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Dibattito unitario1

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Dibattito Unitario

novembre

Bollettino unitario del Consiglìo di fabbrica - Magneti Marelli n. 1

Presentazione

Le organizzazioni sindacali della FIM, della FIOM e della UILM, unitamente al Consiglio di fabbrica della MAGNETI MARELLI, intendono con questo primo numero del giornalino unitario di fabbrica, non solo dare un formale contributo al processo unitario dei lavoratori, ma con il libero dibattito che lo stesso giornalino si propone di aprire fra tutti, (ognuno può scrivere, inviare lettere, ecc.) dare un contributo all'unità sindacale che, partendo dalla fabbrica, luogo nella quale i lavoratori si trovano accomunati in una lotta contro lo sfruttamento e quindi nel confronto dei problemi aziendali da affrontare, faccia crescere sempre più la volontà e l'impegno per l'unità di tutti i lavoratori.

LAVORATORI DELLA

MAGNETI MARELLI!

Questo è il vostro giornale, tutti possono e devono collaborare inviando articoli, lettere, notizie, esso sarà come voi lo volete, solo se ci sarà il votro contributo attivo.

IN CHE MONDO VIVIAMO

Osservando il mondo del lavoro oggi, notiamo una profonda spaccatura che solo in questi ultimi mesi tende a rimarginarsi. Essa è formata dalla differenza di posizione che il padronato ha saputo creare fra impiegati e operai. Vediamo ora perché il padrone ha voluto questo, come lo ha ottenuto e perché ci dovrà rinunciare.

Incominciamo col dire che il padrone è forte ed il lavoratore è debole ma che il padrone è debole ed i lavoratori. sono forti, quindi se il padrone vuol mantenersi forte deve dividere i lavoratori; questa comunque non è una sua invenzione già gli antichi romani avevano capito che: dividi e domina. Allora il padrone ha inventato le categorie, i lavoratori di serie A e di serie B, i buoni e i cattivi. Resta inteso che è lui a stabilire chi è buono e chi è cattivo. A prima vista sembra che i buoni (impiegati ed equiparati) siano premiati: lavoro generalmente meno pesante, meno sporco e qualche lira di più. L'impiegato è più a contatto con il padrone e quindi è controllato più direttamente, gli viene data più responsabilità il che equivale a più grane, il padrone

gli batte la mano sulla spalla, e lo tratta paternamente, fa appello al suo buon senso e lo fa lavorare di più e poi gli dice che se fa il bravo e lavora sodo (/ lui padrone guadagna di più) gli fa fare carriera. Ma c'è un piccolo difetto di forma, questa promessa la mantiene quando va bene con uno o due ed intanto ha sfruttato tutti. Ma la cosa più spaventosa è che per molto tempo troppa gente ha pensato effettivamente di essere buona e si è illusa di avere il premio. Certamente le cose sarebbero andate avanti così se fossero rimasti i padroni borghesi, quelli che giravano per la Azienda a salutare i dipendenti. Ma l'azienda si è ingrandita è diventata una grande macchina con tanti piccoli ingranaggi ognuno dei quali ha una determinata funzione, il borghese è diventato capitalista. Negli uffici le mansioni si sono moltiplicate sono diventate sempre più semplici ed elementari perché un ingranaggio non deve fare nulla di complesso ma una sola cosa semplice e sempre quella.

All'Azienda non interessa cosa uno può o sa fare, a lei serve che faccia una cosa sola così lo paga solo per quella e più è semplice e meglio è, così ha la scusa per pagarlo meno. In questo modo nelle aziende abbiamo la parcelizzazione del lavoro, la degradazione dell'uomo a macchina, il CONTINUA

1970
ULTIMA
IN
La direzione riconosca tutti i rappresentanti dei lavoratori

Battaglia delle idee

OPERAI E IMPIEGATI (ovvero tutti sulla stessa barca nella lotta contro il padrone).

Questa intestazione può dar luogo a molte critiche sia da parte operaia che da parte impiegatizia (e sarebbero tutte critiche giuste sia da una che dall'altra parte), mi sembra già di sentire gli operai che contestano gli impiegati di crumiraggio, servi del padrone ecc.... e una parte di impiegati che si scandalizzeranno al solo pensiero di essere paragonati allo stesso livello operaio.

Ma io credo che sia giunto il momento opportuno di ripartire (19. zero per valutare questo problema all'interno del proletariato.

Tutto questo ha portato ad una acutizzazione di posizioni sia da una parte che dall'altra favorendo logicamente la strategia padronale di favorire la divisione, dando più benefici agli impiegati che agli operai.

Ora però i tempi sono cambiati nell'ultimo contratto Nazionale abbiamo visto che dopo una prima fase di renittenza ma contrapposta ad una compattezza operaia senza precedenti, anche gli impiegati sono scesi in maggioranza a fianco degli operai contro il padronato.

solti assieme in piattaforme uniche operai-impiegati.

Quando si parla di unità non vuol dire che tutti siano per forza d'accordo da ambo le parti, purtroppo sappiamo che l'ideologia padronale è ancora diffusa in una parte considerevole di impiegati (e anche operai) i quali credono ancora che l'arma migliore sia il servilismo per risolvere i loro problemi, ma si accorgeranno presto anche loro che il processo produttivo in atto in Italia cercherà di schiacciare anche loro assieme agli altri, perché per salvare il profitto il capitalismo non esita a sacrificare niente (anche i suoi migliori servi) per il proprio interesse.

Quindi in conclusione cerchiamo di superare questi ulteriori ostacoli che il padrone ci contrappone per poter essere ancora più forti e uniti dell'autunno scorso, per conquistare sempre più potere in fabbrica, per difendere i nostri interessi di sfruttati contro gli sfruttatori.

Esistono molte divisioni e contraddizioni che per 20 anni il padrone è riuscito a creare in mezzo agli operai (classico esempio dell'arrivismo, individualismo, eccetera..., inculcato nella testa già dalla scuola per poi avere l'apice nella scalata in fabbrica).

Tutto questo ha nuociuto molto alla causa operaia infatti fino al 1968 gli é/toni; hanno portato avanti da soli la lotta (l'eccezione di qualche impiegato conferma la regola) anche con violenti scontri con gli impiegati.

Questo, è stato un evento storico da non lasciarsi sfuggire; per questo dicevo dimentichiamo il passato e andiamo avanti verso una vera unità operai-impiegati, un'unità tra sfruttati, con sistemi diversi contro il nostro comune sfruttatore: il padrone.

Chiaró che siamo solo all'inizio, sta a noi costruire una vera solida unità basata sui principi proletari con obiettivi unificanti da portare avanti assieme, perché credo che sia finalmente caduta la divisione degli obiettivi portati avanti separatamente, alcuni obiettivi rivendicativi sono diversi ma vanno affrontati e ri-

CI srRurmisia olowiPRe22,1 DENUNCIANO ci LICENZIO0 401 . 1!

Giorno per giorno dai reparti

« REPARTO MABO » lotta per le qualifiche.

Da alcuni giorni, un gruppo di operai del reparto MABO, si alternano a delle fermate di protesta per richiamare l'attenzione della Direzione sul problema delle qualifiche.

Il fatto contribuisce sostanzialmente a quella che è la nuova dinamica delle lotte per il rispetto della personalità, e per l'inserimento a quella disciplina che ormai prende piede organizzativamente nella fabbrica, attraverso un dialogo più aperto e più attivo che è quello dell'organizzazione del nuovo sindacato e dei nuovi canali che ormai tutti conosciamo.

In questo reparto la presa di coscienza di questi operai è lodevole, anche perché sono riusciti a risvegliare gli animi in questo ambiente che da anni viveva in letargo e fuori dalla realtà della fabbrica.

Questa presa di posizione, sicuramente porterà molto rapidamente alla soluzione del problema delle qualifiche e al superamento di alcuni altri problemi, quali: le finestre nel reparto, lo ambiente degli spogliatoi stretti e inadeguati alle esigenze e dei gabinetti per l'ambiente sporco e malsano.

Gli operai della MABO, auspicano che questi problemi siano al più presto presi in considerazione e risolti.

LE QUALIFICHE DEL « D »

In questo stabilimento, le operaie che dovevano avere il passaggio di categoria dalla 4' alla 3' come previsto dall'accordo stipulato all'Assolombarda, si sono viste nei fatti negare questo loro diritto.

Certamente noi non sappiamo chi ha avuto la brillante idea, questo, potrebbe anche'interessarei se a farne le spese non fos-

sero i lavoratori, siccome noi non vogliamo che a subire la bravata di qualche anonimo « cicisbeo » sia ancora una volta « pantalone », poiché riteniamo questo una violazione degli accordi intercorsi fra le parti, esigiamo:

il rispetto degli accordi, ed invitiamo la direzione a prendere i provvedimenti del caso; il pagamento degli arretrati per le sopracitate lavoratrici con decorrenza r agosto 1970; per l'argomento in questione (qualifiche) di non affidarsi troppo alla discrezionalità di alcune persone.

N.B. Le sostitute di tutti gli stabilimenti sono in 3' categoria in base alle intese precedentemente intercorse con la direzione, guarda caso in questo stabilimento quasi tuttw sono in 4' categoria. Dobbiamo forse pensare che il « D » e i suoi di-

i

rigenti facciano repubblica a sé o non è forse meglio che questi si limitano a fare il lavoro che gli compete?

NOCIVITA'

3' Sezione

Alle lavorazioni carcasse le macchine utensili lavorano con raffreddamento ad olio e questo provoca dense nubi di fumo che riempiono anche l'ambiente circostante, e come conseguenza si ha un ambiente particolarmente nocivo.

Noi indichiamo quale soluzione a questo problema l'introduzione di una serie di aspiratori che dalle macchine aspirino i vapori.

Se eventualmente chi di dovere dovesse avere altre iniziative tendenti alla soluzione di questo problema sarebbe ora che questo fosse anche realizzato.

VERNICIATURA

Per questo reparto dal quale si sono sempre avute una serie di lamentele per le esalazioni venefiche delle vernici poco o niente è stato fatto, già una volta è stato chiamato il medico di fabbrica che con i suoi alambicchi ci ha confortati dicendo che l'aria non era nociva, e facendo riferimento CONTINUA IN ULTIMA

crollo della mistificazione paternalistica. Viene così alla luce la vera natura del rapporto di lavoro, quello di un semplice scambio commerciale in cui la merce è la ns. capacità di lavorare. Ed è questo il punto debole del sistema capitalista poiché spinto dalla sua stessa natura deve sfruttare il più possibile e quindi usare anche per gli impiegati i sistemi che ha già collaudato per gli operai, ma così facendo cadono le mistificazioni e non ci sono più lavoratori di serie A e serie B non riesce più a sfruttarli mantenendo gli uni contro gli altri e così cade la divisione dei lavoratori. Nella società capitalista verso cui stiamo andando a grandi passi ci sono solo due classi: quella di chi possiede e accentra in sé tutte le ricchezze (circa 200 famiglie controllano tutta la ns. economia) e quella di chi possiede solo le sue braccia per sopravvivere: i salariati a tutti i livelli di stipendio, coloro i quali hanno un reddito fisso che viene a mancare se viene a mancare la capacità di lavoro, contrariamente al capitalista che può fare a meno di lavorare perché il suo reddito rimane. Ne deriva quindi che non esistono problemi di fondo diversi da .operai a impiegati perché non esistono due classi di lavoratori ma solo la classe proletaria che quindi deve lottare unita per la sua sopravvivenza.

Resta però il fatto che oggi negli uffici c'è ancora del paternalismo a cui gli strumenti padronali fanno ricorso.

Quando il loro sistema subisce qualche contraccolpo fanno appello al buon senso, alla uguaglianza fía gli uomini, alla costituzione, ai diritti internazionali dell'uomo, alla solidarietà ma quando un lavoratore fa a sua volta appello a queste cose per ottenere un miglioramento se non addirittura la possibilità di sopravvivere allora si sente rispondere che il suo lavoro non vale quello che lui chiede che bisogna avere pazienza che se continua a fare il bravo come fino a quel momento in futuro forse se ve ne sarà la possibilità vedrà se sarà possibile far qualche cosa.

Questo sarebbe una cosa da nulla se il lavoratore capisse che

ancora una volta lo prendono in giro e lo sfruttano e quindi reagisce lottando mtla solo, bensì con gli altri.

Ma molti non lo capiscono o hanno troppa paura per volerlo capire.

DALLA TERZA

alla nocività che esiste allo stabilimento « B » faceva capire che questo per loro era un PARADISO.

A parte il fatto che i problemi della nocività non si risolvono facendo dei confronti e che se al « B » avvelenano gli operai sarà bene correre immediatamente ai ripari, non si vede l'obiettività di un medico facendo determinati commenti su un ambiente nel quale dopo mezz'ora che ci sei dentro vieni fuori con il mal di testa.

Dato il numero ristretto degli addetti sembra quasi che questo sia un problema marginale, è chiaro che per noi non esistono problemi marginali anche se questo dovesse riguardare un solo lavoratore.

Chi va in giro con la cartella sotto il braccio che nota se l'operaio porta gli occhiali, i guanti o bazzecole varie, cose che sono ne-

cessarie per determinate lavorazioni, è bene che oltre a notare la pulce veda anche l'elefante che lentamente ma inesorabilmente ci distrugge...

IL CAPO SEZIONE ED I SUOI CICISBEI

In pieno anno 2000, quando il processo tecnologico ha raggiunto vertici inaspettati, c'è in uso, nella nostra fabbrica un'etica da ottocento quando le belle dame (per dare maggior lustro alla loro personalità) avevano il ruffianello cioè il cicisbeo. Anche da noi qualche capo sezione si crede una dama e perciò vuole il suo od i suoi cicisbei. Osservandoli insieme vedi il presunto tecnico (capo sezione) sbracciarsi, gesticolare, fare del cinema (prosopopea figurata) ed il suo servizievole lecca C. lì pronto ad assecondarlo in ogni suo volere, ne trai le conclusioni che quelle carenze tecniche che la Direzione alle volte denuncia siano le risultanze di questi connubi, perché il più delle volte il cicisbeo ha una responsabilità su determinati operai, ma Queste responsabilità non le sa assolvere per mancanza di capacità.

Cicisbei siete capaci di ruffianare, questa è la vostra prerogativa non sapete fare altro.

DALLA PRIMA

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