il comunista
Sez4 PC.I.Irma Bandiera C.Erba MILANO
Industria farmaceutica e riforma sanitaria
DIBATTITO TZA LE FORZI POLITICHE PRESENTI IN FABBRICA SUI PROBLEMI E SULLE PROSPETTIVE DEL SETTORE FARMACLUTICO
Questa edizione de "il comunista" è in maggior parte occupata dalla trascrizione di un dibattito su problemi inerenti il settore farmaceutico.
Con questa iniziativa abbiamo voluto, in una forma che noi giudichiamo ottimale, apri— re il nostro giornale a contributi esterni, non come tribuna dalla quale può parlare chi ha qualcosa da dire, ma come terreno per un confronto di idee.
Questa iniziativa è anche un tentativo concreto di arrivare ai lavoratori con un lin— guaggio "parlato° che è solitamente più chiaro di quello scritto.
la DOMANDA
Nei quei o Ulla riforma sanitaria che avrà come conseguenza inevitabile una diminuzio ne dei consumi e della produzione dei farmaci, quali linee di riconversione sono reali sticamente proponibili per l'industria farmaceutica? Bisogna privilegiare una politica occupazionale o la creazione di un servizio pubblico non necessariamente con un bilan— cio attivo?
BIANCHINI (PSI) •
Secondo me le linee di riconversione realisticamente prospettabili per l'industria far maceutica, credo vadano essenzialmente ricercate al suo interno, nel senso che propo — nendo, come da più parti è stato fatto, linee di riconversione esterne al settore, qua
e lotta per un'italia libera democratica sociali.
li la diagnostica e la cosmetica, nelle quali molte industrie si sono riversate, si corre il rischio di creare in questi settori ulterioni aree di consumismo e di distorcere anco ra una volta il problema. Cioè cercando di ri solvere un problema da una parte, si crea un altro groiso dall'altra, in termini sia di consumismo che di spesa, ad esempio per quanto riguarda il settore diagnostici. Al contra rio ciò che io credo sia necessario, e proponibile, per l'industria farmaceutica è una ri conversione di linee e filoni di ricerca e produttivi, esplicata da una diversa qualità di intervento, volta soprattutto a quelle aree di produzione che attualmente sono compie tamente di predominio delle multinazionali. Quindi la riconversione, non solo realisticamente, ma proprio come necessità, economica, deve basarsi sull'intervento di un'area che è quella delle materie prime e delle specialità farmaceutiche che hanno un alto contenuto scientifico e che sono oggi inmano alle multinazionali straniere.
Ma se è pur vero che questa è la linea di riconversione che deve essere perseguita, rimane il problema di cosa proporre per l'immediato, in quanto l'intervento che ho prospettato richiede realisticamente tempi non brevi.
Secondo me si tratta di ricercare una linea di mediazione che masochisticamente non ci faccia dire a priori "dobbiamo espellere per forza manodopera da questo settore" ma che possa farci trovare delle linee intermedie.
Come dicevo tempo fa in un'assemblea, di porci il problema se non sia il caso di a£ cettare in questi frangenti produzioni anche non altamente qualificate, di Aspirina per esempio.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, io sono convinto che occorre pre vilegiare la politica occupazionale, ma non nel senso di difendere a spada tratta i singoli posti di lavoro; previlegiare una politica occupazionale significa, per me affermare una volgtà di trasformazione del settore e quindi un allargamento della ba se produttiva.
Consumi farmaceutici in Italia nell'ultimo quinquennio
— valore (miliardi di lire) 775 (100) 1535 (198) 1850 (239)
Consumo mutualistico:
— valore (miliardi di lire) 485 (100) 1130 (233) 1400 (289) Rapporto tra consumo mutualistico
dati stimati
I dati esposti mostrano il consumo di prodotti acquistati presso le farmacie. Essi quindi non comprendono i consumi farmaceutici ospedalieri. Il consumo complessivo si riferisce, oltre che ai "prodotti etici", cioè oltre ai medicinali che possono essere ritirati in farmacia solo dietro presentazione di ricetta medica, anche ai "prodotti da banco", per i quali non è necessaria la prescrizione, ai "oliatetici" ed ai "parefarmaceutici". Il "consumo mutualistico" è espresso ai lordo delle sconto che a norma di legge industrie e farmacie sono tenute a versare agli enti di maiattia nella misura rispettivamente del 19 e 6 per cento. Siccome nei 1970 lo sconto è stato elevato, il ricavo netto industriale ha subito sul quinquennio un incremento inferiore rispetto a quello figurante in tabella.
LABICHE (DC)
Per quanto concerne la riconversione noi pensiamo che sia opportuno vedere per tempi brevi al cune soluzioni che abbiano a mantenere intatti la produzione e gli impianti.
Però riteniamo anche che sia giusto nel caso di una forte diminuzione dei consumi che la ricon versione industriale avvenga secondo i dettami indicati dalla legge stessa.
Per quanto concerne il privilegiare la politica occupazionale o il servizio pubblico noi rite— niamo di dare precedenza all'occupazione, ma di non dimenticare anche quanto è stato detto ie ri a Roma sulla possibilità di poter manovrare la mobilità di avere le varie persone.
Per il servizio pubblico non necessariamente con bilancio attivo pensiamo che non sia nè uti— le nè necessario perchè altrimenti andrebbe sempre a caricarsi sulle spalle dei lavoratori che necessitano di medicinali.
PUCCI (PCI)
Innanzitutto una premessa sulla diminuzione dei consumi: la contraddizione che si pone tra l'e sigenza di diminuire drasticamente i consumi di farmaci in Italia e riflessi occupazionali, è una contraddizione solamente apparente proprio perchè le soluzioni che poi verrè ad elencare sulle possibili linee di riconversione compensano largamente il dato sulla possibile caduta oc cupazionale.
Va detto subito in modo fermo l'importanza della riduzione dei consumi e cosa vuol dire questa riduzione. Inutile citare i soliti dati dei 16.000 farmaci in commercio, l'abuso sfrenato che è stato fatto dei farmaci spesso inutili, spesso dannosi perchè male usati. Ricordiamo l'esempio ormani drammatico: l'Italia è stato l'ultimo paese che ha ritirato dal commercio il triste tali &mide i cui effetti è inutile ricordare, è l'ultimò paese che ha inserito l'antipolio Sabin ee --cetera, tanti casi di questo genere. E sono rimasti. l'enorme volume di prodotti che hanno spesso fatto più danno che non curare le malattie (,si ricordi il dato spaventoso delle malattie iatro— gene cioè quelle malattie che derivano dall'abuso e dal non buon uso dei farmaci, di ricoverati dunque in ospedale per il non corretto uso dei farmaci); è quindi essenziale ridurne trasticamen te i consumi selezionandoli opportunamente.
Una prima cosa che mi viene in mente, una proposta che ormai sta avendo un largo consenso sul piano internazionale, è quella dell'utilizzo del nome generico del prodotto anzichè del nome di fantasia; noi abbiamo come Carlo Erba Cloranfenicolo, perchè non chiamare la specialità cloran— fenicolo anzichè chemicetina o con tutti i nomi di fantasia che nedderivano e così pure per le stesse ampicillina o pennicillina che assumono nomi più strani, Ma arriviamo subito al dato del la riconversione del settore: essenziale e fondamentale è una riconversione che deve partire da una analisi dei farmaci essenziali utili e necessari la cui immagine viene fornita dagli stessi provvedimenti presi anche nel nostro paese da alcune regioni democratiche con i nuovi prontuari ospedalieri.
An quella occasione abbiamo visto che per alcune regioni sarebbero sufficienti 600 o 700 prodot tí e comunque non più di 250 principi attivi per curare grosso modo tutte le malattie esistenti e comunque tutte le patologie che ci sono, sia quelle a carattere infettivo che quelle di ordi— ne degenerativo. Quindi una grossa scelta è da farsi sui farmaci essenziali, ma ovviamente, qui,
troviamo un primo livello di scontro grosso, lo scontro che avviene a livello in ternazionale quando notiamo che la stessa. Organizzazione Mondiale della Sanità è d'accordo ad orientare le produzioni e quindi ovviamente la ricerca, a questa se rie di filoni e farmaci essenziali, utili e necessari. E troviamo invece dall'al tra parte le multinazionali, é, nel settore farmaceutico le multinazionali non solo predominano sul mercato ma dominano negli orientamenti e nei filoni produt— tivi e della ricerca.
Le multinazionali stranierec co he prono in Italia oltre che il 60% dti mercato la stes sa "qualità" dei farmaci ( i farmaci veramente utili ed essenziali infatti sono in mano alle multinazionali che intendono esasperare il consumismo di farmaci).
Per questo le Aziende italiane si devono costituire in Aziende a controllo pubbli co ( l'indicazione di una Azienda di Stato da parte della conferenza di produzione della Carlo Erba è un primo momento ben preciso di identificazione di un'area pub— blica in questo settore) è questo è già un obiettivo che richiede nell'ambito di una programmazione nazionale , che queste Aziende debbano di fatto togliere spazio di produzione e di decisione d'orientamento alle grosse Aziende multinazionali quindi coprire spazi di mercato di farmaci essenziali ed utili. Non bisogna dimen ticare che c'è un mercato, certo meno appetibile, per le Aziende private soprattut to, che è quello dei farmaci per malattie rare, rare ma non per questo meno danno— se e gravi, che richiedono uno sforzo di ricerca e di produzione meno remunerativo al quale solo un'Azienda pubblica può corrispondere. Poi ci sono anche i filoni le gati all'esigenza di sviluppare il mercato internazionale: noi siamo per uno svi — luppo dell'esportazione e qui si ha un ulteriore dato di scontro con un'esigenza di andare a ricercare e produrre soprattutto farmaci che sono inerenti alle patolo gie che esistono nei vari paesi nei quali si dovrebbe sviluppare l'esportazione e in particolare i Paesi del terzo mondo.
Il dato di scontro che si rileva e che le multinazionali che hanno dominato e domi nano con la loro presenza, con le Filiali e Consociate proprio nei paesi del terzo mondo sono andatenella direzione completamente opposta, sono-andati a produrre ed esportare prodotti che non hanno niente a che vedere con le esigenze delle grandi larghe masse decisamente sfruttate dí quei paesi, quindi con un carattere imperia lista delle multinazionali che hanno causato enormi danni oltre che sulla salute anche di ordine economico.
Quindi ricerca e produzione sulle patologie dei paesi del terzo mondo, a questo proposito è interessante sapere che alcuni paesi compresa l'Angola, hanno richie— sto all'Istituto Mario Negri, uno studio su un prontuario nazionale, questo vuol dire che questi paesi del terzo mondo che guarda caso son quelli che con le loro lotte si sono liberati dai giochi delle multinazionali vogliono avere una autono mia decisionale proprio legata alle esigenze sacrosante che sono rilevabili da quelle situazioni.
Gli investimenti esteri
nell'industria farmaceutica
Ciò che più colpisce è la maggior capacità di sviluppo dimostrata dalle imprese straniere nel nostro mercato. Mentre le aziende italiane si sviluppano a un tasso medio annuo del 10%, quelle straniere superano il 15%
Le maggiori società
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Sempre secondo il fatturato le maggiori società operanti in Italia nel settore farmaceutico sono le seguenti: Glaxo (57 miliardi di lire), Iztaiit (52 miliardi), Farmitalia (50 miliardi), Sandoz (48 miliardi), Roche (45 miliardi), rlo Erba (41 miliardi), Sigmatau (37 miliardi), Ciba-Gei (35 miliardi), Rounel Maestretti 31 miliardi), Angelini 129 miliardi). Ben sei delle dieci società qui riportate sono controllate da multinazionali stranigre.
Verso questi paesi ci deve essere uno sforzo di esportazione di tecnologia, di Know-how e di conoscenze che anche le Aziende italiane devon devono poter svolgere. Quindi in tutti questi 3 obiettivi di riconversione all'interno del settore deve giocare un ruolo specifico l'ipotizzata Azienda di Stato, l'Azienda a controllo pubblico.
Il secondo filone è quello fuori dal settore, Bianchini diceva che forse questo livello di impegno non è così interessante, decisamente è meno prioritario del primo. Io sono convin to che se sviluppassimo gli obiettivi del pri mo filone di riconversione, quello nell'ambito del settore, già con questo, e sono d'accor do con Bianchini, usciremmo dalla contraddizio ne di andare a colpire l'occupazione. Però laddove si analizza la struttura dell'In dustria farmaceutica in Italia con una presenza fortissima di piccole e medie Azien de, c'è l'esigenza di andare a studiare anche modi e possibilità di sviluppo o quan tomeno di mantenimento dei livelli occupazionali anche al di fuori del Settore. Ciò significa soprattutto partire da quei settori che derivano in certo modo dal settore farmaceutico, primo fra tutti quello della veterinaria che si lega ai grossi pro blemi dell'agricoltura, quindi con una esigenza fondamentale. C'è poi il problema delle piccole e medie Aziende che per poter sopravvivere, quelle che hanno ricerca, possono costituirsi in consorzi nell'ambito di quanto prescritto dalla legge sulla riconversione industriale, di consorzi di ricerca che possa dare possibilità di giocare un ruolo anche nel settore farmaceutico, mentre le Aziende improvvisate o che producono in cantina o che producono prodotti o inutili o copiati, occorre arrivare a cambiamenti strutturali con produzioni legate e altre esigenze quali per l'agri coltura, per la piccola chimica o in base ad esigenze del territorio in cui operano queste aziende; rimane comunque fermo che non si proceda alla chiusura di tali aziende. Il ruolo pubblico come già deto, è importante se inserito in un preciso programma e in una precisa programmazione sulla chimica fine, però occorre porre attenzione ad un fatto: proprio in questi giorni sta venendo avanti una intesa tra le asso ciazioni padronali (Assofarma e Farmunione) in tema di brevetto. Sul brevetto ci sono norme comunitarie da rispettare, orientamenti e indicazioni che da anni vengono avanti da varie forze, ma occorre stare attenti perché se il problema brevetto, come tanti altri problemi del settore, viene preso in modo disorganico, con provvedimenti l'uno separato dall'altro allora il pericolo é quello non solo di colpire un controllo pubblico del settore, soprattutto quello di privilegiare il dominio economico e le scelte delle imprese multinazionali data, come già detto, la composizione del settore che vede la forte presenza delle multinazionali straniere; quindi noi siamo contro l'instaurazione di un brevetto prima che venga presa una precisa posizione per un controllo pubblico nel settore.
Diversamente si ritornerebbe ad una ripresa di vecchi meccanismi col predominio delle multinazionali, con aggravi non solo sui problemi della salute, ma per tutta l'economia del paese.
DAINO (DP)
Io penso che la riduzione dei consumi non sia una questione specifica del settore dovuta al fatto che finalmente ci si é accorti che i farmaci come vengono fatti oggi sono più nocivi che utili, ma che faccia parte di una precisa posizione di una riduzione complessiva della domanda interna secondo la teoria che questo pottetébbe a combattere l'inflazione. Questo anche perché da una indagine fatta anche dai maggiori quotidiani, non é vero che in termini monetari il consumo farmaceutico degli italiani sia più alto di quello degli altri paesi, al contrario é tra i più bassi; quindi se è vero che bisogna trasformare l'assetto sanitario e l'industria farmaceutica italiana, bisogna però distinguere perchè la riduzione dei consumi è all'interno di un discorso politico più generale che ha obiettivi diversi da quelli che si propone oggi il movimento operaio.
Nell'industria farmaceuticacome pure in tutti i settori produttivi il problema è quel lo dell'occrpazione: questo non è in contraddizione con il mantenimento di un certo apparato produttivo e di una certa qualità della produzione perchè, e lo diceva anche prima Pucci, su queste cose la maggiore contraddizione è tra la produzione di farmaci césiddetti privilegiati anche da un punto di vidta economico come da un punto di vista qualitativo, vengono infatti da imprese multinazionali che hanno un rapporto di forza sul piano internazionale diverso una penetrazione più capillare ecc.
Questo significa da parte nostra che l'unico modo per evitare una maggiore qualificazione dell'industria farmaceutica vada a discapito dell'occupazione e che vengano usati come criteri di ristrutturazione i canoni del capitalismo e dei padroni, è necessario colpire in altre direzioni; le multinazionali innanzitutto: abbiamo visto la Richaddson Merrel a Napoli con quanta spregiudicatezza abbia colpito i lavoratori. Naturalmente occorre chiamare in cau sa il Governo che su queste cose non si muove dalla parte che i lavoratori rivendicano, inol tre si tratta di combattere gli sprechi e i parassitismi che nel mondo sanitario,in particolare nell'industria farmaceutica,si sono sviilluppati. Queste due sono le cause da colpire per evitare che l'industria farmaceutica comunque riformata, se verrà riformata, diventi pas siva; questo significa ancheconquistare da parte dei lavoratori un potere contrattuale. Allo ra sarà possibile applicare le linee di riconversione proposte dal sindacato come da altri può partendo da un rapporto di forze reale.
Riconversione, ovvero produrre cose che non partano dalle esigenze del capitale; noi siamo perchè i farmaci non siano da considerarsi merci alla stregua di altre e quindi riteniamo che non sia il profitto la molla per cui produrre i farmaci, ma siano le esigenze della collettività e rispetto a questo si può riconvertire completamente il settore.
Quale ruolo deve giocare la ricerca dei piani di riconversione?
DAINO (DP)
Siccome si fa strada all'interno dei partiti politici, del movimento e all'interno del la nostra fabbrica in particolare un discorso secondo il rilancio della ricerca dovrebbe essere il toccasana che risolve tutti i problemi;ssecondo noi questi termini sono molto limitativi. Penso che purtroppo per uscire da questa crisi sia il livello di mobilitazione che la classe operaia può esprimere a partire non tanto dalle propostettecniche alternative (cioè che cosa produrre) in alternativa, cosa che abbiamo visto avere dei limiti) ma tra i rapporti di forza che si conquistano, giorno per giorno in fabbrica e sui quali si può poi innesta re la proposta che si fa; è chiaro che qualcuno può dire che è sulle proposte concrete che si costruiscono la mobilitazione, su ciò siamo d'accordo, ma queste alternative che abbiamo spes
2à DOMANDA
so individuate; però non siano stati in grado 111.1Pi R. C Eg CR di renderle operative; detto questo però la Iliffilli questione della Ricerca nei piani di riconver
VI“4 sione, più che la ricerca in quanto La-
fl.“íAht mento più specifico come organizzazione dei la le si tratterebbe di vedere la Ricerca un mo134, s voratori nella Ricerca, altrimenti potremmo ri cadere nella stessa domanda di quali filoni e tipi di produzione intendiamo fare per il future; allora il settore della ricerca come diciamo che deve essere organizzato e che tipo di rapporto ci deve essere fra i lavoratori e i dirigenti . Vengo da una esperienza di questi giorni del ti po di rapporti che si sta realizzando nei repar ti su questioni specifiche, i "team": penso che la capacità dei lavoratori di incidere su queste questioni, sulle ricerche in particolare, derivi dal conseguireun obiettivo che ritengo centrale: la discussione preventiva dei piani di ricerca non solo da parte dei dirigenti, ma da parte di tutti i lavoratori e l'entrare nel concetto su tutto quello che comporta quel piano di ricerca.
Ad esempio sono stati fatti degli spostamenti in modo unilaterale da parte della direzione con la scusa di attgare i team di ricerca, senza interpellare il delegato di reparto ed i lavoratori interessati; a questo punto ci siamo fermati e abbiamo fatto richieste specifiche: d'ora in poi ogni tipo di trasformazione del reparto deve essere preventivamente discusso con i lavoratori; immediato reintegro dei lavoratori che se ne sono andati dal reparto a seguito di questi spostamenti.
E' su questo tipo di rapporto di forze che si crea nel reparto che la Ricerca può avere un t reale ruolo trainante e in qualche modo per fare uscire il settore dalla crisi.
PUCCI XPQI)
pRogiA Dividerei la domanda in due punti, uno che è legato ovviamente agli obiettivi citati citati prima: la domanda è - qual'è il ruolo della ricerca nell'ambito dei problemi della riconversioneScontati che debbano esistere riconversioni nel settore e fuori del settore deve essere altrettanto scontato che la ricerca deve seguire gli obiettivi dei filoni citati prima a proposito della riconversione.
Direi che per quanto riguarda il problema dei farmaci essenziali come dicevo prima, in cui le aziende italiane e quelle che secondo noi dovrebbero entrate nell'area delle azien de pubbliche o quanto meno a controllo pubblico, esso dovrebbe presupporre un tipo di ricerca in tempi non lunghi proprio perchè molto ancora resta da fare per quanto riguarda la tematica sugli effetti collaterali, quindi sull'organizzazione della parte finale del la ricerca, quella clinica e sul monitoraggio, la ricerca finale in sostanza che potreb be arrivare in termini relativamente brevi a perfezionare ed a riproporre prodotti che sono quelli gia citati prima nell'ambito dei farmaci essenziali.
Forse tempi più lunghi sarebbero necessari per i farmaci per le malattie rare anche se le spese di ricerca non saranno minimamente ricompensate dall'eventuale utile che ne deriverebbe dalla commercializzazione di questi prodotti, ma l'impegno di ricerca deve essere commisurato alla essenzialità dei farmaci di cui c'è urgente bisogno.
Le stesse cose per quanto riguarda i tempi medio lunghi, e riguardi:l filoni legati al le diverse patologie rilevabili nei vari paesi ed in particolare nei Paesi del Terzo Mondo.
La a fianco di questo tipo di ricerca, che parzialmente rientra ancora nel modo tradizionale di fare ricerca, occorre insistere, occorre lottare, perchè avanziho degli obiettivi nuovi,. obiettivi che sono al centro di dibattiti internazionali; il riferimento può essere il congresso di Stoccolma che ha avuto parecchia eco, dove sono state rivalutate le sostanze di attività biologica. (dotateddi...) Intorno a queste sostanze ed ai prodotti da esseederivati, si può giocare in parte il futuro della cura ed anche, in una certa misura, della prevenzione di certe malat— tie largamente diffuse. A questo proposito citiamo alcuni sottoprogetti, così come vengono chiaLati dallo stesso progetto del C.N.R.con il quale ultimamente si è dato un orientamento intorno a questi filoni di particolare interesse e che devono tra l'altro interessare le aziende quanto più queste rientrano in un ruolo pubblico, quantopiù quindi, queste sono degne:ii ricevere finanziamenti pubblici. Su questo siamo ovviamente daccordo, ma ci vuole un controllo specifico per sapere dove questi finanziamenti vanno a finire e come vengono impiegati.
Questi sottoprogetti vengono chiamati "LA CHIMICA DEI VEGETALI, LA CHIMICA DEI NICROORGANISNI O DEI FUNGHI, LA CHIMICA DEGLI ORGANISMI MINI, LA stessa CHDUCA DEGLI INSETTI, oppure "LE SOSTANZE A NATURA PROSTANOIDE O LE SOSTANZE AD AZIONE ANTIBIOTICA. Ecco tutto. questo è una partita che apre nuove prospettive della Ricer ca, nuovi filoni, nuovi modi anche di ricercare e qui ovviamente si inserisce la bat taglia nuova, quella legata a un modo nuovo di fare ricerca, ad una nuova organizza— zione non solo scientifica, ma del lavoro della ricerca, per cui i1 flusso delle in— formazioni per arrivare a predisporre nuovi team e gruppi multidisciplinari che coinvolgano tutti i ricercatori in modo da andare ad annullare la classica visione piramidale della ricerca, del flusso di informazioni e in sostanza delle decisioni in cui il capo laboratorio decide e spesso lui solo ha i collegamenti con gli altri laboratori, lui solo, spesso, è legato alle direzioni generale e di marketing che stabiliscono in quale gamma terapeutica si debba insistere a fare una certa ricerca. Si deve invece andare al coinvolgimento dei tecnici non solo per la sensibilità di cui è dotato il tecnico per un nuovo modo di fare ricerca, ma soprattutto perchè è una esigenza fondamentale per recuperare dati di professionalità inutilizzati che esistono tra i ricercatori. Un altro obiettivo minore su cui si deve puntare è quello di uno spostamento di risorse dalla PROPAGANDA alla RICERCA: lo spostamento di ricchezze, personale e di professionalità dalla propaganda alla ricerca non significa rinunciare al legittimo recupero di spazi di mercato e di margini di "profitto" (magari da reinvestire nel— la stessa ricerca), quanto nel realizzare concretamente un rapporto più professio— nale ed etico con medici ed operatori sanitari; e soprattutto nell'agganciare lo stesso rtholo degli Informatori Medico—Scientifici alle varie FASI della RICERCA adottando con efficacia lo strumento del MONITORAGGIO ATTIVO.
LABICHE (DC)
A questo proposito io posso dire poche cose non essendo nè un ricercatore farmacologico, nè chimico. Pertanto come tale ío faccio solo un discorso sociale e ritengo che sia utile e necessario che il ruolo della ricerca oggi come oggi debba coinvolgere in assoluto tutte le sue forze affinchè si trovino e si introducano far— maci necessari ed utili alla salute delle popolazioni, oggi molto precaria. In particolare occorre ricercare le soluzioni che vadano verso la prevenzione delle malattie.
BIANCHINI (PSO)
Io cercherei di rispondere alla domanda scindendola in due aspetti, così come è stato fatto dagli inter:v-otri che mi hanno preceduto. Affermare prima di tutto quella ché-déve essere la filosofia della ricerca dei pianiddi riconversione: il recuperos fondamentale per l'Italia, di una maggiore autonomia tecnologica, che consenta di sviluppare produzioni a maggiore valore aggiunto; lo sviluppo di conoscenze in difesa della saluteee dell'ambineee un grosso e serio impegno nella riccica industriale di sviluppo e applicata; il potenziamento della ricerca di base. Tutto questo avrebbe come conseguenza la qualificazione del prodotto.
Sono consapevole che tutto ciò che si importa di materie prime risente del gioco delle parti, cioè della divisione internazionale del lavoro, però è su questo terreno che noi possia mo misurare la volontà e la capacità politica di operare delle scelte. In caso contrario possiamo dare:per scontato che non vi sarà alcuna riconversione produttiva, ma solo abbando no fisiologici, di certi settori o una ristrutturazione secondo una logica di mercato imposta dai gruppi più forti.
Su quali filoni la ricerca dovrà sviluppare la sua attività non sto a dilungarmi: l'abbiamo già detto molte volte, Pucci e Daino l'hanno riaffermato e mi sembra molto iuportante ciò che Lario ha detto riguardo allsintervento essenziale che la ricerca dovrebbe effettuare nei filoni di farmaci per malattie rare e di farmaci per le patologie particolari e specifiche dei paesi del terzo mondo, anche se in merito a ciò da parte mia esistono alcune perplessità sulla possibilità, e sulla pretesa, che industrie private affrontino ricerche di questo tipo: è questa infatti una ricerca di impegno notevole, sia finanziario che scientifico, che o non è remunerativa per la limitata disponibilità di mercato o che necessità di tempi molto lunghi per il recupero dei costi; Per il suo perseguimento è necessario» a mio parere, realizzare l'obiettivo dell'Azienda di Stato o comunque un intervento pubblico nel settore. Il secondo aspetto importante che già gli altri interventi hanno rilevato, è quello dell'orto nizzazione del lavoro, con ilcoinvolgimento dei ricercatoriaa tutti i livelli per il persegui mento degli obiettivi che ho esposto.Coinvolgimento che potrebbe partire dalla propostas di cui si è anche discusso recentemente, dei team di ricerca, che diventano importanti in quanto tutti i ricercatori verrebbero coinvolti direttamente nella discussione, elaborazione e scelta dei piani di ricerca. La loro istituzionalizzazione deve essere per noi un obiettivo prioritario per mettere in atto un effettivo controllo su quelle che sono le scelte, gli indirizzi, i piani di ricerca„Come logico corollario, diventa importante il discorso dell'informazione, o meglio della circolazione dell'informazione e delle conoscenze, strumento indispensabile per una effettiva partecipazione.
30 e 40 DOMANDA
ASSETTO MONTEDISON - L'assetto propietario della Montedison condizione tutte le nostre proposte di. sviluppo futuro. Cosa è realisticamente proponibile Cosa è possibile fare a livello sindacale e a livello politico ?
FORME DI LOTTA --Considerando la situazione che abbiamo difronte qnendo porti f4Uome avanti le nostre proposte, a qualle livello vi pare sia tilklipiù efficace impostare una azione di lotta ? A livello di nI15' fabbrica, di gruppo, a livello nazionale; oppure la pressione deve essere esercitata soprattutto in sede politica ? Che giudizio date sulla esperienza di lotta degli ultimi due o tre anni 7 Paragonandone vecchi e nuovi momenti organizzativi come vedete il CONITATO di GESTIONE della CONI ZA di PRODUZIONE: quali sono i punti di forza e quali le sue debolezze ? Come vedete i suoi rapporti. con il CONSIGLIO di FABBRICA ?
LABICHE (DC)
Sull'assetto propietario della Montedison deve rimanere valido l'accordo programmatico fatto tra í partiti. L' vero che in questo momento la fase embrionale della situazione condiziona in un certo senso lo sviluppo futuro che io ritengo temporaneo, ma speriamo che in futuro si realizzi un assetto della Montedison più realistico e idoneo sia nel campo chimico come pure per il settore farmaceutico. E' difficile da prevedere, e oggi come oggi di dare una risposta; noi ci auguriamo e speriamo che sia possibile un certo e veloce miglioramento se tutte le forze politiche e anche sindacali abbiano a trovare quel punto di intesa capace di dare una sistemazione definitiva all'assetto chimico, in particolare nella più grande industria chimica italiana.
Sulle forme di lotta; in questa situazione è difficile dare un giudizio. Noi pensiamo che le organizzazioni sindacali a livello centrale abbiano ad intensi ficare la loro azione, perchè fino ad oggi questo è rimasto molto latente; la stessa FULC nazionale non ha dato quell'incisività che dovrebbe dare nelle lotte che i lavoratori hanno sostenuto e perciò anche il giudizio che io posso dare sulle esperienze di lotta di questi ultimi anni posso dire che è negativo, nel senso che proprio a livello nazionale non c'è stata quella incisività che doveva esserci in appoggio a quanto ho detto.
Per quanto riguarda a chi e dove intensificare le lotte, se nalla fabbrica, nel gruppo, tutto va bene e in tutti i campi è possibile farlo, ma purchè ci sia l'apporto e una precisa direttiva nazionale.
Per il Comitato di gestione della Conferenza di Produzione, vorrei riallacciarmi a quanto detto da Bianchivi, anche per non dilungarmi troppo.
Secondo me i punti di forza di questo Comitato sono la sua unità interna e l'unità di tutti i lavoratori e di tutte le componenti sociali, politiche, tecniche.
Questo secondo il nostro punto di vista, può portare avanti un discorso organizzativo veramente eccezionale.
Le sue debolezze: secondo noi questo Comitato di Gestione dovrebbe avere un linguaggio più adeguato per tutti i lavoratori per poterli maggiormente coinvolgere. I rapporti del Comitato di Gestione con il Consiglio di Fabbrica penso che debbano intensificarsi, pur rimanendo nelle rispettive autonomie, affinchè ci sia una amalgama più completa ed efficace.
PUCCI (PCI)
Per quanto riguarda l'assetto proprietario della Montedison, si potrebbe partire da quanto descritto nell'accordo programmatico tra i partiti, si potrebbe ribadirne la validità, si dovrebbe parlare anche dei gravi ritardi, ma deve essere anche sciolto qualche nodo su precise responsabilità per cui questo specifico accor do non va avanti nel paese.
Qui ci sono immense responsabilità della DC, e in particolare del suo apparato dirigente:per la DC, applicare quanto sottoscritto nell'accordo, significa perdere fette di potere economico e decisionale particolarmente forti, tali da mettere in dubbio la stessa natura popolare di questo partito. Daltronde basta osservare il rigido atteggiamento della DC nel mantenere il Sindacato di controllo della ME, e delle difficoltà che vengono frapposte nel costituire e rendere operante la Finanziaria Pubblica ME.
Ma noi ribadiamo che i termini di risanamento non possono che paetire dalla FINANZIARIA costituita da tutta le azioni pubbliche che sappia orientare, decidere per un ruolo della chimica (primaria e secondaria) che sia congeniale alle esigenze del
paese, in funzione della natura della crisi ch stiamo attraversando. Quindi una chimica adeguata a precise soluzioni che da tempo abbiamo identificato a partire dalla chimica fine (il nostro è soprattutto un paese con industrie manifatturiere) e quindi una chimica di trasformazione, anche una chimica pri oraria legata alle esigenze dell'agricoltura, nonchè, come presupposto essenziale, una chimica legata ad una programmazione generale in cui la Montedison o . giuchi un ruolo centrale.
Una finanziaria Montedison in definitiva, che raccolga tutte le azioni pubbliche, mentre a livello sindacale occorre batter si perchè la Montedison entri nelle PP.SS. in un ruolo radicalmente diverso delle Par tecipazioni Statali stesse. Può apparire contradditorio questo se si osserva la politica delle PP.SS. che, come all'UNIDAL, alla GEPI ecc. hanno minacciato il posto di lavoro per migliaia e migliaia di lavoratori; ma proprio per questi gravi fatti occorre che si intrecci di più la I ' lotta sindacale con la lotta politica. Allora occorre che le PP.SS. programmino con urgenza e in base alle cause della crisi del paese; devono programmare uti lizzando la legge sulla Riconversione industriale perchè solo così assumono un ruolo fondamentale e trainante dell'economia.
Ma la stessa legga sulla Riconversione industriale occorre che marci, per cui ogni finanziamento di riconversione, ogni finanziamento per la ripresa produt tiva deve essere vincolata ai PIANI DI SETTORE previsti dalla stessa legge. Occorre lottare sia a livello politico, ma anche a quello sindacale per impedire la prevaricazione del capitale privato nella Montedison che attraverso le finanziarie (FINGEST, BASTOGI) tende a trasformare l'azienda con una veste più commerciale e sempre meno produttiva: dopo gli scorpori del Banco Lariamo e delle Assicurazioni si lascia intravvedere altre "vendite" di settori e aziende senza programmi di rilancio, di ripresa produttiva e di sicurezza per il futuro.
Si dice che la ME solo per l'anno in corso abbia bisogno di un capitale di funzionamento (per pagare stipendi e fornitori) pari a 800 milArdi.
Qualcuno li deve tirar fuori e logica vuole che, se le cose vanno avanti nello, stesso modo, che questi miliardi li tirino fuori i contribuenti ed i lavoratori italiani per due volte: con le contribuzioni fiscali e con la minaccia del posto di lavoro.
Ma allora è anche necessario che ai faccia un pò di pulizia nell'apparato dirigenziale ME; bisogna denunciare quanto ha fatto Valerio, i disastri provocati dalla sua gestione e da quella di Cefia, ma anche dello stesso Medici.
Non sono daccordo su quanto affermato da Labiche che la lotta sindaca le non abbia svolto un ruolo Aportante, pur in questa situazione di difficoltà; la lotta sindacale ha pagato ed ha tenuto: si pensi alle minacce di massicci licenziamenti alla Eontefibre non effettuati anche se su questi la rontedison mantiene la sua rigida e grave posizione. Ricordiamo che se fossero passati, o se passassero questi gravi provvedimenti, si aprirebbero pericolosi varchi per aprire licenziamenti di massa e squarci pericolosi per le stesse sorti della democrazia.
Ed ora i primi risultati stanno venehdo, certo sono dei risultati che sono da os servare alla luce della situazione di gravità e di crisi che in atto; ma il ruo lo fondamentale spetta alla lotta e alle forme di lotta adottate a tutti i livelli.
Credo che sia già stato detto come il ruolo della lotta in fabbrica sia fondamentale e che in questo sia centrale la lotta per una diversa organizzazione del la voro, legata meglio all'ottica degli obiettivi più generali. Qui dobbiamo casomai formulare qualche autocritica per nostri ritardi e con conseguente recupero da parte padronale. L'esempio ci viene ancora sulla ricerca dove esiste uno stretto collegamento tra gli obiettivi per un nuovo e concreto ruolo dell'innovazione accanto a quello di un maggior coinvolgimento dei ricercatori; ma se questo un tipico esempio per il necessario recupero della nostra iniziativa di lotta, occorre però, che si esca con la azione stessa di lotta, com9i dice forse troppo spesso, "che si esca dalla logica celle 4 mura della fabbrica".
Per cui si deve collegare tutti gli obiettivi della fabbrica con il territorio: con le Fittine istanze del giovani, dei disoccupati; delle donne; e va valutato con serietà che per questo salto di qualità abbiamo conquistato considerevoli spazi e agibilità politica che ci permettono di intensificare la lotta in questo senso.
Ad esempio, per il nostro settore e la nostra realtà occorre sviluppare un maggior collegamento dei'. C.dF. con le Università, il mondo giovanile, il cosiddetto "Mondo Sanitario Esterho": in questo ambito dobbiamo dare più respiro e maggior foraa al COMITATO di GESTIONE della CONFERENA di PRODUZIGNE. Questo del Comitato di Gestione della nostra Conferenza di Produzione è un esempio emblematico della stessa questione della DEfOCRAZIA INDUSTRIALE o di quella ECONOMICA; ma è anche un esempio emblematico di come si voglia uscire dalla logica che fatto il Convegno, fatta la Conferenza, fatto l'incontro, poi non se ne parli più, non si dia in sostanza la necessaria continuità.
Il Comitato di Gestione può rappresentare un elemento di continuità con un dato di maggior respiro, proprio per il fatto che il Comitatti recupera i pprtiti politici ed afferma l'esistenza e l'agibilità dei partiti politici in fabbrica che rappresenta un grosso datoodi democrazia; un dato da privilegiare per recuperare alleanze con i tecnici e anche con i dirigenti anche se abbiamo visto come gran parte dei dirigenti si siano subito piegati ancora una volta alle volontà della direzione per evitare di essere coinvolti in un minimo di confronto con le organizzazioni democratiche.
Mentre invece proprio il Comitato di Gestione può svolgere, nella sua autonomia, un prezioso coinvolgimento e un rapporto con tutte le forze politiche e sociali esterne ed in particolare con gli Enti Locali, la Regione, senza pericoli di doppiezza rispetto al C.dF.
Aumentare la tensione quindi e rivitalizzare lo strumento del Comitato di Gestione come luogo autonomo, ma politico per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti.
DAINO (DP)
Non è un caso che sulla questione della ME e sulla proprietà della ME si sia scatenato tempo fa, quando il Sindacato ha proposto l'abiettivo dell'inserimento nelle Partecipazioni Statali, una "bagarre" non solo a livello di partitipolitici„ ma soprattutto da parte della Confindustria e delle organizzazioni padronali. Il significato di questo sta che nel portare la ME nelle PP.SS. avrebbe significato almeno dal punto di vista formale, trasformare completamente il tipo di economia che c'è in Italia e cioè che la maggioranza dell'economia da privata sarebbe diventata pubblica.
Non è un caso che in prima persona Agnelli, Pirelli e il grosso padronato sia intervenuto contro questa tendenza. Non che questo da parte nostra significa dare una patente di validità a questo tipo di organizzazione dello Stato che interviene nell'economia, ma per capire quale sia il tipo di situazione che si verrebbe a creare dal punto di vista dei padroni, dei capitalisti privati«, le difficoltà che dovrebbero affrontare. Detto questo, io ritengo prima di tutto che la ME debba essere considerata a tutti gli effetti un Ente Pubblico perchè non è tanto per la composizione relativamente maggioritaria all'interno del pacchetto azionario delle azioni pubbliche IRI ed ENI, non è tanto questo, perchè fermandoci a questo non si farebbe un passo avanti.
E' per questo che noi abbiamo criticato ad esempio la proposta di legge EGEMONT (fatta del PCI e dal PSI) che tendeva a costituire, a coordinare le azioni ME in mano pubblica e darle un ruolo propulsivo.
Pensavamo non fosse assolutamente sufficiente dare una svolta al tipo di gestio ne che veniva fattd dalla ME, tanto è vero che subito dopo è venuto fuori l'accordo SIR-ME, che potenziava il capitale privato e soprattutto rilanciava una ottica privatistica dello sviluppo della chimica italiana.
La ME è pubblica a tutti gli effetti perchè per esempio alcuni anni fa l'ENI per salvare la ME da una situazione particolarmente pericolosa, acquistò a 1.200 Lire azioni che valevano 500 Lire, perchè alcuni anni fa fu varata una Legge apposita, la 464, che dava soldi alla ME, soldi che non appaiono all'interno del pacchetto azionario, ma che comunque sono soldi che da parte dello Stato sono stati sborsati per mantenere in piedi questo colosso. E per finire, l'esempio finale 6.000 lavoratori della Eontefibre in cassa integrazione a zero ore, pagati dallo stato.
La ME è da sempre un feudo della DC: non lo è solo dal punto di vista dell'inserimento della DC all'interno dei centri di potere (sappiamo che il 90% dei vari dirigenti degli Istituti Pubblici sono della DC) ma è anche perchè questo permette alla DC di organizzare il consenso in modo clientelare e in questo modo di mantenere un certo peso all'interno del paese che altrimenti, viste le scelte che ha compiuto in questi anni, sarebbe andato a farsi benedire.
Quindi questo sono le questioni che noi riteniamo importanti. La NE è in sfacelo, lo vediamo dalla caduta dell'occupazione, 30.000 occupati in meno, diventeranno 36.000 o 40.000 entro la fine dell'anno se passano determinati discorsi.
La ME è in sfacelo perchè c'è stata una certa gestione volutamente assistenziale, volutamente non produttiva, volutamente sviluppata in un certo senso e la responsabilità va solo in una direzione, ed è della DC.
Per questo critichiamo e non accettiamo come base di confronto tutto quello che nell'accordo programmatico viene detto a proposito della 1Z, quello di fare una finanziaria. Finanziaria significa solo raggruppare le azioni NE e di fatto non svolgere nessun tipo di ruolo, e non modificare assolutamente quella che è la situazione attuale all'interno della NE.
La NE deve entrare a tutti gli effetti nelle partecipazioni statali e quindi deve essere rifatto completamente tutto sia all'interno del sindacato di controllo, vanno rivisti e rimodificati completamente gli organismi di controllo della 11E.
Non pensiamo che sia prioritario e centrale il discorso del controllo sindacale globale sul gruppo.
All'interno di tutte le proposte che sono state fatte a proposito della NE non c'è asso lutamente alcun tipo di pregiudiziale che vieta che se il sindacato non è d'accordo, se i lavoratori non sono d'accordo, non vengono fatte certe modifiche, non vengono diciamo in generale chiuse le fabbriche, comunque non viene trasformato complessivamente il tipo di lavoro che viene fatto.
Per noi questa è lareale garanzia, per questo noi riteniamo che in sede politica sia possi bile modificare sostanzialmente la questione della NE, dell'assetto proprietario, ecc... La questione principale è che deve esserci un rapporto di forze da parte del sindacato a tutti i livelli, perchè diventi di fatto partecipazione statale nel senso che sia pubblico, sia perfettamente controllato e soprattutto sia indirizzato in un certo modo. Sulla questione delle forme di lotta ai vari livelli: noi riteniamo che proprio per il tipo di valutazione negativa che diamo di quello che è l'accordo programmatico, in particolare per quanto riguarda la soluzione che viene data alla ME, noi non riteniamo che sia un passo in avanti verso la partecipazioni statali, riteniamo che sia soprattutto a livello sindacale, a livello di gruppo, di fabbrica, a livello più generale che si può sviluppare una battaglia che si muova entro certi filoni.
La prima questione è quella del controllo sindacale all'interno delle fabbriche da parte del CdF: in questo senso noi non consideriamo positiva l'esperienza degli anni dal 75 in poi, perchè è venuto a mancare, o comunque è stato molto limitato da parte nostra, un certo controllo sindacale da quando per ogni cosa c'era una mobilitazione immediata da parte dei lavoratori.
Da quando il discorso NE è stato spostato fuori dalla fabbrica, è stato portato agli alti livelli, questo livello di incidenza su queste scelte, su queste questioni è venuto a mancare. Ora va riportato all'interno delle masse, il discorso che loro in prima persona, attraverso le lotte che fanno sull'organizzazione del. lavoro in principal modo e su tutte le cose che questo implica, possono modificare anche le cose più generali, in caso contrario se si lascia perdere questo terrno centrale e fondamentale di battaglia che è l'organizzazione del lavoro, l'occupazione in fabbrica, la rigidità della forza la. voro, perchè noi siamo contro la mobilità in una situazione come questa, perchè significa dare ulteriori armi in mano al padrone per ristrutturare l'industria come vuole, la rigidità della forza lavoro, il controllo operaio se non si parte da questo è impossibile qualsiasi tipo di modifica dell'assetto istituzionale di proprietà della ME. Per finire sulla questione conferenza di produzione e rapporti con CdF: noi riteniamo che il comitato di gestione (abbiamo inviato tempo fa una lettera su 3 punti) abbia svolto un ruolo che non riteniamo sia positivo perchè abbiamo detto quali sono i punti sui quali il Comitato di gestione secondo noi non ha funzionato come doveva.
Comunque mi limito a dire questo:per ora il Comitato di Gestione, a scanso di equivoci, deve essere semplicemente un organismo subordinato al CdF nel senso che deve essere di fatto una Commissione permanente che ha determinate funzioni da svolgere, contatti da tenere, ad esempio con gli Enti locali, che il CdF in prima persona non potrebbe fare, ma solo in questi termini ne riferisce al CdF e viene subordinato in questi termini, per cui nessuna autonomia di contrattazione con la Direzione, nè sul tipo di autonomia in questo senso, nel sonso di creare un altro organismo che non sia il CdF.
Un'altra questione abbiamo chiarito all'interno di questo documento, che riteniamo insostenibile che all'interno del Comitato di Gestione sia presente un partito, la DC, che noi a tutti gli effetti, in particolare della vertenza ME, consideriamo controparte perchè il presidente dalla ME, Medici, è democristiano, prende 300 milioni all'anno, per licenziare migliaia e migliaia di lavoratori.
Questi sono schiaffi in faccia nei confronti dei lavoratori, quindi a prescindere dal tipo di rapporto che possiamo avere con i lavoratori democristiani all'interno della fabbrica, nei confronti dei quali possiamo avere il massimo rispetto, non ac cettiamo però il loro partito in quanto tale, organizzato, che sia in grado di essere un partito operaio a tutti gli effetti, proprio perchè rappresenta certi perso!. naggi che hanno una determinata funzione, hanno una determinata collocazione all'in terno della ME sono padroni o sono con i lavoratori.
BIANCHINl (PSI)
Sono d'accordo sulla valutazione del condizionamento che l'assetto propie tario della Montedison esercita sulle proposte che ho esposto prima. Proprio per questo sono convinto che debba essere riaffermato con forza che la so luzione dei problemi del settore farmaceutico della Montedison può essere raggiun ta esclusivamente con la creazione di un'azienda di stato che abbia appunto come nucleo fondamentale le industrie Montedison del settore.
Tale proposta si scontra comunque con SPESA VAI).§-khccuttO\ rà A915 difficoltà oggettive, visibili più che altro a livello politico, nel senso che (,:o" 'f bkA: 1/4 í/acitscin tk)takeNAL (-&41-hí-) se il sindacato, come appare dalla piat taforma nazionale della vertenza ME, ri
‘ThLt A 4,9 badisce ancora una volta la richiesta
PARk A 29 Acì 6 dell'inserimento della stessa nelle Parte cie - b/ktoJIA 2i 6 1. LARE in.D.CAPa-E cipazioni statali, nell'accordo a sei si
l A A , 6 1. è arrivati alla definizione della costi tuzione di una finanziaria pubblica li S 0. A.' ai' Secondo me le due proposte non sono asso thxagEoLA D)c.5*/. lutamente in contrasto, inquanto la costituzione della finanziaria pubblica
(.001;"6.144J( WANG PRO-(Afere IN n'AIA: può essere accettata come obbiettivo
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intermedio, ritenendola il primo passo ver sociò che è la npstra proposta finale.
Diventa importante però la sua realizzazione in tempi brevi, affinchè si affermi la volontà politica di esercitare un controllo pubblico dell'ENI, dellIRI, e nei nostri pro positi in ultima analisi del Parlamento, sulla politica della Lontedison, anche per contrastare nel modo più assoluto le manovre finanziarie tipo FINGEST che stanno venendo avanti e di cui si è parlato ancora sull'Espresso di settimana scorsa; manovre che evidente mente tendono a sottraarre dalla sfera del controllo pubblico il settore farmaceutico, per alcuni versi ancora remunerativo per la Nontedison, grazie alla presenza di alcuni prodotti che tirano, ma che evidentemente vanificherebbe quella che è la nostra proposta della azien da di stato.
Appare quindi necessaria un'azione sindacale che riaffermi comeobbiettivo strategico la cre azione dell'azienda di stato nel settore, raggiungibile anche medi, nte la realizzazione di obbiettivi intermedi; sul piano politico una decisa spinta per la costituzione della fina ziaria pubblica, che affermi un primo momento di controllo sulla flontedison.
Premesso che mi sembra difficile rispondere schematicamente alla domanda nei tomini in cui è esposta, in quanto è chiaro chetutti i tipi di intervento prospettati possono essere contemporaneamente necessari, tuttavia mi sembra di potere affermare che sia ancora valida l'analisi in base alla quale gli obbiettivi che il movimento si è posto: dove produrre (con trollo e localizzazione delgi investimenti), cosa produrre (nuovo modello di consumi), obbiettivi complessi, che coinvolgono scelte a livello politico, non avrebbero potuto essere raggiunti con un'azione sviluppata solo a livello di fabbrica, bensì con una lotta articolata a livello di gruppo, di territorio, di settore.
Certamente esistono sempre alcuni problemi. la cui soluzione ripropone la lotta di fabbrica come momento principale.
Un esempio di ciò è quanto detto prima sull'organizzaione del lavoro nell'ambito della ricerca; è questo un obbiettivo che iichiede un intervento basato su forme di lotta dirette nella fabbrica.
Non possiamo però prescindere dalla necessità di elaborare e sviluppare interventi, e quindi anche forme di lotta a livello di settore id in sede politica, se ci poniamo nel l'ottica complessiva di una riorganizzazione del settore farmaceutico e della sua riconversione secondo le nostre proposte.
Devo però constatare che nonostante l'impegno e la lotta dei lavoratori, poco è stato ottenuto su questo terreno: è netta la sproporzione fra lotta e risultati. E qui si inserisce il giudizio sull'esperienzadi lotta degli ultimi due-tre anni.
E' un giudizio che sicuramente non è completamente positivo, nel senso che non siamo riusciti a sviluppare in modo organico il rapporto fra fabbrica e territorio, fabbrica e set tore, fra nuovi poteri conquistati sul posto di lavoro e capacità di incidere sugli equili bri esterni.
A livello generale abbiamo privilegiato il dialogo con le istituzioni, subendo un po' trop po il ricatto del quadro politico.
Prendiamo ad esempio la situazione della vertenza Nontedison: dopo molti mesi non siamo riusciti a discutere in concreto sulle scelte di politica industriale che la Lontedison dovrebbe perseguire.
Rispetto a ciò oggettivamente siamo stati bloccati anche dalle pressioni del padronato e del governo. Ora, siamo consapevoli che il risanamento delle imprese è urgente, ma non può essere attuato comunque, a colpi di migliaia di licenziamenti e con finanziamenti elargiti senza che siano condizionati a piani precisi.
Vogliamo che il governo cambi atteggiamento. Significa in concreto attuare ciò che è dentro l'accordo a sei, mentre il modo con il quale il governo sta gestendo la politica industriale è fuori dall'accordo.
Fino a questo momento la reazione del movimento è stata forse troppo misurata. Occorre quindi concretizzare un impegno di lotta più imponente e mi sembra che ciò sia stato recepito a livello sindacale in questi ultimi tempi con la decisione di attuare lo sciopero generale dell'industria di martedì e gli scioperi di categoria, per riaffermare la volontà di realizzazione dei contenuti che già sono nell'accordo programnatico.
Per quanto riguarda l'ultima parte della domanda, ho la convinzione che i punti di forza del comitato di gestione si ritrovano nella stessa composizione nel senso che il coinvolgimento in esso sia di tutte le forze politiche che agiscono a livello di fabbrica, sia delle forze sociali, e l'aggregazione di quadri tecni ci, costituiscono un punto di forza effettivo del comitato; inoltre la presenza dei partiti politici consente possibilità d'intervento più ampio, proprio perchè ognuno dei partiti rappreaangati può mettere in atto iniziative che trovino rispondenza al di fuori della fabbrica.
Quali sono le debolezze? A mio parere sono essenzialmente due. Il comitato di gestione è per ora un organisio di èlite, non ha ancora fatto conoscere a tutti i lavoratori quali sono i suoi obbiettivi, i modi di operare; ad esso manca il supporto del movimento che appoggi la sua azione e la renda efficace.
La seconda debolezza consiste nel fatto che questo organismo costituisce un'espe rienza molto nuova e winAi difficile da portare avanti.
Per quanto riguarda i rapporti del comitato di gestione con il CdF, essi vanno visti in un ambito di autonomia di un organismo rispetto all'altro. Non condivido la valutazione da alcuni prospettata di un comitato di gestione al servizio del CdF, cioè di un organismo che analizza ed elabora proposte che deh bano poi essere utilizzate dal CdF per portare avanti la sua azione rivendicativa e di controllo quotidiana.
LA REDAZIONE DE " IL COMUNISTA " RINGRAZIA
GLI INTERVENUTI ALLA TAVOLA ROTONDA, I QUALI PUR NELLE DIFFERENTI IMPOSTAZIONI POLITICHE, HANNO SEN ZIALTRO CONTRIBUITO AD UNA MAGGIOR CONSAPEVOLEZZA UNITARIA DEI LAVORATORI SUI GRAVI NODI DI CRISI DEL SETTORE FARMACEUTICO E ALLA VOLONTÀ' DI LOTTARE PER USCIRE DALLA CRISI CON PROPOSTE CONCRETE E REALIZZABILI.