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mi a n ocrec MATTONE SU MATTINE L. 100
Anno 4 - N. 3 - Marzo 1972 In via Treviglio alcune famiglie di lavoratori hanno attuato Io sciopero dell'affitto, per richiamare l'attenzione sulla loro condizione assurda: è intervenuta la Polizia.
ai lettori OCCORRE MUOVER SI I fatti recentemente accaduti in via Treviglio (di cui si da notizia a fianco), ci impongono una presa di posizione che deve andare al di là di una verbale solidarietà umana, perché quello che è avvenuto è veramente grave. Ci impone cioè prima di ogni altra cosa di uscire dal nostro guscio, di guardare più in là dei nostri particolari interessi; ci impone di porci noi stessi, abitanti del quartiere, in difesa di quanti sono vittime preferite di ingiustizie sociali: cioè i più poveri, meno istruiti, e quindi meno in grado di difendersi. Perciò ogni nostra posizione in casi del genere non può nascere da una solidarietà momentanea, che si ponga come alibi morale al disinteresse del giorno dopo, per mettere a posto la nostra coscienza di bravi cristiani. Quello che è avvenuto ci riguarda tutti: e non solo perché le vittime sono gente del nostro quartiere. Ci riguarda perché la causa degli sfruttati (siano essi del nostro quartiere, siano irlandesi o vietnamiti, studenti o opo rai) ci colpisce direttamente; perché sotto ogni sfruttamento evidente ce ne sono altri cento che si nascondono sotto le vesti della necessità economica e di una democrazia che è governo di chi solo ha il potere. La polizia interviene in questi casi perché ad ordinarglielo è lo spirito di obbedienza al sistema politico-sociale. E in questo sistema che si fa strumento del capitale, di interessi privati e quindi di disuguaglianze sociali (anche se tenta di nascondere queste disuguglianze diluendole nel mito del « benessere per tutti ») ci viviamo tutti noi, ci vivi anche tu. t quello stesso sistema che nega proprio a chi ne ha più bisogno una casa dove poter vivere perché così vogliono i padroni; è quello stesso che ti nega un'istruzione politica adeguata che ci faccia consapevoli dei propri diritti e non solo dei propri doveri; è quello stesso che ci impedisce di difendere le nostre libertà perché disturbiamo l'ordine pubblico, la pace sociale, la crescita del capitale. t quel sistema che riconosce all'operaio solo il dovere di produrre per un altro, e non il diritto di essere uomo. E non dimentichiamo: quello che è avvenuto nel nostro quartiere non è altro che il riflesso nel particolare del clima di reazione e di repressione €che si è instaurato nel paese. Si può sbatter fuori dalla sua catapecchia con tre camionette di polizia (H) un povero cristo che non ha di che pagare l'affitto solo in un sistema politico inumano, in cui l'interesse del sigolo, e quindi del capitale, prevalga sull'interesse della collettività nazionale. Per combattere questo non possiamo che fare una cosa: unirci con chi è più palesemente sfruttato, per poi scoprire, e combattere, tutte le forme di sfruttamento connaturate al sistema capitalista; crearci una profonda coscienza politica, e dibattere e poi lottare per una reale alternativa al sistema.
La Redazione
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LA CASA E' UN DIRITTO In Italia invece è una forma di sfruttamento Già a suo tempo avevamo fatto notare l'incomprensibile situazione in _cui si trovano gli immigrati meridionali che, spinti dal miraggio del lavoro, si spingono al Nord ed in particolar modo nella nostra città, ed avevamo fatto notare la condizione di quelli che vanno ad alloggiare nelle luride stamlo perché è ingiusto, ma per modo di pensare borghese ed berghe di via Treviglio 28-30. Il nostro Comitato di quar- poter risparmiare in vista di egoista e quanco ci viene protiere aveva anzi proprio inizia- un altro alloggio. Viene appun- posta una situazione intricata to la sua attività interessando- to inviata una petizione ad In- che ci coinvolgerebbe a prensi presso le Autorità comunali vernizzi perché accolga le ri- dere delle posizioni scomode, e l'ufficio igiene, perché quel- chieste della base: L. 10.000 si inceppa. Qui siamo di fronte ad una l'indecenza venisse eliminata: e 15.000 mensili rispettivamenma le petizioni non sono ba- te per una o due stanze. La ri- delle tante situazioni particolarstate. Maturata una coscienza sposta è completamente nega- mente assurde del nostro paedi lotta dobbiamo senz'altro tiva: una stanza con una per- se capitalista, comandato dalriprendere in mano la questio- sona L. 30.000 con due perso- la logica del profitto, che strapne con maggiore concretezza e ne L. 40.000 mensili. Venti fa- pa i meridionali dalle loro remiglie attuano allora lo sciope- gioni e non ci preoccupa di accortezza. Comunque nel luglio 71, al- ro dell'affitto, per richiamare dare loro né il pane né una del Comune, sulla adeguata istruzione. l'interno stesso di via Trevi- l'attenzione situazione disumana e di sfrutÈ chiaro che senza cultura glio 28-30 si costituisce un co- tamento in cui quegli operai non si ha forza politica; men mitato di agitazione per risol- si trovano. che mai la possibilità di scevere il problema dell'alloggio. Ma il Comune tace e non in- gliere un lavoro. Così risucchiaL'obiettivo è precisamente que- terviene. Interviene invece la ti al nord per poter sopravvisto: avere la possibilità di un polizia e sfratta quattro per- vere si devono adattare a fare alloggio più decente a prezzi sone. il lavoro che viene loro offerto possibili. I mezzi sono di due Ma non è soltanto il Comune e ad abitare dove è possibile tipi: pagare di meno al padro- che se ne stà tranquillo, è an- senza contare che, proprio per ne di casa (Signor Invernizzi, che la gente. Innanzi tutto non questi motivi, (mancanza di dema le case sono intestate alla si ha voglia di capire, il cer- naro e di cultura) nasce in moglie sig.ra Ferreri), non so- vello è arrugginito da tutto un certi ghetti, la del iquenza.
A corto di autentiche soluzioni il Comune guadagna tempo confor ,' ,ndo le idee ai gen:korì.
ALLA FACCIA DELLA DEMOCRAZIA LEZIONE DI POLITICA ALL'ITALIANA, FATTA DAI RAPPRESENTANTI DI P.C.I. E P.S.I., AD USO DI CHI VUOL FARSI BIDONARE
Come è organizzato lo sfruttamento degli immigrati: arrivi a Milano, cerchi casa, e ti cacciano in una stanza pericolante senza servizi a 40.000 lire al mese. Discorso vecchio, ma che non vogliamo capire. Ora che siamo posti di fronte a questo caso, non possiamo lasciarlo morire lentamente. È questa un'occasione per dimostrare che vogliamo qualcosa di nuovo, non a parole ma a fatti. Dobbiamo unirci a tut-
ti quelli che già sono in lotta, per far scomparire il ghetto di via Treviglio. Dobbiamo anche dare coraggio a 'quel gruppo di famiglie che hanno paura di rischiare, perché sono sole, non sostenute. Se potessimo dare loro, concretamente, dimostrazione che siamo forti e capaci
di sostenere una lotta anche a lunga scadenza, avremo contribuito alla maturazione delle persone, al loro risveglio, dando loro la coscienza politica necessaria allo sviluppo della lotta, verso la meta di una nuova società. Comitato di quartiere
che ha lavorato otto ore in fabbrica. di venire fino a notte alle assemblee per vedere i masochisti del partito chiedere una delegazione per andare a farsi prendere in giro dal nostro caro amico Borruso. La delegazione va, si uccide e torna. Si uccide perché torna con le solite notizie: una scuola per il 73-74 sul Chini, con possibile inizio dei lavori fra due mesi. Sul Dindelli niente da fare, perché ci sono sotto dei giochi politici che eviden`emente solo loro patrizi possono comprendere, noi plebei no. Così l'assemblea si chiude. Questi i fatti, molto gravi se facciamo un'analisi a mente serena. Gravi, innanzi tutto, perché se Borruso ci è venuto a cercare e ci ha chiesto la delegazione è perché avevamo raggiunto una posizione di forza, che non dovevamo mai più mettere in discussione. Il col-
loquio che è stato fatto accettare all'assemblea non avrebbe dovuto esserci: ci ;la fatto Lornare indietro di due mesi. Borruso e soci sanno dove vogliamo la scuola e per quando. Le altre proposte non ci interessano. Se l'Amministrazione vuole rispettare le decisioni della base sa molto bene quale strada prendere. Altra cosa molto importante che abbiamo potuto verificare è il fatto che a noi vengono raccontate storie di ogni genere pur di non fare la scuola sul Dindelli. Prima doveva passare una tangenziale, poi una strada di grande scorrimento (30 metri), ora veniamo a sapere che tale strada è solo un progetto, e ciò che fa ritenere questo studio ancora vincolante sono le interferenze burocratiche di enti quali il P.I.M., la Regione, la Provincia, che procedono secondo la loro mentalità di vertice e di potere.
Forse i nostri amministratori non hanno ancora capito che sappiamo benissimo ehe 101 J fanno tutto per il seggiolino, e che si muovono più facilmente per i soldi che per le reali esigenze della popolazione: e la scuola sul Dindelli e Siemens potrebbe urtare e spezzare i ro rapporti politici ed economici con persone molto influenti. È sintomatico come il P.C.I., che stando all'opposizione nel paese ha prospettive politiche aperte e intelligenti, là dove (come si verifica nel nostro quartiere) è in maggioranza si comporta come una struttura di potere borghese e antipopolare. Terza cosa: abbiamo potuto notare il vero scopo, di alcune persone all'interno dei comitati di quartiere. Noi per ora siamo immuni da certa gente, persone che agiscono solo in funzione del loro partito. Da tali forze partitiche (P.C.I., P.S.I.) siamo stati accusati piuttosto violentemente durante l'assemblea di essere degli incompetenti, degli ignoranti in politica, di non aver diritto di parlare perché « non abbiamo esperienza ». Hanno ragione, noi non abbiamo la loro esperienza: non sappiamo
Martedì 25 gennaio si sarebbe dovuta svolgere un'assemblea popolare. Non era stata decisa solo dai comitati di quartiere, ma dalla precedente assemblea del 17 gennaio; l'ordine del giorno era molto chiaro: bisognava trovare nuove forme di lotta per contrabattere l'ennesimo rifiuto del Comune di darci delle precise risposte in merito al problema del complesso scolastico nel quartiere « Ponte Nuovo ». Ma alcuni, che vogliono la scuola nel momento in cui si riuni- voti) ottengono la vittoria (da per poi vantarsi di essere stati sce, questa bella trovata. notare che molti sono stati coColoro che dicono di essere sì sconcertati da questa irrui maggiori artefici della vittoria hanno pensato bene di ta- i primi sostenitori delle deci- zione e dai successivi battibecgliare le gambe ad un'assem- sioni assembleari e di credere chi che non ha nemmeno voblea che aveva ormai scavalca- in esse, buttano tutto all'aria, tato). Ormai tutto è rovinato. cambiano velocemente l'ordine to le loro posizioni politiche. La gente è disgustata. Non si I fatti si sono svolti così. del giorno e vogliono subito di- può chiedere a una persona, scutere e votare la delegazioDapprima costoro (militanti ne, spacciando la loro posizionelle varie sezioni P.C.I. della ne per quella di tutto il Comizona) senza consultare l'assem- tato di quartiere Cimiano Creblea, anzi andando nettamente scenzago (quando poi si è vi- 12 dicembre 1969: Le bombe di Milano contro le sue decisioni, hanno sto che più della metà dello accettato la proposta del vice- stesso, non era d'accordo con sindaco Borruso di un incon- loro). Chiaramente per noi del tro con lui da parte di una ri- « Pontenuovo » ogni ulteriore stretta delegazione di cittadi- tentativo di delegazione non ni, in seguito hanno informa- solo è negativo dopo tutte le to individualmente alcuni espo- prese in giro, ma anche contronenti dei Comitati di Quartie- producente, tendente cioè a re, senza tener conto delle loro spezzare il fronte della lotta. risposte negative. Il fatto è Se Borruso ha la variante di Dopo più di due anni dai fatti, si torna a parlare delle bombe di Milano, e se ne torna a tanto grave, non solo perché piano regolatore o qualche nocompiuto da una minoranza tizia positiva venga a dirla al- parlare perché a Roma si sta istituendo il processo penale a carico di Valpreda e dei suoi presunti complici. che si è presa il potere di deI fatti accaduti il pomeriggio del 12 dicemtre 1969 sono senz'altro noti a tutti, e altrettanto cidere contro la maggioranza l'assemblea: se viene per dire popolare, ma anche perché le stesse cose, non ci interes- noto perché vissuto personalBorruso vuole l'incontro con sa. mente, sarà il clima da « cac- trasferite nella Capitale: e ci steneva di aver accompagnato I militanti del P.C.I. non per- cia alle streghe » che immedia- si chiede come mai il magistra- Valpreda, anarchico, in Piazza la delegazione, solo la sera di martedì 25, vale a dire la se- mettono però un regolare svol- tamente seguì gli attentati: fu- to Ugo Paolillo che, da Milano, Fontana ». Ma di preciso, quanra stessa dell'assemblea. Bor- gimento dell'assemblea bom- rono giorni tristi per tutta l'I- si occupava del caso fin dal- do arrivò la testimonianza di ruso è un abile pescatore e i bardano la gente con continui talia, alcuni temevano il col- l'inizio, fu ben presto messo Rolandi alla polizia? Il « Corpesci del P.C.I., che sono or- interventi e ridicolizzano gli po di stato. Ora noi vorrem- da parte e le indagini passaro- riere della sera » del 17 dicemmai scavalcati, abboccano e ac- interventi degli altri, cosicché mo ritornare su quei fatti, a no completamente nelle mani bre sostiene che il tassista Rocettano: e l'assemblea scopre, seppur di stretta misura (10 distanza di tempo, per cercare dei suoi colleghi romani. Ep- landi, subito dopo lo scoppio pure ci sembra, da alcuni do- della bomba si mise in contatdi capire, con occhio più criti- cumenti e da diverse versioni, to con la polizia; l'Avanti del co, certe cose che nell'inchie- che egli portasse avanti molto 17 dicembre ci fa sapere che: sta, seguita agli attentati, so- seriamente l'indagine, cercan- solo la mattina del 15 dicemno rimaste nebulose, e delle do prove logiche e lasciando il Rolandi si mise in conquali solo alcuni libri hanno da parte i preconcetti politici, bre tatto con la polizia, dopo esparlato: i nostri giornali pur- che avrebbero potuto portarlo sersi consultato con il suo avSCUOLA : UNA RIFORtroppo si occupano delle noti- fuori strada: fu lui infatti a vocato; la 'Notte' dello stesso LE MORTI MA CHE NON ARRIVA zie solo quando hanno del sen- non voler che i locali della ca- giorno riportava la testimoSUL LAVORO MAI sazionale, e, una volta esaurita sa editrice Feltrinelli venisse- nianza del tenente colonnello a pagina 2 a pagina 2 la loro novità, le lasciano ca- ro perquisiti perché, proba- dei carabinieri Aldo Favalli, dere nel dimenticatoio. A noi bilmente, non esistevano i pre- che sosteneva che il tassista il sensazionale interessa poco, supposti per farlo, e a voler milanese si era presentato dai IL DOCUMENTO DEL ci interessa invece avvicinarci mettere in libertà l'anarchico carabinieri il giorno 15 dicemCOMUNE SUL DECENTRAMENTO il più possibile alla verità dei Leonardo Claps che qualcuno bre, di mattina. Il Rolandi, dal a pagina 3 fatti. continuava a fermare, pur non canto suo, sostiene di essersi La bomba che provocò 16 avendo prove. presentato alla polizia subito Religione vittime e parecchi feriti, tutti Un'altra cosa che ci lascia dopo lo scoppio della bomba ricorderanno, fu posta alla piuttosto perplessi è: come in piazza Fontana. Siccome Banca dell'Agricoltura a Mila- mai l'inchiesta si è subito di- nessuna delle due versioni, Spettacoli LA CONTESTAZIONE no; le altre bombe, comprese retta verso gli ambienti dell'e- seppure contrastanti, è stata NEL MONDO quelle collocate a Roma, non strema sinistra e soprattutto smentita, e siccome entrambi provocarono vittime. Eppure verso gli anarchici? Alcuni di- i testimoni ci sembrano dekni CATTOLICO a pagina 4 le indagini che erano iniziate ranno: « per forza, c'era la te- di fiducia, forse tutto ciò sia pagina 5 a Milano furono ben presto stimonianza di Rolandi che so- gnifica che il Rolandi si è pre-
STORIA DI UN COLOSSALE IMBROGLIO I' puntata: dubbi sull'inchiesta
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— come invece hanno mostrato di saper ben fare loro — manovrare un'assemblea a no-
stro piacimento, assuefarci alle sporche beghe elettorali degli assessori e del proprio partito; non sappiamo approfittare dell'assenza di una persona per usare e distorcere il suo pensiero per confondere ancor più la gente, non siamo capaci di voltare la faccia ad ogni momento, a seconda di come spira il vento delle direttive di partito. Ma siamo ben contenti di non saper fare queste cose, siamo ben contenti di essere ignoranti, e cercheremo di far di tutto per rimanerlo sempre. Il nostro scopo è quello di far nascere una coscienza politica nella gente, non di farle fare ciò che vogliamo noi. Ivan Dalto sentato il 12 alla polizia e il 15 dai carabinieri. Se questa supposizione, che a noi sembra piuttosto logica, fosse vera, ci chiediamo come mai la gente ha saputo del Rolandi solo il giorno 15; e se il tassista aveva già riconosciuto la sera del 12 dicembre il Valpreda, come mai quest'ultimo è stato arrestato solo alcuni giorni dopo? (Sul riconoscimento di Valpreda da parte di Rolandi ritorneremo più ampiamente in seguito).
(continua a pag. 6)
Antonella Vatrini