38 minuti di libertà alla TV
Si - Intensifica la lotta degli elettromeccanici
SCIOPERO COMPATTO ALLA F.I.A.R, un tempo sempre maggiore per la cultura, lo sport, lo svago. E' logico quindi, che con questi obbiettivi il potere contrattuale dei lavoratori, la battaglia sia dura ed occorra intensificare la lotta con forme sempre più adeguate ed avanzate. Tutto ciò comporta e comporterà nuovi sacrifici per tutti, siamo peró certi che questo sarà fatto da tutti i lavoratori con la convinzione, e le recenti esperienze lo dimostrano efficacemente che il padronato sia esso rappresentato dalla Confindustria o dall'Intersind, lo si batte con là lotta decisa ed unitaria. I lavoratori tutti, e potremmo dire quelli della FIAR per particolari ragioni più degli altri, sono coscienti della giustezza delle rivendicazioni avanzate dalle organizzazioni sindacali con una piattaforma unitaria; sono convinti pure della realizzabilità di questi obbiettivi, del fatto cioè che non si chiede la luna, continua in 4.a vagina
Oggi le conferenze elettorali tenute dai vari leader dei partiti alla TV occupano l'attenzione dell'opinione pubblica. Possiamo dire che con l'apertura dei microfoni della radio televisione si é aperta una nuova fase della campagna elettorale. Per la prima volta dopo anni ed anni di assoluto dominio democristiano, sul video, hanno potuto apparire uomini che rappresentano milioni di lavoratori. Ministri ed esponenti D.C., nonche giornalisti e propagandisti si sono affannati a cercare di dimostrare che i 38 minuti concessi a Togliatti ed a Nenni sono la riprova più sicura della grande, assoluta libertà vigente nel nostro paese. 38 minuti in 8 anni! Un'inezia. Eppure questi pochi minuti che traccia profonda lasciano nella gente, nell'opinione pubblica! Milioni di persone hanno sentito la viva voce dei capi dei partiti operai per la prima volta. Molti di questi avranno riflettuto a lungo sulle panzane che per 8 anni la RAI-TV ci ha sciorinato. Ebbene questi 38 minuti sono invece la riprova del monopolio politico esercitato dalla D.C. in tutti questi anni, sono la riprova d'e l l a mancanza di libertà nel nostro paese, sono la più lampante dimostrazione che per ottenere più libertà nelle fabbriche, nel paese, alla TV, bisogna battere la D.C., rompere il monopolio del potere che esse detiene da troppi anni.
ZELLERBA C ALLA FIAR SCIOPERO. LA FABBRICA E' DESERTA
Le decisioni delle organizzazioni sindacali del settore elettromeccanici di intensificare la lotta per piegare la Confindustria e l'Intersind, ci induce ad alcune considerazioni circa gli obbiettivi ed il valore della lotta stessa. Chiedere oggi la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario e la istituzione di un premio di produzione collegata al rendimento del lavoro, non solo è giusto in quanto la situazione economica e produttiva del 'settore è assai florida e consente perciò larghi profitti ma investe il grande principio della contrattazione di tutti gli aspetti del rapporto di lavoro. Infatti cosa significa per tutti i dipendenti ottenere un premio di produzione collegato al rendimento del lavoro?. Significa che ad ogni aumento della produzione deve esservi con-
temporaneamente un aumento della paga, cioè, per i lavoratori significa essere non solo artefici del progresso ma anche partecipare direttamente ai benefici che ne conseguono; vuol dire evitare che continuamente per i lavoratori si ponga in termini di lotta spesso dura e difficile, quello che obbiettivamente costituisce una logica ed elementare esigenza di giustizia, cioè ricevere una parte del valore che essi producono in più. Chiedere la riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga significa andare incontro ad una esigenza sentita da tutti ed in particolare dalle lavoratrici, le quali prima e dopo il lavoro in fabbrica, devono compiere altro lavoro fra le mura domestiche; vuol dire contribuire a quel grande moto di progresso che nell'era moderna permette di avere a disposizione di ogni lavoratore
LA PROTEZIONE DELLO STATO
.• Due fatti significativi Durante le giornate di sciopero abbiamo avuto l'opportunità di fare alcune osservazioni interessanti. Qualcuno crederà forse che ci riferiamo alle centinaia di lavoratori che armati di fischietti dal suono chiaro e squillante accompagnavano assordandoli e facendoli arrossire i pochi crumiri al lavoro, oppure che vogliamo parlare della presenza in forze della polizia, o dei carabinieri; no, niente di tutto ció. Vogliamo raccontare invece di due fatti
di cui siamo stati testimoni assieme ad altre decine di lavoratori. Il primo accadde un sabato mattino quando uno di noi si apprestava a fotografare l'entrata deserta della FIAR ed il capo-personale che in piedi sulla porta con a fiianco un agente in borghese assisteva imponente alla riuscita dello sciopero. L'agente, forse timoroso di apparire sulla foto, a fianco del capo-percontinua in 4.a pagina
LAVISITA DEL PADRONE
« E' arrivato il nostro padrone! > Cosí dicevano gli operai e le operaie il giorno dell'arrivo dell'ambasciatore degli Stati Uniti Zellerbach, in visita alla nostra fabbrica. Questo signore probabilmente saprà delle condizioni economiche in cui versano i lavoratori del nostro paese, e saprà anche che ha messo piede in una fabbrica in piena agitazione, dove malgrado il ricatto dei contratti a termine, malgrado la enorme sopportazione di grandi sacrifici i lavoratori si battono con una decisione e con uno slancio senza precedenti. Ma il nostro padrone ha altre cose piú importanti da pensare, con tutto quel coronario di poliziotti, di membri della direzione che lo attorniavano, non ha nemmeno avuto il tempo di guardare in faccia gli operai, che dai loro posti di lavoro lo hanno visto passare frettolosa. mente. La direzione della FIAR ostenta. va con evidente zelo l'orgoglio di avere accolto fra le proprie mura il rappresentante di una grandissima potenza, ma possiamo esser certi che non avranno aperto bocca sulle questioni sociali, sul modo col quale si assume; su quanto i nostri migliori operai e operaie e tecnici guadagnano, che rapporti e relazioni intercorrono fra gli operai e i dirigenti, di come sia distribuita la ricchezza che le maestranze creano ecc. Tutto ció non fa Arte dei loro piani, ed al signor Zellerbach tutto
questo non interessa, pensano i nostri democraticissimi ed irreprensibili dirigenti. A loro interessa e preme che si produca molto, e a poco costo perché continpino a salire i profiitti e sembra che sussurrino al nostro Amico del Dollaro:: Badate se avete lavoro, datelo a noi, vi costera meno cosi guadagnerete voi e noi! ». Sembrerebbe una battuta ironica ed invece é una triste e squallida realtà, una realtà inconfutabile che scaturisce dalle misere condizioni di vita e sociali in cui versano i lavoratori, un prodotto delle concezioni incancrenite delle nostre classi dirigenti, della loro caparbietà ed ingiustificata prepotenza. Orbene, noi affermiamo nel modo piú serio e responsabile che non daremo un attimo di tregua ai padroni. Immani sacrifici ha sopportato la classe operaia e nei momenti piú duri si é sempre trovata la strada dell'unità per stringersi la mano e combattere assieme. Tante lotte; tanti sacrifici, vittorie e sconfitte, ma la storia la fanno i semplici, gli uomini ed il lavoro dell'ingegno popolare ed é questa la nostra strada piú cara e preziosa per la quale anche oggi combattiamo. Perció si disilludano, anche questa volta gli operai elettromeccanici non cederanno un passo e lo faranno per il bene comune del paese e contro l'egoismo la conservazione ed il fascismo.