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a cura della Sezione del P.C. I. della Pirelli
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Redazione VIALE SARCA, 181
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LETTERA APERTA ALL'ING. LEOPOLDO Ing. Leopoldo, con questa nostra lettera vogliamo iniziare quel « colloquio franco e responsabile » cui lei si richiama perchè convinto che « la coscienza dei problemi potrà suscitare un più vivo interessamento ». Avrà già capito come il numero di dicembre di « Fatti e Notizie » abbia trovato in noi comunisti della Pirelli attenti lettori. Il suo discorso ai dirigenti e il saluto portato alle nuove medaglie d'oro aziendali, la relazione del suo collaboratore dott. Dubini al 9° Convegno Nazionale per la civiltà del lavoro, per non parlare dell'articolo sugli investimenti ci ha spinti a propagandare la lettura (in verità molto trascurata dai lavoratori) della sua stampa aziendale (noi diremmo padronale). Cioè quella stampa con la quale lei vorrebbe « migliorare l'informazione... e... affiancare al compito informativo anche (o solo, n.d.r.) una funzione formativa ». Ci viene da domandarci se un fabbricante di gomma, o di cavi, ha fra i suoi compiti anche la formazione ideologica dei lavoratori, perchè è di questo che Lei intende parlare quando tira in ballo la funzione formativa. Comprendiamo benissimo tutto il suo affannarsi, la sua predica ai dirigenti per rafforzare in fabbrica fra i lavoratori lo « spirito aziendale », perchè si adoperino direttamente sull'individuo, ecc. ecc. « Se un individuo — lei dice — capisce e sente di essere capito, può condividere, appassionarsi, responsabilizzarsi; se non capisce e non si sente capito, può reagire ed opporsi sia pure apertamente, oppure staccarsi, spersonalizzarsi, sentirsi strumento o addirittura macchina... ». Queste sono, senza dubbio, delle belle parole ma quello che a lei preme « ing. Leopoldo » non è tanto l'individuo e la sua personalità ma la conservazione dell'attuale sistema economico, cioè la conservazione del profitto o meglio del massimo profitto. Infatti con molta sincerità, che gli fa onore, parla in modo aperto di tutto questo, quando si lamenta dicendo che
« chi parla di noi, del nostro sistema economico, tende molto spesso a gettarvi delle ombre più che delle luci, ad attaccarlo con critiche... a scalzarlo verso l'opinione pubblica, che pure aveva imparato ad apprezzarlo (Interessante questo verso al passato). Ma vediamo un'altra parte del suo discorso ai dirigenti dell'azienda, cioè dove lei dice che « la pri ma necessità è conoscere l'uomo ». Ogni lettore è subito portato a pensare che finalmente qualcosa lì in alto si muove per capire i problemi, le esigenze, le aspirazioni che animano tutti i dipendenti. Ma ahinoi! tre righe più avanti ecco la sua verità: « valorizzare un individuo verso se stesso vuol dire accrescere il rendimento e quindi valorizzarlo anche (soprattutto, n.d.r.) per l'azienda ». Ma non solo. Dell'operaio, dice lei, bisogna « conoscere la condizione della sua famiglia, sia morale sia materiale; sapere quali sono i suoi interessi nella vita extra-lavoro ». A questo proposito, sig. Leopoldo, non le sem-
bra di spingersi oltre il consentito? Qui si violano le libertà personali per arrivare fino al ricatto ed al controllo poliziesco di ogni dipendente. Certamente, molti di quelli che la ascoltavano nell'auditorium del grattacielo sapevano che lei non stava inventando nulla. Infatti, questa sua politica, ingegnere, noi la conosciamo e la conosciamo da anni anche se in verità lei ha il pregio di aver apportato qualche aggiornamento. Intendiamo parlare del tempo del paternalismo e del metodo delle cosiddette « relazioni umane » che abbiamo sempre denunciato e combattuto. Era il tempo dei centri esuberanza, dei licenziamenti cosiddetti consensuali. Era il tempo del buon papà Pirelli che con i sorrisi e i richiami alla famiglia pirelliana faceva passare quella linea che doveva portare all'estromissione dalla « famiglia » di diverse migliaia di lavoratori e che colpiva « bonariamente » con licenziamenti in tronco i più stimati dirigenti sindacali e politici dei lacontinua in seconda pais.
L'ing. Leopoldo e gli amministratori delegati Dubini e Brambilla.