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Democrazia e informazione1

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DEMOCRAZIA E INFORMAZIONE

Bollettino della cellula RAI-TV di Milano

Supplemento a"MILANO OGGI"

SOMMARIO : Partiti e RAI—TV

PCI al PCUS

ALL'ORIGINE della grave situazione che ancora impedisce.• a sette mesi dall'approvazione della legge, il concreto avvio della riforma della RAI-TV sta una concezione distorta del ruolo dei partiti, il persistere cioè di una logica e lottizzatrice , che abbiamo ripetutamente denunciato.

Il nodo è, appunto, qui.

La legge di riforma ha attribuito al Parlamento e ai partiti in esso rappresentati compiti di grande rilievo e responsabilità: la definizione degli indirizzi generali per la televisione e per la radio; la formazione del consiglio d'amministrazione (cioè del massimo organismo aziendale); il controllo sui criteri di gestione, affinché in questo importante e delicato e servizio pubblico, nel principale strumento d'informazione e di comunicazione di massa, si realizzino effettivamente il pluralismo, l'apertura alla dinamica sociale, culturale e politica del Paese, la partecipazione delle forze attive nella società, il decentramento ideativo i produttivo, nn alto litstlio profesMonalt.

Si tratta, ripetiamo, di compiti e responsabilità estremamente impegnativi, assolvendo ai quali si garantisce l'aiformazione corretta della riforma.

Ma oltre questi compiti, oltre quieta responsabilità — lo conferma, con tutta evidenza. la paralizzante divisione interna alla DC sulla questione dell' organigramma radiotele- intendono ancora andare settori dell'attuale maggioranza. Le funzioni che giustamente spettano alle forze politiche in quanto espressione degli orientamenti fondamentali del Paese rischiano così, di fatto, di essere stravolte. E lo stesso principiocardine della riforma, il pluralismo, e interpretato s come legittimazione di e occupazioni » partitiche (o addirittura correntistiche) di centri di potere, rischia, in buona sostanza, di essere vanificato.

PC F e PCI

Un fatto—.

Innocent

Pasolin i e la TV

Dichiarazione Damico

I partiti e la RAI-TV Messaggio del PCI al CC del PCUS

Ecco il punto che ha determinato l'impasse, il « punto morto > che deve essere superato perché conduce soltanto alla contrapposizione frontale, all'e arrembaggio » degli incarichi direttivi, al discredito.

Bisogna, dunque, avere il coraggio di e voltare pagina », abbandonando senza incertezze ogni ipotesi di organigrammi corrispondenti più ad interessi di parte che a preminenti motivazioni di professionalità e di autonomia.'

Se una scelta in tale direzione verrà autonomamente tentata nella sede istituzionale del consiglio d'amministrazione, dove sono presenti tutte le forze politiche riformatrici, sarà possibile trovare, con la necessaria rapidità, soluzioni che non siano espressione di accordi verticistici fra i partiti, che aderiscano allo spirito e alla lettera della legge e agli indirizzi generali formulati con chiarezza dalla commissione parlamentare di vigilanza e che siano tali, perciò, da raccogliere i consensi più larghi. L'accordo che sembra essere stato raggiunto nel consiglio, a conclusione di un aperto e approfondito confronto, sulle nuove strutture dell'azienda pubblica radiotelevisiva (un accordo di cui daremo una valutazione puntuale quando se ne conosceranno con esattezza i contenuti) offre, del resto, una significativa indicazione.

Sarebbe molto grave, e per noi inaccettabile, se i partiti della maggioranza rifiutassero, invece, di imboccare questa strada. compromettendo così, forsè irreparabilmente, l'avvio del processo di riforma, il rinnovamento reale dell' ente radiotelevisivo. Ci auguriamo perciò che finisca per prevalere un atteggiamento responsabile nei confronti - del monopolio pubblico e delle legittime attese dei lavoratori. dell'opinione pubblica democratica, del Paese.

11 CC del PC1 ha inviato al CC del PCUS il seguente messaggio. Cari compagni.

in occasione del 58° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, vi inviamo il fraterno saluto dei comunisti italiani, con la preghiera di trasmetterlo ai lavoratori e ai popoli delEURSS.

11 quadro europeo. nel quale hanno profondamente inciso la Rivoluzione d'Ottobre e la storica vittoria sul fasciamo e sul nazismo, alla quale avete dato un contributo decisive, e profondamente mutato a favore della pace, della libertà dei popoli. del socialismo. Il ridimensionamento dellimpe• ruffiani°, la forza crescente dei popoli del Terzo mondo e dei Paesi socialisti. li prospettiva che anche nell'Europa occidentale ai possa andare a mutamenti qualitativamente nuovi in senso democratico e progressista sono la testimonianza della validità e delle possibilità nuove che si aprono con il processo di distensione internazionale.

Un contributo di grande importanza per far avanzare in Europa o nel mondo nuovi rapporti internazionali tra Stati a diverso regime sociale è venuto dalla conclusione della conferenza paneuropea di Helsinki per la sicurezza e la cooperazione.

Lo sviluppo costante e coerente della politica di coesistenza pacifica e di distensione, al quale voi date un apporto così grande. è la via maestra per far avanzare, nel pieno rispetto delle peculiarità nazionali, la più ampia cooperazione internazionale.

All'avanzata di questa politica sono oggi particolarmente interessate le larghe masse lavoratrici e popolari duramente colpite dalla grave crisi economica che investe soprattutto i Paesi capitalistici dell'Europa occidentale, sono interessate tutte le forze democratiche e progressiste, nella loro lotta per spazzare via definitivamente, in questa parte del continente, il fascismo e qualsiasi tentativo di involuzione reazionaria.

L'ulteriore sviluppo della politica di distensione e di cooperazione tra i popoli costituisce la condizione fondamentale per quel profondo rinnovamento democratico e quelle trasformazioni in direzione del socialismo che sono gli obiettivi inseparabili per i quali si battono, in questa parte del mondo, sempre più vaste forze sociali e, con progressiva convergenza di intenti e di azione, le forze politiche democratiche e della sinistra.

Per il raggiungimento di questi obiettivi, il nostro par- tito, assieme a tutte le forze popolari e democratiche del nostro Paese, sta impegnando e impegnerà tutte le sue energie.

E' in questa prospettiva che si muove la nostra azione internazionalista nel movimento operaio e comunista mondiale. Con questi propositi noi operiamo per sviluppare, nella autonomia delle posizioni, i rapporti di amicizia tra il nostro partito e il PCLS, tra il nostro e tutti i partiti comunisti e le forze di sinistra e progressiste; con questi propositi stiamo concretamente contribuendo alla positiva conclusione della conferenza paneuropea dei partiti comunisti.

Nuove e maggiori possibilità si sono aperte allo avilap delle relazioni internazionali tra tutti i Paesi e i popoli dell'Europa e del mondo. Più avanzati e fecondi sviluppi possono avere oggi, come è nel nostro fervido auspicio, i rapporti in ogni campo tra l'Italia e l'Unione Sovietica, nel reciproco vantaggio dei nostri rispettivi Paesi e dei nostri Popoli-

E' con questo spirito. cari compagni, che vi auguriamo nuovi traguardi nella politica di pace e di diatensione, nuove conquiste in ogni campo per il vostro popolo e nuovi successi nell'opera di edifieuione comunista.

Vogliate gradire le nostre più fraterne congratulazioni.

IL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Dichiarazione comune di PCF e PCI

L'aggravarsi della crisi in Francia e in Italia - Per una politica di profonde riforme - II rapporto fra democrazia, libertà e socialismo - Esigenza di ampie alleanze - Autonomia e internazionalismo

ROMA, 17 novembre

L'ufficio - stampa del PCI ha reso nota la seguente dichiarazione comune del Partito comunista francese e del Partito comunista italiano:

Dopo i colloqui svoltisi a Parigi il giorno 29 settembre e a Roma il giorno 15 novembre .1975 tra i compagni Georges Marchais, segretario generale del PCF ed Enrico Berlinguer, segretario generale del PCI, ai quali hanno partecipato. da parte del PCF, i compagni Gustave Ansart e Jean Kanapa dell'Ufficio politico. Charles Fiterman del CC. e da parte del PCI i compagni Gian Carlo Pajetta della Direzione e della segreteria, Piero Pieralli della segreteria. Lina Fibbi e Lucia-. no Gruppi del CC, è stata approvata la seguente dichiarazione -comune.

Ta 'situazione, in 'Francia e in Balli è caratteriz-data,dall'aggravarsi della crisi' che investe tutti gli aspetti della vita -economica, sociale, politica, morale e culturale.

Nel suo aspetto economico, tale crisi — parte integrante della crisi che investe il sistema capitalistico nel suo insieme ed influisce su tutti i rapporti econeini-;:i su scala mondiale —.nrsa le sue pe00* colii-seguenze sui lavorsiaiirl e sulle, masse popolftri, cdpitea disoee cupazione e dall'aumento dei prezzi, mentre si dibattono in gravi difficoltà le categorie contadine, l'artigianato, la piccola e . media industria.

Le istituzioni della vita civile si scontrano con problemi sempre più acuti, la crisi politica si approfondisce, mentre fenomeni degenerativi colpiscono i rapporti sociali e morali.

Tale crisi rivela' l'incapacità del sistema capitalistico di corrispondere alle necessità dello sviluppo delle forze produttive, ivi comprese le scienze e la tecnica: alla necessità di assicurare il diritto al lavoro, l'elevarsi del tenore di vita, lo sviluppo della cultura e l'affermazione di tutti i valori umani. Si manifesta nei due Paesi, così come, in torme differenti, in altri Paesi dell'Europa occidentale, la minaccia di un grave regresso della società nel suo insieme.

Le forze del grande capitale e dell'imperialismotentano di approfittare di questa situazione per met-

inviolabilità della vita privata, della libertà religiosa. della totale libertà di espressione delle correnti e di ogni opinione filosofica, culturale ed artistica.

tere ín pericolo le conquiMe economiche. sociali e politiche dei lavoratori e del popolo. Ma la classe operaia e le masse popolari possono, con la loro lotta, sconfiggere questi tentativi, realizzare nuove conquiste ed aprire la stra., da ad un'ulteriore avanzata sociale e democratica.

A questo scopo, il PCI il PCF, mentre si batta no per gli interessi immediati dei lavoratori. agiscono per una politica di profonde riforme democratiche, capaci di risolvere i gravi problemi economici, sociali e politici dei loro Paesi.

Dall'attuale crisi scaturisce più che mai, per la Francia e per l'Italia, la necessità di sviluppare la democrazia e di farla avanzare verso il socialismo.

I due partiti conducono la propria azione in condizioni concrete differenti, per questo fatto ciascuno di essi realizza una politica che risponde ai bisogni e alle caratteristiche del proprio Paese. Al tempo stesso, lottando in Paesi capitalistici sviluppati, essi constatano che i probleinf essenziali che stanno loro di fronte presentano caratteristiche comuni e richiedono soluzioni analoghe.

I comunisti italiani e francesi considerano che la marcia verso il socialismo e l'edificazione della società socialista, che essi propongono come prospettiva nei loro Paesi, devono realizzarsi nel quadro di una democratizzazione continua della vita economica, sociale e politica, n socialismo costituirà una fase superiore della democrazia della libertà; la democrazia realizzata nel modo più completo.

In questo spirito, tutte le libertà, frutto sia delle grandi rivoluzioni democratico-borghesi e sia delle grandi lotte popolari dí questo secolo, che hanno avuto alla loro testa la classe operaia, dovranno essere garantite e sviluppate. E' così per la libertà di pensiero e di espressione, di stampa. di riunione di associazione, dì manifestazione, della libera circolazione della persone ail'interno e all'estero, della

I comunisti francesi ed italiani si pronunciano per la pluralità dei partiti politici, per - il diritto stenza e all'attività dei partiti di opposizione, per la libera forraazione e la possibilità dor alternarsi demeagatiOtdelle inaggia ranze e delle minoranze, per la laicità e il funzionamento democratico dello Stato, per l'indipendenza della giustizia. Si pronunciano del pari per la libera attività e l'autonomia dei sindacati; essi attribuiscono un'importanza essenziale allo sviluppo della democrazia nelle aziende, in modo che i lavoratori possano partecipare alla loro gestione con diritti effettivi e disporre di ampi poteri dí decisione. Il decentramento democratico dello Stato deve attribuire una funzione sempre più importante alle Regioni e agli Enti locali, che devono diSporre di una lar' ga autonomia nell'esercizio dei loro poteri.

Una trasformazione socialista presuppone il controllo pubblico sui principali mezzi di produzione e di scambio, la loro progressiva sopialisaaeiaria, tuarsi di una programmazione economica democratica a livello nazionale. Il settore della piccola e media proprietà contadina, dell'artigianato, della piccola e media impresa industriale e commerciale potrà e dovrà assolvere ad una specifica e positiva funzione nella costruzione del socialismo.

Questa trasformazione non può che.essere il risultato di grandi lotte e potenti ed ampi movimenti di massa, che uniscano intorno alla classe operaia la maggioranza del popolo. Essa esige l'esistenza, la garanzia e lo sviluppo di istituzioni democratiche pienamente rappresentative della sovranità popolare, il libero esercizio del suffragio universale, diretto e proporzionale. E' in questo quadro che i due partiti — che hanno sempre rispettato e rispetteranno sempre il verdetto del suffragio universale — concepiscono l'ascesa delle classi lavoratrici alla direzione dello Stato.

Il Partito comunista italiano ed il Partito comunista francese attribuiscono a tutte queste condizioni della vita democratica un valore dì principio. La loro posizione non è tattica, ma discende dalla loro analisi delle condizioni oggettive e storiche specifiche dei loro Paesi. e dalla loro riflessione sull'insieme delle esperienze internazionali.

I due partiti ritengono che nel rapporto tra tutti gli Stati -- che dovrebbe esseie caratterizzato da

una cooperazione sempre più stretta, nel quadro di una nuova divisione internazionale del lavoro — devè essere garantito il diritto di ogni popolo di decidere in modo sovrano del proprio regime politico e sociale. Sottolineano perciò la necessità di lottare contro la pretesa dell'imperialismo statunitense di ingerirsi nella vita dei popoli. e si pronunciano contro tutte le ingerenze straniere.

I due partiti ritengono che per garantire il successo nella lotta contro il nemico principale della classe operaia e delle masse popolari — il capitalismo monopolistico — è indispensabile che si realizzi una libera intesa di differenti forze sociali e politiche, tra le quali la classe operaia unita sappia conquistare una capacità dirigente. Queste larghe alleanze sono necessarie sia nella fase attuale che per la edificazione del socialismo.

Lo sviluppo di una cooperazione solida e durevole tra i comunisti e i socialisti costituisce il fondamento di questa ampia alleanza. Si può constatare inoltre che oggi larghi strati del mondo cattolico prendono crescente coscienza della contraddizione che si apre tra la realtà dell'impe riallsmo e del capitalismo e le loro aspirazioni più profonde alla fraternità tra gli uomini, alla giustizia sociale, all'affermazione di valori morali più .elevati e alla piena espansione della personalità. Questo fatto crea possibilità sempre più grandi di un incontro tra i comunisti. l'insieme del movimento operaio, e le forze popolari di ispirazione cristiana. Queste possono. devono avere un ruolo importante nella creazione di una nuova società.

In questa situazione di crisi e di fronte ai grandi compiti che essa impone, i due partiti hanno coscienza piena delle loro crescenti responsabilità e della loro insostituibile funzione.

In rapporto alle conclusioni della Conferenza dei partiti comunisti dell'Europa capitalistica — svoltasi a Bruxelles nel gennaio 1974 — i due peri titi regi-cnino la loro volontà di far progredire l'azione comune dei partiti comunisti i e socialisti, di tutte le forze democratiche e progressive ' dell'Europa contro il fascismo contro tutte le minacce alla libertà, per la difesa degli inaberessi -della classe -operaia-- e delle masse popolari, per profonde trasformazioni demoeretiche delle strutture economiche e sociali. ,

Di fronte all'orientamento, profondamente contrario agli interessi popolari, dei centri monopolistici multinazionali e nazionali e di quei gruppi dirigenti la cui politica-provoca l'aggravarsi, nell'Europa del Mercato Comune, della disoccupazione e degli squilibri sociali, i due partiti attribuisca no una grande importanza allo sviluppo di iniziative unitarie delle forze popolari e delle forze di sinistra, anche nel Parlamento europeo, per la democratizzazione degli orientamenti e del modo dì funzionare della Comunità economi-

ca europea, per la progressiva costruzione di una Europa democratica,. pacifica e indipendente.

Nello stesso spirito. di fronte all'ora cruciale che sta vivendo la Spagna, i due par' titi, certi di .interpretare a questo riguardo la convinzione di tutti i democratici, condannano ogni tentativo di perpetuare, sotto una forma o un'altra, il regime franchista. Essi riconfermano la loro combattiva solidarietà con la classe operaia e con tutti gli antifascisti della Spagna, che lottano per la salvezza e. la liberazione dei prigionieri politici, per lo stabilirsi dí un regime di piena libertà politica.

Essi esprimono inoltre le loro preoccupazioni per le difficoltà che conosce la giovane democrazia del Portogallo, ed auspicano che tutte le forze operaie e democratiche ritrovino la 'loro unità nella lotta per sbarrare la strada ad ogni minaccia reazionaria e garantire il progresso democratico e sociale di quel Paese.

La Conferenza di Helsinki degli Stati europei alla cui organizzazione e al cui successo l'Unione Sovietica ha dato un contributo dì primo piano — ha costituito una tappa importante sulla via della distensione internazionale e della creazione di un sistema di sicurezza collettivo in Europa. La coesistenza pacifica è la sola alternativa ad una guerra sterminatrice. è una condizione per risolvere i conflitti tra gli Stati, per sviluppare la più ampia cooperazione internazionale in tutti i campi. La coesistenza pacifica, che non costituisce lo status quo sociale e politido, offre il terreno più favorevole alla lotta contro l'imperialismo, per la democrazia e per il socialismo. Impegnandosi in questa lotta, i due partiti sviluppano la loro azione In favore di nuovi progressi della pace, della reciproca e graduale riduzione degli armamenti — sino al disarmo generale del graduale superamento e scioglimento dei -blocchi militari. Essi esprimono la loro volontà di contribuire all'unione dì tutte le forze interessate a frenare la corsa agli armamenti.

Ribadendo il principio dell'autonomia di ogni partito, del rispetto e della non ingerenza, dell'internazionalismo, il PCF e il PCI intendono proseguire e rafforzare la loro fraterna cooperazione. Roma, 15 novembre 1975.

DOPO GLI DiC014,1Ri DI ?Atm)t thitlA

un fatto •

Nee.a mattinata viene compiuto un attentato contro il capo dell'uffi cio del personale della Innocenti Leyland, Di Marco; per fortuna le conseguenze del criminale e provo catorio atto sono limitate tanto che é possibile intervistare qua si immediatamente il ferito:mecca nica degli avvenimenti ed impressio ni su di essi vengono riferiti,a caldo, come si dice, dal colpito; c'é materiale per dare rapidamen te un'informazione ed una valuta zione responsabile dei fatti te nendo conto, soprattutto, della difficile situazione in cui si trovano gli operai della Innocenti Leyland già, da mesi, sotto la spa da di Damocle del licenziamento. Il servizio sull'attentato apre il telegiornale delle 13.30: presenta zione dell'accaduto, intervista all'ospedale del Di Marco,limitata alla descrizione delle fasi del= l'aggressione,censurata tutta la parte (andrà alle 20 in ben altra collocazione)riguardante il clima in cui é avvenuta la provocazione e le valutazioni su di essa , di seguito la dichiarazione ufficiale dei sindacati e subito di rincalzo servizio da Torino su ritrovamenti riguardanti le famose "brigate rosse".

In un momento in cui l'attuazione della riforma della RAI—TV trova tante difficoltà a procedere si ha netta la sensazione che il timone sia nelle mani di coloro che ad es sa si oppongono in omaggio a trite ri di direzione,ideologizzati e paí-titici, sempre solleciti nei confronti dei richiami alla teoria della contrapposizione e dello scontro frontale e che ancora tro2 po deboli siano le reazioni a que sto tipo di atteggiamento.

La professionalità, cui tanto si fà riferimento in diversi documenti e dichiarazioni ufficiali, dove fini ece quando si realizzano e si in= quadrano servizi come quello ri cordato. ?

E il comitato regionale per la rai— TV, con il quale si sono stati pure incontri riguardanti la funzione dei Centri di produzione nell'am= bjto dell'autonomia e del decen= trmento, é d'accordo con questo metodo di rappresentazione della

una censura

realtà che circonda il Centro mila= nese dell'ente radiotelevisivo ?

Sono domande che poniamo per rile= vare che occorre un largo schiera= mento di forze, sia all'interno che all'esterno dell'azienda, per modi ficare completamente il meccanismo che ne ha guidato fino ad ora il cammino.

Per quanto qualificate possano es= sere azioni, limitate per catego= ria od isolate, non hanno possibi lità di incidere sulla sostanza della attuazione della riforma. Sono necessarie lotte unitarie e compatte, tanto dentro che fuori 4/2111:1 RATtebe abbiano alla baie

Maligno e Benigno

rivendicazioni comuni che si rifan no ai principi di autonomia e de= centramento e per l'ideazione come per la produzione, sia per i setto ri giornalistico e culturale,quanto per la riorganizzazione del lavoro in generale. ì.

L'attuale fase, caratterizzata dal= la crisi legata alle nomine,dice della durezza della lotta sullavia dell'attuazione della riforma pur con i limiti che essa indubbia mente ha. Di qui il richiamo ad- un impegno unitario che possa risulta re vincente per un'azienda che for nisca elementi di analisi e di cui tura, non slogan di potere.

il

Per essere a tutti comprcnsibili ri portiamo una delle frasi censurate nel telegiornale delle 13.30 e ri= porate poi alle 20 ma con una col locazione del tutto diversa (dopo circa 20' dall'inizio quando il li vello di attenzionelperfettamento conoscitivo nei meccanismi di for manone del telegiornale, cala no tevolmente).

Frasi, naturalmente,che male si le gano con la funzione ed i signifi catt che assumono le sedicenti "brigate rosse"quando compaiono con il loro carico di provocazione. Alla domanda di dove possa proveni re il fatto dell'attentato, il Di Marco così risponde: "Non viene si curamente dalle organizzazioni sin dacali, stamattina quando sono ar= rivato qui (ospedale) il professo= rep'credo il capo del reparto, mi ha detto "ah allora sono stati i suoi operai che le hanno sparato"

ho detto no professore i miei operai non mi sparano, gli operai non spa= rano gli operai lavorano; e devo di re proprio in questa occasione pro= prio mentre mi stavano sparando sta mattina, con una lucidità che mi- sq . no sorpreso di avere, pensavo appuri to alla differenza fra il modo civi le con cui questa vertenza é stata condotta dalle organizzazioni sinda cali, e da coloro che seguono le or ganizzazioni sindacali, e l'episodio che ha voluto inserirsi sicuramente in base ad un piano precostituito, perché, cose di questo tipo, non avvengono a caso".

N.B. La punteggiatura della frase riportata é nostra: speriamo e crediamo di non e=ne in alcun modo alterato il significato.

INNOCENTI

Il meccanismo delle multinazionali (le stesse che hanno manovrato in questi anni masse enormi di quattri ni mettendo in crisi questa o quel la moneta,sempre a vantaggio di una, quella americana)grava sul nostro, come. su altri paesi,travalicando la sovranità nazionaletagendo indistur bato al di fuori dello assemblee gilet tive,che sono proposte a decidere il destino economico e sociale del Pae se non a subirlo,pena la loro irri mediabile decadenza. In questo contesto si pone la quelti.° ne del governo,che in Italia é più grave che altrove,per la sua predi sposizione ad assoggettarsi alle ini ziative economiche altrui(sia nazio

noli che int3rnz.zs )più che a deter minarle , alimmtcoad o nel con -tempo 1.1 dertecrip: re feneurno dei gruppi di potere lagt ti ad u. economia di stato che obbe'lt sce ad interessi privatistici e lindaati (si pensi al piano autaetrade di welaip dopoguerra)anzich6 orientare l'intera sviluppo del Paess.Quando quest merliìdo di governo, deteriore ed incapace e pro no allo strapotere dellemiltmazimaii, esaurisce i propri margini ne ;again) irmerliatmcnte le careglmulze colore clle vivono del proprio lavoro,come la vi tenda Innocenti—Leyland dimostra ella cui lotta,nell'ambito della ocourazigme, strenvPmente sostenuta assieme a (.uélle per un diverso svilu po econo rico del Passe.ym rerché otta— EitalazionI cone= i,e una o ta

2 Iavore deila centi.e él e di tutti.

(dan'Express di Parigi)

asoli TV

Chi, sospettava ch'esistessero ancora dei poeti?

Nel, volgere di pochi giorni, dal 24 ottobre al 3 novembre, due ne abbiamo visti emergere alle cronache, ita liani: Montale e Pasolini. Il primo è kneoronato massimo poeta del '75 con l'assegnazione di quel premio Nobel nato da religioso rimorso (quan do gli americani istituiranno il loro premio intitolato a Hiroshima o Enrico Fermi?) e divenuto in questi anni povero strumento di compenso o di ricatto. L'altro è assassinato, in modo atroce, "infamante", nel pie no ribollire di idee e sentimenti.

E - ironico destino - mentre il poe ta laureato, l'ermetico cantore,vec chio d'anni, di cautele e sapienza, è ricordato quale assertore della "atonia", della "corrosione critica dell'esistenza", dell'assenza (dai confini remoti, dal profondo del suo antro cumano, dalle piaghe eterne di Finisterre appro dava alla storia qualche volta in "negativo", in suprema irrisione), l'altro invece, quello ucciso, è stato sempre d'una costante,af follata, gridata presenza, usan do gli svariati strumenti, le corde, le casse, pur di fare ar rivare la sua voce (la lirica, il romanzo, il saggio, l'elzeviro, l'immagine cinematografica più carica e grondante).

Uno degli ultimi interventi del polemista Pasolini risale al 18 ottobre. "Aboliamo la TV e la Scuola di obbligo" aveva scritto. Ed è per que sto accenno alla Tv che in queste pa gine ne scriviamo, oltre che per ren dere omaggio a una delle voci più al te della nostra poesia civile e a uno degli intellettuali più liberi e meno compromessi. Conosciamo tutti, grosso modo, le sue tesi. Constatata la distruzione in questi anni del le culture popolari e subalterne, il tumorale, "anarchico" ingigantirsi del potere, corrotto e corruttore, l'espandersi dell'edonismo americano e la conseguente nascita della criminalità di massa, Pasolini, in chiave di paradosso swiftiano, lanciava quella sua "modesta proposta":

"1) Abolire immediatamente la scuola media d'obbligo.

2) Abolire immediatamente la Televi sione.

Quanto agli insegnanti e agli impiegati della televisione possono anche non essere mangiati, come suggerireb be Swift: ma semplicemente possono essere messi in cassa integrazione".

Era questo uno dei suoi modi ra „dicali di protesta. La quale muoveva, del resto, per quanto riguarda la TV (questo lo sappiamo) da motivazio ni legittime, giuste, irremovibili.

E non occorre avere la sensibilità, l'intelligenza e la cultura del poe ta per riconoscere che questo "mediumy questo persuasore occulto e palese, mostruosamente manovrato da 25 anni a questa parte dal potere, ha cerca-

seguito Pasolini la TV

to dì occultare, distorcere sistematicamente la verità, distruggere le culture, la Cultura, di assopire le intelligenze e imbrigliare le volontà. E corrompere anche, compromettere tutti gli intellet tuali vaganti e "indipendenti".

Uno dei pochi a rifiutarsi era stato Pasolini. Il quale, del resto, già nel '64, in invitava un "Officina", dirigente Rai, a re la TV. "...Nel secondo / petalo odoroso si contempla /... Romanò che dice addio / alla Televisione, e apre un futuro di Collane...". L'assente i..ontale invece (è mesohi;o ricordarlo 9) oltre al laticlavio, e all'alloro, aveva accettato e per anni man tenuto l'incarico in una commissione, che s'identificava col suo nome, crea ta per vagliare e approvare (quale re sponeabilità !) i ptogrammi Rai del Centpo di Milano.

"Poesia in forma di rosa", angolazione del potere. Ignoravano suo amico e compagno di 40 -(emItfprse che dentro, alla base, da sem-

pre, ci sono stati lavoratori che hanno lottato, si sono opposti al vertice, al potere, per poter trasformare, riformare questa Rai, con darla alla Verità e alla Cultura. .

Dichiarazione

DAMICO e. VENTURA

I consiglieri d'amministrazione compagni Dainico e Ventura hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

Ma Pasolini e tutti gli intellettuali che hanno detto no alla Tv hanno

« Non vi é dubbio che per le nomine dei nuovi dirigenti della RAI-TV la situazione è giunta ad un punto morto. Ciò è apparso chiaramente nelle riunioni del Consiglio d'amministrazione, nei numerosi incontri che si sono svolti tra gruppi di consiglieri e, da ultimo, nel corso del nostro colloquio di oggi con il presidente Finocchiaro, il qua' le ci è sembrato sinceramente impegnato nella ricerca di una via d'uscita che sia corrispondente allo spirito e alla lettera della legge di riforma.

a Un solo motivo è alla base di quanto sta avvenendo: lo avvio della riforma della RAITV è stato pesantemente' con-\ dizionato dai noti accordi di vertice che hanno portato a una distribuzione dei posti fondamentali dell'ente radiotelevisivo secondo criteri che nulla hanno a che fare con quelli recentemente indicati dalla Commissione parlamentare.

avuto sempre il torto di guardare quest'Azienda nel suo vertice,nella

a Infatti, oggi, i gruppi politici che si sono assegnati a suo tempo in sedi estranee all'azienda ì posti fondamentali di direzione non accettano nessuna modificazione di sostanza nè sul numero, nè sulla natura degli incarichi da attribuire, nè, soprattutto, sulle persone.

e In questa logica, si corre persino il riscriio di confondere chi ha tutte le qualità

per dirigere la RAI della riforma e chi ha fatto e fa di tutto perché nulla cambi.

« Il rifiuto di seguire un metodo politicamente e moralmente corretto ha portato al prevalere dì una condotte che, da un lato, ignora qualsiasi esigenza di funzionalità e di efficienza aziendale e, dall'altro lato, identifica il successo non nel miglioramento del quadro complessivo. ma nel predominio di una parte sulle altre. E', questa, la prosecuzione di quella logica che è stata propria del vecchio gruppo integralista della DC, che, avendo dominato nella RAI senza seri contrasti per oltre venti armi, identifica la permanenza dei monopolio pubblico radiotelevisivo con la perpetuaziorte del proprio monopolio di potere. E' indicativa di simili propositi la pretesa del gruppo dc di avere tredici suoi dirigenti su ventuno.

« Poiché questa è la realtà delle cose, per evitare il blocco dell'azienda e lo scontro frontale, abbiamo esposto oggi al presidente, e sosterremo domani in Consiglio, la necessità di abbandonare il metodo che ha portato ad una situazione senza sbocchi e. (b passare a nomi nuovi.

« Proprio in questo momento si può ricordare l'ampiezza delle forze disponibili all'interno e all'esterno della RAI nel mondo della cultura, dell'informazione e della organizzazione aziendale e, dunque, le ampie possibilità di scelta che si presentano ».

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