ette n. 4 dicembre 1977
mensile di politica cultura attualità del6 zonali
LA PRESA DI POSIZIONE DELL'ANPI DI ZONA NEI CONFRONTI DELLA NUOVA «STRATEGIA DELLA PAURA»
L. 300
CONSIGLI UNITARI DI ZONA: QUATTRO ANNI DOPO
Quando il sindacato Il fascismo di oggi esce dalla fabbrica ha mille volti Il persistere dell'attacco criminale alle istituzioni repubblicane e all'ordine democratico, pone l'esigenza di farvi fronte con iniziative largamente unitarie. combattendo con fermezza certe spinte estremistiche tendenti a restringere il fronte democratico. Dobbiamo combattere queste spinte per far si che divengano sempre più isolate e condannate, per impedire quindi il fatale circuito violenza-repressione-violenza che queste spinte pongono sistematicamente come esca per spingere il Paese verso lacerazioni profonde, tali da aprire la strada alle peggiori involuzioni e avventure reazionarie. Ecco allora che a quanti si dicono contrari alla violenza, ma si limitano a considerarla « un errore » e quindi non la combattono, chiediamo quale differenza sostanziale ci sia tra l'assalto neofascista al regime democratico, con le bombe di P.zza Fontana a Milano, o un P.zza della Loggia a Brescia e il terrorismo portato avanti dalle brigate rosse, dagli « Autonomi » e da altri « gruppi » che si richiamano al cosidetto partito armato ». Alla domanda, l'ANPI dà una risposta, una risposta da cittadini democratici e antifascisti: in ogni caso, i fautori della violenza, i terroristi, i teorizzatori e i guerriglieri del « partito armato » non sono affatto dei « compagni che sbagliano >›, come da alcune parti talvolta vien detto, ma sono nemici del movimento dei lavoratori, sono gruppi che si identificano oggettivamente e qualche volta anche soggettivamente con il peggior fascismo. Essi, con una mostruosa intercambiabilità di etichette, perseguono l'obiettivo di destabilizzazione democratica che in tutti questi anni è stata una costante di tutta la manovra reazionaria contro i lavoratori e contro i Partiti democratici. E poi, non vengano questi gruppi « pseudo-rivoluzionari » a chiedere che si confronti la loro violenza » con quella della lotta Partigiana. La resistenza è stata lotta per la liberazione dal nazi-fascismo, lotta realizzata con il consenso della stragrande maggioranza del popolo italiano. La violenza e il terrorismo di questi pseudo-rivoluzionari » trova invece la netta condanna della stragrande maggioranza del popolo italiano, la quale chiede al Governo, alla polizia, alla magistratura di compiere il loro dovere, che è quello di garantire l'ordine pubblico e la convivenza civile, in questo sollecitati , controllati, difesi dalla volontà democratica del Paese. In queste righe, il lettore, troverà una analisi troppo affrettata e
generalizzata del fenomeno definito « una nuova tappa della strategia della tensione o della paura », occorrerebbe ricercarne anche le cause. Bene, è quanto ci ripromettiamo di fare sui prossimi numeri di questo giornale, se la redazione gradirà di ospitarci. É pensabile e proponibile che il discorso, andando avanti, affronti anche nella nostra zona il problema della lotta alla violenza e alla disgregazione sociale, ponendo l'accento sul confronto e la disponibilità delle forze politiche, dei sindacati, dei lavoratori e delle associazioni democratiche ad impegnarsi, dalla parte della ragione, a combattere in difesa della libertà e della convivenza civile per lo sviluppo della democrazia. L'ANPI della zona 17, raccogliendo l'invito del Comitato Unitario Antifascista di Milano per la difesa dell'ordine repubblicano, si impegna ad essere, come sempre è stata nel passato, forza coagulante tra il Consiglio di Zona e i Partiti presenti sul territorio per dar vita, assieme agli antifascisti e ai cittadini sinceramente democratici, a tanti comitati unitari di quartiere, nelle fabbriche e nelle scuole superiori della nostra zona per la difesa delle istituzioni democratiche, per la convivenza civile, per l'ordine pubblico che si basi sul consenso delle grandi masse popolari in collaborazione con gli istituti preposti. Siamo a conoscenza che già il Consiglio di Zona, con lettera a firma del Presidente M. Valentini, denuncia l'annidarsi nella nostra zona di forze organizzate allo spaccio della droga e anche di gruppi neo-fascisti che di tanto in tanto si fanno vivi con scritte provocatorie sui muri dei nostri quartieri e che creano perplessità e timori nella cittadinanza. Sappiamo che in merito lo stesso Consiglio di Zona ha promosso un incontro con rappresentanti della P.S. - C.C. - Vigilanza Urbana per ricercare assieme una linea unitaria, democratica, idonea alla sensibilizzazione della popolazione e per combattere e prevenire il fenomeno della criminalità politica e comune, ricostruendo un tessuto democratico e associativo, capace di isolare e sconfiggere il teppismo e i nemici della convivenza civile. Su questa strada l'Associazione Partigiani d'Italia si impegnerà a creare contatti sempre più stretti tra le forze politiche e sociali della zona e in particolare con il Consiglio di Zona per sviluppare la collaborazione necessaria ad una più vasta partecipazione dei cittadini e dei lavoratori, anche sul tema dell'ordine democratico.
La nascita dei CUZ nel 73: gli obiettivi di allora. Aspetti positivi e negativi nella complessa esperienza di 3 anni. La proposta di ristrutturazione avanzata dalla CGIL Milanese. Intervista con gli esponenti sindacali della nostra zona. Il 18 settembre 1973 i Consigli Generali CGIL - CISL - UIL di Milano e Provincia approvavano la costituzione dei Consigli Unitari di Zona (CUZ). Si trattava di rispondere ad un'esigenza largamente sentita da tutto il movimento sindacale: all'esigenza cioè, di operare in stretto collegamento con il territorio. Il Consiglio Unitario di Zona doveva infatti costituire « un nuovo elemento per la crescita della democrazia sindacale e della partecipazione diretta dei lavoratori alla conduzione delle lotte sociali, di riforma e delle politiche ri-
vendicative ». Doveva inoltre stimolare il processo di unità sindacale, secondo gli impegni assunti dai Congressi CGIL, CISL, UIL.
Filippo Pietra , CISL
Saracino , CG IL
Le funzioni dei CUZ Il decentramento, realizzato nei CUZ, veniva posto sia in termini politici che organizzativi, e prevedeva: l'articolazione operativa delle politiche della Federazione unitaria; la proclamazione di scioperi in zona; l'ampliamento della partecipazione democratica. Milano veniva divisa, tenendo
conto anche del decentramento amministrativo, in17 Cuz; la nostra zona, assieme alla zona 5, il CUZ « Ticinese-Lorenteggio », che ha sede tuttora in via Tolstoi 14. La scelta dei CUZ si rivelò ben presto in tutta la sua complessità. Non mancarono indubbiamente gli aspetti positivi: ì nuovi organismi accelerarono, nei confronti delle categorie, lo sviluppo verso strutture decentrate evitando il pericolo di corporativismo ed attenuando il distacco fabbrica-territorio. Diventarono importante punto di riferimento per il confronto con gli enti locali e le strutture pubbliche decentrate e non mancarono di sollecitare la partecipazione operaia nella lotta per le riforme. Inoltre, sebbene proprio nei CUZ si siano spesso scaricate tendenze antiunitarie, nello stesso tempo i CUZ hanno difeso l'unità d'azione del sindacato anche fuori della fabbrica. Ma accanto a questo patrimonio storico importante e significativo, non tardarono ad emergere aspetti meno positivi. La divisione di fatto, venutasi a creare fra i Consegue a pag. 2 1
NEL' INTERNO
ESPERIENZA DI UN ASILO AUTOGESTITO NELLA NOSTRA ZONA
Droga: sottoprodotto della emarginazione e del disadattamento di vasti strati pag. 3 giovanili
Un asilo a misura di bimbo
Consultorio in zona: la volontà c'è, ma mancano i locali
pag. 4
Tra scuola e lavoro
pag. 5
Inquilini e sindacati partecipano al controllo democratico pag. 6 IACP Natale con voi
pag. 7
Dall'esigenza di trovare strutture adeguate che permettano ai genitori di svolgere le proprie attività lavorative, nasce il problema d'inserire il bambino in un ambiente capace di sviluppare la sua personalità in modo armonico e stimolante. Partendo da queste considerazioni ci siamo sentiti così in dovere di affrontare su queste paginequest'importante tematica. Siamo andati ad intervistare Maria Teresa, Ferrari-Lehnus, presidente di una cooperativa che gestisce un asilo nido, « centro psicopedagogico per l'infanzia », che ha sede proprio nella nostra zona, in Largo Gelsomini, 14. Le abbiamo chiesto: Qual'è la situazione degli asili-nido nella nostra zona? Non è per niente rosea.Pensiamo che su 130.000 abitanti esistano solo 3-4 asilo-nido: Si vede
immediatamente 'la sporporzione tra abitanti e servizi sociali. Per gli asili l'Ente Locale segue i parametri delle leggi svedesi. Ma l'Italia non è la Svezia sul piano economico. Uno dei motivi quindi che influiscono sulla carenza di queste strutture è il loro alto costo. Vi è infatti una legge regionale, la n. 39, che stabilisce 9 mq. pro capite per bambino. Possiamo ben comprendere come, nel momento di grave crisi economica che le amministrazioni comunali stanno attraversando, sia impensabile la creazione di nuovi asili, almeno su queste basi. Vi è poi l'alto costo che l'Amministrazione Comunale deve sostenere giornalmente per ogni bambino, e qui siamo nello ordine delle 18-20 mila lire. — Quali sono i motivi per cui è sorta questa cooperativa I segue a pag. 2