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Estratto dal documento della F.L.M. di Milano al Consiglio Generale Prov. presentato nel mese di luglio 1973
La conquista delle 150 ore per il diritto allo studio può segnare una tappa importante nella lotta dei lavoratori per superare il sistema di emarginazione e di subordinazione che pesa sulla loro esperienza di vita: attraverso l'uso di tali diritti la classe operaia — e non più singoli lavoratori — si accosta alla scuola, e nel momento in cui chiede di utilizzarla per propri fini ne scopre la inadeguatezza delle strutture, il carattere discriminatorio dei metodi e dei contenuti dell'ins'egnamento, il fine di integrazione con i valori dominanti che essa propone.
Si può aprire quindi un lungo periodo nel corso del quale la crescita culturale e professionale dei lavoratori sarà contemporaneamente l'obbiettivo dell'utilizzo delle 150 ore nonchè il contributo più immediato della classe operaia per il rinnovamento della scuola. A tal fine vanno realizzate su obbiettivi concreti, iniziative e lotte unitarie con gli studenti e gli insegnanti.
a) Come utilizzare le 150 ore: se non è realistico pensare che la totalità dei metalmeccanici goda effettivamente delle 150 ore previste dal contratto nell'arco del triennio specialmente nei primi anni, occorre tuttavia creare le condizioni affinchè ad usarne sia una larga parte di lavoratori.
Le condizioni alle quali le norme contrattuali subordinano la possibilità di uti-
lizzare le ore retribuite per formazione culturale e professionale sono:
— che le assenze contemporane dal lavoro non superino il 2 per cento dei dipendenti. Interpretata rigidamente questa norma significa che in una fabbrica di 1000 dipendenti, non più di 20 possono assentarsi contemporaneamente. E' chiaro però che la norma serve a garantire le aziende che la partecipazione alla attività scolastica non provochi eccessivi problemi nella organizzazione tecnico-produttiva: ciò significa che il limite del 2 per cento è in concreto superabile a livello aziendale. Comunque pur stando ad una rigida interpretazione della norma contrattuale, calcolando l'utilizzo annuo di 50 ore retribuite e 50 non retribuite, distribuite nell'intero arco della giornata lavorativa, circa il 35 per cento (1) dei metalmeccanici può godere di tale diritto: il problema può acquistare quindi comunque una dimensione di massa.
Nelle piccole aziende con meno di 50 dipendenti va ovviamente garantito il diritto all'uso delle 150 ore almeno di i lavoratore per volta;
— che vengano utilizzate un numero di ore « non retribuite » corrispondenti a quelle retribuite. Tale norma pofrà indubbiamente qualche problema qualora tali ore fossero al di fuori dall'orario di lavoro normale (dopo la giornata lavorativa ed il sabato), ne deriverebbero
grossi problemi per tutti gli interessati (trasporti, tempo libero, stanchezza fisica, ecc.) e specialmente per i lavoratori più anziani.
Pertanto, se anche in una prima fase è possibile prevedere l'utilizzo delle 150 ore non retribuite anche al di fuori dell'orario di lavoro, occorre in prospettiva superare decisamente tale soluzione. Ciò però e possibile solo nella misura in cui si garantisca la retribuzione anche per le 150 ore aggiuntive.
A tal fine le uniche vie percorribili sembrano le seguenti: rivendicare dalla Regione Lombarda il parziale pagamento delle ore non retribuite dalle aziende; chiedere a livello aziendale l'integrazione della retribuzione mancante.
Queste prime indicazioni dicono già chiaramente che l'utilizzo delle 150 ore non può essere affidato ad una gestione individuale, dei singoli lavoratori, ma che esso è possibile solo nella misura in cui i consigli di fabbrica, e la FLM nel suo insieme, ne assumano integralmente la gestione.
E' solo in questo quadro che i lavoratori studenti, che temporaneamente non intendessero partecipare alle iniziative formative promosse dai consigli, possono utilizzare le 150 ore.
b) a cosa servono le 150 ore. Come già detto le 150 ore vanno certamente considerate come una occasione unica per la costruzione di una linea strategica del sindacato per il rinnovamento della scuola, e questo soprattutto attraverso la realizzazione di esperienze scolastiche alternative nei contenuti e nei metodi di insegnamento, l'affermazione di un rapporto diverso tra scuola e lavoro, la presenza contemporanea di studenti e lavoratori, l'avvio di un sistema di formazione permanente degli adulti.
L'uso delle 150 ore, che ha obiettivi immediati propri, va pertanto realizzato in questa prospettiva.
gut contenuti, va detto che anche i _corfi con prevalente carattere scientificotecnico-professionale, debbono conservare uno spazio specifico per la crescita culturale e politica dei lavoratori, soprattutto fornendo i più importanti strumenti di analisi della realtà sociale ed economica: e questo per evitare che — specie nel caso della formazione professionale — ci si orienti ad una attività di semplice supplenza rispetto a quella che le aziende praticano per proprio conto, o di cui necessitano.
Occorre inoltre ricordare che l'arricchimento culturale e professionale, unitamente alle nuove norme sull'inquadramento unico, è un modo concreto per forzare la mobilità categoriale, anche se occorre evitare che si diffonda la convinzione che partecipare ad un corso vuole dire avere diritto automaticamente al passaggio di categoria.
Infine una scuola di massa per adulti, corrispondente alle scelte indicate porrà seri problemi per quanto attiene la ricerca e la preparazione di insegnanti esperti nella formazione degli adulti e capaci di avviarsi su contenuti formativi non infantili e nozionistici: a tal fine è essenziale che si instauri un rapporto diretto ed organico tra gli insegnanti e i consigli di zona e di fabbrica.
Va comunque evitato il ricorso ad insegnanti volontari non retribuiti, non solo per la difficoltà di attuare una simile ipotesi, ma perchè ciò ridurrebbe immediatamente la portata delle nostre iniziative e realizzerebbe strutture scolastiche discriminate rispetto a quelle normali. Il pagamento degli insegnanti — con la nuova distribuzione delle competenze che ha fatto seguito all'ordinamento regionale — spetta a nostro giudizio alla Regione.
Nell'utilizzo delle 150 ore vanno fissate precise priorità che consentano di soddisfare innanzitutto le esigenze più sentite ed urgenti e quindi di definire, a livello aziendale, zonale e provinciale, un
piano di iniziative in grado di rispondere — sia pure con tutti i limiti non evitabili nella fase di avvio —, alla domanda di massa che presumibilmente si creerà.
Le priorità che si propongono, nell'organizzazione dei corsi 121 sono le seguenti;
per il recupero della scuola dell'obbligo; legati all'esperienza di lavoro, per militanti; per l'arricchimento culturale; per la formazione professionale; per l'estensione ai lavoratori dell'uso delle strutture universitarie.
E' in questo quadro che vanno considerate .le esigenze dei lavoratori studenti.
a) Corsi per il recupero della scuola dell'obbligo.
L'utilizzo delle 150 ore per l'estensione della scuola dell'obbligo da considerarsi assolutamente prioritario rispetto alle altre iniziative programmabili, deve contemporaneamente consentire il conseguimento del « diploma » di terza media e fornire i principali strumenti interpretativi della realtà sociale, economica e politica.
Questi obiettivi possono essere proposti e perseguiti all'interno della scuola media statale ordinaria, dove è possibile impostare una « media per adulti » scevra dei contenuti infantili e nozionistici. Il diploma dovrebbe essere conseguito
possibilmente in un solo anno attraverso la partecipazione a 300 ore di attività scolastica reale. Occorre evitare il rischio che l'estensione della scuola dell'obbligo a tutti i lavoratori realizzi una struttura scolastica scadente e staccata dalla media ordinaria, che oltre al limite di per sè già consistente di un numero minore di ore di insegnamento, aggiunga contenuti e metodi di insegnamento precari e incerti.
L'utilizzo delle 150 ore per l'estensione della scuola dell'obbligo non può comunque essere considerato l'avvio di una preparazione da continuare poi a livello privatista.
Un contributo importante, alla individuazione dei programmi e dei metodi di insegnamento, può invece essere dato dalle numerose esperienze di scuole popolari che vanno associate alla nostra iniziativa.
b) Corsi per militanti legati all'esperienza di lavoro.
Questi corsi sono indubbiamente quelli politicamente più immediati e ricchi. Essi, incidendo direttamente sul livello di
X 11 - F' ovvio che, nei casi in cui le strutture scolastiche non siano disponibili la mattina perchè già impegnate dalla normale attività, la percentuale ne risulterà all'incirca dimezzata.
(2) - Tutti i corsi proposti dovrebbero essere promossi dai Consigli di fabbrica e dalla FLM trame quelli indicati alla lettera c).
CARO ...TI PREGO... BASTA DEVI ANDARE AL LAVORO, . FARAI '(ARDI...
STAMATTINA NON VADO AL LAVORO... VIENI QUA.. CARA...
/ QUE5f0 PERÒ 51 CHIAMA ASSENfEISMO.. of.
coscienza di classe, dovrebbero fornire ai lavoratori interessati strumenti culturali critici legati direttamente alla loro esperienza lavorativa, e tendere quindi ad un arricchimento di carattere culturale e politico.
A titolo esemplificativo i contenuti di questi scorsi dovrebbero ruotare intorno ai seguenti argomenti: organizzazione del lavoro, medicina del lavoro, diritto del lavoro, storia del sindacato, storia delle dottrine politiche, ecc.
Sedi dei corsi dovrebbero essere: le scuole medie superiori, le università, enti e fondazioni già qualificate in attività formative.
A questi corsi in modo particolare Occorre garantire la partecipazione contemporanea di lavoratori e di studenti non occupati.
La durata di ciascun corso potrebbe essere di 100 ore.
c) Per l'arricchimento culturale.
Se occorre affermare un uso collettivo delle 150 ore, sarà opportuno tuttavia consentire anche un uso individuale delle stesse, soprattutto nella fase di avvio quando le iniziative formative direttamente proposte e coordinate dall'organizzazione sindacale saranno necessariamente sperimentali e limitate.
Ciò significa in concreto, offrire la pos- sibilità ai singoli lavoratori di partecipare ad iniziative culturali già esistenti che riguardano l'arricchimento culturale in genere (a puro titolo esemplificativo: lingue, iniziative con contenuti tecnico-scientifici, storia moderna, economia politica, ecc.).
cl) Per la formazione professionale. E' soprattutto nei confronti dei corsi di formazione professionale che va poeta in particolare attenzione per evitare dt assumere un ruolo di mera supplenza nei confronti delle iniziative padro- nali.
Tuttavia è questo un terreno da sperimentare pienamente: abbandonarlo alla gestione padronale o dei vari « enti » senza tentare di utilizzarlo nelle specifiche situazioni aziendali, per forzare gli stessi criteri di mobilità professionale, sarebbe un errore pericoloso.
Certo non vanno create aspettative cui sarebbe difficile dare risposta e va quin- di ribadito anche in questo caso che la partecipazione a corsi di formazione professionale non dà di per sè diritto ad un avanzamento di categoria.
Assai più che per altri corsi, elementi assolutamente condizionanti per la realizzazione della formazione professiona- le sono sia la disponibilità concreta delle strutture scolastiche — che in questo canino esigono normalmente una significativa attrezzatura — sia le aspettative dei lavoratori relativamente alle possibili qualificazioni o specializzazioni. Occorre pertanto • innanzitutto realizzare una adeguata ricerca in queste due direzioni•
Le strutture per la formazione professionale che possono essere utilizzate in questa - direzione, sono tutte quelle esistenti, comprese le eventuali scuole aziendali:' l'essenziale è ribadire che il controllo e la verifica dei contenuti va affidata ai consigli ed . alla F.L.M. nel suo insieme.
La durata dei corsi di .formazioneprofessionale dovrebbe variare secondo i contenuti e i livelli di qualificazione degli stessi.
e) A livello universitario.
Attraverso questi •corsi (di alcuni si è già parlato) si chiede di •estendere ai lavoratori l'uso delle strutture universitarie. Questo utilizzo delle 150 ore ci vede partire da una posizione di maggior forza, sia perchè esiste già oggi una consolidata :presenza dí lavoratori studenti nelle università, sia-perchè esse sono aperte ai •non• iscritti, sia perchè godono di una autonomia amministrativa e 'didattica abbastanza rilevante. C'è
inoltre da considerare che a livello universitario 50 ore rappresentano la durata media di un corso.
I problemi che-. si pongono in questa direzione sono pertanto essenzialmente. oltre queai relativi alla individuazione dei contenuti cui dare priorità i seguenti: realizzare una presenza org,anizzativà significativa dei lavoratori nelle- università. superando la caratteristica individuale che tale presenza ha• assunto fino ad oggi;
affermare la compresenza di studenti e di lavoratori a questi seminari in .quantul corsi debbono avere piena validità sia per gli studenti che per i lavoratori;
— realitiare stretti momenti di,unità con gli studenti sui problemi relativi alla scuola e all'organizzazione del lavoro.
C) lavoratori studenti. Il contratto nazionale prevede già' per i lavòratori studenti facilitazioni specifiche. per la frequenza ai corsi e agli esami. Essi sono: esonero dal lavoro straordinario; la immissione in turni di lavoro che consentano •anche la-partecipazione alle attività scolastiche, permessi retribuiti .per I giorni di esame e i due giorni. lavorativi precedenti. 120 ore annue di permesal non retribuiti per la frequenza alla attività scolastica. A livello aziendale esistono inoltre spesso trattamenti migliorativi. Pertanto benchè i lavoratori studenti possono utilizzare le 150 ore retrituite nel triennio (specificamente per i loro programmi di studio) va detto con chiarezza che è preferibile che essi — che hanno vissuto i problemi dello studio contemporaneo al lavoro — usino insieme agli altri lavoratori della loro fabbrica di questo diritto.
d) come procedere. Non c'è dubbio che la F.L.M. dovrà darsi una strutture. anche a livello provinciale, in grado di affrontare la grande mole di problemi organizzativi e di linea che l'utilizzo della 150 ore pone. Tuttavia il peso maggiore dell'attività ricadrà, fin dalla fase iniziale, sulle zone e sui singoli consigli di fabbrica. Questi ultimi, in particblare, dovranno essere strumenti sensibili per la rilevazione, l'organizzazione e la gestione delle aspettative dei lavoratori, i protagonisti diretti di uno sforzo teso a costruire una scuola per i lavoratori, gestita anche dai lavoratori, che superi nei contenuti e nei metodi di insegnamento la scuola tradizionale. Per avviarci verso questo importante obiettivo sono necessarie alcune iniziative immediate:
— ciascun consiglio di fabbrica e il direttivo di zona promuovano un sondaggio che rilevi sulla base di una proposta di massima:
1) innanzitutto dove sono concentrati i lavoratori privi di licenza media ed elementare (la F.L.M. propone ai consigli di dare una priorità assoluta al recupero dell'obbligo scolastico);
i lavoratori interessati prevalentemente a corsi con contenuti di carattere culturale .e politico (corsi sull'organizzazione del lavoro, sulla difesa della salute, diritto del lavoro, storia contemporanea, ecc.) eventualmente da organizzarsi presso l'università;
le aree professionali che necessitano maggiormente di un tipo di istruzione tecnico-scientifico in relazione alla mobilità;
i lavoratori che intendono utilizzare con criteri individuali le ore a disposizione.
— I consigli e le zone proinuovono. confronto con i sindacati scuola, gli enti locali, con le istituzioni scolastiche e con le .scuole popolari di zona al fine di realizzare iniziative concrete.
In • particolare occorre rilevare la effettiva disponibilità, a liVello locale, di strutture scolastiche avendo presente che occorre puntare il più possibile ad un uso delle stesse che abbracci Vinte-
Luz
ra giornata lavorativa, Nel caso in cui lavoro e studio si intreccino nella stessa- giornata, è necessario che la scuola sia vicina al posto di lavoro: comunque
è importante che in un posto o nell'altro sia possibile utilizzare la mensa.
— Ciascun oonsiglio promuove un dibattito tra i lavoratori e organizza la domanda di utilizzò delle 150 ore.
— Si apre la trattativa con la direzione
in ordine alla formazione .dei lavoratoriche utilizzano le 150 ore stabilendo le priorità in relazione al tipo di richiesta, nonchè alle eventuali integrazioni per le ore il cui pagamento non è previsto dalla norma contrattuale.
La F.L.M. provinciale provvederà contemporaneamente:
— ad aprire una trattativa coni pubblici poteri (Comuni, "Regione. Governo) per le questioni relative all'uso delle
10 50N0 UN FEROCE E IRRIDUCIBILE NEMICO DELLA RENDILA PARA55IfARIA CHE CONfRATA CON LO SPIRI-, 1-0 DEL CA POLI 5M0 AVANZATO!
IO INTENDO ELIMINARE
I PROFITTI CHE NON DERI= VANO DA LAVORO .141
strutture scolastiche, agli insegnamenti e al pagamento delle ore. e al materiale necessario per garantire la gratuità effettiva dello studio;
— fornire a tutti i Consigli di fabbrica strumenti indispensabili per realizzare le iniziative proposte, in particolare attraverso la organizzazione di seminari sull'utilizzo delle 150 ore, la preparazione dei questionari; la rilevazione delle esigenze, ecc.