestri Levante ad ogni pesa vi sono un equiparato e quattro operai?

Oliale interesse hanno il capo reparto e gli impiegati amministrativi responsabili del M.S. dì caricare subito uno dei camion con la scritta Ferrotubi mentre gli altri, che hanno la stessa scritta. devono aspettare delle ore? Forse avranno qualche... dal proprietario del camion?

Perché gli equiparati fanno Io straordinario quando non necessita, mentre quando necessita se la squagliano?

Perché i casotti sono chiusi mentre altri sono stati riaperti?

Perché ogni tanto non ascolta l'operaio che le prospetta delle cose che possono interessare il reparto M.S. mentre Lui lo guarda con gli occhi storti e dice: lei faccia l'operaio!?

Con questo vorremmo far capire che gli operai, come organizzazione e produttività, ne possono sapere più del capo reparto, degli impiegati e di qualche equiparato. Ad esempio, secondo noi, per una buona organizzazione ci sarebbe da fare:

- Togliere gli impiegati responsabili del M.S. e metterli in ufficio per far sì di aiutare a smistare tutto il lavoro che si è accumulato là dentro.

- Al posto dell'impiegato addetto alla distribuzione delle conferme di spedizione si potrebbe mettere un invalido, che di lavori faticosi ne ha già fatti abbatanza nella sua carriera di lavoratore.

- Sarebbe utile e più proficuo che un solo equiparato fosse responsabile dei settori Exp. gas, Fit, Rivestimento, per il turno normale.

- L'impiegato tecnico che abbiamo, responsabile del reparto Mobilio per il turno normale

- Gli altri due equiparati: uno nel primo turno e l'altro al secondo turno.

- Se così fosse organizzato il M.S., secondo il nostro modesto parere, con gli attuali tecnici potremmo avere un sistema di lavoro più ordinato e produttivo, ed inoltre verrebbe tolta la discriminazione fra gli autisti col marchio Fit-Ferrotubi, salvo che anche i dirigenti ci tengano a trattamenti differenziati che, oltre a fare schifo all'occhio di tutti, sono controproducenti anche per la ditta stessa.

PER IL GIORNALE:

Desidereremmo che gli interessati del giornale di fabbrica, con la collaborazione di tutti gli operai, publicassero una rubrica che potrebbe fare piacere a noi e alle nostre famiglie.

Esempio: nascita di un bambino; raggiunti limiti di età per i pensionati; la morte di un familiare; congratulazioni ai promossi scolastici; matrimoni; ricordare il 25' anno di attività continua nella nostra fabbrica; gita aziendale; nominativi degli operai premiati e il perché; ed altre notizie che possono interessare la nostra vita sociale.

Un gruppo di Operai del M.S.

LA PIOGGIA

Suonan le otto, salgon sul tetto tappano i buchi a martelletto. Ma come il cielo si mette al brutto, non si riesce a stare all'asciutto. Dice una legge non certo mia: « lamiera vecchia ín fonderia «. A meno che il nostro padrone ci voglia far fare la pesca al vairone.

LA PIll' GROSSA RAPINA E IL PIU' LIBERO RAPINATORE DI OGNI

MESE:

lo Stato che fa le trattenute sulle nostr, buste paga.

...ALZA GLI OCCHI AL CIELO, FAI UN SALTO, FANNE UN ALTRO...

Questo è il gioco in voga nella nostra ditta.

Gli occhi al cielo per seguire con paura quel fascio di tubi che ti dondolano sulla testa.

Fare un salto e poi farne un altro per riuscire ad oltrepassare le barricate che regolarmente vengono erette sui camminamenti.

UOMINI ANGUILLE

Come mai qui la Ferrotubi avete tutti l'andatura anguillesca?

Perché siamo esercitati a svincolarsi a destra e a sinistra per scansare gli innumerevoli ostacoli che ti trovi sempre davanti, ovunque vai.

ARABOLE

ATTENTI AL CAPO!

FUOCO! FUOCO!

arriva il capo; chi, quello buono? no, quello adirato!

Quello che vuole mai niente dà; quello che sfrutta anche il papà.

Quello che ha in testa un « complesso tubistico », per cui è detto: « cervello sofistico ».

Quello che dice

fino alla noia: produrre! produrre! io sono il boia! »

Se tu sei il boia, noi siamo i « boioni a: è meglio finirla, ci hai rotto i... Cerca di mettere la testa a posto, perché, altrimenti, finisci arrosto!

Un gruppo di tormentati

LA FINE DI UN CAPATAZ

Arrivò timido, tutto impacciato; nulla sapeva, dissero: « è il capo ». Da tutti attinse mille esperienze; tutti eran bravi, facea riverenze. Poi, piano piano si fece coraggio, non era più « Lui », non era più il saggio.

Tutti, diceva, son dei poltroni; non fanno niente, non sono buoni. Lui soltanto faceva tutto «; perfino il bello gli diventò brutto. lo soltanto, egli diceva, faccio miracoli: e intanto sedeva. I poveretti, tristormentati, finiron presto mezzo ammalati. Rimase « Lui «, lui solamente; guardava le macchine come un demente. S'accorse allora, soltanto allora, che senza i poltroni non si lavora. Presto però tutto cambiò; loro guariron, Lui » si ammalò. Uno che produce sodo

Allarghiamo le fogne o stringiamo ... la cinghia C CC CC DC CC ED flj r-;-1 I I i

Ha dei limiti il controllo padronale delle malattie

Su una questione spesso assai controversa e di largo interesse per i lavoratori è stata emessa dalla Pretura di Milano un'importante sentenza che merita di essere conosciuta: la questione concerne il problema delle visite mediche effettuate da sanitari di fiducia del datore di lavoro al domicilio del lavoratore per il controllo dell'effettivo stato di inabilità.

È noto che secondo le più corrette interpretazioni del tema, si sostiene che non ai datori di lavoro ma ad organismi « neutrali » ed investiti di pubbliche funzioni — quali gli ispettorati medici del lavoro — potrebbero meglio di ogni caso esser affidato un controllo del genere.

Tuttavia in attesa che tale linea riesca ad affermarsi, è assai interessante l'interpretazione data

dalla Pretura di Milano, che era stata chiamata ad esaminare il caso di un operaio licenziato perché non trovato a casa dal medico del datore di lavoro durante una malattia.

La Pretura non solo ha dichiarato non giustificato il licenziamento poiché il lavoratore aveva potuto dimostrare che nell'assenza era presso il suo medico per cure, ma ha affrontato anche il problema del diritto del datore di lavoro ad eseguire le visite di controllo rilevando che se è vero che il contratto dei metalmeccanici — alla cui categoria apparteneva il lavoratore interessato — prevede il diritto dell'imprenditore al controllo dello stato di malattia non è meno vero che tale accertamento non può essere fatto con metodi esclusivamente scelti dal datore di lavoro stesso.

Dice la sentenza che la norma contrattuale non prevede il diritto dell'imprenditore di sottoporre senza nreavviso il lavoratore a visita di controllo.

Una tale pretesa anzi difficilmente potrebbe mai formare oggetto di una norma collettiva perché implicherebbe una chiara violazione della libertà personale del

lavoratore, cioè un contrasto evidente con l'art. 13, comma 1 della Costituzione. II diritto di controllo dello stato di malattia del lavoratore, in aderenza col principio Costituzionale ed alla considerazione della personalità morale del cittadino, esige come requisito minimo per il suo esercizio il preventivo avviso al lavoratore, che deve avere il tempo di presentarsi alla visita medica in condizioni psicologiche ed igieniche adatte, magari assistito da un suo medico personale, e non sentirsi meno oggetto di ispezione ed arbitro altrui.

Come si vede la Pretura di Milano ritiene quindi che il datore di lavoro dovrebbe quanto meno preavvertire il dipendente dell'arrivo del suo medico di fiducia onde mettere in condizione l'interessato di farsi anche assistere da un proprio medico, di avere qualcuno in casa con lui e di prepararsi opportunamente alla visita stessa.

SENTENZE

CHIEDE PIU' COLLABORAZIONE E SUGGERIMENTI AI SUOI LETTORI

I collaboratori abituali del nostro giornaletto non superano la ventina e, se si continua di questo passo, fallisce lo scopo per cui è sorto, insistiamo perciò nel chiederti di collaborare con idee tue affinché, si possa insieme intetizzare e indicare cosa vogliamo, e a che cosa miriamo. Qui non si tratta di essere in grado o meno di fare un articolo (se non fossimo ignoranti saremmo al potere da un pezzo) ma di dire in una, due, dieci parole, ciò che pensiamo, dato che in assemblea non parla nessuno, possiamo farlo individualmente o in gruppo, a casa nostra o in fabbrica fuori orario di lavoro. Di argomenti abbiamo solo l'imbarazzo della scelta. Ne proponiamo alcuni ai quali ti preghiamo di rispondere e dare poi il foglio compilato a chi ti ha dato il giornale, oppure, se preferisci, imbucalo nella apposita cassetta. Le risposte saranno ovviamente sintetiche e incomplete ma chi ha buona volontà, potrà successivamente allargarne il concetto.

Sei d'accordo che il giornale parli, oltre che di problemi interni alla fabbrica anche di tutte le questioni che riguardano i lavoratori, quindi, anche politiche?

Se credi che la politica sia necessaria, quali sono secondo te i partiti che maggiormente si adoperano per Il benessere e le libertà dei lavoratori?

Non credi sia più positivo e democratico dare ognuno il nostro contributo anziché fare svolgere tutto il lavoro a quei pochi che magari non interpretano esattamente il pensiero della massa?

Quali problemi della nostra fabbrica sono per te più importanti da risolvere?

Con il salario che prendi puoi mandare i tuoi figli alle scuole superiori?

I tuoi familiari sono al corrente di come vivi nella fabbrica, ed ai pericoli a cui sei esposto nello svolgimento del tuo lavoro?

IL
COSTRUTTORE

Cosa Intendi per libertà?

Cosa pensa tua moglie di tutte le ore che deve fare in fabbrica e per sbrigare i lavori domestici?

Sei d'accordo che il comitato addetto al giornale abbia la facoltà di correggere gli articoli (rispettandone lo spirito) eliminando frasi o titoli che esso crede più opportuno per il mantenimento di un dialogo il più possibilmente corretto, in modo da non incrinare l'unità che così faticosamente abbiamo raggiunto nella nostra fabbrica?

Pensi che senza padroni non si possa vivere meglio?

Esprimi un tuo giudizio sui vari organismi di fabbrica

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