LE NOSTRE PROPOSTE IL NOSTRO METODO
I comunisti, conclusi i lavori del loro 14" congresso affrontano di già la prossima campagna elettorale. Una campagna elettorale che si presenta difficile e tesa, ma che deve essere condotta avanti in modo ragionato e fermo.
Certo, non si può dire che questo congresso sia passato sotto silenzio, da mesi se ne parlava con accenti più o meno diversi, ne parlavano giornali ed esponenti politici, per non parlare della grande partecipazione di cittadini non comunisti alle assemblee congressuali dei PCI. Tutto questo, crediamo abbia voluto significare qualcosa per il Paese.
Ma non tutti ne hanno parlato o hanno partecipato; non tutti hanno inteso cosa fossero i comunisti, che cosa dicessero o cosa volessero.
Non tutti hanno voluto far vedere quanti erano o cosa facevano nella grande arena che era il palazzo dello sport romano.
A questa affermazione, qualche lavoratore potrà obbiettare, che era impossibile nascondere al Paese che cosa fosse e rappresentasse il congresso comunista, 3 che sarebbe stato impossibile nascondere agli occhi e orecchie degli italiani quanti erano e cosa dicessero te persone presenti a quella manifestazione.
Ma — ahimè — da noi. in auesto magnifico paese di poeti e di santi, navigatori e di scienziati, di gente che lavora (troppo per la
verità); ci sono si terroristi neri ed aspiranti golpisti; ma anche quale aspirante Napoleone che le ha studiate tutte (persino di notte) per far credere che i comunisti non ci sono, che i lavoratori ed i loro problemi non interessano, che i giovani non contano niente, che i fascisti sono una suggestione che conta e interessa solo Lui, insomma, Lui e i suoi amori — l'anticomunismo, il suo ordine pubblico ed ora Lui e la sua passione anticumulo (?).
Ma come tutti i Napoleone delta storia, oltre ad essere piccolo (di statura) ha i suoi bravi servi, nella direzione RAI-TV, la cui ignomia e faziosità non ha eguali. Ma credo che basti!... parliamo di cose serie.
Può essere sembrato, o s'è voluto far credere che il congresso del Partito Comunista si sia ridotto in sostanza al clamoroso gesto della delegazione D.C. o alle vicende Portoghesi, in realtà non è stato così. I problemi della crisi nazionale ed internazionale le condizioni di vita e di lavoro delle masse operaie, i problemi dei giovani e delle donne, le prospettive di sviluppo economico, il sicuro e l'ordinato svolgersi della vita civile, era assurdo pensare che non fossero affrontati.
I nodi della crisi che investe il mondo capitalistico, le lotte e le iniziative per dare al paese una direzione politica valida e sicura sono stati l'asse dominante del dibattito con-
gressuale. Si è sottolineato come alla crisi del sistema capitalistico, faccia riscontro un relativo benessere dei paesi socialisti e come l'emergere oramai irreversibile dei paesi del terzo mondo ponga di fronte il nostro paese e l'Europa stessa alla condizio' di mutare il loro atteggiamento subalterne, alla politica Americana e affrontare in modo positivo rapporti economici e politici con questi paesi.
Non è pensabile che il rapporto economico tra un paese e un altro venga concepito come un rapporto di colonia o di privilegio di uno sull'altro; per questo occorre che sia avviata una politica estera per favorir\ lo scambio di economie di tecniche e culture diverse su basi di parità e di reciproco riconoscimento. Seguire la strada della minaccia o del ricatto come propone il Segretario di Stato Americano nei confronti dei paesi produttori di petrolio non si fa altro che respingere le possibilità di raggiungere intese economiche vantaggiose per entrambi i contraenti, oltre che allontanare le prospettive di una sicura pace. L'Europa stessa ha le carte in regola per imboccare questa strada, essa ha certamente bisogno di materie prime, ma è in possesso di enormi capacità tecnologiche che possono indubbiamente favorire lo sviluppo di rapporti economici e politici favorevoli. In questo senso l'Italia non può restare a guardare, anche perchè da questa
MENSILE DEI LAVORATORI COMUNISTI DEL GRUPPO FIAT 11ECENTOM Anno II - n. 3 - Maggio 1975 - Sped.
di WILMER MANFREDINI UN ARTICOLO DI FERNANDO DI GIULIO: UNITA' E CLASSE OPERAIA 's•• COPIA 1#i• INUNi IUAI Tetti alk grandi manile4azioni attonao alle gloriose bandiere del lavoro il1V i II PRIMO MASSI lanti con l'unità dei lavoratori n ntro il fascismo. per il progreseP TRASFORMAZIONE STRIALE IN PIEMONTE ,••••, ‘,01, ••••••••• OR, a. v h". Una. i. fee6# P1..•••#••••••• orrli•muy
crisi è quella che difficilmente può uscirne alla vecchia maniera. Ma come è possibile che ciò avvenga? Come si possono favorire intese economiche e politiche che affrontino anche di petto le pretese ricattatorie degli Stati Uniti e delle imprese multinazionali?
Solo un governo capace di avere il più vasto consenso tra le masse può essere politicamente in grado di fare in questo senso la parte che le spetta. Un governo che rappresenti realmente gli interessi del paese, che abbia capacità politiche di risolvere gli squilibri esistenti, che abbia la forza di chiamare all'azione unitaria per imporre un nuovo processo di sviluppo tutte le componenti popolari del paese, comuniste socialiste e cattoliche.
Ecco quindi la grande importanza, e la forza politica che essa esprime, la proposta avanzata dal congresso dei comunisti; una proposta unitaria che partendo dallo sviluppo della democrazia e della partecipazione garantisca al paese; un governo capace di affrontare i problemi con riforme rigorose e precise. Un governo che metta ordine e pulizia negli apparati dello Stato e nella vita pubblica, che dia sicurezza di lavoro a milioni di lavoratori e una vita decorosa alle loro famiglie, con un nuovo meccanismo di sviluppo che dia prospettive alle nuove generazioni di lavoratori e che risolva i problemi dei pensionati.
Ecco perchè i comunisti sono i più attivi nella ricerca del confronto e nell'affermazione dell'unità della classe operaia per imporre al grande padronato e al suo Governo la riconversione produttiva, !a garanzia occupazionale per il futuro. Anche su queste cose occorre un governo che metta le briglie a speculatori e grossi gruppi industriali e finanziari per riportarli sotto la supremazia politica ed economica dello Stato. Le proposte, i contenuti, le iniziative su cui i comunisti chiamano al confronto, all'unità, all'impegnativa lotta altri strati sociali della popolazione, sono alla conoscenza di tutti. Occorre ora battere la politica della divisione e della confusione, e rompere gli steccati ideologici: due momenti di lotta che si impongono subito, per liberare forze e rendere possibili soluzioni che già stanno avanzando nel paese. Per la difesa degli interessi immediati della casse operaia e dei lavoratori di ogni categoria, per ottenere mutamenti negli indirizzi politici del Governo, per garantire l'ordine democratico e un clima di vita civile, compiti non semplici, occorre che i comunisti adoperino tutto il loro slancio rivoluzionario per costruire iniziative e lotte adeguate.
D'altra parte è essenziale oggi battere la linea della segreteria D.C. Insieme alla denuncia della pericolosità di questa linea accorre iniziativa e lotta unitaria per isolare nel paese chi punta al peggio o alla rissa, separarli da coloro che vogliono il funzionamento normale delle istituzioni democratiche, che vogliono la ripresa delle attività produttive. Attività che possono offrire garanzie di sviluppo occupazionali reali. Ecco perchè affermiamo che l'auto è in crisi che la sua crisi è ormai irreversibile, nonostante la Fiat si ostini a puntare su di essa. E' sufficente ricordare come essa, rappresentando l'asse portante dello sviluppo capitalistico che ne ha fatto la sua bandiera contro le alternative della sinistra comunista, socialista, operaia; abbia per decenni condizionato scelte economiche e politiche dei governi, utilizzando senza una minima programmazione di risorse ed energie subo5dinando a queste attività produttive.
Ora dopo aver pagato con lo sfruttamento questa espansione economica,la classe operaia dovrebbe pagare con la disoccupazione e la falcidia dei salari, la crisi di un sistema economico non voluto. Questo vorrebbero. Su queste questioni la campagna elettorale per ;e assemblee amministrative rappresenta un banco di prova importante per tutta la classe operaia italiana e soprattutto della Fiat. Queste elezioni rappresentano la « grande occasione » per una svolta democratica nel nostro Paese. Non è cosa la• cile, l'avversario dispone di enormi mezzi per disorientare, strumenti faziosi per ingannare, e forze prezzolate su cui contare per atti eversivi.
Come ha dimostrato nelle ultime settimane
Abbiamo bisogno che dalle libertà per tutti di riunione, dí parola, di propaganda, si sviluppi un confronto elettorale civile e democratico.
Abbiamo bisogno che la partecipazione democratica e la discussione ragionata siano elevati al livello più alto. I problemi di fronte al Paese sono enormi e possono dare adito a scoraggiamenti. Ma possono i lavoratori permettersi il lusso di non affrontarli in modo vincente?
LA SETTIMANA DI LOTTA
Per la crisi europea dell'auto
Il giorno 16 aprile nel quadro delle settimane di lotta lanciate dalla conferenza dei partiti Comunisti di Dusseldorf è stata organizzata dal Coordinamento Nazionale Fiat del P.C.I. una giornata specifica di mobilitazione in tutto il Gruppo.
Nel numero precedente de I DUECENTOMILA si è accennato al Convegno dei partiti comunisti dell'Europa occidentale, avvenuto il 28 febbraio - 1° marzo di quest'anno nella sede del D/K.P. a Diisseldorf in Germania, sul tema La crisi dell'industria dell'automobile nei paesi capitalistici d'Europa, la lotta della classe operaia e le posizioni dei partiti comunisti ».
A questo Convegno hanno aderito 10 partiti comunisti precisamente di: BELGIO, DANIMARCA, GRAN BREFAGNA, FRANCIA, AUSTRIA, TURCHIA, SVEZIA, R.F.T., SPAGNA e ITALIA. L'esperienza di questa riunione a livello internazionale, per gli operai della FIAT assume un'importanza fondamentale non solo per il momento difficile che la crisi dell'auto e del sistema capitalistico in generale sta attraversando, ma, sopratutto assume una importanza fondamentale per la presenza della FIAT in quasi tutti i paesi del mondo occidentale. E' dei nostri giorni la grave decisione della Volkswagen di Ciccurione, circa 2.500 lavoratori,. che certamente si ripercuoterà sul resto dei lavoratori tedeschi e creerà un clima di preoccupazione per tutti gli operai dell'auto a livello internazionale. Come dicevo all'inizio, a questo Convegno unanime è stata la condanna per l'incapacità dei governi e della società internazionali e nazionali dell'auto ad affrontare questa crisi che in tutte le relazioni da quella di LIBERTINI per l'Italia a quella dei compagni degli altri partiti comunisti, presentano dati preoccupanti dei quali iniziamo a sentirne oggi l'effetto, con le gravi decisioni di licenziamento in massa. In FRANCIA le immatricolazioni sono scese del 32% in gennaio '75 rispetto al gennaio '74. Il governo francese ha versato alla CITROEN e PEUGEOT un miliardo di franchi sotto forma di prestito con interesse del 9,75% Per 15 anni. Queste situazioni erano indicate in tutte le relazioni compresa quella del nostro paese.
LE LOTTE
In tutti i paesi le lotte operaie hanno cercato di arginare questo attacco del capitalismo privato e statale con occupazioni di fabbriche o scioperi e in Italia conosciamo bene tutti le lotte che stiamo sviluppando oer arginare l'attacco padronale e del governo che strumentalizzano la crisi per ricacciare il movimento operaio e sindacale agli anni bui del '50.
In SPAGNA e in TURCHIA esiste una situazione difficile della classe operaia perchè ogni libertà sindacale e politica è soppressa e vietata, ma in questi ultimi anni, in special modo in questi ultimi giorni, grosse battaglie vengono condotte dai lavoratori guidati dal partito comunista clandestino e dai sindacati democratici anche essi vietati in questi paesi, l'industria automobilistica è totalmente multinazionale, che lo stato fascista agevola le esenzioni fiscali, la lotta di questi compagni è una lotta di libertà per eliminare gli ultimi relitti del fascismo dal nostro continente.
LE PROSPETTIVE
Le posizioni del movimento operaio e dei partiti comunisti convenuti, di fronte alla crisi dell'auto sono differenti come movimento operaio e sindacale, in quasi tutti i paesi ad eccezione dei compagni spagnoli e turchi, esistono nella piattaforma rivendicativa, obiettivi che per il nostro movimento, quello italiano, sono già conquistati. Essi si preparano a conquistare le 40 ore in FRANCIA, l'abbassamento dell'età pensionabile sia in FRANCIA che in BELGIO per gli uomini a 60 anni a le donne a 55 anni. Rivendicano migliori condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche attraverso pause e riduzioni dei tempi.
A livello politico la proposta dei compagni francesi, tedeschi e belgi è quella di nazionalizzare le industrie automobilistiche. In FRANCIA la posizione è che l'automobile non è di massa, perchè circa il 40% degli operai ne sono senza, per cui una politica di nazionalizzazione permetterebbe l'acquisto dell'automobile a costo accessibile per cui prevedono come problema priorita-io, non disgiunto però resta il problema del trasporto oubblico, che secondo i compagni francesi occorrerà razionarlo, ammodernarlo.
Mentre diversa è la nostra posizione sull'automobile, non pensiamo certo alla scomparsa di essa. Questo mezzo di trasporto deve continuare ad avere una sua funzione, ma occorrerà passare ad un sistema di trasporti integrato, nel quale il trasporto pubblico urbano ed extraurbano abbia la priorità, sulla base di questa concezione si è fatto della conversione industriale un terreno essenziale di battaglia politica.
Le conclusioni sono state che l'aggravarsi della crisi in tutti i paesi capitalistici d'Europa che coinvolge il complesso della vita sociale, si manifesta con intensità particolare nell'industria dell'auto. In questo spirito si è deciso l'appello ai lavoratori e denunciare le responsabilità del grande capitale attraverso una settimana di lotta oggi con inizio il 13 aprile fino al 19 dello stesso mese in tutti i paesi convenuti.
Inoltre è stato fermo l'impegno di scambiare delegazioni tra partiti sui problemi dell'auto. La caratteristica di queste delegazioni deve essere formata di lavoratori di diversi gruppi a carattere multinazionale.
Con la diffusione straordinaria dell'unità per le quali era stato preparato un inserto speciale sui problemi della crisi del settore auto e più in generale sulla conversione dell'apparato industriale nel nostro paese, si è avuto un primo momento di propaganda di massa, su questi temi in modo più completo. Le migliaia di copie diffuse sono indice del grande interesse che i lavoratori hanno verso gli aspetti politici ed economici della crisi, e verso le proposte e le indicazioni che il P.C.I. esprime per uscirne.
DAL 13 AL 20 APRILE
I PARTITI COMUNISTI DELL' EUROPA CAPITALISTICA
HANNO ORGANIZZATO UNA SETTIMANA DI LOTTA PER LA CRISI DELL' AUTO
Le caratteristiche mondiali della crisi, il tentativo di farla pagare alla classe operaia, ai paesi più deboli richiedono una ríspoeta del movimento operaio a livello internazionale. a Renault, alla Seat, alla Volkswagen, alla Pord, alla Piat i la voratori stanno lottando per difendere l'occupazione, i salari, le condizioni d: :c'ero e per imporre nuovi investimenti, anohe per le industrie collegate. Occorre unificare e coordinare le lotte, muoversi au piattaforme comuni. Per questo i partiti comunisti d'Au:t,-.e, E*10..... Danimarca, ?rat-ta, Gran Bretagna, Italia, Repubblica Pederale Tedesca, Spagna, Svezia e Turchia hanno indetto una settimana di lotta.
MERCOLEDI' 16 APRILE (alle porte)
Diffusione streordlnerie dell' UNITA' con uno speciale sui problemi e sulle lotte nel settore auto
LO SCIOPERO DEL 22 APRILE
Il 9 aprile i lavoratori della provincia di Torino e del gruppo Fiat hanno dato una grande prova di unità e di lotta. Il 22 apri le scenderanno in sciopero tutti i lavoratori italiani per imporre al padronato e al governo precise scelte per la ripresa dell'economia e un nuovo tipo di sviluppo.
CON I COMUNISTI
PER CAMBIARE TORINO
E IL PIEMONTE
Per uscire dalla crisi sono necessarie una svolta nel modo di governare lo Stato, Regioni, i Comuni e nuove forze alla loro direzione. Torino e il Piemonte sono state dirette da maggioranze a prevalenza democristiana che si sono mostrate incapaci di dare risposte ai problemi delle nasse. Il voto al PCI è un voto per cambiare Torino e il Piemonte.
Parla on. Giancarlo
DOMENICA 20 APRILE,ore 9,30 al Teatro ALFIERI PAJETTA
membro Cella Direzione del PCI
Rupamilelli asz, • a ETPvr rrazugio PAG. 8 speciale Percisè lavoratori non debbono parare la crisi Una settimana di lotta europea sui problemi dell'industria dell'auto kjk, Derianaf, Fre,on Goma.. Spagno. 5••••., Turchia • nel meno PaeselAr.2.1.0••Pe• nuoA ~dell, a deb vd L'appello lanciato dai partiti comunisti a Dusseldorf Francia Belgio Spagna Inghilterra e RFT: attacco all'occupazione i•••an • • ••••••hu no...•••• d•••• Alfa Romeo: lotta ,27 .1 per ottenere nuove -== scelte produttive L'auto resta la scelta Fiat I lavoratori dicono di <no> La niultinazionale Innocenti Leyland uMILYWITI Z 11101111.1.1 OLMI
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UNITA' E CLASSE OPERAIA
di FERNANDO DI GIULIO La gravità della crisi che travaglia il paese, crisi economica, politica e morale pone alla classe operaia il compito storico di garantire le istituzioni democratiche e di aprire una prospettiva di rinnovamento economico e sociale. Ciò esige la costruzione di un ampio sistema di intese che aggreghi la grande maggioranza del popolo e quindi i più vari strati sociali, e che sul piano politico consenta la collaborazione delle principali correnti del movimento popolare, comunisti, socialisti, cattolici e quindi dei partiti politici nelle quali esse si esprimono. Questo è il senso della strategia del compromesso storico, proposta dal nostro partito, confermata dal suo XIV Congresso e che nonostante tutti gli sforzi per esorcizzarla è ormai da tempo al centro del dibattito politico.
La giustezza di questa prospettiva trova conferma nello sforzo frenetico di tutte le forze reazionarie, italiane e internazionali volte a creare artificiosamente ed a esasperare tutti i motivi di rottura tra le forze popolari, ravvisando nella divisione del popolo l'unica possibilità di mantenere i loro privilegi ed il loro potere.
La lotta per l'unità della classe operaia e del popolo è quindi il terreno essenziale dello scontro politico, quello dal quale dipende l'avvenire dell'Italia.
Nessun democratico può considerarsi solo spettatore in questa battaglia, occorre essere protagonisti attivi. La strategia del compromesso storico può andare innanzi solo se è soste-
nuta dall'iniziativa creatrice di milioni di uomini.
Essenziale è in questo campo il ruolo degli operai. E' dalla classe operaia che dagli anni '68-'69, i quali segnarono l'inizio di una fase nuova della storia italiana, è venuta una nuova profonda spinta unitaria. E' nelle fabbriche che sono cadute vecchie barriere che avevano diviso per due decenni la classe operaia e consentito il predominio padronale. La spinta verso l'unità organica dei sindacati, la riuscita dei Consigli di fabbrica, embrione di un nuovo sindacato unitario, hanno caratterizzato questo processo. Esso però non è concluso, anzi si accentuano gli sforzi interni ed esterni al sindacato, le pressioni anche di forze internazionali, in primo luogo del gruppo dirigente del sindacalismo americano, per bloccare e fare arretrare il processo unitario.
Difendere e garantire il processo unitario contro le manovre scissionistiche è quindi il primo dovere del movimento.
Ma non basta il rafforzamento dell'unità sindacale, occorre nella classe operaia estendere il confronto fra le diverse forze politiche, ricercare anche al livello politico i possibili punti di convergenza. In questo senso lo sforzo sia del PSI che della DC di consolidare sul piano organizzativo la propria presenza politica nelle fabbriche va valutata positivamente. Vi è tra gli operai una pluralità di posizioni politiche. E' preferibile che queste opinioni si esprimano chiaramente sul piano dell'organizzazione politica, anzi-
chè tutto resti nella confusione o nell'incertezza.
L'estensione della collaborazione e delle intese nella classe Operaia è senza dubbio questione fondamentale, ma è soltanto un punto di partenza. Per uscire dalla crisi sul piano sindacale e sul piano politico occorre che intorno alla classe operaia si crei una rete di collaborazione ben più vasta che impegni altri strati sociali. Ciò vale anche sul piano sindacale. Un sindacato che combatte per una nuova politica economica non può sfuggire alla esigenza di un confronto costante con altre forze sociali, dal quale derivano i punti di dissenso ma anche di convergenza.
Sul terreno politico una classe operaia che voglia assolvere ad una funzione di direzione nella società deve rappresentare una garanzia per le istituzioni democratiche ed insieme un elemento di coagulo per la società italiana nel suo insieme. Certo sul terreno della difesa della democrazia contro i tentativi di eversione fascista la classe operaia ha esercitato un ruolo decisivo negli ultimi anni. Più lento è invece il processo per reagire ai tentativi di disgregazione della società italiana ed aggregare un grande blocco di forze sociali e politiche capaci di realizzare nei fatti una politica di rinnovamento.
E' un compito difficile, ma possibile. A questo impegno unitario il XIV Congresso ha chiamato tutti i comunisti: a questo impegno sono chiamati i lavoratori anche nell'esprimere il loro voto nelle elezioni del 15 giugno.
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Le lotte di questi anni, hanno contribuito a stabilire un rapporto nuovo con le istituzioni?
Quale sostegno hanno avuto dal movimento le proposte le iniziative del gruppo consigliare col quale tu operi? Le istituzioni sono viste dai lavoratori, a tuo avviso, come sede di lotta?
3) Fra il lavoro del Partito quello del tuo gruppo consigliare c'è un rapporto continuo ed organico o si opera con iniziative diverse slegate tra loro?
4) Quali difficoltà hai incontrato nel lavoro all'interno dell'organismo nel quale sei stato eletto, sul piano dell'impegno e della preparazione anche specialistica?
ENRICO FRATERNALE
Operaio Cromodora Consigliere comunale di Venaria
VERSO LE ELEZIONI DI GIUGNO Un rapporto nuovo tra lavoratori e istituzioni
Intervista de i duecentomila, a due amministratori
Ritengo si possa affermare che le lotte, e il conseguente sviluppo del movimento operaio hanno permesso di stabilire un tipo di rapporto dzliverso con le istituzioni. Questo rapporto però ha ancora troppo marcato il carattere episodico. Esso infatti è ancora limitato a motivi di carattere contingente e perciò privo di un'organica continuità, questo fatto a mio giudizio ne costituisce ancora un grosso limite. Anche se nel corso di questi anni, durante le lotte operaie il nostro Gruppo Consigliare ha affrontato, dibattendoli in Consiglio Comunale, votando O.d.g., realizzando Consigli aperti, i problemi del mondo del lavoro, non si è finora riusciti a stabilire quel tipo di rapporto che dovrebbe permettere di coinvolgere i Consigli di fabbrica e quindi tutti i lavoratori ai problemi relativi ad una diversa gestione delle istituzioni per una più corretta partecipazione delle stesse alla vita e ai problemi della fabbrica, nel contesto generale di una diversa politica economica e sociale. Questo rapporto organico fra classe operaia e istituzioni è perciò ancora tutto da costruire, anche se non va sottovalutato che in molte occasioni l'intervento della Giunta di Sinistra ed in particolare del Sindaco comunista della nostra Città hanno permesso, con un'accorta opera di mediazione di affrontare e risolvere, in stretto legame con le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori, vertenze locali quali quelle della C.S.R. e della Giargia ed avviata a soluzione quella della GOR.
1°) Le lotte di questi ultimi anni hanno pesato indubbiamente anche nelle istituzioni elettive. L'enorme crescita del movimento operaio ha imposto un nuovo rapporto con Enti Locali e in primo luogo col Comune.
Non sempre tuttavia i Comuni hanno saputo (o voluto) recepire ciò che di nuovo veniva dalle lotte dei lavoratori, le loro indicazioni per una reale trasformazione della società. Spesso i Comuni si sono trovati nella impossibilità di dare risposte positive a queste istanze a causa dei limitati poteri che essi hanno, insieme alla scarsa autonomia concessa loro dal Governo e dalle Regioni, contrariamente a quanto stabilito dalla Costituzione. Da tutto ciò provengono certe incomprensioni da parte dei lavoratori verso i Comuni, che intravedono in essi sovente delle controparti. Questo fenomeno però è meno presente in quei Comuni amministrati dalle sinistre e in generale dove si è fatto uno sforzo, nei limiti consentiti dagli scarsi poteri a cui prima mi riferivo, per risolvere quei problemi che più assillano i lavoratori e i cittadini tutti.
2°) Le realizzazioni in questi cinque anni di amministrazione, operate dal Comune di Orbassano ( TO) hanno sem-
Se quindi, le istituzioni non sono ancora viste come sedi di lotta, per quanto riguarda le possibilità di intervento congiunto che dovrebbe realizzarsi a livello di Comune, alla provincia, alla Regione, in ordine ai problemi politici ed economici in generale e del movimento operaio in particolare (occupazione, salute, ambiente, ecc.) è indispensabile operare per stabilire un corretto rapporto fra lavoratori e istituzioni.
Bisognerà perciò affrontare questo problema, ricuperando sul piano dell'orientamento e dell'impegno tutti i lavoratori, per fare in modo che (pur nei limiti della legislazione vigente), con la lotta e con iniziative concrete siano correttamente utilizzate tutte le possibilità di intervento dèlle istituzioni per quanto attiene alle soluzioni dei problemi che in fabbrica e nel territorio debbono essere affrontati e risolti.
In questo modo, attraverso ad una più estesa conoscenza degli effetti che la politica governativa ha prodotto sulla vita delle autonomie locali, effetti che ne hanno prodotto la paralisi economica ci sarà consentito di stabilire sul piano della mobilitazione consapevole dei lavoratori, quali, fra le istituzioni, per inerzia per malgoverno o per incapacità debbano essere viste come controparti, e quali, fra le altre sono disponibili alla lotta per la soluzione dei problemi.
Per quanto riguarda il rapporto fra Partito e Gruppo Consigliare, ritengo che debba essere compiuto uno sforzo, in particolare nei piccoli Comuni per deli-
pre trovato il conforto della popolazione e l'appoggio incondizionato della classe lavoratrice, soprattutto quando si è trattato di fare scelte qualificanti, per esempio nel campo della scuola e nell'edilizia economica e popolare, servizi per i quali il Comune ha fatto uno sforzo notevole.
In questo senso i lavoratori hanno riconosciuto il Comune come sede determinante di lotta e non soltanto come erogatore di servizi.
3°) Devo ammettere purtroppo che talvolta si sono verificati degli scompensi e uno scollegamento tra la linea della Sezione del Partito e certe decisioni del Gruppo consiliare, ma sostanzialmente il nostro Gruppo ha sempre operato sulla base del programma che a suo tempo avevamo elaborato per questi cinque anni di mandato amministrativo. E' nostro impegno comunque superare queste difficoltà in futuro a partire già dal prossimo rinnovo del Consiglio Comunale.
4°) Devo dire che per adempiere al mio incarico ho incontrato parecchie difficoltà specialmente i primi tempi, poichè non mi ero mai interessato a questo genere di lavoro. Inoltre ogni qualvolta dovevo intervenire nella discussione,
mitare meglio i reciproci compiti e funzioni, che in molti casi essendo espresse dagli stessi compagni come Sezione e come Gruppo, ha fuso la Sezione col Gruppo o viceversa. Per quanto ci riguarda a Venaria penso si stia operando nella direzione giusta per superare questo limite. Infatti la recente costituzione delle quattro Sezioni territoriali, in luogo dell'unica prima esistente e la battaglia per il rinnovamento del Gruppo • Consigliare, costituiscono elementi validi da farci ritenere che attraverso ad essi si potrà giungere a far esprimere al Partito la sua funzione di direzione politica della lotta ed al Gruppo una più efficace possibilità di intervento nella gestione dell'Ente locale.
Ultima questione, che si lega al rinnovamento è quella relativa alle difficoltà che incontrano o possono incontrare i compagni eletti a cariche pubbliche. Stabilito che nessuno è nato amministratore, bisogna che ai nuovi quadri che potenzialmente hanno le capacità per qualificare tutto il nostro lavoro in seno agli Enti Locali, oltre all'impegno che localmente tutto il Partito può dare, sul piano delle scelte e dell'orientamento, è necessario che per quanto attiene ad una più estesa formazione specialistica; a livello provinciale, vengano adottate tutte quelle misure (corsi di formazione, seminari, lavoro di gruppo per problemi specifici — urbanistica, scuola, sanità, finanza, ecc.) che possono favorire la rapida formazione dei compagni che il Partito delegherà a pubbliche funzioni.
quando si verificava la necessità di controbattere a certi discorsi che faceva la controparte politica, avevo una specie di complesso di inferiorità, avendo a che fare con gente più istruita di me; ma questa paura è andata scomparendo mano a mano che andavo impadronendomi della conoscenza di certi problemi. Credo che questo timore l'abbiano avuto buona parte dei compagni operai impegnati come in questo lavoro.
Quando cinque anni fa avevo accettato di entrare in lista avevo fatto presente alla sezione che era necessario impegnare dei compagni più capaci, con più conoscenza, quindi più tecnici, impiegati, insegnanti ecc... Nel corso di questi anni ho capito quanto fosse sbagliata questa mia tesi; gli operai stanno benissimo nei consigli comunali; e non sfigurano affatto di fronte ai professori e agli ingegneri o ad altre figure di primo piano dello schieramento opposto.
Il nostro Partito ha sempre operato nella direzione di responsabilizzare il maggior numero di operai, per questo tipo di incarichi, e la scelta si è sempre rivelata giusta, poichè in questo modo è possibile realizzare meglio un rapporto con i problemi e le esigenze dei lavoratori.
ANTONINO ERRIU Operaio Fiat-Rivalta Consigliere comunale di Orbassano
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BARRIERA UNITARIA CONTRO IL FASCISMO
P.C.I. -SEZICrE FIAT/OSA P.S.I. - NAS FIAT/OSA D. C. -FIFT/DSA-CONSIGLIO DI OASURICA FIAT/OSA ADE 'SCOPO: PDUP
E' indubbio che, specialmente alla luce degli ultimi fatti, l'antifascismo militante sta come primo impegno per ogni comunista. I tragici avvenimenti degli ultimi giorni riportano alla ribalta tutta una serie di interrogativi e responsabilità. Quando diciamo: « colpire i responsabili e mandanti » di fatto ci troviamo di fronte ad una constatazione: che l'azione ed il movimento politico di pressione sulle istituzioni e sullo stato, di fatto non é stato capace di ottenere validi risultati, che effettivamente stronchino le trame fasciste che scuotono il paese. Da una parte stanno le dichiarazioni formali di antifascismo, di per sè stesse positive, ma dall'altra l'azione e la volontà politica — specie nei gruppi dirigenti — più retrivi dello stato — non conforta le dichiarazioni di principio. Nasce di qui l'esigenza di coinvolgere nell'azione tutta una serie di forze, a partire dalla componente popolare cattolica, ai dirigenti periferici dei partiti dell'arco democratico che ancora non si trovano su questo terreno. Ecco perchè giudichiamo di estrema importanza ai fini di una responsabilizzazione politica il documento sul quale, al lingotto, siamo andati alla raccolta delle firme per costringere lo stato a passare dalle parole ai fatti. E' di gran importanza che l'unico segretario operaio della DC, in provincia di
TO, abbia firmato questo documento e si sia trovato nei termini attivi della lotta. Un ottimo lavoro unitario si è fatto anche con il N.A.S. socialista, che ha poi partecipato anche alla raccolta delle firme nel quartiere in P. Bengasi. Il giudizio positivo, comunque, resta pura dichiarazione formale se non c'è la capacità di legare le iniziative a livello territoriale, ed a incidere sostanzialmente a livello di istituzioni. Non è pensabile trovare una controparte nel MSI. La controparte é e rimane lo Stato. Una diversa concezione avrebbe come esito solo lo svuotamento dei contenuti della lotta, una forte disgregazione a livello popolare e porterebbe, come già è successo, acqua al mulino di coloro che vogliono provocare la rissa ed avvalorare così la teoria degli « opposti estremisti ». Non a caso alla vigilia di tutti gli scioperi generali, viene sempre il tentativo di deviare la lotta dai contenuti reali, creando disgregazione e confusione, gli ultimi scontri avvenuti sull'onda dell'emozione sono sostanzialmente negativi e portano in sè una forte matrice provocatoria: la classe operaia non si è mai mascherata la faccia per andare a spaccare le vetrine. E d'altronde non è pensabile condurre le lotte su ondate emozionali: forza e consenso sono i punti fermi e portano in sè la freddezza e l'intelligenza necessaria come condizione indispensabile per una lotta che sia obiettiva e vincente.
« Questo stato di cose, che bisogna debellare, offende la memoria dei caduti per la libertà nelle formazioni partigiane, nei campi di concentramento, nelle galere fasciste, sui campi di battaglia ».
Il volantino del Comitato Antifascista dice ancora: « ... il Convegno, vuole altresì essere un impegno a continuare nella lotta contro il fascismo, in difesa della democrazia e della Pace ».
E' questo quindi un opportuno richiamo alla intensificazione dell'azione unitaria antifascista, più che mai utile alla FIAT.
Sintomatico è infatti quanto si deve constatare ad esempio alla FIAT di Vado Ligure, dove « qualcuno » continua a mantenere in vita la rappresentanza della disprezzata CISNAL o a manovrare uno sparuto gruppetto di disperati mercenari per ostacolare l'unità sindacale.
Sabato e Domenica 12 e 13 Aprile u.s. si é tenuto a Savona il Convegno ITALO-SOVIETICO delle città medaglie d'oro.
Un intenso programma politico-culturalericreativo ha' caratterizzato l'iniziativa promossa dal Comitato per la celebrazione della Resistenza di Savona con la collaborazione della Regione Liguria, delle organizzazioni partigiane, dell'Associazione comuni decorati, dell'Associazione Italia-URSS e dell'Associazione veterani di guerra sovietici.
Una grande massa popolare e larghi strati sociali hanno partecipato alle iniziative; soprattutto grande è stata la presenza alla manifestazione e al corteo di domenica 13, dove sono sfilati i gonfaloni delle città italiane decorate con medaglia d'oro e delle città martiri sovietiche.
Nella rievocazione storica della dura lotta contro la barbaria nazifascista, il Convegno ha voluto ricordare i milioni di caduti, i martiri, i torturati, le rovine causate dalla violenza fascista scatenata per tragici disegni di conquista e per la distruzione della democrazia e della libertà.
La lotta in corso per la libertà, la democrazia e l'indipendenza nel Vietnam, in Cile,
e in ogni altro posto del mondo dove si lotta per il progresso, l'indipendenza, la libertà, erano virtualmente presenti nel Convegno e nelle manifestazioni.
I valori morali e civili della lotta antifascista di ieri, giustamente esaltati dal Convegno, si saldano così con la lotta antifascista di oggi, che è la lotta per la difesa della democrazia, per la pace, per il diritto all'indipendenza e all'autodeterminazione dei popoli.
Opportunamente, in preparazione del Convegno, il Comitato Antifascista della FIAT di Vado Ligure, ha diffuso un volantino ai lavoratori dove si dice:
« Eppure, per responsabilità delle forze politiche ed economiche che hanno diretto il nostro Paese in tutti questi anni, la belva fascista trova ancora il modo di colpire ».
« Attentati, violenze, soprusi, tentativi di colpi di stato, insabbiamento di procedure contro mandanti e mandati di azioni criminali, connivenze tra dirigenti delle strutture burocratiche e dei corpi separati dello stato con le forze eversive, ecc., sono purtroppo seri aspetti preoccupanti presenti nel nostro Paese ».
Quest'anno il XXV° Aprile assume un significato particolare: ricorre infatti il suo XXX' anniversario. Trent'anni or sono questa data segnò il punto culminante dell'insurrezione popolare contro la tirannide fascista. IJmiliati, venduti ai nazisti, coinvolti loro malgrado in una guerra disastrosa, costata lutti e distruzioni, gli italiani insorgevano contri i fascisti per riaffermare la loro sete di libertà.
A quel giorno ci si arrivò con una meticolosa preparazione costata anni di carcere e molte volte la vita a coloro che vi si dedicavano, sfociando alla fine nella guerra partigiana e agli scioperi che gli operai effettuarono fin dal '43 contro lo smantellamento degli impianti industriali. Il 25 aprile del '45 gente di
Questo stato di cose si verifica, oltretutto, in una zona, qual'è Vado Ligure e tutto il comprensorio savonese, di grandi tradizioni democratiche, dove l'antifascismo è orgoglio dei lavoratori e della stragrande maggioranza dei cittadini, con la logica conseguenza che i prolungati provocatori attentati dei mesi scorsi nel capoluogo, hanno ottenuto l'effetto di far esprimere una più salda e combattiva azione e vigilanza popolare contro le trame nere.
Ciò avvalora il sospetto che alla FIAT di Vado Ligure ci troviamo di fronte una anomala situazione causa oscuri appoggi, offerti da chi ha posizioni di potere, a dei prezzolati e squallidi elementi che operano per creare confusione fra i lavoratori per interessi personali.
Il Convegno ITALO-SOVIETICO delle città medaglie d'oro é quindi una importante iniziativa, dalla quale bisogna soprattutto trarre l'impegno di una intensificazione dell'azione antifascista, per consolidare e rendere veramente irreversibile, i valori che erano la base della lotta di liberazione e contro il nazifascismo: PACE - LIBERTA' - INDIPENDENZA - DEMOCRAZIA.
LA CELLULA PCI DELLA FIAT DI VADO LIGURE
diversa estrazione sociale, culturale ed ideologica, ma accomunata dallo stesso desiderio di libertà, si riversò nelle strade e nelle piazze ad acclamare i partigiani che avevano scacciato i nazisti e distrutto le formazioni dei traditori fascisti.
Trent'anni sono trascorsi da allora, il movimento operaio democratico è passato attraverso dure prove, conoscendo attimi di sconfitta, riuscendo sempre a riprendersi, e ogni volta con una maggiore volontà di lotta.
Questa data non deve segnare un punto d'arrivo, nè tanto meno deve ridursi a una giornata di commemorazione dei tempi passati, ma bensì deve rappresentare il punto di partenza per tutti i sinceri democratici per operare sempre nel modo più ampio ed unitario possibile.
FASC ISM O
BOLLETTINO INTERNODisti OPERAI aIHRIVALTAIII
DAI LAVORATORI DELLA FIAT UNA TESTIMONIANZA SULLA COSTRUZIONE DELL'UNITA' POLITICA NELLE FABBRICHE
A Rivolta Le vi< I p l Roma C 11 S ireocnts episodi successi n.. una virulenta elornia esilio squadriate> Pa esista. "n ;orale vi "o, Porse che voglioso pro por bloccare lo avi.luppo della CoS-...Se • Si vuole ,r,jore rare.es, violenza per iploccoare la strada dell'appello al blo co l'ordine, ai pro'. ,edimenti autoritari, cerca.ade coi M. di favorire le Perori di dentra. Di Pronte a cid noi esigiarno dal 9overtio un'ardo. più ferma e decisa nella preve zione e nella repreorione Jeeli attentati e delle violen1.3 squadristiche dei responsabili dal terrorisro e del teppismo fascista. LE RESPONSASILITA' DEL NSI E DEI SOCI DIRIGENTI SONO ESTR~ENTE COMR. 0110 violenza o all'eversione é ancora coltenuta nella provocatoria dichinraziorae del capo missino, resa nei giorni scorgi. Essi reagiscono così alla orlsi proronia ai cui si trova il "SI. IL NOVINEUTO OPEUI0 E LE FORZE DE,CCRATIC"E OEVONO INTERVENIRE ri QUESTA SITUAZIG - C CMS ACCRESCERE L'ISOLAR:C. 7C DEL NSI. AVENDO HEN CHIARO CII IL FAIGISHO a La VIOLE:ZA 1101i SI EATT.ONO CON UN DECRT.TO LEGGE MA TAGLIA LE :.CRI .INDICI NELLA SOCIETA'. Ecco perché sano Hecesuarie, Ibmità, la vigil toza e la mobilitazione antirascista; noi lavoratori antifascisti c.iedineo al Parlamento ed al governo: 1)..La revisione della 1009e scelga, con misure colpiscano i covi i fascisti preparano le aggressioni, il reato di apologia e le asioni di violenza, con pc.le severe, inclusi il mandato di catt.4e e l'arresto i flagranza{ 2)"Leggi più severe ed un 'aziode rigorosa ed esemplare contro le cannatenta e le complicità sei Corpi dello Stato; 3)=La celebrazione di coatinaia di processi (tra cui quello per lastre ge di P.sa Pontata e quello contro Alairante) che riguardano gli at ti di terrorismo Fascista e le rnanif.,sta.ioid di violenza. ~OSSA DAs
Alla Lingotto A Vado Ligure
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PER UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
La Fiat ha sempre sostenuto per molti anni che tutti quelli che, una maniera o nell'altra, si opponevano all'organizzazione del lavoro attuata dall'azienda, e ogni contestazione della struttura gerarchica, avevano semplicemente degli atteggiamenti distruttivi.
Ci sono volute le lotte, che con tutta la loro carica, esplosero nel 1962 e proseguite dal 1969 in avanti, a costringere la Fiat a cambiare in qualche modo idea e a misurarsi, con il movimento dei lavoratori, con "esigenza di cambiamenti qualitativi nell'organizzazione del lavoro.
La F:at ha così cominciato a presentare, avvalendosi di ampie campagne pubblicitarie, Stampa, Famiglia Cristiana, TV, delle proposte tipo le isole di montaggio di Rivalta, che in apparenza corrispondono a queste esigenze e davanti alle quali nel movimento operaio sono state fatte valutazioni a volte sbagliate.
Da parte di alcuni, si è ritenute troppo facilmente che l'atteggiamento della Fiat fosse del tutto pretestuoso e strumentale, in sostanza la manovra di un padrone che vuole apparire illuminato, e questo in parte può anche essere vero.
Altri hanno pensato, che al sindacato, più che una critica di merito che valutasse a fondo il problema, spettasse semplicemente di chiedere delle contropartite (3° livello, pause, ecc.).
Infatti alle isole di Rivalta, dopo un'inizio trionfale di circa un anno, nel corso del quale il sindacato è sempre stato praticamente tagliato fuori, per volontà della direzione Fiat e per carenza del sindacato, il quale è stato ufficialmente ammesso nel gennaio del 1975 dopo che la Fiat aveva avuto il modo di impostare « l'esperimento » con un certo sistema, ora a distanza di circa un anno lo strombazzato « nuovo modo di fare l'automobile ,» si sta miseramente avviando a' fallimento, almeno per quanto riguarda lo spirito dell'accordo FLM-Fiat del marzo 1974 essendo di fatto tale accordo svuotato nei contenuti più qualificanti.
Per quanto si riesce a capire, da una prima analisi delle operazioni, i tempi sono stati di gran lunga tagliati da quel'i delle corrispondenti operazioni che si fanno nelle linee di montaggio, i 17 minuti in cui gli operai devono lavorare per ogni scocca, non sono sufficienti a ridurre il senso di ri-
petitività, ci vorrebbero almeno 3040 minuti di lavoro.
Questo spazio di tempo inoltre non corrisponde ad un'arricchimento ma ad un semplice cumulo di mansioni con conseguente erosione dei tempi inattivi.
Quindi lavorando 17 minuti per ogni vettura e facendone 27 in 470 minuti, come è stato richiesto, non si riesce a capire bene come gli operai possano usufruire di quei 40 minuti di pause godibili come prevede l'accordo.
Il paternalismo tradizionale della Fiat non è sparito, ma addirittura aumentato, come dimostrano le riunioni periodiche tra gruppo omogeneo addetto alle isole, e « sociologo », « ingegnere » e capi che con lo scopo apparente da parte della Fiat di avere elementi utili per l'« esperimento » non è altro che il tentativo di ottenere i' consenso degli operai attraverso lo strumento della qualifica e il ricatto, in parole povere viene fatto gravare sulle spalle dei lavoratori la riuscita o meno dell'esperimento. In pratica viene fatto un discorso di questo tipo « Fate pure le vetture che volete ma, è chiaro che se all'azienda in fin dei conti l'esperimento non è conveniente, se l'isola costa di più che la linea, l'esperimento fallisce, quindi sta a voi aumentare il rendimento e non fare fallire l'« esperimento ».
Quindi bisogna valutare con più profondità che tipo di confronto viene ad aprirsi e che relazione ha questo confronto di classe con l'esperienza acquisita ne' passato.
Il primo dato reale è che la Fiat ha dovuto fare una scelta in un momento particolare quando la pressione del movimento era forte.
Ora che c'è una crisi l'azienda si trova le isole fatte e cerca di trarne i' maggior profitto possibile senza porsi il problema di estendere l'esperienza.
Quindi nell'ambito di questa scelta le « nuove » isole di montaggio sono un tentativo di recuperare un margine di elasticità nel consumo delta forza-lavoro, attraverso l'intercambiabilità delle mansioni, e di consenso all'organizzazione della produzione.
Questa manovra tenta una risposta del padrone sul terreno di un nuovo tipo di confronto e di lotta, ne! quale il movimento può avere più forza, nella misura in cui associa l'esperienza compiuta vittoriosamente nel contestare l'organizzazione tradizionale del lavoro con l'analisi di queste nuove condizioni di lotta.
li fatto è che molto limitatamente nella direzione del movimento
)R03Uani dei ..AVORATORI
cara dei lavoratori comunisti della Ferroviaria Sav_i_gliano
CRISI. E STRAORDINARI
N' di. enenti giorni la notizia, appernc eli vari nuotidiani, della nroncettiva di cessa integraste ne alla Omtea di Reggio Calabria. tuectofritto ha destato una certa preoccupazione- nella nostra fabbrica, in manto le lavorazioni nelle due fabbriche sono simili. Nel momento attuale alla Perroviaric si hì, la prospettiva di evere lavoro fino alle ferie Si Agonts. Tp noncibilità di avere núme commesse di materiale ferroviario dinende moltb dello ct'nsia,erto statale dí 750 minar di destinati alla contru Piane di materiela-rotabile, ottenuto can le lotte di euesti ultimi mesi. Bisogna imnedire che sue pti stanziamenti cadano segue
c'è una reale acquisizione critica dell'esperienza vittoriosa di questi anni e un'analisi delle nuove condizioni di lotta. Una delle conseguenze di questo fatto è la facilità con cui si parla, davanti ai nuovi problemi posti da cambiamenti in atto nell'organizzazione del lavoro, di una crisi generale del taylorismo.
Nè il successo delle lotte è così vasto da avere indotto la Fiat e, a maggior ragione, nel complesso dell'industria, una crisi generale dell'organizzazione tradizionale del lavoro.
Nè la Fiat e, a maggior ragione, l'insieme dell'industria è in grado, se non in parti molto limitate del ciclo produttivo, di adottare forme dell'organizzazione del lavoro che non siano strettamente vincolate alla parcellizzazione del lavoro e alla rigida gerarchia capi-operai.
i! che non significa che non siano poste dalle lotte e dalla situazione del mercato del lavoro le condizioni di fondo per una crisi generale dell'organizzazione tradizionale del lavoro.
Da questo punto di vista non possono essere accolte, come troppo facilmente si fa anche nel movimento operaio, formule tipo « l'umanizzazione del lavoro » il cui contenuto, da un lato, è paternalistico, e dall'altro lato, promette una generalizzazione di cambiamenti nell'organizzazione del lavoro che è ben lontana dal reale.
L'unificazione delle mansioni ha un senso se è realizzata in una discussione del gruppo operaio interessato, che verta su contenuti reali, e se è così è ancorata a una contrattazione, di cui è partecipe il gruppo, su organico e quantità e qualità della produzione.
Il superamento del rapporto capo operaio non deve trasferirsi in un rapporto altrettanto gerarchico fra il gruppo operaio e l'istanza superiore dell'azienda, anche senza l'intermediazione del capo: è la contrattazione che deve sostituire la disciplina, non un altro livello paternalistico.
Essenziale è il collegamento del gruppo interessato all'esperimento con l'insieme dei lavoratori.
Non si tratta solo di smitizzare tutti i dati « oggettivi », che sono presenti nell'organizzazione tradizionale del lavoro — chi definisce il tempo di lavoro, chi le maggiorazioni per effetti stancanti, e via dicendo — ma anche del superamento di stadi elementari di rivendicazione e di lotta.
LU0G1 SARTIRANO operaio Fiat Rivalta (TO)
w - nel vuoto come spesso succeda. Se cià avverrà diventerà ancora -più dura la situazione dei lavorato ri della Ferroviaria in auanto già dal princinio di questo anno la direzione Fiat ha bloccato le sul L'azione che il sindacato triolg6zella direzione -di. ottenere un nuovo modello di sviluppo basato eu una divesificazione produttiva, specialmente nel !attore dei trasporti clinici, necessita ti un appoggio da parti di tutti i lavoratori. d Ilnostro partito ai è fatto carico in ;Alia Plir sona di ouesto problema, sia a livello nazionale che regionale ha sempre sostenuto euearte tesi. ' Questa soluzione, che è anche una indicazione di lotta,,è l'unica che garantisce la possibilità di allontanare sempre di'più il discorso della cassa integrazione.
In questo contesto ha fatto colpo la notizie che, dal maggio al dicembre 1974, uni. buona parte degli. impiegati ha effetuato 16000 ore di straordinario.
Queste ore significano, in termini di occupazione IO posti di lavoro in più.
Non è certamente comportandosi come oliasti isole gati, che da sempre fanno i propri interessi in nome di chissà euale democrazia e libertà culle spalle degli altri lavoratori, che la situazione alla ferroviarie, potrà modificareí.
DOVE
FiNI R girl SCALA?
ERRATA CORRIGE Sul precedente numero, l'ultima parte della tavola rotonda sulla FIAT
E LE LOTTE è erroneamente attribuita a BASONE mentre in realtà le dichiarazioni comparse sono di BRAGHIN.
Iscritto al n. 15369 del registro stampa del Tribunale di Roma in data 26-1-'74
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ROBERTO NARDI
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ESPERIENZA DELLE ISOLE DI MONTAGGIO
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