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I Duecentomila1

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MENSILE DEI LAVORATORI COMUNISTI DEL GRUPPO FIAT

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Anno II - n. 1 - Febbraio 1975 - Sped. in abb. post. - Gruppo III - 75%

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LL. 43 fESTA DI-TUTTO IL POPOLO ACHELL.1 ElL COVERNQ Un numero L. 100

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LA NOSTRA LOTTA DOPO L'ACCORDO FIAT di GIORGIO ARDITO

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a pag. 3 La Regione Piemonte per l'occupazione e investimenti nel Mezzogiorno da pag. 5 a pag. 9 I lavoratori della Fiat verso il XIV Congresso del PCI allaill1~111~1~1

a pag. 12 Un giudizio di base sulla linea della direzione aziendale Fiat

« Abito in Francia e percorro l'Europa per lavoro. Nei Paesi europei i mezzi di informazione danno l'immagine di un'Italia lacera e sconvolta dal caos, in preda - a scioperi immaginari ed alla violenza di piazza. A me non pare sia così. Voi comunisti che ne pensate? ». Queste parole sono di un giornalista americano che ha abbandonato gli Stati Uniti una decina di anni fa poiché gli era ormai insopportabile vivere in quella società, di passaggio a Torino alcuni giorni orsono per un servizio su alcuni problemi dell'auto. Riflettiamo sulle cose dette da questo straniero. In effetti il nostro Paese attraversa una crisi molto grave e, poiché le difficoltà sono mondiali, rischia di trovarsi come un vaso di coccio tra vasi di ferro di essere stritolato dall'eccessivo affetto degli interessati vicini. Ma il dato nuovo, essenziale, per comprendere la situazione italiana, sta in una classe operaia che a fronte delle manovre dell'awersario, rintuzza i colpi, tiene il fronte di lotta ed anzi lo estende. E' la capacità di reazione di lotta, la maturità politica del popolo italiano a stupire il visitatore, ad intimorire le forze politiche ed economiche straniere che ci vorrebbero succubi ed imploranti favori. E' vero, i problemi che ci stanno di fronte sono molti e complessi. Inoltre la situazione è in continuo movimento e non sono pochi coloro che si lasciano intrappolare da manovre tattiche o da fatti apparentemente importanti. La nostra struttura industriale va riformata a fondo. Ma se la grande industria può trovare più facilmente la strada per la riconversione, la piccola e media impresa richiedono una maggiore capacità di programmazione economica, capacità che, a livello nazionale soprattutto, non è dato a vedere. Il mutato rapporto con i Paesi del terzo mondo

impone la utilizzazione completa delle risorse, a partire dall'agricoltura. Per un rilancio produttivo qualificato da una vigorosa diversificazione che individui bisogni e mercati, interni ed efflteri, occorre un apparato statale modernò, efficiente, sgravato da clientele e parassitismi. Ed occorre difendere ed estendere l'occupazione, mantenere il potere di acquisto dei salari. Una politica estera indipendente ha un ruolo importante. Da una parte occorre lottare nella CEE per non subire la divisione internazionale del lavoro che Schmidt gli USA vorrebbero impor -_•,i, dall'altra allargare la nostra iniziativa verso i paesi socialisti e quelli del terzo mondo. C'è il tentativo di limitare, di regolare la nostra politica internazionale per sgombrare il campo da una nostra scomoda concorrenza. I nostri coinquilini della CEE non ci aiutano certo; ma il nostro impegno europeista non può voler dire subordinazione cieca. Abbiamo elencato, a grandi linee, solo i maggiori tra i problemi che ci sovrastano. Eppure confrontiamo questo quadro oscuro con la misera azione del governo misureremo da una parte l'incapacità delle forze politiche dominanti, dall'altra la capacità di intervento complessivo della classe operaia. L'accordo FIAT, la forza e l'unità dello sciopero del 23 che ha piegato la Confindustria, chiariscono ulteriormente questa contraddizione profonda della crisi italiana. A fronte di una classe operaia che costringe ad un confronto duro serrato il padronato sulle cause della crisi sulle prospettive complessive della società partendo dalla produzione, di una classe operaia che intreccia crescita politica crescita del potere sui fatti dell'economia della politica, superando ogni


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