Skip to main content

El Caminun1

Page 1

Sono nato!Operiamo per una C.I. unita

In una fredda serata del mese di aprile un gruppo di lavoratori riunito ad esaminare l'esito della competizione elettorale per la elezione della Commissione Interna, iniziò a parlare di un giornale aziendale, di un giornale dei lavoratori dell'O.M. che servisse a far conoscere i problemi e la vita degli operai, degli impiegati e dei tecnici della fabbrica.

L'idea era da tempo nell'animo di ognuno, il desiderio di realizzarla prese immediatamente i convenuti e l'entusiasmo aprì l'ondata delle parole.

Sì, il giornale, anche se piccolo ci vuole, è necessario, un giornale accogliente tutte le idee e tutte le proposte dei lavoratori desiderosi di collaborare, un giornale che rispecchi le idee ed i consigli della nostra grande famiglia aziendale, un punto d'incontro, una tribuna libera dalla quale i lavoratori di tutte le tendenze, esaminano, discutono e approfondiscono i loro problemi.

In quella fredda serata si parlava di me, quei progetti mi riguardavano e cominciai a sentirmi alimentato da una linfa creativa, speravo di nascere, ed ora... sono nato!

Chi sono?

L'avrete già capito; sono il vostro giornale di fabbrica!

Mi presento a voi lettori con questo primo numero, fiducioso di incontrare comprensione e appoggio.

Questa mia veste iniziale è provvisoria, diventerà definitiva quando lo vorrete e muterà se lo riterrete opportuno.

Metto a vostra disposizione le mie pagine, sta a voi riempirle.

Fuori la penna, fuori le idee, all'opera!

Voglio che mi facciate bello, ma SOPRATUTTO vivo.

Chiedo a tutti voi di scrivere le critiche, le proposte, i suggerimenti che possono migliorarmi.

Non abbiate timore di dar luogo a polemiche, a scontri, sono talvolta necessari purchè servano a unirvi sempre più attorno ai problemi concreti che occorre affrontare.

Sono un giornale dei lavoratori, voglio che le questioni dei lavoratori siano dibattute nelle mie pagine, cercate e troverete tutti uniti la via per risolverle.

Conto sul vostro aiuto per diventare al più presto adulto ed entrare a fianco degli altri miei fratelli nella famiglia del giornalismo operaio, nella quale stabilmente restare, voce dei lavoratori dell'O.M. nel coro dei lavoratori italiani.

...Grazie di cuore, sostenetemi e diffondetemi.

I lettori sono invitati a lità potranno essere inviascrivere al nostro giornale ti da parte di tutti, articoal seguente indirizzo: li che, se richiesto, non

REDAZIONE de verranno pubblicati col « EL CAMINUN•» nome del collaboratore, Periodico dei Lavoratori ma bensì con uno pseudella O.M. donimo.

Corso Lodi, 58 - Milano Allo stesso indirizzo si Alla redazione che ha ricevono le offerte sostequi trovato gentile ospita- gno e gli abbonamenti.

In tutte le lotte che ve- massima realizzazione di dono impegnati i lavorato- questa esigenza per cui è ri maggiori successi si ot- doveroso preservarla daltengono quando le forze l'azione di coloro che la dei lavoratori sono tutte vorrebbero divisa in grupunite contro il nemico co- pi, correnti, frazioni, ecc.; mune: il padronato. l'unità della C.I. va difesa La Commissione Interna perchè lo esige l'interesse di fabbrica rappresenta la comune di tutti i lavoratori.

Addio, nostro caro Moroni

gliava il cuore, in quel momento non me lo consentiva. Solo dopo essere uscito da quell'ambiente di dolore, mi sono sentito un po' le idee libere, da potermi dedicare, così ad alcune riflessioni.

Il fatto che di solito i componenti la C.I. vengano eletti in liste presentate dalle varie organizzazioni sindacali, come pure il fatto che i membri della C.I. siano iscritti a questa quella organizzazione sindacale, non mutano assolutamente la natura, i compiti e il funzionamento della C.I., questo tanto meno giustifica o spiega l'eventuale presentazione di richieste separate alla Di. rezione dell'azienda.

La Ci. è un organismo unico e unitario » che « collettivamente » rappresenta « tutti » i lavoratori siano iscritti o meno alle organizzazioni sindacali.

Ho visto, nella mia visita all'ospedale di Nig,arda, il nostro caro compagno di lavoro, Moroni Angelo ,caduto, il 7 giugno u. s. in una vasca di acqua e soda calda ad una temperatura di 800 circa, situata nel reparto macchinario.

Ho visto quel povero corpo martoriato dalle piaghe prodotte dalle terribili ustioni. Ho visto le smorfie di dolore fisico sul suo caro volto. Ho assistito ai suoi alternati deliri febbrili, per circa un'ora. Ho notato la grande forza morale che lo sosteneva. Nel guardarlo, nel suo letto di tormento, mille pensieri si accavallavano nella mia mente ;interrogativi ai quali avrei voluto risposta immediata, ma lo sconforto che mi attana-

— Riuscirà la fibra del nostro caro compagno ,a sopravvivere a tanto strazio delle sue povere carni? Temo di no ;poiche le sue condizioni gravissime sono troppo evidenti (pur augurandogli in cuor mio di guarire per il bene suo e della sua cara famigliola). Ebbi infatti, il giorno dopo, la ferale notizia della sua morte fra atroci spasimi, dalla bocca di un nostro compagno di lavoro.

Hai proprio voluto lasciarci, caro e amato Moroni! Tu, che da molti anni lavoravi con noi, che ti stimavamo per la tua rettitudine, la tua bontà di animo, gentilezza di modi, grande modestia, ma soprattutto per la tua tenacia di lavoratore cosciente delle proprie responsabilità di uomo e cittadino.

Il tuo ricordo, sarà per noi, motivo di sprone a sempre far meglio, sarai sempre fra di noi, come lo sono tutti i compagni di lavoro caduti, come te, nell'adempimento del loro dovere di lavoratori, cittadini di un Paese civile.

Addio care compagno MORONI!

Nel suo seno non esistono gruppi o correnti sindacali o maggioranze o minoranze precostituite o altre cervellotiche suddivisioni.

I componenti della C.I. hanno un compito specifico, accettato coscientemente all'atto della posa della propria candidatura, che si riassume nella difesa degli interessi di « tutti » i lavoratori senza distinzioni

Quando le richieste che si presentano riflettono le aspiraziohi di tutta la maestranza non vi è motivo perchè la C.I. non si presenti unita e compatta in « tutti » i suoi componenti davanti alla Direzione.

E' il padronato che ha interesse a distruggere l'organismo unitario di difesa dei lavoratori nelle aziende e che non essendo riuscito a spazzarlo via attraverso un attacco frontale cerca di raggiungere lo stesso scopo spezzandolo

Continua a pag. 2

• oi "*\ ( ANNO I ° • N. 1
Giugno 1955 •
Milano
• • rI PERIODICO cz•I LAVORATORI DiEl...1-7 0. :M.
Redazione: Corso lodi, 58
Una copia I. 15.Abbonam soslenilcre L. 300 i

I CARTELLI NON BASTANO Per una C. I unita

gli

infortuni vanno prevenuti

La Direzione dell'O.M. in una sua recente campagna anti-infortunistica aziendale, poneva dei cartelli in tutti i reparti i quali volevano indicare le possibili conseguenze di una eventuale trasgressione alle regole anti-infortunistiche, da parte dei lavoratori.

Tali cartelli, nella loro impostazione ( alle goricofunereo-umoristica) ave vano indubbiamente il compito di imputare gli eventuali infortuni sul lavoro alla inosservanza dei regolamenti, da parte dei lavoratori stessi.

All'uopo di poter allar gare la propaganda di tali (secondo noi, errati) concetti, l'ing. Calzolari, delegato dalla Direzione alle indagini post-infortunistiche nella fabbrica, ebbe a pronunciarsi che il 70% degli infortuni da lui stesso indagati ed analizzati, sono senz'altro da attribuirsi a distrazioni, a negligenze o comunque ad irregolarità dei lavoratori nello svolgimento delle lo ro mansioni.

A parte l'offesa al lavoratore, che traspare da tali comodi concetti, vi sono punti di ironico anacronismo nelle affermazioni stesse.

Si è detto, che nel gravissimo incidente infortunistico occorso al nostro caro compagno di lavoro Moroni, ha contribuito un fatale capogiro, mentre lo stesso lavorava; che l'acqua calda ad una temperatura di 800, era pura e semplice acqua, senza in-

gredienti di sorta, come soda od altro.

Perchè, queste tempestive precisazioni ,circolavano per bocca di molta gente, in fabbrica, mentre la Direzione, o chi per es sa, si preoccupava di far vuotare immediatamente del suo contenuto, la vasca?

Perchè, non è stata creata una pedana antisdrucciolevole, p o i c h è quella esistente è di legno liscio, reso viscido dall'acqua e soda, caduta e perciò inadatta?

Perchè non sono stati dati in dotazione indumenti adatti per quel specifico lavoro; scarpe con suole ad artiglio ,ecc.

Perchè, la vasca stessa. dati in dotazione indunon e stata costruita con criteri dimensionali, atti a non sbilanciare il corpo del lavoratore, nei movimenti obbligati per svolgere il dato lavoro?

Perchè, tale pericoloso ed affaticante lavoro, viene fatto eseguire a cottimo, inducendo il lavoratore ad un ritmo di esecuzione veloce e bestiale, dovendo sollevare pezzi di 18 kg. per 120 volte in un'ora (pari a 21 quintali) per poter guadagnare L. 120 di cottimo?

Perchè, non vi era una barella a disposizione ,nel reparto stesso?

Perchè poi, il corpo nudo e piagato dell'infortunato, lo si è adagiato (dopo che arrivasse dall'infermeria) sulla barella composta da un telo di ruvida canapa, polveroso ed unto

DISCRIMINAZIONE " PREMIO „ F. I. A. T.

Vi è in fabbrica un gruppo di lavoratori « cattivi » ( almeno così li considera il padrone) che per questo li ha voluti punire mentre tutti i lavoratori, senza distinzione fino all'ultimo momento pensavano che la Direzione non sarebbe arrivata a tanto.

E' indubbio che un simile gesto, se non altro, ha permesso a tutta la maestranza di conoscere meglio cosa sono i padroni di oggi.

Ringraziamo attraverso le nostre colonne tutti i lavoratori e in particolare quelli che si erano fatti promotori della nobile iniziativa di solidarietà nei confronti di questi esclusi.

Pensiamo che il premio Fiat se lo sono guadagnati tutti, prima o poi dovrà essere concesso dalla Direzione.

E non si venga a dire che per quattro ore di sciopero fatte per una causa umana come quella degli aumenti di salari e per il con-

e non si è procurato un lindo lenzuolo?

Perchè, infine, si è impiegato un lavoratore menomato fisicamente, a svolgere un lavoro non di sua competenza?

Questi ,ed altri interrogativi, non solo escono dal mio pensiero, ma sono espressione della maggioranza dei lavoratori, contro i veri responsabili della quasi totalità degli infortuni sul lavoro, i quali non sono certamente i lavoratori stessi, come si vuol fare intendere.

Noi, su questo giornaletto di fabbrica, che nasce grazie al concorso, materiale e finanziario, dei lavoratori dell'O.M., porremo (con la collaborazione di tutti i volonterosi) sempre di questi interrogativi, se ve ne sarà di bisogno, atti ad indicare le deficienze e le responsabilit à eventuali.

Ctruzscapa

La tua bocca brucia

Quando alla mensa devi adattarti ai sottoaceti di contorno.

Prigione senza sbarre

Quello che trovi varcando i cancelli dell'O.M.

(Continuazione de peg 1) in due, accordandosi spesso separatamente con i rappresentanti della CISL e della UIL.

E' chiaro che laddove questo riesce, quando i dirigenti scissionisti accettano di trattare separatamente col padrone, la C.I. perde la sua caratteristica fondamentale di organismo unitario di « tutte » le maestranze dell'azienda.

In questo modo non si risolvono i problemi dei lavoratori ma si facilita unicamente l'opera dei padroni che vogliono dividere e disgregare la classe lavoratrice, con queste posizioni errate si favorisce la subordinazione di quest'ultima alla volontà dei padroni stessi.

Per frustrare le mene del padronato si pone l'esigenza dell'azione unitaria della Ci, organismo dirigente dei lavoratori, interprete delle loro aspirazioni, difensore dei loro interessi, risolutore dei loro problemi vitali.

Tenendo fede all'impegno unitario la C.I. diventa un baluardo insormontabile che si oppone con l'azione alle offensive deleterie sferrate incessantemente dai padroni contro i lavoratori come ad esem-

pio la discriminazione politica e sindacale con riflessi economici, attraverso il taglio continuo e graduale dei cottimi.

I lavoratori hanno il diritto di pretendere dai componenti della C.I. tale unità, ma hanno anche il dovere di agevolarne la costruzione, partecipando alle assemblee e chiedendo essi stessi alla C.I. che cosa vogliono e che cosa essa deve fare.

Il contatto largo e continuo, le critiche e le proposte faranno sempre più della C.I. l'organismo che veramente difende gli interessi di « tutti » i lavoratori.

Un debole bocciofilo

Durante la gita turistica dei Controlli, l'assistente sociale, sig. Avanzini, che li seguiva per meglio « socialmente » spendere la parte di denaro offerta dalla Direzione, si esibiva in una gara di bocce coi lavoratori.

Forte in assistenza, ma debole come bocciofilo, le sue bocce erano sempre corte, ad un certo punto una voce commentò:

— Un po' di assistenza sociale a quelle bocce, sennò chi le porta a far punto !

A MODENA VALLETTA NON E PASSATO

Non si illuda di essere passato e Milano, anche se può avere ottenuto un temporaneo successo.

I lavoratori della O. M. sapranno ritrovare le loro unità e con tutta la classe milanese continueranno la lotta per il rispetto della libertà nella fabbrica nella difesa dei propri diritti.

tratto di lavoro non si possa meritare tale premio.

La Direzione tenga sempre presente che ha privato un certo numero di lavoratori di un premio perchè hanno esercitato un loro diritto sancito dalle Leggi, e non solo, ma dimentica che in mezzo ad essi vi sono numerosi padri di famiglia i cui figli non hanno potuto godere di alcune cose necessarie godute dai figli degli altri.

A meno che la Direzione non abbia inteso punire anche tante creature innocenti ed ignare di tanto disprezzo e di tanta ingiustizia.

C'è nei lavoratori tutti una amarezza ed una indignazione che dimostra che tale inumano gesto dovrà essere cancellato in ogni modo.

Tale ingiustizia non sarà dimenticata e sarà un motivo di lotta fino alla sua completa riparazione.

I lavoratori di Modena durante la manifestazione del l Maggio

pag 2 IL "CAMINUN„
• •

"COLLABORAZIONE„ E "RELAZIONI UMANE„

Da una conferenza tenuta dal Segretario della C. d. L. G. Brambilla

A noi interessa rilevare come sulla base di quali principi si possono permettere che nelle fabbriche si arrivi a tollerare da parte degli esponenti della CISL situazioni di sfruttamento insostenibili per i lavoratori, e di discriminazione che nulla hanno da invidiare ai metodi in uso nell'epoca fascista. Come possono dei lavoratori aderenti alla CISL tollerare senza ribellarsi accanto ai loro fratelli di lavoro, i soprusi e le prepotenze padronali, esercitate contro attivisti sindacali e politici di null'altro colpevoli che di difendere gli interessi di tutti i lavoratori, contro i padroni che violano le leggi ed i contratti di lavoro? Come non ribellarsi alle infamie che si verificano in molte fabbriche e che hanno raggiunto un aspetto drammatico con la costituzione di campi di concentramento?

Che cosa é la "Collaborazione„

Parlare di collaborazione in queste condizioni significa avere le idee chiare sul significato di questa frase. Se per collaborazione si intende il dovere del lavoratore di collaborare per la produzione nell'azienda, noi sfidiamo qualunque padrone e i suoi manutengoli a 'dimostrare come i lavoratori non collaborano ogni giorno nella fabbrica alla produzione. Certo questa collaborazione non è entusiastica, perchè ottenuta a mezzo di forme di disciplina coatta e di sfruttamento inumano, facendo ricorso ad opprimenti ingiustizie sociali ed offese alla dignità umana e civile dei lavoratori. La collaborazione è comunque una norma che è imposta senza complimenti dai padroni con l'intendimento di ottenere dai lavoratori la rinuncia al diritto di difendere i propri inna libertà di far ricorso alteressi di classe, nella piela lotta e se necessario allo sciopero, alla manifestazione sulle piazze, così come è sancito nella Costituzione repubblicana.

Come I padroni intendono la "collaborazione„

I padroni la collaborazione la intendono a modo loro, essi pretendono soltanto per ciò che concerne il processo della produzione, e deve cessare quando si tratta di distribuire la ricchezza prodotta. A ciò pensano e dispongono loro, secondo i propri criteri di valutazione politica, non in osservanza dei doveri contrattuali e dei rapporti sindacali, ma sulla base di una concezione paternalistica e reazionaria, con forme di elargizione caritative, facendo ricorso, nella stessa re-

golamentazione dei cottimi, a metodi che sono rivolti a trasformare la natura stessa del salario, ricorrendo ormai copiosamente al sistema dei cosidetti • premi ' discriminati.

Che cosa significa • relazioni umane » ispirati ai concetti dell'americanismo e che si ispirano ai principi della collaborazione? Il vero significato di queste « re lazioni umane > è quello di soggiogare l'uomo alle condizioni di un semplice strumento della macchina, distruggendo nel proletariato ogni coscienza del diritto di combattere per le proprie rivendicazioni e per il progresso umano. Significa studio accurato dell'attitudine fisica ed intellettuale dei lavoratori, mettendo bene in vista ogni minima imperfezione che possa ostacolare il pieno rendimento, favorendo in tal modo una selezione che respinge dalle fabbriche ogni lavoratore o lavoratrice sia esso operaio, impiegato o tecnico, che dimostra di non essere in grado di assoggettarsi ai ritmi infernali richiesti dall'ordinamento della produzione, ispirati alla protesta di un sempre più elevato ed esoso profitto capitalistico.

Il paternalismo

Si interviene per interessarsi delle vicende famigliari, delle esigenze derivanti da malattie, o per la sistemazione dei familiari al lavoro attraverso il collocamento della parrocchia per ottenere la casa o una cura. E tutto ciò in relazione ai bisogni sacrosanti ai diritti sociali acquisiti dai lavoratori, ma in virtù di una concezione paternalistica rivolta a legare il lavoratore all'azienda impelagandoln in una serie infinita di impegni che lo mettono praticamente alla mercè del padrone.

Per i vecchi lavoratori, dopo anni e anni di sfruttamento e di sofferenze, si arriva alla messa in scena del premio di fedeltà e di una medaglietta di riconoscimento del buon servizio esercitata nella fabbrica, del pranzo speciale, e qualche volta di una magra integrazione alla pensione che serve a correggere le tragiche vicende della vecchiaia.

Difesa dei propri diritti

Tutto ciò si svolge sotto l'egida della osservanza delle leggi del regolamento di fabbrica che rappresenta un vero e proprio codice penale al di sopra del codice dello Stato. Noi respingiamo questa concezione della collaborazione di classe e delle cosidette 'relazioni umane•. Noi vo-

gliamo elevare la coscienza dei lavoratori alla difesa dei loro diritti che sono sanciti dalla Costituzione repubblicana e sono garantiti dal Contratto di Lavoro, dalle conquiste sindacali e politiche. Tutto ciò che il padrone dà non è per buon cuore o spirito• cristiano » esso no è che il risultato delle lunghe e tenaci lotte dei lavoratori. Il paternalismo padronale non è che un'aspetto dello sfruttamento capitalistico rivolto a sopprimere nei lavoratori la coscienza dei propri diritti. Anche là ove i padroni concedono premi senza che i lavoratori abbiano partecipato a determinate lotte, questi lavoratori debbono sempre sapere che ciò è il risutlato della lotta degli altri lavoratori e di tutto il movimento operaio, e che i padroni non concedono che le briciole dei loro lauti profitti.

Noi siamo per una vera politica della produttività che garantisce l'aumento del rendimento di lavoro e che sia rivolta ad elevare le condizioni di vita dei la-

ganizzazione scientifica del lavoro e l'ammodernamento degli impianti e dei macchinari ma ciò allo scopo di ridurre lo sforzo fisico ed intellettuale dei lavoratori.

L'aumento della « produttività » deve tradursi in un'aumento effettivo del tenore di vita dei lavoratori e nuove fonti di lavoro per l'impiego della mano d'opera disoccupata. Agli oratori poveri di spirito che per giustificare le forme di sfruttamento inumano in atto nelle fabbriche in regime capitalistico ironizzano sullo • stakanovismo » noi vogliamo semplicemente ricordare che là ove i lavoratori sono divenuti i padroni dei mezzi di produzione e del proprio destino, sottraendosi allo sfruttamento capitalistico, là si verifica effettivamente lo sviluppo della produttività sulla base di una effettiva collaborazione fra tutti i fattori della produzione, sulla base di una entusiastica emulazione che porta sempre più avanti la

CAMONIUN DIR "MANO,.

Quanti ricord, el « Caminunn », el me risvèglia, an'mò me par de vess riturnaa quand che passavi de « Muriviun » Pensavi, alura, a chi la faa' che gran curagg el dev végh avii per riLissi rivà fin lassù, quel ch'el po' avé guadagnàa.

Pensavi anca ai lavuradur (de quii temp là) che sott sgubaven, al « Caminunn » ben poch ghe guardaven, per nun perd temp a sprém el Ma ti « Caminunn » ti rimiravet, sotta de ti, tLicc sti ommitt a fa' el soo duver, cunt poch diritt; fin a la sera. E ti saleidavet.

Te salLidavet 'sta pora gent, che a ca' turnaven stracch e sfìaccaa.

EI soo padrun l'avea guadagnaa inveci lur, ben poch e gnent. Incó sunt mi sott' i too pee a lavurà in del « Meani »; plirtropp l'é an'mò « vita da cani »; cambia i padrun ma no el nost mestée. I padrun nov g'han alter sistema, Ossee tracutant, semper sfriittadur; per soo principii, ne fan semper curr; el e suraprufitt » ghe l'han per emblema. Ne pruibissen de fà la pulitica, perché el dev véss un soo privilegg vbren minga, infin, che se legg i « nost » giurnai perché ghe fan' critica.

Han ph relegaa vintiinn operari, in e camp » apposit de « cuncentrament » perché lur lotten per tenta la gent che piega el firun, pe' sbarcà el Iiinari.

Ma ti, te ne guidett, o vécc « Caminunn a, te ne de' forza per un prossim dumann, quand quii temp chi, sarann tant luntann, gudarémm un quaicossa de bunn.

EI nost ubbietiv l'é quéll de piegà la class padrunai, a noster vantagg ; fa' che diventa tent l'ann, un primm fésta de ■ Pace, Lavar, Libertà ».

tecnica e il benessere sociale.

In regime capitalistico, invece, anche laddove si rinnovano gli impianti, ma si riduce il personale, si intensificano i ritmi di lavoro e aumentano le malattie e gli infortuni spesso mortali, si riducono i salari e gli stipendi a condizioni miserevoli mentre aumentano continuamente i profitti, là c'è la « produttività » nella più chiara espressione di stile americano che si vuole introdurre nelle nostre fabbriche. Questa è la «produttività» che viene appoggiata dalla CISL e dalla UIL.

CONTROLLI IN GITA

Su due autopulmann di lusso il 19 maggio i controlli dello stabilimento hanno effettuato una gita turistica, per le vie di Lecco, Erba e Como nella zona cioè di quel « ramo del lago » che il Manzoni immortalò n e i « Promessi Sposi ».

Là tutto sembrava diverso e tutto si è svolto nell'ambito della moderazione e della correttezza, dal più elevato dirigente al più modesto lavoratore, vi era veramente un clima di distenzioe, di cordialità, si vedeva il dirigente soddisfatto dar manate sulle spalle, farsi fotografare in gruppo, si sentiva spesso la frase: — i miei collaboratori... — Ohimè, diceva qualcuno, come è diversa la realtà di tutti i giorni, quando alla mattina si oltrepassa il cancello di via P. Leoni 18, tutto rimane fuori, ogni cortesia, ogni forma di democrazia scompare lasciando il posto alla ormai abituale superiorità del «padrone sono me e comando io ».

Noi siamo d'accordo, per le gite e per tutte le iniziative sociali, vorremmo solo che diventassero un diritto di tutti i lavoratori e che tutta la cordialità che si manifesta nel corso di queste gite continuasse anche all'interno della fabbrica.

Porterebbe certamente un contributo alla soluzione di tutti i problemi dei lavoratori pur tenendo conto che pur non esulando da quei doveri che derivano da ognuno di noi, vengano riconosciuti quei diritti sacrosanti che ancora vengono spesso ignorati.

EL "CAMINU14„ pag. 3

EL "CAMINUNI„

Un grave problema ha sempre preoccupato, in particolare gli impiegati e le impiegate, è quello rappresentato dalle assunzioni con contratto a termine.

Questo è diventato una delle tante manifestazioni del padronato per eludere quelle poche norme -di legge che nel nostro ordinamento giuridico sono poste a tutela dei lavoratori o quelle più concrete, se pur limitate garanzie che i laovratori stessi attraverso le loro dure lotte e la maturità delle loro organizzazioni hanno saputo conquistarsi con la stipulazione di accordi collettivi.

Il contratto a termine oltre ad essere una violazione delle norme contrattuali è in primo luogo un ricatto politico diretto contro i lavoratori.

Infatti gli assunti a contratto a termine vengono in genere ammessi nella fabbrica solo attraverso raccomandazioni: delle varie parrocchie, da organismi o da privati vicini alla Direzione la quale si preoccupa di fare indagini sul luogo di abitazione e presso i datori di lavoro precedenti non per avere conferma della loro capacita tecnica o amministrativa ma per accertarne le idee sindacali e politiche e dare quindi maggior peso alla bella paternale che a queste reclute viene fatta dai dirigenti della fabbrica.

Appena assunti viene loro indicato come devono

comportarsi in fabbrica: « niente sciopero » « non fare amicizia coi sovversivi » « non svolgere attività sindacale » « fare sempre il bravo », dopodichè si lascia intravedere o si promette palesemente il rinnovo e cioè la possibilità di continuare a lavorare sool come un premio che ci sarà se saranno proni e sottomessi ai voleri e agli interessi del padrone.

Nella fabbrica sono costretti a subire vessazioni di ogni genere, vengono sottoposti allo sfruttamento più inumano, sono costretti a vivere col terrore di essere buttati fuori dalla fabbrica, il loro stipendio è alle volté inferiore ai minimi stabiliti dagli accordi interconfederali.

Negli uffici il padrone ha con tali mezzi fatto circolare quel clima di diffidenza, di timore e di rassegnazione che è tanto dannoso perchè divide i lavoratori.

Gli assunti a contratto a termine attendono ansiosi l'assunzione definitiva e invece il più delle volte, nella migliore ipotesi, arriva un altro periodo di « prova », questo per i più fortunati; per gli altri arriva il licenziamento che viene chiamato• gesuiticamente « mancato rinnovo » e si trovano sul lastrico.

Tutti í mesi in quasi tutti gli uffici c'è un contratto a termine non rinnovato: è un lavoratore che viene messo alla porta; nella maggioranza dei casi sono donne, ' ragazze e

2 Giugno 1946 - 2 Giugno 1955

Quest'anno il 2 giugno ha visto un nuovo Presidente della Repubblica: i'on. Giovanni Gronchi, eletto con larga, imponente maggioranza di voti.

Nel suo messaggio rivolto al Paese egli afferma che il risultato e la fiducia che gli viene rivolta da ogni parte politica e da ogni ceto sociale del nostro pae• se è dovuta all'ansia di rinnovamento istituzionale della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica ha compiuto nel suo messaggio un atto che non può essere puramente formale, egli ha giurato fedeltà alla Costituzione.

Le linee che egli ha tracciato nell'indirizzo al Parlamento sono il primo gesto in cui si concreta tale impegno solenne, assunto dinanzi alle Camere e al Paese.

Quando egli propugna l'avvento alla direzione dello Stato delle masse lavoratrici che sinora « il suffragio universale ha condotto sino alle soglie dell'edificio dello stato senza introdurle effettivamente dove si esercita la direzione politica di questo », il Presidente della Repubblica obbedisce alla Costituzione che sin dal suo primo articolo afferma che in que-

spose e appresa la notizia piangono, sulle promesse sfumate e sull'inumano trattamento.

Vi sono le possibilità di porre fini a questi sistemi?

L'art. 4 della Costituzione Repubblicana proclama non soltanto il « diritto al lavoro » ma anche l'obbligo per la Repubblica di « promuovere le condizioni che rendono effettivo questo diritto ».

E' evidente che l'esistenza dei contratti a termine, così come esistono all'O.M., legati unicamente all'inAvevo visto, qua e là per le vie di Milano dei manifesti raffiguranti gli orrori della bomba atomica che esprimevano la speranza che mai più l'umanità fosse colpita da tali armi di sterminio e avevo letto il testo dell'Appello lanciato ai popoli da Vienna, dal Consiglio Mondiale della Pace, contro la preparazione della guerra atomica contenente la richiesta di distruggere, in tutti i Paesi le riserve di armi atomiche e l'arresto immediato della loro produzione.

teresse dei soli datori di lavoro, non rendendo nè effettivo, nè stabile il rapporto di lavoro, non danno tranquillità al lavoratore ma sottoponendolo stabilmente allo spettro della disoccupazione, rappresentano soltanto una manifestazione della cùpidigia di guadagno e di dominio del monopolio e pertanto vanno combattuti. Non solo i lavoratori sono interessati in questa battaglia ma tutti i citadini, tutti gli strati dell'opinione pubblica; nell'interesse di tutta la parte attiva del Paese occorre far cessare lo sconcio, porre fine una volta per sempre a questi metodi, non certo degni di un paese civile.

Per la difesa della Pace e della civiltà

FIRMIAMO l'APPELLO DI VIENNA

stione del tempo era quella che mi meravigliava di più; tempo, lui chiedeva del tempo! Ma per che farne santo iddio? Non era già tutto così chiaro?

Mi avvicinai a lui e par. lammo: della guerra, dei bombardamenti, del nazismo, del riarmo tedesco, dell'atomica, di Cristo e della razza umana minacciata di annientamento, del desiderio di pace che unisce i popoli di tutti i continenti e che si rispecchia nelle parole dei capi politici e in quelle del Pontefice.

Questo è il Ci Cnerama

Ho assistito assieme ad altri lavoratori la proiezione del « Cinerama » al cinema Manzoni.

Certamente uno spettacolo che merita di essere visto e che tecnicamente= passibile di miglioramento offre già fin d'ora una prova delle grandi possibilità offerte dal nuovo sistema specie dal punto di vista istruttivo.

Mentre nella immensa sala le scelte melodie perfettamente sincronizzate all'azione sullo scherma invadevano ogni ordine di, posti, la mia mente venne portata a pensare alla eccezionale composizione degli spettatori, vi erano i dipendenti dal più umilemanovale al più alto dirigente molti con i fami-gliart eppure sembrava di avere sott'occhio l'unità ideale di tutti, infatti sono certo che tutti sentivano lo stesso desiderio di trarre dallo spettacolo al quale assistevamo il maggior profitto per la nostra preparazione culturale.

Possiamo affermare senza tema di smentita che t lavoratori dipendenti della nostra fabbrica meritano veramente questi spettacoli, ed altri ancora migliori in altri campi, spettacoli lirici e di prosa.

sto senso deve essere indirizzata tutta la vita nazionale.

Quando egli invoca la trasformazione delle strutture economiche e sociali, la necessità di combattere le posizioni di predominio dei monopoli, la urgenza di una migliore distribuzione del reddito nazionale, l'adeguamento delle leggi e degli istituti, egli obbedisce a precise e chiarissime norme della suprema legge dello stato.

Di qui l'ansia di mutamento, l'attesa profonda che il nuovo de• cennio apra « una nuova fase della vita nazionale » alle quali si è riferito il Presidente della Repubblica interpretando acutamApte lo stato d'animo del paese.

Il messaggio presidenziale ammonisce che un reale rinnovamento non vi può essere oggi « senza il consenso ed il concorso del mondo del lavoro », al mondo del lavoro, alla sua unità, alla sua capacità di lotta, è affidata quindi la grande speranza di una svolta rinnovatrice della vita nazionale.

Se qualcosa vi è di incompatibile con il corso auspicato dal capo dello Stato, è questo governo che non dovrebbe esitare ad andarsene.

Ritenevo che la raccolta delle firme sotto tan appello di quel tipo non avrebbe sollevato difficoltà; da parte mia ero pronto a dare l'adesione e mi ripromettevo di farlo al più presto dando così il mio modesto contributo ad una iniziativa altamente umana e cristiana che senz'altro sarebbe stata bene accolta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al quale le firme saranno inviate.

Senonchè, alcuni giorni dopo, avvicinato da un operaio raccoglitore di firme mi dovetti ricredere guardo alla facilità nel raccogliere adesioni; c'era con un altro operaio mio compagno di lavoro da oltre venti anni, e mentre io mi affrettai a firmare sentii lui chiedere del tempo per pensarci.

Rimasi sbalordito, non me l'aspettavo. Si fosse trattato di un altro, di un nuovo assunto, di un giovane, forse avrei capito; ma lui!

Lo conoscevo da tanti anni, eravamo invecchiati assieme in quel capannone; avevamo sofferto entrambi con la guerra e l'occupazione nazista, anzi, lui più di me; suo figlio era morto, prigioniero in Germania, la sua casa era stata distrutta dai bombardamenti nei tremendi giorni dell'agosto '43; era possibile che proprio lui, un provato dalle esperienze recenti, un lavoratore serioe e deciso chiedesse del tempo? La que-

Alla fine pur partendo da diversi punti di vista ci trovammo d'accordo nel constatare che occorreva fare qualche cosa, finché eravamo in tempo per fermare la mano alle forze del male che come sempre sono alla ricerca dei contrasti per acutizzarli e farli esplodere, questa volta poi le armi a disposizione sono tali che potrebbero causare la fine del genere umano.

I popoli vogliono la pace e per ottenere sempre nuove conquiste sulla strada del progresso vogliono che l'energia atomica sia utilizzata a fini pacifici.

Come possono fare conoscere questa loro volontà? Noi italiani in particolare ai quali il regime fascista ha reso impossibile alla vigilia dell'ultimo conflitto di manifestare apertamente la nostra avversione alla guerra che si andava preparando abbiamo questa volta la possibilità democratica di far sentire la nostra voce.

Il mio compagno di lavoro siè convinto ed ha firmato l'Appello di Vienna, firmatelo anche voi lavoratori e diciamo tutti uniti: No a chi vuole preparare e sta preparando la guerra atomica.

Direttore: Leonardo Banfi

Autorizzazione n. 3763

Tribunale di Milano

Tipostampa • Muratori 10

Visite anche a mostre d'arte, proiezioni di films istruttivi giovano senza dubbio a dare ai lavoratori un momento di svago ed alimentano l'amore per la cultura, perciò• tutto questo deve essere un diritto garantito af finchè nella vita civile di un popolo come il nostro, ricco, di storia e di tradizioni consegue lo scopo della elevazione culturale e dell'unità di tutto il popolo...

DAI REPARTI

Ancora la carica di batterie viene effettuata ne/ reparto esperienze.

Essendo questa una lavorazione nociva porta dis'agio alla salute dei lavoratori.

Costerebbe poco trovare un luogo adatto per tale operazione, nell'interesse della lavorazione stessa edella salute dei lavoratori.

Alla fine della catena dove vengono montati i. trattori, non esiste ancora nessun cartello indicatore che indichi il pericolo in quello spazio, poichè il trattore finito portato automaticamente dalla catena viene a cadere nella discesa in prossimità di. un passaggio continuo di lavoratori, carrelli, ecc.

Pensiamo che questa nostra segnalazione ri-chiami l'attenzione a chi di dovere e si trovi un ri— medio.

P19 4
***
I contratti a termine sono anticostituzionali

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook