MHZ MENSILE DI INFORMAZIONE E POLITICA -- ANNO I - N. 1 - GIUGNO 1977 - L. 250
IIII
I. n q
Cill
( Il Consiglio di Zona in questo Per i giovani Una ulteriore fase di avanzamento della democrazia numero Nella nostra Zona, per alcuni aspetti più che in altre, grande è il disagio di molti cittadini per una incapacità di aggregarsi, di incontrarsi, di capirsi. di mettere assieme le migliori energie per venire fuori da una situazione di pericolosa degradazione. È il discorso della partecipazione e dei suoi contenuti. Per certi aspetti a responsabilità personali, dei singoli, (come fatto caratterizzante della zona) si intrecciano responsabilità degli organismi rappresentativi ed in parte anche delle stesse forze politiche. Da queste colonne cercheremo di stimolare. anzittutto attraverso la conoscenza di alcune realtà, un discorso cr ,iico per fare uscire la zona da una sorta di "ghetto individualistico" in cui tende a rinchiudersi in alcune sue componenti. È necessario pertanto anche uno sforzo individuale per venire fuori dal proprio particolare e per far prevalere il momento della solidarietà su q,..,9,Pc-; dell'egoismo E necessario anche un impegno morale che sappia, partendo dalle piccole realtà. dalla famiglia, dalla scuola, dai luoghi di lavoro etc. investire tutta la zona e creare un grande tessuto unitario di partecipazione, di incontro. di crescita generale. Ed abbiamo voluto iniziare dai giovani perchè crediamo che proprio da essi, dalla loro capacità, dovrà venire questa spinta alla aggregazione, al salto qualitativo che ci permetterà di superare situazioni anche obiettivamente difficili. Difficoltà e responsabilità che specialmente sotto questo aspetto della "condizione giovanile" riguardano il Consiglio di Zona che un grande lavoro avrebbe dovuto e deve sviluppare in tale direzione.
11 grande movimento democratico che ha investito il nostro paese negli ultimi anni, portatore di esigenze sempre più diffuse di partecipazione alla gestione della cosa pubblica, ha trovato nel decentramento comunale un ulteriore momento di sviluppo e di concretizzazione. L'esperienza del decentramento, nata a Bologna nel 1963 si è andata diffondendo nelle grandi città italiane, soprattutto dopo le elezioni amministrative 15 giugno, che hanno segnato una crescita dell'interesse politico nei confronti del governo locale, anche da parte di quelle forze che, in precedenza, tale processo avevano fortemente osteggiato. Appare significativo, a questo proposito, vedere rapidamente quale siano le posizioni delle grandi forze democratiche sul decentrmaento urbano, anche per comprendere se nei fatti e rispetto all'esperienza finora vissuta, tali posizioni si siano rivelate praticabili e valide. primo filone ideologie(' che possiamo considerare quello cattolico, patrimonio diffuso della Democrazia Cristiana. Esso ebbe origine nel 1958, nelle tesi dossettiane ed è oggi assai diffuso, soprattutto nelle posizioni politiche di Comunione e Liberazione, che interpreta il decentramento sottolineando la necessità di costruire una "città a misura d'uomo" attraverso la partecipazione dei cittadini. Tale tesi vela un atteggiamento che va alla ricerca di una mitica "comunità naturale" e che si intreccia con un filone, che male interpreta il concetto di Stato decentrato così come esso è espresso nella previsione costituzionale. La riprova di quanto sopra sostenuto può cogliersi rispetto all'esperienza dei Consigli di
II Consiglio di Zona non può limitarsi ad intervenire quando scoppia il problema, ma deve avere una sua autonoma e "preventiva" capacità di interventi. di sollecitazioni, di proposte per una politica verso i giovani.
Zona di Milano, prima dei mutamenti politici del 1975: una democrazia decentrata dove il concetto di partecipazione è fine a se stesso e non diviene invece il primo anello di un controllo politico sia sull'organizzazione del territorio, sia sull'amministrazione della città. Il Partito Socialista Italiano anzichè scindere gli organi di quartiere dalle altre fascie di democrazia sottolineò, fin dalle origini, che alla base dei quartieri c'è una risposta alla richiesta sempre più accentuata di grandi masse di cittadini, di lavoratori, di essere partecipi alla vita sociale e politica delle città e questa richiesta di partecipazione diventa concreto terreno di battaglia e di confronto tra posizioni politiche e culturali differenti. Tale posizione coglie, a nostro avviso, un elemento importante, che bisogna sottolineare: quello per cui i Consigli di zona divengono un momento di aggregazione sociale e po!iii(3, dove sopir f utrn èpneres.sari ), pur in un aluso p *ali smo, affrontare e risolvere i problemi reali dei cittadini, evitando quelle contrapposizioni idealogiche che spesso hanno impedito, ai livelli generali della politica, di unificare, nell'interesse del paese, le grandi forze democratiche. Infine i comunisti, che come forza politica per primi sperimentarono nella gestione locale i Consigli di zona, hanno colto e colgono in queste strutture la possibilità di instaurare un nuovo rapporto tra Stato e cittadini ed un nuovo tipo di collegamento fra le linee politiche, allargando le basi popolari dei partiti di massa e con ciò aumentandone il potere nei confronti dei gruppi di pressione economici. A livello teorico inoltre il PCI
ha intravisto nel decentramento un ulteriore terreno fertile per eliminare i contenuti antidemocratici dello Stato, così come fino ad oggi si è realizzato, e per consentire alle masse lavoratrici di entrarvi per adeguarlo alle previsioni della Costituzione repubblicana. Dentro questo grande orizzonte politico si collocano dunque le strutture decentrate dei Consigli di zona e di quartiere, come un primo reale elemento di democrazia sostanziale. Ma la verifica delle tesi politiche va fatta nella pratica di tutti i giorni, in rapporto con la gente e con le sue esigenze ed anche con i suoi limiti: solo così è possibile capire fino a dove oggi si è giunti e come è possibile andare avanti. Ed allora ecco la necessità della verifica, in relazione all'esperienza del decentramento, del lavoro svolto nello specifico, anche nella nostra zona, dalle varie forze che concorrono alla gestione del Consiglio. Ritorneremo su questi problemi nei nrossimi numeri in modo spectico. Vogliamo invece, per concludere questa prima fase di approccio al tema, porre a noi ed ai nostri lettori un quesito: come possono oggi i cittadini e le forze politiche democratiche dare al Consiglio di zona, come struttura decentrata di democrazia, ancora maggiore rispetto al passato, per contribuire alla rinascita civile e sociale del nostro Paese? Nell'attuale fase di grave crisi, pensare a quanto si è fatto e come lo si è fatto, deve intrecciarsi con la capacità di sapere cosa fare e cosa proporre oggi, in una fase che può tranquillamente definirsi di emergenza e tale pertanto da richiedere a tutti non solo riflessioni attente, ma anche e soprattutto partecipazione e confronto. Nerio Diodà
Il Consiglio di zona Come è nato e cosa significa. secondo diverse concezioni politiche, questo istituto del decentramento amministrativo.
pag. i
I giovani e il quartiere Dall'incontro con i giovani del Centro Sociale Leoncavallo, della parrocchia di San Luca, delle due case dello studente, emergono i primi tratti di un rapporto — giovani e tessuto sociale del quartiere — assai problematico.
pag. 2
Equo Canone 11 30 giugno scade la proroga al blocco dei fitti. Cosa accadrà dopo, se passa il disegno di Legge governativo? Quali altre proposte e possibilità ci sono? Alcuni esempi di come varierebbero i fitti nella Zona Il e un giudizio politico comunista sulla legge.
pag. 3
La scuola sperimentale di Via De Andreis Il Presidente del Consiglio di Zona, Adriano Flore interviene nel dibattito sulla sperimentazione in corso alla scuola De Andreis. •
pag. 5
• tie- •
Occupazione giovanile, tempo libero, strutture ricreative e culturali. devono rappresentare momenti caratterizzanti di un discorso politico della zona verso di essi.
Fare cultura Un circolo culturale, una libreria, alcuni progetti per l'animazione culturale nella zona 11. Come costruire, dai basso, la vita associativa e culturale del quartiere.
l
1
Proponiamo pertanto a! Consiglio di Zona di indire su questi temi una grande Assise della Zona che attra"FTS il contributo di più pia sviluppare un ico unitario per do così inuni, inn-
- ìr i i; m
•
1.2. 111.•••••••.,
Piazza Leonardo Da Vinci, Città Studi, nel cuore della zona 11. L'insediamento univer-
'
al centro del quartiere costituisce uno dei nodi -fondamentali della vita di questa ittà.
pag. 6
Il Liceo Donatelli Studenti, genitori, insegnanti, lavoratori del Donatelli rispondono ad alcune domande sulla vita e sui problemi della scuola.
pag. 8