CIRCOLO OPERAIO
I COMUNISTI SI DISTINGUONO... PER IL FATTO CHE SOSTENGONO COSTANTEMENTE L'INTERESSE DEL MOVIMENTO COMPLESSIVO, ATTRAVERSO I VARI STADI DI SVILUPPO PERCORSI DALLA LOTTA TRA PROLETARIATO E BORGHESIA. QUINDI IN PRATICA SONO LA PARTE PIU' RISOLUTA... E QUANTO ALLA TEORIA HANNO IL VANTAGGIO (SULLARESTANTE MASSA DEL PROLETARIATO) DI COMPRENDERE LE CONDIZIONI, L'ANDAMENTO E I RISULTATI GENERALI DEL MOVIMENTO PROLETARIO.
LO SCOPO DEI COMUNISTI E'... FORMAZIONE DEL PROLETARIATO MCLASSE, ABBATTIMENTO DEL DOMINIO DELLA BORGHESIA, CONQUISTA DEL POTERE POLITICO DA PARTE DEL PROLETARIATO.
LE PROPOSIZIONI TEORICHE DEI COMUNISTI NON POGGIANO AFFATTO SU IDEE, SU PRINCIPI INVENTATI O SCOPERTI DA QUESTO O DA QUEL RIFORMATORE DEL MONDO. ESSE SONO SEMPLICEMENTE ESPRESSIONI GENERALI DI RAPPORTI DI FATTO DI UNA ESISTENTE LOTTA DI CLASSI, CIOE' DI UN MOVIMENTO STORICO CHE SI SVOLGE SOTTO I NOSTRI OCCHI.
(Marx, • Il manifesto dei comunisti •)
LA SITUAZIONE POLITICA ATTUALE E I N STRI COMPITI
MISTIFICAZIONE ELETTORALE E REALI ESIGEN E DEL PROLETARIATO
COMPAGNI!
Il proletariato è oggi coinvolto sul ter Ogni volta che la classe degli sfruttati battersi sul terreno delle Istituzioni D ghesi, le sue reali esigenze di classe s Le nostre esigenze immediate, le scadenz sono .mistificate, e sono mistificate le strategiche, finali.
Le nostre reali esigenze, oggi
Il numero crescente dei disoccupati (1.2 crescita parallela del lavoro a domicili bardia 250.000 lavoranti a domicilio) de dinario nelle piccole-medie fabbriche e si, dei fuori-busta e del lavoro 'nero'. debolimento di fondo della unità politic
eno elettorale. è costretta a mocratiche borno mistificate.
reali della lotta
ostre esigenze
0.000 nel '7I); la (nella sola Loml'uso dello straor ei settori in criUn conseguente ine contrattuale
della classe con gli aspetti più gravi di divisione tra occupati, disoccupati e sottoccupati; tra grandi e piccole-medie fabbriche; tra aziende capitalistiche nelle campeigLe e imprese "dirette"; tra operai della fabbrica e operai agricoli. Questo quadro di divisioni è stato aggravato dai contenuti dell'attacco padronale iniziato nella stessa estate del '70, quando il movimento operaio ha iniziato la sua ritirata, la scelta di "responsabilità" verso i tempi economici e politici del capitale. Di fronte allo attacco padronale che puntava dritto ad una ristrutturazione che tagliasse sul numero dei disoccupati e aumentasse lo sfruttamento degli occupati: non è stata data e non si vuole dare risposta. Assieme, davanti all'arretramento ed alla confusione politica delle lotte operaie: l'aumento dei prezzi (5% nei '69 - 5% nel '70 - 6,6% nel '71) prima e dopo l'aumento salariale del contratto, effetto di quella rimonta politica reazionaria che la piccola borghesia ha iniziato (Reggio Calabria, serrata commercianti, serrata farmacisti, sciopero accademici universitari, sciopero medici) trovando spazio là dove la classe operaia non ha impostato lotte corrette e guide politi che sicure (come a Reggio) e in generale aprendo un attacco congiunto al proletariato assieme alla borghesia proprio sui due errori di fondo della direzione revisionista delle lotte: I) la responsabilizzazione del movimento di lotta verso i tempi economici e politici del capitale. 2) la famigerata politica delle alleanze nelle campagne, nell'industria, nel terziario che a) danneggia materialmente e politicamente la classe operaia-b)non significa niente per la stessa piccola borghesia proprio perchè il suo destino è di sprofondare nel proletariato per lo stesso sviluppo capitalistico- c) serve solo alla politica elettorale ed alla gestione interclassista - cioè anti-proletariadel potere locale del PCI (Comuni, Regioni). Gli effetti sul mercato del lavoro (occupazione) e sul salario (aumento dei prezzi) trovano le loro cause in scelte politiche ed in linee politiche precise. Queste linee politiche generano nel sindacato precise scelte (7 Luglio:"Decretonel, frammentazione lotte aziendali '70-'71, silenzio sull'occupazione, divisione delle lotte '72 etc.) ma pongono ormai, nello stesso tempo, assieme ad una nuova direzione del sindacato, problemi politici che la classe operaia deve affrontare guadagnando la sua autonomia dal revisioniamo e . dal riformismo, crean do una alternativa comunistel che guidi le lotte rivendicative, guidi il sindacato e imposti i problemi politici che lo sviluppo del capitale genera nella classe.
I problemi politici, oggi, di fronte al proletariato.
Abbiamo già detto come il problema irrisoluto della disoccupazione, il problema dell'unità del proletariato sui luoghi di lavoro, ponga no - subito - dei problemi politici: per l'unità della classe.
Ancora più necessaria è la chiarezza politica e teorica dei comunisti di fronte allo sviluppo dell'esercito proletario, di fronte allo sviluppo del capitale che genera di continuo proletariato, appropriandosi di settori sempre più ampi del lavoro. Sono entrati nel proletariato, ne vivono le condizioni di fondo e le contraddizioni con il capitale nuovi settori: gli studenti, gli insegnanti, i tecnici, gli impiegati. Ma il fatto che questi nuovi settori ormai appartengano al proletariato non vuol subito dire che abbiano una coscienza sindacale, nè una coscienza politica conseguente ai loro interessi di proletari.
Così possiamo avere ideologia reazionaria tra gli insegnanti, tendenze anarchiche ed individualiste tra gli studenti, i tecnici, gli impiegati: con manifestazioni volta a volta corporative, estremistiche etc.= Non è certo il revisioniamo o il riformismo che possono dare una risposta a questi nuovi settori proletarizzati. Riformismo e revisionismo hanno di continuo mistificato l'esigenza fondamentale rivoluzionaria dei settori tradizionali del proletariato - come la classe operaiae assieme hanno portato avanti una logica sindacale che invece di legarsi ad un discorso rivoluzionario, di emancipazione degli sfruttati, si basa su esigenze immediate, corporative, su divisioni di fatto del proletariato e su divisioni politiche imposte dai padroni (vale per tutti in fabbrica il discorso sulle categorie e, oggi, in generale la rinuncia ad una battaglia generale per l'occupazione).
Questo sviluppo del proletariato genera problemi immediati nella stes sa fabbrica, con lo sviluppo delle tecniche produttive, l'immissione al lavoro di una classe operaia nuova, direttamente dalle campagne, priva di sindacalizzazione e priva di lavoro politico.
Il revisionismo cerca di continuo di dividerla dagli operai tradizionali e professionalizzati così come divide studenti da operai, braccianti agricoli da operai di fabbrica: l'unità del proletariato sarebbe la fine stessa della mistificazione del revisioniamo, poichè la unità del proletariato è la premessa rivoluzionaria.
Sono i comunisti che devono affrontare tutti i problemi politici e sindacali che lo sviluppo del proletariato pone: nella fabbrica, nella scuola, nel quartiere proletario che assieme all'inurbamento di masse sempre più grandi dalle campagne è diventato un centro di scontro tra speculazione padronale ed esigenze di classe, tra clientelismo e mistificazione sullo Stato (Comuni, Regioni, Enti Locali) del revisionismo e del riformismo ed esigenze materiali e di unità politica della classe. Sono i comunisti che di fronte a questa dinamica precisa del capitalismo, di fronte alla realtà riformista del capitalismo, alle nuove realtà che essa genera, in interessi materiali e politici nuovi del proletariato, devono muoversi ed unificare la classe su un programma preciso: programma economico, programma Rolitico che abbia come esigenza: l'autonomia della classe dal capitalismo, dalla borghesia e dalla piccola borghesia l'autonomia della classe dal revisionismo!
La mistificazione elettorale
Le elezioni del 7 Maggio, per il solo fatto di essere state presentate come il mezzo per la classe di rispondere all'attacco di borghesia e piccola borghesia - nelle caratteristiche sopra dette - sono misti ficanti. Non di elezioni, di fronte all'attacco all'occupazione, allo aumento dei prezzi, alla sconfitta di ogni obbiettivo e interesse economico e politico del proletariato sul piano delle riforme, si tratta: ma di una generalizzazione della lotta, di una ripresa generalizzata del movimento con due obbiettivi di massima: riportare allo interno della borghesia quella divisione che con l'attacco alla occupazione e l'uso dei tradizionali strumenti di supersfruttamento(straordinario, lavoro "nero", lavoro a domicilio) la borghesia ha seminato nel proletariato, e assieme egemonizza le fasi di proletarizzazione presentando ai nuovi settori sociali acquisiti dalla classe un programma economico e politico, senza lasciarli invece preda - come stato - della ideologia e della mistificazione politica piccolo-borghese.
La borghesia con le elezioni gioca in casa, gioca sulle istituzioni della sua democrazia, tentando di allontanare quanto possibile da sè lo scontro reale di classe, la mobilitazione di lotta delle masse sfruttate. Il PCI, ormai legato mani e piedi dalla sua strategia di collaborazione con il capitale, non avrebbe potuto reggere il confron to politico di fronte alle masse di uno scontro diretto che avrebbe smascherato il suo ruoli, che è quello di acquisire al capitale una nuova e definitiva base sociale del suo sviluppo riformista con il consenso più o meno generale del proletariato!
Di fronte a una domanda politica generale della classe, di fronte alla necessità di impostare uno scontro generale proprio per il peggioramento assoluto di tutto il proletariato, il PCI ha - come sempremistificato la realtà della lotta di classe ponendo le urne, il voto, il Parlamento, come elementi risolutori dell'attuale disorientamento e stato di frammentazione del movimento.
Ma vediamo assieme come questa linea revisionista mistifichi le esigenze anche strategiche,complessive,della classe: poichè - come sempre - i revisionisti invece di far guadagnare autonomia politica alla classe nello scontro con la borghesia, invece di far crescere la coscienza rivoluzionaria del proletariato proprio nello scontro quotidiano con la classe degli sfruttatori, continuano a incanalare la domanda politica del proletariato nei vicoli ciechi delle istituzioni borghesi, nella farsa del voto, gabbando assieme le esigenze di lotta degli sfruttati oggi, le esigenze complessive di emancipazione del pro letariato in prospettiva.
Mentre proprio la continua estensione, su sempre più larghi strati sociali, dello sfruttamento capitalista ci fa concretamente vedere come il capitalismo non se ne andrà da solo,mentre ad ogni crisi capitalista, ad ogni recessione dell'economia capitalista noi vediamo col pito il proletariato e risorgere con ancora maggior potenza il dominio del capitale se manca una guida comunista, se manca una guida rivoluzionaria, solo in grado di portare avanti con vantaggio degli sfruttati obbiettivi anche immediati e misurati con la dinamica del capitalismo ed bbbiettivi strategici che ormai indichino a tutto il proletariato la strada della emancipazione. La "via pacifica al socialismo" è in effetti una via lastricata di morti proletari, una via piena di sconfitte e divisioni del proletariato, una resa a minime condizioni della classe operaia.
L'articolazione della battaglia elettorale oscura ancora di più il quadro reale della lotta di classe, vede l'iniziativa spregiudicata della borghesia, il boccheggiamento revisionista ed il disorientamento della classe.
Se è vero che la piccola borghesia con i suoi movimenti politici reazionari (da Reggio, come si diceva, alle manifestazioni della Coldiretti, al voto al MSI del 13 giugno con svuotamento parziale della DC) si è aperta uno spazio momentaneo nella politica della borghesia mettendo in parziale crisi proprio la DC, cioè il partito - base del capitalismo, è un fatto che lo stesso sviluppo capitalistico, la stessa ristrutturazione e concentrazione capitalistica, nell'industria, nella campagna, nel terziario - e le stesse riforme sono una minaccia continua e diretta,una realtà continua di impoverimento, espropriazione e proletarizzazione per la piccola-borghesia stessa. La borghesia non torna indietro (come l'antifascismo demagogico e Costituzionalista continua a predicare) va avanti, e ciò significa espropriazione della piccola-borghesia, ciò significa - appunto
come è caratteristico oggi - una contraddizione politica (oltre che economica) tra capitale e le sue mediazioni politiche.
Ma, deve essere chiaro, questa contraddizione e secondaria,la stasi del processo riformista della borghesia è momentanea: nonostante Gava (o chi per lui al Ministero del commercio) tenga nel cassetto 800 domande di supermercati, oppure blocchi la "libera" concorrenza nella distribuzione bloccando le licenze con la legge sul commercio, nonostante l'Iva (in modo apertamente elettorale) sia fatta slittare di. qualche mese, rimane la necessità di fondo per il capitalismo di espropriare piccola-borghesia, di aumentare la sua base di diretto sfruttamento, la base proletaria.
Certo gli equilibri politici della borghesia non possono essere messi in crisi, e la mistificazione elettorale qui tocca le punte più alte: nel tentativo di recuperare a destra quei voti o quelle piccole frane che settori sociali neo-proletarizzati o piccola-borghesia in cri si tende a spostare ed accentuare verso il MSI e la "Destra Nazionale" la DC - che ha pagato direttamente assieme al capitale di ogni tipomazzieri e bombardieri fascisti, Cisnal e scissionisti sindacali di ogni tipo, contro le lotte e l'unità del proletariato, la DC, dunque, mette al banco d'accusa il fascismo, scopre (!) oggi che gli autori della STRAGE DI STATO sono materialmente i fascisti, scopre i complotti 'neri', presenta - cioè - la destra come salto nel buio, come avventura e caos, per presentare se stessa come ordine, equilibrio, centro, progresso senza avventura!
Presentando - cioè - agli occhi politici terrorizzati della piccolaborghesia alle soglie della sua proletarizzazione, una immagine politica senza scosse, che si pone al centro degli opposti estremismi. Ma il nemico di fondo è e rimane il proletariato: per cui si provoca a sinistra, si tendono e si tirano reti e provocazioni ( dalla manifestazione di sabato II all'assassinio di Feltrinelli) approfittando della ingenuità politica di forze in formazione e trasformazione. Ma l'attacco non è 'gruppi', l'attacco non è agli 'estremisti', lo attacco è all'intero proletariato,è alla classe operaia, per averla in ginocchio oggi sotto l'attacco furibondo alla occupazione, domati ai contratti, domani alla ripresa della realtà di lotta e di interessi dello stesso proletariato sul terreno concreto dello sviluppo capitalistico, sul terreno delle riforme. In campagna elettorale la DC - dimostrando una criminale disinvoltura dell'esercizio del potere e del suo stato, con provocazioni, terrorismo, assassini a freddo - fa tutto sommato due operazioni: I) attacco a destra - 2) attacco strategico a sinistra: si presenta così compatta come non mai (come certo non lo era stata nelle elezioni del Presidente della Repubblica!) con tutta la sua prepotenza e aperta repressione, dalla destra alla sinistra, cercando di fronte all'elettorato di restaurare l'immagine lena DC come partito di centro, come garanzia di equilibrio, di ordine, di stabilità antioperaia.
La campagna elettorale del PCI
L'inizio della campagna elettorale del PCI doveva coincidere con il XIII Congresso. Ma si può dire che mai congresso dei revisionisti ha subito voltafaccia o incertezze tattiche come questo: Berlinguer inizia professando la vocazione del PCI per il governo diretto, ma le provocazioni poliziesche di piazza di sabato II e - soprattuttol'uso terroristico e stampa e TV ne fanno di continuo, l'assassinio
di Feltrinelli e la seconda ondata terroristica e poliziesca sul Paese in pochi giorni sconvolgono la tattica congressuale-elettorale del PCI. Le parole di rito elettorale come 'ordine',come 'ripresa produttival,per= dono senso di fronte all'abuso che la borghesia ne sta facendo.I1 PCI che. voleva presentarsi alle elezioni come partito garante della ripresa econo= mica,si é dovuto ridurre sulla difensiva di fronte al gigatesco e compat= to attacco della DC che spinge il PCI a sinistra gettandolo in parte nella uno degli estremismile ruba spazio antifascista presentandosi come l'unica garante dell'ordine repubblicano (altro slogan che così facilmente puoi essere dettò da Berlinguer e da Forlani !).
Del resto l'uso d1 Sindacato così attento da parte del PCI che in questa fase doveva essere di garante dellordine,dellaquiete nelle fabbrichervie= ne nello stesso tempo scompaginate sia dal continue peggioramento delle condizioni materiali del proletariato (dall'Alfa ai braccianti ai movimen= ti di lotta nei quartieri),sia dalla nubva esigenza revisionista di fron= te all'attacco della DC di alimentare -almeno in parte- il movimento(da qui le cosidette 'minivertenze' che smuovono quel tanto che basta alla tattica PCI e al suo ruolo di mediatore delle lotte proletarie,unico ruo= lo che lo fa sedere al tavolo del capitale).
Per cui oggi assistiamo ad una penosa campagna elettorale dei revisioni= sti: si puo' ben dire che stando alle parole questo dovrebbe essere il Più ordinato Paese capitalista,con una variante,le esigenze crescenti della classe,l'insopprimibilità della lotta di classe!
Nonostante tutto,perché bisogna votare e votare PCI
Compagni! c'é stato lungo dibattito all'interno dei comunisti per decide= re se i7otare,e,votando,per chi votare.
Molti di noi erano per l'astensione,proprio per le motivazioni generali e specifiche che sopra abbaimo portato.Ma é chiaro un fatto,non certo tutto il proletariato,né la sua maggioranza ha una coscienza politica all'altezza delle sue esigneze.Il voto -proprio in mancanza di quel lava= ro politico rivoluzionario che si diceva- é ancora per il proletariato una espressione politica una mediazione della lotta di classe!
Si deve comunque far chiarezza politica,si deve comunque far propaganda rivoluzionaria: ma non possiamo certo sognarci uno stato generale di coscienza politica che non c'é.Le istituzioni borghesi sono forti,la ri= voluzione bisogna prepararla,siamo sì in un'era rivoluzionaria,ma non al= la vigilia della rivoluzione.Sono sì mature le condizioni oggettive per fare la rivoluzione,ma bisogna costruire gli strumenti della rivoluzione: la coscienza politica rivoluzionaria delle masse e il suo strumento: il Partito Comunista rivoluzionario,la guida degli sfruttati per la loro emancipazione!
In queste condizioni in cui viviamo e siamo le Istituzioni hanno dunque un peso,poiché un conto é affermare e analizzare quali sona le reali esi= • genze oggi stesso del proletariato,e un conto é vederle cose concrete, realizzarle.
Allora lo spazio istituzionale acquista un suo peso,poiché si gioca anco= ra parte della lotta di classe all'interno delle Istituzioni borghesi,in uno spazio che per il proletariato non ra presenta niente di risolutivo, ma certo rappresenta uno spazio imriediato,di bisogni immediati,di contrat= tazione del suo sfruttamento a condizioni di minor sfavore,di male minore, in sintesi.
Ecco perché -riaffermando e ribadendo come non di voto si tratti,ma di benaltro,e come il voto non risolva né in concreto né in prospettiva i problemi della classe- noi diciamo di votare e di votare PCI: perché questo partito al livello istituzionale,come abbiamo indicato,negli spa= zi immediati,corporativi,che abbiamo accennato,é quella che rappresenta