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Avanguardia proletaria2

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Avanguardia proletaria Novembre 1948 — Edito dal Comitato di Fabbrica del Partito Comunista Italiano Officine "E. Bianchi„ Milano — Bollettino N. I 416.1•69M.,

Gli operai della " Bianchi „ uniti e guidati dalla C.I., dal C.d.G. e dal Comitato di Agitazione, hanno combattuto fino alla vittoria A nulla sono valsi tutti gli intrighi della Direzione e della Confindustria di fronte alla ferma volontà dei lavoratori di non volere ad ogni costo i licenziamenti L'offensiva scatenata contro le organizzazioni dei lavoratori dalla Confindustria e dal Governo raggiungeva, nei primi di ottobre, anche il complesso « Bianchi ». Profilatosi il pericolo della smobilitazione del Rep. Fonderia (Desio) la Direzione convocava la Commissione Interna di Desio comunicandole che si trovava nella necessità di sospendere 50 operai perchè venivano a mancare quelle ordinazioni che potevano giustificare la permanenza di detti operai nella Fabbrica. In base alle disposizioni del contratto collettivo di lavoro venivano intraprese le trattative dalle due parti. Senonchè, la Direzione durante queste discussioni, aveva messo chiaramente in evidenza che non intendeva venire incontro ai sospesi con una integrazione e con impegnative garanzie di riassorbimento perchè lasciava intendere che dette sospensioni preludevano a un definitivo licenziamento. Questo era avvalorato dal fatto che la Direzione proponeva alla Commissione stessa un premio di smobilitazione. Avvertito pericolo, la C. I. interessava il C. d. G. perchè portasse il suo contributo tecnico alla risoluzione della vertenza. La Direzione dichiarava che non gradiva l'intromissione del C. d. G.: cosa del tutto ingiustificata, poichè detto organismo, oltrechè essere debitamente riconosciuto dalla Direzione, interveniva in un momento in cui la sua opera era richiesta dagli avvenimenti. Il Consiglio di Gestione dal canto suo, aveva in programma un abboccamento con la Direzione Tecnica riguardante, fra l'altro, la sistemazione della Fonderia: l'argomento fu quindi trattato a fondo fra le due parti, ed il C. d. G. pur riconoscendo la deficienza del Reparto, non rilevava la necessità prospettata dalla Direzione di voler procedere ai licenziamenti. Le proposte furono queste: 1) Immissione di una ventina di operai nel ciclo produttivo dei Reparti Moto-Velo; i rimanenti lasciarli nel Reparto Fonderia, rfducendo l'orario di lavoro di tutto il Reparto. 2) In caso di mancata accettazione del primo progetto il C. d. G. proponeva una rotazione di lavoro in quattro turni mensili, in modo che ogni turno di operai rimaneva sospeso una settimana su quattro. La Direzione Tecnica della Fonderia e il Direttore della produzione portavano

questi progetti all'esame della Direzione Generale; con questo atto, pur non dichiarandoRi esplicitamente, essi riconoscevano la fondatezza delle argomentazioni portate dal C. d. G. La Direzione Generale respingeva le proposte del C. d. G. La C. I. di Desio, data la situazione creatasi in seguito all'irrigidimento della Direzione, riteneva opportuno allacciare contatti con la C. I. di Milano. Entrambe stabilivano una comune linea di condotta per impedire il licenziamento degli operai, e assieme al C. d. G. chiedevano un abboccamento alla Direzione che, con speciosa argomeinto fu respinto. La maestranza, che era stata sempre tenuta al corrente dello sviluppo degli avvenimenti, dimostrò la sua solidarietà con gli organismi in lotta con una fermata di mezz'ora. Le due Commissioni ed il C. d. G. furono ricevute dalla Direzione. Il puntiglio della Direzione di volere trattare la questione esclusivamente con la C. I. di Desio denunciava la manovra di risolvere secondo il suo punto di vista la questione di tale Fabbrica, per passa-

re, in un secondo tempo, alla smobilitazione della Fabbrica di Milano. Intanto anche la stampa cittadina s'interessava variamente dell'argomento. Dopo lunga discussione, nonostante Io spirito conciliativo dimostrato e gli argomenti tecnici portati dalle organizzazioni rappresentanti i lavoratori, la Direzione respingeva nuovamente le proposte. A sua difesa, le maestranze costituivano allora un Comitato d'agitazione, e si apprestavano alla lotta profilantesi sempre più aspra. Ebbe inizio la « non collaborazione » e la cessazione delle ore straordinarie. T lavoratori di Desio, vista l'intransigenza della Direzione nell'accettare le umane proposte che non comportavano nessun onere da parte della Ditta, ma esclusivamente gravavano sui lavoratori stessi, che volontariamente si sobbarcavano una riduzione di orario per impedire ai loro compagni di lavoro di essere gettati sul lastrico alle soglie dell'inverno, scendevano in sciopero (12 ottobre). Così 550 lavoratori erano costretti alla lotta (continuazione a pag. 2)

INVITO ALLA LOTTA L'inasprimento delle condizioni politiche ed economiche della classe lavoratrice in Italia provocato da un governo fazioso e reazionario impone a tutti i democratici, e, in primo luogo ai militanti del Partito Comunista, una lotta conseguente e decisa perchè il programma di soffocamento e di provocazione della cricca al potere non venga realizzato. Questo foglio viene pubblicato allo scopo di servire a questa causa nell'ambito della nostra fabbrica. Le lacune nella conoscenza della nostra ideologia, lo scarso spirito di critica, e di autocritica, il debole senso organizzativo, l'insufficiente stimolo alla lotta, la confusa visione generale in cui einquadrano i nostri problemi particolari; tutte queste ed altre defunenze che rallen-

tano la nostra azione devono essere combattute e superate nel nostro interesse e per l'ulteriore rafforzamento del Partito. Questo giornaletto dovrà raggiungere lo scopo di migliorare noi stessi ed il nostro lavoro in modo da potere fronteggiare vittoriosamente le battaglie che la reazione conduce con sempre maggiore accanimento al ftne di piegare la volontà di vita e di progresso che anima la classe lavoratrice. Pervasi dal profondo senso di giustiZia che promana, dalle nostre idee, stretta,mente uniti attorno al nostro glorioso Partito, siamo sicuri che la vittoria arriderà, alle nostre bandiere, garanzia di una società nuova, altamente umana, pacifica e laboriosa.


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