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La Cellula1

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ciclostilato in proprio - P.C.I. di Monza - via Arosio, 6 - tl. 23522

COSA SUCCEDE ALLA :::33

CCME Si RISTRUTTURA L'AZIENDA

In un periodo limite di 20 gg. in CGS sono successi 3 infortuni di grosso calibro ed in particolare al reparto trance; ma qual'è stata la reazione e la yreea di coscienza dei lavora, :ori più ~attivi dalla pro-orla condizione di .s ruttati in relazione a quella divinone del lavoro che bisogna inveee contestare?

E: STATA QUELLA DI FARE SCIOPERO!

Questo vuoi dire essere coscien ti di una causa che non permetIA agli ingranaggi di girare 00 ne una volta, oliati dal sudore paziente e silenzioso dei lavoratori.

Ma anche in questo caso sono gli stessi padroni ad annunciare di non potere accettare una logica nuova

(Il BAFFETTO DELLA PRODUZIONE)»

Quello che non si vuole modificare,è11 meccanismo intollerabile dello sfruttamento.

Perchè rime-Gtere in discussione i costi di produzione, quindi la competitività? Perchè puntare ad una organizzazione scientifica del lavoro che sia democratica e non autoritaria, che significa partecipazi9ne dei lavtratori a tutte le fasi decisive delllorganizzazione del processo produttivo ?

Tutto cib è solo utopia. Questa è la tesi dei nostri dirigenti!

Visto che i lavoratori insistono, il lavoro si pub umanizzare un tantino, ridisegnando qualche macchina, ricamponendo qualche mansione.

Ma sempre se zubordiniamo qualche cambiamento alla pramessa irrinunciabile di continuare a produrre e a

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produrre di più nella logica attuale del massimo profitto, con il timo ne ben stretto nelle mani dei padroni.

Per loro infatti la premessa nunciabile è la PRODUZIONE e il PROFITTO. Non importa se poi i lavoratori a causa dei ritmi e dei vecchi macchici lasciano le dita o addirittura le mani, o rimangono fulminati sul posto; l'importante per questi Signori è il profitto, la produttività; solo quella interessa ai padroni e non la pelle dei lavoratori. Il loro discorso è quello di dire "Morto un lavoratore si crea un nuovo posto per un altro".

Questi padroni credono di creare i posti di lavoro attraverso questi sistemi'? Se questo è il loro sistema noi comunisti opporremo una grossa resistenza e una rivolta al si-

Affrontare il problema per risolverlo oggi significa creare un altro modello di fabbrica e quindi di società, in cui venga prima l'afferma, zione piena da parte dei lavoratori della propria dignità ed iniziativa, e della propria responsabilità e solo poi il discorso della produttività.

ternativa.

Questo è un progetto che mira alla fabbrica e poi mira anche alto Stato e a tutto il sistema.

E quindi per farlo vincere occorre collocare la lotta di fabbrica nel quadro politico generale di alternativa al sistema capitalistico e di impegno per la costruzione di una società socialista.

Senza dimenticare però che porsi su questo piano significa in buona sostanza lottare per spostare i rapporti di forza; una operazione questa che va fatta nella fabbrica anzitutto, perchè in essa è collocato il "basso ventre" del sistema e perchè è lì soprattutto che i lavoratori effettivamente dispongono degli strumenti per contestarlo. Questo progetto i padroni lo posso- i egro chiaaare anche UTOPIA. Sia a noi lavdratori ignorare quello che dicono i padroni.

Se vogliano veramente contare di più nella fabbrica e nella società per portare poi il nostro paese ad unvolta di sinistra, ad un vero socialismo

Sono le premesse che risultano diver P7 1 RAI se, sono le logiche ad essere in al-

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L UNITA SINDACALE E LA 'UNZIONE DEL PARTITO batta. Fabbrica

Ssrt passi avanti sono stati compiu ti sulla via dell'unità ed è da rilevare in questo quadro la debolezza politica delle posizioni antiuni tarie.

Nello stesso momento in cui accentua7ano la polemica• contro la prospettiva dell'unità sindacale,anche gli elementi antiunitari più arrabciati non sono stati in grado di ave re una posizione politica efficace per frenare o rallentare i concreti passi innanzi Sulla via dell'unità.

La 1)rima Conclúsione che si può quindi trarre dai fatti accaduti, contemporaneamente nella vita politica italiana, è che si può guardare con `fiducia alla prospettiva dele.:unifiCazione.

Ma tutto questo implica due conseguenze: innanzi tutto che il solo sindacato non è sufficiente a gesti re una politica di riforme, la quale assume immediatamente un aspetto politico; in secondo luogo che occor re saldare strettamente anche sul terreno politico la lotta nelle fabbriehe e nella società.

Una viratile visione pone immediatamente delle questioni che riguarda4 no la natura, la composizione, l'or ganizzazione e la vita interna di quelle forze politiche, come il PAR TITO COMUNISTA ITALIANO impegnato in questa prospettiva.

Le e'orae impegnate a bloccare una pol.Utica delle'riforme, sono di tale ampiezza e dispongono di tali nezzi, non solo di orientamento della pubblica opinione, ma anche di nobilitazione di vasti strati di cittadini, che in ogni momento la battaglia per le riforme diviene immediatamente uho scontro politico a livello di massa.

Del resto l'esperienza degli ultimi mesi sottolinea questi fatti.

Basta vedere l'aprezza dello scontro intorno a questioni come la situazione nelle fabbriche, la casa, i contratti agrari e le immediate implicazioni che tutto ciò ha avuto sulle stesse prospettive democratiche generali del Paese : la controffensiva di destra sui mi stificati temi dell'ordine, i rigurgiti fascisti.

Certo, anche il sindacato deve condurre la sua battaglia su tutte queste questioni per difendere ed affermare la sua prospettiva generale.

MA il sindacato da solo non basta. Occorrono forze politiche non solo sinceramente impegnate nella politica rifcrmatriee, non solo disposte a contribuire alla formazione di schieramenti unitari e di possibili maggioranze riformatrici nel lè assemblee, ma capaci di assicurare nel Paese, nelle fabbriche in primo luogo, una lotta politica di massa che orienti i lavoratori, ne consolidi l'unità anche sul ter reno politico.

Per questo motivo il P.C.I. ha postocome una delle sue caratteristiche essenziali quella di voler essere un partito di massa.

Solo un partito di massa, che disponga di una larga presenza nel Paese, di un'organizzazione ramificata, Innanzitutto di una presenza organizzata nelle fabbriche, può fronteggiare simili esigenze.

Solo en partito di massa può essere insieme strumento di orientamento e mezzo per consentire a larghe masse di lavoratori di farsi protagonisti ìn prima persona

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dello scontro politico, di costruì re uno sbocco politico.

Per questo in tutti questi anni abbiamo sempre insistite sui problemi come la conquista di nuovi iscritti e militanti; siamo convinti che il consolidamento organizzativo non era un'aggiunta alla nostra politica, ma al contrario parte essenziale della nostra stria tegia.

In tal modo abbiamo cercato di eize,"e le condizioni per consentire ai lavoratori italiani di portare al successo, anche sul terreno politico , la loro volontà di rinnaz;amento.

Senza esclusivismi, naturalmente, sappiano che a noi spetta una parte della kattaglia.

Siamo convinti che la trasformazione del Paese verso un diverso assetto economico, sociale e politico non può essere opera di un solo partito'

Esige l'impegno di più forze, la loro collaborazione ed anche il loro continuo confronto.

Proprio per questo è da valutare come un fatto positivo, in tutto 1,-Irco delle forze di sinistra, ogni processo che porta a collegarsi di più con le masse, ad essere organizzazione di popolo, ed al contrario come fatto negativo ogni spinta che vada verso la trasforaazionc in gruppi di notabili, in pure macchine elettorali ai servizio di una cosidetta classe dirigente.

Ed è in questo quadro che si colluce, anche la posizione da noi àssenta sul problena dell'incompatibilità.

E' giustificato e legittimo che vi siano delle incompatibilità tra attività sindacale e attività politica, purché esse non siano spinte a limiti tali da precludere per il dirigente sindacale qualsiasi possibilità di partecipare nella pratica alla elaborazione dell'indirizzo politico ed alla milizia politica nel partito nel quale ha scelto di operare. Se spinto a questi limiti, come ad esempio nelle proposte dell'incompatibilità generale, ciò non solo indebolisce sindacato e partito, ma ne renderebbe più difficile l'azione, servirebbe il disorientamento tra le masse, favorirebbe fenomeni di disimpegno sia sul piano sindacale cote politico e in ultima analisi farebbe il gioco di chi vuole fermare i processi di rinnovamento.

I COMUNISTI DELLA C.G.S.

SI RIUNIRANNO A CONGRESSO

SABATO 15 GENNAIO 1972

ALLE ORE 9

PRESSO LA SEDE DEL PCI in via Arosio, 6 - MONZA -

TUTTI I LAVORATORI E LE

ORGANIZZAZIONI POLITICHE E

SINDACALI DELLA FABBRICA SONO INVITATI A PARTECIPARE

I COMUNISTI AUGURANO

BUONE FESTE

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