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MARZO 1956 ANNO 3° - N. 3
L. 10
LA LOTTA SI ESTENDE In tutte le fabbriche, e nelle piccole grandi aziende è in atto una poderosa campagna per l'aumento dei salari, che già ha dato i primi frutti, imponendo agli industriali l'esame della questione degli aumenti salariali mediante l'inclusione delle tabelle dei salari e degli stipendi nel contratto stesso. Com'è noto questo problema rappresenta una importante questione insoluta per i metallurgici in confronto alle altre categorie dell'industria che nella quasi totalità hanno ottenuto da oltre un anno miglioramenti contrattuali delle paghe e degli stipendi. La F.I.O.M. facendo riferimento ai miglioramenti delle altre categorie richiede un aumento del 6 per cento e la corresponsione degli arretrati, oppure l'elevamento di detta percentuale all'8 per cento, la F.I.M. chiede un anniento tic' 6 ger cento e la del 5 per cento sul salario globale. Il problema del salario è veramente grave, drammatico quasi. Ne sanno qualcosa le nowe mogli quando fanno spesa, l'olio è aumentato, la carne è aumentata, i generi di vestiario sono aumentati, ora poi ci si mette anche il maltempo così siamo a posto. E' impossibile continuare in questo modo. Da quanto tempo i nostri salari sono immutati o quasi? Le trattative ci sono sì, però si protraggono all'infinito, certo non per colpa delle organizzazioni sindacali. Mentre i prezzi rendono la vita sempre più dura e difficile, non importa se l'operaio o l'impiegato guadagna Sempre meno, prima o dopo la questione verrà risolta, dicono i padroni. Non sono però dello stesso avviso i lavoratori i quali come già dicevamo più sopra, hanno iniziato un vasto movimento di protesta che ha già avuto il merito di far recedere gli industriali dalla loro posizione di intransigenza e li costringerà a trattare. Sta a noi ora far sì che tali trattative vengano condotte, ed al più presto, in porto. E' nella misura che noi sapremo imporci che otterremo dei miglioramenti, uniamoci perciò a tutti i lavoratori in lotta, eleviamo la nostra protesta accanto a quella dei nostri compagni, offriremo così alle nostre organizazioni sinde,:ali la piattaforma dalla quale poter trattare in posizione di parità con gli indu• striali per il miglioramento delle condizioni di vita nostre e delle nostre famiglie.
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Periodico dei Lavoratori della Fabbirca Innocenti
Redazione: Via Conte Rosso 12
SOLO UNA C.I. UNITARIA può difendere l'interesse di tutti i lavoratori L'uso del microfono - la libertà d'azione - la lotta contro ogni arbitrio ne sono i presupposti per una soddisfacente azione sindacale
Di giorno in giorno diventa sempre più completa ed evidente l'importanza della Commissione Interna come organismo di difesa degli interessi di tutti i lavoratori e della salvaguardia delle libertà nella fabbrica, libertà che sono alla base delle leggi che regolano la Costituzione Repubblicana. Di giorno in giorno, i lavoratori, a qualsiasi sindacato essi appartengano, si rendono conto sempre meglio che la Commissiorze Intorno è stato .ed è tof i, t'ora una grande conquista del movimento operaio e pertanto va sostenuta sorretta perchè rappresenta la difesa dei rapporti e contratti di lavoro, delle libertà e la tutela di tutti gli istituti che la classe operaia è riuscita a conquistare con la sua l&aga e dolorosa lotta.
E' più che comprensibile che nelle odierne polemiche e discussioni, molto si parli di questo organismo unitario che deve avere a guida della sua azione, l'interesse di tutti gli operai, tecnici, impiegati che nel dare il loro voto hanno voluto esprimere anche l'augurio che essa abbia a ben funzionare. Ed è proprio su questo argomento che è bene dire due parole franche, e lo facciamo non spinti da uno spirito di etico, ma dal sincero desiderio che la Commissione Interna esca dal suo immobilismo forzato che l'ha carata terizzata nell'anno testè trascorso. Non staremo a ricercarne le cause, ci perderemmo in una dannosa e sterile polemica; oggi occorre che essa sappia rivendicare l'espletamento delle sue funzioni, nell'interesse di tutti i loro
Lo sciopero fa paura alla Direzione Gli operai del reparto collaudo e saldatura impongono il rispetto dei propri diritti Ancora una volta i lavoratori hanno saputo imporsi e far valere le loro ragioni. In due reparti sono state effettuate fermate di lavoro in segno di protesta. Quel famoso clima creato dalla Direzione pel quale nessuno avrebbe osato ribadire al verbo comando è ancora una volta crollato. I lavoratori uniti in un unico intento sono riusciti a far si che la C.I. e la Direzione si riunissero per risolvere nel modo più consono i loro desiderata.
REPARTO COLLAUDO
Da diverso tempo i collaudatori hanno avvertito la C.I. che nel reparto non si poteva più resistere per il gran fumo che si sprigionava dai tubi di scappamento delle moto. La Ci. avvertiva la direzione e questa faceva fare da un'impresa il nuovo impianto di aspirazione. Pare però che questo impianto andasse per le lunghe (e a voce dei maligni che anche quando sarà completo non sarà sufficiente al fabbisogno) perciò il giorno 16-2-56 alle ore 16, i collaudatori, spenti i motori, aperte le porte, uscivano dal reparto anche se il freddo era pungente, a respirare un po' d'aria pura. Diradato il fumo i collaudatori riprendevano il lavoro, mentre interveniva il sig. Buffo della C.I. comunicando di essere stato chiamato dal dr. Fasciano che minacciava tuoni e Julmini contro chi aveva fatto sciopero. Sentita la realtà delle cose, prometteva il suo interessamento ed infatti i
fulmini si sono scaricati attraverso i loro naturali condotti di scarico. REPARTO SALDATORI In questo reparto i lavoratori sono chiamati a svolgere un ben strano orario di lavoro dalle 8 alle 12, dalle 13 alle 19 oppure dalle 19 alle 6 continuato per 5 giorni settimanali. E' naturale che questi operai interessassero la C.I. perchè richiedesse alla direzione il mutamento di simile orario e desse avvio ai normali turni di lavoro dalle 7 alle 15 e dalle 15 alle 23. Il giorno 17-2-56 la direzione esponeva un comunicato che ordinava l'orario normale per il primo turno, e dalle 23 alle 7 per il secondo turno, creando un tal malcontento che provocava la fermata di lavoro del reparto finchè veniva revocato tale orario, ripristinato il vecchio, in attesa che la C.I. addivenisse con la direzione ad un accomodamento.
elettori, che sono state convalidate anche dalla parte padronale in documenti che formano testi esecutivi. Ma principalmente è necessario che essa sia unita di fronte alla Direzione, perchè la loro disunione non giova alla Classe operaia e i problemi che essa tratta non siano a esclusivo interesse di pochi o di singole correnti sindacali, ma di tutti i lavoratori che essi rappresentano. Voler far prevalere interessi di pochi è azione di comodo che a lungo ttndare diventa dannosa per il medesimo organismo il quale verrebbe ad assumere funzioni di corporativismo di triste memoria. E' bene perciò rivendicare una maggiore democrazia sindacale, che deve guidare tutta l'opera della Commissione Interna; con contatta più frequenti con i lavoratori informando e dibattendo con essi problemi che trovano, alcune volte, contrasti in seno allo stesso organismo. Devono essere i lavoratori a deciderne la condotta e ispirarne l'azione. Richiedere l'uso del microfono che deve essere richiesto come mezzo di informazione; come avveniva in tempi passati. Salvaguardia della libertà di parola respingendo unitariamente tutto ciò che è contrario a questa libertà e tutte le forme che possono ledere, anche minimamente il diritto di ognuno di esprimere il proprio pensiero. Maggior controllo, su tutte le istituzioni esistenti in fabbrica affinchè esse possano ben funzionare nell'interesse di tutti, intervenendo risolutamente quando si vuoi dare a questi organismi funzioni contrarie allo scopo di cui esse sono state costituite. Libertà alla Commissione interna di girare nei reparti, contrattare l'organico dei lavoratori addetti alle catene di produzione, il volume di produzione e la retribuzione degli addetti. Eventuali variazioni di questi elementi devono essere esaminati e discussi con la Commissione Interna, e nessuna variazione deve essere apportata senza accordo con essa. E il ristabilimento di questi diritti della Ci. che devono essere posti alla direzione richiedendone il loro rispetto. Altrimenti ricadremo ancora nella forma corporativistica di triste memoria, e la C.I. si ridurrebbe solamente ad un organismo vuotato dalle sue vere funzioni.